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	<title>firenze &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>L&#8217;imbattibile lentezza delle tartarughe</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/06/01/limbattibile-lentezza-delle-tartarughe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2025 05:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro gianetti]]></category>
		<category><![CDATA[Arkadia Editore]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Siviglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<strong>Simone Paglietti</strong> intervista <strong>Alessandro Gianetti</strong>  <br /> Capita anche alla letteratura di starsene a lavorare a maglia davanti al caminetto, come una vecchia comare che s'accorge della guerra solo quando i soldati le distruggono il giardino per farci una postazione di tiro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Simone Paglietti</strong> intervista <strong>Alessandro Gianetti</strong></p>
<p><em><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-113758" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina.jpg" alt="" width="302" height="448" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina.jpg 302w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina-202x300.jpg 202w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina-150x223.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina-300x445.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina-283x420.jpg 283w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" />Simone Paglietti: Toglimi una curiosità. Perché hai scritto una storia ambientata in Italia, pur risiedendo fuori?</em></p>
<p>Alessandro Gianetti: Devi sapere, caro Simone, ma tu già lo immagini perché vivi all&#8217;estero come me, che io l&#8217;Italia, Firenze in particolare che è la mia città, l&#8217;ho lasciata e non l&#8217;ho lasciata. Chi se ne va mantiene una sentinella, un avamposto nel luogo che finge di abbandonare; nel mio caso è un soldatino che mi fa dei rapporti molto dettagliati su tutto ciò che succede, ma il più delle volte sogna o se li inventa, e così son costretto a verificare coi miei occhi se quel che racconta è vero o no. Questo romanzo è una storia che potrebbe essere accaduta nel quartiere di Rifredi, a nord-ovest di Palazzo Vecchio, una decina d&#8217;anni fa o l&#8217;altro ieri; che sia accaduta o meno non ha importanza, la mia sentinella me l&#8217;ha riferita e io, dopo alcuni sopralluoghi, l&#8217;ho raccontata.</p>
<p><em>SP: Già, ma cosa succede in questa vicenda dal nome un po&#8217; selvatico e un po&#8217; filosofico, &#8220;L&#8217;imbattibile lentezza delle tartarughe&#8221;?</em></p>
<p>AG: Mi verrebbe da risponderti: chiedilo al libro! Tuttavia, non posso cavarmela così; mi vedo costretto a dischiudere il volume che troverai in libreria (sempre che lo trovi, escono moltissimi libri e non sempre ci si orienta). Come avrai visto, in copertina c&#8217;è una strada solcata dalle luci delle automobili, fermate da una fotografia con un tempo d&#8217;esposizione assai lungo. Le scie trasmettono l&#8217;idea di movimento rapido, ma c&#8217;è un trucco: è stato il fotografo a creare quell&#8217;<em>effetto</em>. Trucco o non trucco, le striature segnano il contrasto con la lentezza delle tartarughe, e rendono il divario tra noi, uomini e donne del XXI secolo, e la vita degli animali. Sai meglio di me che gli animali conservano un&#8217;antica saggezza, impermeabile ai cambiamenti, alle rivoluzioni e al concetto stesso di progresso. Sin da quando ero piccolo pensavo che osservare un cerbiatto nel 1980 doveva essere la stessa cosa che osservarlo nel V secolo a.C.. Il cerbiatto non è cambiato da allora, è cambiato il nostro sguardo.</p>
<p><em>SP: Perché questa geremiade sul cerbiatto e sullo sguardo?</em></p>
<p>AG: Per attirare la tua attenzione sul fatto che i cerbiatti son sempre gli stessi, siamo noi che abbiamo cambiato il nostro punto di vista su di loro. È naturale, dunque, che il protagonista di questo romanzo veda trasformarsi il mondo attorno a sé nel momento in cui cambia il proprio punto di vista sulla realtà. Non legge più i giornali, perché da quando è disoccupato entra più tardi nel bar dove fa colazione, e i quotidiani son tutti stropicciati, macchiati di caffè. Per un inspiegabile desiderio di purezza, il protagonista è indotto ad aprire un opuscolo che nessuno ha ancora letto, e ci trova argomenti del tutto diversi da quelli di prima.</p>
<p><em>SP: Non sarà mica un romanzo sulla lettura?</em></p>
<p>AG: Ti risponderei di sì, ma con riserva. È un romanzo sulla lettura se si intende lettura del mondo; ricerca d&#8217;una verità. Oggi, diceva Manlio Sgalambro, il filosofo che scriveva canzoni insieme a Franco Battiato, l&#8217;uomo occidentale è incapace d&#8217;agire perché non crede più nella trasformazione del proprio ambiente. Siamo sempre più relativisti, e questo è un antidoto ai dogmatismi del passato, ma anche vulnerabili alle verità che ci arrivano già belle che confezionare dai mezzi d&#8217;informazione. Il romanzo si cala nelle insicurezze d&#8217;un personaggio che cambia idea attraverso la lettura e innesca il confronto con un suo ex-collega, che interpreta invece le cose come si faceva nella «fase storica precedente». Il suo amico-rivale, Ferriano Airaldi, è un sindacalista, figura a rischio d&#8217;estinzione.</p>
<p><em>SP: È un romanzo politico, allora?</em></p>
<p>AG: Non è un romanzo politico se stai pensando a una ricognizione nelle viscere di quel potere che sembra oggi ancor più inscalfibile che in passato; si tratta invece di un romanzo politico nel senso di <em>polis</em>, di comunità. M&#8217;interessava ficcare il naso nel rapporto tra normalità e visione del mondo; nel sospetto che quella che definiamo «normalità» abbia per condizione una certa dose d&#8217;inserimento e soddisfazione delle aspettative personali che uno si crea. Cosa potrebbe accadere a un individuo che perde fiducia nella società in cui vive e comincia a sospettarne, a scardinarla, a costruirne una propria visione alternativa – solo in parte malata, certo egoistica e un pò disperata &#8211; che considera la più sensata e logica? Il protagonista è un combattente un po&#8217; rocambolesco, un Don Chisciotte se preferisce chiamarlo così.</p>
<p><em>SP: Perché nel libro parli del reddito di cittadinanza, cosa rappresenta per te?</em></p>
<p>AG: Capita anche alla letteratura di starsene a lavorare a maglia davanti al caminetto, come una vecchia comare che s&#8217;accorge della guerra solo quando i soldati le distruggono il giardino per farci una postazione di tiro. Avevo l&#8217;impressione che l&#8217;introduzione del reddito di cittadinanza fosse una di quelle rivoluzioni che andassero esaminate. Certo, poi il suo impatto è stato relativo, la messa in pratica assai meno coraggiosa dell&#8217;idea che l&#8217;aveva ispirata, ma questo accade a tutte le idee. Quando iniziai a scrivere <em>L&#8217;imbattibile lentezza delle tartarughe</em> la fase attuativa era ancora lontana, si discuteva del principio e mi pareva uno di quelli destinati a segnare uno spartiacque. Che lo Stato sia disposto a farsi carico della rovina d&#8217;una persona è un dato importante, e l&#8217;Italia ha dimostrato di non essere ancora pronta. Il dibattito sul lavoro, per giunta, si è progressivamente appiattito: più che un diritto è una fortuna, quando capita.</p>
<p><em>SP: E poi c&#8217;è la tartaruga&#8230;</em></p>
<p>AG: Sì, la tartaruga è un animale particolare, lento e longevo. Rappresenta l&#8217;inevitabilità, la costanza, la rassegnazione se vuole, che a un certo punto l&#8217;uomo introietta o che subisce; un promemoria che spesso ignoriamo, come se la natura non dettasse già le sue regole, ma fossimo noi a volerle dettare a lei, che ci governa. C&#8217;è un quadro che mi colpì quando lo vidi: <em>Paesaggio</em> <em>con Caduta di Icaro</em>, di Pieter Bruegel il Vecchio. Il punto di vista sulla morte di Icaro, che si avvicina troppo al sole e brucia le ali con cui suo padre Dedalo voleva aiutarlo a fuggire dal labirinto, è distorta. Icaro affoga in un angolo del quadro, in basso, mentre il paesaggio è dominato dall&#8217;indifferente lavoro di un agricoltore e d&#8217;un pastore che pascola le sue pecore. Il pastore volge lo sguardo in alto, come se avesse sentito un grido d&#8217;allarme, ma guarda nella direzione sbagliata, e tutto continua a scorrere come se niente fosse accaduto.</p>
<p><em>SP: Qual è il ruolo dei mezzi d&#8217;informazione, in tutto questo?</em></p>
<p>AG: Mi sembra che ci sia un&#8217;allarmante incomprensione di quella che circola fuori dai canali per così dire «ufficiali»: la si sottovaluta o la si mitizza, ma non la si comprende. Il protagonista, da un certo punto in avanti, è una barca senza ormeggi che naviga alla cieca. Credo che la sua crisi rispecchi quella dell&#8217;insieme di istituzioni, organismi di tutela, rappresentanza e pubblica opinione, dello Stato per come lo concepiamo in questa parte di mondo. I mezzi d&#8217;informazione sono uno specchio della modernità e io volevo renderne l&#8217;insufficienza e, a malincuore, l&#8217;inettitudine. Per questo la tartaruga è imbattibile, perché non ha bisogno di opinioni o dibattiti, le basta il codice genetico.</p>
