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	<title>emilia zazza &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Piccoli Maestri è diventata un&#8217;associazione culturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 07:00:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Ricevo questa buona notizia da Federico Cerminara, e la pubblico qui molto volentieri.) Siamo lieti di comunicarvi la nascita dell’associazione culturale Piccoli Maestri, affiliata Endas. Il progetto, nato nel 2011 da un’idea di Elena Stancanelli, su ispirazione del lavoro di Dave Eggers in America (826 Valencia) e Nick Hornby a Londra (Il ministero delle storie), [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>Ricevo questa buona notizia da Federico Cerminara, e la pubblico qui molto volentieri.</em>)</p>
<figure id="attachment_43987" aria-describedby="caption-attachment-43987" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/?attachment_id=43987" rel="attachment wp-att-43987"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-43987" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/6491812701_ce1932b8a4_z1.jpg" alt="" width="640" height="480" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/6491812701_ce1932b8a4_z1.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/6491812701_ce1932b8a4_z1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a><figcaption id="caption-attachment-43987" class="wp-caption-text">La fotografia è di Rino Bianchi</figcaption></figure>
<p>Siamo lieti di comunicarvi la nascita dell’<strong>associazione culturale Piccoli Maestri, </strong>affiliata <strong>Endas</strong>. Il progetto, nato nel 2011 da un’idea di Elena Stancanelli, su ispirazione del lavoro di Dave Eggers in America (<em>826 Valencia</em>) e Nick Hornby a Londra (<em>Il ministero delle storie</em>), coinvolge <strong>un gruppo di scrittori che, mettendo a disposizione tempo e passione, legge e racconta un libro ai ragazzi delle scuole medie e superiori</strong>. All’iniziativa, di <strong>carattere totalmente gratuito</strong>, hanno già aderito numerose scuole e centri di aggregazione giovanile.</p>
<p>Con l’intento di rendere sempre più viva e solida la <strong>scuola di lettura </strong>dei Piccoli Maestri, abbiamo fondato l’omonima associazione culturale il cui consiglio direttivo è composto da <strong>Elena Stancanelli</strong> (presidente), <strong>Federico Cerminara</strong> (segretario), <strong>Vins Gallico</strong>, <strong>Chiara Mezzalama</strong>,<strong> Roberto Parpaglioni</strong>,<strong> Emiliano Sbaraglia</strong>, <strong>Emilia Zazza</strong>. Il ruolo del tesoriere è affidato a <strong>Rino Bianchi</strong>.</p>
<p>Stimolare la <strong>curiosità dei ragazzi</strong> e tenere vivo <strong>l</strong>’<strong>amore per la lettura</strong>, questo è il nostro obbiettivo. Inizia un<strong> nuovo anno scolastico</strong>, e i Piccoli Maestri sono pronti. Carichi di libri e di buone intenzioni. L’elenco degli scrittori e delle scrittrici, abbinato ai libri che hanno proposto, è presente sul blog, a disposizione delle scuole che potranno invitarci presso le loro sedi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ulteriori informazioni e contatti:</p>
<p><strong>rassegna stampa</strong>: <a href="http://piccolimaestri.wordpress.com/rassegna-stampa/" target="_blank">http://piccolimaestri.wordpress.com/rassegna-stampa/</a></p>
<p><strong>elenco libri</strong>: <a href="http://piccolimaestri.wordpress.com/piccoli-grandi-libri-2/" target="_blank">http://piccolimaestri.wordpress.com/piccoli-grandi-libri-2/</a> <strong></strong></p>
<p><strong>blog</strong>: <a href="http://piccolimaestri.wordpress.com/" target="_blank">http://piccolimaestri.wordpress.com/</a><strong></strong></p>
<p><strong>mail</strong>: <a href="mailto:piccolimaestri.info@gmail.com" target="_blank">piccolimaestri.info@gmail.com</a><strong></strong></p>
<p><strong>facebook</strong>: <a href="http://www.facebook.com/pages/Piccoli-Maestri-scuola-di-lettura-per-ragazzi/246330208748260" target="_blank">Piccoli Maestri &#8211; scuola di lettura per ragazzi</a></p>
