<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>eccidio di Piazzale Loreto &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/eccidio-di-piazzale-loreto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 08 Feb 2022 17:47:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Delle cose perdute</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/25/delle-cose-perdute/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/25/delle-cose-perdute/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 10:40:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile 1945]]></category>
		<category><![CDATA[27 Gennaio Giorno della Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[a futura memoria]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[eccidio di Piazzale Loreto]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria della Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Petacci]]></category>
		<category><![CDATA[Theodor Saevecke]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/04/25/delle-cose-perdute/</guid>

					<description><![CDATA[di Orsola Puecher &#160; Quindici uomini uccisi dai fascisti. Il dieci agosto del quarantaquattro. A Piazzale Loreto, a Milano. Quindici antifascisti detenuti nel carcere di San Vittore. Per questo eccidio condannato dal Tribunale Militare di Torino il capitano delle SS Theodor Saevecke. Nel 1999. All’ergastolo. In contumacia. Come tanti altri. Ormai più che ottuagenario. Visse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="width:700px;">di<strong> Orsola Puecher</strong></p>
<p align="center"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/04/25-aprile.gif" border="0" alt="25 aprile" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quindici uomini uccisi dai fascisti.<br />
Il dieci agosto del quarantaquattro.<br />
A Piazzale Loreto, a Milano.<br />
Quindici antifascisti detenuti<br />
nel carcere di San Vittore.</em></p>
<p>Per questo eccidio condannato dal Tribunale Militare di Torino il capitano delle SS Theodor Saevecke. Nel 1999. All’ergastolo. In contumacia. Come tanti altri. Ormai più che ottuagenario. Visse una tranquilla esistenza in Germania. Da persona per bene. Non un giorno di prigione. Come tanti altri. Non si pentì mai e chiese allo Stato Italiano un risarcimento per la condanna.<span id="more-5784"></span><br />
&nbsp;<br />
Così recita la sentenza:<br />
&nbsp;<br />
<em>“La premeditata esecuzione di tali soggetti, che non prendevano parte alle operazioni belliche, si caratterizzava per la crudeltà del suo svolgimento, successivamente al quale veniva ordinato che i corpi dei giustiziati rimanessero esposti nella Piazza per l’intera giornata. La fucilazione rappresentava la rappresaglia conseguente all’esplosione, dovuta ad un attacco dinamitardo, di un autocarro tedesco posteggiato in Milano, Viale Abruzzi, esplosione avvenuta il 7 agosto 1944.<br />
Poiché detta esplosione non cagionò il ferimento di alcun militare tedesco, bensì la morte di numerosi passanti, civili italiani, l’ordine di fucilazione non presentò l’adempimento delle direttive emanate da Kesserling, ed in base alle quali per ogni tedesco ucciso dai partigiani dovevano essere giustiziati dieci italiani.”</em><br />
&nbsp;<br />
Ho sentito raccontare questa storia cosi tante volte dalle parole accorate di quella che era nel ‘44 una bella ragazza bruna, diplomata alla Scuola di Danza della Scala, magra, affamata e disperata.<br />
&nbsp;<br />
Ora il ricordo è sempre vicino, ma ancora più doloroso: sul nuovo calendario da tavolo del 2008, detto elegantemente “planning”, che le regalo ogni anno, misteriosamente la data del 25 aprile non è nemmeno più scritta in rosso, ma in nero come tutti gli altri giorni della settimana.<br />
&nbsp;<br />
<em>&#8211; Qualcuno questa festa prima o poi la cancellerà e con essa la memoria.</em><br />
&nbsp;<br />
Dice.<br />
E allora bisogna dire parole.<br />
Ancora.<br />
&nbsp;<br />
Ascoltare ancora quelle della ragazza bruna che pochissimi giorni dopo quel 10 agosto vedrà sparire sua zia Alice sui vagoni piombati verso la Germania, a Ravensbruck, solo per aver prestato la sua tessera annonaria alla moglie di un partigiano.<br />
Bastava poco per scatenare il fiuto dei lupi, allora.<br />
E non si sa quanto la aspettò tornare, dopo. Inutilmente.<br />
E vedrà le ultime leve del Reich, degli sperduti ragazzi dai capelli di paglia e gli sguardi ignari, sulle torrette dei Panzer, in Via Senato, spalmarsi burro sul pane bianco, ostentatamente, in faccia alla sua fame. Farà la staffetta per la Resistenza, come tante altre donne, che altro si poteva fare, del resto? Anche nulla, come molti.  Porterà, a rischio della vita, copie de “l’unita” clandestina davanti all’Alfa Romeo, in bicicletta, nascoste nella borsa della spesa fra i miseri cartocci di quel poco che ancora si trovava.<br />
