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	<title>edizioni lavieri &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Editoriale Sud n°13- uscita 25 Maggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 10:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[edizioni lavieri]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Galassia Gutenberg]]></category>
		<category><![CDATA[philippe schlienger]]></category>
		<category><![CDATA[rivista Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesco Forlani immagine di Philippe Schlienger &#8211; Sud 13 Cave Panem, attento al pane, sembra sussurrarci il buon senso ogni volta che si prospetta un lavoretto, in genere qualcosa di non interessante, ma che potrà servire a rimettere in sesto la cassa contabile. Una voce di dentro ti dice allora, prendi ogni cosa, non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/beurck1.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/beurck1-225x300.jpg" alt="beurck1" title="beurck1" width="225" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-17842" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/beurck1-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/beurck1-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><br />
immagine di Philippe Schlienger &#8211; <a href="http://www.lavieri.it/sud/">Sud 13</a></p>
<p><em>Cave Panem</em>, attento al pane,<br />
sembra sussurrarci il buon senso ogni volta che si prospetta un lavoretto, in genere qualcosa di non interessante, ma che potrà servire a rimettere in sesto la cassa contabile. Una voce di dentro ti dice allora, prendi ogni cosa, non farti pregare, senza condizioni anche quando non sei sicuro affatto che ti pagheranno, perché è già successo, che ti fidavi, e non era il caso. E odii la parola bonifico, perché a te restano solo le paludi dei conti. In Francia alimentaire, si dice di un lavoro che non si ama ma che ti dà da mangiare, il pane.<br />
<em>Carmina panem non dant</em> , ti dicono loro e non è importante quello che fai se non riporti a casa la pelle, ti dici tu. Ovvero la carne, altro che insalate, magari una fettina trasparente, come quelle dispensate negli anni di crisi degli anni settanta. Importante è dire: ho mangiato carne, di quelle nervose, rigide, cartonate, vendute con la ricetta, alla pizzaiola. Ma di cosa si nutre l&#8217;anima se non dei sogni che non hanno prezzo? Le magnifiche imprese non portano le insegne funeste del codice a &#8220;sbarre&#8221; sul retro, né l&#8217;amore che abbiamo inseguito per tutta una vita. Ti amo così tanto che ti mangerei! ti dicono, anche.<br />
Non mi cibo allora, non mi nutro nemmeno, ma alimento. La nuova rivoluzione culturale e politica ha già rimesso all&#8217;ora più giusta le lancette del tempo fatte impazzire al ritmo forsennato dell&#8217;economia di mercato. Alimento lento, ovvero che darà con il tempo i suoi frutti, riducendo le distanze tra noi e le cose che amiamo. Emozioni a chilometro zero.<br />
Questo numero 13 di Sud, dedicato all&#8217;alimentarsi, è un numero à la carte, per palati fini. <em>Buon appetito!</em> &#8211; allora vi dico.</p>
<p><strong>Nota</strong><br />
La rivista sarà presentata a <a href="http://www.galassia.org/web/pdf/programma2.pdf">Galassia Gutenberg</a> il 31 maggio alle ore 12</p>
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		<title>Anteprima Sud n°13-Francesco Feola</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/22/anteprima-sud-n%c2%b013-francesco-feola/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 15:08:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[edizioni lavieri]]></category>
		<category><![CDATA[francesco feola]]></category>
		<category><![CDATA[rivista Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[Sud n°13 uscirà la prima settimana di maggio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/blog-torbellamonaca-defdef.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/blog-torbellamonaca-defdef.jpg" alt="blog-torbellamonaca-defdef" title="blog-torbellamonaca-defdef" width="400" height="1744" class="alignnone size-full wp-image-17007" /></a></p>