<p><em>SP: Un&#8217;ultima domanda, poi ti lascio andare. Anche tu hai dovuto cambiare punto di vista sulle cose, come il protagonista del romanzo?</em></p>
<p>AG: Hai colto nel segno. Volevo restituire l&#8217;atmosfera crepuscolare del quartiere in cui sono nato e ho vissuto fino ai diciott&#8217;anni, dove passano il Terzolle e il Mugnone, di cui parla Vasco Pratolini in <em>Cronache di poveri amanti</em>. L&#8217;aggettivo «crepuscolare» lo imparai dopo essermene andato; quando ci vivevo avvertivo soltanto una mancanza d&#8217;energia vitale che m&#8217;impediva d&#8217;immaginare la vita all&#8217;interno dei suoi confini. Col tempo poi ho capito che era simile a tanti quartieri di città medie e grandi sparse per il mondo, ma non avrei potuto comprenderlo senza uscirne, guardarlo di lontano. La capacità d&#8217;osservare si acquisisce con la distanza, come se le cose da vicino fossero troppo ingombranti, e in fondo il protagonista cerca solo una giusta distanza dalle cose. Da lontano anch&#8217;io ho imparato a guardare Firenze con gli occhi di chi la ammira, e mi sono abituato alle espressioni di meraviglia. È <em>nato a Firenze, la città del Davide di Michelangelo!</em> Sì, rispondo io, ma la mia città non ha molto a che vedere con quella che conosce lei. Firenze è una dama dai modi coltivati e animo campagnolo di cui s&#8217;innamorano in molti, ma i suoi problemi non li confida a nessuno e in segreto cerca confidenti. Spero che il paradosso di Zenone l&#8217;aiuti a trovarli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>NdR Il romanzo di Alessandro Gianetti &#8220;L&#8217;imbattibile lentezza delle tartarughe&#8221; è stato pubblicato recentemente da <a href="http://www.arkadiaeditore.it/limbattibile-lentezza-delle-tartarughe-2/">Arkadia Editore</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Da &#8220;Note di servizio per Franco Fortini&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2024 05:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Dopoguerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Rossana Rossanda]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong> Luca Lenzini </strong> </ br> Il nucleo di convinzioni allora acquisite e la nuova prospettiva che si forma a partire da un punto di vista di parte, costituisce la base mai più revocata dell’esistenza e dell’attività intellettuale di Fortini, la bussola cogente e definitiva dell’uomo e dello scrittore.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Luca Lenzini</strong></p>
<p>I.</p>
<p><em>Modificazioni</em></p>
<p>«I moderati toscani…»: indicando con un cenno il Lungarno da Vespucci a Corsini e oltre, una volta che in auto passavamo insieme il Ponte alla Vittoria, Fortini disse così, quasi parlando tra sé, in un <em>a parte</em> della conversazione. Sulle facciate dei palazzi dell’aristocrazia fiorentina, coreografia così consueta e celebrata da non esser quasi più percepibile allo sguardo nella sua connotazione storica e di classe, si rifletteva la luce del pomeriggio; ma niente, mi pareva, era in comune tra quel paesaggio e chi mi stava accanto. Per quanto nato a Firenze e lì vissuto fin oltre i vent’anni, Fortini era per me (e non solo per me) milanese: organico ad un modo d’essere e ad un <em>background</em> sociale ed economico che nulla aveva a che spartire con la storia di quella che era anche la mia città natale. La distanza tra lui e quei «moderati», ceto proprietario e di governo, non poteva essere più grande, abissale persino, almeno quanto lo era la <em>skyline</em> di Milano rispetto alle dimore affacciate sull’Arno o alla Torre di Arnolfo. Non sapevo, allora, che Fortini era nato proprio sul Lungarno, ma sull’altro versante rispetto al Ponte Vecchio, e sul lato d’Oltrarno: al numero uno di Piazza Poggi, in una pensione di fronte alla Torre di San Niccolò. Piccola borghesia; anno il 1917, quello dell’Ottobre.</p>
<p>* * *</p>
<p>Il quartiere di San Niccolò è rievocato in una poesia di <em>Poesia e errore</em> intitolata (con citazione da <em>Quadri di un’esposizione</em> di Musorgskij) <em>In lingua mortua</em>, nella seconda strofa:</p>
<p>&#8230; io sono cresciuto ragazzo</p>
<p>nella città di Firenze</p>
<p>e il verde di San Miniato</p>
<p>non lo posso dimenticare,</p>
<p>l’ulivo delle mattine,</p>
<p>le rose amare, il lastrico lavato,</p>
<p>le vene dei cipressi sulla Mensola,</p>
<p>la luna sui sentieri, le colonne</p>
<p>beate e le lame turchine</p>
<p>di marzo sui tetti</p>
<p>e sopra le torri d’Oltrarno.</p>
<p>Quella città non la posso dimenticare</p>
<p>anche se so,</p>
<p>anche se so che non posso tornare.</p>
<p>E queste parole che dico</p>
<p>erano in bocca a mia madre</p>
<p>tra il Lungarno Serristori</p>
<p>e la chiesa di San Nicolò</p>
<p>dove la lapide dice</p>
<p>che l’acqua dell’Arno rubò</p>
<p>uomini, case, armenti, alberi e campi,</p>
<p>e dove s’era nascosto</p>
<p>in quegli antichi tempi,</p>
<p>nel danno e nella vergogna</p>
<p>Michelangelo Buonarroti&#8230;</p>
<p>Sono versi che recano la data del ’45 e probabilmente risalgono ad uno dei ritorni di Fortini a Firenze nell’immediato dopoguerra, ritorni di cui è traccia in una serie di articoli dell’epoca. Ai ricordi di giovinezza della prima parte subentra poi, nel testo, una memoria più lunga: il finale riporta alla caduta della Repubblica fiorentina e alla leggenda secondo cui Michelangelo si nascose, al ritorno dei Medici, nel campanile di San Niccolò; la lapide cinquecentesca lì posta, in latino, rinvia invece all’alluvione del 1557 (con reminiscenza dei versi del Lasca<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>). E certo a lui, che si era laureato in Storia dell’arte con Mario Salmi (dopo la laurea in Legge), erano ben presenti – lo attesta <em>In lingua mortua</em>, ma anche <em>La città nemica</em> in <em>Foglio di via</em> &#8211; i versi di Michelangelo riportati da Vasari nelle <em>Vite</em>, quelli in cui è la <em>Notte</em> a parlare<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>:</p>
<p>Grato mi è il sonno, e più l’esser di sasso</p>
<p>Mentre che il danno e la vergogna dura,</p>
<p>Non veder, non sentir mi è grata ventura:</p>
<p>Però non mi destar, deh parla basso.</p>
<p>Ma «so che non posso tornare»: Firenze, a quest’altezza della biografia di Fortini, è già il <em>passato</em><a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>. Il presente è Milano e questo è il luogo della speranza, del rinnovamento; tutto quello di cui Firenze, obbediente ad una secolare sceneggiatura che ne prescrive l’eternità, è ai suoi occhi la negazione. Anche la “ricostruzione”, a Firenze, gli sembrerà piuttosto una restaurazione. Tra il ’41 e il ’45 erano successe troppe cose, e troppo importanti: il richiamo alle armi, la guerra, l’Otto settembre, l’esilio in Svizzera e i campi di lavoro, l’esperienza della resistenza in Valdossola. Non fu la parentesi avventurosa della biografia di un qualsiasi chierico, bensì il periodo in cui Fortini diventa l’intellettuale e il poeta che si staglierà con nettezza, con una voce inconfondibile e fuori da ogni coro, sul fondale del secondo Novecento. In una intervista del 1960, riandando agli anni della guerra, osserva:</p>
<p style="padding-left: 40px;">L’evento decisivo fu la scoperta, nelle caserme (a metà del 1941: avevo ventiquattr’anni) del <em>soldato</em>, cioè del contadino e del proletario, e dell’<em>ufficiale</em>, cioè del borghese come me, posti gli uni di fronte agli altri.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Quasi da solo, e cioè senza più rapporti con l’ambiente in cui ero cresciuto, giunsi fra il 1941 e il 1943 ad integrare, più che mutare, il mondo dei miei sentimenti e delle mie idee e a decidere di votarmi ad una trasformazione della nostra società, sia con l’azione pratica sia con la parola poetica o letteraria. Se nell’inverno 1941-1942, discutendo con Pietro Ingrao, ero ancora ben lontano dall’intendere il pensiero marxista, nella primavera del 1943 ero già, senza saperlo, al di là delle posizioni che sarebbero state della maggior parte dei miei amici e conoscenti, e cioè del Partito d’Azione. La sera stessa del 25 luglio 1943 annotavo che cominciava non solo una nuova vita ma la vita, almeno per me; e pochi giorni dopo, a Milano, la mia vera scelta era fatta. Sarei uscito dalla guerra con una persuasione che non mi avrebbe più lasciato: gli uomini possono essere modificati, strappati al sempre-uguale; questa modificazione è in rapporto alla modificazione del regime della proprietà; la società che ci circonda dev’essere rovesciata e trasformata, con ogni mezzo; la salvezza individuale è il più abietto dei privilegi<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>.</p>
