<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>epistolario &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/epistolario/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 May 2019 08:08:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Lettere dall&#8217;assenza #3</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2019/05/13/lettere-dallassenza-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2019 05:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[assenza]]></category>
		<category><![CDATA[bara]]></category>
		<category><![CDATA[bocche]]></category>
		<category><![CDATA[epistolario]]></category>
		<category><![CDATA[Islanda]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>
		<category><![CDATA[lettere dall'assenza]]></category>
		<category><![CDATA[lingua]]></category>
		<category><![CDATA[lliquido]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[uovo]]></category>
		<category><![CDATA[Von]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=79121</guid>

					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot Caro J, qui il cielo è una sommossa, l’uovo del mondo si è strappato : nascono gli oggetti che mi hai lasciato. Ti scrivo ed è ancora buio, filtrano lampi di pulviscolo dalla finestra, la grana del mondo si frammenta e io distendo le righe di una lettera che non arriverà mai. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-78810" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/uovo-bosch.jpg" alt="" width="480" height="270" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/uovo-bosch.jpg 480w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/uovo-bosch-300x169.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/uovo-bosch-250x141.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/uovo-bosch-200x113.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/uovo-bosch-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p>Caro J,<br />
qui il cielo è una sommossa, l’uovo del mondo si è strappato : nascono gli oggetti che mi hai lasciato.<br />
Ti scrivo ed è ancora buio, filtrano lampi di pulviscolo dalla finestra, la grana del mondo si frammenta e io distendo le righe di una lettera che non arriverà mai.<br />
Abbiamo montato una tenda, raccolto le bacche e i ramoscelli per fuggire nella piena del bosco, hai radunato i corpi e li hai abbracciati ad angolo retto appena prima di partire, gli zaini pesanti, la pesantezza dell’esistenza, gli occhi spalancati in una sinfonia autunnale.</p>
<p>Ricordo ancora i passi, i piccoli avvenimenti delle giornate fredde, la foglia circondata dai sassi, il sasso che portavi al collo &#8211; e mentre ti scrivo apro la mano e raccolgo il mutaforma del suo resto, la scheggia rimasta.<br />
Ne ho una piantata sul fianco, me l’hai infilata come s’infilano i ricordi. E’ questa memoria che non rimuove, dove tutto il già detto e già passato si presentifica come un appena nato ogni nuovo giorno, un embrione che continua la sua nascita milioni di volte, si prolunga nei millenni.<br />
Ho visto una lepre correre sul petto, aggirarsi sulla pelle e saltare ai limiti sbordati di questo organo inquieto: quando l’hai mandata? Era ancora festa? Erano ancora i fiori?<br />
La mancanza si fa presenza, non demorde, mi morde le labbra e le piccole viscere. Ho molti anni e non ne ho nessuno, come quando ci siamo scambiati le bocche per parlare la lingua dell’altro.<br />
Nella tua c’era un serpente, i miei denti come chicchi di riso ridevano sulla tua: è forse questo diventarsi?</p>
<p>Ho una culla dentro la bara e un cimitero nella soffitta, lo visito a giorni alterni portando narcisi e piccole pietre scavate dall’oceano (hai visto l’oceano, mi hai vista tuffarmi con la testa degli annegati?) &#8211; e mentre le rocce del muro si sfaldano, io mi aggiro votiva per accogliere un liquido stanco che cerca di portare nutrimento all’abitazione del cervello.</p>
<p>Ancora, qui, di fronte allo sguardo c’è la tua immagine annebbiata che fisso per ore dal giorno in cui ti hanno portato a forza nel tombale dei tuoi sacrifici, la camicia di forza contenuta in una pillola bianca, il pungiglione conficcato nella gamba. Non ho pianto, ho solo premuto forte l’indice al centro della fronte, dove stanno le connessioni uno a uno, io a tu, tu e l’altro. Ascolto canti nordici nella lingua del Von, i prati aperti dell’Islanda, le strade che dovevamo calpestare, e con una corda ho legato la tua gabbia alla mia, permango nell’attesa dello snodo, il lento disorientarsi delle cose.</p>
<p>Una chioccia<br />
una scarpa<br />
un mantello<br />
la mantide<br />
le tue braccia<br />
il mio ventre<br />
la tua testa<br />
le mie dita<br />
la tua gente<br />
la mia città<br />
la tua perdita<br />
la mia scomparsa</p>
