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	<title>fame nel mondo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La terra con la t minuscola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2012 16:25:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori Oggi è la giornata mondiale del suolo. Il suolo è quella sostanza sporca che chiamiamo comunemente terra, nello stesso modo cioè della Terra, il globo terrestre, che invece i suoi quarti di nobiltà li ha. La terra, il suolo, è quella pellicolina fangosa che riveste le parti emerse della Terra. Un velino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/12/05/la-terra-con-t-minuscola/image26_ridotta/" rel="attachment wp-att-44252"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-44252" title="Image26_ridotta" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/Image26_ridotta.jpg" alt="" width="448" height="305" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/Image26_ridotta.jpg 448w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/12/Image26_ridotta-300x204.jpg 300w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></a>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Oggi è la giornata mondiale del suolo. Il suolo è quella sostanza sporca che chiamiamo comunemente terra, nello stesso modo cioè della Terra, il globo terrestre, che invece i suoi quarti<span id="more-44249"></span> di nobiltà li ha. La terra, il suolo, è quella pellicolina fangosa che riveste le parti emerse della Terra. Un velino da niente dal quale dipende tutto il nostro avvenire, perché solo su di esso cresce il cibo che mangiamo, vale a dire le piante coltivate. Basta un niente per stracciarlo o devastarlo, e invece poi per riformarsi impiega migliaia d’anni, decine di migliaia d’anni. Ma noi non potremo aspettare qualche decina di migliaia d’anni, se lo mettiamo fuori uso, come stiamo facendo. Che la Terra vada rispettata cominciamo a saperlo tutti, che anche la terra sia preziosa ne sono coscienti ancora in pochi. Perfino molti agricoltori non lo sanno, o lo hanno dimenticato.</p>
<p>Il cemento, ma anche l’agricoltura industriale, stanno distruggendo i suoli. Basta guardarsi in giro in questo periodo: i suoli sono sempre più chiari, vale a dire sempre più poveri di sostanza organica. E in molte regioni vengono strappati via dalla pioggia, finiscono nel mare. E stendiamo un velo pietoso sui rifiuti tossici camorristici. Di questo l’economia non se ne cura, perché l’economia non si occupa del futuro non immediato, e comunque l’agricoltura è una insignificante voce nell’economia globale. Solo che noi non mangiamo caselli di autostrada o telefonini, con tutto il rispetto per l’industria e le altre attività, mangiamo cereali, leguminose e pomodori eccetera. Questi prodotti ora sono sufficienti: il miliardo di persone che hanno fame dipende sono dalla sperequazione. Presto invece non saranno abbastanza: la popolazione mondiale cresce, e nei paesi in via di sviluppo diventa più esigente, mangia più carne. Per nutrire gli animali ci vogliono stratosferiche quantità di cereali e di leguminose, gli identici alimenti che mangiamo noi. E adesso ci è venuta la bella idea di trasformare i cereali, il cibo, in benzina, spendendo quasi altrettanta energia che quella ottenuta. Per venircene fuori bisognerebbe avere altri suoli a disposizione. Solo che i suoli coltivabili sono già tutti coltivati, se si eccettuano i fazzoletti residui di foresta tropicale, che hanno altre importantissime funzioni.</p>
<p>Noi lo roviniamo e lo devastiamo il suolo, anche in Italia, anche nella nostra regione, e non pensiamo al futuro. C’è chi è convinto che con la genetica si otterranno delle superpiante che risolveranno tutti i problemi. Finora – anche se certo l’ingegneria genetica in futuro porterà grossi miglioramenti &#8211; le piante modificate non hanno l’aumento delle rese annunciato, e anzi danno crescenti problemi. Questa è la realtà attuale. E comunque mettere a punto piante modificate è molto costoso, e le varietà prodotte sono quindi poche. E adatte ai suoli più ricchi, alle pratiche agricole più generose. Quando invece la limitazione alla produzione agricola viene nella maggior parte dei casi dai suoli, sempre più sterili e sempre più poveri, e dalle limitazioni sociali, non dai limiti genetici.</p>