<p>L’incontro con «il volto della gente dei nostri paesi fino ad allora sconosciuto» (<em>Sere in Valdossola</em><a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>) e con la realtà del conflitto non fu esperienza solo individuale, ma di una generazione di intellettuali (anche tra loro molto diversi) che in quel giro di anni passarono, bruscamente, dalla giovinezza alla maturità. Rossana Rossanda parlando di sé e dei “suoi” del Novecento, «Calvino, Fortini, Pasolini», ha scritto che ognuno veniva dalla stessa percezione «di dover scegliere impreparati, attraversare una tragedia non prevista […] La prima generazione dell’antifascismo poco ci aveva parlato o potuto parlare<a href="#_ftn6" name="_ftnref6">[6]</a>»; e parole non dissimili, su quel tratto di storia comune, ha usato le stesso Calvino<a href="#_ftn7" name="_ftnref7">[7]</a>. In Fortini però quel passaggio, indelebile per tutti, assume una connotazione e un peso di particolare evidenza.</p>
<p>Il contadino e il proletario «di fronte» al borghese; la possibilità del cambiamento, di una cesura nel «sempre-uguale»; la scelta e il nuovo inizio; la trasformazione e il rifiuto di ogni «salvezza individuale»; lo sguardo <em>dal basso</em> alle vicende in atto. Il nucleo di convinzioni allora acquisite e la nuova prospettiva che si forma a partire da un punto di vista di parte, costituisce la base mai più revocata dell’esistenza e dell’attività intellettuale di Fortini, la bussola cogente e definitiva dell’uomo e dello scrittore. È perciò qui, in questo passaggio cruciale, che dobbiamo far centro, se vogliamo puntare il compasso all’interno di un’opera come la sua, tanto vasta quanto complessa e ramificata, per coglierne i lineamenti essenziali; così come è nel contesto della storia europea e della sua immane tragedia che si situano le coordinate morali e culturali da quell’opera presupposte: «Non esiste altra via da percorrere, alcun altro compito da adempiere fuor di quello che abbiamo imparato a distinguere nei vent’anni che vanno da Madrid a Stalingrado e da Treblinka a Budapest.» Così <em>Consigli a pochi</em><a href="#_ftn8" name="_ftnref8">[8]</a>, nel ’59: dentro quelle coordinate, dunque, potevano innestarsi e dovevano rinnovarsi le impronte della cultura che aveva caratterizzato la giovinezza di Fortini. Se il concetto di «persuasione» gli veniva da Michelstaedter e quello di «scelta» da Kierkegaard, le letture giovanili  (Barth, Dostoevskij, Kafka, i «Salmi, Giobbe, Isaia, letti e riletti con terrore e rapimento<a href="#_ftn9" name="_ftnref9">[9]</a>») potevano ora conferire alla decisiva (ma non ineluttabile) «trasformazione» additata da Marx un senso preciso e non astratto (anche in chiave esistenziale, nell’ordine del vissuto), da perseguire insieme ai <em>compagni</em> «liberi in fermo dolore» (<em>Italia 1942</em>), a fianco degli «uomini usciti di pianto in ragione» (<em>Canzone</em>, 1955). Nel passaggio da un generico antifascismo e da una giovinezza con venature estetizzanti, da un «cristianesimo tragico-eroico<a href="#_ftn10" name="_ftnref10">[10]</a>» ad una cognizione dinamica e collettiva dell’idea di conflitto, quale è propria della società moderna, inseparabile dal progetto di emancipazione che ne segna la nascita, si delinea il profilo specifico del <em>comunismo</em> di Fortini e insieme il suo taglio radicale e insofferente delle ortodossie, resistente a ogni ideologia imposta “dall’alto”.</p>
<p>* * *</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Anton Francesco Grazzini detto ‘il Lasca’ dedicò una madrigalessa e un sonetto all’alluvione, vedi Anton Francesco Grazzini, <em>Scritti scelti in prosa e in poesia</em>, a cura di R. Fornaciari, Firenze 1911, pp. 235-237.  Dopo l’alluvione del 1966 Fortini accorse da Milano a dar una mano agli “angeli del fango”.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Giorgio Vasari, <em>Le Vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri.</em> <em>Nell’edizione per i tipi di Lorenzo Torrentino</em>, Firenze 1550, Torino, Einaudi, 1986, p. 903.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Sugli anni fiorentini vedi L. Daino, <em>Fortini nella città nemica: l&#8217;apprendistato intellettuale di Franco Fortini a Firenze</em>, Milano, Unicopli, 2013.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> DI, 31-2</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> F. Fortini, <em>Sere in Valdossola</em>, Milano, Mondadori, 1963; n. ed. Venezia, Marsilio, 1985, p. 13.</p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> R. Rossanda, in <em>Letteratura italiana del Novecento. Bilancio di un secolo, </em>a cura di Alberto Asor Rosa, Torino, Einaudi, 2000, p. 209.</p>
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Vedi I. Calvino, <em>Autobiografia politica giovanile</em>, in Id., <em>Saggi 1945-1985</em>, a cura di Mario Barenghi, t.II,  in particolare <em>Un’infanzia sotto il fascismo</em>, pp. 2733-2748.</p>
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Il saggio è presente solo nella prima edizione di F. Fortini, <em>Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie</em>, Milano, Il Saggiatore, 1965, p. 33. In SE è ripresa la seconda edizione (ivi, 1969).</p>
<p><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> F. Fortini, <em>I cani del Sinai</em>, Bari, De Donato, 1967 (n. ed. Einaudi, 1974; Quodlibet, 2002), poi in SE p. 415.</p>
<p><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> F.Fortini<em>, Leggere e scrivere</em>, a cura di Paolo Jachia, Firenze, Marco Nardi, 1993, p. 36.</p>
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		<title>Verumtamen in imagine pertransit homo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2019 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Benozzo Gozzoli]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></category>
		<category><![CDATA[Ruusbroec]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; Firenze, maggio 2018 &#160; Non lasciare in sé null’altro che una nebulosa di refettori, di coliche e viuzze smunte.  [&#8230;] L’afa ci pigia nel fondigliuolo della vita, tra l’asino quasi nolano, frontale allo sbalzo dei secoli, il pavone derviscio e ciascun’altra bestia inventata per noi da Benozzo Gozzoli: labirinto broccato, orificio, di chi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 58">
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<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-79116" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/56927353_2456867594345302_565892886487367680_o.jpg" alt="" width="665" height="765" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/56927353_2456867594345302_565892886487367680_o.jpg 1147w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/56927353_2456867594345302_565892886487367680_o-260x300.jpg 260w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/56927353_2456867594345302_565892886487367680_o-768x885.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/56927353_2456867594345302_565892886487367680_o-250x288.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/56927353_2456867594345302_565892886487367680_o-200x231.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/56927353_2456867594345302_565892886487367680_o-160x184.jpg 160w" sizes="(max-width: 665px) 100vw, 665px" /></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Firenze, maggio 2018</em></p>
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<p>&nbsp;</p>
<div class="page" title="Page 58">
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<div class="column">
<p style="text-align: justify;">Non lasciare in sé null’altro che una nebulosa di refettori, di coliche e viuzze smunte.  [&#8230;]</p>
<p style="text-align: justify;">L’afa ci pigia nel fondigliuolo della vita, tra l’asino quasi nolano, frontale allo sbalzo dei secoli, il pavone derviscio e ciascun’altra bestia inventata per noi da Benozzo Gozzoli: labirinto broccato, orificio, di chi ha già bevuto la sua eternità. E sotto gli angeli, nella scarsella, una fumigazione marmorea, un frangimento di colori come frotta di cesti gassosi in cui già fingiamo di calarci dentro la cecità del convento di San Marco, per cui poi siamo venuti, colla stanchezza metafisica di quattro telefonate al polo museale della Toscana, la flebo di benzina, i ravioli imburrati, la cartuccia Super 8 che si può sviluppare solo in Canada, e a costo di non far portare nulla sul bilancino di Michele l’Arcangelo, di non far quadrare niente, neanche il salmo 38 («<em>verumtamen in imagine pertransit homo</em>»), neanche la successiva visita a Santa Trinita per far nuovo l’oblio nelle stive del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Usciti all’aperto il cielo pare soltanto un arazzo oltraggioso, per giunta oziosamente cavato da una qualche caricatura digitale. Sicché, quando qualcuno ci toglierà la fede nel mondo mostrandocelo davvero una volta per tutte, che ne sarà del mondo stesso, se realtà è stata sino ad ora soltanto la paziente, incompiuta svelatura del suo originario nascondimento?   Comunque è maggio, mese del senso rosaio! Faremo lo sforzo di spingere il carretto sino alle lenzuola della sera. Nessun collirio di splendori liquidi, nessuna <em>sophrosyne </em>da macinare: soltanto la polpa ombrosa del mezzogiorno, i gettoni di liquirizia e l’abbraccio con la sinistra per quando duole lo stomaco in vista di tutte le indigestioni che verranno più avanti, a giugno, salutate -possibilmente- con due melagrane da marcire e calcinare sul volto del Battista nella notte di San Giovanni, come monito per le pupille. Perché -sia detto- dalla farmacia terreste non sgorga più rimedio alcuno, ma solo “l’ecco” dello sguardo, cioè: <em>vedi</em>, <em>bada</em>! È il segreto florifero di Ruusbroec, la cuccia della parola che latita, che manca davvero:</p>
