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	<title>ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #14</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 06:00:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot Gaia si muove respirando faticosamente, il dolore lancinante come punte di spillo sotto i piedi, l&#8217;asfalto rimasto da quando si è gettata, l&#8217;orribile dentro le scarpe, l&#8217;orribile nelle caviglie, al posto dei tutori. La carrozzina si sposta voltandosi come un corpo muto, una protesi di acciaio sotto il suo, prima così delicato, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot </strong></p>
<p>Gaia si muove respirando faticosamente, il dolore lancinante come punte di spillo sotto i piedi, l&#8217;asfalto rimasto da quando si è gettata, l&#8217;orribile dentro le scarpe, l&#8217;orribile nelle caviglie, al posto dei tutori. La carrozzina si sposta voltandosi come un corpo muto, una protesi di acciaio sotto il suo, prima così delicato, ora in piena.<br />
Gaia ride, si è dipinta gli occhi di azzurro, Gaia parla a perdifiato bevendo spremute d&#8217;arancio, Gaia si traveste da cervo o cerbiatto, Gaia sa parlare tre lingue.</p>
<p><i>Di quel giorno ricordo il flacone di tachipirina, la gola arsa, lo svenimento. Poi mi hanno portata in coma nell&#8217;ala ovest, so solo questo. So che quando mi sono svegliata volevano prendermi, portarmi nel reparto &#8220;giusto&#8221;, e io mi sono tuffata. Tre piani, sono caduta in piedi, i talloni scoppiati, le fratture,i corpo schizzato in mille pezzi d&#8217;ossa : sono viva per miracolo.<br />
</i><br />
Di questo miracolo porta il segno negli occhi e nella bocca : un miscuglio di donna e di rossetti, di figli e di amanti, di imprecazioni e di risate, di desiderio e vergogna. Porta i miracoli nelle dita che giocano a scacchi a tutte le ore, porta i miracoli nella sala del fumo, porta i miracoli a cena, quando le ragazzine si distendono per evitare di mangiare e lei le riprende con parole secche.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-72798" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155908.jpg" alt="" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155908.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155908-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155908-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<div></div>
<div>Gaia è quello che rimane di un salto nel vuoto, il molto che non ci si aspettiamo, Gaia scherza anche quando piange, Gaia ha parole dolci per i neonati, per la vecchia fuggita in tram, Gaia galleggia sulla città, Gaia non cede, Gaia non tace.<br />
Il letto è stato affumicato dall&#8217;ultima sigaretta, Gaia si sporge dalla sedia a rotelle e lo innaffia con vasi di mare, traffica con le parole dette e con quelle chiuse dentro la stanza dei ricostruttori. I piedi non le danno tregua.</div>
<div></div>
<div><i>Non li sento e continuo a sentirli. E&#8217; come un arto amputato che continua a piangere, un temporale di acquavite sulla vita, un sole che brucia a mezzogiorno mentre non ho niente addosso, i cinquanta gradi a sud del mio corpo. Viva per miracolo non significa niente, significa esistere senza giustificazione. Non c&#8217;è bisogno di una giustificazione all&#8217;esistenza, bambina: sono qui perché dovevo essere qui. Perché ho due figli e un uomo che mi corica a letto e m&#8217;innaffia di seme buono, perché ho le gambe morte ma ancora aperte, perché dalle cosce in su io sento tutto, perché il tutto non è niente se non è travestito, perché ho una lingua potente, che batte sulle cose, che striscia sui tetti e sulle finestre, perché sono una finestra. </i></div>
<div></div>
<div><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-72796" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155921.jpg" alt="" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155921.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155921-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155921-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></div>
<div><i> </i></div>
<div>Gaia ha infilato il cuore in una scatola quadrata che ricopre di piccole conchiglie, la sera prima di addormentarsi lo sfila, lo mangia tutto fino all&#8217;ultimo boccone, Gaia lo sente battere per la notte, Gaia ha i sogni nel battito cardiaco, Gaia ha un rumore di fondo che la perseguita e le dice di avanzare. Gaia avanza, non può inginocchiarsi di fronte al mare, può solo berlo. Le abbiamo visto il seno protruso in una gigantesca montata lattea, accudisce i bambini del corridoio, li mette uno a uno sotto lo sterno e comincia ad allattare. E&#8217; umore buono, l&#8217;umore delle madri salve, delle donne salvate, delle armi depositate.<br />
Gaia ride come sempre, con un rivolo di sangue sulla bocca per essersi morsicata un labbro mentre decideva cosa farsene dei piedi, Gaia cambia le scarpe con scarpe nuove, il pungente è sempre allenato, Gaia lo reprime cantando una canzone per i passati andati a male. Gaia è protesa al futuro :</div>
<div><i> </i></div>
<div><em>&#8220;Non, rien de rien, non, je ne regrette rien</em><br />
<em>Ni le bien qu&#8217;on m&#8217;a fait, ni le mal</em><br />
<em>Tout ça m&#8217;est bien égal</em><br />
<em>Non, rien de rien, non, je ne regrette rien</em><br />
<em>C&#8217;est payé, balayé, oublié, je me fous du passé&#8221;</em></div>
<div></div>
<div><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-72797" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155903.jpg" alt="" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155903.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155903-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/20140331_155903-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></div>
<div></div>
<div><i>Ho lasciato ai miei occhi quello che è stato, resta sotto le ciglia, quando divento una soluzione per un movente, quando divento la donna che sono &#8211; sempre stata e mai stata. Mi sono gettata dal terzo piano, ma ho un piano per risalire : il suono della ruggine capita perché mi sono piovuta addosso. Un ramo mi dice di non fuggire, e non fuggire nemmeno tu, bambina dagli occhi grandi: non c&#8217;è passato che non passi, non c&#8217;è futuro che non resti, non c&#8217;è che questa sala in cui voi vi dimenate e io sono immobile ma ho una bocca abile a parlare la voce degli altri. Ora tu segui la mia voce : segui il mio canto : segui il rifugio : sei tra i rifugiati ma non sei perduta. Mi sono sfracellata, sono caduta, non sono fuggita. Dalla bottiglia da cui ti parlo ti mando luci di incendi e stellate, ti mando mani aperte alle verità più crude, ti apro la verità con un soffio. I trafficanti non hanno tempo di scusarsi, ma tu svegliati, bambina: il sonno non è una cura. </i></div>
<div><i> </i></div>
<div>* le foto sono state scattate alla mostra di DOGUKAN BELOZOGLU</div>
<div class="yj6qo"></div>
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #12</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 05:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
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					<description><![CDATA[Poi ha cominciato a tremare. Il suo corpo in miniatura, fatto di ossa grosse e carne fertile per proteggerla dagli spigoli si dimenava nel letto : tutto attorno, l&#8217;odore acre di naftalina e disinfettante percorreva la laguna della sua testa, si muoveva piano come ogni senso, l&#8217;opposto del viaggiare del corpo della piccola donna. Tremava [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div>
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<div>Poi ha cominciato a tremare. Il suo corpo in miniatura, fatto di ossa grosse e carne fertile per proteggerla dagli spigoli si dimenava nel letto : tutto attorno, l&#8217;odore acre di naftalina e disinfettante percorreva la laguna della sua testa, si muoveva piano come ogni senso, l&#8217;opposto del viaggiare del corpo della piccola donna. Tremava il letto, le sbarre, portavano lenzuola nel corridoio &#8211; pensavamo ad un&#8217;impiccagione &#8211; portavano i segni dei legami deboli, dei crani lucidi e minuscoli. La piccola donna versava latte dalle labbra, lo raccoglievano in ciotole che potessero contenere tutto il liquido di cui era fatto il sole che aveva in corpo : un oggetto lucente e pieno, astro che si dimena per confondere il giorno e la notte. Era la notte dei baci nei bagni e delle scarpe appoggiate alle finestre, e non c&#8217;erano finestre ma gabbie. Il corpo della piccola donna, alta poco più di un metro, si dimenava vorace, aveva sete, ma la sete era conficcata nel costato, appena sotto la gola che si stava stringendo.</div>
<p>Io e gli altri fabbricavamo ipotesi : cappi, lampadari caduti, specchi spaccati dalle piccole dita gonfie, un taglio, una metamorfosi. Gli avvelenatori passavano e ripasssavano davanti alla porta della stanza con velocità doppia, un andirivieni di tracce umane per prendersi cura della donna come ci si prende cura degli animali: metterla in una gabbia, legarla, aspettare che passasse la crisi, aspettarsi la seconda, la terza, una via d&#8217;uscita.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68303" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140503_152957.jpg" alt="20140503_152957" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140503_152957.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140503_152957-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140503_152957-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
