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	<title>Difesa del territorio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Lettera al direttore del Corriere</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/12/10/lettera-al-direttore-del-corriere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 09:00:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Direttore, abbiamo apprezzato l’articolo apparso lunedì scorso sul suo giornale a firma di Armando Stella, nonostante ci chiami, immeritatamente, “comitato del no”. Il pezzo era dedicato all’area prospiciente il Cimitero Monumentale (chiamata ex-Enel), investita da un progetto di edificazione assai discutibile. Grazie infatti alla nostra propositiva passione civile – una petizione, una raccolta di firme, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-44276" title="ExEnel Scarabottolo" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/ExEnel-Scarabottolo.jpg" alt="" width="460" height="500" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/ExEnel-Scarabottolo.jpg 460w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/ExEnel-Scarabottolo-276x300.jpg 276w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></p>
<p>Caro Direttore,<br />
abbiamo apprezzato l’articolo apparso <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_dicembre_3/zona-monumentale-alberi-getti-acqua-design-quartiere-ex-enel-2112988431296.shtml">lunedì scorso</a> sul suo giornale a firma di Armando Stella, nonostante ci chiami, immeritatamente, “comitato del no”. Il pezzo era dedicato all’area prospiciente il Cimitero Monumentale (chiamata ex-Enel), investita da un progetto di edificazione assai discutibile. Grazie infatti alla nostra propositiva passione civile – una petizione, una raccolta di firme, un <a href="http://areaxenel.com/">sito</a> e una serie di articoli sui giornali &#8211; abbia rimesso in gioco quel progetto da tutti poco amato, innescando un processo virtuoso. Più che “no”, il nostro è stato un comitato “pro”.<br />
Con un’azione popolare si è portata all’attenzione della Amministrazione comunale, e della cittadinanza, la pochezza di un progetto, e nel corso di quest’anno il Comune ha risposto positivamente convincendo la proprietà a indire un concorso per la valorizzazione di questi spazi pubblici (due giardinetti e una piazza). Il progetto in questione era eredità della precedente amministrazione, la giunta Moratti, ma in modo inerziale avallato anche dalla giunta Pisapia.<br />
Come gruppo di cittadini che amano la loro città abbiamo suggerito una visione globale del progetto, dal momento che l’area in fondo a via Bramante, è stata suddivisa in tre parti, con tre diversi proprietari, senza una visione urbanistica unitaria, come è tipico della rendita fondiaria nella città di Milano. Il nostro intervento, recepito dalla Amministrazione ha avuto un esito parziale, ma importante, e il concorso ha migliorato la qualità dello spazio pubblico migliorando anche – perché non dirlo? – l’appetibilità delle stesse aree di proprietà privata.<br />
A fianco al concorso (su cui il Comune si è potuto spendere) abbiamo trovato la generosa e intelligente disponibilità della Cooperativa delle Acli, che costruirà appartamenti di edilizia convenzionata e che ha cambiato il progettista incaricato, fornendo un nuovo e più interessante disegno del suo edificio prospiciente via Procaccini, di fronte al Monumentale. Tuttavia nonostante il successo di aver ripensato lo spazio aperto al pubblico, restano irrisolti i problemi di fondo di questo luogo: due dei tre edifici previsti nella zona – un albergo e un edificio residenziale, entrambi di nove piani, decisamente fuori scala – non hanno alcun progetto o disegno, neppure un rendering, che ci faccia intuire come saranno, il loro ingombro, chi li costruirà, con quale carattere o qualità architettonica. Questo perché le operazioni immobiliari sono ancora gestite come compravendita di terreni, come interventi commerciali, e non come progettazione di spazi, relegando le questioni architettoniche a fatti mercantili.<br />
Ed è proprio riguardo a questo problema che abbiamo invitato il quartiere e la cittadinanza a un confronto pubblico con Salvatore Settis, (<a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/12/04/azione-popolare-lottare-per-il-bene-comune/">10 dicembre, ore 18, Fabbrica del Vapore</a>) che su questo argomento ha pubblicato di recente un libro di forte impatto culturale, <em>Azione popolare</em>. Tutta la vicenda dell’area ex Enel è la dimostrazione che la democrazia è anche discutere in modo trasparente delle cose, pubblicamente e con spirito costruttivo. Per cooperare dialogando, partecipando. Nel nome dello stesso amore per Milano che ci accomuna.</p>
<p>Marco Belpoliti<br />
Gianni Biondillo<br />
Marco Biraghi<br />
Paola Lenarduzzi<br />
Roberto Marone<br />
Luca Molinari<br />
Alberto Saibene</p>
<p>(<em>pubblicata ieri sulle pagine milanesi del </em>Corriere della Sera<em>. la vignetta è un regalo di Guido Scarabottolo</em>)</p>
