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	<title>Francesca Genti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Incantamenti, molteplice, identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 04:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Francesca Matteoni</strong><br />
Nella mia casa conservo una valigetta di cartone dove anni fa ho chiuso un incantesimo. Ne ricordo la fonte: era un lutto per il quale ho rinnovato una delle mie molte e bizzarre promesse infantili.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-108492" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-195x300.jpg 195w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-666x1024.jpg 666w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-768x1181.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-999x1536.jpg 999w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-1332x2048.jpg 1332w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-150x231.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-300x461.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-696x1070.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-1068x1642.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-273x420.jpg 273w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front.jpg 1533w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" />di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p>Introduzione a <a href="https://www.vydia.it/it/incantamenti/" target="_blank" rel="noopener"><em>Incantamenti</em>. Antologia poetica a cura di Francesca Matteoni, Cristina Babino, Laura Di Corcia, pubblicata da Vydia Editore</a>.</p>
<p>Con poesie di Mariasole Ariot, Cristina Babino, Elisa Biagini, Maria Borio, Alessandra Carnaroli, Tiziana Cera Rosco, Laura Corraducci, Manuela Dago Pecorari, Azzurra D’Agostino, Evelina De Signoribus, Laura Di Corcia, Francesca Genti, Laura Liberale, Viola Lo Moro, Franca Mancinelli, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Laura Pugno, Marilena Renda, Mariagiorgia Ulbar.</p>
<p style="text-align: right;"><small>per Cristina, Laura e tutte le altre che sono,<br />
che verranno</small></p>
<p>Nella mia casa conservo una valigetta di cartone dove anni fa ho chiuso un incantesimo. Ne ricordo la fonte: era un lutto per il quale ho rinnovato una delle mie molte e bizzarre promesse infantili. Ho portato quella valigetta con me per quattro traslochi fino all’abitazione odierna, senza mai riaprirla, scordandomi pure del suo contenuto. Ogni tanto riappare nello sguardo. La lascio dov’è. Un incantesimo funziona meglio quando ce lo dimentichiamo, quando la volontà espressa è tale da lasciarsi la nostra persona molto indietro sul cammino. <span id="more-108404"></span></p>
<p>Alcuni incantesimi sono amuleti. Alcuni di questi amuleti sono parole. Parole-oggetto che lavorano sull’altro per tramite del suono o della scrittura; parole che crepano l’illusione di una scansione temporale, riportandoci alla rete fungina di memorie sognate e timori che è l’esserci e il dirsi presenti.<br />
Per anni mi sono addentrata negli incantesimi tramandati in Europa in un’epoca di crisi – l’era moderna della caccia alle streghe. Assonanze magico-simpatiche, invocazioni, santi nominati con lo scopo di recuperare la salute del corpo. Emorragia nasale, mal di denti, emicrania sono comuni fra le malattie che potevano essere curate per incantamento, di solito invocando qualcuno che se le portasse via: il Cristo che ferma il sangue in virtù delle sue ferite; la Madonna curatrice di ogni male; Paolo e Pietro, fondatori della chiesa (qualcosa, si dice la mente pragmatica del popolo, sapranno fare pure loro! Mettiamoli alla prova). Accanto a queste parole di guarigione vi erano quelle delle presunte streghe per guastare la comunità. L’unguento portentoso che permetteva il volo alla fattucchiera Matteuccia da Todi, arsa nel quindicesimo secolo; i versi con cui, due secoli dopo in Scozia, Isobel Gowdie si mutava in lepre; le formule delle streghe francesi per succhiare il latte del bestiame dei vicini, come bevendo rugiada in un campo. Non è tanto interessante il risultato pratico di incanti e malie, quanto ciò che lasciano emergere come materiale davvero antitetico rispetto all’ordine costituito.<br />
Tempi di crisi traggono fuori dall’umano un riconoscimento dell’universo quale luogo dove ogni cosa può essere continuamente risignificata perché contaminata, pervasa, illuminata o minacciata dall’altro. Le strutture sociali chiedono definizioni, ordinamenti, chiusure, la vita tuttavia, nella sua accezione globale, è contro-identitaria. Non dà valore alle cose in sé – queste si cantano le une nelle altre, in modi stupefacenti e spaventosi. Tempi di crisi preludono spesso al re-incanto del mondo, argomento discusso e discutibile sia nei suoi aspetti vitalistici sia in quelli più oscuri.<br />
È innegabile che tutta la terminologia dell’incanto susciti la diffidenza di una certa cultura moderna, poiché rimanda a una dimensione di dominio sull’altro, che agisce attraverso le fragilità dell’umano. Facendo leva sulle ansie e sul bisogno di fiducia delle nostre menti l’incantesimo diventa sortilegio, atto occulto di persone malevole, oppure inganno che promette facili soluzioni attraverso formule e riti. Ma questa è una prospettiva riduttiva, che rinuncia a indagare le ragioni della paura per bollarle come “superstizione”, negando all’incanto una dimensione ben più ricca, nella quale non siamo mai separati dal resto del mondo. È la molteplicità ciò che l’incanto rende a sguardi privi di pregiudizio. Come scrive l’antropologa Stefania Consigliere: «Molteplicità dei mondi, dei tempi, delle linee del passato e del divenire, dei modi di fare umanità, degli enti e dei paesaggi, delle intenzioni, delle forme di vita e di noi stessi» [S. Consigliere, <em>Favole del reincanto. Molteplicità, immaginario, rivoluzione</em>, DeriveApprodi, Roma 2020, p. 93]. Come suona quella molteplicità? La risposta mi arriva ancora dal diciassettesimo secolo delle streghe, nella voce di Calibano:</p>
<p>Non devi avere paura.<br />
L’isola è piena di rumori,<br />
Suoni e dolci arie<br />
Che danno piacere e non fanno male.<br />
A volte sento<br />
Mille strumenti vibrare<br />
E mormorarmi alle orecchie.</p>
<p>[W. Shakespeare, <em>La tempesta</em>, Atto III, Scena II, traduzione di A. Lombardi, Garzanti, Milano 1982, p. 123.]</p>
<p>Ai rumori vibranti, che conducono l’ascoltatore in un’autentica dissoluzione dell’ego, Calibano, il mostro, si addormenta e sogna. Quei rumori non animano la materia, sono la materia. Fanno paura perché dicono che niente è mai piegato del tutto al controllo, e il linguaggio si evolve in una continua approssimazione che non esaurisce, fallisce piuttosto, il senso dell’intero. Così anche un mostro diventa un poeta – lo è, di fatto, sempre stato. Questo è un luogo selvaggio, ma tu non temere, consiglia Calibano. Non è più selvaggio di te. Fidati dei suoi verbi che ti cantano là dentro e qui, fuori da te stessa.<br />
Ogni incantamento, dunque può sottendere un gesto di consapevolezza dell’altro, chiunque esso sia, che rigetta politicamente il potere contenitivo della società a favore dell’ascolto delle lingue – come cercano giustizia, come ci strappano di dosso le frontiere, come ci annunciano le loro morti e i loro desideri, come in loro coabitino, senza distinzione, ciò che opprime e ciò che viene oppresso. Ogni incantamento è radice poetica, chiamata delle esistenze all’essere reciproco e relazionale, ritmo di rottura nelle apparenze accettate come regola. La crisi del tempo odierno potrebbe essere fatale a noi come a molte altre specie con cui formiamo una famiglia interdipendente. In questa deriva, il cui motore principale è il principio estrattivista, una porzione di umanità – bianca, benestante, capitalista, tradizionalmente monoteista – ha deciso, con poca consapevolezza, lo sfruttamento di chiunque sia fuori da simili confini, fino al paradosso del suicidio. È una postura che non si stabilisce solo verso le categorie del regno animale o vegetale, su cui sembra focalizzarsi un’ecologia ingenua e nostalgica. Avviene prima di tutto verso le nostre vicende personali, nel tracciare il tempo in una linea di crescita e superamento, quando sarebbe più sensato ammettere il mescolarsi delle esperienze le une nelle altre, o confessare con sollievo che non supereremo nulla, perfino ben oltre la dantesca metà della vita. Le noi bambine scintillano come le anziane; le figlie partoriscono le nonne; il passato scrive con la sua cifra il futuro. Un incantamento trae dalla perdita linfa per altre connessioni, ma quando tutto ciò che seminiamo sono punti di non ritorno, a quale tu potremo rivolgerci, quale compromesso potremo stringere per sopravvivere immaginativamente, fisicamente? Allora un incantamento è qualcosa in più dell’opporsi allo status quo. È disfarlo, una parola alla volta. È rifare il bordo assicurandosi che ci sia posto per la sfilacciatura, per il non detto, non scritto, non deciso, perché una parte dell’incanto inizi in chi compone, ma l’ultima si schiuda in chi ridice. Cambiare la percezione da legge a canto, farlo prevedendo sempre un collettivo, attuale o a venire che sia, capace di trasformare a sua volta il messaggio.</p>
<p>Scrivo questi appunti dopo aver riletto gli incantamenti che venti voci di poete, per la maggioranza nate fra gli anni Settanta e Ottanta, hanno regalato a questo progetto antologico, curato dalla sottoscritta insieme a Cristina Babino e Laura Di Corcia. Li scrivo dopo gli innumerevoli messaggi nella nostra chat di coordinamento, variando dal personale al sociale, dalla confessione alle speranze, dalle sciocchezze alle angosce per le derive totalitariste della nostra contemporaneità. Li scrivo con preoccupazione, intenzione, riconoscenza. Non sapevo, proponendo qualche anno fa a Cristina e Laura questo lavoro e immaginandolo, come ancora lo immagino, quale primo passo di un dialogo, un laboratorio costante che partisse dalla nostra generazione, cosa avremmo raccolto.<br />