<p style="text-align: justify;"> «Per questo Egli pronunzia in eterno nel segreto del nostro spirito, senza intermediario e incessantemente, una parola profonda come l&#8217;abisso, e nulla più. In questa parola egli annunzia se stesso e tutte le cose. Questa non dice altro che: guardate.» Guardate.<a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2455836021115126&amp;set=a.441228185909263&amp;type=3&amp;eid=ARBA-3kpZ7awv9-pArksSZ_N0OOFiPBWvWsxIk2KwZ1xTy74V83vgPErJqqtdP87qbESRuUIHqHyLv99"><br />
</a></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Serata in memoria di Massimiliano Chiamenti</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/05/23/serata-memoria-massimiliano-chiamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2017 16:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Diacono]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Frey]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano chiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[XM24]]></category>
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					<description><![CDATA[Giovedì 25 maggio, ore 19 – XM24 Sono il fottuto faber di realtà virtuali prive di virtù reali dove i sogni sul piano inclinato vanno a zero perché l’esperimento basato su un pattern esistenziale male impostato va male sempre e dovunque. (Innesti, 1993) &#160; “Ha fatto Harakiri per amore”, hanno scritto sui giornali quando il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">Giovedì 25 maggio, ore 19 – XM24</span></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sono il fottuto faber</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: small;">di realtà virtuali</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: small;">prive di virtù reali</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: small;">dove i sogni sul piano</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: small;">inclinato</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: small;">vanno a zero</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: small;">perché l’esperimento</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: small;">basato su un pattern esistenziale</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: small;">male impostato va male sempre e dovunque.</span></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(Innesti, 1993)</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">“</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">Ha fatto Harakiri per amore”, hanno scritto sui giornali quando il 3 settembre 2011 si è ucciso Massimiliano Chiamenti, all&#8217;età di 44 anni.</span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">L</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">ui, che lo avrebbe fatto volentieri in pubblico, alla Mishima, ma non ha potuto. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">Sei anni dopo la morte del poeta, punk e filologo, gli amici dalla fanzine </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;"><i>Idioteca</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">, di cui era uno degli autori, e della fanzine </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;"><i>Lungi da me </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">organizzano una serata di ricordo pubblica e collettiva all’XM24. Chiamenti ha lasciato molti dei suoi scritti, alcuni ancora inediti, alle persone con cui condivideva storie e giornate: sarà questa l’occasione per rileggere alcuni dei suoi testi e ricordarne la ricca e variegata produzione. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">Nel corso della serata si alterneranno le voci di chi ha trascorso gli ultimi anni con lui e chiunque voglia dare il suo contributo, o semplicemente venire a conoscere meglio Chiamenti, è benvenuto.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">La sua memoria </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">soffre </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">del travaglio di una fine rimasta sospesa tra i tanti mondi che ha vissuto. Firenze, la sua terra natale da cui in fondo è quasi fuggito; l&#8217;università e la filologia, che l&#8217;hanno respinto; Bologna, la città che lo ha accolto, fra centri sociali, gay club, incontri notturni e cultura underground; ma anche la droga, la solitudine e la vita di strada; e non ultimo, la poesia, la scrittura. Dopo sei lunghi anni di silenzio, gli amici della fanzine Idioteca, su cui Massi aveva anche pubblicato alcuni dei suoi ultimi testi, hanno scelto di riunirsi per rendere finalmente il loro omaggio. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">“</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">Massi”, spiegano gli organizzatori della commemorazione, “è stato una presenza importante per il nostro gruppo: giovani universitari alle prese con l&#8217;autoproduzione e la scrittura, abbiamo incontrato in lui, molto più grande di noi, un “autore vero”, con un&#8217;esperienza alle spalle che noi potevamo solo sognare. Abbiamo però conosciuto anche una persona complessa, alle volte era difficile stare insieme: la droga, le provocazioni, il difficile rapporto con se stesso. Per noi è stato prima di tutto un amico e per questo abbiamo voluto questa serata: riscoprire il suo ricordo è stato in fondo una maniera per ritrovarci, dopo anni di vite diverse”. Proseguono Alice e Jacopo di Idioteca: “ L’obiettivo della serata non è quello di fare una lezione o una lettura convenzionale. Sappiamo che ci sono pezzi di lui e di suoi scritti sparsi per tutta Bologna e vorremmo trovarci per raccoglierli. Vorremmo scrivere una storia, questa volta la sua, in maniera collettiva e partecipata, proprio per riscoprire questa memoria di Massi diffusa per la città”.</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;"><b>Massimiliano Chiamenti</b></span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">&#8211; Nato a Firenze il 17 novembre 1967, è morto suicida a Bologna il 3 settembre 2011, si è laureato all’Università di Firenze in Filologia con Domenico De Robertis e in seguito ha proseguito con l&#8217;attività universitaria, dimostrandosi filologo e dantista serio e documentato</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">. Voce emergente della poesia negli anni della New Wave fiorentina degli anni Ottanta, e della cultura rave nei Novanta, si distingue tra i rappresentanti della poesia del movimento gay e della sua generazione per le radici classiche e anglofone delle sue produzioni, . Chiamenti si è a lungo occupato anche di musica, essendo stato fra l&#8217;altro frontman della band di poesia performativa “Emme”. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Fra le sue opere ricordiamo: Maximilien (City Lights Italia, 2000) in collaborazione con Lawrence Ferlinghetti,</span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;"><span style="font-size: medium;">Le teknostorie (Zona, 2005), Scherzi? &#8211; raccolta di racconti (Giraldi Editore, 2009) evvivalamorte (Le Cariti 2010). </span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">INFORMAZIONI </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Evento Facebook: </span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="https://www.facebook.com/events/692334874284970/"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: medium;">https://www.facebook.com/events/692334874284970/</span></span></a></u></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Organizzatori: </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Jacopo Frey 3331462993 </span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="mailto:jacopofrey@gmail.com"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: medium;">jacopofrey@gmail.com</span></span></a></u></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Alice Diacono cell 3477583800 </span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="mailto:alice.diacono@gmail.com"><span style="color: #1155cc;"><span style="font-size: medium;">alice.diacono@gmail.com</span></span></a></u></span></span></p>
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		<title>Vu&#8217; cumprà</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/12/14/vu-cumpra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 14:55:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[fascismi]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>
