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	<title>Elio Grazioli &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Materiali per due mostre: Gianluca Codeghini a Siena e a Firenze</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/10/16/materiali-per-due-mostre-gianluca-codeghini-a-siena-e-a-firenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 05:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andra Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Grazioli]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca codeghini]]></category>
		<category><![CDATA[musica contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[rumore]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Jacoviello]]></category>
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					<description><![CDATA[Materiali e note sul lavoro artistico di <strong>Gianluca Codeghini </strong> <br /> a partire da due mostre personali: From Dust to Noise (Firenze) e NoiSe >< Derive (Siena), incentrate sul rapporto tra immagine e rumore. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Raccolgo qui testi e immagini relativi al lavoro artistico e musicale di Gianluca Codeghini, amico, collaboratore, e soprattutto protagonista di due recenti mostre personali dedicate al rapporto tra la dimensione visiva e quella sonora.</p>
<p>La prima mostra, intitolata <em>Blast: From Dust to Noise</em>, è a cura di Elio Grazioli presso la galleria <strong>Frittelli Arte Contemporanea</strong> a Firenze (26 giugno – 28 settembre 2025). La seconda mostra costituisce un progetto più ramificato dal titolo <em>NoiSe &gt;&lt; Derive</em> ed è a cura di Stefano Jacoviello all’interno di <em>Derive</em> della Chigiana International Festival &amp; Summer Academy 2025 (Siena, 8 luglio &#8211; 14 settembre 2025). Quest’anno l’istituzione ha realizzato un focus ispirato all’opera del compositore francese Pierre Boulez, di cui ricorre il centenario della nascita. Il progetto ha diversi livelli di complessità e complicità in quanto è il risultato di collaborazioni tra diversi istituzioni, coordinate dal direttore artistico della Chigiana Nicola Sani. Codeghini ha così potuto confrontarsi attivamente con tre sedi diverse, dentro e fuori le mura di Siena: con l’<strong>Accademia Chigiana </strong>promotrice del progetto, con il <strong>Complesso</strong> <strong>Muse</strong><strong>ale S. Maria della Scala </strong>e con lo spazio <strong>InnerRoom</strong> space concept ospitato nel negozio di coppe e medaglie Fusi&amp;Fusi nella zona fuori mura Open Toselli, insolita sede periferica in un’area di transito.</p>
<h3 style="text-align: center;">∴ ∴</h3>
<p class="Corpo"><span lang="IT" style="font-size: 14.0pt;">Cosa ascoltiamo quando vediamo un rumore o cosa vediamo quando lo ascoltiamo? Quale è la sua consistenza, la sua natura e il suo punto d’incontro o è più un luogo di scontro, di rottura e provocazione? Non è così semplice decodificare quanto accade in una mostra di Gianluca Codeghini, gli elementi in gioco sono molteplici e accadono sempre un momento prima o poco dopo, risultando volutamente tanto assertivi quanto sfuggenti. Anche la materia con cui esercita il suo punto di vista non è mai la stessa, così che queste sue mostre tra Firenze e Siena sembrano avere più autori, a volte uno e in certi nessuno e questo perché Codeghini gioca a forzare i limiti dei concetti, a muoversi sui bordi delle cose, a confondere se stesso e gli altri <i>al punto tale</i>, cito da un suo testo, <i>da lasciare nella memoria il dubbio di aver ascoltato altro o di non aver ascoltato affatto</i>, una condizione che declina su tutto il suo operato che sia linguistico, performativo, visivo o musicale.</span></p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116416 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-300x200.jpg" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-150x100.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-696x464.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-630x420.jpg 630w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal.jpg 1000w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Piecemeal, 21 luglio chiesa di Sant’Agostino in Siena (ph. Roberto Testi)</em></p>
<p><em>Piecemeal</em> (2008/2025) una partitura per coro dalla doppia natura: installazione sonora diffusa lungo il percorso del Complesso Museale di Santa Maria della Scala per tutta la durata della mostra, e performance dal vivo eseguita il 21 luglio nella chiesa di Sant’Agostino a Siena dal Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”, diretto da Lorenzo Donati. L’opera è una semplice e al tempo stesso improbabile azione vocale, in cui i coristi cercano di dare forma a un’idea andando oltre il proprio ruolo. Si trovano confrontati con una condizione in cui ogni tecnica non serve più, è annullamento, perché si entra in uno stato di sospensione, aleatorio, fatto di rumori, un piacevole “rumore bianco”, che invita alla condivisione e crea complicità tra esecutori e ascoltatori.</p>
<h3 style="text-align: center;">∴ ∴</h3>