Ora ho per le mani un’opera corale, che unisce diversità di poetiche in quel molteplice di cui si diceva prima, che non teme la fastidiosa solerzia delle classificazioni e delle appartenenze. È un’opera di donne. Ancora di più: è un’opera genuinamente femminista, proprio perché rompe l’asse dei poteri per un cerchio della parola, perché fa un abito dello stigma – streghe, poetesse, perfino, citando Gloria Evangelina Anzaldúa, “attiviste spirituali” (mai così materiche, mai così dentro ciò che si vede) – affinché esso splenda e ci affranchi dalla paranoia identitaria.</p>
<p>Mariasole Ariot apre con il suo potentissimo tu allitterativo che chiama un ritorno mentre spalanca l’inconcepito e inconcepibile sfaldamento di ogni terra immaginata. Cristina Babino ci immette nel tentativo impossibile di superare un lutto, ri-cantandosi negli oggetti di un lungo tempo insieme ai morti, fino alla reciproca liberazione. Elisa Biagini affonda e incontra i corpi in sostanze del mondo vegetale, senza alcun lirismo panico, dissezionando, piuttosto, le parti vitali fino all’essenza. Maria Borio vanifica ogni nettezza riguardo alla sua persona o alla parola casa, affidandoci imperativi e domande che confondono il noi negli elementi. Alessandra Carnaroli sovverte, in una sequenza di anafore, la vittima e il carnefice come un fermo gridare fuori dalle voci e dalla morale maggioritaria. Tiziana Cera Rosco decide il viaggio nell’altro (amato, rivale, specchio) per il recupero di una limpida cura di sé, fuori da falsi conforti. Laura Corraducci detta nei versi un’eredità poetica, prestando la voce a tre artiste del passato e alla loro opera, ridefinendo una genealogia familiare. Manuela Dago Pecorari scrive formule magiche in forma di filastrocca, riannodando al presente il filo di una sapienza infantile da mandare a memoria. Azzurra D’Agostino guarda, lontana da ogni istinto predatorio, agli animali e alle piante per lasciarsi mostrare la partecipazione trepidante e concreta all’esistenza. Evelina De Signoribus evoca un gesto antico di tessitura e racconto, dove i morti respirano nei vivi, li incontrano nei segni delle stagioni. Laura Di Corcia trasforma l’incantesimo in esercizio di autodeterminazione, che afferma innocenza e divergenza, in una pratica di fiducia fra bambina e adulta. Francesca Genti segna una rotta di congedo, lasciando tuttavia che chi muore sia ancora ospite del quotidiano, senza soluzione fra tristezza e gratitudine. Laura Liberale cerca il rito per discendere nello spirito, in una meditazione verso gli inferi la cui uscita è nella dignità dell’altro animale. Viola Lo Moro scrive come una rabdomante urbana trovando l’altra sul fondo dell’acqua per opporre, insieme, una danza anarchica a un sistema codificato. Franca Mancinelli scandisce il ritmo in un cammino dove guidano i piccoli, gli inermi: a essi conferisce la capacità di sollevare il mondo. La sottoscritta usa gli incantesimi per definirsi dentro l’altro, sia esso un approdo, un distacco o una mutazione animale che ricrea il linguaggio. Renata Morresi dona la voce alla bambina in un’istanza di giustizia contro il male, una maledizione immersiva che benedice ciò che siamo state. Laura Pugno ci soffia nella dimenticanza della specie come in un’origine minerale dove la scrittura sarà restituita ad altri tracciati viventi, non umani. Marilena Renda affila e non lenisce il conflitto familiare delle generazioni, rivendicando la rabbia, un incedere zoppo che frantuma illusioni e attese. Mariagiorgia Ulbar ci sospende in una sequenza meravigliata e inquieta come una ninna nanna, con cui ricominciare l’infanzia finita nel sonno degli adulti.</p>
<p>Infanzia, transpecismo, post-umano (o pre-umano), casa, ritorno, discesa, eredità, lutto, ferita, rito, anatema, contro-magia, maternità, ombra, corpi, origine, trasmutazioni, ibrido; sono fra le prime parole-soglia che riconosco in questa mappa antologica di poesia. Invito ognuno a trovare le sue per seguire sentieri di incontro su cui perdersi ripetutamente. Alcuni di questi testi faranno parte di lavori in divenire delle autrici e mi piace pensarli come semi comunitari.<br />
Forse, infine, gli incantamenti non esprimono un fare, per mezzi invisibili e trasversali, nel tempo e nello spazio che abitiamo, ma uno stupirsi della loro natura multiforme, la loro irriducibilità a una versione utilitaristica di progresso e sviluppo.</p>
<p>Torno alla mia valigetta e al suo contenuto. È qui davanti a me. Cosa volevo che si avverasse? Volevo che il dolore trascorresse, volevo ricordare in oggetti, vicini ma separati da me, fino a lenire la mente? Credo che, senza saperlo, senza averlo deciso a priori, volessi soprattutto evocare un luogo per ciò che non può essere espresso. Perché la materia sia materia. L’altro, nella vita e nella morte, sia sciolto dai legami.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Due poesie sopra i destini delle mamme</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/02/12/due-poesie-sopra-i-destini-delle-mamme/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 06:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Genti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Genti &#160; Le mamme delle poete le mamme delle poete si siedono sul divano, è tardo pomeriggio e aspettano le figlie. le vedo dalla cima di una stella; accendersi una sigaretta, farsi un bicchiere, incrociare e scrociare le gambe, girare gli anelli, mangiarsi le unghie. &#160; le mamme delle poete sono inquiete, è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesca Genti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le mamme delle poete</strong></p>
<p class="Predefinito">le mamme delle poete si siedono sul divano,</p>
<p class="Predefinito">è tardo pomeriggio e aspettano le figlie.</p>
<p class="Predefinito">le vedo dalla cima di una stella;</p>
<p class="Predefinito">accendersi una sigaretta, farsi un bicchiere,</p>
<p class="Predefinito">incrociare e scrociare le gambe,</p>
<p class="Predefinito">girare gli anelli, mangiarsi le unghie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Predefinito">le mamme delle poete sono inquiete,</p>
<p class="Predefinito">è tardo pomeriggio e aspettano le bimbe,</p>
<p class="Predefinito">poete appunto, non luminari della scienza,</p>
<p class="Predefinito">né capitane d’industria né avvocati,</p>
<p class="Predefinito">non donne che sanno organizzarti una casa,</p>
<p class="Predefinito">una vacanza, un veglione per venti persone.</p>
<p class="Predefinito">poete appunto, inabili alla vita,</p>
<p class="Predefinito">perennemente offese dalla durezza della realtà,</p>
<p class="Predefinito">le vene azzurrate da micro apocalissi,</p>
<p class="Predefinito">e una passione smodata per le ciliegie sotto spirito</p>
<p class="Predefinito">(<i>ma niente soldi per il dentista!</i>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Predefinito">nell’attesa che le separa dalla visita</p>
<p class="Predefinito">si chiedono veloci dove hanno sbagliato,</p>
<p class="Predefinito">le rivedono in stellina dentro i cieli,</p>
<p class="Predefinito">quando erano soltanto puro desiderio</p>
<p class="Predefinito">senza ombra di dubbio, e una felicità,</p>
<p class="Predefinito">morbida e tiepida, dalla nuca profumata,</p>
<p class="Predefinito">quando dicevano le cose buffe a tavola</p>
<p class="Predefinito">e aspettavano sveglie i topini dei denti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Predefinito">forse le avevano allattate poco</p>
<p class="Predefinito">o lasciate troppo davanti alla televisione,</p>
<p class="Predefinito">saranno stati i campi steineriani?</p>
<p class="Predefinito">o la sopravvalutata pedagogia montessoriana?</p>
<p class="Predefinito">più acqua? meno acqua?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Predefinito">più luce, madre mia, ancora sulla terra.</p>
<p class="Predefinito">le mamme delle poete sembrano marat,</p>
<p class="Predefinito">nel celebre quadro all’oldmasters,</p>
<p class="Predefinito">o vecchie ofelie preraffaellite,</p>
<p class="Predefinito">nel famoso dipinto alla tate gallery,</p>
<p class="Predefinito">sdraiate sui cuscini del divano,</p>
<p class="Predefinito">confuse con i fiori dei tessuti,</p>
<p class="Predefinito">il vino rovesciato lungo i polsi,</p>
<p class="Predefinito">allorché queste figlie poete,</p>
<p class="Predefinito">(un tempo così brillanti e allegre,</p>
<p class="Predefinito">un tempo così belle e in salute),</p>
<p class="Predefinito">si mettono comode, si tolgono le scarpe</p>
<p class="Predefinito">e raccontano di problemi esistenziali,</p>
<p class="Predefinito">o di come si sono fatte fottere marito e lavoro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Predefinito">da qualche campionessa più giovane e furba</p>
<p class="Predefinito">(qualcuna la cui madre avrà allattato meglio</p>
<p class="Predefinito">e di sicuro cucinato tutte quelle torte</p>
<p class="Predefinito">che nell’abbaglio delle loro giovinezze</p>
<p class="Predefinito">loro mai si sono sognate architettare).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Predefinito">le mamme delle poete reagiscono</p>
<p class="Predefinito">ognuna a suo modo alla cattiva sorte.</p>
<p class="Predefinito">se sono di indole frivola</p>
<p class="Predefinito">partiranno per un lungo viaggio,</p>
<p class="Predefinito">un grand tour di shopping compulsivo,</p>
<p class="Predefinito">che neanche elton john nei momenti più bui.</p>
<p class="Predefinito">se sono inclini alla saccenza</p>
<p class="Predefinito">chioseranno <i>l’avevo capito da quella poesia</i>*.</p>
