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	<title>felix guattari &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Nanni Balestrini &#8211; Millepiani</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/04/05/nanni-balestrini-mille-piani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 05:32:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di <strong>Andrea Inglese</strong> <br /> Per Nanni Balestrini potrebbe valere la formula dell’identità moderna che Pirandello coniò per Vitangelo Moscarda, uno dei suoi più celebri protagonisti. Ma per l’autore siciliano, uno, nessuno e centomila esprime ancora uno scandalo della ragione, un paradosso che tende a paralizzare l’azione, laddove, applicata a Balestrini, tale formula sembra conseguire da una consapevole strategia produttiva d’opere e iniziative.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[Questo articolo è apparso sull&#8217;“Indice”, n°2, 2023, e tratta del volume collettivo <em>Nanni Balestrini,</em> <em>Millepiani</em>, DeriveApprodi, Roma, 2022, p. 309.]</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Per Nanni Balestrini potrebbe valere la formula dell’identità moderna che Pirandello coniò per Vitangelo Moscarda, uno dei suoi più celebri protagonisti. Ma per l’autore siciliano, <em>uno, nessuno e centomila</em> esprime ancora uno scandalo della ragione, un paradosso che tende a paralizzare l’azione, laddove, applicata a Balestrini, tale formula sembra conseguire da una consapevole strategia produttiva d’opere e iniziative. Nell’intitolare un volume a lui interamente dedicato, il curatore Sergio Bianchi utilizza la traduzione italiana di <em>Milles plateaux</em>, titolo dell’opera filosofica di Gilles Deleuze e Félix Guattari. Di soggetto plurimo, però, ancora si tratta, in questo <em>Nanni Balestrini</em> <em>Millepiani</em>, corposo volume di una delle nostre case editrici più politiche, DeriveApprodi, che per altro, senza contraddizione, si è impegnata nella pubblicazione integrale dell’opera letteraria (poetica e narrativa) dello stesso Balestrini. Fedele al suo titolo, il volume di trecento pagine non fa una scelta di omogeneità nella selezione e nella raccolta dei materiali. Vi troviamo testimonianze dirette di sodali poetici e politici, ricostruzioni documentate di contesti e progetti culturali, letture critiche della sua produzione letteraria e artistica, il tutto corredato da cinquanta immagini a tutta pagina di opere plastiche e grafiche, ritratti individuali e di gruppo, copertine di libri o riviste, ecc. Tutto ciò non vuole essere un semplice omaggio a uno scrittore tra i più importanti del secondo Novecento, e che è stato attivo e presente fino a pochi mesi dalla sua scomparsa, nel 2019. <em>Nanni Balestrini Millepiani </em>è anche il tentativo di cartografare lo spazio senza contorni certi di una personalità e di un’opera, che si confondono con una quantità di soggetti e di creazioni collettive nel corso di sessant’anni almeno di vicende letterarie, culturali e politiche del nostro paese. Questa “confusione” (di piani di realtà così come di generi letterari e forme artistiche) è ciò che distingue il percorso di Balestrini, ma lo rende anche sfuggente e in parte enigmatico, per chi pretendesse di coglierlo attraverso una sola chiave di lettura. L’eterogeneità dei materiali raccolti nel volume di DeriveApprodi lascia comunque apparire una sorta di baricentro, di punto di convergenza e passaggio, delle tante e diverse esperienze che vi sono documentate. Questo baricentro è dato dall’anomalo e lungo decennio che prolunga il ’68 italiano fino alla vasta e indiscriminata repressione innescata dal processo del 7 aprile 1979, che vide lo stesso Balestrini imputato e poi assolto. Il Balestrini che incontriamo qui ha l’esperienza della neoavanguardia e la stagione delle polemiche letterarie alle spalle, così come l’attività di redattore del “Verri” e delle collane di narrativa per Feltrinelli, e si appresta a divenire uno dei più infaticabili e innovativi attori dell’editoria di movimento, a partire dall’esperienza della rivista “Quindici” e subito dopo di “Potere operaio”. Ed è in questo contesto di rivolta diffusa, rivolta esistenziale ancor prima che politica, che Balestrini sembra individuare un nuovo terreno di sperimentazione dei linguaggi verbali e visivi, in cui le esperienze collettive sembrano nutrire le invenzioni individuali e viceversa. (È il caso esemplare di <em>Vogliamo tutto</em> del 1971, romanzo sperimentale che, meglio di qualsiasi narrazione “realistica”, documenta l’avvento dell’operaio-massa e delle nuove lotte nelle fabbriche della Fiat alla fine degli anni Sessanta.)</p>