<p><a href="http://www.lavieri.it/sud/">Sud n°13</a> uscirà la prima settimana di maggio. </p>
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		<title>Sud  12 &#8211; Battere cassa</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/28/sud-12-battere-cassa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 09:09:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[edizioni lavieri]]></category>
		<category><![CDATA[Renata Prunas]]></category>
		<category><![CDATA[rivista Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[Installazione di Claire Robert Sud 1945 – 1947: Giornale di cultura, giornale di cassa di Renata Prunas Provateci anche voi, oggi, a fare un giornale con pochi soldi, così com’era stato per ‘Sud’, allora con poche lire, nel clima di un tragico dopoguerra napoletano e pensando, soprattutto, a un nuovo giornale meridionale di dichiarata ispirazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/hpim27551-225x300.jpg" alt="hpim27551" title="hpim27551" width="225" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-15010" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/hpim27551-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/hpim27551-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/hpim27551.jpg 1920w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><br />
Installazione di <strong>Claire Robert</strong></p>
<p><strong>Sud 1945 – 1947: Giornale di cultura, giornale di cassa</strong><br />
di<br />
<strong>Renata Prunas</strong></p>
<p> Provateci anche voi, oggi, a fare un giornale con pochi soldi, così com’era stato per <a href=" http://www.lavieri.it/sud">‘Sud’</a>, allora con poche lire, nel clima di un tragico dopoguerra napoletano e pensando, soprattutto, a un nuovo giornale meridionale di dichiarata ispirazione europea.<br />
     La storia del gruppo ‘Sud’, così come ci è stata più volte raccontata da Anna Maria Ortese che ne faceva parte molto attiva, “…<em>anziché rivelare, impercettibile e spaventoso, il combattimento tra le esigenze della ragione e l’antichità, appariva piuttosto come l’ingenuo conflitto tra i sogni della gioventù e la soverchiante logica delle cose.”</em><br />
    Com’è noto, ‘Sud’, “<em>il giornale di proprietà del Prunas”, ricorda sempre la Ortese, “uscì in 7 numeri ognuno dei quali fu un’avventura, e costò  vendite clandestine di oggetti familiari, o pegni, o cambiali, e spesso collette fra i redattori più fortunati</em>”.<br />
     <em>“Ne avete cani da vendere?</em>”, si chiedeva Carla de Riso, allora caporedattore,  ricordando le origini del giornale  nel primo numero del nostro nuovo ‘Sud’.<br />
<span id="more-15007"></span><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/sud-giornale-di-cassa-01.jpg" alt="sud-giornale-di-cassa-01" title="sud-giornale-di-cassa-01" width="340" height="480" class="alignnone size-full wp-image-15008" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/sud-giornale-di-cassa-01.jpg 340w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/sud-giornale-di-cassa-01-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></p>
<p>Perché proprio di questo si tratta, e d’altro, scorrendo le voci di questo “Giornale di cassa” d’altri tempi, manoscritto su riciclati fogli di ufficio da mio fratello Pasquale, fondatore e giovane direttore della testata.<br />
     Ma non si tratta solo di un cane, venduto a 5.250 delle vecchie lire, ma anche di un paio di scarpe a 8.800 lire, molto di più di una povera bestia o addirittura delle gioie di famiglia che nostra madre, Marianna, entusiasta dell’impresa, aveva messo a disposizione.<br />
     Si trattava di un antico servizio di piatti ritrovato miracolosamente intatto, insieme ad altre  nostre cose, a bordo di una delle ultime navi partite da Tripoli e silurata durante il tragitto verso Napoli, dove eravamo stati rimpatriati dall’Africa e dove la nave rimase per lungo tempo nel porto inclinata su un fianco.<br />