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		<title>Azione popolare: lottare per il bene comune</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/12/04/azione-popolare-lottare-per-il-bene-comune/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 07:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
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					<description><![CDATA[Azione popolare: lottare per il bene comune a cura del comitato Area ExEnel Immagine della copertina del libro di Salvatore Settis Azione popolare, Einaudi, 2012 incontro  lunedì 10 dicembre 2012 ore 18.30 intervengono Salvatore Settis in dialogo con Marco Biraghi, Marco Belpoliti e Gianni Biondillo Careof DOCVA Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, Milano “La comunità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><strong>Azione popolare: lottare per il bene comune<br />
</strong></span><strong>a cura del comitato Area ExEnel</strong></p>
<p><span style="font-family: Calibri, Verdana, Helvetica, Arial;"><strong></strong><br />
</span><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-44244" title="image" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/image.jpg" alt="" width="459" height="383" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/image.jpg 459w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/image-300x250.jpg 300w" sizes="(max-width: 459px) 100vw, 459px" /></span></span></span></p>
<p><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">Immagine della copertina del libro di Salvatore Settis <em>Azione popolare</em></span></span><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">, Einaudi, 2012<br />
</span></span></p>
<p><strong>incontro  lunedì 10</strong> <strong>dicembre 2012 ore 18.30</strong><br />
intervengono<strong> Salvatore Settis</strong> in dialogo con<strong> Marco Biraghi, Marco Belpoliti </strong>e<strong> Gianni Biondillo</strong></p>
<p><strong>Careof DOCVA</strong><br />
Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, Milano</p>
<p><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">“La comunità dei cittadini è fonte delle leggi e titolare dei diritti. Deve riguadagnare sovranità cercando nei movimenti civici il meccanismo di base della democrazia, il serbatoio delle idee per una nuova agenda della politica”. (dalla presentazione di <em>Azione popolare</em>, Einaudi, 2012)<br />
</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">&#8212;<br />
<strong>Careof DOCVA<br />
</strong>Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, 20154 Milano<br />
+39 02 3315800 </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;"><a href="http://careof%40careof.org/" target="_blank">careof@careof.org</a><br />
<a href="http://www.careof.org">www.careof.org</a> </span></p>
<p><a href="http://www.docva.org"><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;">www.docva.org</span></a></p>
<p><a href="https://maps.google.it/maps?q=Via+Giulio+Cesare+Procaccini,+4,+Milano&amp;hl=it&amp;ll=45.484002,9.17596&amp;spn=0.001508,0.004007&amp;sll=45.483755,9.178777&amp;sspn=0.012186,0.020986&amp;oq=via+giulio+cesare+procaccini,+4,+milano&amp;hnear=Via+Giulio+Cesare+Procaccini,+4,+Milano,+Lombardia&amp;t=m&amp;z=19&amp;iwloc=lyrftr:m,12120439102531494186,45.484082,9.175901">Come raggiungerci</a></p>
<p>Tram 12 e 14, fermata Bramante/Monumentale<br />
Bus 37, fermata Procaccini/Messina<br />
MM2, fermata Porta Garibaldi</p>
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		<title>Come è bella la città</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/24/come-e-bella-la-citta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 09:00:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Andrea Boschetti]]></category>
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					<description><![CDATA[INVITO PER L’INCONTRO Come è bella la città costruire, distruggere, conservare Ancora una volta Milano sa cambiando faccia, cercando di tenersi al passo del mutamento globale, e ancora una volta è un esempio e un modello, sia in positivo che in negativo, per l’intera nazione. Ciò che accade oggi a Milano accadrà domani, inevitabilmente, in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>INVITO PER L’INCONTRO<br />
<strong>Come è bella la città</strong><br />
<em>costruire, distruggere, conservare</em></p>
<p>Ancora una volta Milano sa cambiando faccia, cercando di tenersi al passo del mutamento globale, e ancora una volta è un esempio e un modello, sia in positivo che in negativo, per l’intera nazione. Ciò che accade oggi a Milano accadrà domani, inevitabilmente, in tutta Italia. </p>
<p>Le città vivono nel loro continuo mutare e nella capacità di assorbire il passato, rivitalizzandolo. Così, nella dialettica fra Storia e Contemporaneità, si definisce l’identità di un luogo e il suo destino. È nella metropoli che temi all’apparenza contrastanti, desueti o lontani fra loro – l’economia, l’estetica, la democrazia – si fanno corpo vivo, spazio sia di contraddizione che di partecipazione democratica.</p>
