<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>elezioni americane &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/elezioni-americane/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 10 Nov 2010 08:30:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>carta st[r]ampa[la]ta n.35</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/carta-strampalata-n-35/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/carta-strampalata-n-35/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 10:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Avvenire]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[corriere]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[fabrizio tonello]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[tea party]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37154</guid>

					<description><![CDATA[di Fabrizio Tonello Elezioni del Congresso negli Stati Uniti: trionfa il partito del tè. Netta sconfitta del partito del caffè, mentre alcuni risultati interessanti hanno ottenuto il partito della camomilla e quello della tisana al finocchio. Il partito della verbena e quella della rosa canina non hanno raccolto consensi fra gli elettori. Martedì 2 e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/TeaParty_web.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-37157" title="TeaParty_web" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/TeaParty_web-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/TeaParty_web-300x210.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/TeaParty_web.jpg 615w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Elezioni del Congresso negli Stati Uniti: trionfa il partito del tè. Netta sconfitta del partito del caffè, mentre alcuni risultati interessanti hanno ottenuto il partito della camomilla e quello della tisana al finocchio. Il partito della verbena e quella della rosa canina non hanno raccolto consensi fra gli elettori.</p>
<p>Martedì 2 e mercoledì 3 novembre sono state giornate faticose nelle redazioni, costrette a produrre pagine su pagine su un argomento –l’America- che confonde le idee anche ai più diligenti. Più o meno tutti i giornali si riferiscono alla galassia di gruppi sotto l’etichetta “Tea Party” come al “partito del tè”. Naturalmente, “party” significa anche “partito” ma, nel caso specifico, ha invece lo stesso significato che nello spot televisivo con George Clooney: “No Martini, no party”. Il riferimento è proprio a una festa, un party, come fu ironicamente battezzata l’incursione dei coloni americani nel porto di Boston il 16 dicembre 1773, quando i rivoluzionari gettarono in mare un carico di tè per protestare contro le tasse imposte dal parlamento inglese. I gruppi nati l’anno scorso per protestare contro gli aumenti delle tasse e l’aumento del deficit che attribuiscono ad Obama hanno scelto questo riferimento alla prima rivolta antifiscale della storia americana, un party che diede il via alla lotta per l’indipendenza.</p>
<p><span id="more-37154"></span></p>
<p>A dare il via è <em>Repubblica</em> (2 novembre, p. 17) che proclama d’autorità Ron Paul “senatore” facendo della famiglia Paul l’unica nella storia della repubblica a mandare al Senato contemporaneamente padre e figlio (quest’ultimo, Rand, è infatti stato eletto in Kentucky). Saranno mica nepotisti al Senato americano? In realtà Ron Paul è deputato. Così come il futuro speaker della Camera  John Boehner, che viene ribattezzato <em>Bonheur</em>, “felicità” in francese. Lo svarione ritorna anche il 4 novembre, a p. 6: ah, <em>quelle bonheur</em> questi giornali!</p>
<p>Guardiamo al solitamente accurato <em>Avvenire</em>, dove non riescono ad azzeccare lo spelling del nome di un senatore americano neppure per sbaglio: il senatore del Nevada faticosamente rieletto si chiama Reid, e non Raid, quello del Tennessee <em>Alexander</em> e non Alexandre. Ma i refusi sarebbero perdonabili se il redattore non scrivesse che i democratici avanzano “in alcuni Stati chiave come la California, il Connecticut e il Delaware”. A parte che difficilmente il Delaware (popolazione 865.000 abitanti) può essere definito la chiave di alcunché, sarà bene ricordare che i democratici si sono limitati a mantenere un seggio che era nelle loro mani dal lontano 1973, quando fu eletto per la prima volta come senatore l’attuale vicepresidente Joe Biden.</p>
<p>Giovedi 4 perfino il diligentissimo <em>Fatto Quotidiano</em> si fa cogliere in fallo (p. 13), attribuendo a John Dingell, il deputato del Michigan rieletto, “altri 4 anni alla Camera”. Peccato che negli Stati Uniti si voti per la Camera ogni due anni e non ogni 4. La notizia continua così: “si candida a diventare il più longevo deputato della storia degli Usa. Per ora è terzo ma i primi due (Carl Hayden e Robert Byrd) sono arrivati a quota 56 e 57 anni”. Byrd, in realtà, era un senatore dal 1958 (è stato anche deputato ma solo per 6 anni, dal 1952 al 1958). Quanto a Hayden, anche lui era diventato senatore dopo essere stato deputato.</p>