     E non è tutto. Per far fronte a continui debiti superati con incredibili acrobazie economiche messe in atto per far uscire, dal ’45 al ’47, quegli ormai fatidici sette numeri, ci sono anche una tovaglia di lino, una coppa d’argento e un pezzo, ma un pezzo solo, di una catena d’oro.<br />
Questa è l’altra faccia della storia di ‘Sud’, giornale di cultura, che pubblica tra altri interventi di grande rilievo, il primo saggio di Sartre sull’esistenzialismo, le prime pagine delle Cronache familiari di Pratolini, i quattro quartetti di Eliot tradotti da La Capria e l’atroce storia di Napoli raccontata da Compagnone.</p>
<p>In verità, prosegue sempre la Ortese nelle ultime pagine del suo ‘Mare’, <em>“le enormi rese di Sud giacevano ammonticchiate sotto e intorno al letto del ragazzo Prunas…e la pioggia di debiti e cambiali protestate, da leggera e autunnale si fece scrosciante e furiosa come nel più fosco inverno…come da una spiaggia, sul finire della tempesta, si ritirano le nobili onde del mare che più la percossero e solo rimangono al suolo, e brillano tra la rena, conchiglie, alghe e rottami.” </em><br />
     Pubblichiamo oggi questo diligente documento, tuttora poco conosciuto, quasi una archeologia editoriale allo stato puro e dal quale si può capire, fin dai minimi dettagli,  lo spirito con cui fu affrontata l’impresa ma, soprattutto, quanto fossero forti e irrinunciabili, in quel momento, la libertà e l’indipendenza della cultura.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/sud-giornale-di-cassa.jpg" alt="sud-giornale-di-cassa" title="sud-giornale-di-cassa" width="340" height="480" class="alignnone size-full wp-image-15011" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/sud-giornale-di-cassa.jpg 340w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/sud-giornale-di-cassa-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></p>
<p>documenti dell&#8217;Archivio Prunas</p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/sud-giornale-di-cassa-02.jpg" alt="sud-giornale-di-cassa-02" title="sud-giornale-di-cassa-02" width="340" height="480" class="alignnone size-full wp-image-15014" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/sud-giornale-di-cassa-02.jpg 340w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/sud-giornale-di-cassa-02-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></p>
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		<title>Sud n°11 come Riva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 06:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
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					<description><![CDATA[La settimana scorsa abbiamo presentato a Napoli l&#8217;ultimo numero di Sud. Qualche giorno prima il Mattino di Napoli aveva dedicato un&#8217; intera pagina della cultura alla nostra rivista pubblicando in anteprima un lunghissimo estratto del testo che Peter Handke ci ha offerto e che Stefano Zangrando ha magnificamente tradotto. Quello che segue è il mio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5Db4ckxvfoQ&#038;hl=en"/></object><br />
La settimana scorsa abbiamo presentato a Napoli l&#8217;ultimo numero di  <a href="http://www.lavieri.it/sud/">Sud</a>. Qualche giorno prima il Mattino di Napoli aveva dedicato un&#8217; <a href="http://www.lavieri.it/sud/rassegna/sud11-mattino.jpg">intera pagina</a> della cultura alla nostra rivista pubblicando in anteprima un lunghissimo estratto del testo che Peter Handke ci ha offerto e che Stefano Zangrando ha magnificamente tradotto. Quello che segue è il mio editoriale.<br />
E approfitto di quest&#8217;occasione per ringraziare tutti gli autori e lettori che hanno reso possibile il lungo cammino di Sud. In particolare <a href="http://insonnoeinveglia.splinder.com/">Giorgio Di Costanzo</a> che ci ha fatto dono di una bellissima lettera tratta dalla sua corrispondenza con  Anna Maria Ortese.</p>
<p><strong>CAMPO LUNGO</strong><br />