<p><strong>twitter</strong>: <a href="https://twitter.com/piccolimaestri" target="_blank">@piccolimaestri</a></p>
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		<title>Primo marzo 2010 – sciopero degli stranieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 07:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[emilia zazza]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[marco rovelli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Emilia Zazza   La parola sciopero sa di stantio, è una parola piena di polvere, dimenticata su un armadio. Non la si tira giù nemmeno per le pulizie di Pasqua. Perché sciopero vuol dire diritti dei lavoratori. E chi è, ormai, che ce l&#8217;ha un lavoro? Contiamoci. E anche qualora ce l&#8217;avessi, magari garantito [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/San-Papier.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-thumbnail wp-image-28442" title="San-Papier" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/San-Papier-150x150.jpg" alt="San-Papier" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">di <strong>Emilia Zazza</strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">La parola sciopero sa di stantio, è una parola piena di polvere, dimenticata su un armadio. Non la si tira giù nemmeno per le pulizie di Pasqua. Perché sciopero vuol dire diritti dei lavoratori. E chi è, ormai, che ce l&#8217;ha un lavoro? Contiamoci. E anche qualora ce l&#8217;avessi, magari garantito a tempo indeterminato le fabbriche, semplicemente, chiudono, e puoi scioperare quanto vuoi&#8230; ma la fabbrica non c&#8217;è più.</p>
<p><span id="more-28441"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">E&#8217; quindi curioso che, in un contesto del genere, su Facebook sia nato un gruppo dal nome: <em>Primo marzo sciopero degli stranieri </em>(<span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=208029527639&amp;ref=ts">www.facebook.com/group.php?gid=208029527639&amp;ref=ts</a></span></span></span>). E&#8217; vero che l&#8217;iniziativa è partita dalla Francia <span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lajourneesansimmigres.org/fr/">http://www.lajourneesansimmigres.org/fr/</a></span></span></span> 24 heurs sans nous, che a loro volta l&#8217;hanno ripresa dalle lotte degli immigrati negli Stati Uniti, ma qui siamo in Italia. E&#8217; il paese di White Xmas a Coccaglio, tanto per dire l&#8217;ultima delle brillanti iniziative in materia di convivenza, il paese in cui Ministri della Repubblica vogliono demolire l&#8217;art. 1 della Costituzione (<em>L&#8217;Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro</em>) e il paese del reato di clandestinità. E quindi, verificata l&#8217;efficienza organizzativa di FB, dopo il successo della manifestazione del No B Day, Stefania Ragusa, Cristina Seynabou Sebastiani e Daimarely Quintero, sono partite da lì: hanno aperto un gruppo, iniziato a coinvolgere persone e si sono gemellate con i francesi. “E&#8217; importante che la manifestazione abbia un respiro europeo” mi dice Stefania Ragusa al telefono. “Questo gruppo si propone di organizzare una grande manifestazione di protesta per far capire all&#8217;opinione pubblica italiana quanto sia determinante l&#8217;apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società”, si legge sul profilo. Chi si aggiunge al gruppo è immediatamente invitato a iscriversi alla mailing list (primomarzo2010@gmail.com) per creare un contatto più diretto e organizzarsi, costituire comitati territoriali: è importante agire in maniera capillare, riuscire a raggiungere tutti quelli che non hanno accesso a internet, non parlano la nostra lingua, non hanno un computer. E infatti i comitati sono già nati: Milano, Perugia, Palermo, Roma e altri ne stanno nascendo in questo momento (ognuno con la sua mailing list di riferimento). A ognuno viene chiesto un contributo, un&#8217;idea, anche perché bisogna rendere visibili le astensioni. L&#8217;attività sul territorio è importante perché le modalità dello sciopero vengono costruite insieme, a seconda delle caratteristiche di chi vi partecipa. Sì, perché qui sta l&#8217;elemento innovativo e coraggioso. Lo sciopero, dicevamo, lo