<p class="Corpo"><span lang="IT" style="font-size: 14.0pt;">Nella sede della Chigiana troviamo l’installazione al neon <em>NoiSe</em> (2003), la stanza è totalmente avvolta da una luce azzurra.</span></p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116418 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-214x300.jpg" alt="" width="600" height="843" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-214x300.jpg 214w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-729x1024.jpg 729w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-768x1079.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-1093x1536.jpg 1093w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-1458x2048.jpg 1458w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-150x211.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-300x421.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-696x978.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-1068x1500.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-299x420.jpg 299w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg.jpg 1500w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Noi se (scritta neon azzurro) 2003.</em></p>
<p>La materia di Codeghini, in effetti, è il rumore: non quello assordante che copre, ma quello impercettibile che rivela. È il sussurro che disturba l’inerzia, lo scarto che interroga il visibile, il dubbio che ci obbliga a guardare e a pensare lateralmente. Le sue opere ci disarmano: non offrono soluzioni, ma ci restituiscono il senso della complessità e del limite.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116490 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-1024x600.jpg" alt="" width="600" height="351" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-1024x600.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-300x176.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-768x450.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-1536x900.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-150x88.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-696x408.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-1068x625.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-717x420.jpg 717w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile.jpg 1600w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Don’t Stop Smiling</em>. 2005-2025.</p>
<p>Si tratta di opere dall’apparenza innocua che producono processi attivi al punto tale da lasciare nella memoria il dubbio di aver prodotto altro o di non averlo fatto affatto. C’è sempre una via di fuga nell’interpretazione di un’opera, un gesto o suono di Codeghini; è come se la loro funzione non dipenda da ciò che sono ma dalla possibilità di essere altro. In un testo del catalogo, Cristiano Leone focalizza quanto siano disarmanti queste opere che in apparenza non offrono soluzioni, ma ci restituiscono il senso della complessità e del limite, perché: &#8220;come ci insegna Codeghini, è proprio là dove il linguaggio si inceppa, che comincia il vero ascolto. E anche una deriva, se accolta con fiducia, può diventare un’origine.&#8221;</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116491 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-793x1024.jpg" alt="" width="600" height="775" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-793x1024.jpg 793w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-232x300.jpg 232w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-768x992.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-1189x1536.jpg 1189w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-150x194.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-300x388.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-696x899.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-1068x1380.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-325x420.jpg 325w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto.jpg 1200w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Entrée (colore nero non fissato su vetro), 1991/2001</em></p>
<h3 style="text-align: center;">∴ ∴</h3>
<h3><em>Non abbiamo compiuto un passo importante, semplicemente stiamo provando.</em></h3>
<p>Alessandro Broggi, <em>Noi</em>, Tic, Roma 2024</p>
<p>Alessandro Broggi, scomparso di recente, è una presenza costante e imprescindibile di questa mostra. Tra i due è nata una collaborazione costante e intensa dopo il loro incontro nel Parco di Veio alla Fondazione Baruchello per Roma Poesia nel 2007. Questa frase la troviamo sia esposta in mostra che sul catalogo, insieme ad altre che accompagnano e introducono molte riflessioni del curatore Stefano Jacoviello.</p>
<p>Scrive quest&#8217;ultimo, nel suo intervento intitolato <em>Se noi</em> :</p>