<p>Buona parte degli interventi raccolti nei due primi capitoli del libro (<em>Sguardi</em> e <em>Percorsi</em>), sono dedicati alle testimonianze dirette o alla ricostruzione più analitica di questa fase dell’attività di Balestrini, che si chiude con l’esperienza della prima “alfabeta” (nata nel 1979). Nella seconda parte, troviamo una serie di testi divisi per “genere” (<em>Visive</em>, <em>Audiovisive</em>, <em>Suoni</em>, <em>Scene</em>, ecc.) che trattano dei vari ambiti del suo agire artistico e letterario, abbordati in una prospettiva più tradizionalmente critica. Abbiamo saggi e interviste di Fabbri, Cortellessa, Lorenzini, Bello Minciacchi e altri. Nella prima parte, invece, abbondano le voci provenienti dalla militanza politica (Mario Tronti, Toni Negri, Sergio Bologna, Jaroslav Novák, Giairo Daghini, Franco Berardi Bifo, ecc.).</p>
<p>Un po’ come era successo a Debord, con il Maggio parigino, la marginalità di matrice letteraria e avanguardistica, nata nel corso della seconda metà degli anni Cinquanta, finisce per intercettare un movimento giovanile (studentesco e operaio) di massa, che alle soglie degli anni Settanta elabora una critica politica e culturale delle istituzioni e dell’organizzazione del lavoro, in seguito a un decisivo ventennio di modernizzazione capitalistica. La ricchezza e la singolarità del libro curato da Sergio Bianchi nasce dal tentativo di dare conto di questa tangenza, rara sul piano storico, ma anche su quello delle esperienze artistiche e intellettuali. Non sarà mai sufficiente dire, nel caso di Balestrini, era il poeta giusto nel momento storico giusto. La<em> giustezza</em> del caso è venuta dalla straordinaria capacità di adattamento del poeta e dell’intellettuale nei confronti di un ambiente culturale inedito nella storia nazionale, che permetteva la presa di parola di una molteplicità di soggetti che mai l’avevano esercitata nello spazio pubblico (studenti, operai, immigrati, donne, omosessuali, detenuti). A quelle tante (e nuove) parole <em>non sue</em>, Balestrini è stato capace di dare con grande efficacia la <em>propria voce</em>.</p>
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		<title>I desideri e le masse. Una riflessione sul presente</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/09/16/i-desideri-e-le-masse-una-riflessione-sul-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2013 12:30:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Invito alla lettura di un saggio importante di <strong>Guido Mazzoni</strong>, che è apparso oggi sul sito &#8220;Le parole e le cose&#8221;.]</em></p>
<p><a href="http://www.leparoleelecose.it/?p=12011">I desideri e le masse</a>.</p>
<p>*<span id="more-46388"></span></p>
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		<title>Debito ergo sum</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/06/25/debito-ergo-sum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 08:08:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Estratto da  La fabbrica dell’uomo indebitato edizioni Derive approdi di Maurizio Lazzarato Saggio sulla condizione neoliberista « La Grèce, c’est le mauvais élève de l’Europe. C’est toute sa qualité. Heureusement qu’il y a des mauvais élèves comme la Grèce qui portent la complexité. Qui portent un refus d’une certaine normalisation germano-française, etc. Alors continuez à [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-42803" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/th_1dd1d6fe940b0becc9a0299f6069644e_uomodebitore-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/th_1dd1d6fe940b0becc9a0299f6069644e_uomodebitore-182x300.jpg 182w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/th_1dd1d6fe940b0becc9a0299f6069644e_uomodebitore.jpg 223w" sizes="(max-width: 182px) 100vw, 182px" /><br />
<strong>Estratto da </strong><br />
<strong>La fabbrica dell’uomo indebitato</strong><br />
<a href="http://www.deriveapprodi.org/2012/03/la-fabbrica-delluomo-indebitato/">edizioni Derive approdi</a><br />
di<br />
<strong>Maurizio Lazzarato</strong><br />
<em>Saggio sulla condizione neoliberista</em></p>
<p><em></em><br />
« La Grèce, c’est le mauvais élève de l’Europe. C’est toute sa qualité. Heureusement qu’il y a des mauvais élèves comme la Grèce qui portent la complexité. Qui portent un refus d’une certaine normalisation germano-française, etc. Alors continuez à être des mauvais élèves et nous resterons de bons amis. »</p>