<p>Vivo ancora senza nome, all’anagrafe dicono: un errore negli spazi. A volte, J, il bianco prevale.<br />
Eppure non mi pesa, libera le dichiarazioni, libera i riconoscimenti dalle paure, apre le porte all’impensato, dove tu spingi con le dita attraversando le maglie della tua reclusione e io mi rannicchio nel fondale per una fine annunciata il giorno degli inizi. Ti hanno preso appena fuori dal bosco, quando appesi alle liane dei tronchi ci siamo gettati nella strada dei passaggi. Era inevitabile: i giorni di luce vengono rinchiusi se non portano le vesti adatte, e noi eravamo nudi nella nostra grande mattina calda. Il segno marchiato a fuoco sulla schiena è rimasto, tu rimani nella bocca e sulla pelle, cerco di grattare la superficie ma la superficie resta. E’ forse la tua maledizione?</p>
<p>Le madri sono nel sacco, ho provveduto io, non aver paura. Le ho attirate come si fa coi roditori quando hanno mangiato troppo: e loro avevano mangiato troppo.</p>
<p>Puntellati nel posto in cui ci siamo detti addio abbiamo optato per la resistenza, una lettera come un capotasto per racchiudere le note successive : siamo nello spazio vuoto degli innati, ci compensiamo mentre io stringo le gambe e tu trattieni gli eccessi.</p>
<p>Poi, a volte, si accende un lumino: urlano le gatte in calore, urlano corvi e grondaie, urlano gli oggetti, urlano le mandrie impazzite del ventre, urlano le mani, urlano i lampi estivi, e mentre tutto grida la parola si distende. Una lingua strappata e depositata nella teca dei passati.<br />
J, quando accade tu non cadi, ti ritrovo nell’angolo remoto per passare la punta delle dita ancora una volta tra la radura della tua testa : hai un parco e un giardino nel petto. Pianto un seme di giacinto e lo innaffio ad ogni ora. Se questo amore morto, se questo amore giallo, se questo sole bianco si fonde con l’opposto, se questo nero è nero.</p>
<p>Puoi sentirmi? Ti attraversa la corrente?</p>
<p>Il tuo grillo parlante sono io, quando decido di restare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’ultima estate autunnale</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/09/16/lultima-estate-autunnale/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2017/09/16/lultima-estate-autunnale/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Sep 2017 05:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Cesarina Vighy]]></category>
		<category><![CDATA[epistolario]]></category>
		<category><![CDATA[fazi editore]]></category>
		<category><![CDATA[L'ultima estate e altri scritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Vincenzo Mengaldo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=69723</guid>

					<description><![CDATA[di Francesca Fiorletta Come diceva Charlot, la vita vista in primo piano è una tragedia, in campo lungo una commedia.  Appena pubblicato da Fazi Editore, con prefazione di Pier Vincenzo Mengaldo, “L’ultima estate e altri scritti” di Cesarina Vighy è un libro sorprendente, e non solo perché è composto da un romanzo, un epistolario, una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <b>Francesca Fiorletta</b></p>
<p><i><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-69724" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/Lultima-estate-e-altri-scritti-cover-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/Lultima-estate-e-altri-scritti-cover-197x300.jpg 197w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/Lultima-estate-e-altri-scritti-cover.jpg 350w" sizes="(max-width: 197px) 100vw, 197px" />Come diceva Charlot, la vita vista in primo piano è una tragedia, in campo lungo una commedia. </i></p>
<p>Appena pubblicato da Fazi Editore, con prefazione di Pier Vincenzo Mengaldo, “L’ultima estate e altri scritti” di Cesarina Vighy è un libro sorprendente, e non solo perché è composto da un romanzo, un epistolario, una raccolta poetica e un abbozzo di pittoresca narrazione incompiuta, ma anche e soprattutto per la forte e vividissima capacità d’introspezione, per l’ironia e il coinvolgimento sentimentale che si porta dietro.<br />
Non si può non empatizzare, infatti, con la suprema protagonista, una donna ormai molto vecchia, col corpo tristemente brutalizzato da un’atroce malattia degenerativa, ma la mente lucidissima, affilata e tagliente da far invidia alle nostre intere generazioni di nativi digitali. <span id="more-69723"></span><br />
Ha un sapore autunnale, questo libro, frammisto di ricordi e di nostalgie, che tanto somigliano alle foglie ingiallite, bagnate dalla pioggia e forse anche dalle lacrime, che si è soliti ammucchiare ai lati, lungo i vialoni alberati della memoria umana.<br />
