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	<title>Fabrica &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Biagio Cepollaro, Per moti di dire e Ballata postmediale (1995)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/05/25/biagio-cepollaro-per-moti-di-dire-1995/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2015 12:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Ballata postmediale]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Mesa]]></category>
		<category><![CDATA[Per moti di dire]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporane]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Per moti di dire (1995) un moto a dire un moto a dire è sempre l’inizio del verso ma ora che ovunque è perso il mondo a dire scrive lo scriba per moti di fatto moti cioè dal gran mondo di dire sparsi e ridotti a nulla o fatti è moto di fatto la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/aldilàdelbianco-3-2009.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-53998" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/aldilàdelbianco-3-2009-207x300.jpg" alt="aldilàdelbianco-3-2009" width="207" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/aldilàdelbianco-3-2009-207x300.jpg 207w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/aldilàdelbianco-3-2009.jpg 586w" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" /></a></p>
<p><strong>Per moti di dire (</strong><strong>1995)</strong></p>
<p><em>un moto a dire</em></p>
<p>un moto a dire è sempre l’inizio del verso</p>
<p>ma ora che ovunque è perso il mondo a dire</p>
<p>scrive lo scriba per moti di fatto moti cioè</p>
<p>dal gran mondo di dire sparsi e ridotti a nulla</p>
<p>o fatti</p>
<p>è moto di fatto la rivolta anche se incerta</p>
<p>resta e locale anche se cieca o umorale</p>
<p>è moto a dire la tua passione che fa del moto</p>
<p>nuovo stile e al chiaro punta tra lo sgomento</p>
<p>realistico è così quel moto a dire che s’apparta</p>
<p>dall’unico racconto e dal telemondo che il mondo</p>
<p>sotto modi di dire i suoi moti di fatto ha seppellito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>per moti di dire</em></p>
<p><em> </em>per moti di dire per mondi sfatati sfrontatamente fri</p>
<p>abili ai cinque sensi perduti ai programmi ai compromessi</p>
<p>per moti avvelenanti e nubi tossiche aleggianti fetide</p>
<p>sull’europa immoti cubi di debiti sugli alti tassi e modi</p>
<p>per ammortizzare i costi con triplicati orari con turni</p>
<p>festivi e con straordinarie cancrene in organici e venti</p>
<p>con abbassamenti di coste e allagamenti con friabile dighe</p>
<p>nei diritti negli elementi con trasformazioni di vene in vane</p>
<p>vele di rendite finanziarie vele incolumi elusive procellarie</p>
<p>mentre da casa in isolatissimi isolati si fanno ordini elenchi</p>
<p>commissioni ed inventari e così accordari spostari di capitali</p>
<p>si fanno così anche telematici solitari e tristi amari immoti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>per incontri lussuosi</em></p>
<p><em> </em>per incontri lussuosi lodando gli elfi gli enfiati</p>
<p>pronti a bucarsi</p>
<p>i conti sulle punta delle dita i fertilissimi</p>
<p>frati</p>
<p>disseminanti tra gli ovuli tra gli scampati tra contorti</p>
<p>conti della sproporzione tra l’infima terra macerata e</p>
<p>dissolta in appositi vasi</p>
<p>nominati e l’altra più vasta</p>
<p>porzione che sotterra i suoi quando può</p>
<p>sennò lascia</p>
<p>all’aria il suo fetore all’aria il suo commercio</p>
<p>povero di missili gloriosi di trafugate testate finchè</p>
<p>odoroso l’olezzo</p>
<p>si sparge</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>per mondi di dire</em></p>
<p><em> </em>per mondi di dire oggi accatastati in onda lievemente</p>
<p>variati stockati rifilati a trecce a bande</p>
<p>culminanti in differita vendita in ventagli di tracciati</p>
<p>nella notte lucciole e contraerea</p>
<p>per mondi aerei globali ridotti a solo puzzo di ascella</p>
<p>in mezzo a piscio e a vermi su questi mondi tenerelli</p>
<p>galleggianti sui fiumi accanto ai morti i salvagente</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>per moti di dire finchè</em></p>
<p><em> </em>per moti di dire finchè diremo l’essenziale</p>
<p>a partire dal basso dal sotto dallo scotto</p>
<p>del fatto che dicono natura lo scambio solo</p>
<p>in forma di mercato e che ciò sia un dato</p>
<p>come lo scoppio di aneurisma o l’ineluttabile</p>
<p>del vulcano-cielo del sempre-stato da sempre</p>
<p>avvenire e passato</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>per incontri lussuriosi</em></p>