&nbsp;<br />
Dalla sua casa di Corso Buenos Aires, poco distante da piazzale Loreto, quella mattina d’agosto, alle sei, si sente improvvisamente rumore di spari, un grande trambusto, aprirsi di finestre, correre in strada. La notizia si sparge a macchia d’olio per tutta Milano.<br />
&nbsp;<br />
&#8211;<em> Hanno sparato&#8230; ci sono dei corpi&#8230;</em><br />
&nbsp;<br />
A piedi, in bicicletta, da tutte le parti, una processione di gente, una folla silenziosa si ammassa piano piano in piazza, tenuta a bada da un cordone di fascisti armati.<br />
15 corpi, fucilati, dai “ragazzi” della Muti e delle Brigate Nere, spostati a calci, mitragliati anche da morti, infierendo con scherno. Così, per pura dimostrazione di forza, senza nessuna via Rasella da vendicare.<br />
&nbsp;<br />
E restarono, quei corpi, ammucchiati uno sull’altro, sporchi di sangue e polvere, scomposti sotto il sole di quell’agosto, tutto il giorno. Un cartello piantato sopra con scritto &#8220;ASSASSINI&#8221;.<br />
&nbsp;<br />
A far loro la guardia giovani miliziani, alcuni mezzi ubriachi.<br />
Altri che ridevano oscenamente<br />
Come se niente fosse.<br />
Restò particolarmente impresso uno che leccava un cono gelato, tutto intorno, le gocce sciolte dal sole.<br />
Come se niente fosse.<br />
Caldo, non un filo d’aria.<br />
Tutto crudo e spietato nella luce netta.<br />
I corpi restarono esposti fino alla nove di sera.<br />
Le gente continuava ad arrivare.<br />
Qualcuno con dei fiori.<br />
Furono portati via nella notte, su dei camion, per intercessione del cardinale Shuster.<br />
&nbsp;<br />
E nessuno riuscì a dimenticarli nel lungo inverno insopportabile di bombardamenti a tappeto.<br />
&nbsp;<br />
Anche il tetto della Scala, bombardata un anno prima, il 16 agosto 1943, troppo vicina al comando tedesco, all’ Hotel Regina, in via Santa Margherita, era ancora là squarciato sulle file dorate dei palchi. Un buco scuro dove pareva inghiottita e spenta ogni musica, ogni luce.<br />
Altro pellegrinaggio, altre lacrime.<br />
C’erano cose che parevano perdute per sempre.<br />
&nbsp;<br />
Fino al 25 aprile del ‘45.<br />
&nbsp;<br />
<em>&#8211; Milano si liberò da sola.</em><br />
&nbsp;<br />
Dice la signora delicata che era quella ragazza forte.<br />
L’orgoglio delle sue parole ancora intatto e pieno del prezzo di quella Liberazione.<br />
&nbsp;<br />
I nazisti asserragliati nell’Hotel Regina, armati e protetti da sacchi di sabbia, a sbronzarsi di liquori ed a tremare per la fine ormai vicina. Le grida dei prigionieri seviziati e torturati in quelle stanze, si univano tutte insieme come un grande urlo, il rombo della disfatta. Furono fatti uscire dagli americani. Nel frattempo a far loro da guardia, lì davanti, a mani nude, una folla, i milanesi, muti e compatti. Non credevano ai loro occhi nel vederli portar via, parevano solo fantocci svuotati.<br />
Qualcuno, fra quella gente, si avventò, saltando sulle macchine scoperte, cercando di picchiarli con un’innocua borsa. Uno perfino di staccare un orecchio ad uno di loro. A morsi.<br />
&nbsp;<br />
E così, poi, il 29 aprile fu la Piazzale Loreto dei gerarchi, di Mussolini e della Petacci appesi per i piedi alla tettoia del gasometro, figlia dall’orrore di quell’altra Piazzale Loreto.<br />
&nbsp;<br />
Ed anche questi altri corpi quella ragazza andò a vedere, insieme a tanti, in un’altra dolorosa processione.<br />
&nbsp;<br />
Una mano pietosa aveva fermato con una spilla da balia la gonna della donna, che le era scivolata sopra la testa, mostrando il sedere e le cosce.<br />
Ai piedi della donna le stessa scarpe con la zeppa di sughero della ragazza bruna.<br />
Scarpe di guerra ed autarchia.<br />
&nbsp;<br />
Non si può descrivere quali sentimenti fra quella folla che corse a vederli, è difficile giudicarli adesso, rabbia, vendetta, dolore, ma prepotente e necessaria sopra tutti l’esigenza di “vedere”, vedere con i propri occhi se davvero era vero, se davvero era finito quell’incubo.<br />
E nel contrappasso era come se il dolore e il terrore di lunghi anni, avesse fermato i cuori alla pietà per i morti che per altri morti pietà non aveva nemmeno sfiorato.<br />
&nbsp;<br />
Troppa morte negli occhi aveva attutito ogni pietà.<br />
&nbsp;<br />
Quei corpi solo le tragiche marionette della Storia.<br />
&nbsp;<br />
La ragazza restò solo pochi momenti, con un gran senso di nausea e vuoto.<br />
Tutto era finito.<br />
Solo questo contava.<br />
E non c’era nulla che restituisse le cose perdute.</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/25/delle-cose-perdute/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>23</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 22:11:19 by W3 Total Cache
-->