</div>
<p>Le mandibole che crediamo di poter muovere sono ferme, non ammettono parole, non ammettono boccate d&#8217;aria : qui tutto è fumo e silenzio, il silenziatore degli organi, la fame. All&#8217;alba abbiamo visto la barella trasportarla nella camera oscura, scattare le foto per il mattino successivo e poi svilupparle nell&#8217;anticamera del cervello.</p>
</div>
<p><i>Quando cammino mi sento debole, ho i piedi piccoli, sono quasi un mollusco. Mi aggrappo alla roccia come una sirena senza coda, riduco le dimensioni : è necessario chinarsi per accendermi, muoversi lenti per abbracciarmi, abbassare le spalle, sono la nana del laboratorio che vive una vita senza vita. Qui tutto non è permesso, devo chiedere che mi allaccino i piedi alle braccia, devo disossarmi, prepararmi alla visita di chi non mi è caro, piangere perché tu te ne vai, consegnarti il bracciale portafortuna. Appenderesti questa fotografia per me? Sì. Il muro è secco, la colla non resiste.<br />
Siamo noi la colla : non vedi bambina come siamo incollati a questo tremito?</i></p>
<p>Ancora, dalla stanza verde, vedevamo passare ossa di cani e piccole piante in fiore. Se era una morte doveva essere quella di una bambina &#8211; e invece non era morte, e invece non era bimba, e invece non era niente. Loro passavano e ripassavano le leggi che li avevano portati fino a lì. Formule chimiche, distanze di elettroni, apertura dei corpi, membra rotte, membra legate, legami tra neutrini. Noi aspettavamo nel cassetto : avevamo a disposizione lacci di scarpe, cordoncini e piccoli oggetti in miniatura. Ci sedevamo sui letti spiando l&#8217;irreparabile, immaginando le teste spaziare nel perimetro della consapevolezza. Noi eravamo noi, lei non c&#8217;era : in un altrove senza misura poteva finalmente dirsi salva.</p>
</div>
</div>
<p>Cos&#8217;è un corpo che si dimena se non un grido rivolto all&#8217;infinito?</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68304" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140506_174515.jpg" alt="20140506_174515" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140506_174515.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140506_174515-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140506_174515-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
</div>
<p><i>Non abbiamo piedi per calpestare il mare, bambina. La felicità è solo una porta da cui osservare la vita dei mondi, degli astri nascenti, della luna piena. L&#8217;infelice è una fessura, la portiamo tra le gambe per nasconderla : andrebbe riportata alle origini, sopra il mento, andrebbe mostrata come una bocca. Piena o vuota poco importa. Noi siamo gli infelici senza gambe, tu sei una bambina dalle braccia lunghe. Hai visto quanto mondo c&#8217;è nel mondo? Quanto da queste grate è possibile vedere? Il riflesso della luce ci appartiene : basta un balzo fuori dal vetro per poterlo raccogliere, mettere in tasca e incastrarlo tra le costole. Questa è la zona fertile, bambina : la possibilità di un lago, il lago in un riflesso. </i></p>
<p>Riflettendo sulle cose morte abbiamo dedotto che non fosse un rito funebre ma piuttosto un appello : lei c&#8217;era ancora, e noi eravamo gli stupidi combattenti che attendevamo il via per poter fuggire dalla stanza al luogo buio del corridoio. Fabbricavamo armi con i pochi oggetti che nascondevamo dietro i cassetti : aprire un cassetto e non trovarci niente, ma dietro, tra la fine e la muraglia, dietro c&#8217;erano spille, oggetti appuntini, cordoncini, lamette, profumi pronti a rompersi per magazzinare il vetro prodotto. Ci piaceva dichiararci custodi di un arsenale invisibile pronto all&#8217;uso. Non lo usavamo mai.<br />
M. era stata portata nell&#8217;ultima stanza, colle braccia legate alla ferraglia del letto. Il corpo in piena si dimenava come un fiume, traboccava oggetti da ogni parte. E noi, pronti all&#8217;attacco, non ci attaccavamo a niente. Restavamo aggrappati alle nostre particine da teatro : fare uno sguardo buffo, mettere una maschera sulla testa, danzare un balletto per i nuovi arrivati. Lei era legata, noi annegavamo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68305" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140517_095856.jpg" alt="20140517_095856" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140517_095856.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140517_095856-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/20140517_095856-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Non partite senza di me. Il mio cuore è fragile ma pulsa come una stella remota, se mi dimeno è per raggiungere l&#8217;infinito, quello che non sapete, quello che non sappiamo. Mi è stato dato un corpo in miniatura, mi è stato chiesto di abitarlo : ma è possibile abitare un corpo estraneo attaccato e che rigetta? Guardate fuori : il possibile è questo noi che non abbiamo ancora avuto la capacità di pronunciare. </em></p>
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #11</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 06:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[colla]]></category>
		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
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		<category><![CDATA[guanti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot Il signor guantini ha una sedia al posto del corpo, si muove piano, la lentezza delle lumache con il guscio. Le mani ricoperte di cotone bianco, i piedi fasciati, gli zoccoli color fumo : potrebbe incollarsi ovunque, negli ovunque dei territori, diventare territorio per gli altri : gli oggetti, le zampe, le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p>Il signor guantini ha una sedia al posto del corpo, si muove piano, la lentezza delle lumache con il guscio. Le mani ricoperte di cotone bianco, i piedi fasciati, gli zoccoli color fumo : potrebbe incollarsi ovunque, negli ovunque dei territori, diventare territorio per gli altri : gli oggetti, le zampe, le cose scoperchiate dall&#8217;interno.<br />
Porta a tavola un cuscino, il suo bicchiere anti colla, il cancellino per eliminare tutte le cose morte, com&#8217;è morto lui, da tempo, sotto la superficie terrestre. Il signor guantini mi chiama, ascolta Leonard Cohen da mattino a notte, urlano di addormentarsi, ma il letto è una trappola, potrebbe rimanerci attaccato, le ossa contro la tela bianca.<br />
Qui, nei corridoi del cervello, si eliminano una ad una le ombre per poi riproporsi quando il silenzio si vota all&#8217;eterno, all&#8217;angolo inclinato del tempo.</p>
<p><em>&#8220;Vorrei una maschera per mascherare il volto, non posso baciare né toccare, posso solo distanziarmi dalle cose immobili, restare fermo, staccare un piede alla volta dalla membrana del pavimento : mi scollo dalla scena del mondo, mi preparo alle parole divise, mi divido&#8221;</em></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-67101" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban-9.jpg" alt="Sluban-9" width="520" height="347" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban-9.jpg 520w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban-9-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban-9-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /></p>
<p>Il signor guantini danza lento fino alla sala da pranzo, appoggia una ad una le sue frattaglie, si piega a sinistra, leggermente inclinato per verificare l&#8217;inverificabile : che non ci sia colla sul piatto, che il cibo non faccia differenza. Ha suscitato vita nella vita, il punto di incontro tra due superfici : la sua, quella della terra, degli spazi aperti come ali di volatili impazziti. Ma qui dentro, tra la resa e la funzione di una scelta, tutto è già prestabilito. Pile di guanti bianchi nell&#8217;armadietto, la sua sopravvivenza. Non dicono niente, non dice niente se non il niente dell&#8217;esistenza, lo scarto che sappiamo percepito.</p>
<p><em>&#8220;Cos&#8217;è il percepito? Cosa fa metafora di questo rimasuglio di vita che non vive, di volti appesi alle pareti? Ho un foro nel torace da cui entrano serpenti, si dimenano fino a mordere la gola. Cos&#8217;è questo dolore che mi attacca alla vita, che mi distacca solo attraverso il bianco? Cos&#8217;è questa vita che dice parla e non parla, che dice vuoto e non svuota, che non dice nulla. Le mani bianche si allungano come animali per aggrapparsi ai piccoli cuccioli d&#8217;oggetti, le poso ferme, ho i miei orari, le mie torture fissate nella zona occipitale&#8221;.</em></p>
<p>Poi il pavimento si fa muto, ricorda il grado zero per richiamare all&#8217;ordine. Ma l&#8217;insopportabile è questo sentire, questo sentimento che urla : se il grado è più basso, la vera sofferenza è accorgersi che non c&#8217;è alcuno zero, che lo sprofondo è sprofondato, che le mescolanze non sono possibili. E il signor guantini non si mescola, resta confinato in un muro di cotone, avvolto nelle garze, identificato con l&#8217;Essere che l&#8217;ha disperato.<br />