<p>Anche al <em>Foglio</em>, dove sono tutti gasati per i Tea Party, fanno le cose più semplici di quanto non siano: “Si dice che sia stata [Sarah] Palin a selezionare molti candidati” (che fonti, che precisione, che incisività!) “e che oggi 48 dei 77 dei suoi prescelti siano stati eletti –percentuale trionfale” (4 novembre, p. 3). Beh, ammesso che i numeri siano giusti, i posti in palio in questa tornata elettorale erano 510: 435 deputati, 37 senatori e 38 governatori. Se davvero Sarah ha appoggiato 48 candidati che hanno vinto, la sua percentuale di successo è il 9,4%, non esattamente “trionfale”. Al <em>Foglio</em> omettono poi di precisare che quattro candidati fortemente sostenuti dalla Palin, Sharron Angle in Nevada, Ken Buck in Colorado, Christine O’Donnell in Delaware e Joe Miller in Alaska (lo stato di cui la Palin era governatore) sono stati sconfitti, privando i repubblicani di una possibile riconquista del Senato che avrebbe avuto un impatto politico enorme. Qualche altro trionfo come questi…</p>
<p>Torniamo a <em>Repubblica</em>, dove l’infografica che accompagna gli articoli è sempre fonte di curiosità, un po’ meno di notizie esatte. Il 4 novembre (p. 3) si dice che un Congresso diviso, con la Camera in mano a un partito e il Senato a un altro “ha pochissimi precedenti. L’ultima volta fu nel 1930”. Infatti, basta risalire al 2001 per trovare un Senato democratico e una Camera a maggioranza repubblicana. Poi si potrebbe citare il caso del 1981-87, sei anni in cui i repubblicani, trascinati dall’elezione di Ronald Reagan, furono maggioranza al Senato mentre i democratici controllavano la Camera. Per quanto riguarda Marco Rubio, il repubblicano della Florida frettolosamente etichettato “l’Obama dell’ultradestra” sarà forse una speranza del suo partito ma certamente non è il “neogovernatore della Florida” (p. 6) perché è stato eletto senatore.</p>
<p>Una tesi originale sui motivi della sconfitta dei democratici la offre Fiamma Nirenstein sul <em>Giornale</em> del 5 novembre. Per l’autrice, il presidente paga l’insicurezza in politica estera: “chi può dimenticarsi il profondo inchino di Obama a re Abdullah d&#8217;Arabia, o il discorso all&#8217;Università del Cairo, un misto di sensi di colpa e di improbabili mani tese verso l&#8217;Islam?” Ecco, l’americano medio che è rimasto disoccupato, magari ha perso la casa, non sa come arriverà a Natale poteva dimenticarsi il profondo inchino di Obama a re Abdullah? No di certo: chi di inchino ferisce, di inchino perisce.</p>
<p>[l&#8217;immagine in apice viene da<a href="http://nomoreabsolutes.wordpress.com/page/2/"> qui</a>]</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/09/carta-strampalata-n-35/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fors&#8217; we could</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/09/fors-we-could/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/09/fors-we-could/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 00:26:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[barak obama]]></category>
		<category><![CDATA[debora serrachiani]]></category>
		<category><![CDATA[destra xenofoba]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=18388</guid>

					<description><![CDATA[di Helena Janeczek Quando Barak Hussein Obama correva per le elezioni a Presidente degli Stati Uniti oppure subito dopo, i giornali erano pieni di sondaggi che dicevano che se si fosse votato in Europa, l’avrebbero scelto oltre l’80% degli elettori. La cosa che riporto a memoria e dunque in maniera non precisa, mi è tornata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/obama_jedi_knight-291x300.jpg" alt="obama_jedi_knight" title="obama_jedi_knight" width="291" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-18389" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/obama_jedi_knight-291x300.jpg 291w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/obama_jedi_knight.jpg 388w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" />di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Quando Barak Hussein Obama correva per le elezioni a Presidente degli Stati Uniti oppure subito dopo, i giornali erano pieni di sondaggi che dicevano che se si fosse votato in Europa, l’avrebbero scelto oltre l’80% degli elettori. La cosa che riporto a memoria e dunque in maniera non precisa, mi è tornata in mente oggi, guardando i risultati delle elezioni europee. In Italia e fuori dall’Italia dove si segnala il crollo della sinistra e, soprattutto, l’avanzamento della destra estrema e xenofoba/razzista. In quasi tutti gli stati membri dell’Est, ma anche in Austria (quasi 18% dei voti), in Olanda (quasi 17%) e persino nel Regno Unito, dove il British National Party per la prima volta riesce a mandare due deputati in parlamento. La Lega al 10,2% non è quindi un’eccezione scandalosa. <span id="more-18388"></span><br />
Scartata la triste e idiota reazione del “mal comune mezzo gaudio”, viene da chiedere: ma noi europei siamo schizofrenici? Sdoppiati in un dottor Jeckyll che segue la corsa alla Casa Bianca come un reality tifando per il candidato più bello, alto e fico che quindi più permettersi pure di essere piuttosto nero e vagamente islamico, e un Mr Hyde che nel suo paese reale e/o nel giardino dietro a casa non vuole né negri né musulmani né rielaborazioni di “I have a dream”? Siamo semplicemente falsi? Ipocriti?<br />
Magari un po’ sarà così, e poi è ovvio che Obama a noi piaceva perché prometteva di finirla con il “Secolo Americano” di George Bush jr., con le sue guerre, le sue Guantanamo, la sua strafottenza nel non voler firmare trattati internazionali come il protocollo sull’ambiente di Kyoto.<br />