sciopero dal lavoro non solo non se lo può permettere più nessuno, ma perde sempre di più il suo controvalore. Nel caso specifico, poi, gli stranieri vengono spesso sfruttati, pagati in nero, quando non sono addirittura senza lavoro. Che si scioperano, allora? E&#8217; tra le prime obiezioni che vengono fatte. La verità è che sebbene lo strumento resti lo stesso: l&#8217;astensione, non sarà più solo dal lavoro. Ma soprattutto dal consumo. Il concetto di cittadino si è svuotato, se mai ha avuto un valore in Italia, oggi, che ci piaccia o no, siamo consumatori, è così che siamo considerati: solo per questo abbiamo un valore per chi comanda, e non è più il padrone a comandare, non quello nel senso tradizionale del termine almeno, quello che conta è cosa compri, come lo compri, in quali quantità. Se tutti gli stranieri (e tutti gli altri che aderiscono) per un giorno si astengono dal comprare dall&#8217;unico alimentari del paesello del nord est, se tutti quelli a Roma per un giorno non inviano soldi alla famiglia di origine tramite quel certo vettore, se per quel giorno non si fanno telefonate, non si prendono treni, non si prende il caffe&#8217; nel bar della piazza. Ebbene, il mondo si accorgerà che esisti e che sei fondamentale per l&#8217;economia del paese, che puoi, se vuoi, avere un peso specifico e contare nelle decisioni che riguardano la comunità. Questo poi sarebbe un discorso da allargare a tutte le nuove forme di lotta e di rivendicazione dei diritti. Ma ora parliamo del primo marzo 2010. Un&#8217;ultima considerazione. Un&#8217;altra delle obiezioni che vengono fatte allo sciopero (non ultimo su un noto magazine allegato a un quotidiano nazionale) è che gli italiani non capirebbero. Come se noi fossimo da una parte e loro dall&#8217;altra. Questa è un&#8217;altra cosa che il gruppo che organizza lo sciopero, e quindi di conseguenza la manifestazione stessa, si propone di superare. La divisione tra italiani e stranieri. Quando si scrive di questi temi una delle difficoltà maggiori è proprio trovare i termini giusti, perché il vecchio linguaggio non basta più, non ha più senso, le vecchie parole non servono più a indicare il concetto che si vuole esprimere. Italiani e stranieri. I ragazzi di seconda generazione che sono italiani, ma che a causa dell&#8217;aspetto e delle abitudini vengono considerati stranieri e che parteciperanno alla manifestazione a fianco di chi ancora invece non riesce ad avere voce, sono stranieri o italiani? E gli italiani in Francia di seconda, terza generazione, sono stranieri, italiani o francesi? Quando si creano questi corto circuiti lessicali vuol dire che è ora di ripensare la realtà che viviamo. Le parole hanno un senso, che è quello di descrivere ciò che vediamo. Bisogna abituarsi all&#8217;idea che ciò che vediamo è cambiato e che vanno trovati nuovi nomi, nuove forme di lotta, vanno individuati i nuovi diritti da difendere e da conquistare. Spesso ci si chiede da dove cominciare. Io propongo da qui:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=208029527639&amp;ref=ts">www.facebook.com/group.php?gid=208029527639&amp;ref=ts</a></span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=208029527639&amp;ref=ts"> </a></span></span></span></p>
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		<title>Cristina Donà, c&#8217;è il mondo oltre il giardino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2005 12:39:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[annie whitehead]]></category>
		<category><![CDATA[cristina donà]]></category>
		<category><![CDATA[emilia zazza]]></category>
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					<description><![CDATA[di Emilia Zazza Quattro stelle. Robert Wyatt nel 1997 espresse così il suo apprezzamento per Tregua (Mescal 1997), album d’esordio di Cristina Donà. Il giornale sul quale il musicista di Canterbury esprimeva il suo parere sulle uscite migliori dell’anno era Mojo: vera bibbia per gli amanti della musica. E il lavoro della Donà iniziò a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <b>Emilia Zazza</b></p>
