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	<title>Forough Farrokhzad &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Mots-clés__Casa nera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Mar 2022 06:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Casa nera]]></category>
		<category><![CDATA[Forough Farrokhzad]]></category>
		<category><![CDATA[La casa è nera]]></category>
		<category><![CDATA[mots-clés]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[Olivier Messiaen]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[Quatuor pour la fin du Temps]]></category>
		<category><![CDATA[Sparajurij]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>sparajurij</strong> <br /> a volte il pane è un altro silenzio diventa mangiare tenersi in piedi. uno sbaglio finire col vento. taglia via la radice spacca il ramo. i tronchi da soli non fanno niente. i fiori non verranno. sono parole col cielo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Casa nera</strong><br />
di <strong>sparajurij</strong></p>
<p style="text-align: right;">Olivier Messiaen, <em>Quatuor pour la fin du Temps  </em>-&gt; <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wggLiCPjGZM">play</a></p>
<p>__</p>
<p><iframe loading="lazy" title="1963. Khaneh siah ast - Forugh Farrokhzad (subt&amp;iacute;tulos en espa&amp;ntilde;ol)" src="https://player.vimeo.com/video/236940006?h=480772e31a&amp;dnt=1&amp;app_id=122963" width="476" height="360" frameborder="0" allow="autoplay; fullscreen; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: center;">[Forough Farrokhzad, <em>La casa è nera</em>, VO con sottotitoli in inglese]</p>
<p>__</p>
<p>Da: Nadia Agustoni, <em>[la casa è nera]</em>, Vydia Edizioni, 2021 (pp. 36, 68)</p>
<p>nella terra non arata<br />
l’asse di legno a chiudere la casa<br />
ricorda il mancare dei vivi<br />
i lavandini bianchi —</p>
<p>la luce di questi giorni<br />
per conoscere le ossa<br />
scava dove la talpa<br />
è il suo ricordo</p>
<p>e un tempo di polvere<br />
va nel cielo, perché parli<br />
qualunque voce<br />
qualunque io.</p>
<p>[…]</p>
<p>a volte il pane è un altro silenzio diventa mangiare tenersi in piedi. uno sbaglio finire col vento. taglia via la radice spacca il ramo. i tronchi da soli non fanno niente. i fiori non verranno. sono parole col cielo.</p>
<p>il futuro dove il tempo è la foglia i nomi sentiti nel ricordo di chi va via. cartoncini al collo dei morti per la notte che non parli, per la terra sopra il dolore. questa domanda e questo silenzio sono soli. qui non pregano Iddio o un uomo, solo la parola rimasta indietro. così vivono quelli che vivono.</p>
<p>in un filo spinato si è liberi dal cuore e canta la bambina senza nome un fiocco rosso nei capelli e in mano le parole imparate a metà per dire il colore, l’albero, la finestra e come l’oro è meno dei fiori e i fiori sono la nostra casa.</p>
<p>ma nel magro dei cani torna la guerra. grandina sulla terra sconosciuta, sulla casa senza chiavi, sulla mano difesa. tutto il sangue è guardarsi.</p>
<p style="text-align: center;">___</p>
<p>[<em>Mots-clés </em>è una rubrica mensile a cura di Ornella Tajani. Ogni prima domenica del mese, Nazione Indiana pubblicherà un collage di un brano musicale + una fotografia o video (estratto di film, ecc.) + un breve testo in versi o in prosa, accomunati da una parola o da un’espressione chiave.<br />
La rubrica è aperta ai contributi dei lettori di NI; coloro che volessero inviare proposte possono farlo scrivendo a: tajani@nazioneindiana.com. Tutti i materiali devono essere editi; non si accettano materiali inediti né opera dell’autore o dell’autrice proponenti.]</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>cinéDIMANCHE #08 FOROUGH FARROKHZAD &#8220;La casa è nera&#8221; [1963]</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/07/cinedimanche-08-forough-farrokhzad-la-casa-e-nera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2014 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cinéDIMANCHE]]></category>
		<category><![CDATA[Forough Farrokhzad]]></category>
		<category><![CDATA[La casa è nera]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
