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	<title>fatto a mano &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Sotto botta. Nuove poesie.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 10:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[fatto a mano]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Genti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Sotto botta (titolo preso dalla tammurriata nera) sono 100 piccoli libri in fogli colorati di carta per origami, realizzati a mano dall&#8217;autrice, secondo i principi della cromoterapia. Dieci nuove poesie. Un collage differente nell&#8217;ultima pagina di ogni libro. Il tutto inguainato in un&#8217;elegante busta frigo marca &#8220;Frio&#8221; (triplo strato). di Francesca Genti L’INIZIO DELL’AUTUNNO Andavano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" alt="" src="http://farm3.static.flickr.com/2429/4121895056_04ec6bccc9_m.jpg" class="alignleft" width="240" height="180" /> Sotto botta <em> (titolo preso dalla tammurriata nera) sono 100 piccoli libri in fogli colorati di carta per origami, realizzati a mano dall&#8217;autrice, secondo i principi della cromoterapia. Dieci nuove poesie. Un collage differente nell&#8217;ultima pagina di ogni libro. Il tutto inguainato in un&#8217;elegante busta frigo marca &#8220;Frio&#8221; (triplo strato).</em> </p>
<p>di <strong>Francesca Genti</strong></p>
<p><strong>L’INIZIO DELL’AUTUNNO</strong></p>
<p>Andavano i pianeti in concrezione<br />
nel cielo basso del primo pomeriggio:<br />
era l’inizio, di nuovo, dell’autunno. <span id="more-26527"></span><br />
Munita di panino, burro e zucchero<br />
nell’ovatta del centro della casa,<br />
al centro della stanza mi sedevo.<br />
Sprofondavo nel centro della stanza.<br />
Era l’inizio, di nuovo, dell’autunno.<br />
La fine dell’estate era sancita<br />
dall’inizio, di nuovo, dei programmi.<br />
La televisione emetteva vibrazioni,<br />
i suoi colori bellissimi e ispirati<br />
armonizzavano con l’aria frizzantina.<br />
Era l’inizio, di nuovo, dell’autunno.<br />
Tutto era completamente azzurro:<br />
il cielo, le impressioni dell’estate,<br />
la gigantesca tristezza che provavo,<br />
i quaderni, le gomme, le matite,<br />
il fottuto grembiule d’ordinanza.<br />
Sprofondavo nel centro della stanza.<br />
Davanti all’ oracolo-totem-focolare<br />
sprofondavo nel centro del panino<br />
lo zucchero non era per niente consolatorio.<br />
Guardavo i miei cartoni preferiti:<br />
un cane semi-handicappato,<br />
adottato da un’orfana, innamorato di una gatta,<br />
fidanzata, purtroppo, con un gatto molto grosso.<br />
Così, per pomeriggi e pomeriggi,<br />
stratificati, magliette tutte uguali in un armadio.<br />
Una stupenda e sexy aliena con le corna<br />
innamorata di un semi-debosciato,<br />
innamorato di una gatta morta, a sua volta<br />
innamorata del più bello della scuola,<br />
innamorato della stupenda e sexy aliena.<br />
Così per sempre. Nell’eterno dell’autunno<br />
che si ripete in pomeriggi smisurati.<br />
Un gigantesco suono di campane.<br />
E solenni, dolorose, trascorrevano le ore.<br />
Passi tutti uguali nei lunghi corridoi.<br />
Si allineavano i pianeti nello spazio<br />
formando trame delle nostre vite.<br />
Cambiavano i compagni di banco, a giro ruzzolavano.<br />
Nei cieli liquidi, amniotici, notturni<br />
sfrecciavano pianeti, robot, astronavi.<br />
Erano, questi colori, qualcosa di meraviglioso.<br />
Soprattutto quando lottavano i robot.<br />
L’arancione mi ha salvato dalla malinconia.<br />
Pezzi di pianeti si staccavano, se li tiravano addosso,<br />
anche le stelle venivano mangiate.<br />
Così per tutti i giorni, eternamente. Andando.<br />
Fino a che si sprofondava nell’inverno.<br />
Le luci rinnovate del Natale, di nuovo, mi salvavano dal Male.</p>
<p><strong>GITA A LAVENO</strong></p>