I dispersi siamo noi che cerchiamo un contatto, che quando lo cerchiamo siamo già nel tattile, nell&#8217;agalma denso delle cose.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-67102" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban10.jpg" alt="Sluban10" width="512" height="342" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban10.jpg 512w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban10-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban10-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>
<p>Sotto terra, i piccoli bagliori del giorno attraggono per forza di gravità i piedi di G. La condanna di essere ancorati per forza grave alla crosta terrestre, come un mollusco allo scoglio, e non c&#8217;è ragione, non c&#8217;è alcuna via d&#8217;uscita o d&#8217;entrata : tutto spinge verso il basso, il suo corpo si muove lento, affaticato da millenni. A volte, nei ritagli di tempo del cervello, si apre una buca, cadono dentro piccoli astri, lumini in forma sonora &#8211; e lui li raccoglie con i suoi guanti bianchi, li posa uno a uno sulle teste degli altri, li rovescia nell&#8217;incomprensione.<br />
<em>Cos&#8217;è dato sapere della notte? Cosa la notte dice della notte?</em></p>
<p>Il signor guantini allunga e dilata gli spazi come i tempi, ogni movimento, ogni spasmo vagale potrebbe incollarlo agli oggetti come al tempo, come ai territori percorsi dall&#8217;immobilità. E dunque non c&#8217;è speranza, non c&#8217;è sperabile, c&#8217;è solo attesa. Che arrivi il giorno, che il giorno sia vestito da giorno, che sia protetto, che arrivi il pasto, che sia risucchiato con la cannuccia perché le labbra non facciano presa col bicchiere, che ci sia vuoto, una zona concava in cui attendersi.</p>
<p>Siamo tutti qui, lo guardiamo, gli scostiamo la sedia perché possa passare il passato, lo cibiamo. Leonard canta un canto d&#8217;amore, e il signor Guantini qui dentro è l&#8217;unico a saperlo : incollato alle note com&#8217;è incollato alla vita. Resta perché è impossibile non restare, perché andare scivola nel deleterio. L&#8217;immobilità che siamo, quando ci accorgiamo di essere vivi, sono i guanti di G. La metafora di un non poter partecipare all&#8217;esistere, di esistere solo per ancoraggio.</p>
<p>La stanza è piena di cimici, montano sulle teste, scavano piccoli forellini sulle tempie e lì si annidano. Il ronzio è questo nostro mondo che non smette di parlare anche quando tace, che smette quando la parola si fa oggetto e si scolla dalle pareti per entrare nei corpi e farsi corpo. Una ad una cadono,<br />
una ad una restono, resistono il tremare, restituiscono ombra all&#8217;ombra.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-67103" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban11-1024x688.jpg" alt="Sluban11" width="720" height="484" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban11-1024x688.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban11-300x202.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban11-768x516.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban11-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/02/Sluban11.jpg 1280w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p><em>&#8220;Dove tutto questo immobile è sollievo, dove crolla, dove dice, dove mastica, dove preme, dove angoscia, dove turba, dove grida, dove piange, dove arranca, dove strappa, dove preme, dove si attacca, dove accade, dove non accade, dove mangia, dove impreca, dove morde, dove dice, dove indietreggia, dove fa male, dove fa uno, dove è doppio, dove è stanza, dove è niente, dove ride, dove stride, dove nei mondi del dove. L&#8217;imperativo è assoluto : io guido le ripercussioni del passato attraverso i tubicini infilzati a forza. Resta una sanguisuga appoggiata sul ventre. Sotto ipnosi dice : poggiatene sedici : è qui che duole&#8221;.</em></p>
<p>Ma non duole, la disperazione è il grado zero che scende al di sotto, che ribadisce una verità non assoluta.<em> Che lo zero non esiste. Che siamo sottozero, che non siamo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>fotografie di Klavdij Sluban</li>
</ul>
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #10</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2017 06:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot Ivanhoe vestito di nero cammina nei corridoi, li percorre all&#8217;infinito da cielo a notte, ha le palpebre scure, le mani ingiallite di tabacco, gonfie, distrutte dalla terra che non ha raccolto, separato dal mondo dei vivi. Ivanhoe morto per errore nel carcere ducentoquarantasei, un numero sulla pettorina che lo ricorda alla sorella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p>Ivanhoe vestito di nero cammina nei corridoi, li percorre all&#8217;infinito da cielo a notte, ha le palpebre scure, le mani ingiallite di tabacco, gonfie, distrutte dalla terra che non ha raccolto, separato dal mondo dei vivi. Ivanhoe morto per errore nel carcere ducentoquarantasei, un numero sulla pettorina che lo ricorda alla sorella quando si ricorda di venirlo a trovare, Ivanhoe dagli occhi semichiusi, lo sguardo abbassato, le parole mangiate in fretta, la fattura del grande freddo, le braccia come serpenti.</p>
<p>Ci sediamo uno accanto all&#8217;altro, sulla muretta di cinta che ci sepra dagli altri. <i>Ti sono simpatica? Passiva, risponde.</i></p>
<p>La passività qui è il dolore consumato dalle parole vuote, cieche per aver fatto a pugni con il sole, morte di paura quando sono arrivate, svuotate di senso quando devono ripartire. Ivanhoe risponde solo se interpellato con un salto, vorticando pochi gorgogli : una sigaretta di tabacco, un suono, un&#8217;intermittenza della luce – s<i>pegnila, ti prego </i>– Ivanhoe con i nodi neri, le giunture nere, le mani nere, l&#8217;ugola nera, il ridicolo nero, il mostro nero che lo perseguita anche la notte, quando emette singoli borbottii fracassando le orecchie agli incubatori d&#8217;ossa.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-64336" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160551.jpg" alt="20150710_160551" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160551.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160551-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160551-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>I corridoi sono bui, Ivanhoe a casa ha un giardino piccolo, pochi metri quadri da cui vedere il cielo quando si chiude in sé stesso e muore di polmonite.</p>
<p><i>Ho una ferita nell&#8217;orecchio sinistro, parla le voci delle voci degli altri, mormora i fastidi, li esamina squadrandoli con il grandangolo per aprirli alla luce. Nessuno m&#8217;insegue, tutti mi inseguono, mi fatturano le orecchie, ho una sorella che non viene mai, deve portarmi le sigarette e la giacca bianca degli infermieri : non sono malato : ho una corda collegata ai feticci larvali. Mi hanno fatto una fattura, non parlo coi dottori. </i></p>
<p>A volte, negli spazi più stretti, poggio l&#8217;orecchio sul suo costato. Non sento niente, il mio battito tachicardico copre tutto, copre i movimenti tellurici, le divergenze. Allora chiedo ancora : Ivanhoe, lo sai il mio nome? Farfuglia, e farfuglia bene. Ti sono simpatica? Passiva.</p>
<p>Nessuno sa di cosa siamo capaci, il limite è spostato appena poco più in là della soglia di dolore che abbiamo : una chiesa al centro del petto, un crocifisso rotto negli altari, una pustola gonfia che cerca di non gonfiarsi ancora, avere un inverno cavo sotto la pelle. Ivanhoe passa e sputa. Il suo sputo ha il colore degli angioletti, non sporca, non macchia, è limpido.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-64337" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160621.jpg" alt="20150710_160621" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160621.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160621-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160621-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Nella strettoia che separa le attese dai benvenuti, io e Ivanhoe camminiamo spalla a spalla come due reduci di guerra. Lui con la sua divisa nera, io con i miei occhi pesti, ci auguriamo la buonanotte, ma lui non risponde, mira altrove, dove il canto del gallo non è più udibile. Spieghiamo traiettorie per non darci l&#8217;addio, le tracciamo sul manto cementificato del pavimento, e sui soffitti crepati dall&#8217;uso che ne facciamo : sputarci addosso è un sacrificio, un rituale pagano come pagani siamo tutti. Le sue bestemmie mi perforano le orecchie, scendono dritte in gola per essere ripetute.</p>