<p style="padding-left: 40px;">Noi non è dunque affatto un’espressione pacifica. Diverso dall’io, dal tu, dall’essi, deitticamente stabili, noi contiene una comunità con le sue inevitabili turbolenze<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Perché dentro quel noi nascono le individualità dei sé: si sottraggono all’ omogeneità per un miraggio di indipendenza, confidano nel sentirsi autonomamente proprie, si incontrano e confrontano, si rispecchiano e si rinfacciano. La scissione continua delle identità – che non sono mai date di per sé ma nascono congiuntamente nella relazione che le interdefinisce –, questa rigenerazione dell’insieme scaturita dal dividersi testardo in elementi più piccoli, rapidi, apparentemente slegati, provoca la vitalità della comunità e il rumore che ne deriva.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Un rumore che è il resto di una continua trasformazione: invade infinitamente lo spazio neutro che ci circonda, impedisce di tracciarvi una rotta e sulla spinta di una indefinibile mancanza ci conduce alla deriva. Il rumore è il fuori-campo che cerca disperatamente l’orizzonte del fuori-senso. È l’insignificante che si sottrae alla forma per restare disponibile a prenderne un’altra, e poi eventualmente lasciarla sotto l’impulso di un contatto improvviso, di un gesto inatteso. Il rumore è il sintomo della presenza imminente del senso, che resta sulla soglia della comprensione, in attesa che qualcuno ne senta la pressione oppure la convogli nell’indifferenza silenziosa.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Paolo Fabbri, “Identità: l’enunciazione collettiva”, in <em>aut aut</em>, 385, 2020.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116526 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-1024x614.jpg" alt="" width="600" height="360" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-1024x614.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-300x180.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-768x461.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-150x90.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-696x418.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-1068x641.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-700x420.jpg 700w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti.jpg 1200w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Crudeltà unite, 2025</em></p>
<p>In mostra troviamo anche una selezione di video. Ne ricordo almeno tre che hanno una valenza sia installativa che documentale. Il primo ha come titolo <em>Dalle stalle alle stelle </em>(1993) ed è un’azione rumoristica durata tre giorni e tre notti tra i sassi di Matera, una performance dissipativa realizzata grazie al supporto di G. Magnabosco al sax giocattolo. Il secondo video dal titolo <em>Crudeltà inaudite</em> (2007), realizzato al Mart di Rovereto in collaborazione con D. Bellini, ha come protagonisti due gatti che abbattono delle armate di soldatini bianchi (oltre seimila) in uno scenario metafisico con una colonna sonora realizzata appositamente dall’autore, utilizzando gli intonarumori di Luigi Russolo. Il terzo video <em>There</em><em>’</em><em>s still for a bit </em>(2017) ha sempre la stessa natura e documenta alcuni concerti ad personam in cui Codeghini, con l’ausilio di caramelle effervescenti, si avvicina all’orecchio dello spettatore, offrendogli un concerto in esclusiva della durata di circa un minuto.</p>
<h3 style="text-align: center;">∴ ∴</h3>
<p>Sulla mostra <em>Blast: from dust to noise</em> alla Galleria Frittelli di Firenze, vale la pena di citare questo passaggio del curatore Elio Grazioli, presente nel catalogo:</p>
<p style="padding-left: 40px;">La polvere è della materia, e con essa dell’immagine, della realtà e del linguaggio, quello che il rumore è del suono, dell’armonia, del canone in quanto polveroso. Non si tratta di un elogio della distruzione, di un discorso nichilista, tutto va in frantumi, polvere alla polvere, bensì di un <em>blast</em>, una esplosione, cioè di una strategia nientemeno che rivelatrice anzi, di una polvere che diventa figura, benché e anzi propriamente altra, differente – nel duplice senso della parola – e di un rumore che evidenzia i caratteri del suono invece che darli per scontati e in tal modo subirli. Naturalmente c’è anche della trasgressione, senza la quale è ormai impossibile aprire gli occhi e gli orecchi…</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116530 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-696x1024.jpg" alt="" width="600" height="883" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-696x1024.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-204x300.jpg 204w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-768x1130.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-1043x1536.jpg 1043w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-150x221.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-300x442.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-1068x1572.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-285x420.jpg 285w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0.jpg 1106w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Elusive void of pleasure, 2019</em></p>
