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	<title>filibustering &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>carta st[r]amp[al]ata n.2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 11:30:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/scottbrowncongress.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-29237" title="scottbrowncongress" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/scottbrowncongress-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/scottbrowncongress-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/scottbrowncongress.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p>Martedì sera vado tranquillamente a dormire e mercoledì mattina penso che il mondo continui come sempre: Obama alla Casa Bianca, i paracadutisti della 101° divisione a Haiti, il salmone affumicato di Barney Greengrass a New York sempre in testa alle classifiche mondiali. E invece no. Apro, dopo aver compiuto opportuni riti purificatori, l’edizione on line di <em>Libero </em>e leggo: “il dato veramente rilevante è che <a href="http://www.libero-news.it/news/331431/Buio_sulla_Casa_Bianca__Obama_perde_la_maggioranza_in_Senato.html">l&#8217;elezione di Brown fa perdere a Obama la maggioranza in Senato</a>”. Ostia!, come diceva mio nonno quando pensava che mia nonna non lo sentisse.<br />
<span id="more-29235"></span><br />
Mi devo essere perso qualche puntata, forse sono stato trascinato in uno buco spaziotemporale e siamo in un universo parallelo, oppure mi è successo come al protagonista di Uno Yankee alla Corte di Re Artù di Mark Twain e siamo già nel novembre 2012, nel 2016, o magari addirittura nel 2036. Stai a vedere che mago Merlino mi ha fatto un incantesimo e ho dormito fino a delle elezioni americane lontane nel futuro. Vado a vedere sul sito del New York Times e vedo che la data è quella che mi aspettavo, 21 gennaio 2010. Non solo: il rispettato quotidiano della 42° strada non sembra aver registrato l’avvenimento riferito da Libero. Cosa sarà mai successo?</p>
<p>Secondo il quotidiano (&#8230;) di Maurizio Belpietro, sarebbe stata l’elezione di un repubblicano in Massachusetts a rovesciare la maggioranza nel Senato americano. Essendo che i senatori americani sono 100, di questi 58 sono democratici, 2 indipendenti che abitualmente votano con i democratici e 40 i repubblicani, l’elezione di Brown non dovrebbe aver condotto a un ribaltone, a meno che 10 senatori democratici non abbiano improvvisamente deciso di cambiare partito e gettarsi nelle braccia dei repubblicani. Dopo puntuali verifiche, scopro che non è successo nulla del genere e quindi i 60 senatori democratici o alleati rimarranno tali fino a quando Brown non sarà formalmente insediato, sostituendo il senatore “provvisorio” del Massachusetts che oggi occupa il seggio. Quando questo sarà avvenuto la loro maggioranza diventerà 59 su 100, invece di 60 su 100, percentuale comunque non spregevole.</p>
<p>A dire la verità, i giornali italiani si sono buttati, questa settimana, sulle notizie del Massachusetts, e poi sulle difficoltà per la riconferma di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve (l’equivalente della nostra Banca d’Italia), “scoprendo” che nel Senato degli Stati Uniti ci vuole una supermaggioranza di 3/5 per fare qualsiasi cosa. E così, sabato 23, Mario Platero rivelava ai lettori del Sole-24 Ore che “Non c’è più il segreto: il voto per confermare Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve è stato rimandato perché non c’erano tutti i 60 voti necessari all’approvazione”.</p>
<p>In effetti, il segreto non c’è più perché non c’è mai stato: i voti necessari all’approvazione di qualsiasi nomina presidenziale che richieda il consenso del Senato sono 51 e non 60, almeno secondo la costituzione. E’ vero che 60 voti sono necessari per mettere fine all’ostruzionismo contro una nomina o una proposta di legge (<em>filibustering</em>) ma lo statuto costituzionale di questa prassi seguita dal Senato è assai incerto e, in ogni caso, è dubbio che 40 repubblicani decidano di ricorrere all’ostruzionismo contro un banchiere centrale nominato da George W. Bush. Può essere che i senatori repubblicani, per orgoglio di partito, decidano di votare contro la conferma, ma è molto dubbio che riescano a trovare i 40 voti necessari <em>per impedire la votazione</em>, anche contando sull’appoggio di alcuni democratici, come Barbara Boxer, e l’indipendente Bernie Sanders, l’unico senatore americano che si potrebbe definire “socialdemocratico”. Secondo il canale televisivo CNBC, il 71% dei  repubblicani, compreso il leader dei senatori <a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=newsarchive&amp;sid=a.AOkNzUGDxA">Mitch McConnell</a>, sostiene Bernanke.</p>
<p>E un programma di alfabetizzazione rapida rivolto ad alcuni giornalisti per imparare a contare fino a 100, quello chi lo sostiene?</p>
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