<p><i>Mangio la terra e la mescolo con l&#8217;aria. A volte cammino per ore e per ore mi seggo, mi fucilo la testa con ampie pennellate : sono l&#8217;uomo che non vede e non sente, che sente anche se non ci sente, che ti vede, che ti guarda, che non guarda, che ti mira, che non mira, che spara a salve con la pistola giocattolo che avrei sempre voluto. Ho centocinquantasette anni e ne dimostro undici, cammino per la strada che mi porta alla sorella e non c&#8217;è tregua, solo questo tremare inefficace degli umori. Lo vedi questo sputo? E&#8217; il mio ultimo rantolo di vita, ogni giorno ricresco, mi faccio sterminare e poi germino sotto la pelliccia nuova. Ho una casa nei dintorni, mia madre è morta.</i></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-64338" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160524.jpg" alt="20150710_160524" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160524.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160524-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/20150710_160524-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Poi l&#8217;udibile diventa un muro. Secco di foglie ammuffite, legate l&#8217;una all&#8217;altra con mastice duro. Ivanhoe dura quanto può, s&#8217;infila nella calca come un reduce, un sopravvissuto dalla miseria che mastichiamo ogni giorno, all&#8217;ora di colazione, quando spalancano le finestre che hanno chiuso, quando la chiusa è una finestra : le sbarre per evitare gli impiccati. La gola si apre, lo sguardo si apre, il riso si apre, la bocca si chiude. Non parlare è questo nostro mondo che c&#8217;insegnamo per sopportare il nero.</p>
<p><i>Sgretolati come siamo parliamo la lingua degli appoggi. Il punto aperto a superficie è una condanna, una semplice andatura immobile, una convalescenza ispessita dalle circostanze. Vedere questo interno è come introdursi nei corpi umorali e farli tremare, scuoterli per poi dimenticarli. Siamo già tornati nell&#8217;incubo della chiusa, nei termini distinti che ci separano – e non separa, non nutre, non incombe, non fa testo, non muove la testa dei marginali. Ho un abito per le istanze, un affetto in miniatura per alzarmi e bilanciare le mie parti rigide : un animale battuto dai cecchini, un animale che muore, una crepa che si apre nel terreno, è la primavera degli assetati, le cicale ricominciano il loro suono, si fanno equilibriste della carne, un lampo accende il cielo. Sono pallido, non sono mai venuto al mondo, sono questo piccolo mondo di miniature tascabili, l&#8217;ostaggio della mia irriconoscenza. </i></p>
<p>Ivanhoe giudica il tempo, ci ritroviamo nella calca dorata delle rivelazioni. Siamo dolori spinali, superfici mobili, il tatto che non ci è concesso nell&#8217;intimità dei movimenti rapidi. Nel paese dei senza gambe tutto è contratto: la terra è un problema di spazio, un ammasso di organi possibili. Ci alziamo senza guardarci, abbiamo gli occhi curvi e lo sguardo fisso, ci alziamo senza parlarci, indigesti, plumbei, accerchiati dalle cose.</p>
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #9</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/04/15/dentro-un-infinito-9/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2016 05:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot Alessia cammina al rallentatore, ha un buco sulla schiena, tutto l&#8217;indicibile sofferto nella rotellina che l&#8217;accompagna. Gira a destra, si velocizza, gira a sinistra, si rallenta, la rotellina non gira mai, Alessia non cammina, muove piccoli passi come una tartaruga senza guscio. Madre : della tartaruga che hanno mangiato i cani hai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p>Alessia cammina al rallentatore, ha un buco sulla schiena, tutto l&#8217;indicibile sofferto nella rotellina che l&#8217;accompagna. Gira a destra, si velocizza, gira a sinistra, si rallenta, la rotellina non gira mai, Alessia non cammina, muove piccoli passi come una tartaruga senza guscio.</p>
<p><i>Madre : della tartaruga che hanno mangiato i cani hai sepolto solo la corazza.</i></p>
<p>Ci ritroviamo nella zona scura del corridoio, Alessia mastica lentamente il pasto minore, si confonde con la lentezza dei tramonti che da quassù non servono a niente se non a mostrarci un cuore bollente nel cielo, un polmone agitato come noi lo vediamo : Alessia non ha gli occhi lenti : il mondo si muove velocemente, scosse telluriche sugli scogli, sulle mani, sulla testa. Alessia vede soli in movimento costante, soli che girano che vorticano impazziti come animali dalla testa troppo grande per essere afferrati.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-60763" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_150011-e1458897614241.jpg" alt="20151211_150011" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_150011-e1458897614241.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_150011-e1458897614241-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_150011-e1458897614241-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>La messa a nudo è irrimediabile. La ragazza tartaruga si trascina lasciando la bava di lumaca fuoriuscirle dalla schiena</p>
<p><i>Hai una rotellina : girala</i></p>
<p><i>La rotellina è arruginita</i></p>
<p><i>Girala, fanne un cortocircuito</i></p>
<p>E così Alessia cortocircuita con il mondo, accompagnata dall&#8217;uomo zoppo che ha trovato nel campo aperto. Alessia ha messo radici come una pianta innaffiata per errore, dalla testa ai piedi è incistata nel pianto del prato, Alessia non vive, una vegetazione scomposta.</p>
<p>Alle due di notte ci ritroviamo nella zona dell&#8217;asimmetrie ordinate. Lei predica la notte, io le dipingo unghie nere sugli scogli : le sue mani sono rocce, diventano il tutto che non è dato scoprire, Alessia muove dieci passi e si ferma. Immobile, roccia come sono roccia io, nello stare accovacciata a due metri dal terreno. E la guardo.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-60764" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_145942-e1458897749489.jpg" alt="20151211_145942" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_145942-e1458897749489.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_145942-e1458897749489-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_145942-e1458897749489-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p><em>Cara S., il mio dolore è quantificabile con una manciata di terra caduta dalla luna. Ho un corpo al centro del corpo che continua a scalpitare, muove i primi passi poi demorde. Da fuori mi vedono ferma ma io dentro sto correndo, rischio un tribunale di incidenti, rischio di arrivare alla meta, ma la meta è sempre la metà di un&#8217;altra menzogna. Io non mi muovo, resto ferma nell&#8217;azzurro di questo cielo torbido quando c&#8217;è nebbia, aperto quando si spalanca. Cara S., mi cadono fiori nella bocca : ho le labbra accese aspettando un bacio. Dice una lingua per i benvenuti, dice una stretta, dice una rabbia. Qui nessuno la vede : sono invisibile, con l&#8217;elmo di Wagner sulla testa, una piccola presa in giro all&#8217;indecenza. A volte smetto di sforzare, mi siedo sulla grata e aspetto che qualcuno mi porti un caffé : fa male a dirsi, fa male a farsi, fa male il continuo rigirarmi lenta sul letto. Non servono i nastri di contenzione : sono già contenuta : il mio corpo è fermo.</em></p>
<p><em>Cara A., ti ho vista ridere la tua voce liberata, quando il tempo è fermo come il tuo corpo e noi sgattaioliamo tra le aiuole, nella sala dall&#8217;odore acre del giallo, ti ho vista chinarti per raccogliere una lingua, ti ho vista piangere come solo tu sai fare : in silenzio, con le lacrime all&#8217;indietro, acqua che entra dalle pupille e ricade sulla gola, ti ho vista baciare l&#8217;uomo azzurro, la promessa di un volto.</em><br />
<em> Qui, nella casa delle tre porte tendo l&#8217;orecchio per sentirti ancora cantare – una canzone metallica, vecchia di eroi e di nient&#8217;altro, una copia di un desiderio proibito, e mentre tendo l&#8217;orecchio si spezza, mi frantuma la testa in pezzi sconosciuti. Ho ancora una madre, le guardo gli occhi prima che cadano, e i miei, ferite sulle sue aperture. Ricordi il giorno dell&#8217;incontro? La rotellina girata a sinistra, il caffè scivolato per la rabbia sulla schiena?</em><br />
<em> Cara A., il dolore si lega ai nomi, ha un nome proprio : il tuo, il nostro. Scriviamoci come se non ci fosse il tempo per farlo.</em></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-60765" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_145954-e1458898006180.jpg" alt="20151211_145954" width="1536" height="2048" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_145954-e1458898006180.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_145954-e1458898006180-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/20151211_145954-e1458898006180-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Mi hai raccontato la teoria del fratello sulla mela marcia. Tu – dice, sei la mela che si dilata per mangiucchiare le altre del cesto. Il padre è caduto, la madre è caduta, il fratello è uscito dalla cesta.<br />
Sulla scia limpida di vecchiaia noi parliamo lingue dei disperati, armiamo le cellule più deboli per farne una spina : abbiamo gabbie nella retina e gabbie al centro della testa. Di tutto quello che possiamo dirci resta una figura cava, che torna come torna la dimenticanza. Tutto si accosta al divenire, io mi accosto, ti aspetto. Non arriverai mai : ti aspetto comunque. Arriverai comunque.</p>
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #7</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/11/17/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito-7/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 06:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[canguri]]></category>