<p><em> </em>per incontri lussuriosi tentando con le calze di fare</p>
<p>affronto di scontare lo scarso rendimento o l’impiccio</p>
<p>del cuore la ridda al super mercato quando perde ogni</p>
<p>potere l’acquisto e si fa stanco lo svuotamento nostro</p>
<p>serale</p>
<p>per incontri lussuriosi che siano argine all’inflazione</p>
<p>veleggiante e oasi e ologramma nel ripetersi del programma</p>
<p>in cui ogni lavoratore trova il suo prodotto di fronte</p>
<p>a sé come estraneo e per questo ci dà contro per questo</p>
<p>ci dà sotto</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>chiudiamo il contatto</em></p>
<p><em> </em>chiudiamo il contatto che appesi restino e muti</p>
<p>che pendolino stesi finalmente e muti</p>
<p>franiamo una volta per tutte il contratto</p>
<p>dicendo un conto è la forma del patto</p>
<p>altro è sostanza</p>
<p>l’abbondanza oggi affama perciò facendola</p>
<p>chiara chi ci guadagna non lavora chi bilica</p>
<p>svidea e sgrama</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>per moti di fatto</em></p>
<p><em> </em>a sorpresa a sondaggio per voti e cani</p>
<p>all’arrembaggio</p>
<p>ma cani grossi e motivati per cani sciolti</p>
<p>e arrabbiati</p>
<p>facciamoli i moti</p>
<p>finchè a conti e a moti fatti opposti ai cani</p>
<p>mondi nuovi verranno a dire i nuovi</p>
<p>fatti</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ballata postmediale (</strong><strong>1995)</strong></p>
<p>1.</p>
<p>pubblico era anche quello che si sfaceva negli ottanta</p>
<p>tra discoteca e galleria tra chagall galleggiando e lacoste</p>
<p>costeggiando saint-simon</p>
<p>bon, intanto cresceva debole e nuova la faccia del pensiero</p>
<p>col sindacato per lotte ammainato</p>
<p>2.</p>
<p>per mondi mediali quando assisi scampati scorrono sgozzati</p>
<p>un poco sgusciano dai vestiti violentemente altri anche vicini</p>
<p>incappati nel fato nuovo che vuole baciare la bomba i casuali</p>
<p>gli avventurati nei troppi aperti</p>
<p>spazi invece che protetti in cuniculi rimasti domestici stesi</p>
<p>torbidamente afasici gli invece presi da letali smanie smaniosi</p>
<p>di bere mangiare che ostinati pretendono perfino insieme</p>
<p>ogni giorno come gli altri i chiusi gli a secco fatti e strafatti</p>
<p><em> </em>3.</p>
<p>bon, intanto cresceva</p>
<p>mentre bonomi aldo diceva che uno ci deve parlare e farci conti</p>
<p>ma il fatto è che non passi che al di fuori della brevissima tua</p>
<p>cerchia</p>
<p>non conti abbastanza</p>
<p>che vuoi che sia la sensibile esperienza a fronte dell’iterata mediale</p>
<p>consistenza?</p>
<p>prendi la procellaria</p>
<p>o anche la finanziaria uno dice se brucia qualcosa</p>
<p>succede ma è il quadro che manca d’insieme e la persuasa</p>
<p>urgenza d’opposizione</p>
<p>globale</p>
<p>bon, intanto cresceva heideggerianamente anche rammemorante</p>
<p>ed era lo stesso vento l’antico pneuma d’occidente</p>
<p><em> </em>4.</p>
<p>mondo di viluppo dall’asse inclinato in volatili tasche</p>
<p>a lui s’attorciglia rosicchiato e bombesco il tempo</p>
<p>nostro</p>
<p>e intanto menano duro ora ch’è sfatto l’ultimo spettro</p>
<p>del patto tra capitale e lavoro né altro si vede girare</p>
<p>c’è solo il muro crollato e uno più alto in fretta</p>
<p>rifatto è dentro lo stesso viluppo ma più compatto</p>
<p>5.</p>
<p>mondi nuovi nel giallo che due secoli abbaglia e ricaccia</p>
<p>al punto dei primi mutui soccorsi ai primi arresti e ai fasti</p>
<p>delle piazze</p>
<p>con cannoni</p>
<p>qua in molti si è ridotti ad incudine sotto una stampa che campa</p>
<p>e capra e tutto concerta pur che compatibile faccia ogni feccia</p>
<p>fu prima un ritardo di testa poi il grande imbroglio della forma</p>
<p>che impera e al colmo del deliquio la sola virtuale esistenza</p>
<p>qua in molti fanno dell’unico padronale pensiero gemmazione esclusiva</p>
<p>che scongela dalla necrosi in vivida osmosi smith che rilancia</p>
<p>locke</p>
<p>e lombrosi e lombrichi</p>
<p>6.</p>
<p>non mi è chiaro il mondo in un chiaro pensato né m’aggiusto</p>
<p>o trastullo col virtuale coll’appeal dell’inorganico sex né</p>
<p>conto come fa perniola su di un perno fracido sulla stagnola</p>
<p>né faccio comoda sublimazione verbale della troppo subìta</p>
<p>cosificazione corporale</p>
<p>7.</p>
<p>non mi è chiaro il mondo in un chiaro pensato né l’aggiusto</p>
<p>apposta in un verso chiuso usando il verso con naso tappato</p>
<p>non c’è solo il mercato</p>
<p>c’è sopra tutto una grande procurata dispersione e lo stesso</p>