<p>Concludo con un riferimento a <em>Flaw order</em>, uno dei miei pezzi preferiti. Ognuno ha sognato di vedere concretizzata la frase fatta: un elefante in una cristalleria. Codeghini ci offre la sua versione rock di questa frase. Si tratta di un&#8217;azione performativa consistente nel &#8220;suonare&#8221; una batteria allestita con oggetti di vetro e ceramica (vasi, tazzine, caraffe, statuette, ecc.), che sostituiscono rullanti, piatti e charleston. L&#8217;uso di questa baterria-scultura coincide con una composizione specifica per rumori di porcellana e vetro in pezzi, ma una volta terminata la distruzione, rimane comunque una forma sparpagliata e residuale, che non cessa di esistere anche se sono ormai subentrati il silenzio e l&#8217;immobilità.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116528 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1024x427.jpg" alt="" width="600" height="250" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1024x427.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-300x125.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-768x320.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1536x640.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-2048x854.jpg 2048w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-150x63.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-696x290.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1068x445.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1920x800.jpg 1920w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1008x420.jpg 1008w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Flaw order</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Purtroppo ti amo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/09/04/purtroppo-ti-amo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2015 05:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Editrice Quinlan]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Grazioli]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Pacini]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Purtroppo ti amo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 7">
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<div class="column" style="text-align: justify;">
<figure id="attachment_56247" aria-describedby="caption-attachment-56247" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-56247 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/foto_28-300x248.jpg" alt="foto_28" width="300" height="248" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/foto_28-300x248.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/foto_28.jpg 601w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-56247" class="wp-caption-text">Purtoppo ti amo, di Federico Pacini, Editrice Quinlan, 2013</figcaption></figure>
<p>È una visione del mondo – da fotografo, ha già spiegato Susan Sontag – e un’immagine dell’Italia, fatta di accostamenti incongrui, di tempi stratificati, di stili e dettagli inspiegabili, che tuttavia stanno insieme e formano una enigmatica “metafisica” unità.</p>
</div>
<div class="column" style="text-align: justify;">
<p>Così è infatti l’insieme del libro di Pacini: diversi filoni tematici sparsi e ritmati nelle ricorrenze e negli incastri, dove gli accostamenti tra immagini successive arricchiscono le singole e intrecciano i temi.</p>
<p>(da: <em>Il proprio sentire</em>, nota introduttiva di <strong>Elio Grazioli</strong>)</p>
</div>
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<div class="column">
<p style="text-align: justify;"><strong>Federico Pacini</strong> (Siena 1977) è laureato in Scienze Politiche. In ambito fotografico ha ricevuto importanti riconoscimenti a livello internazionale: second place with Honorable mension <em>IPA 2009 International Photography Awards Lucie Awards</em> (new York, Lincoln centre, 19th october 2009) per il libro 00001735. tif; second place <em>PX3 Competition 2010 – Prix de la Photographie Paris</em> per il libro 00001735.tif. Dal 2004 al 2012 ha realizzato inoltre varie pubblicazioni e diverse esposizioni sia in italia che all’estero.</p>
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<p><span id="more-56246"></span></p>
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		<title>Nasce doppiozero</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/21/nasce-doppiozero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 13:45:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
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					<description><![CDATA[doppiozero: istruzioni per l&#8217;uso Tutte le esperienze di produzione e informazione culturale si stanno ormai affacciando in rete e l’utopia di un sapere diffuso, accessibile a tutti, sembra non esser mai stata così vicina a realizzarsi. Un anno fa ci siamo messi intorno a un tavolo con quest’idea in testa: trovare un modo nuovo per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.doppiozero.com/">doppiozero</a>: istruzioni per l&#8217;uso</em></p>
