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	<title>frank schäfer &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Ulrich Holbein</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 09:43:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Frank Schäfer traduzione di Elisa Perotti Catweazle? Hippy tardivo? Incontro a Knüllwald con Ulrich Holbein, immerso in una &#8220;splendid isolation&#8221; a disegnare il suo universo letterario con seducente creatività linguistica. Mi aveva avvisato, non sarebbe stato facile trovarlo. Per fortuna mi imbatto nella postina. &#8220;Ulrich Holbein?&#8221;, sì, lo conosce e mi indica la strada, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/ulrich.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8764" title="ulrich" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/ulrich.jpg" alt="" width="98" height="136" /></a></p>
<p>di <strong>Frank Schäfer</strong></p>
<p><em>traduzione di Elisa Perotti</em></p>
<p><strong>Catweazle? Hippy tardivo? Incontro a Knüllwald con Ulrich Holbein, immerso in una &#8220;splendid isolation&#8221; a disegnare il suo universo letterario con seducente creatività linguistica.</strong></p>
<p>Mi aveva avvisato, non sarebbe stato facile trovarlo. Per fortuna mi imbatto nella postina. &#8220;Ulrich Holbein?&#8221;, sì, lo conosce e mi indica la strada, in direzione opposta al centro, in un boschetto. E intuendo che avrei avuto bisogno di ulteriori aiuti, aggiunge: &#8220;Ci sto andando anch&#8217;io&#8221;.</p>
<p>Infatti, giunto nei pressi dell&#8217;abitazione dell&#8217;artista, non riesco a vederla: l&#8217;essenziale è spesso invisibile agli occhi. Ma già si avvicina la donna a bordo della station wagon a mostrarmi il sentiero nella giungla incantata e il viottolo lungo quaranta metri che conduce alla casa delle streghe. La porta è aperta: si intravede l&#8217;anticamera buia e pavimentata di assi.<span id="more-8762"></span></p>
<p>&#8220;Signor Holbein&#8221;, lo chiama ad alta voce la gentile portalettere.</p>
<p>Esce dalla cucina, la saluta e poi mi vede.</p>
<p>&#8220;Ah, ciao, hai portato la tua ragazza?&#8221;</p>
<p>Questo è lo spirito dei boschi che è in lui, emerge inequivocabile a prima vista dalle unghie sporche e dai resti di fiori e foglie che ne decorano, non volutamente, chioma e barba, entrambe lunghe, nere e a ciocche sfilacciate. Per la sua fisionomia Holbein dà l&#8217;impressione di un ibrido tra Rasputin, Gandalf e Catweazle, indossa un ampio mantello nero e sandali da francescano. Un hippy cordiale, una <em>lava lamp</em> umana, uno <em>slacker</em> degli anni &#8217;60 la cui voce fievole sfocia in una cantilena sommessa. Quando parla, si mette a saltellare avanti e indietro, ti ronza intorno come un&#8217;ape ubriaca di miele. Dopo aver fatto ritorno dal ruscello, meta di una breve passeggiata sulla collina su cui poggia la casa, saliamo una scala che porta nelle stanze da lavoro. E qui, come già ci si aspettava, regna quel caos tipico del bibliomane che non si sa disfare di nulla, ripartito in cinque alcove minuscole.</p>
<p>Holbein si è imbozzolato in libri, carte, disegni, giornali e riviste, album, casse di foglietti, archivi con ulteriori appunti e materiale e ancora libri. Sono suddivisi senza un criterio preciso in scaffali stracolmi, a volte in file doppie, disposti apparentemente senza cura in mucchi, drappeggiano i pezzettini di muro ancora liberi sotto forma di torrette, sono messi per lungo, per traverso, uno sopra l&#8217;altro, per sfruttare e riempire ogni centimetro quadrato. Nel centro della stanza da lavoro principale c&#8217;è una scrivania ricoperta di fogli con un computer.</p>
<p>Holbein vive in una selva. La vegetazione disordinata di fiori e carta che lo circonda è il segno visibile di un&#8217;opera in prosa dai viticci estesi, dai meandri incontrollati, nonché dalle troppe foglie, quasi impenetrabile per il singolo lettore, sviluppatasi qui a partire dagli anni Novanta. Comprende i saggi di critica alla cultura, dalle opinioni forti ma mai bigotti, il collage letterario, che predilige la forma del dialogo, e il racconto autobiografico. I suoi testi affascinano soprattutto per la creatività linguistica da sempre comparata a quella di Jean Paul e Arno Schmidt, per i giochi di parole, per l&#8217;erudizione sorprendente, enciclopedica, che spilla spesso da fonti di sapere stravaganti, e per l&#8217;arte debordante dei rimandi e delle allusioni, che culmina in <em>Isis entschleiert</em> (2000), un romanzo fatto interamente di citazioni.</p>