<p>privato è falla e cede di trito in giorno in ogni più spenta</p>
<p>motivazione</p>
<p>in ballo è sempre gioia condivisa ma va prima di pelle provata</p>
<p>scommessa va scontrata finchè matura d’un botto e trasferita</p>
<p>in cruda forza</p>
<p>argomentativa</p>
<p>cucinata poi mangiata in piazza lievita in gioia condita</p>
<p>incendiata e fattiva è tutta collegata finchè smuove una</p>
<p>specie di base</p>
<p>comunicativa</p>
<p>8.</p>
<p>non mi è chiaro il mondo in un chiaro pensato né m’aggiusto</p>
<p>e trovo una qualche collocazione non è più solo questione</p>
<p>di pubblico</p>
<p>o di editore è che <em>pubblico </em>in occidente oggi è innanzi</p>
<p>tutto un vento fetente un peto che sale dal culo di de maistre</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da <em>Fabrica</em> (1993-1997), Zona Editore, 2002</p>
<p><em><strong>Note</strong></em></p>
<p>E&#8217; possibile scaricare il testo completo di <em>Fabrica</em>  in pdf <a href="http://www.cepollaro.it/Fabrica.pdf">qui</a></p>
<p>La lettura di Giuliano Mesa come postfazione del libro è leggibile <a href="http://www.poesia2punto0.com/2011/04/04/nel-camminare-accanto-piccola-fabrica-per-biagio-cepollaro/">qui</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fabrica di Fabio Franzin</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/08/09/fabrica-di-fabio-franzin/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 11:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Franzin]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrica]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro in fabbrica]]></category>
		<category><![CDATA[Nord-Est]]></category>
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					<description><![CDATA[[a cura di Franz Krauspenhaar] Fabrica (Atelier, pagg.96, euro 10,00) di Fabio Franzin, nato a Milano nel &#8217;63 da genitori veneti, è una specie di bomba; un ordigno che preme dal cuore e dallo stomaco del poeta e che deflagra sulla pagina, narrandoci una storia, la propria, che è quella del duro quotidiano degli operai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[a cura di Franz Krauspenhaar]</p>
<figure id="attachment_20085" aria-describedby="caption-attachment-20085" style="width: 460px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-20085" title="krauspenhaar_fabbrica" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/krauspenhaar_fabbrica.jpg" alt="&quot;Fabbrica&quot; di Arch. Giovanni Greppi" width="460" height="343" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/krauspenhaar_fabbrica.jpg 460w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/krauspenhaar_fabbrica-300x223.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /><figcaption id="caption-attachment-20085" class="wp-caption-text">&quot;Fabbrica&quot; di Arch. Giovanni Greppi</figcaption></figure>
<p><em>Fabrica</em> (Atelier, pagg.96, euro 10,00) di <strong>Fabio Franzin</strong>, nato a Milano nel &#8217;63 da genitori veneti, è una specie di bomba; un ordigno che preme dal cuore e dallo stomaco del poeta e che deflagra sulla pagina, narrandoci una storia, la propria, che è quella del duro quotidiano degli operai di oggi. La storia di un lager come mille altri, Una giornata di Ivan Denisovic in versi, dove il protagonista di una giornata nel gulag è qui il poeta stesso, operaio nel Nordest operoso e disperato, disperso nell’assenza di valori, chino sulla fresa e sul piatto di minestra nelle stanche sere della tregua. Si tratta di  un vero poema della fabbrica, del canto agonizzante di un girone infernale del lavoro, scritto nel dialetto veneto praticato dall’autore e con un testo a fronte in italiano, così che possiamo leggere i versi nelle due maniere e accostare non solo due lingue ma anche due modi d’intendere; Fabrica è qualcosa di doloroso e importante che ci riporta ai tempi nei quali i nostri migliori scrittori e poeti si occupavano di questi problemi, quando scrivere era spesso trasferire esperienze personali difficili, rianimare un passato o un presente di bisogno, riscattare e innalzare, col potere della letteratura, il basso dai propri sotterranei e spesso imprendibili cunicoli. Ora ci si rifugia nell&#8217;alienazione della vita privata, spesso scopiazzando il nostro cinema minimale  e anemico, come se il mondo della fabbrica, le aziende coi loro organigramma del potere rozzo e prefabbricato, il lavoro nudo e crudo che impasta e sporca e spesso annienta un giorno dopo l’altro non fossero materia di poetica denuncia e attenzione incisiva, non fossero più artisticamente trattabili. Fabio Franzin colma un grosso vuoto in Italia in campo letterario. Fabrica l&#8217;ho letto d&#8217;un  fiato, senza interrompermi, col fiato sospeso dall’emozione che dà solo la verità sporca, nuda, inaccettabile. (f.k.)<span id="more-20084"></span></p>