<p><strong>Felix Guattari</strong>,<em> intervista alla televisione greca del 1992</em></p>
<p>In Europa, alla stregua di altre parti del mondo, la lotta di classe oggi si dispiega e concentra intorno al debito. Con una crisi del debito che arriva a toccare gli Stati Uniti e il mondo anglo-sassone, ovvero i paesi che hanno prodotto, oltre all’ultimo disastro finanziario, soprattutto il neoliberismo.<br />
La relazione creditore-debitore, che sarà al centro della nostra argomentazione, intensifica i meccanismi di sfruttamento e di dominio in forma trasversale, senza fare alcuna distinzione tra occupati e disoccupati, consumatori e produttori, attivi e inattivi, pensionati o beneficiari di sussidi. Di fronte al capitale, che si presenta come il Grande Creditore, il Creditore universale, sono tutti «debitori», colpevoli e responsabili. Una delle principali poste in gioco del neoliberismo resta quella della proprietà – com’è chiaramente dimostrato dalla «crisi» attuale –, poiché la relazione creditore-debitore esprime un rapporto di forza tra proprietari (di capitale) e non proprietari (di capitale).<br />
Attraverso il debito pubblico a indebitarsi è l’intera società, cosa che non impedisce, ma esaspera, «le disuguaglianze», che sarebbe venuto il momento di chiamare «differenze di classe».</p>
<p>Le illusioni economiche e politiche di questi ultimi quarant’anni cadono l’una dopo l’altra, rendendo le politiche neoliberiste ancora più brutali. La new economy, la società dell’informazione, la società della conoscenza sono tutte solubili nell’economia del debito. Nelle democrazie che hanno trionfato sul comunismo pochissime persone (qualche funzionario dell’Fmi, dell’Europa e della Banca centrale europea, insieme a qualche politico) decidono per tutti secondo gli interessi di una minoranza. La grandissima maggioranza degli europei viene tre volte deprivata dall’economia del debito: deprivata del già debole potere politico concesso dalla democrazia rappresentativa; deprivata di una quota sempre maggiore della ricchezza che le lotte trascorse avevano strappato all’accumulazione capitalistica; ma soprattutto, deprivata del futuro, ovvero del tempo, come decisione, scelta, come possibile.</p>
<p>La successione delle crisi finanziarie ha fatto violentemente emergere una figura soggettiva che era già presente, ma che oggi ormai investe l’insieme dello spazio pubblico: la figura dell’«uomo indebitato». Le realizzazioni individuali promesse dal neoliberismo («tutti azionisti, tutti proprietari, tutti imprenditori») ci spingono verso la condizione esistenziale di quest’uomo indebitato, responsabile e colpevole del suo stesso destino. Questo saggio vuole proporre una genealogia e un’esplorazione della fabbrica economica e soggettiva dell’uomo indebitato.<br />
Dopo la precedente crisi finanziaria, scoppiata insieme alla bolla di internet, il capitalismo ha messo da parte le narrazioni epiche elaborate intorno ai «personaggi concettuali» dell’imprenditore, dei creativi, del lavoratore indipendente «orgoglioso di essere il padrone di se stesso», i quali, nel perseguire unicamente i loro privati interessi, lavorano per il bene di tutti. L’investimento, la mobilitazione soggettiva e il lavoro su di sé, predicati dal management fin dagli anni Ottanta, si sono trasformati in un imperativo ad assumere su di sé i costi e i rischi della catastrofe economica e finanziaria. La popolazione deve farsi carico di tutto ciò che le imprese e lo Stato sociale «esternalizzano» verso la società, dunque anzitutto del debito.</p>
<p>Per i padroni, i media, gli uomini politici e gli esperti, le cause della situazione non sono da ricercare nelle politiche monetarie e fiscali che scavano il deficit – operando un massiccio trasferimento di ricchezza verso i più ricchi e le imprese –, né nel susseguirsi delle crisi finanziarie che, dopo essere di fatto scomparse durante i «gloriosi trent’anni», continuano a ripetersi e a estorcere strabilianti somme di denaro alla popolazione, nel tentativo di evitare ciò che viene chiamato «crisi sistemica». Per tutti costoro, colpiti da amnesia, le vere cause di queste crisi incessanti risiederebbero nelle eccessive pretese dei governati (in particolare di quelli dell’Europa del Sud), che vogliono vivere come «cicale», e nella corruzione delle classi dirigenti, che in realtà hanno sempre svolto un ruolo nella divisione internazionale del lavoro e del potere.</p>