		<category><![CDATA[vu cumprà]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Non chiedetemi di entrare nella mente dell’assassino. Ci penseranno i criminologi da strapazzo a sbizzarrirsi negli show televisivi. Parleranno di follia, di impulso criminale, analizzeranno la triste storia personale del sicario suicida. Qualcuno spruzzerà di sociologismo il tutto: la crisi, l’incertezza del futuro, la paura del diverso. Altri si dissoceranno dalle sue [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/vu+cumpra.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/vu+cumpra.jpg" alt="" title="vu+cumpra" width="200" height="202" class="alignleft size-full wp-image-41024" /></a> di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Non chiedetemi di entrare nella mente dell’assassino. Ci penseranno i criminologi da strapazzo a sbizzarrirsi negli show televisivi. Parleranno di follia, di impulso criminale, analizzeranno la triste storia personale del sicario suicida. Qualcuno spruzzerà di sociologismo il tutto: la crisi, l’incertezza del futuro, la paura del diverso. Altri si dissoceranno dalle sue frequentazioni neonaziste: non basta essere simpatizzanti di Casa Pound per trasformarsi in un delirante giustiziere della notte. Giustificazioni d’accatto, buone per tutte le stagioni.<br />
La televisione nazionale, che ha colonizzato il nostro immaginario di questi ultimi decenni, richiede spiegazioni semplici, facili da applicare nel mondo reale. Tipo quelle dei bravi cittadini torinesi che hanno trovato ovvio organizzare un pogrom in un campo rom alla notizia (falsa) di uno stupro ai danni di una minorenne. Le nostre donne le difendiamo noi. “Nostre”, come se ci appartenessero. Che poi lo stupro fosse una menzogna della ragazzina per difendersi da due genitori oppressivi cambia poco. Non era vero, è stato detto, ma non ne possiamo più dei nomadi. Curioso sillogismo. Cioè: non è che siamo razzisti, è loro che sono zingari! In pratica: non siamo interessati alla responsabilità personale, sono cose da democrazia matura. A noi interessa avere un capro espiatorio, là quando occorre. <span id="more-41023"></span><br />
Io, insomma, di Gianluca Casseri non so nulla. E nulla sanno neppure i fascisti della rete che già lo esaltano ad eroe nazionale. Prevedo un’impennata delle vendite delle 357 magnum, il revolver che ha stroncato la vita dei due ambulanti senegalesi.<br />
Della tragedia di Firenze sono le parole usate per raccontarla che mi interessano. Le parole, in fondo, sono il mio mestiere. Le notizie lette sul web in tempo reale, parlavano di un “folle” che aveva sparato e ucciso due “vu’ cumprà”. “Folle”&#8230; C’è molto poco di folle nel selezionare chi uccidere e chi no. Basta un semplice manuale di criminologia forense per saperlo: lo squilibrato spara a casaccio, nella folla, indistintamente. Qui Casseri ha scelto su base etnica le sue vittime. Sapeva esattamente cosa voleva dire al mondo.<br />
E poi “vu&#8217; cumprà”, così, come si diceva, con quel malcelato razzismo, oltre vent’anni fa quando arrivarono i primi immigrati dall’Africa. Quasi non fossero passati questi anni, quasi fossimo ancora una “innocente” nazione di emigranti che andava trasformandosi in una di (colpevoli) immigrati. Scrivere di un folle che uccide due vu cumprà è già, intimamente, un modo di giustificarlo. Cosa avrebbero scritto i solerti giornalisti patri se un senegalese avesse sparato a due fiorentini? E quale fiaccolata capitanata dal solito politico indignato si sarebbe organizzata per dichiarare la propria insofferenza di fronte a questi stranieri che vengono qui ci rubano il lavoro, sporcano le nostre città e &#8211; certo non siamo razzisti, ma, si sa &#8211; stuprano le “nostre” donne?<br />
Nominare le cose significa dare loro un senso. Quando diciamo, ad esempio, che l’Italia <em>sta cambiando</em> &#8211; quasi che questo mutamento possa ancora trovare un’inversione di rotta &#8211; ci raccontiamo la più patetica delle bugie. Perché non vogliamo ammettere che l’Italia <em>è già cambiata</em>! Da una generazione ormai. Il paesaggio antropologico è radicalmente mutato, ne prendano atto i fascistelli in pectore che propugnano la difesa di una razza inesistente. Ma soprattutto ne prenda atto la più retriva delle politiche che abbiamo avuto, miope e securitaria, che al posto di gestire il cambiamento ha fomentato col suo linguaggio da bar l’incertezza e la paura. Questo è ciò che ora raccogliamo, dopo aver seminato vento per un quarto di secolo. Tempesta.</p>
<p>[<em>pubblicato su</em> l&#8217;Unità<em>, oggi</em>]</p>
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		<title>Favole nere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 08:39:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[multimedia]]></category>
		<category><![CDATA[pogrom]]></category>
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		<category><![CDATA[Torino]]></category>
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					<description><![CDATA[di Helena Janeczek (una proposta alla Città di Torino) Racconta favole nere per difendere il suo amore &#8211; quelle sentite da bambina, quando a metterle paura e farla obbedire c’erano gli zingari. Le viene istintivo scaricare addosso a loro la terribile disobbedienza della sua prima scelta adulta. Ha sedici anni, età in cui in altre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>(una proposta alla Città di Torino)<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/25_101518283840.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/25_101518283840-300x280.jpg" alt="" title="25_101518283840" width="300" height="280" class="alignnone size-medium wp-image-41013" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/25_101518283840-300x280.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/25_101518283840.jpg 440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Racconta favole nere per difendere il suo amore &#8211; quelle sentite da bambina, quando a metterle paura e farla obbedire c’erano gli zingari. Le viene istintivo scaricare addosso a loro la terribile disobbedienza della sua prima scelta adulta. Ha sedici anni, età in cui in altre nazioni europee è normale andare in vacanza con il ragazzo, persino uscir di casa e convivere. Qui invece essere giovani significa essere subalterni. Se sei femmina, lo sei due volte. Tre, se di famiglia povera. Peggio sono messi solo i rom e gli islamici, quelli non integrabili, perché non è nel nome di Gesù e Maria che, nel loro caso, la famiglia deve vigilare sulle figlie.<span id="more-41012"></span><br />
I mandanti morali del rogo di Torino e della strage di Firenze, sono anche responsabili del fumo con cui il razzismo, divenuto passepartout politico, ha saputo occultare i problemi di un paese incagliato tra arretratezza e recessione, proiettandoli sugli stranieri. I loro complici sono i media per i quali uno stupro commesso su un’italiana da un rom rumeno africano fa notizia (e le notizie calde si danno subito, senza troppe verifiche), mentre una donna straniera merita solo un trafiletto persino quando viene uccisa.<br />
Vorrei che a tutto questo ci fosse una risposta non indignata, non retorica, non per un giorno atterrita affinché quello dopo torni tutto come prima. Vorrei che al processo per il pogrom delle Vallette si costituisse parte civile la città di Torino: come è avvenuto a Milano per Piazza Fontana o a Brescia per Piazza della Loggia. Perché la strage è stata evitata, ma non l’eversione che l’ha innescata, come dimostra la mattanza fiorentina. Perché non sono solo i rom o i senegalesi a esserne le vittime, ma pure i nostri figli: <em>disgraziati</em> anch’essi nella sommersa quotidianità cattiva, come scopre chi osa guardare oltre le cronache e le favole nere.</p>
<p><em>pubblicato su</em> L&#8217;Unità<em>, 14 dicembre 2011.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Voci lontane, voci sorelle, voci a fronte</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/06/20/voci-lontane-voci-sorelle-voci-a-fronte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 12:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[voci a fronte]]></category>
		<category><![CDATA[voci lontane]]></category>
		<category><![CDATA[voci sorelle]]></category>
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					<description><![CDATA[Il NTL (Nuovo Traduttore Letterario) e il Laboratorio Nuova Buonarroti &#8211; Quinto Alto Presentano VOCI LONTANE VOCI SORELLE, VOCI A FRONTE &#8230;(rassegna internazionale di poesia e traduzione) in collaborazione con: ViceVersa Programm (Deutscher Übersetzerfonds, Bosch Stiftung) Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia Casa dei Traduttori Looren Università di Bologna, Dipartimento Lingue e Letterature Straniere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>NTL (Nuovo Traduttore Letterario)</strong> e il <strong>Laboratorio Nuova Buonarroti &#8211; Quinto Alto</strong><br />
Presentano</p>
<p><strong>VOCI LONTANE VOCI SORELLE, VOCI A FRONTE<br />
&#8230;(rassegna internazionale di poesia e traduzione)</strong></p>
<p>in collaborazione con:</p>
<p>ViceVersa Programm (Deutscher Übersetzerfonds, Bosch Stiftung)<br />
Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia<br />