<p>Tutte le esperienze di produzione e informazione culturale si stanno ormai affacciando in rete e l’utopia di un sapere diffuso, accessibile a tutti, sembra non esser mai stata così vicina a realizzarsi. Un anno fa ci siamo messi intorno a un tavolo con quest’idea in testa: trovare un modo nuovo per produrre e pubblicare (nel senso di rendere pubblica) cultura in rete con uno sguardo più lungo e più lento, capace di interpretare la contemporaneità, di mostrarla come un campo dove non conta solo il libro, l’immagine o il personaggio del momento ma in cui risuona la memoria e germoglia il futuro. Stimolare riflessioni, discussioni, partecipazione: questi i nostri punti di partenza. E soprattutto, formulare nuove domande e cercare nuove risposte per sollevare la temperatura culturale del nostro paese, per cercare di capire chi siamo e dove andiamo.<br />
E così eccoci qui, con qualcosa che è allo stesso tempo un esperimento, un passo avanti e una prova: una versione beta, come si dice sul web. Che tradotto significa: ciò che vedete è solo una piccola parte di quello che abbiamo in mente.<br />
Continua a leggere su <em><a href="http://www.doppiozero.com/materiali/lettere/doppiozero-istruzioni-luso">doppiozero</a></em></p>
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		<title>Ancora su Schwitters</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 06:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo MAria Ripellino]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Grazioli]]></category>
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		<category><![CDATA[Kurt Schwitters]]></category>
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		<category><![CDATA[valerio magrelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Come ho già segnalato qui, è uscito un nuovo volume di Riga (qui affianco la copertina) a cura di Elio Grazioli dedicato a Kurt Schwitters. Allego qui di seguito due poesie, una di Angelo Maria Ripellino e l&#8217;altra, inedita, di Valerio Magrelli, intervallate da due immagini della più famosa e ahinoi perduta opera di Schwitters, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/29-schwitters.jpg" alt="29-schwitters" title="29-schwitters" width="200" height="284" class="alignleft size-full wp-image-24087" /> Come ho già segnalato <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/10/02/una-riga-su-kurt-schwitters/">qui</a>, è uscito un nuovo volume di <a href="http://www.rigabooks.it/">Riga </a>(qui affianco la copertina) a cura di Elio Grazioli dedicato a Kurt Schwitters.<br />
Allego qui di seguito due poesie, una di <strong>Angelo Maria Ripellino</strong> e l&#8217;altra, inedita, di <strong>Valerio Magrelli</strong>, intervallate da due immagini della più famosa e ahinoi perduta opera di Schwitters, il <a href="http://www.merzbaurekonstruktion.com/ita/merzbau.htm">Merzbau</a>. Per sentire la &#8220;viva voce&#8221; di Schwitters andate al terzo commento del pezzo succitato (grazie Orsola. Ma ascoltate anche il suggerimento di Andrea).<br />
<em>G.B.</em><br />
<span id="more-24086"></span><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/merzbau04.jpg" alt="merzbau04" title="merzbau04" width="441" height="600" class="alignnone size-full wp-image-24088" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/merzbau04.jpg 441w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/merzbau04-220x300.jpg 220w" sizes="(max-width: 441px) 100vw, 441px" /></p>
<p><strong>Schwitters</strong><br />
Angelo Maria Ripellino</p>
<p>Pozzanghera di stelle, il verde cielo<br />
scintilla indifferente alle mie pene.<br />
Sotto lampioni di malva trascino<br />
le mie grandi scarpe sfaccettate.<br />
Ad ogni svolta il ghigno di un oggetto<br />
fa vacillare i miei timidi passi:<br />
dai ponti, dalle torri, dal selciato<br />
scoppiano girandole beffarde.<br />
Battendo sugli spigoli del buio,<br />
gli oggetti sparpagliati si frammischiano<br />
in un magico bindolo che spruzza<br />
di baleni il pudore della notte.<br />
Brillano come maschere di fiamma,<br />
come i galletti d’una luminaria,<br />
canzonando il mio affanno, il mio sgomento.<br />
Ma ho bisogno di loro, il loro scherno<br />
altezzoso e malefico mi aiuta<br />
a vincere l’angoscia dello spazio.<br />
a rivestire di nomi l’abisso.<br />
Ho bisogno d’infarcire il vuoto<br />
di ciarpame, di rancidi feticci.<br />
Sto ammucchiando forcine, cappelli, provette,<br />
ciondoli di vecchie cassapanche,<br />
nastri, chiavette, luminelli, trucioli<br />
in un denso viluppo, in un ordito<br />
che non lasci passare, che disperda<br />
le lusinghe, le raffiche del nulla.</p>
<p>In Id., <em>Non un giorno ma adesso</em>, Roma, Tipografia Grafica, 1960; ora in <em>Poesie prime e ultime</em>, a cura di Federico Lenzi e Antonio Pane, presentazione di Claudio Vela, introduzione di Alessandro Fo, Torino, Aragno, 2006, p. 96.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/merzbau05.jpg" alt="merzbau05" title="merzbau05" width="420" height="582" class="alignnone size-full wp-image-24089" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/merzbau05.jpg 420w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/merzbau05-216x299.jpg 216w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></p>
<p><strong>Merzbau</strong><br />
Valerio Magrelli</p>
<p>Schwitters-paguro<br />
Schwitters-bernardo<br />
Schwitters-paguro-bernardo.<br />
Che idea, abitare dentro una scultura!<br />