<p>Una sola casa editrice resterebbe sopraffatta da un output tale e così eterogeneo a livello tematico. Ha cominciato a pubblicare con Kastell, ha fornito Suhrkamp per un paio d&#8217;anni, più tardi è approdato a Eichborn, Elfenbein, Yedermann, Nachtschatten, con qualche uscita saltuaria nella collana Die Grüne Kraft di Werner Pieper, e quest&#8217;anno escono due volumi in folio, di nuovo presso altre case editrici: le opere scelte dal titolo <em>Weltverschönerung</em> (Haffmans bei Zweitausendeins) e in autunno <em>Narratorium</em> (Ammann), un dizionario pianificato da tempo composto da 900 pagine che narrano le vicende di folli santi. Holbein mette per iscritto la lunga, millenaria tradizione di coloro che gli sono spiritualmente affini: apostati, freak, capi di sette, spiritualisti, riformatori del mondo, mistici, santi del sufismo, pellegrini sulle vie di Santiago più o meno credenti, mangiatori di droghe o puri e semplici squinternati.</p>
<p>&#8220;Attingo a registri così disparati&#8221;, racconta sorseggiando succo di mela (è ancora troppo presto per entrambi per la birra), &#8220;da non poterne fare un fascio. A livello visivo e fenotipico posso ricordare un freak o un hippy, ma disprezzo la musica pop e il jazz, trascuro la letteratura pop e leggo quasi esclusivamente fesserie istruttive da borghese&#8221;.</p>
<p>Ma perché proprio un fanatico della formazione come lui non ha conseguito la maturità? &#8220;Sono dotato su un unico versante. In pittura sempre dieci, chimica sempre quattro. In economia avevo una sfilza di quattro e il massimo che riuscivo a raggiungere era cinque meno. Ancora oggi soffro del trauma della scuola, dopo dieci minuti in una stanza chiusa devo scappare&#8221;.</p>
<p>Preferisco non dirgli che talvolta si ha l&#8217;impressione che la sua erudizione forzata sia dovuta non da ultimo al complesso di inferiorità per non essere riuscito nell&#8217;iter scolastico ufficiale, cosa che l&#8217;opera sceltissima deve far dimenticare. I testi di Holbein presentano talvolta anche qualcosa di iper amplificato che non ne rende sempre facile l&#8217;accesso.</p>
<p>&#8220;Sono io stesso ad essermi messo nei pasticci diffondendo la voce che produco letteratura ricca di citazioni, ma è stata solo una fase a cui molti mi vedono ancora legato, sebbene nel 1996 abbia giurato: mai più citazioni! Solo romanzi! Ho addirittura mantenuto la promessa e conduco una vita confusionaria e felice&#8221;.</p>
<p>Mentre lo guardo incredulo, alza le braccia al cielo con studiata indignazione. &#8220;Sto qui con lei a chiacchierare perché lei diventi l&#8217;alfiere del mio cambiamento d&#8217;immagine e riconosca che <em>Weltverschönerung</em> e <em>Narratorium</em> sono opere di narrativa&#8221;.</p>
<p>Terminato il succo di mela, mi fa vedere le altre stanze, cerca di trasmettermi l&#8217;impressione di un ordine nascosto nella sua biblioteca. Qui ci sono i filosofi, là i mistici persiani, laggiù c&#8217;è una pila di circa cento libri che deve assolutamente leggere al più presto, questo è il settore della sottocultura &#8211; e passando tira fuori un volume, racconta un aneddoto di un certo yogi del tantra, a cui finora non è stato dato il giusto rilievo, o di un qualche mistico persiano del sufismo del tredicesimo secolo completamente trascurato. &#8220;Maulana Dschelaluddin Rumi, grandioso&#8230;&#8221;</p>
<p>Andiamo nella &#8220;stanza della Cina&#8221;, straripante di materiale autobiografico smistato in ordine cronologico in &#8220;contenitori di anni&#8221;, dipinti e con alcune foto incollate sopra, contenenti decine di taccuini e fascicoli di lettere ripartiti anch&#8217;essi in annate e rilegati in un secondo tempo. Si resta sopraffatti dalla mania di Holbein per il suo ego, che si palesa nell&#8217;incapacità di buttare via anche la minima manifestazione di sé. Sfoglia alcuni quaderni di brutto formato A4, le pagine ricoperte di inchiostro, prive di cancellature, un flusso di parole senza interruzioni &#8211; ma prima che riesca a leggere qualcosa, chiude il libro. &#8220;Ora scrivo in modo completamente diverso&#8221;.</p>