<p><img loading="lazy" alt="cri.jpg" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/cri.jpg" width="200" height="150" border="0" /haspace=4 vspace=2 align=left/></p>
<p>Quattro stelle. <b>Robert Wyatt </b>nel 1997 espresse così il suo apprezzamento per <b>Tregua (Mescal 1997), </b>album d’esordio di <b>Cristina Donà.</b> Il giornale sul quale il musicista di Canterbury esprimeva il suo parere sulle uscite migliori dell’anno era <b>Mojo:</b> vera bibbia per gli amanti della musica. E il lavoro della Donà iniziò a girare per le radio inglesi complice anche <b>Charlie Gilett</b>, noto critico, conduttore radiofonico della Bbc e produttore. Sono passati sette anni e da qualche mese la Donà è alla conquista del mercato inglese. A dicembre del 2004 è uscito <i>Cristina Donà</i>, versione inglese del fortunato <i>Dove sei tu</i>, prodotto dalla Rykodisc e distribuito in 33 paesi.<br />
<span id="more-983"></span><br />
Per la discografia italiana è un po’ un caso, per la Donà è il coronamento di un percorso. L’abbiamo incontrata per parlare di quello che c’è  stato in mezzo a questi due eventi e di quello che ci sarà. L’occasione è delle migliori, ellittica, quasi: il 1 marzo la cantante lombarda si unirà al gruppo di <b>Soupsongs </b>che sul palco <b>dell’Auditorium Parco della Musica, a Roma</b>, festeggerà i 60; di chi? Di <b>Robert Wyatt</b>, <i>ça va sans dire</i>…<br />
Iniziamo dalla fine.</p>
<p><b>Soupsongs è un progetto che risale al 1991. Nasce per volere di Annie Whitehead, trombonista di Robert Wyatt, per continuare a portare in giro le sue canzoni. Dal progetto live è scaturito anche un disco omonimo. Come è stata coinvolta?</b></p>
<p>La mia prima partecipazione a <i>Soupsongs </i>risale all’agosto del 2004, in un concerto a Roccella Ionica. Ci sono stati più eventi  insieme: <b>Rosalba di Raimondo</b> ha fatto il mio nome ad <b>Annie Whitehead </b>e allo stesso momento anche <b>Robert Wyatt,</b> sapendo che <b>Soupsongs</b> stava arrivando in Italia, ha suggerito ad Annie di coinvolgermi. Il progetto non girava più con la formazione originale: <b>Julie Tippets </b>partecipa solo ai concerti vicino Londra e quindi erano in cerca di altre voci femminili, così sono stata coinvolta io insieme a <b>Sarah Jane Morris.</b></p>
<p><b>Cosa canterà?</b></p>
<p>Annie Whitehead è una persona molto aperta, mi ha fatto scegliere i brani in maniera autonoma ed ha accettato dei suggerimenti. Ho scelto dei pezzi dal <i>Soupsongs </i>originali, altri di Wyatt e Annie ha accettato anche la mia proposta di presentare <i>Goccia</i>. Sarà molto simile all’originale, anche se ci sarà il trombone di Annie al posto della cornetta di Wyatt. In tutto saranno 5 brani.</p>
<p><b>Goccia. Un altro anello nella catena del rapporto con Wyatt. Prima vera collaborazione tra i due.<br />
Come andò? </b></p>
<p>Mi sono messa in contatto con lui mentre stavo lavorando al nuovo disco (<i>Nido</i> n.d.r), gli ho inviato alcuni pezzi e lui ha scelto <i>Goccia</i>. Il suo intervento sulla melodia di quella canzone mi ha illuminato. <i>Goccia</i> ha degli accordi molto semplici e lui mi ha mostrato come sia possibile costruire una melodia articolata anche solo su due o tre note. Non c’è alcun bisogno di accordi complicati per avere una melodia strutturata. Da cantante lavoravo di più sul testo, mentre da quel momento in poi ho sempre cercato di partire dalla melodia anche se è più difficile.</p>
<p><b>Il rapporto con Wyatt e la sua musica era già così forte prima che vi conosceste o è cresciuto insieme al vostro rapporto personale e musicale?</b></p>
<p>Prima del nostro incontro la mia conoscenza di Robert e della sua musica non era così profonda. Amavo molto <i>Seasong </i>(dall’album <b>Rock Bottom </b>n.d.r.) e la prima volta che l’ho ascoltata ho sperato di riuscire a farne una cover. Cosa che ora mi è concessa grazie a <b>Soupsongs! </b>Ma in realtà il mio primo approccio con lui è stato da persona “normale” non da fan scatenata. Questo ha messo a proprio agio entrambi e mi ha permesso di entrare in rapporto con lui. Conoscerlo mi ha fatto venire voglia di ascoltare di più il suo lavoro. E’ insolito, molto spesso capita il contrario: se ci si avvicina troppo ai nostri idoli si corre il rischio di vanificare tutto “il loro lavoro”. Ma non è accaduto in questo caso.</p>