<p>Saper costruire le città, immaginarne il futuro, progettarle come luogo condiviso è il dovere della politica intesa come interesse della collettività, l’inverso di tutto ciò significa sottostare alle leggi di un mero interesse privato, indifferente ai temi della emancipazione collettiva della democrazia partecipata e della bellezza diffusa.</p>
<p>Il comitato <a href="http://areaxenel.com">Area ExEnel</a> &#8211; dopo aver aperto un dibattito sui giornali nazionali e cittadini, e nel web, e dopo l’estensione dell’appello firmato da 100 intellettuali, artisti, scrittori, architetti, imprenditori, ecc. milanesi &#8211; ha organizzato su questi temi assolutamente strategici che interessano l’intera cittadinanza un appuntamento aperto a tutti il prossimo 28 marzo.</p>
<p><em>Parteciperanno all’incontro</em>:<br />
<strong>Andrea Boschetti</strong>, architetto e urbanista, responsabile scientifico del nuovo PGT milanese.<br />
<strong>Luca Molinari</strong>, architetto, curatore del padiglione italiano della Biennale della architettura di Venezia 2010.<br />
<strong>Salvatore Settis</strong>, storico dell’arte, ordinario di Archeologia classica presso la Normale di Pisa.</p>
<p><em>Coordina</em>:<br />
<strong>Gianni Biondillo</strong><strong></strong></p>
<p><strong>Mercoledì 28 Marzo alle  ore 21,00<br />
c/o Careof<br />
Fabbrica del Vapore<br />
Via Procaccini 4, Milano</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Costruire il bello</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/08/costruire-il-bello/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Marco Belpoliti Pasolini e Ninetto sono a fianco della macchina da presa che inquadra la città di Orte. Il poeta spiega che ha una forma perfetta, ma se si allarga l’obiettivo, e s’include nella visione le case moderne, che sorgono lì accanto, ci si accorge che “la massa architettonica è deturpata, rovinata”. È il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="youtube-embed" data-video_id="ccTfrb8NIuM"><iframe loading="lazy" title="Pasolini Pier Paolo - La forma della città - Orte - Sabaudia" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/ccTfrb8NIuM?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Pasolini e Ninetto sono a fianco della macchina da presa che inquadra la città di Orte. Il poeta spiega che ha una forma perfetta, ma se si allarga l’obiettivo, e s’include nella visione le case moderne, che sorgono lì accanto, ci si accorge che “la massa architettonica è deturpata, rovinata”. È il 1974 e il regista sta girando un documentario televisivo sulla forma della città, e si pone in modo diretto il problema della bellezza. È una visione che lo strazia, e di cui ha dato conto in alcuni degli articoli sul “Corriere”.<br />
Sono trascorsi quasi quarant’anni e il problema della bellezza esplode di nuovo, e in modo radicale, davanti ai nostri occhi. Un tempo era ritenuto un argomento di “destra”, come se l’estetica non potesse coniugarsi con l’etica; oggi gli italiani interrogati dal Censis, dentro questa crisi economica, scoprono che le loro città sono brutte, o rischiano di imbruttirsi ulteriormente, e capiscono in modo lampante che costruire un edificio bello non costa di più che costruirne uno brutto. Una città brutta fa vivere male, pensare male e anche sognare male. Pasolini aveva ragione: stiamo dilapidando la nostra ricchezza che consiste nella bellezza, nel vivere in città che possiedono il <em>genius loci</em>. E non è solo questione di architetture del passato. A Parigi, decenni fa, il Beaubourg, architettura high-tech, progettata da Piano e Rogers, ha creato uno spazio urbano vivibile e caratteristico, e persino bello. L’architettura non ha solo un valore estetico, ma, come spiega l’inchiesta del Censis, può avere anche un valore economico. Possono i sindaci delle grandi città italiane, come quelle di provincia, e i loro assessori all’urbanistica, pensare alla bellezza oltre che alle carte bollate e alla burocrazia?<br />
Faccio un caso recentissimo ed esemplare. A Milano, proprio di fronte al Cimitero Monumentale, uno dei punti simbolici della città, ricco di sculture funebri, e con il celebre Famedio dei cittadini illustri, un infausto piano urbanistico, confezionato dalla giunta Moratti e proseguito e perfezionato dalla giunta Pisapia, prevede la costruzione di un albergo di nove piani dentro l’area di rispetto, un edificio in stile postmodernista in ritardo di vent’anni. Lì accanto un vecchio palazzo dell’Enel degli anni Trenta dovrà essere demolito per far posto a un ecomostro di nove piani in un quartiere di case che al massimo ne hanno quattro. Parte di questi edifici è di edilizia convenzionata, ovvero per le classi meno abbienti. Un’iniziativa opportuna, dare una casa a prezzi calmierati, ma per farlo si costruisce un bruttissimo palazzo fuori scala a venti minuti a piedi dal Duomo.<br />