<p>Il blocco di potere neoliberista non può e non vuole «regolare» gli «eccessi» della finanza, perché il suo programma politico è ancora quello rappresentato dalle scelte e dalle decisioni che ci hanno portato all’ultima crisi finanziaria. Con il ricatto del default del debito sovrano, intende invece portare fino in fondo questo programma, di cui fin dagli anni Settanta fantastica la completa applicazione: ridurre i salari a un livello minimo, tagliare i servizi sociali per mettere il Welfare al servizio dei nuovi «assistiti» (le imprese e i ricchi) e privatizzare qualunque cosa.Per analizzare non solo la finanza, ma anche l’economia del debito, che la ingloba e la supera, nonché la sua politica di assoggettamento, siamo privi di strumenti teorici, di concetti, di enunciati.</p>
<p>In questo libro intendiamo tornare all’analisi del rapporto creditore-debitore compiuta dal Deleuze e Guattari con L’anti-Edipo. Pubblicato nel 1972 – e anticipando teoricamente lo spostamento che il Capitale avrebbe successivamente operato – questo testo ci consente, alla luce di una lettura della Genealogia della morale di Nietzsche e della teoria marxiana della moneta, di riattivare due ipotesi. Anzitutto, l’ipotesi secondo la quale il paradigma sociale non è dato dallo scambio (economico e/o simbolico), ma dal credito. Alla base della relazione sociale non c’è l’uguaglianza (dello scambio), ma l’asimmetria del rapporto debito/credito che precede, storicamente e teoricamente, la relazione tra produzione e lavoro salariato. Poi, l’ipotesi che vede nel debito un rapporto economico indissociabile dalla produzione del soggetto debitore e della sua «moralità». L’economia del debito riveste il lavoro, nel senso classico del termine, di un «lavoro sul sé», così da far funzionare in modo congiunto economia ed «etica». Il concetto contemporaneo di «economia» ricopre sia la produzione economica che la produzione di soggettività. Le categorie classiche della sequenza rivoluzionaria dei secoli XIX e XX – lavoro, sociale e politica – vengono attraversate dal debito e in larga parte da questo ridefinite. Occorre dunque avventurarsi in territorio nemico e analizzare l’economia del debito e della produzione dell’uomo indebitato, nel tentativo di costruire armi utili a combattere le battaglie che si annunciano. Poiché la crisi, lungi dal chiudersi, rischia di estendersi</p>
<p>vedi anche <a href="http://lesilencequiparle.unblog.fr/2011/09/26/la-fabrique-de-lhomme-endette-essai-sur-la-condition-neoliberale-maurizio-lazzarato/">qui</a></p>
<p><strong>Dettes et contradettes (effeffe)</strong></p>
<p><em>Les usuriers pèchent contre nature en voulant faire engendrer de l’argent par l’argent comme un cheval par un cheval ou un mulet par un mulet. De plus les usuriers sont des voleurs car ils vendent le temps qui ne leur appartient pas, et vendre un bien étranger, malgré son possesseur, c’est du vol. En outre, comme ils ne vendent rien d’autre que l’attente de l’argent, c’est-à-dire le temps, ils vendent les jours et les nuits. Mais le jour c’est le temps de la clarté et la nuit le temps du repos. Par conséquent ils vendent la lumière et le repos. Il n’est donc pas juste qu’ils aient la lumière et le repos éternel.</em></p>
<p><strong>J. Le Goff, La Bourse ou la vie.</strong></p>
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			</item>
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		<title>ἐκϕράζω e Michel Houellebecq</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/01/04/%e1%bc%90%ce%ba%cf%95%cf%81%ce%ac%ce%b6%cf%89-e-michel-houellebecq/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 06:00:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesco Forlani « What leaf-fringed legend haunts about thy shape Of deities or mortals, or of both, In Tempe or the dales of Arcady? What men or gods are these? What maidens loth? What mad pursuit? What struggle to escape? What pipes and timbrels? What wild ecstasy? » (John Keats, Ode on a Grecian [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cartesetmetiers450.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-37701" title="cartesetmetiers450" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cartesetmetiers450.jpg" alt="" width="450" height="427" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cartesetmetiers450.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cartesetmetiers450-300x284.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a><br />
di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p>« What leaf-fringed legend haunts about thy shape<br />