		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni totali]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[mozart]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Requiem]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot &#8220;La diffusa credenza che kangaroo significasse &#8220;non capisco&#8221;, risposta nella lingua aborigena a una domanda posta in inglese, è soltanto una leggenda&#8221; Roberto grande piede è un canguro. Macropodidae. La testa inclinata a est, la sacca marsupiale per i nuovi ospiti, i passi falcati, lenti se necessario, un salto dalla finestra quando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di<strong> Mariasole Ariot</strong></p>
<p><em>&#8220;La diffusa credenza che kangaroo significasse &#8220;non capisco&#8221;, risposta nella lingua aborigena a una domanda posta in inglese, è soltanto una leggenda</em>&#8221;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-57577" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/macropodidae.jpg" alt="macropodidae" width="646" height="408" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/macropodidae.jpg 646w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/macropodidae-300x189.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/macropodidae-80x50.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/macropodidae-163x103.jpg 163w" sizes="(max-width: 646px) 100vw, 646px" /></p>
<p>Roberto grande piede è un canguro. Macropodidae. La testa inclinata a est, la sacca marsupiale per i nuovi ospiti, i passi falcati, lenti se necessario, un salto dalla finestra quando è troppo. In ordine sparso appaiono tre rivelazioni notturne, le bussa al campo della mia porta, il tempo è caldo :</p>
<p><em>figliare tre parti<br />
</em><br />
<em>figliare tre parti plurigemellari<br />
</em><br />
<em>non figliare<br />
</em><br />
Roberto dalla spina di pesce sul collo dice il Requiem di Mozart &#8211; prego, sissignore, un requiem per la testa, datemi una spina e una valvola di sfogo, Roberto non piange mai, Roberto ride se marcato a forza, Roberto sbatte le porte, vive tre volte da ventisei anni. E&#8217; fuggito per tornare a casa &#8211; ma dov&#8217;è la casa, madre, dove un luogo che faccia copertura, dove un tetto, dove i muri?<br />
Dove. A secco, i muri alti limitano ingressi ed uscite ma non bordano. Roberto dice : participio passato del verbo sentire, o forse imperfetto. Ora non sento più niente.<br />
Diagnosi : domande infantili. Roberto ha la testa inclinata distonicamente, un&#8217;offesa dei farmaci, la sua controffensiva è la risata. Atterra il cranio verso il tavolo, cadono pezzi di cibo, azzanna il cucchiaio, Roberto è perduto è dice andremo, parleremo al futuro, scriverò a mio fratello.<br />
<em>Caro G., </em><br />
<em>la casa di mamma è grande ma può ospitarmi. Ora che non c&#8217;è più una madre, io non sarò più figlio. Perché è morta? Posso essere un uomo come sei tu, uomo, essere umano senza essere, posso mangiare un gelato al bar all&#8217;angolo? Ho comprato gli spartiti di Mozart: suonavo il minuetto e sono sempre stato una frana. Qui una donna parla coi gatti, i gatti le rispondono. Dice dicano il vero del silenzio, la voce della muraglia, dice siano collegati coi computer del colle e la cucina : conoscono il menù dei pasti in anticipo.</em><br />
<em>Toglieranno le cabine telefoniche, l&#8217;ho letto sul giornale, G. Brutte notizie. Come si usano i nuovi dispositivi, G.?</em><br />
<em>Perdonami. Ho un cuore che non sente più, due gambe morte che continuano a saltare. Chiamami quando puoi, vieni a trovarmi. Posso chiedere una visita? Posso essere uomo se sono un bambino? Posso fare la patente se esco? Posso dire al parroco di andare a farsi fottere? E&#8217; un peccato, lo so. Fratello che passi e senza requiem, parlami di macchinari a luci rosse. Qui tutto è cieco. Vengo da quindici milioni di anni fa. </em><br />
<em>Posso fare una domanda? Posso ancora una domanda?</em></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-57578" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/ascolto.jpg" alt="ascolto" width="646" height="450" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/ascolto.jpg 646w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/ascolto-300x209.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/ascolto-100x70.jpg 100w" sizes="(max-width: 646px) 100vw, 646px" /></p>
<p>Roberto ha un sogno incastrato nell&#8217;occhio cisposo, s&#8217;intravede sfregandolo con la spugnetta verde, grattando fino all&#8217;osso. Un liquido trasparente attraversa la sua mano e urla e non si crede e credono se non crede, e non piange, Roberto non piange mai.</p>
<p>Al Castello si avvicina di nascosto, prende l&#8217;ascia dalla parte opposta, cade una mano come cadono foglie. E&#8217; autunno e mancano marsupi per i figli, i farmaci uccidono il verbo che collega sinapsi a sinapsi, pensare, timpano a timpano, udire, tutto si trasforma in visione. Roberto ha due monconi per dispiacere, per aver chiesto un tramezzino di troppo, per aver domandato, per aver posto. Per aver chiesto un posto.<br />
Ossigenarsi fino al midollo è una catastrofe : cadere da un pozzo e continuare la caduta, diventare la caduta per errore, balordo di polvere.</p>
<p><em>Madre, la mia testa è una zona marsupiale, un nido di piccole creature mai nate, si aggrappano alle mammelle, alle costole, spingono per avere un respiro, affondano sulle budella, suggono. Ho una testa piena zeppa di cadaverini in divenire, una scarsa funzionalità della placenta.</em></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-57579" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/discinesia.jpg" alt="discinesia" width="647" height="501" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/discinesia.jpg 647w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/discinesia-300x232.jpg 300w" sizes="(max-width: 647px) 100vw, 647px" /></p>
<p>Roberto inclina la testa a est, dice la terapia del movimento, dice la rabbia, dice la nebbia, dice le foglie che inciampano i bambini, dici la sabbia, dice le corse sui crampi, dice la testa, dice la rabbia, dice le grondaie piene di sangue, dice non dire, dice l&#8217;infante, dice il marsupio, dice luoghi d&#8217;origine e non origine, dice la nebbia, dice la rabbia, dice la nicchia ecologica mai avuta, dice il Mesozoico, dice le migrazioni, dice la testa inclinata ad ovest, dice la difficoltà del dire, il rallentato, Roberto l&#8217;uomo dai piedi giganti, l&#8217;uomo dei due tempi, Roberto che mastica coi denti innaffiati di involuzione, Roberto che ride, Roberto che non muove, Roberto che chiede : posso ancora una domanda?<br />
Diagnosi : reparto infantile. Non c&#8217;è patente di guida, madre, non c&#8217;è una storia, ci sono le cadute, le centocinquanta cadute, centocinquanta cicale che fremono il giorno, disturbano il presente, Roberto che dice l&#8217;assenza, Roberto che cade, Roberto che è sempre caduto. Marsupiale, distonico, macropodidae.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #6</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/07/23/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito-6/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2015 05:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
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					<description><![CDATA[The morning comes to consciousness Of faint stale smells of beer From the sawdust-trampled street With all its muddy feet that press To early coffee-stands T. S. Eliot Amel canta gli orologi della casa, chiude le porte nei ritorni, si affaccia all&#8217;ora di preghiera : rivolto al sole, o forse l&#8217;opposto, Amel grida pianto, tace [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="RIGHT"><i>The morning comes to consciousness<br />
Of faint stale smells of beer<br />
From the sawdust-trampled street<br />
With all its muddy feet that press<br />
To early coffee-stands</i></p>
<p align="RIGHT"><i>T. S. Eliot</i></p>
<p align="JUSTIFY">Amel canta gli orologi della casa, chiude le porte nei ritorni, si affaccia all&#8217;ora di preghiera : rivolto al sole, o forse l&#8217;opposto, Amel grida pianto, tace un piano, pianifica gli eventi. Nella casa delle quattro porte vivono otto maledetti : un incendiario, un collezionista, un portatore di niente, un arbusto alto due metri, il piccolo rifugiato con tre donne nella tasca, la donna con gli occhi di civetta, il ragazzo che si ferma come un sasso, un animale impazzito, femmina.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sasso dice: <i>sai cosa significa non muovere un dito? cosa significa fermare il tempo? cosa significa l&#8217;immobilità dei muscoli? uno scheletro, lo sguardo fisso dei monaci? e non c&#8217;è fame, e non mi accorgo, e non c&#8217;è mondo. </i></p>
<p align="JUSTIFY">Ma Amel non ascolta nessuno, ha chiuso i pori per proteggersi dall&#8217;osceno, chiude nella dispensa la sua testa di coniglio. Ha il collo più lungo della testa, spinge il cranio in avanti, i muscoli degli occhi all&#8217;infinto. Dalla porta ad ovest fuoriescono litri di sangue e vomito, scarti di presente : tutto s&#8217;inonda, tappano la tazza con una scritta : <i>non toccare, non aprire, non sedersi.</i></p>
<p align="JUSTIFY">Amel ha la sua tazzina di caffé, il pollo con la testa insanguinata tagliata a mano, la testa come un pollo insanguinato.</p>