In un libro provocatorio ed efficace, <em>Maledetti architetti</em>, Tom Wolfe racconta la storia delle case popolari di Pruitt-Igoe a Saint Louis, progettate e costruite nel 1965 dallo sfortunato architetto Minoru Yamasaki, quello del World Trade Center di NY. Meno di vent’anni dopo in un’affollata assemblea plenaria gli inquilini suggerirono di abbatterle. Era la prima volta in cinquant’anni che si chiedeva un parere a chi abitava gli edifici operai. La vox populi intonò in coro: “Blow it…up! Blow it… up!”, Buttatelo giù! Nel 1972 i tre caseggiati centrali vennero demoliti con la dinamite. Erano un esempio di perfetta architettura modernista. Possibile che non si possano costruire case belle? Abbiamo in Italia più architetti che in tutti gli altri paesi d’Europa. Non è forse venuto il momento che si faccia una riflessione pubblica per questo? La bellezza non è né di destra né di sinistra. Dostoevskij pensava che potesse salvare il mondo. Possono il sindaco di Milano e il suo assessore all’urbanistica riflettere su questo senza ricorrere alla lingua dei regolamenti e dei piani edilizi? E con loro tutti i primi cittadini dell’ex-Bel Paese?</p>
<p>[<em>pubblicato su </em>La Stampa,<em> ieri</em>]</p>
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		<title>Area ex Enel, Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:24:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Saibene]]></category>
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					<description><![CDATA[INVITO PER CONFERENZA STAMPA Area ex Enel, Milano Dopo il dibattito aperto sui giornali nazionali e cittadini, e nel web, circa la costruzione di un edificio di 9 piani destinato ad albergo, un nuovo insediamento abitativo di 9 piani, e il museo dell’ADI, con gli interventi di Belpoliti, Biondillo, Biraghi, Molinari e Marone, e con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>INVITO PER CONFERENZA STAMPA<br />
Area ex Enel, Milano</strong></p>
<p>Dopo il dibattito aperto sui giornali nazionali e cittadini, e nel web, circa la costruzione di un edificio di 9 piani destinato ad albergo, un nuovo insediamento abitativo di 9 piani, e il museo dell’ADI, con gli interventi di Belpoliti, Biondillo, Biraghi, Molinari e Marone, e con le risposte, fra le altre, del Sindaco Pisapia e dell’Assessore all’Urbanistica di Milano, Lucia De Cesaris, viene presentato l’appello firmato da 100 intellettuali, artisti, scrittori, architetti, imprenditori, ecc. milanesi, e non solo, diretto al Sindaco per rivedere il progetto di intervento edilizio nell’area prospiciente il Cimitero Monumentale, e nelle vie Bramante e Procaccini. </p>
<p>L’appello è firmato da persone come <strong>Gherardo Colombo, Luigi Brioschi, Marco Travaglio, Salvatore Settis, Mario Botta, Joseph Grima, Gabriele Basilico</strong> e molti altri. </p>
<p>Oltre all’appello verrà anche presentato un documento che riassume le questioni procedurali, e di sostanza, che sono implicate da questo intervento urbanistico e che hanno ispirato un ricorso al Tar da parte degli abitanti della zona.</p>
<p>Cosa ci guadagna e cosa ci perde la cittadinanza da questo intervento?<br />
Perché è stato fatta una variante al PGT per dar corso con urgenza a questo intervento? Si tratta di un piano urbanistico d’interesse generale per la città o piuttosto di un’impresa immobiliare privata? Perché costruire dentro la zona di rispetto del Cimitero Monumentale, in uno dei luoghi rilevanti della città? Nelle procedure avviate dagli uffici comunali ci sono contraddizioni ed errori? </p>
<p>Nella volontà di sollecitare un ripensamento sul progetto dell’area ex Enel, il gruppo dei promotori dell’iniziativa invitano stampa, radio, televisioni, siti web, a partecipare alla conferenza stampa, un momento per allargare l’informazione sull’intera questione e per offrire un’occasione di discussione e di democrazia partecipata all’intera città.</p>
<p><em>Marco Biraghi, Marco Belpoliti, Gianni Biondillo, Luca Molinari, Roberto Marone, Alberto Saibene</em>   </p>
<p>(altre informazioni sulla questione reperibili in: http://areaxenel.com)</p>
<p><strong>Martedì 7 febbraio alle ore 11.00<br />
c/o Careof-DOCVA,<br />
Fabbrica del Vapore,<br />
via Procaccini n. 4 20154 Milano</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Chiediamo coraggio</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/09/chiediamo-coraggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:30:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[Luisa Bocchietto, presidente ADI, il 4 gennaio ha replicato al mio appello sul Corriere &#8211; Milano, qui. Il giorno appresso è giunta la lettera di Pisapia, qui. Il 7 gennaio l&#8217;arch. Perotta ventila di querelarmi e ci dà degli invidiosi, qui. Ieri abbiamo rilanciato con questo pezzo che pubblico qui di seguito.] di Marco Belpoliti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>Luisa Bocchietto, presidente ADI, il 4 gennaio ha replicato al <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/01/05/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia/">mio appello</a> sul Corriere &#8211; Milano, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/05/Adi_mostri_che_sono_altrove_co_7_120105010.shtml">qui</a>. Il giorno appresso è giunta la lettera di Pisapia, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/06/Per_Enel_del_Consiglio_dei_co_7_120106002.shtml">qui</a>. Il 7 gennaio l&#8217;arch. Perotta ventila di querelarmi e ci dà degli invidiosi, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/07/Enel_progetto_che_riqualifica_area_co_7_120107019.shtml">qui</a>. Ieri abbiamo rilanciato con questo pezzo che pubblico qui di seguito.</em>]</p>