La signora Z. (“anche se il suo nome è Amelia, detta Pucci”, come ci ricorda la voce in corsivo, che gioca il doppio col cosiddetto io narrante nel presentare al lettore questo stream of conscoiusness di fine vita) ha avuto quel che si suole definire un&#8217;esistenza piena, intensa, costellata &#8211; come quella di quasi tutti, del resto &#8211; di grandi gioie e dolori; e sempre ha conservato intatta una capacità critica testarda e volitiva, che la fa sembrare talora anche inacidita, rancida persino, che potrebbe farla apparire come una vecchia “trombona” annoiata e incattivita col mondo e con se stessa, ma che &#8211; a ben vedere &#8211; si svela essere la quintessenza di quello spirito luminoso, eternamente giovane, eternamente ribelle, insofferente ai dogmi, riluttante alle regole, oltraggiosa coi canoni prestabiliti, insomma il più vero e autentico “spirito libero” che è il valore proprio della natura umana, e che anche i più pusillanimi, infondo, in cuor loro, vorrebbero essere in grado di tirar fuori, almeno per un breve anelito di vitalità.</p>
<p><i>E perché due nature così diverse, una semplice, in rilievo, ribaldamente in vista, l’altra segreta, buia, la parte concava di un calco, cercano l’una dall’altra il piacere a caso, complementari ma opposte? </i></p>
<p>Molto importante in tutto il testo, insieme a un linguaggio forbito, sperimentale e controllassimo, lo stolido filo conduttore di stile e materia risulta essere il tema del doppio, del rovescio: l’amore e l’odio, la giovinezza e la vecchiaia, la salute e la malattia, e ancora la rassegnazione e la voglia di lottare, la libertà e la schiavitù, la fede e l’ateismo…<br />
E chi volesse leggere il romanzo tutto d’un fiato, sperando invano di trovare la risposta giusta, beh, temo potrebbe restare deluso. Cesarina Vighy, col suo limpido acume e la sua sincera sapienza, ci racconta proprio l’impossibilità di rintracciare il bandolo della matassa esistenziale, l’impraticabilità dello scioglimento di ogni costrutto fisiologico e intellettuale, nel bene o nel male, ammesso che qualcosa di simile esista.</p>
<p><i>Terremo solo un pezzetto di dubbio, magari nascosto in fondo in fondo a un cassetto, per ricordarci sempre che niente è certo. </i></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2017/09/16/lultima-estate-autunnale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MSQ→AMS→PAR #4</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/07/02/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-4/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2017/07/02/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-4/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jul 2017 08:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksei Shinkarenko]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Philipp]]></category>
		<category><![CDATA[epistolario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=68659</guid>

					<description><![CDATA[di Andrea Inglese, Barbara Philipp, Aleksei Shinkarenko Quarto episodio, di cinque. In versione italiana, primo, secondo e terzo. In versione francese sul sito amico Remue.net, premier, deuxième e troisième. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo. Di colpo mi rendo conto che si tratta piuttosto di un’atmosfera poliziesca, voglio dire la mia esperienza, la mia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="FR">di <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Barbara Philipp</strong>, <strong>Aleksei Shinkarenko</strong></span></p>
<p>Quarto episodio, di cinque. In versione italiana, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/13/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-1/">primo</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/18/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-2/">secondo</a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/25/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-3/">terzo</a>. In versione francese sul sito amico Remue.net, <a href="http://remue.net/spip.php?article8941">premier</a>, <a href="http://remue.net/spip.php?article8950">deuxième</a> e <a href="http://remue.net/spip.php?article8965">troisième</a>. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68994" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3-1024x768.