<p class="Predefinito">se propendono per il lugubre</p>
<p class="Predefinito">si chiuderanno in un atroce silenzio</p>
<p class="Predefinito">e puzza amara sarà, fino ai prossimi natali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Predefinito">le rivedono in stellina fluorescente,</p>
<p class="Predefinito">trilli subacquee sulla spiaggia,</p>
<p class="Predefinito">così carine nei loro costumi di sirena,</p>
<p class="Predefinito">così della vita fiduciose,</p>
<p class="Predefinito">pescioline nel brillare della luna,</p>
<p class="Predefinito">di ogni marea, di ogni compleanno,</p>
<p class="Predefinito">di ogni adorazione del piedino</p>
<p class="Predefinito">(tutti gli altari d’oro dell’infanzia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Predefinito">forse le avevano allattate troppo,</p>
<p class="Predefinito">o quella volta giù dal fasciatoio,</p>
<p class="Predefinito">sarà stata la baby sitter ninfomane?</p>
<p class="Predefinito">o i racconti horror della zia?</p>
<p class="Predefinito">più vino? un po’ di vino?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Predefinito">più luce madre mia, ancora sulla terra.</p>
<p class="Predefinito">*</p>
<p class="Predefinito"><span style="font-size: 10.0pt;">(le mamme delle poete infatti,</span></p>
<p class="Predefinito"><span style="font-size: 10.0pt;">anche se hanno condotto studi umanistici</span></p>
<p class="Predefinito"><span style="font-size: 10.0pt;">tendono a leggere l’opera delle figlie,</span></p>
<p class="Predefinito"><span style="font-size: 10.0pt;">con approccio gossipparo, </span></p>
<p class="Predefinito"><span style="font-size: 10.0pt;">una sorta di inesaurita Eva Tremila).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Malgaro elettrico</strong></p>
<p>mio padre, he was a country boy</p>
<p>in un piemonte vertiginoso e fosco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>nella provincia cosidetta Granda</p>
<p>(la Shangri-lah dei fragoloni a Peveragno)</p>
<p>si fece largo, tra le gambe di mia nonna.</p>
<p>con un suo sacchettino di plasma</p>
<p>con un suo pacchettino di ossa piccole</p>
<p>nello zaino un sasso e una ricotta</p>
<p>e i suoi semini da piantare per il mondo.</p>
<p>insomma, nacque. come tutti i bimbi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>alla fine di una rovinosa guerra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>nella provincia cosidetta Granda</p>
<p>(dei partigiani a vocazione GL)</p>
<p>nacque, bimbo bello, in questa terra.</p>
<p>in amarezza e luce. e abbagli e cadute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e nuvole che turbano lo sguardo:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>in baratri di nostalgie cobalto</p>
<p>mia nonna infatti cadde</p>
<p>giù nel buco, proserpina borghese,</p>
<p>si ruppe la borraccia della serotonina;</p>
<p>fantasmi di giovinezza non sbocciata</p>
<p>minacciarono la vita dell&#8217;infante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>giorni e giorni di fitto temporale</p>
<p>fitte al cervello elettrizzato male</p>
<p>mani magre non riuscivano a tenere</p>
<p>l&#8217;autunno sconfinava nell&#8217;inverno</p>
<p>e questo fagottino, bimbo bello,</p>
<p>diventava triste e macilento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>non riuscivano a trovare più l&#8217;azzurro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ma un pomeriggio più tenero degli altri</p>
<p>nella provincia cosidetta Granda</p>
<p>(quella effigiata da pittara e delleani)</p>
<p>su prati dai colori psichedelici</p>
<p>apparve una fata in forma di vacca</p>
<p>“non preoccuparti” disse alla ragazza</p>
<p>“riposati, riprenditi l&#8217;azzurro”</p>
<p>“io mangio l&#8217;erba e i fiori</p>
<p>do il latte io a  tuo figlio”</p>
<p>“tu dormi, riposa nell&#8217;azzurro”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>e fu così che mio padre si riprese</p>
<p>e diventò mio padre, appunto.</p>
<p>oggi ancora lo è. he is, a country boy</p>
<p>che prende suo nipote sulle spalle</p>
<p>e per fargli ammirare meglio le vacche</p>
<p>e le loro boasse impastate di fiori</p>
<p>prende la scossa sul malgaro elettrico.</p>
<p class="Predefinito"><span style="font-size: 10.0pt;"> </span></p>
<p class="Predefinito"><span style="font-size: 10.0pt;"> </span></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>ballata della crepa (o dell&#8217;onestà)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/09/28/ballata-della-crepa-dellonesta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 05:57:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Genti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Genti canto Kālī canto la crepa che fa più ornata la porcellana che fa pregiata la slogatura che rende la caduta umana canto l&#8217;errore e il disonore canto ciò che non è edificante canto la crepa che rende brillante la giornata senza sole il vortice canto e la big babol l&#8217;energia di quella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesca Genti</strong></p>
<p>canto Kālī canto la crepa<br />
che fa più ornata la porcellana<br />
che fa pregiata la slogatura<br />
che rende la caduta umana</p>
<p>canto l&#8217;errore e il disonore<br />
canto ciò che non è edificante<br />
canto la crepa che rende brillante<br />
la giornata senza sole</p>
<p>il vortice canto e la big babol<br />
l&#8217;energia di quella che vola<br />
l&#8217;allegria di quella che scoppia<br />
la risata che colora</p>
<p>la caduta e l&#8217;ipocondria<br />
e ogni tipo di bugia<br />
(quella detta per ferire<br />
quella detta per guarire)</p>
<p>canto la crepa della faccia<br />
la ruga che vince la vanità<br />
il capillare che si incrina<br />
lo scacco matto alla regina</p>
<p>canto il disordine canto la crepa<br />
canto la bimba che se ne frega<br />
canto la bimba oca giuliva<br />
che fa le bolle con la saliva</p>
<p>la carie canto lo zucchero filato<br />
tutto quello che è esagerato<br />
quello che c&#8217;è tra cielo e terra<br />
tutti i segni della guerra</p>
<p>canto quello che si rompe<br />
canto i cocci dopo la festa<br />
la paura del dentista<br />
e i suicidi dalla finestra</p>
<p>il terremoto il temporale<br />
la buca la scala il vicolo cieco<br />
canto la crepa sopra il soffitto<br />
e il gradino su cui inciampare</p>
<p>canto Kālī canto la crepa<br />
che fa preziosa la porcellana<br />
che rende onore all&#8217;incrinatura<br />
che ti fa bella che ti fa umana.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Andata e Ritorno Vol. 3 &#8211; Festival di poesia orale, musica e arte &#8211;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/03/04/60325/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2016 15:00:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a cura di Blare Out 10-11 marzo 2016 &#8211; Venezia Opening: giovedì 10 marzo ore 17:30 Palazzo Mora, Str. Nuova, 3659, Venezia Ca&#8217; Bernardo, Dorsoduro 3199, Calle Bernardo, Venezia Blare Out presenta la terza edizione di Andata e Ritorno &#8211; Festival di poesia orale, musica e arte &#8211; che si terrà il 10 e l&#8217;11 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-300x300.jpg" alt="blare out" width="300" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-60375" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/blare-out.jpg 315w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: center;">a cura di <em>Blare Out</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>10-11 marzo 2016 &#8211; Venezia</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>Opening: giovedì 10 marzo ore 17:30</em><br />
<em> Palazzo Mora, Str. Nuova, 3659, Venezia</em><br />
<em> Ca&#8217; Bernardo, Dorsoduro 3199, Calle Bernardo, Venezia</em></p>
<p><strong><em>Blare Out</em></strong> presenta la terza edizione di <strong><em>Andata e Ritorno &#8211; Festival di poesia orale, musica e arte &#8211;</em></strong> che si terrà il 10 e l&#8217;11 marzo 2016 a Venezia, nelle sale espositive del primo piano di Palazzo Mora, uno degli spazi gestiti dall’European Cultural Centre, che che ogni anno, in occasione della Biennale, ospita mostre di arte contemporanea e architettura.<span id="more-60325"></span></p>
<p><strong><em>Andata e Ritorno</em></strong> –<strong><em> Festival di poesia </em></strong><strong><em>orale,</em></strong><strong><em> musica e arte –</em></strong>  è un evento nel quale il pubblico avrà l&#8217;occasione di immergersi in uno spazio costruito dall&#8217;intersezione tra le diverse pratiche artistiche, dove parole, suoni e immagini saranno in grado di suggerire viaggi di andata e ritorno.</p>
<p>La prima giornata del festival sarà dedicata ad alcune esperienze poetiche al confine sottile tra le avanguardie artistiche e la musica sperimentale, dove il comune denominatore diventa l&#8217;unione tra performance e poesia sonora.</p>
<p><strong>Julio Reija</strong>, poeta visivo e sonoro, traduttore spagnolo ma milanese d’adozione, aprirà il festival con le sue sperimentazioni linguistiche. <strong>Jonida Prifti</strong>, di origini albanesi, e <strong>Stefano Di Trapani</strong>, con il progetto Acchiappashpirt, porteranno all’estremo la poetica sperimentale, tornando a una dimensione primordiale di voce e corpo, su una scenografia musicale contemporanea. <strong>Andrea Inglese</strong>, uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, lavorerà sulle musiche di <strong>Stefano Delle Monache</strong>, tra performance e installazione visivo-sonora. Infine, <strong>Giovanni Fontana</strong>, performer e artista, tra i maggiori esponenti della poesia sonora italiana, darà vita ad interazioni tra voce, corpo e sonorità.</p>