<p style="text-align: center;">FABRICA</p>
<p>(Fabbrica, nel dialetto Veneto dell’Opitergino-Mottense (Treviso)</p>
<p style="text-align: right;">(…o se anche soltanto vogliamo renderci conto di quello<br />
che avviene in un grande stabilimento industriale)<br />
da “I sommersi e i salvati” di Primo Levi, Einaudi, 1986
</p>
<p style="text-align: right;">(a Metello, a Cipputi)</p>
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<p class="MsoNormal">Varda chii operai, varda</p>
<p class="MsoNormal">come che i se perde via</p>
<p class="MsoNormal">fra i só pensieri intant che</p>
<p class="MsoNormal">i se fuma ‘na cica sentàdhi</p>
<p class="MsoNormal">contro ‘l muro dea fabrica</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">vàrdii, stràchi e spàzhi,</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">co’i gins che ‘na volta</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">i ièra quei boni, e ‘dess</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;"><span lang="FR">i ‘é sol un pèr de bràghe</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">màssa curte e taconàdhe</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoFooter">co’ chee camise smarìdhe,</p>
<p class="MsoNormal">‘e scarpe zhòzhe de còea</p>
<p class="MsoNormal">o de ojàzh, zhéjie e cavéi</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="FR">zai de segadùra. </span>I par squasi</p>
<p class="MsoNormal">dei pajiàzhi scanpàdhi via</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">da un circo, cussì, ridìcoi</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">e maincònici come i comici</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">del cinema mut, e muti i ‘é</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">anca lori parché ‘a fadìga</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">ghe ‘à portà via ‘a paròea</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">vàrdii ‘dèss che i schinzha</p>
<p class="MsoNormal">‘a cica soto i pie e a testa</p>
<p class="MsoNormal">bassa i torna dae machine</p>
<p class="MsoNormal">che spèta ‘ncora i só sèsti</p>
<p class="MsoNormal">servi; i sogni soeàdhi lontani.</p>
<p>Guarda quegli operai, nota / come sono assorti / fra i loro pensieri mentre si / concedono una sigaretta seduti / contro il muro della fabbrica // guardali, stanchi e sporchi, / con i jeans che un tempo / erano alla moda, ed ora / sono solo un paio di brache / troppo corte e rattoppate // con quelle camicie sbiadite, /  le scarpe lerce di colla / o di oliaccio, ciglia e capelli / gialli di segatura. Sembrano quasi / dei clown fuggiti // da un circo, così, ridicoli / e malinconici come i comici / del cinema muto, e muti sono / anche loro perché la fatica / gli ha estirpato la parola // guardali ora mentre schiacciano / la cicca sotto i piedi e a capo / chino ritornano dalle macchine / che attendono ancora i loro atti / servili; i sogni volati altrove.</p>
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<p class="MsoNormal">Se sta là, tuti ‘tacàdhi,</p>
<p class="MsoNormal">sì, ma parché toca, pì</p>
<p class="MsoNormal">che altro, picàdhi tuti</p>
<p class="MsoNormal">aa cadhéna del bisogno,</p>
<p class="MsoNormal">fin che ‘a ne tièn duro.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">Un fià come chii carèi</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">‘tacàdhi in fra de lori</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">fòra dai supermercati:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">po’ ‘riva un parόn nòvo,</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">el fraca un schèo drento</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">el tό scasseìn, el te porta</p>
<p class="MsoNormal">via co’ lu; contento de tì</p>
<p class="MsoNormal">el te inpenìsse, te colma</p>
<p class="MsoNormal">de ròbe e regài. Po’- te ‘o</p>
<p class="MsoNormal">capisse sol aa fine del sό</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">percorso &#8211; le svòdha tute</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">tel baùl suo, chee ròbe,</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">fra i tό feréti in crose</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">resta sol che un sachét</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">de bajìji, desmentegà</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">là, forse par sbàjio. Co’</p>