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3.jpg 2000w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><i>Di colpo mi rendo conto che si tratta piuttosto di un’atmosfera poliziesca</i>, voglio dire la mia esperienza, la mia vita assume questo tono, questi colori di poliziesco, pensavo di avere una vita tranquilla, e invece no, la situazione è tesa, <span id="more-68659"></span>come se ci fosse all’improvviso una missione, un’incombenza professionale, è finita con le moine del flâneur, quest’amputazione della volontà o del desiderio, ci vuole della chiaroveggenza adesso, della prontezza, le cose vanno come ovunque altrove, ma non nello stesso modo, non con la stessa rettitudine, percepisco delle relazioni nascoste, misteriose, tra i fatti certamente, ma anche tra gli esseri, le generazioni e i sessi, non si tratta per forza di delitti accertati, recenti, ma semplicemente di un’atmosfera propizia, d’altronde tutto è faccenda di prevenzione oggi, si deve dunque rinunciare all’atteggiamento fiducioso e mettersi nella testa di un forestiero, di un forestiero appena giunto, il luogo è poco conosciuto, poco abitato, qualche edificio, pezzi di natura, siamo in pieno giorno, un cielo grigio, fa quasi freddo, ma si vedono ombre, si sentono voci, non si capisce nulla di quel che succede e del resto non succede nulla, almeno in superficie, almeno per strada, ma bisogna essere scaltri, saper scavare, identificare le tracce (scorze di castagne, se ce ne sono), raccogliere dei numeri di telefono, scriverli su delle piccole scatole di fiammiferi, anche se è chiaro che tutte queste scatole sono umide, e che non si combinerà niente con questi fiammiferi, ma è il risvolto che conta, perché si tratta proprio di una scatola di fiammiferi con il risvolto, non di una scatola tipo parallelepipedo rettangolo, e i numeri di telefono importanti (o i nomi propri importanti, come “Kapov”) sono generalmente scritti sul lato interno del risvolto di carta. Sono sceso un po’ troppo nei dettagli con questa storia di fiammiferi, ma nel poliziesco tutto è questione di precisione, di calcolo, soprattutto non bisogna confidare nel caso.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68996" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie6.jpg" alt="" width="640" height="435" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie6.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie6-300x204.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Primo, guardare il mondo con occhio estraneo; secondo, scavare nelle apparenze; terzo, procurarsi un gran numero di scatole di fiammiferi con dei numeri o dei nomi propri scarabocchiati sul risvolto interno. In questa città, ci sono varie cose che non quadrano. Me ne occuperò volentieri, sperando in un salario dignitoso. Ho l’impressione che nei polizieschi la gente sia mal pagata. Come nella vita di tutti i giorni d’altronde. Il luogo, dicevo, è calmo. Il tempo è deprimente, ma le notazioni atmosferiche sono prive d’interesse in tali frangenti. Tranne i più giovani e i più vecchi, la gente si nasconde. Stanno ben acquattati in casa oppure sono tutti al lavoro. Mi meraviglierebbe. Nei polizieschi, come nella vita di tutti i giorni, la gente diventa pazza per trovare un lavoro. Non ce n’è mai abbastanza di lavoro, e non ci sono che lavori sporchi.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68997" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5-1024x768.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5.jpg 2000w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" />Qui come dovunque i quartieri non mancano. Nei quartieri ci sono dei grandi edifici, non molto belli. Ed è dentro gli edifici, che ci devono essere dei traffici. Nei polizieschi, di solito, i traffici si fanno nelle discoteche. Ma qualche volta, per fortuna, ci sono traffici anche nei grandi edifici dei quartieri. Tornano i conti. La mia missione potrebbe consistere semplicemente nell’investigare sul tipo di traffico che è più alla moda da queste parti. Non per forza deve trattarsi di un traffico di stupefacenti. Potrebbero esserci dei traffici sessuali, è ancora più probabile. Degli adultèri. Mi vedo piuttosto in questo tipo di faccenda. I traffici di droga è roba tosta, bisogna saper utilizzare le armi, guidare in maniera imprevedibile e efficace un’auto sportiva. Nel caso degli adultèri, una buona macchina fotografica con teleobiettivo di solito è ampiamente sufficiente. Però bisogna essere capaci di sorvegliare con discrezione una persona, di raccogliere delle impronte. No, delle impronte se ne occupa la polizia criminale. E poi io non sono mica uno sbirro. Non sono neppure un detective privato a dirla tutta. Mi interesso agli adultèri per semplice passione, da dilettante.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68998" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie8.jpg" alt="" width="640" height="437" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie8.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie8-300x205.