<p>La seconda giornata del festival sarà dedicata al versante poetico più pop e tendenzialmente di provenienza “slammistica”. Si partirà con <strong>Alfonso Maria Petrosino</strong>, vincitore di vari poetry slam a livello nazionale, che ha fatto della scrittura neometrica e della sua postura da palco, un marchio di fabbrica.<strong> Francesca Genti</strong>, timbro unico nel panorama italiano, si muove con la stessa naturalezza, portando la poesia a territori immaginifici poco frequentati. Infine, <strong>Guido Catalano</strong> proporrà una fusione altamente efficace tra poesia e senso dell’umorismo, qualità che l’ha reso in pochi anni molto conosciuto nel sistema letterario nazionale.</p>
<p>I gruppi musicali di questa edizione sono stati scelti in quanto portatori di novità all&#8217;interno del panorama italiano dal punto di vista dell&#8217;utilizzo della voce nella performance. La prima serata vedrà esibirsi gli Heathens che, attraverso una serie di refrain, sposano alla perfezione il loro genere di elettronica: sporco, opaco e vissuto, che riesce a far diventare il cantato un tutt&#8217;uno con l&#8217;atmosfera. Ospiti della seconda serata saranno invece i Pop_X, che con i beat dei primi videogiochi esaltano fino alla poesia i ricordi della nostra generazione, arrivando a distruggere il nostro immaginario per sostituirlo con il loro.</p>
<p>Dal cuore centrale del festival alle sei sale circostanti, sarà diramata una serie di lavori artistici che indagano, in modo differente, la tematica dell&#8217;andata e del ritorno. Attraversando l&#8217;immaginario dello spazio e del tempo giungeranno a una lettura sempre più personale e intimista del tema. Il pubblico sarà così immerso in un ulteriore viaggio favorito questa volta da medium artistici diversi proposti dai seguenti artisti: Goofer Goober Project, Giulia Sacchetto e Annamaria Maccapani, Alessandra Martini, Valentina Merzi, Nicol P. Claroni.</p>
<p>Durante le due giornate del festival saranno presenti: Doppiofondo, laboratorio di stampa d&#8217;arte e casa editrice indipendente veneziana, e la libreria MarcoPolo.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>Dalle ore 14:00 alle ore 17:00 sarà possibile assistere, in collaborazione con l&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia, al <strong>Convegno di Poesia Orale</strong> che avrà luogo presso Ca&#8217; Bernardo, Sala Lettura B. Nello specifico, i relatori della giornata del 10 marzo saranno Alessandro Mistrorigo, Michele Del Prete, Lello Voce, Alessandro Scarsella; quelli del giorno successivo, Andrea Inglese, Marco Fazzini, Paolo Giovannetti. A moderare gli incontri di entrambe le giornate sarà Julian Zhara (Blare Out).</p>
<p><strong>Il Festival </strong>è <strong>realizzato grazie alla collaborazione e al supporto di:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Università “Ca Foscari” Venezia</p>
<p>European Cultural Centre</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Blare Out</strong> è un collettivo curatoriale e una rivista, trimestrale cartaceo e sito, nato a Venezia nel dicembre 2012.</p>
<p>Sito web: www.blareout.it</p>
<p>Facebook: Blare Out</p>
<p>Info: redazione.blareout@gmail.com</p>
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		<item>
		<title>Esce L&#8217;Ulisse n.18. Poetiche per il XXI secolo.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/05/05/esce-lulisse-n-18-poetiche-per-il-xxi-secolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2015 16:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo. &#160; INDICE &#160; Editoriale, di Stefano Salvi &#160; IL DIBATTITO IDEE DI POETICA Fabiano Alborghetti Gian Maria Annovi Vincenzo Bagnoli Corrado Benigni Vito Bonito e  Marilena Renda Gherardo Bortolotti Alessandro Broggi Maria Grazia Calandrone Gabriel Del Sarto Giovanna Frene Vincenzo Frungillo Florinda Fusco Francesca Genti Massimo Gezzi Marco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone  wp-image-53613" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg" alt="Doug Aitken New opposition  II - 2001" width="384" height="333" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001-300x260.jpg 300w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></a></p>
<p><a href="http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/03/ULISSE-182.pdf" target="_blank">L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>INDICE</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Editoriale</strong>, di Stefano Salvi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>IL DIBATTITO</strong></h3>
<h3></h3>
<p><em>IDEE DI POETICA</em></p>
<p>Fabiano Alborghetti</p>
<p>Gian Maria Annovi</p>
<p>Vincenzo Bagnoli<span id="more-53599"></span></p>
<p>Corrado Benigni</p>
<p>Vito Bonito e  Marilena Renda</p>
<p>Gherardo Bortolotti</p>
<p>Alessandro Broggi</p>
<p>Maria Grazia Calandrone</p>
<p>Gabriel Del Sarto</p>
<p>Giovanna Frene</p>
<p>Vincenzo Frungillo</p>
<p>Florinda Fusco</p>
<p>Francesca Genti</p>
<p>Massimo Gezzi</p>
<p>Marco Giovenale</p>
<p>Mariangela Guatteri</p>
<p>Andrea Inglese</p>
<p>Giulio Marzaioli</p>
<p>Guido Mazzoni</p>
<p>Renata Morresi</p>
<p>Vincenzo Ostuni</p>
<p>Gilda Policastro</p>
<p>Laura Pugno</p>
<p>Stefano Raimondi</p>
<p>Andrea Raos</p>
<p>Stefano Salvi</p>
<p>Luigi Socci</p>
<p>Italo Testa</p>
<p>Mary Barbara Tolusso</p>
<p>Giovanni Turra</p>
<p>Michele Zaffarano</p>
<h2><em> </em></h2>
<p><em>NUOVI CRITICI SUL NOVECENTO</em></p>
<p>Vittorio Sereni</p>
<p>di Mattia Coppo</p>
<p>Attilio Bertolucci</p>
<p>di Giacomo Morbiato</p>
<p>Franco Fortini</p>
<p>di Filippo Grendene</p>
<p>Corrado Costa</p>
<p>di Riccardo Donati</p>
<p>Anni Novanta. Individui e fluidità</p>
<p>di Maria Borio</p>
<p>Poesia e ispirazione</p>
<p>di Raoul Bruni</p>
<p>Poetiche dell’informale</p>
<p>di Filippo Milani</p>
<p>Poetiche della relazione</p>
<p>di Jacopo Grosser</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>FUOCHI TEORICI</em></p>
<p>Domande ingenue</p>
<p>di Jean-Marie Gleize</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>POETICHE DEL ROMANZO</em></p>
<p>Le idee letterarie degli anni Zero</p>
<p>di Morena Marsilio e Emanuele Zinato</p>
<p>Walter Siti</p>
<p>di Gian Luca Picconi</p>
<p>Don DeLillo</p>
<p>di Federico Francucci</p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p><strong>LETTURE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mariasole Ariot</p>
<p>Daniele Bellomi</p>
<p>Alessandra Cava</p>
<p>Claudia Crocco</p>
<p>Francesca Fiorletta</p>
<p>Franca Mancinelli</p>
<p>Luciano Mazziotta</p>
<p>Manuel Micaletto</p>
<p>Fabio Orecchini</p>
<p>Giulia Rusconi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>I TRADOTTI </em></p>
<p>Thomas James</p>
<p>tradotto da Damiano Abeni</p>
<p>Óskar Árni Óskarsson</p>
<p>tradotto da Silvia Cosimini</p>
<p>Dieter Roth</p>
<p>tradotto da Ulisse Dogà</p>
<p>Thomas Sleigh</p>
<p>tradotto da Luigi Ballerini</p>
<p>Eva Christine Zeller</p>
<p>tradotta da Daniele Vecchiato</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Una prima presentazione della monografia, che vedrà presenti Vincenzo Bagnoli, Vito Bonito, Alessandro Broggi, Mariangela Guatteri, Morena Marsilio, Luciano Mazziotta, Italo Testa ed Emanuele Zinato, si terrà venerdì 8 maggio alle 19.00 presso l&#8217;Atelier Sì, in via San Vitale 69, a Bologna)</p>
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			</item>
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		<title>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA  &#8211; 21 marzo a Torino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 17:00:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Unione Culturale Franco Antonicelli organizza le prime iniziative culturali del progetto Liberazioni del nuovo Polo del 900 LIBERA OCCUPAZIONE POETICA La giornata mondiale della poesia all&#8217;Unione Culturale Sabato 21 marzo 2015 Via Cesare Battisti, 4/b – Torino (ingresso libero e gratuito) ⇓⇓⇓ Programma 17.30-18.30 Inaugurazione della mostra Descrizione del mondo Si tratta di un’installazione collettiva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte.png"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-51752" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-300x300.png" alt="cartolina-fronte" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-300x300.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-60x60.png 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-144x144.png 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-900x900.png 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte.png 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: center;">L&#8217;Unione Culturale Franco Antonicelli organizza le prime iniziative culturali<br />
del progetto Liberazioni del nuovo Polo del 900</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA</strong><br />
La giornata mondiale della poesia all&#8217;Unione Culturale<br />
Sabato <strong>21 marzo 2015</strong><br />
Via Cesare Battisti, 4/b – <strong>Torino</strong><br />
(ingresso libero e gratuito)</p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓<span id="more-51751"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Programma</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>17.30-18.30</strong><br />
Inaugurazione della mostra <strong>Descrizione del mondo</strong><br />