<p class="MsoNormal">el te torna ‘tacàr al tό</p>
<p class="MsoNormal">luchét, i ‘à stuà ‘e luci;</p>
<p class="MsoNormal">te sta là, picà ben strent</p>
<p class="MsoNormal">a fradhèi che no’ te conόsse.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em>Si sta lì, tutti uniti, / sì, ma perché tocca, più / che altro, appesi tutti / alla catena del bisogno, / finché tiene. // Un po’ come quei carrelli / uniti fra loro / fuori dai supermarket: / poi giunge un padrone nuovo, / spinge un euro dentro // il tuo taschino, e ti porta /<span> </span>via con lui; contento di te / ti riempie, ti colma / di cose e regali. Poi – lo / comprendi solo alla fine del suo // percorso &#8211; le svuota tutte / nel baule della sua auto, quelle cose, / fra i tuoi ferretti in croce / rimane solo un sacchetto / di noccioline, dimenticato // lì, forse per sbaglio. Quando / ti riaggancia al tuo / lucchetto, hanno spento le luci; / rimani lì, legato ben stretto / a fratelli che non conosci.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal">Un zhigo. E po’l nostro</p>
<p class="MsoNormal">‘córer verso ‘l compagno</p>
<p class="MsoNormal">che i ‘é za drio portàr via;</p>
<p class="MsoFooter"><span lang="DE">‘na só man infagotàdha</span></p>
<p class="MsoNormal">tel traversón nero del capo.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">E chea macia de sangue</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">scuro là, tea segadhura,</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">come un continente nòvo</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">te ‘na carta gìografica</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">del lavoro; cussì de sèst</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">tea segadhura. ‘E jozhe</p>
<p class="MsoNormal">perse drio i reparti par</p>
<p class="MsoNormal">che ‘e segne un sentiero</p>
<p class="MsoNormal">de doeór. Po’ chel bissi-</p>
<p class="MsoNormal">bissi bass fra un siénzhio</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">che pesa. Se va in zherca</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">dei dó tòchi de déo come</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">che, altre volte, se zherca</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">‘l càibro, ‘l bòro o ‘a ciave</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">da disdòto… Calcùn varda</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">
<p class="MsoNormal">chea lama colpévoe… Po’</p>
<p class="MsoNormal">el capo ne ricorda che no’</p>
<p class="MsoNormal">sen qua pa’ perderse via;</p>
<p class="MsoNormal">se torna sòchi drio i tòchi</p>
<p class="MsoNormal">da far, co’i déi che trema.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em>Un urlo. E poi il nostro / accorrere verso il collega / che già stanno portando via; / una sua mano avvolta / nel grembiule nero del capo. // E quella chiazza di sangue / scura, lì, sulla segatura, / come un continente nuovo / nella carta geografica / del lavoro; così opportunamente // sulla segatura. Le gocce / sparse lungo i reparti sembra / che traccino un sentiero / di dolore. Poi quel brusio / di voci sommesse fra un silenzio // che pesa. Si cercano / due falangi come, / altre volte, si è cercato / il calibro, il pastello di cera o la chiave / da diciotto… Qualcuno guarda // quella lama colpevole… Poi<span> </span>/ il capo ci ricorda che non / siamo qui per perdere tempo; / e mesti ritorniamo ai nostri pezzi / da fare, con le dita tremanti. </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal">Chissà se ghe sarà mai</p>
<p class="MsoNormal">perdono pa‘e bestéme</p>
<p class="MsoNormal">che ghe sbrissa fòra</p>
<p class="MsoNormal">daa boca ai operai, se</p>
<p class="MsoNormal">Dio no’l sarà anca lu</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">là, in pie, a ‘spetàrli</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">co’e man strente drio</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">‘a schena, el vistito scuro,</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">i ociài de oro che slusa;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">come ‘n’antro parόn</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">pronto a darghe ‘a carne,</p>
<p class="MsoNormal">a ‘contarghe pa’a mièsima</p>
<p class="MsoNormal">volta ‘a fàvoea de chi che</p>
<p class="MsoNormal">l’à creà un mondo da sol,</p>