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" />Gli adulteri mi mettono allegria. Mobilitano persone capaci di rischiare, che si muovono come ombre, che camminano rapide, che si nascondono, soltanto per fare l’amore. E trovano sempre un momento e un luogo per realizzare il loro traffico sessuale. Può essere molto romantico, con delle lacrime e dei sospiri, ma può essere anche molto elementare, con grugniti e senza complimenti. A me, quello che interessa, sono i luoghi di questi traffici: le trombe delle scale, le cantine, gli angoli bui nei parcheggi sotterranei, le piccole casette di plastica nelle aree giochi spopolate, gli eterni cespugli nei giardini pubblici. Non sono un guardone, non ho bisogno di spiare questo amore, o questo scopare ottuso, m’importa semplicemente scoprire i luoghi apparentemente vuoti, anodini, senza carattere, dove c’è stato traffico, dove c’è stato adulterio. È come se un’impronta luminosa abbia potuto permanere in questi luoghi per renderli straordinari, fuorilegge, immorali, irrazionali, pericolosi. Vado quindi alla ricerca di queste impronte, di questa luce, credo che di questo si occupi la mia indagine, la scoperta di queste impronte luminose nei luoghi più poveri, più squallidi, più banali.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>________________________________________________________________________</p>
<p>Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, durante l’inverno del 2015. Barbara Philipp, artista austriaca residente ad Amsterdam, rispondeva alle foto con dei disegni, a volte degli acquarelli. E io rispondevo alle foto e ai disegni, con dei testi scritti direttamente in francese.</p>
<p>Gli invii di Aleksei si sono conclusi all’inizio dell’estate del 2016. Abbiamo costituito 5 episodi, per un totale di 32 foto, 2 video, 44 disegni e 5 testi.</p>
<p>Pubblico su NI la versione italiana dei testi e una diversa selezione dei materiali di Aleksei e Barbara prodotti per ogni episodio. Nello scarto tra una lingua e l’altra, tra un itinerario iconografico e l’altro, mi auguro che storie ogni volta diverse possano emergere sotto gli occhi dei lettori.</p>
<p style="text-align: center;">⊗</p>
<p><em>Immagini di Aleksei Shinkarenko e Barbara Philipp</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2017/07/02/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-4/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MSQ→AMS→PAR #2</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/06/18/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-2/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2017/06/18/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jun 2017 05:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksei Shinkarenko]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Philipp]]></category>
		<category><![CDATA[epistolario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=68691</guid>

					<description><![CDATA[di Andrea Inglese, Barbara Philipp, Aleksei Shinkarenko Secondo episodio, di cinque. Il primo è uscito qui, in versione italiana, e sul sito amico Remue.net, in versione francese. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo. Invece no. La caccia in fondo è una roba fascista, e il fascismo non mi ha mai entusiasmato. Capisco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="FR" style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">di <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Barbara Philipp</strong>, <strong>Aleksei Shinkarenko</strong></span></span></p>
<p>Secondo episodio, di cinque. Il primo è uscito <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/13/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-1/">qui</a>, in versione italiana, e sul sito amico Remue.net, <a href="http://remue.net/spip.php?article8941">in versione francese.</a> Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68768" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie1-1024x811.jpg" alt="" width="720" height="570" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie1-1024x811.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie1-300x238.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie1-768x608.jpg 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p><em>Invece no. La caccia in fondo è una roba fascista</em>, e il fascismo non mi ha mai entusiasmato. Capisco che ce ne sia.<span id="more-68691"></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68773" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie3.png" alt="" width="640" height="449" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie3.png 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie3-300x210.