Si tratta di un’installazione collettiva di oggetti-reperti (pagine di libri, fotografie, fogli scritti e disegnati a mano, registrazioni audio) del modo “analogico” di descrivere il mondo. Ogni descrizione del mondo è sempre, contemporaneamente, una sua complicazione, un’estensione materiale, una stratificazione ulteriore. A questa impresa contribuiscono poeti e artisti da tutta Italia. La mostra, inaugurata attraverso letture e performance, durerà fino all’estate e sarà aperta al pubblico. Si prevede l&#8217;invio di opere da parte di <strong>Mariasole Ariot</strong>, <strong>Nanni Balestrini</strong>, <strong>Dario Bellini</strong>, <strong>Carlo Bordini</strong>, <strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Lorenzo Casali</strong>, <strong>Alessandra Cava</strong>, <strong>Gianluca Codeghini</strong>, <strong>Elisa Davoglio</strong>, <strong>Carlo Dell&#8217;Acqua</strong>, <strong>Francesco Forlani,</strong>  <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Mariangela Guatteri</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Giulio Lacchini</strong>, <strong>Antonio Loreto</strong>, <strong>Giulio Marzaioli</strong>, <strong>Francesca Matteoni</strong>, <strong>Luciano Mazziotta</strong>, <strong>Simona Menicocci</strong>, <strong>Manuel Micaletto</strong>, <strong>Renata Morresi</strong>, <strong>Bruno Muzzolini</strong>, <strong>Vincenzo Ostuni</strong>, <strong>Davide Orecchio</strong>, <strong>Mattia Paganelli</strong>, <strong>Vittorio Passaro</strong>, <strong>Enrico Passetti</strong>, <strong>Chiara Pergola</strong>, <strong>Stefano Piva</strong>, <strong>Nicola Ponzio</strong>, <strong>Gabriella Presutto</strong>, <strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Micol Roubini, Jennifer Scappettone</strong>, <strong>Beppe Sebaste</strong>, <strong>Gianluca Stazi</strong>, <strong>Fabio Teti</strong>.<br />
↓<br />
<strong>18.30-19.30</strong><br />
<strong>Estranei al mondo: a cosa servono i poeti?</strong><br />
Discussione con <strong>Paolo Costa</strong> (filosofo), <strong>Italo Testa</strong> (poeta e filosofo), <strong>Andrea Inglese</strong> (poeta).<br />
Introduce <strong>Enrico Donaggio</strong>.<br />
↓<br />
<strong>20.00-21.00</strong><br />
<strong>Banchetto poetico</strong><br />
Lettura di manifesti, versi, inni al piacere del cibo e della convivialità. Si prevede la partecipazione di <strong>Gabriella Giordano</strong> &amp; <strong>Livio Borriello </strong><em>(Mettre en pratique la Poésie)</em>, <strong>Cocina Clandestina (Francesco Forlani </strong>e <strong>Marco Fedele</strong>)<strong> </strong> e <strong>Don Pasta</strong>, <strong>Enrico Remmert</strong> e <strong>Luca Ragagnin</strong>, <strong>Pino Tripodi</strong> &amp; <strong>Giorgio Mascitelli</strong>.<br />
↓<br />
<strong>21.30</strong><br />
<strong>Manifesti per il XXI secolo</strong><br />
La poesia al potere, chiaroveggente e profetica, con la più grande libertà, in versi come in prosa, attraverso un sonetto o una performance, con il supporto di materiale video e sonoro o il proprio strumento di fonazione naturale. Si prevede la partecipazione di <strong>Massimo Rizzante</strong>, <strong>Biagio Cepollaro</strong>, <strong>Beppe Sebaste</strong>, <strong>Paolo Gentiluomo</strong>, <strong>Francesca Genti</strong>, <strong>Enzo Campi</strong>, <strong>Nikolina Silla, Emanuele Buganza &amp; Compagnia dei Lettori d’Assalto</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Beniamino Servino</strong>, <strong>Raffaele Cutillo</strong>.<br />
↓<br />
<strong>22.30-23.30</strong><br />
<strong>Lettere al Principe</strong><br />
La poesia e il potere, missive a chi, nelle istituzioni e nei governi di questo mondo, in quanto eletti o esperti, dittatori o capi spirituali, in modo legittimo o illegittimo, governa, detta legge, determina i nostri destini, si fa portavoce della parola altrui. Si prevede la partecipazione di <strong>Elisa Alicudi</strong>, <strong>Filippo Balestra</strong>, <strong>Arsenio Bravuomo</strong>, <strong>Sergio Garau</strong>, <strong>Marko Miladinovic</strong>, <strong>Alexandra Petrova</strong>, <strong>Alessandra Racca</strong>, <strong>Giacomo Sandron</strong>, <strong>Luigi Socci</strong>, <strong>Sparajurij</strong></p>
<p style="text-align: center;">↓</p>
<p style="text-align: center;"><strong>00.00</strong><br />
<strong>Notte cinematografica</strong><br />
a cura del Centro Culturale <strong>La Camera Verde</strong> – Roma</p>
<p style="text-align: center;">∴∴∴</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-51753" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-507x1024.jpg" alt="locandina-lop" width="507" height="1024" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-507x1024.jpg 507w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-149x300.jpg 149w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-900x1817.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop.jpg 1000w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px" /></a></p>
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		<title>Sartoria Utopia e la strage di San Valentino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2015 06:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Genti]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[manuela dago]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[sartoria utopia]]></category>
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					<description><![CDATA[Sartoria Utopia, la capanna editrice di libri cuciti a mano, ideata e curata da Francesca Genti e Manuela Dago, torna con tre volumi traboccanti d&#8217;amore in tutte le sue declinazioni: la ristampa di Poesie d&#8217;amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti, da tempo introvabile; la riedizione aggiornata e con copertina personalizzata (ogni libro è un pezzo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sartoriautopia.it/"><strong>Sartoria Utopia</strong></a><em>,</em> <em>la capanna editrice di libri cuciti a mano, ideata e curata da <strong>Francesca Genti</strong> e <strong>Manuela Dago</strong>, torna con tre volumi traboccanti d&#8217;amore in tutte le sue declinazioni: la ristampa di </em>Poesie d&#8217;amore per ragazze kamikaze<em> di Francesca Genti, da tempo introvabile; la riedizione aggiornata e con copertina personalizzata (ogni libro è un pezzo unico) del primo libro del catalogo, il </em>Manuale per la Devozione del Fertile Gaudio<em> di Paolo Gentiluomo; e infine le </em>Poesie d&#8217;amore splatter<em> di Marco Simonelli, che raccoglie testi noti come il Sesto Sebastian, un cult ormai fuori stampa, e inediti.</em><br />
<em> Stasera alle 21 presso la Libreria Trebisonda di Torino, il reading inaugurale per i tre libri con gli autori. Tutte le informazioni </em><strong><a href="https://www.facebook.com/events/1565550170366131/?fref=ts">QUI</a></strong><em>. Non perdetevelo!</em></p>
<p><strong><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-51053" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-300x300.jpg" alt="kamikaze" width="400" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/kamikaze-900x900.jpg 900w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CANE UNGHERESE</strong></p>
<p>di notte mi sveglio<br />
di soprassalto per un incubo.</p>
<p>vedo la mia anima in giro per la stanza:<br />
faceva una passeggiata<br />
e non ha fatto in tempo a rientrare dentro di me.</p>
<p>è un piccolo cane ungherese<br />
dal manto color baio.</p>
<p>mi corre incontro:<br />
apro le ossa<br />
la faccio entrare.</p>
<p>nella notte<br />
la mia anima a cuccia<br />
dentro l&#8217;armadio del corpo.</p>
<p>sogno:</p>
<p>un albero davanti al ristorante cinese<br />
con fiori rosa e strisce d&#8217;alluminio<br />
tu che ordini un piatto piccante<br />
vento che sposta polvere, pieno di fascino.</p>
<p>sogno:</p>
<p>una canzone<br />
che forma una scala<br />
che mi porta lontano.</p>
<p>e tanto polline<br />
e un arcobaleno appiccicato al muro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>STAI PARLANDO CON UNA</strong></p>
<p>che oggi ha modellato cento funghi con il DAS.</p>
<p>che ha passato un pomeriggio intero a scrivere una poesia con la pastina al farro<br />
su una tela dipinta di azzurro chiaro.</p>
<p>che una volta era così felice di avere passato indenne un capodanno<br />
che si è messa a ballare per la stanza<br />
è scivolata e si è rotta un piede<br />
e la sua felicità – anche al pronto soccorso – non è scemata minimamente.</p>
<p>che tiene una lavagna sotto il letto<br />
dove scrive tutte le bugie che dice<br />
a chi le dice e la data<br />
e ogni mattina si ripassa lo schema generale</p>
<p>che cerca di salvare i cuccioli di scarafaggio.</p>
<p>che mantiene sempre il patto narrativo<br />
e così non può guardare i film dell&#8217;orrore<br />
e neanche andare al luna park nel castello della paura.</p>
<p>che si è colorata un paio di paperine con lo spray argento<br />
poi le ha indossate ed è uscita<br />
e la sera a casa aveva i piedi completamente luccicanti<br />
due stelle brillanti nella Via Lattea<br />
e la notte non ha dormito<br />
per paura di morire intossicata dalla vernice.</p>
<p>che (molto tempo fa) ha ucciso alcuni pulcini stringendoli troppo forte<br />
e ha fatto saltare la dentiera a sua nonna materna<br />
con un bacio con rincorsa.</p>
<p>che se le racconti qualcosa di vagamente ripugnante<br />
o se sente un odore troppo forte<br />
è capace di vomitare all&#8217;istante.</p>
<p>che – grappa&amp;vinci grappa&amp;vinci grappa&amp;vinci &#8211;<br />
da sempre le piace ubriacarsi<br />
e farsi invitare a cena<br />
da chiunque<br />
a ogni latitudine<br />
in qualsiasi tipo di ristorante.</p>
<p>che la cosa di cui ha più bisogno<br />
è l&#8217;abbraccio<br />
la comprensione<br />
il sì del mondo.</p>
<p>quindi, per favore:<br />
sciacquati la bocca prima di parlare.<br />
e fammi volare. se ci riesci.</p>
<p><strong>Francesca Genti, </strong><em>Poesie d&#8217;amore per ragazze kamikaze</em> (Sartoria Utopia, 2015)</p>
<p>**********</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-51054" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/manuale-225x300.jpg" alt="manuale" width="325" height="433" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/manuale-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/manuale-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/manuale-900x1200.jpg 900w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>le 95 tesi di via Martinlutero </strong></p>