Casa dei Traduttori Looren<br />
Università di Bologna, Dipartimento Lingue e Letterature Straniere Moderne<br />
Villa Romana , Firenze<br />
Biblioteca delle Oblate, Firenze / Cooperativa Archeologia, Firenze<br />
SNS &#8211; Sezione Traduttori<br />
Comune di Firenze</p>
<p><strong>21 GIUGNO / 6 LUGLIO 2011, FIRENZE BIBLIOTECA DELLE OBLATE. via dell’Oriuolo 26 / VILLA MORGHEN, via Feliceto 8, Settignano / VILLA ROMANA, via Senese 68 </strong></p>
<p>ingresso libero<br />
<span id="more-39331"></span><br />
Programma:<br />
● Martedì 21 Giugno, ore 21</p>
<p><strong>Biblioteca delle Oblate, Sala lettura piano terra</strong></p>
<p>LA POESIA DI CAROL ANN DUFFY</p>
<p>In occasione dell’uscita italiana della prima ampia antologia della poetessa britannica,<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860872812/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860872812&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em> La donna sulla luna</em></a>, a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti (Le lettere, 2011), Elisa BIAGINI, Brenda PORSTER, Giorgia SENSI e Andrea SIROTTI presentano l’autrice e interpretano alcuni testi. Le traduzioni sono lette da Lelia SERRA</p>
<p>●<strong> Mercoledì 22 Giugno, ore 21</strong></p>
<p>Biblioteca delle Oblate, Sala lettura piano terra</p>
<p>ATTUALITÀ DI HÖLDERLIN</p>
<p>Una rivisitazione del massimo lirico tedesco condotta da Sergio GIVONE E Susanna MATI, in occasione della nuova traduzione delle poesie di Hölderlin ad opera di Susanna Mati (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B00715P1O2/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B00715P1O2&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Poesie scelte</em></a>, Feltrinelli, 2010). Le traduzioni sono lette da Andrea GIGLI</p>
<p>●<strong>Giovedì 23 Giugno, ore 21</strong></p>
<p>Biblioteca delle Oblate, Sala contemporanea (1° piano)</p>
<p>LETTERATURA E FOLLIA</p>
<p>Una discussione a partire dal volume <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8860364914/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8860364914&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Il turbamento e la scrittura </em></a>(Donzelli 2010) a cura di G. Ferroni. Partecipano Paola ITALIA, Sergio VITALE, Katia ROSSI e Vittorio BIAGINI</p>
<p>● <strong>Lunedì 27 Giugno, ore 21</strong></p>
<p>Villa Morghen</p>
<p>VOCI A FRONTE (a cura di NTL)</p>
<p>&#8211; Dare acqua alla pianta del sognare</p>
<p>Elisa BIAGINI: installazione e lettura poetica intorno alla poesia di Paul CELAN</p>
<p>&#8211; <strong>Varianti urbane</strong></p>
<p>Presentazione di <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8896590051/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8896590051&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Varianti urbane. Mappa poetica di Firenze e dintorni </em></a>(ed. Damocle, 2011), con Paola BALLERINI, Katia FERRI, Andrea GIGLI, Liliana GRUEFF, Caterina PARDI, Brenda PORSTER, Marco SIMONELLI, Eva TAYLOR, Annarita ZACCHI e Stefania ZAMPIGA</p>
<p>Il Festival dà il benvenuto al Laboratorio di traduzione italo-tedesco <em>ViceVersa</em> per la prima volta in Italia (Firenze, 27 giugno &#8211; 3 luglio), e inaugura la sezione VOCI A FRONTE, ciclo di incontri che ha come protagonista la poesia nella voce dei suoi traduttori.</p>
<p>● <strong>Martedì 28 Giugno, ore 21, Villa Romana</strong></p>
<p>VOCI A FRONTE (a cura di NTL)</p>
<p>Gli scrittori di Dresda incontrano gli scrittori di Firenze</p>
<p>Norbert WEIß (curatore della rivista “Signum”), Michael WÜSTEFELD e Jens WONNEBERGER incontrano gli scrittori fiorentini Mariella BETTARINI e Gabriella MALETI (curatrici della rivista “Area di Broca”), Luca BALDONI, Elisa BIAGINI, Rosaria LO RUSSO, Paolo MACCARI, Francesca MATTEONI, Michele PORSIA, Barbara PUMHÖSEL, Marco SIMONELLI e Eva TAYLOR.</p>
<p>L’incontro nasce dallo scambio tra la rivista fiorentina &#8220;L&#8217;area di Broca&#8221; e la rivista &#8220;Signum&#8221; di Dresda, all&#8217;insegna del gemellaggio fra le due città. Le due riviste pubblicheranno i testi di undici autori e autrici di Dresda e di undici autori e autrici di Firenze. Alla traduzione dei testi tedeschi in italiano hanno lavorato Barbara Pumhösel, Eva Taylor, Simona Leonardi, Sara Costa. Le traduzioni in tedesco sono di Barbara Pumhösel ed Eva Taylor.</p>
<p>● <strong>Mercoledì 29 Giugno, ore 21</strong></p>
<p>Villa Morghen</p>
<p>VOCI A FRONTE (a cura di NTL)</p>
<p>Poeti nella voce dei loro traduttori</p>
<p>Ingeborg BACHMANN, Eugenio MONTALE, G. W. SEBALD</p>
<p>letti dai rispettivi traduttori</p>
<p>Camilla MIGLIO, Christoph FERBER e Ada VIGLIANI</p>
<p>● <strong>Giovedì 30 Giugno,</strong></p>
<p>Biblioteca delle Oblate</p>
<p>&#8211; ore 16.30, Sala lettura piano terra</p>
<p>VOCI A FRONTE (a cura di NTL)</p>
<p>Tradursi, tradurre, essere tradotti. Tavola rotonda<br />
Con partecipazione dei traduttori del laboratorio ViceVersa Jacqueline AERNE, Christoph FERBER, Elsbeth GUT BOZZETTI, Barbara IVANCIC , Maja PFLUG, Valentina PIAZZA Camilla MIGLIO, Anna RUCHAT e Ada VIGLIANI</p>
<p>e dei poeti Mariella MEHR, Franco LOI e, e Alberto NESSI</p>
<p>&#8211; <strong>ore 21, Altana</strong></p>
<p>VOCI A FRONTE (a cura di NTL)</p>
<p>Una fossa nell’aria</p>
<p>Lettura scenica musicata a cura di Anna Ruchat.</p>
<p>Voci recitanti: Bruno CERUTTI, Arianna MARANO, Anna RUCHAT</p>
<p>Saxofono: Gianni MIMMO</p>
<p>Contrabbasso: Mariano NOCITO</p>
<p>Dai diari di Victor KLEMPERER, con testi di Paul CELAN, Primo LEVI, Jean AMÉRY, Elie WIESEL, Nelly SACHS, Hannah ARENDT, Tadeusz BOROWSKI, Osip MANDEL’STAM, Anna ACHMATOVA, Heiner MÜLLER, Jerome ROTHENBERG, Peter WEISS, Werner HERZOG, Kurt VONNEGUT, Stefan HYNER e altri</p>
<p>● <strong>Venerdì 1 Luglio, ore 21</strong></p>
<p>Villa Morghen</p>
<p>VOCI A FRONTE (a cura di NTL)<br />
Di verso in verso: il poeta e il traduttore</p>
<p>Franco LOI, Mariella MEHR e Alberto NESSI<br />
leggono insieme alle loro traduttrici<br />
Elsbeth GUT BOZZETTI, Anna RUCHAT e Maja PFLUG.</p>
<p>● <strong>Martedì 5 Luglio 2011 ore 21</strong></p>
<p>Biblioteca delle Oblate, Altana</p>
<p>LETTURA COLLETTIVA DI POESIA</p>
<p>sul tema Libertà<br />
con poesie scelte preventivamente dai partecipanti.</p>
<p>● <strong>Mercoledì 6 Luglio 2011 ore 21</strong></p>
<p>BIBLIOTECA DELLE OBLATE, Altana</p>
<p>DINO, DIONISO TEPPISTA<br />
testi di Dino CAMPANA<br />
musicati dal gruppo CAFÈ CHANTANT</p>
<p>Francesco CHIARI (chitarra e voce), Leonardo CHIARI (tastiera), Cosimo ROSELLI (percussioni), Simone BRUSCANTINI (violino e voce) e Laura DARI (violino e voce)</p>
<p>***</p>
<p>info: 340 729 9621 / 334 319 8636</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Differenze in movimento</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/13/differenze-in-movimento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2011 14:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[queer in italia]]></category>
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					<description><![CDATA[14 maggio 2011 ore 18 presso IREOS Via Dei Serragli, 3 Firenze &#8211; www.ireos.org Tavola rotonda su Queer in Italia. Differenze in movimento, a cura di Marco Pustianaz, Pisa, EDIZIONI ETS, 2011 Ne parlano Liana Borghi, Samuele Grassi, Eleonora Pinzuti, Fabrizio Ungaro www.edizioniets.com aperitivo al termine In un paese che con difficoltà si scontra con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8846726332/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8846726332&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-39019" title="Copertina" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/Copertina-198x300.jpg" width="198" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/Copertina-198x300.jpg 198w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/Copertina.jpg 500w" sizes="(max-width: 198px) 100vw, 198px" /></a><strong>14 maggio 2011 ore 18</strong><br />
presso<strong> IREOS</strong><br />
Via Dei Serragli, 3 Firenze &#8211; <a href="http://www.ireos.org">www.ireos.org</a></p>
<p>Tavola rotonda su<br />
<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8846726332/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8846726332&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><strong><em>Queer in Italia. Differenze in movimento</em></strong></a>,<br />
a cura di <strong>Marco Pustianaz</strong>, Pisa, EDIZIONI ETS, 2011<br />
Ne parlano <strong>Liana Borghi, Samuele Grassi, Eleonora Pinzuti, Fabrizio Ungaro</strong></p>
<p><a href="http://www.edizioniets.com">www.edizioniets.com</a></p>
<p>aperitivo al termine<span id="more-39018"></span></p>
<p>In un paese che con difficoltà si scontra con le richieste di diritti civili delle coppie e delle famiglie omosessuali isolandosi sempre più dall&#8217;Europa Occidentale, quale spazio può avere la dimensione più radicale dell&#8217;idea non di normalità, bensì di impossibilità e infelicità della normalità?<br />