<p>di <strong>Marco Belpoliti</strong>, <strong>Gianni Biondillo</strong>, <strong>Marco Biraghi</strong>, <strong>Roberto Marone</strong>, <strong>Luca Molinari</strong></p>
<p>Gentile Sindaco Pisapia, deduciamo dalla sua risposta che lei ha compreso benissimo quanto quella dei firmatari di questo appello non sia una azione “contro” questa giunta. Vuole essere, semmai, un contributo attivo per alzare la qualità e l&#8217;ambizione del dibattito. <span id="more-41261"></span>Dal successore di Letizia Moratti ci aspettiamo una idea più dinamica di democrazia partecipativa, non vogliamo un sindaco amministratore di condominio o un autocrate che decide tutto in consiglio. Non siamo interessati a risposte burocraticamente ineccepibili. L’abbiamo votata per cambiar pagina, signor sindaco.<br />
Noi in questa giunta vediamo l&#8217;opportunità che Milano possa diventare un laboratorio innovativo, progressivo e inedito in cui combinare sostenibilità finanziaria, trasparenza, consapevolezza delle scelte, equità sociale e qualità diffusa dei manufatti e dei luoghi che abiteremo. Le scelte fatte a Milano nei prossimi anni possono influenzare decisamente dibattito e le scelte nazionali ed è per questo che il caso ex Enel è simbolico e importante, perché deve diventare uno spartiacque, una linea di trincea per la difesa della qualità sempre e a ogni costo delle nostre città. Non si può scambiare la mancata qualità edilizia e architettonica con due vuoti urbani denominati eufemisticamente “piazze”, di cui una, col parcheggio sottostante, affacciata su una arteria di grande traffico&#8230; La città chiede qualcosa di meglio. Vogliamo ricordare gli esempi deleteri di via Cesariano o Piazza Gramsci? Vogliamo ripetere gli stessi errori?<br />
Non basta parlare di case a reddito agevolato, bisogna cominciare a chiedere che questi nuovi interventi dimostrino una qualità diffusa e non che siano la triste replica delle peggiori periferie italiane. Perché oggi la battaglia per la bellezza dei luoghi è strategica, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista etico, cioè politico. È una battaglia di progresso e futuro, che salvaguarda da una parte la memoria vera, attiva e non malinconica dei luoghi, e dall&#8217;altra chiede progetti innovativi, diversi, che facciano scuola, ambiziosi nel loro desiderio diffuso di qualità sociale e ambientale. La bellezza non ha costi aggiuntivi, solo una forma di attenzione e consapevolezza nuova che noi chiediamo alla politica proprio per indicare la rottura chiara rispetto a quanto fatto prima.<br />
All’architetto Perotta nulla possiamo dire. Registriamo, nella sua replica, che l’esercizio di critica non è contemplato nella sua idea di libertà d’opinione. Che poi reputi la nostra l’azione di un gruppo di invidiosi sta a dimostrare la fragilità delle sue giustificazioni, gonfie di cifre e numeri, specchietti per le allodole che deviano il discorso dalla qualità alla quantità.<br />
Chiediamo, signor sindaco, che questo dibattito non si trasformi in uno sterile sventolio di carte bollate. Le chiediamo, conoscendola sensibile, che la discussione diventi davvero pubblica &#8211; così come su internet è già, lo dimostrano le numerose adesioni alla pagina facebook – chiediamo che se ne possa parlare, invitando storici, urbanisti, cittadini, in un luogo deputato, ad esempio la Triennale. Chiediamo coraggio.</p>
<p><em>Altri link utili</em>:<br />
<a href="http://areaxenel.com/">AreaXenel</a>, Un sito documentato.<br />
<a href="http://www.ilpost.it/lucamolinari/2012/01/05/una-polemica-necessaria/">Luca Molinari</a> fa il punto.<br />
<a href="http://doppiozero.com/materiali/fuori-busta/il-brutto-dell%E2%80%99architettura">Marco Biraghi</a> sulla bellezza delle opere di Perotta.<br />
Adesioni all&#8217;appello su <a href="http://www.facebook.com/pages/Area-X-Enel/153745504730503">Facebook</a></p>
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		<title>Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 07:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa del territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia, Le città cambiano. Mutano, si trasformano, sostituiscono parti obsolete, scrivono sul proprio corpo i segni delle epoche, incidono sulla pelle, sul tessuto urbano, i grafemi, le locuzioni, i concetti complessi della contemporaneità, i segni, i sogni di un’epoca, che diventa storia, memoria, monito. Se così non fosse ci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Gentilissimo Sindaco Giuliano Pisapia,<br />