<p>Finito il giro, arrivo al discorso sulle droghe. In un saggio esaustivo ha illustrato come Jean Paul, Novalis, Paul Scheerbart e altri scultori della lingua particolarmente dotati abbiano partorito una &#8220;prosa dell&#8217;ebbrezza&#8221; rilevante dal punto di vista estetico ricorrendo al malto di luppolo, mentre, ad esempio, Aldous Huxley o Ernst Jünger avevano a disposizione sostanze ben più pesanti, senza per altro essere giunti a dei risultati degni di nota. Gli chiedo se abbia mai fatto uso di droghe, per scopi ovviamente letterari.</p>
<p>&#8220;Uno dei miei archivi fatti a cassettine del cucito si chiama ‘Cronologia dei miei istanti più pieni, delle intuizioni improvvise, dei momenti più perfetti, dei sogni più metafisici, delle illuminazioni più belle, delle estasi e dei trip, delle condizioni più strane&#8217;: vi raccolgo le mie perle, sia indotte da droghe che spontanee. Alcune purtroppo si verificano ogni tre anni o anche meno. Molto intime, ma un giorno, se avrò tempo, ci scrivo di sicuro un libro. Titolo: ‘Doktor Estatikus&#8217;. Dentro ci metterei qualcosa in più di quello che si trova negli <em>Avvicinamenti</em> di Ernst Jünger&#8221;.</p>
<p>Sperimentò il primo trip a tre anni. &#8220;Durante un&#8217;operazione di adenoidi. Anestesia totale con l&#8217;etere, ma mi rendevo conto di tutto. Il mio primo ricordo in assoluto è una strana sensazione, come un valicare di confini. La realtà venne solo in un secondo momento. In quanto non fumatore non ho avuto modo di conoscere l&#8217;hashish: ho perso molto nella vita, purtroppo. Ma basta un dito di birra per farmi sentire più che al settimo cielo, cosa che i normali ubriaconi devono aspettare per anni, tutta una vita. Ho osato con gli allucinogeni ad alta percentuale solo in età avanzata, e in quanto ritardato, deflorato ben oltre alle tempistiche standard, hanno su di me un effetto notevole, accompagnato da una sensazione di fondo: lo conosco questo stato, mi è familiare come niente altro, la mia vera patria, a cui finalmente faccio ritorno. Quindi, sebbene nato da un socio dell&#8217;ADAC e da un proprietario di patenti per gru, sono costituzionalmente un mistico&#8221;.</p>
<p>Tuttavia si è dedicato ancora piuttosto a lungo ad un&#8217;occupazione borghese. &#8220;Sono venuto al mondo per aiutare la gente &#8211; altruista! Infermiere in reparti di rianimazione per nati prematuri e cardiopatici, maestro d&#8217;asilo, consulente matrimoniale o creatore di coppie&#8230; insomma, per rasserenare le persone, ad esempio con libri spessi, sostanziosi, da mandare il cervello in pappa. Non sono un testone, è tutto sullo stesso piano, no? Mi dedico al lavoro nel sociale, al servizio etico alla donna, all&#8217;uomo, all&#8217;animale in qualità di amante delle belle lettere e di uomo di mondo. Non che io voglia fare una citazione, ma uno dei miei 288 folli santi ha detto: ‘Anche gli angeli si riscaldano ai miei versi!&#8217;, Hafiz, poeta&#8221;.</p>
<p>Mentre mi accompagna alla macchina percorrendo il &#8220;sentiero di Ho-Chi-Minh&#8221;, tiro fuori il lato negativo della sua arcadia a Knüllwald vicino a Kassel &#8211; il riscaldamento centralizzato mancante. Ma scuote il capo. Accende in inverno solo quando ha visite perché gli fa venire il mal di testa. Sta seduto al PC col cappotto &#8211; al massimo si prepara una borsa dell&#8217;acqua calda per i dolori ai reni. Ci sono comunque delle incursioni spiacevoli nella <em>splendid isolation</em>: la signora Laabs, l&#8217;orribile vicina, fonte perenne di cattivo umore. Una volta fu troppo accomodante e decapitò il gallo con un&#8217;ascia perché Holbein si era lamentato del suo canto senza fine. Questa perfidia così bassa e terrena è stata una bella botta per il suo successivo passaggio al buddismo.</p>
<p><em><a href="http://www.taz.de/1/leben/koepfe/artikel/1/der-einsiedler-im-prallen-leben/" target="_blank">[L&#8217;articolo è apparso sulla TAZ del 13.09.2008]</a></em></p>
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