<p>Per vincere la fame nella maggior parte dei casi andrebbero benissimo le vecchie varietà rustiche e resistenti alle malattie, migliorando un minimo le pratiche agricole e lasciando coltivare chi sa coltivare. Contrariamente a quello che si pensa comunemente i modi di coltivare tradizionali sono più produttivi (come rese a ettaro), più intensivi, dell’agricoltura industriale, che in genere è estensiva (l’Europa occidentale è un’eccezione), e danneggia l’ambiente. A noi sembra fantascienza, ma nei tre quarti del globo solo le pratiche agricole tradizionali, opportunamente supportate, potranno produrre il necessario per sfamarci senza rovinare i suoli, e quindi con la necessaria sostenibilità. Lo dice la FAO, lo dicono le persone che conoscono a fondo l’agricoltura mondiale (e non solo la nostra, che è minoritaria).</p>
<p>Agricoltura tradizionale o industriale, colture di qualità o comuni, e industria o non industria, strade o non strade, se roviniamo e eliminiamo i suoli ci tagliamo l’erba sotto i piedi. Il Trentino ha varato una legge di salvaguardia dei terreni agricoli, si spera che il disegno di legge del governo sia approvato e faccia altrettanto. Ma non basta. Bisogna che ci rendiamo conto che la terra è poca e fragile, e che impariamo a rispettarla. Le tecniche ci sono, e spesso non sono nemmeno più costose, anzi. L’unica soluzione è che ci riconciliamo con quell’umile straterello, e prendiamo atto che dipendiamo da lui. A questo serve la giornata mondiale del suolo.</p>
<p><em>(questo testo è apparso sul quotidiano &#8220;Trentino&#8221; del 4 dicembre, in occasione della &#8220;giornata mondiale del suolo&#8221; indetta dalla FAO, il 5 dicembre: <a href="http://www.fao.org/globalsoilpartnership/events/detail/en/c/161407/">http://www.fao.org/globalsoilpartnership/events/detail/en/c/161407/</a> e <a href="http://www.facebook.com/pages/World-Soil-Day-December-5/165018620273203">http://www.facebook.com/pages/World-Soil-Day-December-5/165018620273203</a>, e del convegno workshop del 4 e 5 dicembre &#8220;L’Uomo e il Suolo: una storia infinita&#8221; al Museo di Scienze Naturali di Bolzano)</em></p>
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		<title>L&#8217;impero della vergogna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2008 11:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[intervista con Jean Ziegler [Il prossimo 6 giugno si terrà a Roma un vertice speciale della Fao. per l&#8217;occasione Il Manifesto ha pubblicato il 23 maggio un&#8217;intervista a Jean Ziegler, esperto internazionale dell&#8217;ONU; a complemento di questa riporto quest&#8217;altra, rilasciata nel 2005 al giornalista Giuseppe Accardo durante la presentazione del suo ultimo libro “L&#8217;impero della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>intervista con <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jean_Ziegler">Jean Ziegler</a></strong><br />
<a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/jean_ziegler.jpg'><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/jean_ziegler-150x150.jpg" alt="" title="JEAN ZIEGLER" width="150" height="150" class="alignright size-thumbnail wp-image-5977" /></a><br />
[Il prossimo 6 giugno si terrà a Roma un vertice speciale della <a href="http://www.fao.org/">Fao</a>. per l&#8217;occasione Il Manifesto ha pubblicato il 23 maggio un&#8217;<a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/23-Maggio-2008/art35.html">intervista</a> a <strong>Jean Ziegler</strong>, esperto internazionale dell&#8217;ONU; a complemento di questa riporto quest&#8217;altra, rilasciata nel 2005 al giornalista Giuseppe Accardo durante la presentazione del suo ultimo libro “L&#8217;impero della vergogna” al canale televisivo francese TV5. Mi sembra scavi molto di più nei problemi e sia comunque assai attuale, l&#8217;unico aggiornamento che richiede è quello di sostituire al nome di Sharon quello di Olmert, a.s.]</p>
<p>(Traduzione dal testo francese di Manuel Antonini)</p>
<p>D. <em>Il suo libro si intitola L&#8217;impero della vergogna. Qual è questo impero? Perché “della vergogna”? Qual è questa vergogna? </em></p>
<p>Nelle favelas del nord del Brasile, capita alle madri, la sera, di mettere dell&#8217;acqua nella pentola e di infilarci delle pietre. Ai loro figli che piangono per la fame, spiegano che “presto la cena sarà pronta&#8230;”, sperando che nel frattempo i ragazzi si addormentino.<br />
Provi a misurare la vergogna provata da una madre davanti ai suoi figli vittime della fame e che lei è incapace di nutrire.<br />