Le città cambiano. Mutano, si trasformano, sostituiscono parti obsolete, scrivono sul proprio corpo i segni delle epoche, incidono sulla pelle, sul tessuto urbano, i grafemi, le locuzioni, i concetti complessi della contemporaneità, i segni, i sogni di un’epoca, che diventa storia, memoria, monito. Se così non fosse ci voteremmo alla decadenza, alla morte per inanità. Le città vivono nel loro continuo mutare e nella capacità di assorbire il passato, rivitalizzandolo. Così, nella dialettica fra Storia e Contemporaneità, si definisce l’identità di un luogo e il suo destino.<br />
Quindi, signor Sindaco, non sono mai stato e non sarò mai, un propugnatore della museificazione delle città. Il “nuovo” &#8211; antica tradizione della nostra città &#8211; mi affascina ed entusiasma. Dunque questa mia lettera sconsolata, scritta di getto nel cuore della notte, come se fosse una angosciosa impellenza alla quale non posso sottrarmi, non è la lettera di un passatista nostalgico.<br />
Sento l’esigenza di parlarne a qualcuno. A lei, Signor Sindaco.<span id="more-41226"></span><br />
Esattamente di fronte ad uno dei nostri monumenti più insigni, il Cimitero Monumentale, presente in molte guide straniere come sito irrinunciabile per ogni visita alla nostra città, ai margini di uno dei quartieri dove il palinsesto urbano ha lasciato più e più segni negli ultimi due secoli, un quartiere di una complessità e qualità innegabili, un progetto di riedificazione dell’area, dopo un lungo iter burocratico iniziato sotto l’amministrazione che l’ha preceduto, in questi giorni ha avuto da parte di questa giunta comunale, &#8211; quella che io ho votato e per la quale mi sono speso durante le elezioni dello scorso anno &#8211; il placet alla sua realizzazione. L’ho scoperto ieri, per caso, leggendo <a href="http://areaxenel.com">l’appello accorato</a> di un gruppo di residenti della zona.<br />
Quel progetto è semplicemente scandaloso.<br />
Il lotto attualmente occupato dall’edificio storico dell’Enel, che ha una qualità e una evidenza storico-architettonica lampante, verrà raso al suolo per essere sostituito da un volume edilizio che ne rioccupa lo stesso sedime, ma che, con la sua esasperante e sorda volumetria, parodizza la memoria storica, annichilendola. Quello che deprime di questo progetto è la totale mancanza di coraggio. Non è semplicemente un brutto edificio, è la sublimazione della mediocrità. L’esaltazione della rendita fondiaria fatta mattoni, intonaci, balconi, serramenti. Tutta una edilizia che ha impestato in questi ultimi decenni dapprima la profonda provincia, la Brianza velenosa, la Pastrufazio gaddiana, e che poi è tracimata con tutta la sua volgarità, fatta di particolari costruttivi obsoleti e soluzioni insediative deliranti, dapprima nelle nostre periferie (a confronto inizio ad avere nostalgia per l’architettura sociale tanto vituperata degli anni ’60) e infine, piano piano, fino nel cuore storico della città.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-41227" title="appartamenti" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/appartamenti.jpg" alt="" width="640" height="434" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/appartamenti.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/appartamenti-300x203.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/appartamenti-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Avere a disposizione un volume sul fronte urbano come quello occupato ora dallo storico edificio dell’Enel e non concepirlo come l’occasione per una progettazione ardita, che sappia conservare il patrimonio della memoria e al contempo riconvertirlo alle esigenze della modernità è la dimostrazione di una totale mancanza di coraggio da parte dei proprietari dell’area. Ma molto peggio è aver accettato supini, da parte della amministrazione comunale, tale operazione, per poter, probabilmente, battere cassa.<br />
Signor Sindaco, lo sappiamo da soli, le casse del Comune sono vuote. Per come la vedo decidere di aumentare il costo del biglietto dei mezzi pubblici è fare politica. È una decisione dolorosa, che coinvolge tutti, ma che ha delle ripercussioni minime e che &#8211; laddove si risolva diversamente &#8211; può essere capovolta. Qualunque sia la giunta che la succederà ha, dalla sua, la reversibilità della opzione in campo. Invece lasciar intaccare in modo così radicale il centro abitato, lasciare che il mercato autoreferenziale ponga le mani sul tessuto urbano con ludibrio, violentando la città a questo modo, non è politica, è connivenza. Ciò che si sta perpetrando ai danni del nostro territorio è irreversibile, prendiamone atto. Appena verrà innalzata la staccionata del cantiere la ferità non sarà più rimarginabile.<br />
Io, non da suo elettore ma da cittadino, non voglio, non posso essere connivente di questo scempio.<br />