<em>Queer in Italia</em> nasce dallo scoramento di fronte all&#8217;assenza di spazi comuni per una riflessione critica intorno ai temi della sessualità non normativa, dei corpi non accettabili, delle politiche sessuali e delle pratiche di desiderio. Fino a che punto un termine straniero e inizialmente alieno come queer può servire ad aprire uno spazio di desiderio che cambi il volto del presente? Forse la convinzione che ci muove è che, in controluce, il qui e ora sia già altro, il qui sia già queer.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>ULTRA-Festival della Letteratura in effetti, Firenze</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/18/ultra-festival-della-letteratura-in-effetti-firenze/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/18/ultra-festival-della-letteratura-in-effetti-firenze/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 06:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[festival ultra]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[ULTRA, il festival che non c’è incontri letterari a Firenze, dal 18 al 25 Settembre, nell’assenza di un festival letterario&#8230; BIBLIOTECA DELLE OBLATE Firenze – POPCAFÉ Piazza Santo Spirito – PALAGIO DI PARTE GUELFA Salone Brunelleschi Dall’underground delle riviste in rassegna in una Babele Situazionautica, all’incontro internazionale con George Saunders, scrittore di culto, erede indiscusso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ULTRA, il festival che non c’è<br />
incontri letterari a Firenze, dal 18 al 25 Settembre, nell’assenza di un festival letterario&#8230;</strong></p>
<p><strong>BIBLIOTECA DELLE OBLATE Firenze – POPCAFÉ Piazza Santo Spirito – PALAGIO DI PARTE GUELFA Salone Brunelleschi</strong></p>
<p><em>Dall’underground delle riviste in rassegna in una Babele Situazionautica, all’incontro internazionale con George Saunders, scrittore di culto, erede indiscusso della grande tradizione satirica americana di Twain e Vonnegut, che incontra per la prima volta i suoi lettori a Firenze. Da un dialogo su corpo e parola in poesia, tra i poeti fiorentini Elisa Biagini e Paolo Maccari e il poeta bolognese Vito Bonito, fino a un listening party con alcuni dei migliori poeti performer-teatranti italiani: Rosaria Lo Russo, Luigi Socci, Azzurra D’Agostino, Marco Simonelli. E la presentazione del libro “Prosa in prosa” de Le Lettere, spartiacque unico per la rivalutazione di un genere come la prosa poetica, e dell’innovativa collana di Transeuropa, “Inaudita”, che coniuga poesia, prosa e musica e propone nuove forme di diffusione del libro e della cultura. </em></p>
<p><strong><em>Quello che rimane di un’isola.<br />
Con un arrivederci al 2011, speriamo&#8230;</em></strong><br />
<span id="more-36671"></span><br />
<strong>A cura di: Francesca Matteoni, Collettivomensa, Alessandro Raveggi</p>
<p>In collaborazione con: Syracuse University in Florence, Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, casa editrice minimum fax, Popcafé, Biblioteca delle Oblate<br />
con il sostengo di: Comune di Firenze</p>
<p>organizzazione:<br />
Silvia Tesone, Martina Santoro &#8211; organizzazione@ultraletteratura.it  </strong></p>
<p><strong>BABELE SITUAZIONAUTICA</strong>, il meglio dell’underground in rassegna a cura di Collettivomensa, <em><strong>sabato 18 settembre,  </strong></em><br />
POPCAFÉ Piazza Santo Spirito, ore 19</p>
<p><strong>ELISA BIAGINI, PAOLO MACCARI,</strong> incontrano <strong>VITO BONITO</strong>, assieme a <strong>FRANCESCA MATTEONI, RICCARDO DONATI, <em>mercoledì 22 settembre </em></strong><br />
Biblioteca delle Oblate, ore 19</p>
<p><strong>ANDREA RAOS, MARCO GIOVENALE, ALESSANDRO BROGGI, MARCO SIMONELLI, CECILIA BELLO, FRANCESCA MATTEONI </strong>presentano <strong>“Prosa in Prosa”</strong> (Le Lettere, collana Fuoriformato) e la collana <strong>“Inaudita” </strong>di Transeuropa edizioni, sarà presente l’editore, <strong>GIULIO MILANI</strong>. <em>giovedì 23 settembre</em><br />
Biblioteca delle Oblate, ore 17 e 19</p>
<p><strong>ROSARIA LO RUSSO, LUIGI SOCCI, AZZURRA D’AGOSTINO, MARCO SIMONELLI </strong>in un listening party esclusivo sulla <strong>performance poetica, <em>venerdì 24 settembre</em><br />
 POPCAFÉ Piazza Santo Spirito, ore 18</p>
<p></strong><strong>FRANCESCO PACIFICO, MARTINA TESTA, ALESSANDRO RAVEGGI, VANNI SANTONI </strong>incontrano lo scrittore americano <strong>GEORGE SAUNDERS,<br />
<em>sabato 25 settembre</em></strong><br />
Palagio di Parte Guelfa, Salone Brunelleschi, ore 21<br />
[<em>Esergo</em>]</p>
<p><strong>Un festival letterario</strong>, un festival con nuovi autori, incontri tra prosa, poesia, drammaturgia, performance, cantautori, musica, ospiti internazionali, <strong>manca da sempre a Firenze</strong>.</p>
<p><strong>Mancherà anche nel 2010</strong>, nonostante che un comitato di scrittori trentenni, riconosciuti a livello nazionale, avesse proposto il suo progetto: appunto quello di creare un festival letterario fiorentino stabile, che si distinguesse dal mercato dei Festival-Fiere per produttività, creatività, resa scenica, interdisciplinarità e, soprattutto, la presenza di molti autori, scrittori, poeti, drammaturghi dai noti ai meno noti, chiamati dalle file del cosiddetto “underground” fino alla prima fila degli scaffali delle novità. Autori produttori di senso, Under 40 ma anche Over 70, civilmente impegnati a rivedere il nostro linguaggio, il linguaggio del 2010 e di quella nostra classica tradizione sbiadita. Un festival, quello che manca da tempo a Firenze e che mancherà anche quest’anno, che tasti il polso reale della letteratura italiana, al di là della facciata e delle ultime mode sotto il sole: quindi un festival interattivo e corporeo, che naviga sulle reti delle prestigiose riviste italiane online e, allo stesso tempo, che fa incontrare, stringere e dialogare gli artisti in un’isola, una comunità produttiva. Un festival di residenze, quindi. Che, alla fine del suo percorso, possa regalare uno sguardo nuovo sulle strade e le atmosfera della città, in un libro-mappa. </p>
<p>“La comunità ospitale”, avrebbe dovuto sottotitolarsi il festival ULTRA 2010, nato nel 2009 coi migliori propositi e le più importanti attenzioni di stampa e operatori, cofinanziato per il 2010 dal Comune di Firenze/Firenze Estate, ma impossibilitato, per mancanza di altri fondi e contributi del pubblico e del privato, a realizzarsi, nella sua forma estesa quest’anno. A realizzare i suoi 10 giorni di oltre 40 ospiti, meeting di riviste e fanzine, residenze artistiche, concerti, presentazioni, workshop. Molti gli ospiti ai quali abbiamo dovuto dare un arrivederci amaro, e che, anche in quest’occasione, ringraziamo per la grande solidarietà. Solidarietà e stima, nei confronti di questa scommessa, oggi dichiarata  come persa.  </p>
<p>Costretti a morire (forse non definitivamente) sul nascere, e considerata la penosa situazione della cultura italiana, e dei fondi sempre più esigui ad essa riservati, vogliamo però conservare qualche speranza, qualche incontro di rilievo, tratto dal nostro programma. Ecco quindi, cosa ne è rimasto, della nostra isola, del nostro festival annullato.  Ma, di noi, autori, scrittori, organizzatori trentenni, della nostra progettualità sul territorio, cosa ne rimarrà, se nemmeno le piccole isole sono più possibili? Della Comunità Ospitale, c’è rimasto solo l’Ospitale. </p>
<p><em>(Alessandro Raveggi,<br />
direttore artistico di ULTRA-Festival 2009-2010)</em></p>
<p><strong><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/ULTRA-Il-festival-che-non-cè-2010-programma.pdf'>ULTRA Il festival che non c&#8217;è 2010 programma</a></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La &#8220;volgarissima eloquenza&#8221; di Immanuel Casto ovverosia una web-celebrity in un locale di periferia</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/11/la-volgarissima-eloquenza-di-immanuel-casto-ovverosia-una-web-celebrity-in-un-locale-di-periferia/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/11/la-volgarissima-eloquenza-di-immanuel-casto-ovverosia-una-web-celebrity-in-un-locale-di-periferia/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 12:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[immanuel casto]]></category>
		<category><![CDATA[marco simonelli]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=33886</guid>

					<description><![CDATA[di Marco Simonelli Il Viper è una discoteca fiorentina. Per arrivarci occorre costeggiare l&#8217;Arno, in direzione della foce, ben oltre il centro storico. Si attraversa la periferia lungo la via Pistoiese fra residui di vecchi borghi e costruzioni formato caserma sorte negli anni Sessanta. La zona si chiama &#8220;le Piagge&#8221; ed è un nome che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft" src="http://www.castoimmanuel.org/wp-content/uploads/2008/08/Immagine%205.jpg" alt="" width="280" height="294" />di <strong>Marco Simonelli</strong></p>