<p align="JUSTIFY">Dice : sposerò una donna e canterà al mattino.</p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-55357" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_161748-768x1024.jpg" alt="20150608_161748" width="700" height="933" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_161748-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_161748-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_161748-900x1200.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_161748.jpg 1536w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p align="JUSTIFY">I galli preparano l&#8217;estate come ogni mercoledì. Si assegnano i turni della morte, una piccola roulette, le macchinette del caffé che infiammano : <i>sai cosa significa inondare? cosa significa pensare ad un morto e non pensare? cosa significa non pensare, cosa portare il vuoto, in grembo, un vuoto. Cosa significa una lettera a un mondo, e il mondo è un gruppo di cavalli imbizzarriti, e lo insegui e non lo corri e non lo segui e non fa mondo. Sai cosa significa infiammare? Il mio tempo è morto. Ho un corpo che mi frena e mi addormenta : puoi vedermi? Puoi sentirmi? Sai cosa significa inondare?</i></p>
<p align="JUSTIFY">Amel spacca i sassi, confonde il buio con l&#8217;autunno. Vive di notte, alza il braccio ondeggiando la pasta molle, la matrice di un nutrimento. Amel mi sposa sul terrazzo degli ossicini, mi salva dalla madria imbizzarrita, dalle bave un po&#8217; sudicie un po&#8217; niente, un po&#8217; suicide.</p>
<p align="JUSTIFY">***</p>
<p align="JUSTIFY">Nella casa delle quattro porte viviamo in otto maledetti. Un incendiario, un collezionista, un portatore di niente, un arbusto alto due metri, il rifugiato con il naso di un bambino, il ragazzo che si ferma, Amel che sposa e risposa e risposa, la donna con gli occhi di vetro – e io occupo l&#8217;ottavo.<br />
Un letto, una risorsa, il fumo, la nebbiolina, il vomito che esce dalle latrine, la finestra, l&#8217;orticello per i vermi, un allarme.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Sai cosa significa annegare? cosa significa non dire più niente, non mangiare, non vestire, non crepare, non morire, non fare niente, non dire niente, non essere che un sasso, non essere la terra, non essere ferito, non ferire il non ferito, non forgiare, non parlare, non mangiare, non vestire, non crepare, non fare niente, non dire niente.<br />
</i><i> Sai cosa significa inceppare? Cosa significa un disco rotto, un sottofondo senza fondo, un macabro ritorno dell&#8217;uguale, un non uguale, un non diverso, un non parlare, non mangiare, non più niente, non vestire, non crepare, non morire, fare della crepa una miseria, non dire niente. Essere quel niente.</i></p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-55358" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162650-768x1024.jpg" alt="20150608_162650" width="700" height="933" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162650-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162650-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162650-900x1200.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162650.jpg 1536w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p align="JUSTIFY">Amel chiama quattro volte i vigili, i fucili, i caschi rossi, blu, verdi della notte, mi siede, mi sposa, mi chiama. Dalla porta serrata continua ad uscire la melma, come liquido di mare e petrolio : l&#8217;indicibile non è una parola : è un tanfo solido che ci appartiene, che scivola la notte da stipiti e grondaie, che è vomito e sangue e un po&#8217; di sperma. Un odore che fredda le narici, che gonfia il ventre come un cane quando è morto.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Sai cosa significa morire? cosa significa l&#8217;orecchio che non sente, il battito dello strumento che non batte, cosa significa guardare il vuoto, per sempre, vuoto sempre vuoto, cosa significa non crepare, non morire, fare dell&#8217;occhio un bersaglio, non colpire, non maneggiare, con cura non curare, non sentire, non poter morire, cosa significa saltare e non saltare. Essere un pezzo di niente, quel tanfo che ci fa orrore. Cosa significa non morire, dormire non dormendo, non dormire, non parlare, non cadere.</i></p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-55359" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162250-768x1024.jpg" alt="20150608_162250" width="700" height="933" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162250-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162250-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162250-900x1200.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/20150608_162250.jpg 1536w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p align="JUSTIFY">Mi chiedi di non ascoltare, di tapparmi le orecchie, di bloccare con la cera gli ingressi non voluti. Ma ho un pozzo nell&#8217;esofago che si prende cura dell&#8217;incurabile :  ho un posto scuro che<em> non può non dire.</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #5</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/12/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito-5/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2015 06:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[invertebrati]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni totali]]></category>
		<category><![CDATA[lumache]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot Vuotarsi; ci si espone a tutta la pressione dell&#8217;universo che ci circonda S. Weil Stamani hanno spostato le poltroncine arancioni : la chiusura dev&#8217;essere libera, la porta in entrata e non in uscita, una donna vigila come un arbusto sulla soglia. Allunga uno ad uno gli arti, parla dei suoi cani sfogliando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Vuotarsi; ci si espone a tutta la pressione dell&#8217;universo che ci circonda</em><br />
<em>S. Weil</em></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-51010" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1.jpg" alt="pic1" width="1535" height="2047" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1.jpg 1535w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1-900x1200.jpg 900w" sizes="(max-width: 1535px) 100vw, 1535px" /></p>
<p>Stamani hanno spostato le poltroncine arancioni : la chiusura dev&#8217;essere libera, la porta in entrata e non in uscita, una donna vigila come un arbusto sulla soglia. Allunga uno ad uno gli arti, parla dei suoi cani sfogliando i giornali del 1998. Il tempo è fermo, nessuno se ne cura, le bave delle lumache si affacciano prima dei loro volti : escono di sera, quando l&#8217;ambiente è più umido, si cibano di cavolarie, disfano il raccolto seminato, scombinano l&#8217;ordine del campo.</p>
<p>Annamaria ha pianto tutta la notte. Si contorceva nel sonno, si alzava a tratti, pregava che l&#8217;inesistenza finisse, che il vuoto in cui l&#8217;aveva rinchiusa la figlia maggiore avesse uno spazio cavo all&#8217;interno : <em>ma il vuoto non è mai cavo</em>, si prende gioco della materia, non dell&#8217;umano, non del disumano. Il pianto è una scia lunga di parole, l&#8217;accavallarsi di ricordo e di futuro</p>
<p>&#8220;Quando sarò qui non mi sarà permesso di bere. Quando sono uscita non potevo seminare : i bambini giocano con la nonna e non hanno una madre. L&#8217;hai vista mia madre? Sarà per sempre una figlia. Mi ha inchiodata al muro con le dita &#8211; spesse come chiodi infilzati nella carne, ha urlato : prendetela, è questo il momento giusto.&#8221;<br />
<img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-51011" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic2.jpg" alt="pic2" width="1535" height="2047" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic2.jpg 1535w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic2-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic2-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic2-900x1200.jpg 900w" sizes="(max-width: 1535px) 100vw, 1535px" /></p>
<p>Ha disegnato un crocifisso al muro per fare una chiesa. Dal foglio appeso sulla fronte cadono parole : ma l&#8217;antitesi del vuoto è un&#8217;invenzione, un pieno di voce che non dice nulla se non questo sgoccialare di lettere, una ad una come nevischio, quando la consistenza non è tale da dirsi neve, quando la velocità non è tale per poter dire : pioggia.</p>
<p>Ha disegnato un muro per costruire una casa, per aggiungere prospettiva alla stanza che contiene. L&#8217;inserviente è entrata tre volte, ha invitato a cancellare, poi ha riso : <em>tutto</em> &#8211; dice &#8211;<em> si cancellerà quando ve ne andrete</em>.</p>
<p>Hai disegnato una casa : e non aveva muri.</p>
<p>***</p>
<p>Annamaria piange da centodieci giorni. Continua a pregare, straccia le verità che le sono state costruite attorno, ne aggiunge di nuove a pennarelli spessi. Ha individuato tre colori da cui è impossibile sfuggire : i primari che non hanno il camice possono mescolarsi tra loro, copulare fino a creare un terzo. Annamaria non li mescola, lascia le tinte separate come vorrebbe non fosse il mondo.</p>
<p>***</p>
<p>Eppure oggi è di nuovo ieri. La donna arbusto ha deciso di pulire i tempi. Scarta uno a uno i giornali del passato, li sostituisce con un niente : meglio il niente di un tradimento, meglio la superficie liscia, meglio estrarre la polvere e restituire un senso.</p>