Of deities or mortals, or of both,<br />
In Tempe or the dales of Arcady?<br />
What men or gods are these? What maidens loth?<br />
What mad pursuit? What struggle to escape?<br />
What pipes and timbrels? What wild ecstasy? »<br />
<a href="http://en.wikisource.org/wiki/Ode_on_a_Grecian_Urn_(1884)">(John Keats, Ode on a Grecian Urn, vv.5-10)</a> </p>
<p><em>Ed è in quell&#8217;istante, dispiegando la cartina, a un passo dai tramezzini incellofanati, che venne a conoscenza della seconda grande rivelazione estetica. Quella cartina era sublime (&#8230;)</em></p>
<p>Jed, il protagonista di <a href="http://editionsflammarion.flammarion.com/Albums_Detail.cfm?ID=38870&amp;levelCode=home">La carte et le territoire</a> di Michel Houellebecq, quasi colto da una sindrome di Stendhal tutta contemporanea, fino ad allora come incatenato al principio di realtà, delle realtà prime del suo tempo e di quelle seconde dei media del suo tempo, vede aprirsi un interstizio nel muro che lo circonda. La rappresentazione di una realtà così complessa, bio-politica come una regione della Francia Profonda, gli rivela la dimensione unica e singolare delle vite che quella cartina evoca. In altri termini, come scriverà poco oltre, rivelandoci il titolo della mostra che lo consacrerà Artista Contemporaneo, &#8220;<em> La carta è più interessante del territorio&#8221;.</em><br />
<span id="more-37427"></span><br />
Nella descrizione che Jed fa di questa rivelazione cogliamo allora quella che è l&#8217;intuizione profonda di questo romanzo: la fine della storia, perché se non la storia quanto meno l&#8217; esperienza della storia è davvero finita, coincide con l&#8217;inizio di una nuova era, una dimensione non più temporale ma spaziale, in cui alla cronologia si sostituirà una nuova arte che è quella della cartografia. Per capire meglio questa trasformazione vale la pena riprendere un illuminante passaggio dei <em>Mille Plateaux,</em> di Gilles Deleuze et Félix Guattari, in cui i due filosofi scrivevano:<br />
<em>&#8220;si la carte s’oppose au calque, c’est qu’elle est tout entière tournée vers une expérimentation en prise sur le réel. La carte ne reproduit pas un inconscient fermé sur lui-même, elle le construit…<br />
… La carte est ouverte, elle est connectable dans toutes ses dimensions, démontable, renversable, susceptible de recevoir constamment des modifications. Elle peut être déchirée, renversée, s’adapter à des montages de toute nature, être mise en chantier par un individu, un groupe, une formation sociale. On peut la dessiner sur un mur, la concevoir comme une œuvre d’art, la construire comme une action politique ou comme une médiation. Une carte a des entrées multiples, contrairement au calque qui revient toujours </em> </p>
<p>Così seguiamo con estremo coinvolgimento il favoloso mondo dell&#8217;artista Jed che indossati gli abiti di un <em>nouveau Candide</em>, grazie alla bellissima Olga che il destino gli ha fatto incontrare &#8211; Olga lavora alla Com di Michelin e quando scopre il lavoro di Jed sulle cartine Michelin gli offre su un vassoio d&#8217;argento l&#8217;occasione d&#8217;oro di una collaborazione con la casa madre-  attraversa indenne tutti i salotti buoni, i party, l&#8217;evento mondano, ovvero i fatti che riguardano il mondo che conta, prima che il destino, con la partenza dell&#8217;amata in Russia, non rimescoli le carte, lasciandogli però ancora una volta un asso nella manica.<br />
Il romanzo di Michel Houellebecq si presenta allora come un triptique, in una composizione perfetta di generi letterari e di istanze puramente romanesques, ovvero  creazione dei mondi, invenzione delle esistenze possibili, capovolgimento di ogni principio di realtà e di realismo. Se dovessimo pensare a un artista contemporaneo, l&#8217;ispirazione di Francis Bacon ci sembra assolutamente illuminante oltre che suggerita nel finale dallo stesso autore.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cartesetmetiers.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cartesetmetiers-300x284.jpg" alt="" title="cartesetmetiers" width="300" height="284" class="alignleft size-medium wp-image-37702" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cartesetmetiers-300x284.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/cartesetmetiers.jpg 602w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
<strong>Cartes et Métiers</strong></p>