di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p>Il numero 11 evoca ali da fascia sinistra. Lo sappiamo. Gioco e spettacolo del gioco. 1 plus 1, in una posizione di prossimità, di contiguità e mai di sovrapposizione. Tema di questo numero è la frontiera. Alcuni la chiamano confine, altri soglia, limite. Un paese limita un altro, fino a quando non lo  elimina, appropriandosene. Così le cose. La città. In questi mesi in cui le strade partorivano mondezza come bastardi – eppure si trattava del packaging dei nostri sogni e sonni consumati – c’era chi insisteva a parlare di bellezza.<br />
<span id="more-6130"></span><br />
 Come Marco de Luca, il nostro grafico, che qualche giorno fa descriveva come un sogno ad occhi aperti la passeggiata fatta con Giulia all’orto Botanico. – Girando tra i percorsi dei cactus, o intorno al laghetto delle felci, o nella zona delle sequoie, vedi ovunque bello, armonia, piante in piena salute, erba verde e declivi dolci. Capisci che Il custode di tutto quel ben di Dio, deve essere Dio, per forza – raccontava. O persone che realmente amano il proprio lavoro – ha aggiunto. Non si crede alla bellezza dimenticando i mostri, i morti ammazzati della camorra o il matricidio degli avvelenatori della terra, delle terre del Sud.<br />
Bisogna avere campo e vista lunga. Si ha fede nella bellezza perché si è visto il mostro e per nulla al mondo si cede di fronte al ricatto della nuova intellighentsia che ha ormai deposto le armi e vorrebbe farti credere che la partita contro il mostro è persa da tempo e che non vale la pena agitarsi più di tanto. Meglio dedicarsi alle proprie cose.<br />
Eppure segnali confortanti arrivano dai più giovani, il sorpasso è in atto, è sotto gli occhi di tutti.<br />
Ecco perché in questo numero 11 di Sud abbiamo lasciato a loro la parola. Uomini, donne, giovani, vecchi, a noi Sud piace proprio così, evitando la tristezza patetica di certe partite, scapoli-ammogliati, under 30, 50, 100. Tra Paolo Mossetti e Peter Handke ci sono tutti gli anni della nostra Repubblica. E crediamo che la letteratura non possa prescindere dalla bellezza. Anche quando la rabbia, il nervo, ingrossa le venature. Vita e Letteratura. Perché da tempo mi pongo la stessa domanda. </p>
<p>Che cosa fa di un testo un’opera letteraria? Qual è la frontiera, la linea di demarcazione che separa ciò che è letteratura e quel che letteratura non è. Alcuni dicono il tempo. Anzi sono in tanti a parlare di un’aura che solo il passare degli anni autorizza, quasi come se esistesse un tempo doganiere, e allora, <em>vos papiers</em>! Passaporto, prego! E non basta, perché quel tempo non è mai chiuso – lo è, al limite, ma non sempre, solo quello dei diritti d’autore: settant’anni, cento – e proprio l’oblio che il tempo aveva costruito vomita, a distanza di secoli, capolavori di cui non si poteva sospettare nemmeno l’esistenza. Pessoa, Bachtin, Dino Campana. Quale paradigma, potrà accordare uno storico della letteratura, un critico per compilare la sua antologia del contemporaneo? Cosa resterà di Baricco? E di Joyce che nessun editore vorrà ristampare?</p>
<p>Intanto come archeologi ci muoviamo tra vere gemme del nostro patrimonio, e a volte basta una lettera di Anna Maria Ortese, una poesia di Gianni Scognamiglio  o la prosa elegante di Mario Stefanile, a ricordarci che la nuova casa che abbiamo voluto abitare, Sud, deve per forza poggiare le proprie fondamenta su quell’altro Sud, antico eppure così attuale, voluto da Pasquale Prunas.<br />
Provo allora a immaginare una soluzione, a tentare un’ipotesi.<br />
Quando eravamo bambini, ragazzi, si giocava al pallone facendo, con mucchi di abiti e borse, le porte. Si giocava tra i brulli campetti di fronte al Palazzo Reale. Non c’erano i pali, e men che meno le reti, come ora. Eppure, tutti sapevano quando la palla era uscita, il tiro oltre la traversa. Addirittura c’era chi poteva dire di aver fatto un gol mettendola nel set.<br />
Era dentro. O era fuori. Basterebbe per la letteratura, e per la vita quella stessa consapevolezza.  Fare Gol, non catenaccio. </p>
]]></content:encoded>
					
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