<p>Ancora, le strisce umide a terra ricordano un tempo in cui i primi animali ad evolversi non erano ancora gli ultimi : pesci, rettili, anfibi, uccelli e molluschi. Annamaria è l&#8217;ultimo fossile rimasto in vita.</p>
<p>&#8220;Cara, non diventare come mia figlia. E&#8217; il rumore che non ci capisce. Mia figlia urla e m&#8217;incatena, ha corrotto gli stolti, costruito una scena lunga e una carriera per farmi fuori. Ma io ho un buco nel petto : guardami : escono figli : guardami : nascono doglie : guardami : non esce niente. &#8221;</p>
<p>Il carrello è arrivato, Annamaria piange da centodieci notti. Le infilzano uno stecco bianco in gola, restituiscono le pinzette, il colore alle labbra, le ciglia di un sud profondo, restituiscono le coroncine, gli unguenti, le madonnine dei catechismi, restituiscono i Vangeli, la lima per le vertebre, la schiena, il corpetto, due seni, la chiamano La Santa, le aprono il cappotto, le infilano le risa nella tasca, due figlie, un maschio preparato, mancano i soldi, non se ne farà niente. Sparisce come spariscono tutti:</p>
<p><em>Gli invertebrati</em><br />
<em>da adulti somigliano alle piante</em>.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-51010" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1.jpg" alt="pic1" width="1535" height="2047" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1.jpg 1535w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/pic1-900x1200.jpg 900w" sizes="(max-width: 1535px) 100vw, 1535px" /><br />
Il crocifisso è stato cancellato, mi solleva la vista di due toni : posso guardare il bianco, il rovescio di una traccia, la nostra testa grida e non emette suono.</p>
<p>Dicono si sia persa. Ha preso un treno senza documenti, l&#8217;hanno rispedita a casa senza nome.</p>
<p>&#8220;Quando tornerò sarà già tardi. I bambini saranno cresciuti e la mia casa non è più grande per contenerli : mi sono rimpicciolita, hai visto? Potrò ancora parlare dopo tutto questo? Possono ascoltarmi i bambini caduti nelle buche? <em>Può un bambino &#8211; ti chiedo &#8211; può un bambino smettere di cadere? Possono le buche smettere di avere la forma dei bambini?</em> Sàlvati : sfonda la porta, lascia che la scia si secchi, dimenticati del troppo tardi, recupera la ore immobili, apri i giornali del giorno dopo, non guardare le date, cancella i titoli : riscrivili. E&#8217; ora che vada. Mi hanno truccata per bene: dicono che l&#8217;arcata sopraccigliare scriva già del sorriso prima di vederlo : mi vedi? Lo vedi come sorrido? La vedi tutta questa partenza nel corpo? Ho forse bisogno di una bocca per parlare? Quante bocche ci hanno costruito, piccola, quanto partire? Smetti le bocche, smetti le teste, pensami quando io avrò smesso di pensarti.&#8221;</p>
<p><em>Madre, quando ce ne andiamo portiamo sulla schiena il ricordo di un guscio : è la nostra memoria, il nostro arto amputato che ancora continua a bruciare.</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #4</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2014 06:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni totali]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[ragnatela]]></category>
		<category><![CDATA[ragni]]></category>
		<category><![CDATA[sacco ovigero]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot &#160; Il carico di rottura di una ragnatela è confrontabile a quello dell&#8217;acciaio. Differisce solo per densità. Nella caduta l&#8217;animale sputa il filo che lo porta al punto del desiderio, poi risale alla partenza, avanza di un passo, cade nuovamente e ricomincia. Ha le zampe a pettine, unisce i fili come fossero mani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><em>Il carico di rottura di una ragnatela è confrontabile a quello dell&#8217;acciaio. Differisce solo per densità.</em><br />
<em>Nella caduta l&#8217;animale sputa il filo che lo porta al punto del desiderio,<br />
</em><em>poi risale alla partenza, avanza di un passo,<br />
cade nuovamente e ricomincia. Ha le zampe a pettine, unisce i fili come fossero mani : crea una rete,<br />
costruisce una casa. E&#8217; una trappola.</em></p>
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-50266" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/ragnatela.jpg" alt="ragnatela" width="821" height="623" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/ragnatela.jpg 800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/ragnatela-300x227.jpg 300w" sizes="(max-width: 821px) 100vw, 821px" /></p>
<p style="text-align: left;">Emma ha un tappeto di chiodi dietro la schiena. Si dimena, tiene la mano destra a fasciare il polso sinistro, il polso stringe un libro, sul dorso c&#8217;è una croce, muove le labbra a forma di singhiozzo e non esce che una bava a protezione : tace come tutto tace qui dentro. L&#8217;aria è di muffa, ma ora i soffitti si sono alzati, le luci bianche per innaffiare le teste e i pochi pensieri che restano: i residui sono senza porta, le docce sono fredde.</p>
<p>Hanno sequestrato ogni laccio, ogni strumento allungato, e noi accomodiamo, diamo i nostri legami, le nostre impronte, le dimensioni allungate. Quando Emma dorme l&#8217;intera aula, l&#8217;aula diventa un lamento : i suoi mugulare sono segni, cordoncini da portare al collo, ci legano i piedi, le mani, la testa al cuscino per non sentire. Emma chiama una madre e la madre non parla.</p>
<p>L&#8217;ho sentita agitarsi a voce tre volte : per un no : per annuire : per infliggere un ricordo. Crocefigge il suo crocefisso trenta volte, e poi di nuovo fino a che non dispera. Dall&#8217;alto di questa torretta s&#8217;intravede un ristoro : un alto pianeta sospeso nel vuoto in cui tutti sono serviti a festa, mangiano e non sono traghettatori, li guardiamo come cani alla ringhiera : <em>dammi il tuo pasto</em>, dice un dire in sottofondo.</p>
<p>Ma quelli stridono, alzano le spalle con misericordia. Restano a guardare il circo che si muove in uno strano balletto, ci allunghiamo, piroettiamo sugli eventi invisibili. Perché qui  non accade nulla se non il contrario dell&#8217;avanzare. Siamo erranti ma senza sorpresa.</p>
<p>Poi le asciugano le vesti, la cambiano forzando il braccio, dicono ad Emma : <em>staccati, sciocchina</em>, ma lei è incollata alla lingua del corpo, non si attorciglia, resta fissa, immobile come un preludio che non prevede esecuzione. Nel resto del giorno non si muove nulla. Pochi struscii di piedi, un ronzio di termosifoni, un tonfo di caduta, un&#8217;anestesia.<br />
Qui dentro non è come allora : il silenzio ha preso possesso del primo piano e del secondo come unica forma di comunicazione possibile. L&#8217;indice scorre davanti alla bocca, ne fessura le orizzontali tranciandole in quattro parti, dice che non è dato parlare pena una nuova mescolanza, poi annuncia : <em>attento, nessun allarme, attento</em>.</p>
<p>I gangli sono chiusi in una sola massa.<br />
Ho nascosto il sacco ovigero nel buco del materasso : figlieranno i ragni lupo, il filare li contiene, Emma precipita in caduta libera da un desiderio all&#8217;altro, sputa dove lo sputo è ancora invisibile, mi restituisce una tana.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-50268" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/Ariamnes.cylindrogaster.female.with_.eggsac.-.tanikawa-1.jpg" alt="Ariamnes.cylindrogaster.female.with.eggsac.-.tanikawa (1)" width="817" height="570" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/Ariamnes.cylindrogaster.female.with_.eggsac.-.tanikawa-1.jpg 368w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/Ariamnes.cylindrogaster.female.with_.eggsac.-.tanikawa-1-300x209.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/08/Ariamnes.cylindrogaster.female.with_.eggsac.-.tanikawa-1-100x70.jpg 100w" sizes="(max-width: 817px) 100vw, 817px" /></p>
<p>Dopo il nidificare delle uova è tutta polvere. La candeggina non lava i segni delle putrefazioni : il cibo morto, le catenelle, le sedie rotte, i posaceneri anneriti degli anni dei figli dei figli dei figli, la candeggina che lava e sfrega e ancora cerca e lava e sfrega e cerca, le saponette ruvide, le spugne usurate, e stride, e lava, e frega e non leva e non ci lava e non ci quieta e non ci addobba e non ci toglie e non ci smuove non si accoda non ci abbaglia.</p>
<p>Ci ritroviamo a tarda notte appaiate a due a due. Un segno indica una porta e non lo seguo, svengo come un animale dopo il digiuno, la testa si trasforma in carne da macello. Emma lamenta <em>per</em> me : è giovane, prende il mio posto. Le lascio una bocca per urlare il mio urlo, si prende tutto il tempo, il sipario, tutta la notte che fila e non ci tesse.</p>
<p>***</p>
<p>Il tappeto  di spine è ancora a terra. Emma si muove ed è notte, d&#8217;improvviso cade e si trafigge. Resta il bianco. Nessun sangue ma  liquido che le esce dagli occhi e dice basta – se basta è il colore del niente, della fine delle attese o del continuo.Le raccolgono la testa, la puliscono dalle rime di stagione : le scrostano il passato, lei non si addenta. Resta il bianco, l&#8217;insufficienza in forma di vuoto. Mi alzo, raccolgo i fili, proteggo le sue uova.</p>
<p><em>Cosa sono le affezioni, madre? Cosa significa affettare, costruire affetti per ripararsi la schiena?</em></p>
<p><em>Sono rientrata da poco dalla zona fredda. Lì il fumo impregna le vesti, mi circonda. So che non fumerò più, che non avrò più parte in questa parte. Hanno trovato Emma distesa sulla coperta,  tutto era bianco :  non ho mai visto tanto silenzio in una bambina.<br />