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					<description><![CDATA[<br />di <b>Nadia Agustoni</b> e <b>Orsola Puecher</b><br /><br /><i>Gli intensi lirici 20 minuti di</i> <b>"La casa è nera"</b> <i>precorsero e ispirarono la successiva New Wave del cinema iraniano, che ha prodotto alcuni dei più acclamati registi del XX secolo, come Abbas Kiarostami, Mohsen Makhmalbaf, Majid Majidi e Bahram Beyzaie.</i> ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Forough Farrokhzad</strong> [5 Gennaio 1935 — 13 Febbraio 1967] <em> può essere considerata la più rilevante voce poetica femminile persiana del secolo scorso. Morì molto giovane in un incidente stradale. Nell&#8217;autunno del 1962 si recò a Tabriz per girare un documentario sulla vita all&#8217;interno del lebbrosario di</em> ⇨ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Behkadeh_Raji" target="_blank" rel="noopener"><strong>Behkadeh Raji</strong></a>. <em>Durante i dodici giorni delle riprese <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/Hosein-Mansouri.png"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/Hosein-Mansouri-150x150.png" alt="Hosein Mansouri" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-50125" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/Hosein-Mansouri-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/Hosein-Mansouri-60x60.png 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/Hosein-Mansouri-144x144.png 144w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>riuscì a entrare in completa sintonia con il luogo e con le persone: si affezionò molto a</em> ⇨ <a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=520,height=256,scrollbars,resizable'); return false;" href="http://player.vimeo.com/video/112156911" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>Hossein Mansouri</strong></a>, <em>un bimbo figlio di due lebbrosi, e lo adottò e lo porto con se a Teheran.  Aveva 27 anni e non aveva mai girato un film. Ancora oggi commuove e sorprende la sua abilissima contrapposizione di immagini attraverso il montaggio di piccole sequenze, l&#8217;uso di luce, ombra, inquadrature, ritmo, suono e poesie recitate dall&#8217;autrice. Gli intensi lirici 20 minuti di <strong>La casa è nera</strong> precorsero e ispirarono la successiva New Wave del cinema iraniano, che ha prodotto alcuni dei più acclamati registi del XX secolo, come Abbas Kiarostami, Mohsen Makhmalbaf, Majid Majidi e Bahram Beyzaie. </em><br />
&nbsp;<br />
<center><div style="width: 580px;" class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-49796-1" width="580" height="438" poster="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/casanera.jpg" preload="auto" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://www.suave-est-nus.org/casanera.mp4?_=1" /><a href="http://www.suave-est-nus.org/casanera.mp4">http://www.suave-est-nus.org/casanera.mp4</a></video></div><br />
<small>[<em> sottotitoli tradotti dall&#8217;inglese da Orsola Puecher]</em></small></center><br />
<center></center><center></p>
<div style="width:700px;">
<table style="border:1px solid #ffffff;" border="0" cellspacing="25" cellpadding="25" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td style="border:1px solid #ffffff" width="50%">
<p class="MsoNormal">
&nbsp;<br />
<strong>Nadia Agustoni</strong><br />
&nbsp;</p>
<blockquote style="color:#000000; border-left:4px solid #ff0000; background-color:#ffffff; padding: 15px 15px 1px 15px;">
<p align="justify"><span style="font-size:10pt;"><strong>Immagini e parole</strong><br />
&nbsp;<br />
<em>“Non vedrò la primavera. Queste parole sono tutto ciò che rimane</em>” e il muro. Un uomo lì davanti cammina, forse sa la pausa tra le parole, ma tra i giorni non c’è pausa. Il tempo lì è sempre uguale e nessun elenco lo cambia. Dove c’è solo l’elenco dei giorni l’uomo invoca Dio perché tutto è troppo vuoto. Mancano gli uomini il cui volto è intero e le loro voci che dovrebbero dire qualcosa senza preghiera e senza canto. Invece la sola risposta è nel proprio canto, in una festa che viene per dimenticarsi, dove si ride come dietro a una maschera. Il volto che non puoi riconoscere è il tuo, ma non sei più tu: solo l’inferno conosce l’infermo, ma se sei ancora un po’ uomo cosa conosci? Per alcuni di noi viene solo la polvere, ma non so se parla.<br />
&nbsp;<br />