L&#8217;ordine omicida del mondo – che uccide attraverso la fame e l&#8217;epidemia 100.000 persone al giorno – non provoca solamente la vergogna tra le sue vittime, ma anche fra di noi, occidentali, bianchi, dominatori, che siamo i complici di questa ecatombe, coscienti, informati e, tuttavia, silenziosi, vigliacchi e paralizzati. <span id="more-5976"></span><br />
L&#8217;impero della vergogna? Ecco ciò che potrebbe essere questo impero generalizzato del sentimento di vergogna provocato dall&#8217;inumanità dell&#8217;ordine mondiale. Infatti, egli rappresenta l&#8217;impero delle multinazionali private, dirette dai cosmocrati [cosmocrates]. Le 500 più potenti tra queste l&#8217;anno scorso [2004 n.d.r.] hanno controllato il 52% del prodotto mondiale lordo, ossia di tutta la ricchezza prodotta sul pianeta. </p>
<p>D. <em>Nel libro lei parla di “violenza strutturale”. Che cosa significa? </em></p>
<p>Nell&#8217;impero della vergogna, governato da pochi ben organizzati, la guerra non è più episodica, è permanente. Non costituisce più una crisi, una patologia, bensì la normalità. Non equivale più all&#8217;eclisse della ragione, come <a href="http://www.ibs.it/code/9788806154370/horkheimer-max/eclissi-della-ragione.html">affermava</a> Horkheimer, ma è la ragione d&#8217;essere dell&#8217;impero.<br />
I signori della guerra economica hanno messo il pianeta in scacco. Attaccano i poteri normativi degli stati, contestano la sovranità popolare, sovvertono la democrazia, devastano la natura, distruggono gli uomini e le loro libertà. La liberalizzazione dell&#8217;economia, la mano invisibile del mercato sono la loro cosmogonia; la massimizzazione del profitto, la loro pratica.<br />
Chiamo violenza strutturale questa pratica e questa cosmogonia. </p>
<p>D. <em>Parla anche di una “agonia del diritto”. Che cosa intende dire con questa espressione?</em> </p>
<p>Ormai la guerra preventiva senza fine, l&#8217;aggressività permanente dei signori, l&#8217;arbitrio, la violenza strutturale regnano senza ostacoli. La maggior parte delle barriere del diritto internazionale affondano. L&#8217;Onu stessa è esangue. I cosmocrati sono al di sopra della legge.<br />
Il mio libro è il racconto del crollo del diritto internazionale, citando numerosi esempi tratti direttamente dalla mia esperienza di consulente speciale delle Nazioni Unite per il diritto all&#8217;alimentazione. </p>
<p>D. <em>Lei considera la fame come un&#8217;arma di distruzione di massa. Quale soluzione suggerisce? </em></p>
<p>Con il debito internazionale, la fame è l&#8217;arma di distruzione di massa che serve ai cosmocrati per stritolare – e per sfruttare – i popoli, specialmente nell&#8217;emisfero Sud del mondo. Un insieme complesso di misure, immediatamente realizzabile e che descrivo nel libro, potrebbe rapidamente mettere un termine alla fame. E&#8217; impossibile riassumerle in una frase.<br />
Una cosa, però, è certa: l&#8217;agricoltura mondiale, nello stato attuale della sua produttività, potrebbe soddisfare il bisogno di cibo in un numero doppio rispetto all&#8217;umanità presente oggi nel mondo. Non esiste alcuna fatalità: la fame è una questione che riguarda l&#8217;uomo. </p>
<p>D. <em>Certi paesi sono oppressi da un debito che lei definisce odioso. Che cosa intende dire con la formula “debito odioso” e quale può essere una soluzione?</em> </p>
<p>Il Ruanda è una piccola repubblica di 26.000 km², posta sulla cresta dell&#8217;Africa centrale, che separa le acqua del Nilo e del Congo e coltiva tè e caffé. Da aprile a giugno del 1994, un genocidio terribile, organizzato dal governo hutu alleato alla Francia di François Mitterand, ha provocato la morte di oltre 800.000 uomini, donne e bambini tutsi [e hutu moderati n.d.r.]. I machete che servirono per i massacri sono stati importati dalla Cina e dall&#8217;Egitto, e finanziati, fondamentalmente, dal <em>Crédit Lyonnais</em>. Oggi, i sopravvissuti, dei contadini poveri come Job, devono rimborsare le banche e i governi creditori perfino dei crediti che sono serviti per l&#8217;acquisto dei machete degli autori del genocidio.<br />