Ti aspetto con cura, mi riassetto per dare forma all&#8217;oscuro. Per questo<br />
ora mi spargo sulle cose vive :  per amore delle nascite, per non fare dello straniero una brodaglia che ci beviamo a sera.<br />
Scrivimi senza timore. So che i tuoi campi sono sterminati.<br />
Rispondimi anche se non hai nulla da dirmi.</em></p>
<p>****</p>
<p>Da quanto vige la tua legge, Emma? Da quanto i morticini restano bianchi? Dove sono i figli che avevo conservato?<br />
La traccia dei condannati mi fa da addio. Rispondimi : <em>hai tutto il nulla da dirmi</em>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Essendo il dentro un fuori infinito #3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2014 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ESSENDO IL DENTRO UN FUORI INFINITO]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni totali]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot In una casa hanno tutti la febbre. &#8220;Ici c&#8217;est les malades qui soignent les malades&#8221;, mi disse una donna. Vincent Van Gogh Lei cura la febbre da venti giorni, è morta da sette, spreme le limacce coi canini, le cola sul mento una bava. Lei non è mai nata, lei ha l’azzurro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di<strong> Mariasole Ariot</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>In una casa hanno tutti la febbre. &#8220;Ici c&#8217;est les malades<br />
qui soignent les malades&#8221;, mi disse una donna</em>.<br />
Vincent Van Gogh</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-large wp-image-49538" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/20140320_123105-768x1024.jpg" alt="20140320_123105" width="700" height="933" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/20140320_123105-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/20140320_123105-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/20140320_123105-900x1200.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/20140320_123105.jpg 1536w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Lei cura la febbre da venti giorni, è morta da sette, spreme le limacce coi canini, le cola sul mento una bava.<br />
Lei non è mai nata, lei ha l’azzurro negli occhi, lei  mangia le sigarette che non fuma. Era la coricata delle fiale e delle provette : reparto superiore, angolo a destra, Genetica Molecolare.</p>
<p><em>Ero una di loro</em></p>
<p>Con l&#8217;indice indica il quarto: le vetrate aperte s’intravedono dalla prima scogliera. Noi siamo qui e remiamo :  tutto è un sottofondo, un brusio, un deserto senza bocca. Era una di loro, l’hanno resa pietra per non fuggire, per rinunciare ai corpi e all’essenziale dei riflessi, per fare del custodito una riscossa.<br />
In francese si chiamerebbe Florence.</p>
<p>****</p>
<p>L’unica stanza libera è un corridoio : Fiore sfonda le lettere alfabetiche, si accascia origliando nella catena della notte. Poi dicono il <em>si dice</em> : dicono distrugga le porte, dicono strappi i capelli, dicono che i deboli non hanno disgrazie ma rogne, dicono i deboli non sono deboli ma fingono, dicono che il padre a cui scrive è un amico morto. Dicono : <em>lei ha le molecole nel culo.</em></p>
<p><em>Ma non è qui di passaggio. E&#8217; un passaggio e  la conoscono bene, è un lamento che richiama all&#8217;ordine, un intreccio di braccia come serpi  fuoriuscite dalla teca : ci disordina la vista, è un passaggio e noi passiamo. </em><i><br />
</i><br />
Fiorenza lava i denti col sapone e rifiuta le carezze : non è un cagnolino :  ha i seni i fianchi i seni, il latte amaro del dopoguerra, Fiorenza proietta un lungometraggio alla parete del fondo, Fiorenza parla tre lingue ma esige silenzio. Il lungometraggio non conosce la parola fine:<br />
mortuaria sale e scende, attraversa i confini che sconfina. E’ una veste, una camicia bianca, una contenzione.</p>
<p>Testa Sognante Ostinata. Le alghe s’intrecciano al cordone, tolgono ossigeno. Fiore<br />
se non silenzia grida.</p>
<p>***</p>
<p>Siamo qui da tre giorni e sono passati decenni. Saliamo al secondo piano nel luogo delle lucertole dove il sole scalda e ci brucia, e lei sbatte le ali, e le sacche di pelle traboccano dalla cinta. L’edera ci avvolge, strangola i colli, ci prende per amanti e si sbaglia.</p>
<p><i>Mineraria sogno l’aperto:<br />
questo inverno<br />
dove sono immobile.</i></p>
<p><i>I salici<br />
smettono di cadere : è l’estate chiara,<br />
un chiaro d’uovo scende.</i></p>
<p>****<br />
E&#8217;  la malattia giovane dei millenni. Un carico di crepuscolo e lamento tocca il naso con la lingua. Fiore sfiora le soppraciglia e le pulisce come i gatti : un animale tra le gabbie, infila un braccio tra la prima e la seconda, tocca e non toccare – dice il cartello che porta al collo : <i>tocca e non toccare</i>.<br />
Fiore mastica i pezzi di guscio incastrati nei denti, Fiore sanguina parole che non ha ferito.</p>
<p>Ma i veleni sono queste bevute, l’orgiastico dei monili che titinnano ancora, e di nuovo, e quasi accadono, e dove non cade, il vento muore : ascolta : senti questo dondolìo. Non sono scheletri, sono campane – sembrano scheletri e sono campane.</p>
<p>***</p>
<p style="text-align: center;">Poi decide per il silenzio. Nella stanza del fumo muove le mani nell&#8217;aria e disegna una lingua.<br />
<img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-49531" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/tu-se-precipiti-è-una-casa.jpg" alt="tu se precipiti è una casa" width="796" height="338" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/tu-se-precipiti-è-una-casa.jpg 796w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/tu-se-precipiti-è-una-casa-300x127.jpg 300w" sizes="(max-width: 796px) 100vw, 796px" /><br />
= tu, se precipiti, è una casa?</p>
<p>Precipitiamo nel fondo : il prosciugato è una madre che origlia dal buco e s’incupisce.<br />
Dove un’orma ha ormai trovato tempo, da tempo<br />
anch&#8217;io ho un centro vuoto, da tempo non ho un tempo. <em>I nostri passati si accumulano sulla schiena e non è un coprispalla e non è un ventaglio e non è acqua che rinfresca e non è calda e non è roccia e non è vile e non dispèra. E’ questa massa molle, questo cielo nero che non ruota, che delira l’incubo delle montagne – ci sono i vitelli, gli appena nati e i minatori. Fiorenza ha occhi blu che precipitano fiori : dove, madre, dov’è questo fuori di</em><i> </i><em>scena? Questo fuori di :<br />
niente.</em><i><br />
</i><br />
Lei si siede, stanno arrivando, l’allarme non è musicale.<br />
E’ la pratica delle sanguisughe, mi dice.<br />
Si distende in fretta.  Gli animaletti corrono sul profilo, le tappano la bocca, si dimena, le sanguisughe si aggrappano a ogni ovunque, suggono dalle mammelle, prelevano la linfa : bradicardica, datele del detersivo. Calcolatela.<br />
<img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-49532" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/Esecuzione-di-un-calcolo.jpg" alt="Esecuzione di un calcolo" width="794" height="333" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/Esecuzione-di-un-calcolo.jpg 794w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/Esecuzione-di-un-calcolo-300x125.jpg 300w" sizes="(max-width: 794px) 100vw, 794px" /></p>
<p>Poi cadiamo nel sogno e ti accompagno.<br />
Tu hai uno strumento ed io le corde: ci accordiamo. E’ lo sciopero della misura, dell’ossessione, del ripetere il focolaio delle ombre. Trovi una nota e poi la perdi. Eppure, Fiore, noi ridiamo : tu porti il nome delle luminose, porti l’impertinenza, tu porti l’<em>aleph</em> che credevano di averti sottratto.<br />
Tu scrivi, Fiorenza , tu scrivi a un padre che non è mai esistito.<br />
Ma tu : <em>scrivi</em></p>
<p>****</p>
<p><em>Caro Noah,</em></p>
<p><em>ti ho conosciuta da bambina quando vivevo nell’uovo. Ricordi i ricordi della mamma? Ricordi </em><br />
<em>la lettera arrivata oggi? </em><br />
<em>Papa Noah io non conosco gli alfabeti, non conosco la posizione dell’h e non ho accenti: sono aspirata, qui dentro tutti inspirano e io mi dissolvo.</em></p>
<p><em>Hai visto le campanelle del giardino? Le ho piantate ieri per le piccole casse dei morti : prima stava la frutta, poi è marcita. E’ il mio lavoro: sono qui per ritrovare la carne che ho lasciato l’ultima volta, sono qui per un errore collettivo.</em><br />
<em>Mi hanno detto che era Natale, che i legacci erano nastri, ho bevuto la cioccolata calda. Dicono che non esisti, che sono figlia di nn. Io sono nessuno, papà. Ma io conosco i miei diritti. Trattamento sanitario obbligatorio, non rattristarti.</em></p>
<p><em>Milly ieri mi ha portato un anello : le ho sputato in viso. Gli altri credono sia per vendetta. Non è così,</em><i> <em>papà : Milly soffre di ragni. Theraposidae. Ho soffiato perché fuggissero.</em></i></p>
<p><em>Tra poco arriverà il carrello della cena ma io ho fatto sciopero di parole e non le mangio.</em><br />
<em>Io sono un pesce, Noah. Io ti sto nuotando all’infinito per tutte le vasche che non mi hai mai dato. Ti sto cercando ovunque. Ti ho inventato perché tu potessi venire a prendermi.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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