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie3-100x70.png 100w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>È persino un bene, rimette un po’ d’ordine, parlo di fascismo, ma non intendo in alcun modo un regime, con tutte le istituzioni accluse, la polizia segreta, questa specie di ossessione per la tortura, ma è chiaro che non si può sperare di avere di fronte sempre gente di buonumore, con l’atteggiamento democratico. Non si può neppure puntare sui fascisti, però, prenderli troppo sul serio, quando tutti pulitini, ben allineati, scendono per strada, ma mettono un po’ d’ordine o, diciamo meglio, suscitano l’idea che potremmo tutti vivere in ordine, non è che una piccola illusione, molto cretina in fondo, ma capisco che ci sia gente, di tanto in tanto, che la coltivi, ma invece no, da parte mia non farò sforzi, per prima cosa rinuncerò agli stivali, la mia strada la farò con questi mocassini di vernice, e tanto peggio se si rovineranno, e riguardo al passamontagna, d’accordo, mi rode comunque rinunciare al passamontagna, anche se non è poi così pratico, ma era il lato immaginoso che mi piaceva, si ha un aspetto davvero molto serio con un passamontagna in testa, davvero molto professionale, e questo mi entusiasma, anche in mezzo al niente, anche in una foresta, conservare l’aspetto professionale e rigoroso, trovo che sia rassicurante, allora sì, ci posso andare a testa bassa, posso camminare senza esitazione, la mente vuota, lo sguardo tonto, ma è come se fossi ben assicurato, il passamontagna è un’assicurazione contro il rischio, soprattutto in mezzo al niente, su di uno spiazzo ancora asfaltato, ma che potrebbe terminare in una foresta o in un pendio roccioso. E comunque voglio mettere tutto ciò tra parentesi, in fondo ho un spirito epicureo, mi accontento di poco.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68777" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie16.jpg" alt="" width="446" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie16.jpg 446w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie16-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 446px) 100vw, 446px" /></p>
<p>Farò semplicemente dello sport, una bella camminata solitaria, senza nessuna attitudine ostile nei confronti di lepri o altri animali selvatici. E non è detto che non possa incontrare qualcuno. Intendo esseri umani, persone parlanti, o in ogni caso camminanti o passeggianti, donne che fanno jogging ad esempio. E non sarò certo io a violentare una donna sola che fa jogging, ma deve essere un crimine incredibile, intendo anche in termini atletici. Io, con l’aria stanca, lo sguardo tonto, i mocassini di vernice infangati, e la tipa in tuta, con i lunghi capelli tirati indietro, la pelle del viso tutta rossa per il freddo, è un incontro autentico, non è roba da appuntamenti combinati. Ma che cazzo può combinare una che fa jogging nella foresta e in questa stagione? Non dev’essere una tipa molto a posto. Mi fa sorgere strane idee, anche se non sono il tipo violentatore.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68778" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie18-1024x768.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie18-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie18-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie18-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>________________________________________________________________________</p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove </span></span><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, durante l’inverno del 2015. Barbara Philipp, artista austriaca residente ad Amsterdam, rispondeva alle foto con dei disegni, a volte degli acquarelli. E io rispondevo alle foto e ai disegni, con dei testi scritti direttamente in francese. </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Gli invii di Aleksei si sono conclusi all’inizio dell’estate del 2016. Abbiamo costituito 5 episodi, per un totale di 32 foto, 2 video, 44 disegni e 5 testi. </span></span></p>
<p>Pubblico su NI la versione italiana dei testi e una diversa selezione dei materiali di Aleksei e Barbara prodotti per ogni episodio. Nello scarto tra una lingua e l’altra, tra un itinerario iconografico e l’altro, mi auguro che storie ogni volta diverse possano emergere sotto gli occhi dei lettori.</p>
<p style="text-align: center;">⊕</p>
<p style="text-align: left;"><em>Fotografie di Alekseï Shinkarenko; disegni di Barbara Philipp.</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2017/06/18/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Esercizi di copiatura: 53 lettere di Paul Cézanne</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/05/22/esercizi-di-copiatura-53-lettere-di-paul-cezanne/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2012/05/22/esercizi-di-copiatura-53-lettere-di-paul-cezanne/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[rinaldo censi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 May 2012 10:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[epistolario]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Claude Lebensztejn]]></category>
		<category><![CDATA[John Rewald]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Cézanne]]></category>
		<category><![CDATA[rinaldo censi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=42508</guid>