Ecco un esempio di debito odioso. La soluzione passa per l&#8217;annullamento immediato e senza compromessi o, per cominciare, da un esame del debito, come suggerito dall&#8217;Internazionale socialista o come ha fatto in brasile il presidente Lula, per rinegoziarlo in seguito voce per voce. In ogni voce ci sono infatti elementi delittuosi – corruzione, eccesso di fatturazione, etc. &#8211; che devono essere ridotti. Delle società internazionali di esame, come Price Waterhouse Cooper o Ernst &#038; Young, possono farsene carico, come fanno ogni anno con le verifiche dei conti delle multinazionali. </p>
<p>D. <em>Lei cita più volte il presidente Lula da Silva come un modello. Che cosa della sua azione le inspira questa considerazione? </em></p>
<p>Provo a volte dell&#8217;ammirazione e dell&#8217;inquietudine considerando gli obiettivi politici e l&#8217;azione del presidente Lula: dell&#8217;ammirazione perché è il primo presidente brasiliano ad aver riconosciuto che il suo paese conta 44 milioni di cittadini gravemente e permanentemente malnutriti e ad aver voluto mettere un termine a questa situazione inumana; dell&#8217;inquietudine, perché con un debito estero di 235 miliardi di dollari Lula non ha i mezzi per porre fine a questa situazione. </p>
<p>D. <em>Nel suo libro parla anche di una “rifeudalizzazione del mondo”. Cosa vuol dire?</em> </p>
<p>Il 4 agosto 1789, i deputati dell&#8217;Assemblea Nazionale francese hanno abolito il regime feudale. La loro azione ha avuto un&#8217;eco universale. Bene, oggi, noi assistiamo a un formidabile ritorno indietro. L&#8217;11 settembre 2001 non ha solamente fornito a George W. Bush l&#8217;occasione di estendere l&#8217;impero degli Usa sul mondo, ma l&#8217;evento ha anche giustificato la messa in scacco dei popoli dell&#8217;emisfero Sud per conto delle grandi società private transcontinentali. </p>
<p>D. <em>Nel testo fa molto spesso riferimento alla Rivoluzione francese e a certi suoi protagonisti (Danton, Babeuf, Marat&#8230;): in cosa crede questa possa avere ancora qualcosa da apportare, due secoli dopo e in un mondo molto differente? </em></p>
<p>Basta leggere i testi! Il “Manifeste des Enragés” di <a href="http://jccabanel.free.fr/th_jacques_roux.htm#_ftnref1">Jacques Roux</a> fissa l&#8217;orizzonte di qualsiasi lotta per la giustizia sociale planetaria. I valori fondatori della repubblica, o meglio, della civilizzazione tout court, risalgono all&#8217;epoca dei Lumi. Oggi l&#8217;impero della vergogna distrugge persino la speranza di concretizzare questi valori. </p>
<p>D. <em>Accusa anche la guerra globale contro il terrorismo di togliere le risorse necessarie ad altri combattimenti più importanti, come quello contro la fame. Lei pensa che il terrorismo sia una falsa minaccia, coltivata da qualche stato? Se sì, che cosa glielo fa credere? Pensa inoltre che questa minaccia non sia reale o meriti un trattamento differente? </em></p>
<p>Il terrorismo di stato di Bush, Putin, Sharon è altrettanto detestabile del terrorismo dei gruppi jihadisti o di altri pazzi sanguinari di questo tipo. Sono due facce di una stessa barbarie. E sono reali sia l&#8217;una che l&#8217;altra, poiché sia Bush che Ben Laden uccidono. Il problema è sradicare il terrorismo: non può avvenire che con uno sconvolgimento totale dell&#8217;impero della vergogna. Solo la giustizia sociale planetaria potrà tagliare ai jihadisti le loro radici e privare i lacchè dei cosmocrati dei pretesti fondanti le loro risposte. </p>
<p>D.<em> Nel 2002, lei è stato nominato consulente speciale dell&#8217;Onu per il diritto all&#8217;alimentazione. Quali riflessioni le ha ispirato questa missione? </em></p>
<p>Il mio mandato è appassionante: in totale indipendenza – responsabile davanti all&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu e alla Commissione dei diritti dell&#8217;uomo – devo rendere valido giuridicamente, attraverso il diritto statutario o consuetudinario, un nuovo diritto dell&#8217;uomo all&#8217;alimentazione. E&#8217; un lavoro di Sisifo! Avanza millimetro dopo millimetro. Il luogo centrale di questa lotta è la coscienza collettiva. Per molto tempo la morte degli esseri umani a causa della fame è stata tollerata in una sorta di normalità congelata. Oggi, è considerata intollerabile. L&#8217;opinione pubblica fa pressioni sui governi e sulle organizzazioni (WTO, FMI, Banca Mondiale etc.) affinché misure elementari siano prese per sconfiggere il nemico: riforme agrarie nel terzo mondo, prezzi adeguati pagati per i prodotti agricoli del Sud, razionalizzazione dell&#8217;aiuto umanitario in caso di improvvise catastrofi, chiusura della Borsa delle materie prime agricole di Chicago (che specula sui principali alimenti), lotta contro la privatizzazione dell&#8217;acqua etc. </p>