<p class="MsoNormal">senza riposàr mai, nianca</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">el sètimo zorno. Chissà</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">se inmanco lu ‘l capirà</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">che porchidhàr vièn cussì</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">naturàe drento ‘na fabrica,</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 63pt;">che anca al pì sant casca</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">tee man un dio, ‘na madhόna</p>
<p class="MsoNormal">òni tant, casca chel nome</p>
<p class="MsoNormal">sacro in mèdho aa pressa</p>
<p class="MsoNormal">e al sudhόr, al doeόr de no’</p>
<p class="MsoNormal">‘ver pase, aa crose dee ore.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em>Chissà se ci sarà mai / perdono per le bestemmie / che sgusciano fuori / dalle labbra agli operai, se / Dio non sarà anche lui // lì, in piedi, ad attenderli / con le braccia strette dietro / la schiena, il vestito scuro, / gli occhiali dorati che luccicano; / come un altro padrone // pronto a mostrargli il danno, / a raccontargli per l’ennesima / volta la favola di chi / ha creato un mondo tutto da sé, / senza riposare mai, neanche // la domenica. Chissà / se almeno lui comprenderà / che bestemmiare viene così / naturale dentro una fabbrica, / che anche al più santo cade // nelle mani un dio, una madonna / ogni tanto, cade quel nome / sacro fra la pressa (la premura) / e il sudore, il dolore di non / trovar requie, alla croce del tempo.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal">Marta l’à quarantatrè àni.</p>
<p class="MsoNormal">Da vintizhinque ‘a grata</p>
<p class="MsoNormal">cornìse co’a carta de véro,</p>
<p class="MsoNormal">el tanpón, ‘a ghe russa via</p>
<p class="MsoNormal">‘a vernìse dura dae curve</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">del ‘egno; e ghe ‘à restà</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">come un segno tee man:</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">carézhe che sgrafa, e onge</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">curte, da òn. I só bèi cavéi</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">biondi e bocoeósi i ‘é ‘dèss</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">
<p class="MsoNormal">un grop de spaghi stopósi</p>
<p class="MsoNormal">che nissùna peruchièra pòl</p>
<p class="MsoNormal">pì tornàr rizhàr. Co’a cata</p>
<p class="MsoNormal">‘e só care amighe maestre</p>
<p class="MsoNormal">o segretarie, ghe par che</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">‘e sie tant pì zóvene de ea,</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">‘a ghe invidia chee onge</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">cussì rosse e longhe, i cavéi</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">lissi e luminosi, chii déi</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">ben curàdhi, co’ i sii pàra</p>
<p class="MsoFooter">
<p class="MsoNormal">drio ‘e rece, i recìni. Le</p>
<p class="MsoNormal">varda e spess ‘a pensa</p>
<p class="MsoNormal">al só destìn: tuta ‘na vita</p>
<p class="MsoNormal">persa a gratàr, a gratarse</p>
<p class="MsoNormal">via dal corpo ‘a beézha.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoBodyText">Marta ha quarantatre anni. / Da venticinque / leviga cornici col tampone, / la carta abrasiva, con questi umili strumenti frega / la vernice dura nelle modanature // del legno; e le è rimasto / come un segno nelle mani: / carezze che graffiano, e unghie / tozze, da uomo. I suoi bei capelli / biondi e ondulati sono ormai // un groviglio di spaghi stopposi / che nessuna parrucchiera potrà / più rimodellare. Quando incontra / le sue coetanee, maestre / o segretarie, le trova // tanto più giovani, / le invidia quelle unghie / così rosse e lunghe, i capelli / lisci e luminosi, quelle dita / ben curate, quando se li scostano // dietro le orecchie, gli orecchini. Le / osserva e spesso pensa / al suo destino: tutta una vita / persa a grattare, a fregarsi via dal corpo la bellezza.</p>
<p class="MsoBodyText">
<p class="MsoBodyText">
<p class="MsoNormal">A Roberto no’ l’é che</p>
<p class="MsoNormal">‘e ghe piase pì de tant</p>
<p class="MsoNormal">‘e batùdhe e ‘e barzeéte</p>
<p class="MsoNormal">che ‘l diretór el conta</p>