<p>Il <a href="http://www.viperclub.eu/"><strong>Viper</strong> </a>è una discoteca fiorentina. Per arrivarci occorre costeggiare l&#8217;Arno, in direzione della foce, ben oltre il centro storico. Si attraversa la periferia lungo la via Pistoiese fra residui di vecchi borghi e costruzioni formato caserma sorte negli anni Sessanta. La zona si chiama &#8220;le Piagge&#8221; ed è un nome che negli ultimi mesi è rimbalzato spesso dai quotidiani locali a quelli nazionali. Proprio qui, infatti, si è svolta la vicenda di <strong><a href="http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/cronaca/2009/10/27/253485-vescovo_toglie_parrocchia_santoro.shtml">Don Santoro</a>, </strong>un prete &#8220;scomodo&#8221;, secondo i vertici ecclesiastici, forse l&#8217;ultimo erede di una certa visione cattolica fiorentina che ammetteva la figura del &#8220;prete operaio&#8221;. Ha avuto l&#8217;impudenza di benedire durante una funzione una coppia di anziani. Il problema? La signora era nata uomo. Don Santoro è stato sospeso dal suo incarico, mandato a &#8220;riflettere&#8221; altrove, nonostante le pubbliche proteste di fedeli e simpatizzanti. <span id="more-33886"></span></p>
<p>Vado al Viper per assistere al concerto di <a href="http://www.castoimmanuel.org/"><strong>Immanuel Casto</strong></a>. Lo attendo da mesi, da quando, lo scorso novembre, l&#8217;evento dovette essere annullato a causa di un&#8217;improvvisa quanto abbondante nevicata. Immanuel Casto è una <em>web celebrity</em>, una celebrità della rete, e non potrebbe essere altrimenti: non vedrete i suoi video in tv nè troverete i suoi dischi nei negozi. E ciò perchè le canzoni di Casto sono classificate come <em>porno groove</em>, etichetta nata per definire le colonne sonore dei film porno e poi evolutasi nell&#8217;accezione di &#8220;brano musicale con contenuti non adatti ad un pubblico minorenne&#8221;. Intendiamoci, non si tratta di testi erotici: le canzoni di Casto sono volutamente volgari, scurrili, piene di cosiddette &#8220;parolacce&#8221;: quei lemmi che per convenzione e pudore evitiamo di usare se non siamo in confidenza col nostro interlocutore. Volgari, abbiamo detto. Tuttavia sublimi.</p>
<p>C&#8217;è qualcosa di sottile, nelle sue canzoni – o, meglio: nei suoi testi. Sono delle scopertissime provocazioni con un meccanismo preciso e deflagrante: un concentrato di <em>argot</em> omosessuale che ingloba, per significare, quanti più lemmi triviali possibili, distribuiti in strofe e ritornelli armonizzati su sonorità elettroniche che richiamano da vicino il <em>synth-pop </em>e la <em>new wave </em>dei primi anni Ottanta. Brani assolutamente liberatori che operano nel fruitore la stessa funzione catartica attribuita da Freud al motto di spirito. Si ride di fronte alla sua sfacciataggine, di fronte all&#8217;impassibilità e alla professionalità con cui recupera (non sappiamo quanto consciamente) le possibilità di un registro comico-giullaresco aggiornato ai parametri della cultura <em>queer</em> intesa come esperienza ironica, corporale e soprattutto giocosa. Parrebbe una variante sofisticata delle famose &#8220;osterie&#8221;, se non fosse che Casto non si limita, in scena, a cantare e ballare seguendo coreografie da corso serale di <em>breakdance</em>: egli <em>performa</em> la lingua esibendo consapevolmente il tabù, destrutturandolo dall&#8217;interno (e quindi privandolo di qualsiasi pudore reverenziale). &#8220;Di ciò di cui non si può parlare, bisogna cantare&#8221;, parrebbe il suo motto. Ecco allora una canzone come &#8220;Anal Beat- Battito Anale&#8221; (il suo brano più conosciuto e diffuso in rete). Soggetto: la sodomia passiva. La prima strofa inquadra la situazione il più accuratamente possibile, infischiandosene giocosamente delle improbabilità rimiche ed includendo addirittura un richiamo montaliano:</p>
<p><em>Esci dal motel col tuo fare spavaldo<br />
mi lasci qui col mio culo ancora caldo<br />
mi sodomizzi brutale ma attento<br />
poi fuggi via come un&#8217; upupa nel vento</em></p>
<p>Segue un ritornello paronomastico ricco di definizioni tese a ricapitolare per sommi capi pregiudizi e realtà relative al sesso anale:</p>
<p><em>entra e mi fa male<br />
è uno shock intestinale<br />
mi abbandono ad un ritmo ancestrale.<br />
Sotto un cielo australe entra a me per via rettale<br />
it&#8217;s a beat, beat&#8230; anal beat!</em></p>
<p>Per poi procedere verso un&#8217; inarrestabile e fulminea dichiarazione che, da sola, potrebbe sintetizzare il progetto:</p>
<p><em>non ti negherò il mio deretano<br />
te lo consegnerò – chiavi in mano</em></p>
<p>La rima scopre inevitabilmente una costruzione sofisticata: &#8220;consegna chiavi in mano&#8221; è un chiaro residuo linguistico di matrice televisivo-pubblicitaria. Casto forse intende in qualche modo pubblicizzare l&#8217;omosessualità? No, non c&#8217;è da crederlo. Casto pubblicizza se stesso in quanto corpo-merce; sembrerebbe (d&#8217;obbligo il condizionale) un convinto edonista reaganiano, ci pone davanti all&#8217;interrogativo: ci fa o ci è? È qui che ne subiamo il fascino <em>trash</em>: si tratta di un ruspante ragazzotto belloccio che ha posto il proprio corpo al centro di un meccanismo esibizionista e autocelebrativo oppure sta consapevolmente sabotando una cultura che si nasconde dietro alla reticenza e al <em>politically correct </em>per continuare a fare, indisturbata, ciò che Immanuel dichiara apertamente?</p>
<p>Mi accade qualcosa di inaspettato, al Viper, durante la sua esibizione <em>live</em>. Rincretinisco nell&#8217;entusiasmo, regredisco ad uno stadio adolescenziale fanatico degno di una ragazzina quattordicenne sotto al palco dei Tokyo Hotel. Perché? Cosa intravedo dietro alla <em>boutade</em> sboccata del <em>porno groove</em>? Probabilmente il tempo che passa e che accenna ad una speranza di futuro migliore. I ventenni imberbi delle Piagge (ma anche le ventenni) lo adorano. Non so se sanno che nel 1977 Alfredo Cohen fu il primo cantautore italiano ad incidere un intero LP dedicato al tema dell&#8217;omosessualità (&#8220;Come barchette in un tram&#8221;, vantava addirittura la collaborazione di Battiato), se sanno che Ivan Cattaneo non è solamente un ex concorrente dell&#8217;Isola dei Famosi. Io ricordo vagamente i video di Boy George, sono cresciuto pensando che Ricky Martin fosse eterosessuale. Loro, sudati e scalmanati molto più di me, col videofonino sempre in mano, hanno Immanuel, la rete, un linguaggio (informatizzato e non) che è volgare in quanto appartenente a un &#8220;volgo&#8221;, ad una moltitudine che guarda alla volgarità istituzionale e governativa più con divertimento che con paura. Li vedo infervorarsi quando Casto presenta &#8220;Che bella la cappella&#8221; (brano in cui la retorica del doppio senso nemmeno troppo implicito descrive un amplesso clericale consumato in una piccola chiesa ad una sola navata&#8230;): ammette modestamente di averla composta molto tempo prima e sa benissimo che il tema è di una pazzesca attualità. Sul palco vengono proiettate le immagini del Papa mentre Casto si produce in una salmodia da oratorio accompagnato dalla sola chitarra acustica (versione <em>unplugged</em>, diciamo): <em>&#8220;Sull&#8217;altare io m&#8217;inchinerò/ il suo corpo così riceverò/ [&#8230;] Ma poi in fondo che sarà/ chierichetto vieni qua/ dai dammi la tua calda estrema unzione&#8221;</em>. Boati, applausi a scena aperta. È uno spettacolo ironico, erotico e demenziale: c&#8217;è un&#8217;idiozia esibita in queste costruzioni retoriche che non dissacra affatto il sesso, anzi, lo esalta nelle sue forme più varie e svariate, candidamente, diremmo, con la stessa percezione straniante che si ha guardando un film porno degli anni &#8217;70, magari con un giovane Sylverster Stallone non ancora Rocky o uno Schwarzenegger che non si sarebbe mai sognato di diventare un giorno il Governatore della California (ma chi, poi, negli Stati Uniti del 1940, avrebbe mai pensato che Ronald Reagan divenisse un giorno Presidente?) Alcune composizioni raggiungono il <em>pathos</em> di un brano degli Squallor, l&#8217;impeto sornione segue costantemente e sottilmente l&#8217;esibizione di una critica sociale diretta al potere in quanto politico mentre altrove vengono esaltati i piaceri di una sottomissione fisica (<em>Bondage, Bukkake, Anoboccamanoano, Gocce di piacere nel mio sfintere</em>, sono alcuni dei suoi titoli più interessanti dove non mancano riferimenti alla prostituzione maschile, a Lapo Elkan, a situazioni &#8220;pop-porno&#8221; che sembrano uscite da un incubo erotico di Fabrizio Corona, ai cartoni animati degli anni &#8217;80: a tratti si ha l&#8217;impressione che il gioco sia più scatologico che pornografico (<em>Il coraggio dell&#8217;analità, Fist-fucking</em>) e ci si chiede se <a href="http://www. castoimmanuel.org">Casto</a> in realtà non stia proponendo una rivoluzione sessuale in cui ad assumere importanza non sia più la zona genitale (pene o vagina che sia) ma il ben più comprensivo e democratico retto, inteso non solo come sede di piacere sessuale omosessuale ma anche come tabù, come punto in comune intersessuale che supera il genere e accomuna, nella medesima visione della realtà, le identità più disparate (nelle parole di Tinto Brass: &#8220;Il culo è laico&#8221;).</p>
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