“<em>Dal mio silenzio urlo tutto il giorno</em>”; Il volto della bambina e la sua bambola e le voci dei bambini che giocano: non c’è vento là ancora, la polvere non arriva fino alla bocca anche se istintivamente i bambini possono sapere che la malattia è la terra dei sepolti o il mezzo per apprendere un’altra lingua. Allora il gioco e la festa sono rivolta? E guardare quei volti è rivolta al male della malattia? Cos’è quella prigione dove qualcuno pare resistere?<br />
&nbsp;<br />
Il maestro che insegna in un’aula spoglia resiste al mancare del mondo. I suoi occhi interrogano ognuno e sono vivi. La vita è di chi guarda e vede. La paura non è tutto. La paura è la grande malattia dove smettiamo di conoscere gli altri. Gli altri sono un confine, Forugh Farrokhzad lo attraversa. In una poesia scriveva: <em>“mai stata separata dalla terra/ né mai amica delle galassie…</em>”. Il mondo dovrebbe essere la nostra casa: “<em>Sulle pareti della mia casa che è la mia vita…</em>”. Immagini e parole: <em>la casa è nera</em>. Si resiste alla follia con i nomi. Pronunciando le cose belle col bambino che può credere in quelle cose: <em>la luna il sole i fiori il gioco</em>.<br />
&nbsp;<br />
<small>* I versi di Forugh Farrokhzad sono tratti dalla poesia <em>Sulla terra</em>; in <em>E’ solo la voce che resta</em> ; antologia a cura di Faezeh Mardani 2009</small><br />
</span></p>
</blockquote>
</td>
<td style="border:1px solid #ffffff; width="50%; vertical-align:middle">
&nbsp;<br />
<center><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/muro.png" alt="muro" width="300" height="225" class="aligncenter size-full wp-image-50113" /><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/festa.png" alt="festa" width="300" height="225" class="alignnone size-full wp-image-50114" /><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/bambina.png" alt="bambina" width="300" height="225" class="alignnone size-full wp-image-50115" /><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/maestrp.png" alt="maestrp" width="300" height="225" class="alignnone size-full wp-image-50117" /><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/bambino.png" alt="bambino" width="300" height="225" class="alignnone size-full wp-image-50116" /></center>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p></center><br />
<center></p>
<div style="width:700px;">
<table style="border:1px solid #ffffff;" border="0" cellspacing="25" cellpadding="25" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td style="border:1px solid #ffffff" width="50%">
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<center><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/specchio.png" alt="specchio" width="300" height="225" class="aligncenter size-full wp-image-50118" /><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/classe.png" alt="classe" width="300" height="225" class="aligncenter size-full wp-image-50119" /><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/maglia.png" alt="maglia" width="300" height="225" class="aligncenter size-full wp-image-50120" /><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/capelli.png" alt="capelli" width="300" height="225" class="aligncenter size-full wp-image-50121" /><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/lacasaenera.png" alt="lacasaenera" width="302" height="229" class="aligncenter size-full wp-image-50123" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/lacasaenera.png 302w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/lacasaenera-300x227.png 300w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" /></center></td>
<td style="border:1px solid #ffffff;" width="50%">
&nbsp;<br />
<strong>Orsola Puecher</strong><br />
&nbsp;</p>
<blockquote style="color:#000000; border-left:4px solid #ff0000; background-color:#ffffff; padding: 15px 15px 1px 15px;">
<p align="justify"><span style="font-size:10pt; line-height: 1.5em;"><strong>La piccola bellezza</strong><br />
&nbsp;<br />
Nei primi fotogrammi neri di <em>La casa è nera</em> una  voce maschile fuori campo ci avverte che: <em>Su questo schermo apparirà un&#8217;immagine della bruttezza,</em> ed ecco una donna di spalle avvolta in stoffe damascate, bellissime, che osserva la sua immagine in uno specchio con un fiore inciso, di fianco una piccola teiera. Una doppia delicata <em>distanza di sicurezza</em> obbiettivo/specchio quella che Forough ci propone, senza mai guardare direttamente questa &#8220;<em>bruttezza</em>&#8220;. Solo qualche battito di ciglia sono il linguaggio dell&#8217;occhio sano, che contempla quello semichiuso dalla pelle rugosa del viso devastato.<br />