					<description><![CDATA[La filologia ha ormai da molto tempo fatto i conti con una questione piuttosto delicata, quanto inevitabile: esiste una situazione, o meglio, una condizione psicologica della copiatura. Dobbiamo in primis al magistero di Louis Havet e al suo Manuel de critique verbale appliquée aux textes latins (1911) le pagine più chiare e illuminanti al proposito. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/05/22/esercizi-di-copiatura-53-lettere-di-paul-cezanne/cezanne-paul-lettre-de-paul-cezanne-a-son-fils/" rel="attachment wp-att-42509"><img loading="lazy" class="wp-image-42509 alignleft" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/05/cezanne-paul-lettre-de-paul-cezanne-a-son-fils.jpg" alt="" width="122" height="162" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/05/cezanne-paul-lettre-de-paul-cezanne-a-son-fils.jpg 338w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/05/cezanne-paul-lettre-de-paul-cezanne-a-son-fils-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 122px) 100vw, 122px" /></a>La filologia ha ormai da molto tempo fatto i conti con una questione piuttosto delicata, quanto inevitabile: esiste una situazione, o meglio, una condizione <em>psicologica</em> della copiatura. Dobbiamo in primis al magistero di Louis Havet e al suo <em>Manuel de critique verbale appliquée aux textes latins</em> (1911) le pagine più chiare e illuminanti al proposito. Senza farla lunga: chi copia un testo (ad esempio un manoscritto) incappa inevitabilmente in errori, più o meno involontari. Havet ne elenca alcuni: errori diretti e indiretti, errori di udito e/o di vista, senza dimenticare l’influenza del modello, del contesto e – aggiunge – della personalità del copista. Il nostro copista, qui in questione, ha un nome: John Rewald. E’ lui che nel 1937, tra mille ricerche e un accanimento costante, pubblica i risultati di anni di lavoro dedicati al suo artista prediletto, Paul Cézanne.<span id="more-42508"></span></p>
<p>John, nato Gustav Rewald (Berlino, 1912; New York 1994) è con ogni probabilità lo storico dell’arte che più ha contribuito a far conoscere e a modellare – attraverso monografie, articoli, <em>catalogues raisonnés</em> – la figura di Cézanne, così come oggi per lo più la conosciamo. Sostiene alla Sorbona una tesi sui rapporti tra Cézanne e Zola. Nel 1937 pubblica la <em>Correspondance</em>, composta da 207 lettere (per i tipi di Grasset). Nel 1959 aggiunge un volume di lettere, nel frattempo rinvenute (cfr. John Rewald, <em>Cézanne, Geffroy et Gasquet. Suivi de Souvenirs sur Cézanne de Louis Aurenche, et de lettres inédites</em>, Quatre Chemins-Editart, Paris). Nel 1978 compatta il tutto in una nuova edizione della <em>Correspondance</em>, che egli dichiara “completa e definitiva”.</p>
<p>Chi scrive non è il biografo ufficiale di Rewald; ci siamo semplicemente avvalsi delle notizie riportate da Jean-Claude Lebensztejn nella sua introduzione a questo prezioso <em>Cinquante-trois lettres</em> (transcrites et annotées par Jean-Claude Lebensztejn)<em>, </em>L’Échoppe, Paris, 2011. Cinquantatre lettere di Cézanne, appunto, trascritte e annotate da Jean-Claude Lebensztejn; 34 apparse in precedenza sulle pagine dei Cahiers du Musée d’Art moderne, n. 111 (2010), autografi che Lebensztejn ha avuto modo di consultare (originali, microfilm tra Austin e Aix – o fotografie del fondo Vollard depositato presso il Musée d’Orsay). Le restanti 19 lettere risultano in buona parte inedite e provengono invece dal Musée des Lettres et Manuscrits di Parigi. Fanno luce sulla vita di Cézanne, e in particolare sui rapporti con Gustave Geffroy e Francisco Oller. Nulla è definitivo, dunque.</p>
<p>Professore emerito di storia dell’arte presso la Sorbona, Paris I., Lebensztejn ha insegnato come “visiting professor” in diverse università (Quebec, Berkeley, Virginia, soprattutto a Harvard). Si è principalmente occupato di teoria dell’imitazione (tra Neoclassicismo e Romanticismo) e dell’origine dell’astrattismo. In Italia è stata tradotta nel 1986 la sua trascrizione commentata (la prima filologicamente corretta) del diario del Pontormo. Di pochi anni fa è la pubblicazione del suo <em>Dell’imitazione nelle belle arti</em> (Solfanelli, 2008). Ma sono solo briciole. Altri libri aspettano di essere tradotti; tra questi, vale la pena ricordare almeno <em>L’art de la tache. Introduction à la Nouvelle méthode d’Alexander Cozens</em> (éditions du Limon, 1990), <em>Jacopo da Pontormo</em> (Aldines, 1992), e <em>Études cézanniennes</em> (Gallimard, 2006) che raccoglie una serie di saggi “cézanniani” scritti nel tempo. Ma perché raccogliere queste 53 lettere? Proprio per i motivi che abbiamo indicato più in alto. Possibile che una condizione <em>psicologica</em> della copiatura abbia giocato brutti scherzi a