<p class="MsoNormal">co’l passa fra i reparti</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">come pa’ dirghe <em>“vedéo </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;"><em>che simpatico che son, </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;"><em>che òn bon” </em>no’ le trova</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">cussì comiche, zherte po’</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">le conósse za, però, visto</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">che ridér no’ costa niént,</p>
<p class="MsoNormal">visto che tuti i só coèghi</p>
<p class="MsoNormal">i se sganàssa, lo fa ‘nca</p>
<p class="MsoNormal">lu, parché ‘l sa che sì, che</p>
<p class="MsoNormal">insóma convièn sempre</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">èsser un fià lechìn, che l’é</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">sempre mèjio tègnersee</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">bone zherte persone, i capi</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">spèzhie, quei che comanda;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">là in fabrica, po’, l’à vist</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoFooter">che a ridér e a dir senpre</p>
<p class="MsoNormal">de sì se fa pì strada, l’é pì</p>
<p class="MsoNormal">fàzhie far carièra, e ‘lora,</p>
<p class="MsoNormal">capìa ‘a règoea ‘l se ‘dàta,</p>
<p class="MsoNormal">in coro. Manco duro ‘l lavoro.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em>Roberto non le trova / così irresistibili / le barzellette e le battute / che il direttore racconta / quando sosta fra i reparti // come se volesse suggerire a quelle maestranze </em>“vedete / che simpatico sono, / che buon uomo” <em>non le trova / così comiche, certe poi / sono anche vecchie, però, dato // che ridere non costa nulla, / dato che tutti i suoi colleghi / si scompisciano, lo fa anche / lui, perché sa che sì, che / insomma conviene sempre // essere un po’ yes-man, che è / sempre meglio tenersele / buone certe persone, i superiori / specialmente, quelli che comandano; / lì in fabbrica, poi, ha constatato // che a ridere e ad annuire / sempre si fa più strada, è più / semplice far carriera, e allora, / capìta quella regola vi si adatta, / in coro. Meno duro il lavoro.<span> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal">El Repetón po’, e cussì</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="FR">tant che ‘l par pròpio </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="FR">lu, tee fabriche, ‘l parón;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="FR">tut un tun-tun de pache,</span></p>
<p class="MsoNormal">de sfiati, un gron-gron</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">continuo de rui e cadhéne…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">e dee volte el par davéro</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">insoportàbie, come se</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">calcùn, chel dì, ‘l ‘vesse</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">alzà de colpo el voeùme</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">fin a farte s.ciopàr ‘a testa;</p>
<p class="MsoNormal">‘bituàrse no’ l’é fazhie, no’</p>
<p class="MsoNormal">l’é fazhie farlo deventàr</p>
<p class="MsoNormal">sol un sotfondo. In fondo</p>
<p class="MsoNormal">a chel rumór sta ‘a tortura</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">pì granda de òni operaio:</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">‘e paròe bisogna che ‘e se</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">stòrde in zhigo pa’ esister,</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">là in mèdho, sorde ‘e vose</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">che ciama indrìo un sogno.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Fabriche come discoteche</p>
<p class="MsoNormal">senza bàeo. El siénzhio</p>
<p class="MsoNormal">se sconde sot ‘e tasse ‘ndo’</p>
<p class="MsoNormal">che l’òn che no’ saeùdha</p>
<p class="MsoNormal">buta via ‘l veén pa’ i sordi.</p>
<p class="MsoBodyText">
<p class="MsoBodyText">Il Frastuono poi, e così / assordante che sembra proprio / esso, nelle fabbriche, il padrone; / tutto un pulsare di colpi, / di sfiati, uno stridio // continuo di rulli e catene… e alle volte pare davvero / insopportabile, come se / qualcuno, quel giorno, avesse / alzato di colpo il volume // sino a farti scoppiare la testa; / assuefarcisi non è facile, non / è facile ridimensionarlo / sino a sottofondo. In fondo / a quel rumore sta la più sadica / tortura per ogni operaio: le parole debbono / piegarsi in urlo per esistere, / lì in mezzo, sorde le voci / che chiamano a sé un sogno. // Fabbriche come discoteche / senza balli. Il silenzio / si nasconde sotto i bancali ove / l’uomo che non saluta mai / butta i bocconi avvelenati per i topi.<span> </span></p>