<p><em>filosofia gota</em></p>
<p>-precotto è l’unica stazione della metropolitana con l’odore di cioccolata<br />
-il passo ha quella leggerezza di respiro che si avverte camminando nei boschi<br />
-parrebbe inadeguato nel mezzo di edifici, anche se l’orecchio tenta di percepire un cinguettio<br />
-sei e dieci, da giocare ambo secco sulla ruota di milano<br />
-quindi si entra andando a sinistra, superando la portineria, poi sempre a pianterreno sulla destra&#8230;<br />
-e non è solo una porta che si apre, un varco di luce in testa, una spia luminosa nel cuore, una gocciolante attesa che ora s’asciuga<br />
-dire ciao<br />
-scendendo alcuni scalini<br />
-bacio come trasmissione di parole lingua a lingua<br />
-percorrendo tre stanze in fila con la luce proveniente da destra e una gatta lunga lunga stesa<br />
-in bagno osservi cosa succede dall’alto di un nido<br />
-non mi basta la mia solita ingordigia del guardare<br />
-non c’è passo senza parole scritte<br />
-e l’acido muriatico è pronto ad avvertire di sè tramite insegna gialla<br />
-questa tesi dice che sei debole di stomaco<br />
-principi d’avvelenamento odorando<br />
-ma tu mica sei pop, e nemmeno ironica, ecco&#8230;<br />
-bacio come morso<br />
-morsicarti mi piace<br />
-questa è la ventesima tesi che dice solo di se stessa<br />
-novantacinque è numero storico e dovuto<br />
-e se sarò troppo lungo potrai sempre appendermi al muro<br />
-facciamo che qualche tesi la semplifico<br />
-facciamo che un bacio può compensare<br />
-un bacio di gioco<br />
-un gioco di baci<br />
-(queste tesi brevi non sai quanto le amo!)<br />
-sorrido per averne ancora di bacio uno per il gaudio che sei e rechi<br />
-e ancora uno<br />
-uno e non più altro<br />
-odorare allo spasimo colla bocca<br />
-silenzio tattile morbido<br />
-passaggio di memorie<br />
-incollare francobolli?<br />
-(sai, le ultime tesi mi parevano prendere una piega un po’ troppo&#8230; come dire)<br />
-dunque baci. E che altro?<br />
-le orecchie del computer parlano, perbacco!<br />
-la musica che cala l’ernia<br />
-tuoi cataloghi, tuoi dischi, tue cassette e tue casette, tue antitesi formosette<br />
-un buon arrosto, una buona torta, ancora due fette<br />
-la gatta pigola cibo e poi s’inscatola<br />
-e altro?<br />
-bene, se ci trovi anche dei fiori in questa storia sono tuoi<br />
-sguardi passati in alcune foto<br />
-una calligrafia che ancora barcolla incerta sui suoi propri versi, ma ricca di densi paesaggi vuoti<br />
-altrimenti rimuginare i versi fino a rimetterli lì su pagina al proprio posto<br />
-domandare il segno zodiacale del confessore<br />
-allontanare da sé gli abiti in piena campagna<br />
-darsi forti colpi sul corpo, corpo che non attutisce la propria mano, la propria carne<br />
-la dentata, un lago di sangue&#8230;<br />
-rompere l’assedio di chi non lascia scampo al sorriso<br />
-capire il nucleo profondo dell’altrui senso dell’umorismo<br />
-si tratta di linee tracciate nella testa dalla lingua<br />
-io continuo a farne tesi, a proposito siamo alla numero cinquantaquattro<br />
-me ne gioco un altro paio con le antenne che non ricevono, le piante che van potate&#8230;<br />
-sono i vicini di un altrove e di un poi che si manifestano per via telematica<br />
-potrei ricamarci sopra tesi sulla contemporaneità, ma non ci casco e svicolo a mancina<br />
-viro al privato, ma ci vuole un picco d’ascolto<br />
-se cade un amore cade un quadro cade una lampada tutto in eccellente sincrono?<br />
-meglio essere nudi<br />
-un bacio in memoria della contemplazione del rosmarino<br />
-e poi pacchetto sicurezza, la gardenia che non arriva alla terza settimana, il gradozero dello zerogradare&#8230;<br />
-l’eventuale pubblico mormora<br />
-va detto dunque che qui c’è l’uomo che non viene mai<br />
-è lui! attenta! il falso magro! il finto russo!<br />
-il profilo mostra una ineliminabile deformazione sul naso pur dritto, un indizio&#8230;<br />
-e le grandi orecchie e i grandi piedi ce li metto sempre io<br />
-primum impastare, deinde rimuginare, mumble mumble<br />
-e un desiderio di accogliere, ospitare, farsi valva&#8230;<br />
-l’indizio è l’assenza di peli<br />
-prendo un respiro<br />
-già perché adesso c’è una tesi importante<br />
-una tesi che si lega a un anno di nascita<br />
-la prossima tesi è la numero settantacinque<br />
-la tesi dice come sai essere instancabilmente bella, di bellezza che s’inanella e poi s’accoccola a ciambella<br />
-solo mangiarti<br />
-mangiarti solo<br />
-se ti respiro troppo rischio<br />
-allora pausa<br />
-se il corpo fosse un flipper<br />
-l’occhio si osserva marrone nei pressi della pupilla e sfuma in un meraviglioso sottobosco<br />
-l’occhio più tardi si dice grigio per un suo stare emotivo che segue la luce<br />
-l’occhio legge tutto, tutti gli inciampi del pensiero, li registra<br />
-decifrarli è altra storia&#8230;<br />
-arrotolarti tutti i pensieri in un canto, srotolarli a tempo debito<br />
-l’umorismo tuo sì, lo spero giocondo, di azzannarlo tutto tondo fino in fondo al mondo<br />
-per intanto intuirti, indurti a lasciarti intuire<br />
-ed ecco il momento della manzìa!<br />
-da tempo immemore la lettura delle viscere segna la linea del comportarsi venturo<br />
-ma tu devi concentrarti, santapolenta!<br />
-altrimenti la sotto copertina o la copertina di sotto rimane ineludibile taglio poco conosciuto e poco richiesto (l’oracolo è oscuro, forse troppo cotto)<br />
-concentrati (vedi tu dove mettere l’accento)<br />
-tu sei un taglio per intenditori (ma è un complimento a me, quindi!?&#8230;)<br />
-la parte moderatamente intelligente e la parte significativamente babbea vanno a braccetto nell’illustrare le magnifiche sorti progressive del nostro dire<br />
-suvvia! mi devi indicare la via per non andarmene via di qui</p>
<p><strong>Paolo Gentiluomo</strong>, <em>Manuale per la Devozione del Fertile Gaudio</em> (Sartoria Utopia, 2015)</p>
<p>**********</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-51055" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-300x300.jpg" alt="splatter" width="400" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/splatter-900x900.jpg 900w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;azienda sanitaria se ne frega<br />
non controlla la nostra epidemia,<br />
l&#8217;infermità pulsante che ci lega<br />
invalidi in medesima corsia:<br />
un herpes che ci arrossa dall&#8217;interno,<br />
un virus che patogeno ci guasta.<br />
Lo spasmo partirà sotto lo sterno<br />
schiacciandoci la vena cava e vasta.<br />
Tossicomani in crisi d&#8217;astinenza<br />
cronicamente fusi qual siamesi<br />
esigiamo reciproca assistenza.<br />
Dall&#8217;incidente non uscimmo illesi.<br />
Urgente si richiede trasfusione.<br />
Un cuore nuovo, dopo amputazione.</p>
<p>***</p>
<p><strong>PAN – VILLANELLA KILLER</strong></p>
<p>Suonarti, toccarti, percuoterti gli arti<br />
e metterti addosso le mani, potessi<br />
distorcerti il corpo di urti, tagliarti</p>
<p>a fette sottili togliendo gli scarti.<br />
M&#8217;impongo. M&#8217;astengo. Rinuncio agli eccessi.<br />
Suonarti, toccarti, percuoterti gli arti</p>
<p>e farti strumento, spezzarti in più parti.<br />
Io voglio condurti in mezzo ai cipressi,<br />
distorcerti il corpo di urti, tagliarti,</p>
<p>baciarti con lame taglienti, squartarti.<br />
Necessito sesso. Se solo potessi<br />
suonarti, toccarti, percuoterti gli arti&#8230;</p>
<p>Potessi spogliarti, sventrarti, bruciarti.<br />
Prometti di starci? Forarti gli ingressi:<br />
distorcerti il corpo di urti, tagliarti</p>
<p>le ossa, soffiarci per sempre, portarti<br />
con me per non perderti mai. Potessi<br />
suonarti, toccarti, percuoterti gli arti,<br />
distorcerti il corpo di urti, tagliarti.</p>
<p><strong>Marco Simonelli</strong>, <em>Poesie d&#8217;amore splatter</em> (Sartoria Utopia 2015)</p>
<p><strong><a href="http://www.sartoriautopia.it/">http://www.sartoriautopia.it</a></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il mio bambino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/01/13/il-mio-bambino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2015 08:10:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Genti]]></category>
		<category><![CDATA[omino di pan pepato]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[richard scarry]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesca Genti mi ha detto di quella volta che era un pesciolino nel mare di Norvegia e andava veloce nella corrente con gli altri pesciolini suoi fratelli di qua e di là per l&#8217;oceano Atlantico e nel mare di Barents vedeva i fiordi prendeva in giro le balene e se si arrabbiavano scappava fino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Francesca Genti</strong></p>
<p>mi ha detto di quella volta<br />
che era un pesciolino nel mare di Norvegia<br />
e andava veloce nella corrente<br />
con gli altri pesciolini suoi fratelli<br />
di qua e di là per l&#8217;oceano Atlantico<br />
e nel mare di Barents vedeva i fiordi<br />
prendeva in giro le balene e se si arrabbiavano<br />
scappava fino alla Terra della Regina di Maud</p>
<p>poi diventò l&#8217;Omino di Pan Pepato<br />
“quello vero, mamma” mi ha detto<br />
“quello che poi hanno scritto la storia,<br />
sono proprio io, non ci credi? assaggia qua”<br />
e mi ha teso il braccio e io ho leccato la sua manina<br />
ed era vero sapeva di zenzero e farina bruciata<br />
ho chiuso gli occhi e l&#8217;ho visto allegro che scappava<br />
nell&#8217;azzurro piano di un&#8217;illustrazione di Scarry</p>
<p>e poi la storia del sole<br />
che non è sempre stato nel cielo<br />
ma è cresciuto nell&#8217;erba in mezzo ai fiori<br />
(il campo si trova in Val d&#8217;Orcia)<br />