In una classe di scuola una lunga carrellata mostra i diversi gradi della malattia. Ogni volto è unico. I bambini ringraziano il Creatore per ciò che non hanno o hanno perso: <em>Oh Dio ti ringrazio per avermi creato, Ti ringrazio per avermi creato una madre premurosa, un padre gentile. Ti ringrazio per la creazione dell&#8217;acqua, degli alberi e delle piante da frutto. Ti ringrazio per avermi dato le mani con cui sono capace di lavorare. Ti ringrazio per avermi dato gli occhi per vedere le meraviglie di questo mondo. Ti ringrazio per avermi dato le orecchie  per godere di dolci canzoni. Ti ringrazio per avermi dato i piedi per andare dovunque voglia.</em> Fuori campo la voce di  Forough: <em>Chi e&#8217; che ti loda nell&#8217;inferno, o Signore? Chi nell&#8217;inferno?</em><br />
La bellezza che sopravvive all’ingiuria della lebbra, anche solo per qualche tratto, e che si conserva negli sguardi, nei sorrisi, nella quotidianità dei gesti piccoli come fare la maglia ai ferri, filare la lana, pettinarsi, fumare una sigaretta fra le dita deformi, convive armoniosamente con la bruttezza. Non vi è la contrapposizione fra bellezza e bruttezza di quel mediocre sopravvalutato film che pretendeva di identificare <em>La grande bellezza</em> nel paragone fra una muta città monumentale, sontuosa, pubblicitaria e <em>leccata</em>, vuota di corpi, con la  volgarità e la mostruosità etica dei suoi abitanti. Non esiste nemmeno una lotta e una vendetta dei <em>mostri</em> sui belli e sani come in <strong>Freaks</strong> di Tod Browning.<br />
E neppure può esistere una <em>grande bellezza</em> assoluta, ma c&#8217;è una tensione segreta fra bruttezza e bellezza, che lottano sui visi e sui corpi e i grani di residua armonia, che riescono a brillare nei volti deturpati, splendono ancora di più nella loro piccola traccia, nella disarmonia per il ricordo dell’armonia perduta, nella dolcezza vittoriosa di occhi e sorrisi, nella gioia del movimento nel gioco, nel <em>diritto alla felicità</em> della musica e della danza nella festa. Flauti e tamburi e <em>liuti a dieci corde</em> vincono, là, sulla mostruosità dell’escluso per antonomasia, il lebbroso che doveva avanzare incappucciato, suonando una campanella per allontanare da sé chiunque, anche se nell&#8217;ultima scena, alla richiesta del maestro di comporre una frase con la parola <em>casa</em>, mentre la porta pesante del lebbrosario si rinchiude sulla processione dei malati, un vecchio/bambino scriverà, senza speranza, con il gesso sulla lavagna &#8220;<em>La casa è nera</em>&#8220;.<br />
</span></p>
</blockquote>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;<br />
<center><img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/prima.gif" alt="prima" width="320" height="180" class="alignnone size-full wp-image-45913" />&nbsp;&nbsp;<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/quarta.gif" alt="quarta" width="320" height="180" class="alignnone size-full wp-image-45914" /><br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/terza.gif" alt="terza" width="320" height="180" class="alignnone size-full wp-image-45917" />&nbsp;&nbsp;<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/seconda.gif" alt="seconda" width="320" height="180" class="alignnone size-full wp-image-45915" /></center><br />
<center></p>
<div style="border:0px solid black; margin:20px; padding:20px; width:375px; float:center; text-align:justify; color:#000000; background-color: #ffffff;">
<p align="center"><big><strong>Forough Farrokhzad</strong></big></p>
<p>&nbsp;<br />
<em>Saluterò di nuovo il sole</em><br />
&nbsp;<br />
Saluterò di nuovo il sole,<br />
e il torrente che mi scorreva in petto,<br />
e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri<br />
e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino<br />
che con me hanno percorso le secche stagioni.<br />
&nbsp;<br />
Saluterò gli stormi di corvi<br />
che a sera mi portavano in offerta<br />
l’odore dei campi notturni.<br />
Saluterò mia madre, che viveva in uno specchio<br />
e aveva il volto della mia vecchiaia.<br />
E saluterò la terra, il suo desiderio ardente<br />
di ripetermi e riempire di semi verdi<br />
il suo ventre infiammato,<br />
si, la saluterò<br />
la saluterò di nuovo.<br />