<p><b>Goccia è anche l’unica canzone, della versione per la Gran Bretagna e l’Irlanda dell’album Cristina Donà che non è stata tradotta.<br />
Anche in questo c’è stato lo zampino di Wyatt, vero?</b></p>
<p>Nel settembre del 2003 Robert era in Italia per produrre <i>Cockooland,</i> stavo già lavorando a <i>Cristina Donà </i>e gli ho proposto di curare la traduzione di <i>Goccia </i>e lui, che è un appassionato di lingue latine, mi ha detto: “Perché? E’ così bella così!”. E io non ho voluto insistere!</p>
<p><b>E’ l’unico testo rimasto in italiano?</b></p>
<p>No, abbiamo curato delle edizioni diverse dell’album. Nell’edizioni fuori dalla Gran Bretagna ed Irlanda <i>L’uomo che non parla </i>ed <i>Il mondo </i>sono rimaste in Italiano. Il mio sogno è di girare per l’Oktoberfest e sentire le persone cantare <i>L’uomo che non parla </i>in italiano. L’uomo che non parla è molto una canzone da Oktoberfest!</p>
<p><b>Chi ha curato la traduzione dei testi?</b></p>
<p>I testi sono stati tradotti principalmente da <b>Davey Ray Moor </b>il mio produttore (nonché anima dei <b>Cousteau</b>) , con il mio aiuto, ovviamente, ma era un lavoro da madrelingua. Nel mio giardino (<i>Yesterday’s film</i> il titolo inglese n.d.r.), ad esempio, è totalmente differente nella versione inglese: non riuscivamo a dare l’idea del giardino che c’è nel testo italiano, e quindi su consiglio di Davey gli abbiamo dato un significato più sexy. Mi piace molto la sonorità inglese e mi piace cantarla, ma questo testo, ad esempio, non corrisponde a quello che avrei voluto dire. <i>Dove sei tu (Wherever finds you), </i>invece, in alcune parti è molto più bella nella versione inglese. Mentre <i>Thriatlon</i> (con la partecipazione di <b>Samuel e Max Casacci dei Subsonica</b>, anche nella versione inglese, n.d.r.) è rimasta uguale in entrambe le versioni.</p>
<p><b>In generale come è stato accolto l’album?</b></p>
<p>Ci sono state reazioni molto positive in Germania ed in Olanda. Con l’Inghilterra ho un rapporto molto strano. I miei brani, anche prima di questo album, sono sempre stati trasmessi dalle radio, in italiano, quindi c’è attenzione al mio lavoro, anche se il loro atteggiamento è più distaccato. Un po’ di pregiudizi ci sono, sinceramente speravo che la recensione di <b>Mojo</b> bastasse come garanzia! Ma l’album è solo all’inizio: è stato presentato in dicembre. Aspetto che le cose maturino lentamente. In fondo mi ci sono voluti 3 anni in Italia solo per farmi notare!</p>
<p><b>Che esperienza è stata ricantare le canzoni in inglese e che differenza c’è nel live?</b></p>
<p>Da una parte è stato più divertente: avevo molta più familiarità con le musiche che sono rimaste invariate  e quindi mi sono potuta più concentrare sull’interpretazione. Come cantante nel passato ho cantato molte cover in inglese, e continuo a farlo, oppure in <i>Dove sei tu </i>c’è <i>Give it back </i>che è nata in inglese; in questo caso invece, per la prima volta, mi sono trovata ad interpretare una canzone su una mia melodia. Anche se in generale è la pronuncia nei live, soprattutto, la cosa che più mi preoccupa.</p>
<p><b>Sta già pensando a nuovi progetti?</b></p>
<p>Io non smetto mai di scrivere, anche se questo è il momento in cui riprendo in mano gli appunti per lavorarci su con più cognizione. Sento l’esigenza di staccarmi da questo disco. In fondo sono due anni che canto le canzoni di <i>Dove sei tu,</i> ma solo ora sto dedicandomi seriamente al materiale nuovo. Devo dire che dicembre è andato via senza che toccassi una canzone, per via della promozione di <i>Cristina Donà</i>. L’intenzione è quella di scrivere magari a quattro mani, o di reinterpretare le canzoni in inglese come in questo caso. Un po’, come dicevo, per il mio passato di interprete, e un po’ perché è bello avere la possibilità di allargare il mercato sia per le vendite sia per un pubblico più vasto che esiste. Anche se è chiaro che il mio sogno è quello di girare il mondo cantando le mie canzoni in italiano.</p>
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