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	<title>epoca &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La verità dei primati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 04:36:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot &#160; &#160; A volte mi affaccio nei boschi della nuca, vorrei fosse un passaggio, un passato che passa, aprire le finestre e affacciarsi alle viscere, le viscere del mondo, di quest’epoca malsana – le mie, sempre troppo esposte: quando si scorgono le mie lacerazioni e si entra per lacerarle un po’ di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p>&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/05/fpnq9-04_Letizia-Battaglia_La-bambina-con-il-pallone_quartiere-la-Cala_Palermo1980.jpg" alt="" width="860" height="1300" class="alignleft size-full wp-image-85006" />&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"> A volte mi affaccio nei boschi della nuca, vorrei fosse un passaggio, un passato che passa, aprire le finestre e affacciarsi alle viscere, le viscere del mondo, di quest’epoca malsana – le mie, sempre troppo esposte: quando si scorgono le mie lacerazioni e si entra per lacerarle un po’ di più.<br />
I sonni e i sogni sono ricominciati, pullulano di grandi ambienti marini, grandi musei d’acqua, una buca nel soffitto di un vecchio marinaio da cui soffia, in una Venezia mancata, il vento del Sahara.<br />
Piccoli accadimenti che aprono una feritoia tra grata e grata, mi accovacciano la notte.&nbsp;<br />
<span id="more-85005"></span></p>
<p><em>Quanto vorrei sentire i gufi, le maglie aperte di un mese di primavera, la verità dei primati, sconfiggere le guerre con l’unione dei corpi, avere una domenica che parli, i parlanti non sacrificati, le fughe senza ora, decidere per la decisione e mangiare luci nelle strade. L’incendio si è diffuso a combattimento, i volatili hanno cominciato a volare nell’alba, entra una mosca, nidifica nelle tane della casa, e non ho casa se non quella che mi è stata data in una nascita mancata.</em>&nbsp;</p>
<p>Il carburante alle mie protuberanze non soddisfa l’attesa: ma cosa attendere quando tutto è teso, un’emicrania alle porte, gli uomini corrotti, le porte socchiuse che si spalancano la notte. Ci sono temporali nelle piante, sbucciano senza sbocciare, non ci sono fiori di vetro, nasce plastica al posto delle cautele.<br />
La mia giovinezza non m’invecchia le tempie, è sempre là, ferma nell’immobilità di un’età non macchiata, quando le catacombe erano sotterrate e ora sono emerse, si sviluppano in verticale.&nbsp;</p>
<p><em>E quanto vorrei che le scimmie parlassero, un urlo per destare le offese a chi crede di avere la lingua degli antenati e porta solo in sé un’ironia bieca, il sarcasmo delle pagine della bocca. Quanto vorrei ci fossero tuoni anziché il bulbo delle nuche.<br />
Ho un cuore battuto a ferro, si ferma solo per cominciare a camminare.</em>&nbsp;</p>
<p>Dietro la nuca del deserto: i padri cadono, le figlie con la testa rossa si stringono un cappio al collo. L&#8217;inappartenenza è il silenzio con cui mi hai nata: vedo il cranio, il tuo rumore rotto nella stanza degli attrezzi &#8211; e mentre taci l&#8217;alba e taci a sera e taci il giorno, io resto nei resti del tempo. Scendo gli scalini, m&#8217;innaffio, mi squarcio la gola</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Un bacione a Saviano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2019 12:31:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot La parola è già movimento, atto, agire: qualcuno la sta ascoltando, e l&#8217;ascolto produce, incide, traccia. L&#8217;ascolto, anche quando passivo, è sempre attivo. Le ultime dichiarazioni del Ministro degli Interni, un videomessaggio vagante nei social, pronunciato con la stessa leggerezza del mezzo, dice qualcosa che non può sparire nell&#8217;invisibilizzazione che il mezzo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/3IxBoULQ59M" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>La parola è già movimento, atto, agire: qualcuno la sta ascoltando, e l&#8217;ascolto produce, incide, traccia. L&#8217;ascolto, anche quando passivo, è sempre attivo.</p>
<div dir="ltr">
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<p>Le ultime dichiarazioni del Ministro degli Interni, un videomessaggio vagante nei social, pronunciato con la stessa leggerezza del mezzo, dice qualcosa che non può sparire nell&#8217;invisibilizzazione che il mezzo, nella sua produzione ipervelocizzata, in cui tutto ciò che appare, appare per un secondo e poi slitta, e slitta fino a scomparire.<span id="more-79406"></span></p>
</div>
<p>Probabilmente è anche questa una scelta voluta: dire, e potersi permettere il lusso che il detto venga presto tralasciato.</p>
</div>
<p>Ecco, io non credo che le dichiarazioni che partono da un bacio ad un uomo sotto scorta dai suoi 26 anni, che è minaccia, un bacio che poi dal singolo si estende a tutte le figure che (da sempre, dall&#8217;inizio) ha attaccato, si possano tralasciare, ci si possa scorrere sopra, accanto, forse dichiarare per un momento il proprio disgusto, e poi aggiungere: suvvia, non ha presa, suvvia, si sgonfierà, suvvia, non ha peso, il peso cade, è già caduto.</p>
</div>
<p>Perché Salvini non è un&#8217;eccezione, un&#8217;eccedenza, un elemento meteora solitario. Quel respiro d&#8217;odio, che dice perversamente: godo nell&#8217;angosciarti/nell&#8217;<wbr></wbr>angosciare, è una cifra che va considerata del nostro tempo.</p>
</div>
<p>Che entra negli interstizi, nel discorso comune, dove non c&#8217;è più nemmeno l&#8217;imbarazzo e il rossore nel dichiare il proprio disgusto e l&#8217;odio verso l&#8217;Altro.</p>
</div>
<div>Salvini nasce e si muove all&#8217;interno di queste coordinate storiche e sociali che fanno da risonanza armonica: lui parla, viene ascoltato, gli altri parlano, lui ascolta, lui ridice. In parte a capo di un discorso che lui stesso genera, in parte portavoce di una narrazione che negli anni si è radicata.</div>
<div></div>
<div>Non può passare nel silenzio un video, la parola in cui viene dichiarato l&#8217;intento e il desiderio di decidere per la vita &#8211; perché di questo si tratta &#8211; di soggetti a rischio, in pericolo, in un paese in cui quel pericolo esiste nel sottosuolo e ai gradi più alti &#8211; e che la storia ci ricorda a cosa ha portato, quali vittime ha esposto, che sono esposte,  e poi ha  bruciato.</div>
<div>Non può sparire sottotraccia il paradosso del &#8220;non interverrò su casi personali&#8221; quando l&#8217;inizio &#8211; e l&#8217;inizio, l&#8217;incipit è sempre una dichiarazione d&#8217;intento &#8211; va nella direzione opposta.</div>
<div></div>
<div>Ma oltrepassando quel bacio iniziale diretto a Roberto Saviano, il bacio si espande, oltrepassa un limite. Che quel dire sia un dire che all&#8217;interno di uno Stato di Diritto non possa concretamente modificare le decisioni seguenti non è un deterrrente per chiudere un occhio, per lasciar cadere.</div>
<div>
<p>Non sono solo i fatti, gli agiti, a mettere in movimento: come scriveva Canetti, &#8220;nell&#8217;oscurità, le parole pesano il doppio&#8221;.</p>
<div class="yj6qo"></div>
<div class="adL"></div>
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<div>
<div></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p><!--more--></p>
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