<p>Dalle prime pagine sappiamo che Jed sta lavorando a un quadro il cui titolo è &#8220;Damien Hirst et Jeff Koons se partageant le marché de l&#8217;art&#8221; ed è proprio attraverso questo nucleo originario che si rivelerà il passaggio successivo dai mondi rappresentati come territorio all&#8217;esistenza nei mondi, attraverso la preparazione della mostra nota come &#8220;<em>serie dei mestieri semplici&#8221;</em>.<br />
Si può raccontare un&#8217;esistenza a prescindere dall&#8217;azione che l&#8217;esistenza svolge nel mondo? Cosa allora c&#8217;è di più autentico di un mestiere? Quale più autentico dolore che non quello della perdita del proprio lavoro? Così nel desiderio di &#8220;<em>dare una visione esaustiva del settore produttivo della società del suo tempo&#8221; </em>, la cartografia umana ed esistenziale messa in opera da Jed non potrà, ad un certo punto, che contemplare &#8220;<em> L&#8217;architetto Jean-Pierre Martin (suo padre ndr) mentre lascia la direzione della sua impresa.&#8221;</em><br />
Per rendere la sua carta precisa ha bisogno però di ritrarre un artista &#8211; c&#8217;è un passaggio molto interessante in cui Jed spiega come e perché dalla fotografia della prima mostra sui paesaggi, con i personaggi della seconda serie sia tornato alla pittura) &#8211; e questo artista è Michel Houellebecq. Lo scrittore che in cambio del ritratto scriverà una lunga nota critica per il catalogo della mostra.</p>
<p>Dei tre tableaux il secondo, per certi versi più rischioso, mettere in scena se stesso alla terza persona non è che sia una scelta di campo da farsi alla leggera, è il più riuscito. In un equilibrio costante tra descrizione e dialoghi Michel Houellebecq mette a nudo uno dopo l&#8217;altro tutti i dispositivi che una certa ideologia del romanzo realista ci ha propinato in questi anni. Innanzitutto ogni ambizione di rinchiudere il reale in una descrizione viene vanificata in nome di un processo totalmente diverso e noto nell&#8217;antichità come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ekphrasis">ecfrasi</a>, ovvero descrizione verbale di un&#8217;opera d&#8217;arte.  Se diamo per vera l&#8217;intuizione di Guy Debord contenuta nella società dello spettacolo, secondo cui il mondo contemporaneo lo si può decodificare soltanto attraverso le categorie dell&#8217;arte, ci rendiamo conto che solo attraverso la descrizione della <em>carte </em> della vita, animata dalle esistenze semplici come dalle icone pop del who&#8217;s who dei nostri tempi, si potrà di nuovo percepire e solo successivamente trasformare la realtà stessa. Ecco perché in <em>La carte et le territoire</em>, quasi come un recitativo costante, il lettore si imbatte nelle descrizioni delle battaglie della new economy attraverso la messa in scena, nei ritratti dell&#8217;artista Jed, delle sue più rappresentative trasformazioni industriali e antropologiche, quarantadue tableaux che contemplano <em>&#8220;Maya Dubois, assistante  de télémaintenance,</em> &#8221; o &#8220;<em>Bill Gates et Steve Jobs s&#8217;entretenant du futur de l&#8217;informatique.</em>&#8221;</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Della terza parte mi limiterò a dire che è una prova d&#8217;écrivain. Una prova che non vuole essere un esercizio di stile, ma la prova, ove ve ne fosse stato bisogno, di come il principio della cartografia si realizzi attraverso la sparizione dell&#8217;autore (nel romanzo Michel Houellebecq mette in scena la propria morte) a beneficio  del mondo, dei mondi alle cui mappe bisognerà, d&#8217;ora in avanti, contribuire. Costruita come un Polar, la terza parte, l<em>&#8216;affaire Houellebecq</em> si risolverà grazie a un&#8217;intuizione di Jed che si ritrova coinvolto molti anni dopo in uno dei delitti più efferati mai compiuti. Al lettore di seguire allora ogni singola mossa, intuizione, logica in grado di svelare il corpo del delitto. Perché, quale carta al mondo può essere più precisa di un corpo?</p>
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		<title>Face to Face</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 17:44:47 +0000</pubDate>
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<p>Photoshoperò per una  videoconferenza &#8220;<em>attorno al corpo di Eluana Englaro</em>&#8220;, di <a href="http://progettobutterfly.splinder.com/">Barbara Gozzi</a> che si terrà a Bruxelles il 30 gennaio 2010. Nel rispetto dell&#8217; altrui e della propria sofferenza. Le musiche, originali, sono del mio amico Franck Lassalle e della nostra <a href="http://georgiamada.splinder.com/">Georgia</a> la citazione Magritte.</p>
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