<p class="MsoBodyText">
<p class="MsoBodyText">
<p class="MsoNormal">Lore, ‘e Machine: ‘e sie</p>
<p class="MsoNormal">presse, torni, o scaricatóri,</p>
<p class="MsoNormal">‘e sta là, ciuse tel siòeo</p>
<p class="MsoNormal">dea fabrica, co’e só vidhe,</p>
<p class="MsoNormal">‘e só cabine, i só perni</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">co‘l peso de tut ‘l só fèro,</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">i só manomètri, i botóni.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">Vardarle ‘a matina, cussì</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">ferme e siénzhiose, cussì</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">bone, fa squasi sujezhión:</p>
<p class="MsoFooter">
<p class="MsoNormal">come de ‘verle sorprese,</p>
<p class="MsoNormal">de scondión, intant che</p>
<p class="MsoNormal">‘e se riposéa, intant che</p>
<p class="MsoNormal">no’e se ‘o ‘spetéa. Po’</p>
<p class="MsoNormal">i motori i parte, e tuta</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">chea feràjia trema, i rui</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">gira, ‘e cadhéne cridha,</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">se inpìzha i botóni verdi,</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">e quei rossi che lanpidhéa;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">pin piàn Gòldreik se svéjia</p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent: 63pt;">
<p class="MsoNormal">el taca a mòver i só brazhi &#8211;</p>
<p class="MsoNormal">tentàcoi, a scati, el te brinca</p>
<p class="MsoNormal">e co’e só lame de aciàio el</p>
<p class="MsoNormal">tàjia a fetine ‘a tó ànema,</p>
<p class="MsoNormal">el ghe fa ciao aa tó libertà.<em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p class="MsoBodyText">Esse, le macchine: siano / presse, torni o scaricatori, / stanno lì, infisse nel suolo / della fabbrica, con le loro viti, / le loro cabine, i loro perni // col peso di tutto il loro ferro, / i loro manometri, i pulsanti. // Guardarle al mattino, così / immobili e silenziose, così / innocue, fa un po’ soggezione: // come di averle sorprese, / di nascosto, mentre si concedevano / un riposo, mentre / non se lo aspettavano. Poi // i motori si avviano, e tutta // quella ferraglia si scuote, i rulli / girano, le catene ringhiano, / si accendono i pulsanti verdi, / e quelli rossi, lampeggianti; / un arto dopo l’altro Goldrake si ridesta // inizia a muovere le sue braccia &#8211; / tentacoli, a scatti, ti afferra / e con le sue alabarde d’acciaio / taglia a fettine la tua anima, / dà l’addio alla tua libertà.</p>
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		<title>I bambini la guardano : la TV</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/17/i-bambini-la-guardano-la-tv/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Melitopoulos]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrica]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Godfrey Reggio]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Cortesi]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio lazzarato]]></category>
		<category><![CDATA[Miroslav Janek]]></category>
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					<description><![CDATA[A short film by &#8220;Koyaanisqatsi&#8221; director Godfrey Reggio produced at Fabrica in Italy with Angela Melitopoulos and Miroslav Janek and produced by Massimo Cortesi Dove giocano i bambini? Ho conosciuto Angela Melitopoulos un bel po&#8217; di anni fa. A lei e a Maurizio Lazzarato devo molto. La visione di questo &#8220;corto&#8221; fa parte di quel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/vuI_nCADnW0&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param></object><br />
A short film by &#8220;Koyaanisqatsi&#8221; director Godfrey Reggio produced at Fabrica  in Italy with Angela Melitopoulos and Miroslav Janek and produced by Massimo Cortesi</p>
<p><strong>Dove giocano i bambini?</strong></p>
<p>Ho conosciuto Angela Melitopoulos un bel po&#8217; di anni fa. A lei e a Maurizio Lazzarato devo molto. La visione di questo &#8220;corto&#8221; fa parte di quel molto. Quegli sguardi mostruosamente intensi mi hanno accompagnato per almeno una  decina d&#8217;anni (ma forse sono di più, non ricordo) insieme a una domanda. Insistente. <em>Where do the children play</em>?<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
					
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