ma ero un fiore diverso più leggero e bello<br />
e allora lui con gli altri bambini<br />
“quali altri bambini?” “tutti”<br />
“quali tutti?” “tutti quelli del mondo”<br />
hanno fatto una preghiera con la legna<br />
e sono saliti l&#8217;hanno messo là<br />
per proteggerlo e ammirarlo</p>
<p>“è per questo che leggi gli oroscopi,<br />
e se guardi il cielo ti viene nostalgia,<br />
perché anche tu quando eri una bambina,<br />
hai pregato un legno e aiutato a metterlo là”<br />
“non avere paura” dice<br />
“la paura è come quando fissi troppo a lungo un colore<br />
e non lo vedi più, non vedi più se è giallo o verde,<br />
diventi triste e diffidente<br />
e te ne vai in giro a spalle curve, sospettosa,<br />
a domandare al mondo“chi me l&#8217;ha rubato?”</p>
<p>il mio bambino sa il segreto dei calzini<br />
delle forcine dei fermagli e degli anelli<br />
dove vanno a finire in quale cimitero<br />
in quale parte del sistema solare<br />
dice di non preoccuparsi stanno bene<br />
c&#8217;è qualcuno che si occupa di loro<br />
hanno letti caldi e da mangiare<br />
piedi capelli e dita sui quali alloggiare</p>
<p>una volta ha preso a calci un teletubbies<br />
gli ha frugato nella pancia per vedere cosa c&#8217;era<br />
ha trovato una pepita d&#8217;oro e l&#8217;ha venduta alla borsa nera<br />
e con i soldi ci ha comprato un unicorno<br />
con lui ha cavalcato fino a un circo<br />
dove hanno vinto un rodeo per animali speciali<br />
battendo un dodo e un&#8217;araba fenice<br />
ma queste cose non so se sono vere<br />
perché il mio bambino a volte dice bugie<br />
“non c&#8217;è niente di male ad inventare un po&#8217;”<br />
dice se lo prendo con le mani nel sacco</p>
<p>mi sorride pesciolino del Baltico<br />
Omino di Pan Pepato quello vero<br />
guerriero del legno e del sole<br />
mio amico di quando ero piccola<br />
custode delle cose perdute<br />
filosofo di tutte le bugie</p>
<p>mille monetine brillano nel fiume<br />
sono l&#8217;invincibile bellezza dei suoi denti</p>
<p>“non avere paura” dice</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>Paterson &#8211; La deriva del continente (Transeuropa 2014)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2014 12:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Samson]]></category>
		<category><![CDATA[elisa davoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Genti]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriel Del Sarto]]></category>
		<category><![CDATA[La deriva del continente]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Mantello]]></category>
		<category><![CDATA[simone consorti]]></category>
		<category><![CDATA[Viola Amarelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Elisa Davoglio / Viola Amarelli* &#8230;A Paterson è consentito accendere per l’ultima volta un computer, per togliere il suo salvaschermo. Gli concedono di raccogliere semi, travasare terra dai grossi vasi che ornano ancora l’ingresso, monumentali. La cura del verde, la predisposizione all’ordine, alla santità. La purezza di ogni peccato. Piangendo una sola volta. Paterson cerca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong>Elisa Davoglio /</strong><br />
<strong>Viola Amarelli*</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/jelly.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-large wp-image-48874" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/jelly.jpg" alt="jelly" width="640" height="398" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/jelly.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/jelly-300x186.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/jelly-80x50.jpg 80w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&#8230;A Paterson è consentito accendere per l’ultima volta un computer, per togliere il suo salvaschermo.</p>
<p>Gli concedono di raccogliere semi, travasare terra dai grossi vasi che ornano ancora l’ingresso, monumentali.</p>
<p>La cura del verde, la predisposizione all’ordine, alla santità.</p>
<p>La purezza di ogni peccato. Piangendo una sola volta.</p>
<p><span id="more-48872"></span></p>
<p>Paterson cerca istruzioni utili per la crescita di legumi, e di altre piante da fiori.</p>
<p>Si è convinto che non vuole morire.</p>
<p>198 casi nell’ultimo anno con una crescita del 32% rispetto ai 150 casi dell’anno prima e del 67,8% rispetto ai casi dell’anno precedente.</p>
<p>Perché i legumi i fiori e altre cose che nascono dalla terra sono infinitamente più vecchi delle monete.</p>
<p>Il bene. Il valore. Un tanto al chilo. Scommessa sul costo.</p>
<p><em>Moneta</em>, dal verbo latino <em>monere </em>che sta per avvertire, ammonire.</p>
<p>Paterson legge, conosce, approva: “Una volta all’anno i banchieri regolavano i rapporti fra di loro, trasferendo solo la quantità d’oro corrispondente al saldo fra tutte le operazioni intercorse. Questa prima forma di stanza di compensazione era rappresentata dalle fiere di Champagne nel Trecento, dalle fiere di Besanzone nel Quattrocento, dalle fiere di Piacenza nel Cinquecento.”</p>
<p>Nelle scatole di cartone si depositano pupazzi matite i residui di un universo imploso e in espansione.</p>
<p>Hanno stabilito una diaria giornaliera di quel tanto con cui si può vivere. Non moriranno di fame né di malattia.L’assicurazione coprirà il fabbisogno calorico di un maschio adulto nelle giuste percentuali di elementi nutritivi. Rassicurano di questo mentre vengono spazzate vie le favole, le massime di successo proiettate sul largo muro dietro la scrivanie.</p>
<p>Quando Paterson ha visto la fine, ha ascoltato il rumore del crollo. Proveniva dai piani più alti ma anche dalle fondamenta tanto fissate a terra.</p>
<p>Il mondo era lì ed era altrove, nello splendore dei meccanismi automatici, nella precisione dei sistemi di collegamento.</p>
<p>Paterson sa che non c’è luogo a questo mondo dove non possano arrivare informazioni. Quindi è inutile fuggire.</p>
<p>Quando il cancello si è chiuso e la fila di è dispersa, era soddisfato di avere i semi, di poterli mettere al riparo.</p>
<p>Ma non erano con lui.</p>
<p>Chiusi in nylon con poca terra, senza nessuna voglia di germogliare.Eppure assicurano sul potere di poche unità di luce per vivere. L’orario è concepito per destinare le giuste ore alla ricarica, al lavoro, al desiderio.</p>
<p>Si coltivano germi di pazienza, mentre l’orologio batte a distanza la stessa successione die minuti. Lo smacco, il crollo, la perdita sono arrivate nello stesso momento, in luoghi diversissimi, con differenti percezioni del calore dei mesi e della durata del giorno.</p>
<p>Allo stesso modo si sono confezionati pacchi di cartone, si sono abbandonate case e passwords, e sempre più si è avvertito il bisogno di scambiare salumi con pacchi di biscotti, auto dirigenziali con affitti a lungo termine.</p>
<p>Eppure Paterson sa che non sarà più possibile.</p>
<p>Assicurano sulla individualità dei giardini, sulla capacità di autogenerarsi, infinita come la vita della materia che non può distruggersi.</p>
<p>Non riescono a distruggersi certi ecosistemi; e ancora la biologia rimane inconcepibile per chi si intende di trasformazioni di consumo.</p>
<p>Paterson pensa: da qualche parte deve pur esserci il riciclo delle nostre vite. Più in là di un pentimento, deve esistere un luogo dove ricompaiono le cose e i loro valori divorati su carta.</p>
<p>Le margherite gialle sono resistenti proteggono il tappeto erboso anche quando gli idranti hanno cessato di innaffiare e nutrire la caccia del giorno dopo.</p>
<p>Hanno detto di ricominciare dalla terra, dal sostentamento minimo di animali e piante commestibili.</p>
<p>Paterson vorrebbe un giardino, ma non ha semi che vogliano appartenergli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>– uscirà nudo una mattina a fendere<br />
la folla alla fermata di una qualunque metropolitana</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>– in fila le formiche invadono il terreno,<br />
la zappa si conficca, le scompiglia<br />
avanzano i più forti<br />
tutto un presidio – io rimpiangevo i deboli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>– ho occluso i circuiti, bruciati i ponti<br />
strappati i by-pass, intorno c’è il deserto<br />
nessun nemico – mi chino</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>– sta per i fatti suoi, quasi ringhioso,<br />
il gatto nato bianco, quasi albino,<br />
le zampe dietro sbilenche<br />
si rifugia tra i pini, i peli irrigiditi<br />
di resina la crosta, non sorride<br />
rifugge – mio fratello ha paura</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>– bere di notte acqua alle pozze<br />
incontrare allegri porcospini<br />
spedire i minatori nel ventre delle madri,<br />
le sciocche, povere talpe – un rospo deciduo<br />
verde squillante tra i ciclamini la mattina<br />
l’involucro, di suo, già corpo vivo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>– l’istante che gli frullano<br />
le ali, d’un colpo la tortora che<br />
plana e la farfalla enorme<br />
candeggia questa luce, squaglia<br />
crema, intanto che si scollano<br />
etichette, si arrestano i pensieri<br />
frullano insieme tutti – senti<br />
i respiri</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>– ora che il giglio più non segna i giorni<br />
e l’ombra dello sguardo dentro il buio<br />
è come quel portone chiuso alle spalle,<br />
ora frantuma la linea del crinale,<br />
la piazza vuota, la notte dei cristalli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* Il primo estratto è da &#8220;A Londra, quarant&#8217;anni e un mese (Over the Counter)&#8221;, di <strong>Elisa Davoglio</strong> (pp. 23-6).</p>
<p>* Il secondo estratto è &#8220;La folla con un Paterson a quota 35&#8221;, di <strong>Viola Amarelli</strong> (pp. 27-8).</p>