Ma forse c’era dell’altro mentre seguivamo ipnotizzati e commossi i suoi “yes we can” e il suo discorso inaugurale. C’era la nostalgia verso un paese che ha un sogno, c’era la malìa di sentire uno slogan (creato, tra l’altro, da un pubblicitario o esperto di comunicazioni) che diventa vero nel momento in cui milioni di persone lo pronunciano credendoci.<br />
Per noi in questo momento la questione non è quanto sarà bravo a governare Barak Obama, quante cose realmente “progressiste” vorrà o riuscirà a fare. La questione è che ciò che Obama ha rappresentato e rianimato è un’idea di politica che qui in Europa, a sinistra, non si vede pressoché da nessuna parte. Non solo il Pd, ma nemmeno la Spd, il Psf, il Labour Party (e pure Zapatero logorato di governo) riescono a entrare in contatto con la realtà in cui si trovano i cittadini proponendo risposte che vi reagiscono non nel senso della chiusura, ma in quello dell’apertura e del rilancio. Perché per fare questo non bastano proposte concrete possibilmente nitide e coraggiose che comunque mancano (anche perché farle, spesso, è oggettivamente, ancor più in tempi di crisi, assai difficile), ma ci vogliono energia, speranza, fiducia.<br />
Noi in Europa in generale e in Italia in particolare ne abbiamo poca, pochissima. E abbiamo, al contrario, molta paura. Quella su cui la controparte va all&#8217;incasso. Abbiamo pure ragione ad averne, pur essendo stati toccati meno dalla crisi degli Stati Uniti. Nell’Europa occidentale del dopoguerra abbiamo potuto godere per decenni di un benessere diffuso inaudito. Adesso, da un po’ di tempo da questa parte, la cuccagna sta per finire o è finita. Siamo un continente vecchio. Non siamo quasi mai all’avanguardia della ricerca, dell’utilizzo di nuove tecnologie ecc. Produciamo sempre meno e roba carissima (di cui gran parte delle componenti, incluse quelle di una Mercedes, vengono comunque fabbricate in outsourcing in Cina o altrove). La nostra valuta è troppo forte per l’esportazione e per il turismo (dalle mie parti, nel Varesotto, hanno ripreso ad andare a far benzina e shopping in Svizzera). Il costo della vita è troppo alto. Di che cosa camperanno i nostri figli? Come faremo noi stessi a mantenere i nostri più o meno precari posti di lavoro? Cosa ci daranno – se ce lo daranno- come pensione?<br />
Non è facilissimo che arrivi qualcuno, possibilmente più di uno, che snoccioli l’elenco di tutti questi e altri problemi e alla domanda se sarà possibile affrontarli in modo equo e propositivo, risponda “yes, we can”. Però non è impossibile. Leggo, ad esempio, del successo elettorale per il Pd di una donna con le sembianze di ragazza: Debora Serracchiani di Udine. Che si era segnalata  per un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yZYzDQeH_vQ">discorso</a> all’assemblea del partito più diretto, coraggioso e appassionato del solito. E bastano pochi esempi per poter pensare che “yes, we could”se solo riuscissimo a ritrovare un po’ di smalto e di grinta. Un po’ di voglia di alzare il culo e darci da fare. La destra, soprattutto l’estrema destra, vince perché sa a chi parla. E perché in quel che dice,- purtroppo- ci crede.<br />
Qualcuno obbietterà che questo è un discorso troppo generico, retorico, romantico ecc. Che la politica non si fa coi buoni sentimenti, i buoni propositi, lo spirito da boy-scout (stavo scrivendo “ottimismo della volontà”, ma questa è già un’altra storia) La politica si fa misurandosi coi problemi veri, concreti, pallosi.  Sui dati, sui bilanci, sulle statistiche. Indubbiamente. Però se anche hai una macchina col tagliando della revisione e tutti i crismi, ma non ci metti la benzina, non ce ne metti abbastanza o ce ne metti una scadente, quella macchina non parte o non va lontano. La benzina per la politica è la passione per la polis, per la cosa pubblica. Nient’altro. Forse sarebbe il caso cominciare a ricordarselo. Anche se i soliti funzionari ci diranno che il gasolio va benissimo, basta che sparandolo nel serbatoio predisposto per la benzina verde pronunci la parola “rinnovamento”. Ma alla lunga si rovina il motore e l’aria si inquina. E l&#8217;idrogeno manco te lo sogni.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/09/fors-we-could/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>33</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Triptyque pour Obama</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/triptyque-pour-obama/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/triptyque-pour-obama/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 17:55:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[jimi hendrix]]></category>
		<category><![CDATA[liberté de circulation]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/triptyque-pour-obama/</guid>

					<description><![CDATA[ONE TWO THREE]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ONE</strong><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Ur0_MvFJqYQ&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object><br />
<span id="more-10558"></span><br />
<strong>TWO</strong></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Jb1ywVG2h6c&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p><strong>THREE</strong></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/KAHsYmaodkA&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/05/triptyque-pour-obama/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>12</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-20 23:05:37 by W3 Total Cache
-->