&nbsp;<br />
Arrivo, arrivo, arrivo,<br />
con i miei capelli, l’odore che è sotto la terra,<br />
e i miei occhi, l’esperienza densa del buio.<br />
Con gli arbusti che ho strappato ai boschi dietro il muro.<br />
&nbsp;<br />
Arrivo, arrivo, arrivo,<br />
e la soglia trabocca d’amore<br />
ed io ad attendere quelli che amano<br />
e la ragazza che è ancora lì,<br />
nella soglia traboccante d’amore, io<br />
la saluterò di nuovo.<br />
&nbsp;<br />
<small>[da: <em>Un’altra nascita</em> &#8211; in italiano nell’antologia <em>La strage dei fiori</em>, a cura di Domenico Ingenito, 2008 OXP editore]</small><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<em>Conquista del giardino</em><br />
&nbsp;<br />
Il corvo che volò<br />
al di sopra della nostra testa<br />
e scese nel torbido pensiero di una nube vagabonda<br />
e la cui voce come una lancia<br />
percorse la vastità dell’orizzonte<br />
porterà in città nostre notizie<br />
&nbsp;<br />
Tutti sanno<br />
tutti sanno<br />
che io e te da quella fessura fredda e cupa<br />
vedemmo il giardino<br />
e da quel ramo alto e giocoso<br />
cogliemmo la mela<br />
&nbsp;<br />
Tutti temono<br />
tutti temono ma io e te<br />
giunti all’acqua, allo specchio, alla luce<br />
non tememmo<br />
&nbsp;<br />
Non si tratta<br />
dell’effimero legame di due nomi<br />
e di due corpi<br />
nelle vecchie pagine di un registro<br />
si tratta della mia chioma felice<br />
e gli arsi papaveri dei tuoi baci<br />
dei piccoli furti ingenui dei nostri corpi<br />
nel luccichio della nostra nudità<br />
come le squame dei pesci nell’acqua<br />
si tratta di vita argentea del canto<br />
di una piccola fontana all’alba<br />
&nbsp;<br />
In quella fluida selva verde<br />
noi, una notte, chiedemmo alle lepri<br />
e in quel mare tempestoso e incurante<br />
alle conchiglie colem di perle<br />
e in quel nome strano e dominante<br />
agli aquilotti<br />
cosa dover fare<br />
&nbsp;<br />
Tutti sanno<br />
tutti sanno che noi<br />
siamo giunti al sonno freddo e quieto di Simorgh<br />
e abbiamo trovato la verità<br />
nel timido sguardo del fiore ignoto<br />
in una piccola aiuola,<br />
e l’eternità in un istante interminabile<br />
quando si guardano incantati due soli<br />
&nbsp;<br />
Non si trattasi pavido mormorio nell’oscurità<br />
si tratta del giorno e di finestre aperte<br />
d’aria fresca<br />
di un focolare dove ardono le cose futili<br />
di terra fecondata da un’altra semina<br />
di nascita, pienezza, orgoglio<br />
si tratta delle nostre mani innamorate<br />
che hanno gettato un ponte<br />
di profumo e luce e brezza nella notte<br />
Vieni sui prati,<br />
su distesi prati<br />
e chiamami oltre gli aliti dei fiori serici<br />
come il cervo chiama la compagna<br />
&nbsp;<br />
Le tende sono pregne di un rancore celato<br />
e le candide colombe<br />
dall’alto della torre bianca<br />
guardano la terra<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
<em>Dono</em><br />
&nbsp;<br />
Io parlo dall’estremità della notte<br />
&nbsp;<br />
Dall’estremità della tenebra<br />
dall’estremità della notte<br />
io parlo<br />
&nbsp;<br />
Se verrai a casa mia, oh mio caro<br />
portami una luce<br />
e una piccola finestra<br />
per guardare<br />
la stradina affollata e felice<br />
&nbsp;<br />
<small>[Da<em> Un’altra nascita</em> in italiano nell’antologia <em>E’ solo la voce che resta</em> a cura di Faezeh Mardani, 2009 Aliberti editore]</small></div>
<p></center></div>
<p></center><br />
&nbsp;<br />
<center><a href="https://www.nazioneindiana.com/tag/cinedimanche/" target="_blank" rel="noopener"><big>⇨ <strong>cinéDIMANCHE</strong></big></a></center><br />
&nbsp;<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/cd.gif"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-49116" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/cd.gif" alt="cd" width="100" height="94" /></a> Nella pausa delle domeniche, in pomeriggi verso il buio sempre più vicino, fra equinozi e solstizi, mentre avanza Autunno e verrà Inverno, poi &#8220;<i>Primavera, estate, autunno, inverno&#8230; e ancora primavera</i>&#8220;, riscoprire film rari, amati e importanti. Scelti di volta in volta da alcuni di noi, con criteri sempre diversi, trasversali e atemporali.<br />
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