<p>Entrambi in:<strong> Viola Amarelli, Simone Consorti, Elisa Davoglio, Gabriel Del Sarto, Francesca Genti, Marco Mantello, Albert Samson</strong>, <em>La deriva del continente</em>. A cura di Marco Mantello, Transeuropa, Massa, 2014.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&gt; Dalla postfazione di <strong>Marco Mantello</strong>:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Paterson viaggia in un’Europa che non fa altro che commemorare se stessa, le sue radici illuministe, le sue tragedie e le sue guerre otto-novecentesche, la sua civiltà esportata nel mondo. Sul piano lavorativo é stato per tutta la vita un funzionario del Regno dei Mezzi. Ha trascorso il suo tempo in uffici e vacanze a Corfù, e targhe della Lehmann Brothers vendute all’asta. Ha avuto un uomo a Tolosa, ha scopato con un’olandese a Corfú, e ha trascorso un’infanzia serena a ciocorì e latte in polvere in qualche anfratto di Italia. Oggi Paterson è un ultracentenario che ama viaggiare per un continente alla deriva. [&#8230;]&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #3e454c;">Una presentazione del volume insieme agli autori avverrà nell&#8217;ambito di <a href="http://www.pordenonelegge.it/it/articolo/salastampa/263/On-line-il-programma-2014" target="_blank">Pordenonelegge</a> <strong>venerdì 19 settembre</strong> alle ore 15,30 presso La Libreria della Poesia, via Torricella, Pordenone. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>“Perché tale è la mia natura”. Festival di Poesie</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/10/perche-tale-e-la-mia-natura-festival-di-poesie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 04:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[anna lamberti-bocconi]]></category>
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		<category><![CDATA[franca mancinelli]]></category>
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		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marmo]]></category>
		<category><![CDATA[pistoia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[13-15 giugno 2014 presso il Circolo Arci Fornaci, Pistoia “Perché tale è la mia natura”. Festival di Poesie &#160; Con Anna Lamberti Bocconi (Milano), Francesca Genti (Torino), Franca Mancinelli (Fano), Giovanna Marmo (Napoli), Francesca Matteoni (Pistoia). Cinque voci femminili del panorama nazionale, cinque diverse poetiche che interagiscono a dialogo con il luogo e il pubblico per tre giorni d’estate. Oltre alle poesie, ci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-48260" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti-300x108.jpg" alt="animaletti" width="300" height="108" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti-300x108.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti-1024x371.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti-900x326.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti.jpg 1146w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>13-15 giugno 2014</strong> presso il <strong>Circolo Arci Fornaci, Pistoia</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Perché tale è la mia natura”. Festival di Poesie</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con <strong>Anna Lamberti Bocconi </strong>(Milano), <strong>Francesca Genti </strong>(Torino), <strong>Franca Mancinelli (</strong>Fano), <strong>Giovanna Marmo </strong>(Napoli), <strong>Francesca Matteoni </strong>(Pistoia).</p>
<p>Cinque voci femminili del panorama nazionale, cinque diverse poetiche che interagiscono a dialogo con il luogo e il pubblico per tre giorni d’estate. Oltre alle poesie, ci saranno un dj set a chiusura e un’esposizione di oggetti artistici e artigianali allestita negli spazi del circolo.</p>
<p>Nelle giornate di <strong>sabato 14</strong> e <strong>domenica</strong> <strong>15</strong> saranno a disposizione degli intervenuti e dei passanti gessetti colorati, matite e fogli, per scrivere in strada o appendere le proprie parole e tracce.</p>
<p><strong>Venerdì 13 giugno</strong>, ore 21.15 <strong>Anna Lamberti Bocconi</strong> e <strong>Franca Mancinelli</strong></p>
<p><strong>Sabato 14 giugno</strong>, ore 18.30 <strong>Francesca Genti</strong> e <strong>Giovanna Marmo</strong></p>
<p><strong>Domenica 15 giugno</strong>, ore 17.30 <strong>Francesca Matteoni</strong>.</p>
<p><strong>Proiezioni poetiche</strong> con <strong>sonorizzazione</strong> a seguire. A cura di <strong>Coxca</strong> e <strong>Filippo Basetti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Illustrazioni per cartoline di <strong>Ginevra Ballati</strong> (Pistoia) e <strong>Ilaria Guarducci</strong> (Prato)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con <strong>Patrocinio del Comune di Pistoia</strong>.</p>
<p>In collaborazione con <strong>Libreria Fahrenheit Pistoia, Casa in Piazzetta, Caffè la Corte</strong></p>
<p><span id="more-48209"></span></p>
<p><strong>LINK UTILI</strong><br />
<a href="https://www.facebook.com/events/658556920886564/?fref=ts">L&#8217;evento su Facebook</a></p>
<p><a href="http://orso-polare.blogspot.it/p/perche-tale-e-la-mia-natura-festival-di.html">La pagina sull’Orso Polare</a><br />
<a href="http://sartoriautopia.freshcreator.com/">Sartoria Utopia</a><br />
<a href="http://ossacave.blogspot.it/">Ginevra Ballati</a><br />
<a href="http://ilariaguarducci.blogspot.it/">Ilaria Guarducci</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* <em>La citazione del titolo è tratta da una frase della poetessa fiorentina Margherita Guidacci (1921-1992).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>INFORMAZIONI BIO-BIBLIOGRAFICHE </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Anna Lamberti-Bocconi </strong>nata a Milano nel 1961, è scrittrice, poetessa e paroliera. <em>La signorina </em><em>di Cro-Magnon </em>è la sua quarta raccolta di versi, dopo <em>Sale Rosso </em>(Stampa Alternativa, 1992), <em>Il vino di quella cosa </em>(Campanotto, 1995), <em>Devi chiamarmi sempre </em>(Campanotto, 2005); a questi libri vanno aggiunti il poemetto <em>Canto di una ragazza fascista dei miei tempi </em>(Transeuropa, 2010), e le prose a vario titolo <em>Sola sul cammino </em>(Xenia,1999), <em>La forza della preghiera </em>(Sperling e Kupfer, 2000), <em>Sono stato quel ragazzo </em>(SEB, 2005), <em>Rumeni </em>(Stampa Alternativa, 2009).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Francesca Genti </strong>è nata a Torino il 27 giugno 1975, vive a Milano. Ha pubblicato i libri di poesia <em>Bimba Urbana </em>(Mazzoli, 2001<em>), Il vero amore non ha le nocciole </em>(Meridiano Zero, 2004), <em>Poesie d’amore per ragazze kamikaze </em>(Purple Press, 2009), <em>L’arancione mi ha salvato dalla malinconia </em>(Sartoria Utopia, 2014). Come narratrice ha scritto i racconti <em>Il cuore delle stelle </em>(Coniglio Editore, 2007) e il romanzo <em>La Febbre </em>(Castelvecchi, 2011). Suoi testi sono apparsi su varie riviste tra cui «Nuovi Argomenti», «alfabeta2», «Lo Straniero». Con Manuela Dago ha fondato la casa editrice Sartoria Utopia<em>. </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Franca Mancinelli </strong>(Fano, 1981), ha pubblicato due libri di poesie, <em>Mala kruna </em>(Manni, 2007; premio opera prima “L’Aquila” e “Giuseppe Giusti”) e <em>Pasta madre</em>, con una nota di Milo De Angelis (Nino Aragno editore, 2013; premio “Alpi Apuane”; finalista premio “Castello di Villalta” e “Metauro”). Un’anticipazione del suo secondo libro di versi è apparsa in <em>Nuovi poeti italiani 6</em>, a cura di Giovanna Rosadini (2012) e nel n. 273 di «Poesia» (luglio/agosto 2012). Suoi testi sono compresi in diverse antologie tra cui <em>Il miele del silenzio. Antologia della giovane poesia italiana</em>, a cura di Giancarlo Pontiggia (Interlinea, 2009). Collabora come critica con «Poesia» e con altre riviste e periodici letterari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovanna Marmo </strong>ha pubblicato: <em>Poesie </em>(Studiozeta, 1998), <em>Fata morta </em>(Edizioni d’if, 2006), <em>Occhio da cui tutto ride </em>(No Reply, 2009) <em>La testa capovolta </em>(Edizioni d’if 2012) e il cd audio <em>Sex in Legoland </em>(Derive Approdi, 2002). È presente in antologie e riviste tra cui <em>Verso, l’immagine</em>. (Fondazione Baruchello, 2004), <em>Sette poeti italiani </em>(Oédipus, 2005), <em>Veus paralleles </em>(Rema 12, 2007), <em>La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio </em>(Perrone 2011), “Sewanee Theological Review”, “Italies n.13. Parcours poétiques au féminin”, “Chicago Rewiew”, “il Verri”,“Semicerchio”, “alfabeta2”. Tradotta in francese, inglese, catalano, russo, serbo. Nel 2005 ha vinto il premio Delfini.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Francesca Matteoni </strong>(1975) ha pubblicato questi libri di poesia: <em>Artico </em>(Crocetti, 2005), <em>Higgiugiuk la lappone </em>nel X Quaderno Italiano di Poesia (Marcos y Marcos, 2010), <em>Tam Lin e altre poesie </em>(Transeuropa, 2010), <em>Appunti dal parco </em>(Vydia, 2012, premio Tirinnanzi 2013); <em>Nel sonno. Una caduta, un processo, un viaggio per mare </em>(Zona, 2014); <em>Acquabuia </em>(Aragno, 2014 – prossima pubblicazione). Suoi racconti si leggono nelle antologie <em>Love out </em>(Transeuropa, 2012) e <em>Toscani maledetti </em>(Piano B, 2013). Gestisce il blog “Fiabe”, da cui è nato <em>Di là dal bosco </em>(Le voci della luna, 2012). Suoi scritti appaiono su “Nazione Indiana”; “Il primo amore”; “Nuovi Argomenti” e altre riviste online o cartacee. Ha all’attivo pubblicazioni accademiche in inglese e in italiano, tra cui il libro <em>Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna </em>(Aras, 2014). Il suo ripostiglio si trova qui: <a href="http://orso-polare.blogspot.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://orso-polare.blogspot.com</a></p>
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