Esattamente affianco a tale operazione fondiaria accade ancora di peggio. Demolito il recinto murario e tutti i corpi di fabbrica compresi che definiscono il lotto fra via Niccolini e via Bramante, il piano immobiliare prevede l’edificazione di un albergo di nove piani fuori terra, arretrato rispetto il fronte stradale, lasciando una zona di rispetto (la giusta distanza di legge nei confronti del Cimitero, suppongo) che dovrebbe essere trasformata in una piazza.<br />
Ebbene: non ci vuole un urbanista raffinato, né uno storico delle città, per capire che questo segno nel tessuto è di una violenza senza pari. I due elementi, l’albergo e la piazza, sono &#8211; dai rendering che ho avuto modo di consultare &#8211; di una piattezza creativa senza pari. Se proprio devo incidere il corpo urbano che almeno il risarcimento sia proficuo! Vedere innalzarsi di fronte al Cimitero Monumentale un volume che ha la stessa grazia di un oscuro ministero della Corea del Nord, la stessa polverosa prevedibilità, la stessa noiosa monumentalità d’accatto è disarmante. Neppure in una esercitazione del primo anno alla facoltà di architettura del nostro Politecnico si potrebbe presentare un progetto di tale fattura, senza rischiare lo sbeffeggio.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-41228" title="albergo" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/albergo.png" alt="" width="640" height="433" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/albergo.png 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/albergo-300x202.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/albergo-120x80.png 120w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Più ancora del parcheggio di 240 posti, sotto la piazza, con un illogico ingresso dall’imbuto di via Fioravanti, più che le evidenti ragioni di interesse privato che neppure voglio discutere (c’è davvero bisogno di un altro albergo in una zona già abbondantemente servita?), ciò che davvero lascia attoniti, è la totale mancanza di visione progettuale. Ciò che disarma, per capirci, è la mediocrità fatta sistema. La mediocrità del progetto e la mediocrità di un’impresa edilizia e finanziaria (neppure so chi sia, neppure conosco gli addentellati politici che la sorreggono) che ancora oggi, all’alba del 2012, agisce sul territorio con una totale incapacità di lungimiranza: possibile che non c’era modo di affidare un segno di tali dimensioni nelle mani di un progettista con uno spessore intellettuale e progettuale più solido? Possibile non comprendere che sulla qualità dell’edificato si gioca anche la fortuna economica e finanziaria di una operazione di queste dimensioni?<br />
Ma su tutto: cosa ci guadagna la città?<br />
Volete farmi credere, signor Sindaco, signori della giunta comunale, che quello spiazzo insulso, deprimente, quel vuoto che non riuscirà mai a diventare piazza vivibile, luogo condiviso dalla cittadinanza, sia un risarcimento degno per noi cittadini? Gia mi figuro lo spaccio di sostanze stupefacenti in quel nulla urbano, già mi vedo le lastre della pavimentazione divelte, le panchine scardinate, gli alberi scorticati. Quella che vedo sulla carta, signor Sindaco, non sarà mai una piazza, ma solo un luogo di desolazione, di abbrutimento. Ne vale la pena?<br />
Certo, potrebbe dirmi, non c’è solo questo. C’è il recupero dei capannoni di via Bramante che verranno trasformate nella sede espositiva dell’ADI. Ma mi chiedo: può una carezza risarcire uno stupro?<br />
<img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-41229" title="perrotta 1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/perrotta-1.png" alt="" width="300" height="270" /> Il progettista di tutto ciò ha un nome e un cognome, non nascondiamoci dietro il non detto, non ho interesse ad essere bene educato: Giancarlo Perotta. La sua biografia parla per lui. Non voglio neppure entrare nelle vicende giudiziarie che l’hanno coinvolto negli anni di Tangentopoli, non faccio gossip. Mi voglio soffermare sulla sua carriera di professionista. Perotta è l’autore della peggiore architettura milanese degli ultimi 30 anni. I due grattacieli di fronte alla stazione Garibaldi, per dire, erano concettualmente già vecchi mentre venivano edificati negli anni rampanti della Milano da bere. Talmente inadeguati che non hanno retto il volgere di neppure due decenni, subendo, in questi ultimi anni, un (fortunatamente) inevitabile restyling radicale. E, a cascata: la Stazione Bovisa, l’Ospedale San Paolo, la villa urbana in via Legnone, il complesso residenziale in via Sesia, etc. etc… una pletora infinita di segni raffazzonati, una male orecchiata idea di tipologia, di modernità, di progettazione urbana, una concezione stereometrica dell’edificato ai limiti dell’autistico. Un’idea di architettura che è una continua emulazione fallita di modelli incompresi e irraggiungibili. “Trash” per definizione filosofica. Perotta è il campione indiscusso della mediocrità progettuale meneghina. È questa la cosa che lascia senza fiato: Milano, che si picca di essere una metropoli internazionale, dove vivono e operano più architetti che a Parigi, che ha indicato la rotta all’intera Nazione, nello scorso secolo, grazie all’opera di progettisti di levatura internazionale, oggi accetta supina che la sua identità, che il suo volto, che la sua forma, sia definita da imprenditori fondiari pavidi e progettisti mediocri. Più che di una metropoli, sembriamo abitanti di una soffocante e retriva provincia.