<p>D. <em>Nel suo libro appare come un difensore della causa altermondialista, come un portavoce di questo movimento. Come mai interviene raramente nelle manifestazioni “alter” e che il movimento non vi considera generalmente come un intellettuale altermondialista? </em></p>
<p>In che senso? Ho parlato davanti a 20.000 persone al &#8220;Gigantino&#8221; di Porto Alegre nel gennaio del 2003. Mi sento come un intellettuale organico della nuova società civile planetaria, dei suoi molteplici fronti di resistenza, di questa formidabile fraternità della notte. Ma resto fedele ai principi dell&#8217;analisi rivoluzionaria di classe, a Jacques Roux, Babeuf, Marat e Saint-Just. </p>
<p>D. <em>Sembra che lei attribuisca tutti i drammi del mondo alle multinazionali e ad una manciata di stati (Russia, Usa, Israele&#8230;): non è un po&#8217; riduttivo?</em>              </p>
<p>L&#8217;ordine del mondo attuale non è solamente omicida, è anche assurdo. Uccide, distrugge, massacra, ma senza altra necessità che la ricerca del massimo profitto per qualche cosmocrate ossessionato dal potere e da un&#8217;avidità illimitata.<br />
Bush, Sharon, Putin? Dei lacchè, degli ausiliari. Aggiungo un post-scriptum su Israele: Sharon non è Israele. E&#8217; la sua perversione. Michael Warshavski, Lea Tselem, i “Rabbini per i diritti dell&#8217;uomo” e tante altre organizzazioni di resistenza incarnano il vero Israele, il suo avvenire. Meritano tutta la nostra solidarietà. </p>
<p>D. <em>Crede che la morale abbia il suo posto nelle relazioni internazionali, che sono attualmente piuttosto dettate dagli interessi economici e geopolitici?</em> </p>
<p>Non c&#8217;è scelta. O si sceglie per lo sviluppo e l&#8217;organizzazione normativa o si sceglie per la mano invisibile del mercato, la violenza del più forte e l&#8217;arbitrio. Potere feudale e giustizia sociale sono radicalmente antinomici.<br />
“In avanti verso le nostre radici” esige il marxista tedesco Ernst Bloch. Se noi non restauriamo con tutta urgenza i valori dei Lumi, la repubblica, il diritto internazionale, la civilizzazione come noi li abbiamo costruiti negli ultimi 250 anni sono destinati a essere ricoperti, inghiottiti dalla giungla. </p>
<p>D. <em>Da quando i talebani sono hanno lasciato il governo dell&#8217;Afghanistan, il Medio Oriente sembra essere attraversato da un&#8217;ondata di democratizzazione più o meno spontanea (elezioni in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, apertura delle presidenziali ad altri candidati in Egitto&#8230;). Come giudica tutto questo? Crede che la democrazia possa essere esportata in questi paesi? O ritiene piuttosto che siano condannati ad avere regimi dispotici? </em></p>
<p>Non si tratta di esportare la democrazia. Il desiderio di autonomia, di democrazia, di sovranità popolare è consustanziale all&#8217;essere umano, quale che sia la regione del mondo dove egli è nato. Il mio amico e grande sociologo siriano Bassam Tibi vuole vivere in una democrazia e ne ha diritto. Ora, da oltre trent&#8217;anni, vive in Germania , esiliato dalla dittatura terribile che imperversa nel suo paese.<br />
Elias Sambar, scrittore palestinese, un altro mio amico, ha diritto a una Palestina libera e democratica, non a una Palestina occupata, né ad una vita sotto la ferocia dei fondamentalisti islamici.<br />
Tibi, Sambar ed io vogliamo la stessa cosa e ne abbiamo diritto: la democrazia. Il problema: la guerra fredda, la strumentalizzazione dei regimi al potere da parte delle grandi potenze ed infine la vigliaccheria dei democratici occidentali, la loro mancanza di solidarietà attiva e reale, fanno in modo che i tiranni del Medio Oriente, dell&#8217;Arabia Saudita, dell&#8217;Egitto, della Siria, dei paesi del Golfo, dell&#8217;Iran hanno potuto durare fino ad oggi. </p>
<p>Fine intervista. Ecco a voi una eloquente mappa della fame nel mondo: vengono indicate le proporzioni delle persone sottonutrite (1998-2000)<br />
<a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/famenelmondo.jpg'><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/famenelmondo.jpg" alt="" title="famenelmondo" width="500" height="340" class="aligncenter size-full wp-image-5978" /></a></p>
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