Rewald? Così sembra. Lebensztejn, dal canto suo, pur sottolineando l’importanza cruciale del lavoro dello studioso, dichiara di aver scelto queste lettere proprio perché vi apparivano diversi tipologie di errori. A volte semantici (parole trascritte male o saltate). Non sfuggono a questa condizione le toccanti missive di Cézanne al figlio, qui interamente riportate, ed emendate da alcuni errori di lettura, accompagnate da note esplicative (che appaiono in calce ad ognuna delle lettere). Sebbene Rewald sostenesse di aver copiato le lettere dai documenti originali, risulta invece chiaro il suo debito rispetto a pubblicazioni anteriori (Vollard, Geffroy, Mack), da cui ha ereditato anche una serie di imprecisioni, di errori (indiretti in questo caso). E di omissioni (a volte paragrafi interamente saltati, riguardanti personaggi ingiuriati da Cézanne, all’epoca della pubblicazione ancora in vita). Oltre a  questo, la scrittura di Cézanne, la sua punteggiatura piuttosto inusuale (l’uso costante del trattino, ad esempio), è stata da Rewald “normalizzata”, alterando – segnala Lebensztejn – la sua respirazione grafica, tanto che la totalità delle varianti avrebbe in questo caso appesantito assai l’apparato delle note.</p>
<p>Anche le cancellature e le aggiunte, salvo casi particolari, non sono state segnalate da Rewald. Eppure, di Cézanne rivelano il movimento del pensiero (nella lettera 31 – un incoraggiamento al pittore Louis Leydet – egli sostituisce «le ciel» con «les circonstances», ad esempio). Vengono poi gli errori di lettura, di cui riportiamo solo alcuni esempi: in una lettera a Pissarro del luglio 1876, Cézanne dichiara di voler passare almeno “un” mese a l’Estaque, per completare una grande tela di due metri. Lebensztejn vi legge “sei” mesi (dato che Cézanne non era il tipo da completare una grande tela in un mese; e solo da una trentina di giorni si trovava lì). In una lettera al figlio Paul scrive di vivere «un po’ come in un sogno (<em>rêve</em>)», e non «come in un vuoto (<em>vide</em>)», come vorrebbe la vulgata (Rewald, Mack). Cézanne – in molti si stupiranno (ma non Roger Fry e neppure Lebensztejn) – sognava. E poi errori di lettura che somigliano a censure: gli intellettuali del suo paese sono una «razza di rotti in culo (<em>enculés</em>), di cretini e di buffoni» e non una razza di <em>ignares</em>, cioè di «ignoranti, di cretini e di buffoni». Il carattere sanguigno di Cézanne è a tutti noto.</p>
<p>Appare dunque plausibile che l’edizione italiana delle <em>Lettere</em>, a cura di Elena Pontiggia, a sua volta basata sull’edizione Rewald del 1937, risulti inevitabilmente affetta da diversi errori indiretti. E pecchi a sua volta di qualche omissione. Un solo esempio: nell’ultima lettera al figlio Paul, Cézanne prega il figlio di ordinare due dozzine di pennelli “<em>émeloncilo</em>” (o “émeloncile”, secondo Vollard e Rewald), cioè dallo spagnolo <em>meloncillo</em>: un icneumone, animale conosciuto anche con il nome di mangusta. Va da sé che sapere quale tipo di pennelli sono utilizzati da un pittore non è cosa di poco conto. Eppure il termine nella traduzione dell’edizione italiana non appare (almeno in quella che abbiamo sotto gli occhi: Paul Cézanne, <em>Lettere</em>, Milano, SE, 1985-1997, p. 152).</p>
<p>Jean-Claude Lebensztejn considera la storia dell’arte come una <em>detective story</em>. Egli auspica che la scelta di pubblicare queste <em>Cinquante-trois lettres</em> spinga qualcuno a lavorare ad un’edizione critica della <em>Correspondance</em>. Mentre leggevo queste <em>Cinquante-trois lettres </em>ho immediatamente pensato a qualcosa di utopico. Ho pensato che l’esattezza è in fondo qualcosa di utopico. È ciò che sosteneva il personaggio di un libro: «La santità dell’esattezza. Il rispetto di se stesso. (&#8230;) L’utopia significa semplicemente l’esattezza! Il comunismo significa togliere gli errata dalla storia. Dall’uomo. Correggere bozze.». Forse queste cose si sono un po’ perse. Non per Lebensztejn, credo. In ogni caso, questo sosteneva “Il Gufo” o “Il Professore”, in un romanzo di George Steiner. Non so se “Il Gufo” sia davvero il ritratto alterato di Sebastiano Timpanaro. E non so neppure se sia stato il ruolo della mano, o la dettatura interiore, o la memorizzazione del testo, o gli errori di lettura ad aver portato John Rewald in errore. In ogni caso, il titolo di quel libro è <em>Il correttore</em>. Immagino che Jean-Claude Lebensztejn lo conosca.*</p>
<p>* <em>Pubblicato il giorno 04/05/2012 su </em>Il manifesto<em>, con il titolo &#8220;Esercizi di copiatura sulle lettere di Paul Cézanne&#8221;.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2012/05/22/esercizi-di-copiatura-53-lettere-di-paul-cezanne/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-20 20:15:55 by W3 Total Cache
-->