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-41230" title="perrotta 3" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/perrotta-3.jpg" alt="" width="640" height="480" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/perrotta-3.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/perrotta-3-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Sia ben chiaro, signor Sindaco, ho la fortuna di poter scrivere queste cose scevro da dietrologie insulse. Non sono un abitante del quartiere, non sono un indignato nimby, non ho mire economiche su quell’area, non ho la più lontana possibilità che io possa intervenire come progettista. Scrivo queste righe notturne, ora, non da architetto, né da intellettuale o scrittore. Le scrivo da cittadino.<br />
Abbiamo chiesto durante le elezioni amministrative, a gran voce, un segno concreto di discontinuità dal passato. Se lei ora è il nostro sindaco lo è perché abbiamo creduto fosse capace di interpretare questa idea profondamente etica di comunità.<br />
La logica degli oneri di urbanizzazione a scomputo che ha retto il mercato immobiliare di questi ultimi decenni, è stata una iattura per l’intera Nazione. È ora di cambiare filosofia, di cambiare politica. Anzi, di fare politica per davvero. Mettere l’interesse pubblico di fronte a quello privato, innanzitutto. Stimolare le iniziative di riordino fondiario senza subirle passivamente, prevedere, anche su aree private, l’obbligo di un concorso ad inviti per lotti di tali dimensioni, rendere partecipi gli abitanti della zona.<br />
Io scrivo libri, signor Sindaco. Anche se fossi il peggior narratore d’Italia, e anche se trovassi un grande editore che non ostante ciò, per pura inerzia, continuasse imperterrito a pubblicarmi, i miei concittadini avrebbero in ogni caso la libertà di non leggermi. Ma noi tutti, l’intera comunità meneghina, non ha alcuna voce in capitolo se qualcuno deturpa la forma della città dove si è deciso di vivere, lavorare, sognare.<br />
Fare politica urbana significa ragionare a lunga gittata, essere consapevoli di ciò che si eredita e di ciò che si vuole lasciare in eredità. Vogliamo farci ricordare dai nostri figli come i costruttori di questa città senza nerbo, signor Sindaco?<br />
Lo chiedo a lei e non solo.<br />
Lo chiedo al mio assessore alla cultura, sempre così esuberante in questi pochi mesi di giunta: non reputa, architetto Boeri, che questa sia una battaglia da combattere per davvero nel nome della cultura cittadina, piuttosto che perdersi nel decidere dove esporre il Quarto Stato?<br />
Lo chiedo ai docenti del Politecnico: è questa l’idea di architettura che vogliamo insegnare ai nostri studenti? Non dovreste, a questo punto, annullare i vostri corsi, dichiarare il default cognitivo?<br />
Lo chiedo ai designer, ai creativi, ai soci dell’ADI: nel nome di una nuova sede espositiva siete pronti ad accettare un tale scempio urbano? Cosa farete quando andrete a godere dei vostri autoreferenziali oggetti da museo? Chiuderete gli occhi, colpevoli, quando passerete in quel vuoto urbano che fronteggia l’albergo?<br />
Lo chiedo alle imprese che vogliono costruire nel nostro territorio: non avete ancora capito che è solo con la qualità progettuale che diverrete davvero competitivi? Siete consapevoli che le logiche che hanno retto le vostre fortune sono ormai alle spalle? Che siete destinati a soccombere se non renderete etico il vostro agire?<br />
Lo chiedo al FAI, a Italia Nostra, alle associazioni locali, alla cittadinanza. Pasolini si domandava: non sarebbe davvero rivoluzionario un popolo che si ribella nel nome della bellezza?<br />
Lo chiedo alla politica, tutta, di destra e di sinistra: cosa muove, per davvero, le vostre scelte? Siete consapevoli del bene e del male che avete fatto e continuate a fare al corpo sfinito di una metropoli che da troppo tempo sogna di rialzarsi ma che subisce di continuo la zavorra del vostro scarso coraggio?<br />
Cui prodest?</p>
<p>Edit: Questa è l&#8217;area interessata dall&#8217;intervento, tra le vie procaccini, Niccolini e Bramante a Milano:<br />
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<p>[<em>questo appello è pubblicato anche su</em> <a href="http://doppiozero.com/materiali/fuori-busta/gentilissimo-sindaco-giuliano-pisapia">Doppiozero</a> <em>nella versione dimezzata che è apparsa sulle pagine milanesi del </em>Corriere della sera <em>il 3 gennaio</em>]</p>
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