Che idea, traslocare nell’opera!<br />
(Ma l’opera è una casa di proprietà o in affitto?)<br />
E allora mi domando:<br />
chi di voi è l’animale?<br />
chi di voi è la conchiglia?<br />
Che meraviglia questo<br />
insediamento reciproco&#8230;<br />
Non mi stupisce che abbiano voluto bombardarlo.</p>
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		<title>Una Riga su Kurt Schwitters</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 06:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Boccadoro]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Grazioli]]></category>
		<category><![CDATA[Kurt Schwitters]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[Riga]]></category>
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					<description><![CDATA[una segnalazione di Marco Belpoliti A Milano, domenica 4 Ottobre 2009, ci sarà la presentazione del nuovo numero della collana «Riga», dedicato a Kurt Schwitters. Dadaista? Kurt Schwitters (1887-1948) è stato il maestro del sublime riciclo, della trasformazione in arte di ciò che gli altri buttano, personaggio eccentrico e particolare, inclassificabile come la sua arte. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/image.gif" alt="image" title="image" width="454" height="182" class="alignnone size-full wp-image-23122" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/image.gif 454w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/image-300x120.gif 300w" sizes="(max-width: 454px) 100vw, 454px" /></p>
<p>una segnalazione di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>A Milano, domenica 4 Ottobre 2009, ci sarà la presentazione del nuovo numero della collana «Riga», dedicato a Kurt Schwitters.<br />
Dadaista? Kurt Schwitters (1887-1948) è stato il maestro del sublime riciclo, della trasformazione in arte di ciò che gli altri buttano, personaggio eccentrico e particolare, inclassificabile come la sua arte.<br />
Il nuovo numero della collana monografica «Riga», a cura di Elio Grazioli, presenta un’ampia selezione di testi e scritti dell’artista tedesco, alcuni dei quali tradotti per la prima volta in italiano, e raccoglie dichiarazioni, manifesti, poesie e ricordi, per restituire la ricchezza, la varietà e la complessità della sua opera. <span id="more-23121"></span><br />
Il genio Schwitters ha esplorato infinite direzioni; classificato sotto la rubrica del dadaismo ma fertile di spunti diversi, anticipatore della Pop Art oltre che delle moderne installazioni.<br />
<em>Collages</em> prima di tutto, piccolissimi e curatissimi, assemblaggi di elementi del quotidiano, biglietti del tram usati, ritagli di giornale mescolati a elementi tradizionali di un quadro, e accumuli tanto grandi da invadere gli spazi, uscendo dagli ambienti, sfondando soffitti e finestre.<br />
<em>Merzbau </em>di Valerio Magrelli, che apre questo volume di «Riga», è proprio un omaggio letterario alla opera più celebre dell’artista tedesco, di proporzioni grandiose, cui dedicò gran parte della propria vita, opera che influenzerà le numerose installazioni del secondo dopoguerra e che allora, senza precedenti di riferimento, egli battezzò «<em>Cattedrale della miseria erotica</em>». All’interno di questa costruzione, che andò via via fondendosi con la sua stessa casa, Schwitters dedicò ad ognuno dei propri amici uno spazio, una grotta, in cui raccolse oggetti, e perfino materiale organico, appartenuti agli stessi (pezzi di unghie, mozziconi di sigarette…).<br />
Grafico e pubblicitario, poeta sonoro e visivo, Schwitters ha utilizzato la tecnica del collage anche utilizzando le parole, componendo le sue incomprensibili poesie con suoni, frammenti linguistici, assemblati in modo inatteso e irregolare.<br />
«Riga» ricorda la genialità dell’artista di Hannover ricostruendo le tappe salienti della sua vita e della sua opera, ricordando le sue amicizie e i suoi dissidi, gli interlocutori, le tournée leggendarie, la particolarità della sua figura, personale e artistica.<br />
Il volume è arricchito da testimonianze di artisti ed amici e omaggi di poeti – da Tristan Tzara a Hans Arp, da Hans Richter a Carola Giedion-Welcker – e da un&#8217;ampia raccolta di saggi, classici e inediti, di studiosi e critici d’arte, che ripercorrono momenti significativi della sua vita, ne analizzano i rapporti significativi e gli episodi di rilievo: Sarah Wilson discute l’ultimo periodo di Schwitters, Serge Le moine dedica attenzione all’attività grafica dell’artista, Marco Belpoliti confronta i suoi collages con le «capsule di tempo» di Warhol.<br />
In chiusura, ultimo omaggio all’artista, i contributi visivi di tre artisti: il gruppo Warburghiana, Luca Vitone e Luca Scarabelli. </p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/image2.gif" alt="image2" title="image2" width="311" height="335" class="alignnone size-full wp-image-23123" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/image2.gif 311w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/image2-278x300.gif 278w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></p>
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