<p>La funzione precipua di un amico<br />
è accompagnarti, tra un amore e l’altro,<br />
in gita. Qua e là. Di tanto in tanto.<br />
Siete in novembre. Tra un amore e l’altro.<br />
Si è appena chiuso il ciclo estivo e il sole.<br />
Il tuo precipuo compito è astenerti<br />
almeno fino al vischio dal baciare.<br />
Il sole è rotto.<br />
La terra è fredda. Tu, non tanto.<br />
E fai una gita tanto per distrarti.<br />
Cominci gite invece dello shampoo.<br />
Roteando senza senso in mezzo all’aria<br />
opalina. Da eterno minigolf.<br />
Roteando il volante a destra e a manca.</p>
<p>Decidete di imboccare verso i laghi.<br />
Molte visioni vi corrono di lato:<br />
un raduno di alpini, hotel Romagna,<br />
qualche incongrua palma scardinata:<br />
“Sembra quei quadri che fanno gli psicotici”.<br />
Ora e ore di derive di chilometri<br />
mentre cala la mannaia della luce.<br />
Ormai nel buio. Approdati a Laveno.<br />
“È come fine agosto a Pietra Ligure”<br />
Qualcosa di micidialmente triste e ossuto.<br />
Nel lussuoso locale vista lago<br />
non vi siete mai sentiti così uniti<br />
sprofondati nelle sedie di velluto.</p>
<p>Bevendo una cioccolata che simboleggia la merda.</p>
<p><strong>QUESTA È LA SITUAZIONE</strong></p>
<p>sono a Genova. vicino alla stazione.<br />
davanti alla vetrina di una tabaccheria<br />
che espone decine di peluche.<br />
Foche piccole, normali, cerbiatti,<br />
tigri, marmotte, mamma mucca<br />
e i suoi vitelli, una razza, una murena.<br />
Grandi occhi supplichevoli, fissi<br />
di domenica infinita, eterna, incastrata.<br />
Io sono un topo grigio, questo è il mio umore,<br />
quello che sento, sotto il cielo di marmo grigio.<br />
È domenica, va detto, è questo non depone<br />
a favore di niente, soprattutto del mio umore.<br />
“Devo andarmene affanculo” penso, anzi dico<br />
a tutti questi peluche. Mio pubblico meraviglioso.<br />
“Sì, ma dove?” penso e dico. E mi rispondo:<br />
“forse là, dietro al cassonetto, a destra del tossico<br />
che si allaccia le scarpe, mi guarda,<br />
cade”. Ridacchio. Lugubre: “forse dietro la lavagna.<br />
Se andassi ancora a scuola, certamente”.<br />
“Sui binari, questa è una trovata!<br />
un grande classico è andare affanculo sui binari”.<br />
Il cielo è grigio marmo, io sono grigio topo,<br />
Questa è la situazione, qui, a Genova, questa domenica,<br />
settembre duemilanove, prima di prendere il treno.<br />
Questa è la situazione: il diapason interno<br />
comincia a vibrare, ad accordare me con tutto e<br />
tutto il resto si confonde nel grigio marmo e i topi.<br />
Sono nata dotata di questo diapason.<br />
Dalla nascita: guance pacioccone, diapason.<br />
E voglia, ogni tanto, di andare affanculo.<br />
E non sapere bene dove. Non essere qui e neanche lì.<br />
Incastrata in una domenica lunghissima, eterna,<br />
che dura ormai da trentaquattro anni.<br />
Non so come farla smettere. Non so come<br />
disinnescare questo e il diapason che poi è la mia vita,<br />
che poi è la poesia, dominata da Saturno.<br />
Puramente malinconica, pura Luna che decresce,<br />
cala: “guardarla è troppo bello, troppo doloroso”.<br />
Penso, forse dico anche questo ai peluche,<br />
e la foca, soprattutto, sembra capirmi.<br />
Parlo forte, a voce alta, me ne frego,<br />
(per via dell’invenzione degli auricolari).<br />
La situazione è questa: frana l’impalcatura<br />
dentro di me, il diapason d’argento,<br />
la luna, la poesia, una spirale, il respiro.<br />
Come i pianeti si mette in movimento.<br />
Come quei suoni che fanno impazzire i cani.</p>
<p><a href="null"><img loading="lazy" alt="" src="http://farm3.static.flickr.com/2609/4121122799_83dcb32b29.jpg" class="alignnone" width="276" height="400" /></a></p>
<p><em>Nell&#8217;immagine di coda: &#8220;Orfana&#8221; di Francesca Genti</em></p>
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