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	<title>G. Ragsdale McClintock &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>A Cure for the Blues</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 09:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Come curare la malinconia]]></category>
		<category><![CDATA[G. Ragsdale McClintock]]></category>
		<category><![CDATA[mark twain]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; di Orsola Puecher &#160; Nel piccolo saggio ⇨ Come curare la malinconia Mark Twain recensisce l’esordio tardivo, o forse ritardato, sicuramente a scoppio ritardato di un oscuro scrittore di provincia, G. Ragsdale McClintock, con il suo breve ma denso capolavoro “L’amore trionfante”. L’aulica e barocca narrazione delle affinità elettive e dell’amore contrastato tra i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/blue_devils-big.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-42237" title="blue_devils-big" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/blue_devils-big.jpg" alt="" width="644" height="520" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/blue_devils-big.jpg 644w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/blue_devils-big-300x242.jpg 300w" sizes="(max-width: 644px) 100vw, 644px" /></a><br />
&nbsp;</p>
<p align="center">di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p>&nbsp;<br />
Nel piccolo saggio ⇨ <a href="http://www.readbookonline.net/readOnLine/461/" target="_blank"><strong><em>Come curare la malinconia</em></strong></a> <strong>Mark Twain</strong> recensisce l’esordio tardivo, o forse ritardato, sicuramente a <em>scoppio ritardato</em> di un oscuro scrittore di provincia, <strong>G. Ragsdale McClintock</strong><span id="more-42236"></span>, con il suo breve ma denso capolavoro “<em>L’amore trionfante</em>”. L’aulica e barocca narrazione delle affinità elettive e dell’amore contrastato tra i due protagonisti, gli indimenticabili, se non altro per i nomi, <strong>Elfonzo</strong> e <strong>Ambulinia</strong>.</p>
<p style="padding-left: 200px;"><em>Il nemico conquistato, ovvero, L&#8217;amore trionfante.</em><br />
di <strong>G. Ragsdale McClintock </strong> autore di &#8220;Un discorso&#8221; ecc.<br />
nato a <em>Sunflower Hill</em>, <strong>Carolina del Sud</strong><br />
e insegnante alla <em>Yale Law School</em>. <strong>New Haven</strong><br />
edito da <strong>T. H. Pease</strong>, <em>Chapel Street, 83</em>. 1845.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><em>Il libro è delizioso. Lo chiamo libro perché l’Autore lo chiama così, lo chiamo opera perché opera lo chiama l’Autore; ma, in realtà, si tratta semplicemente di un opuscoletto in dodicesimo lungo trentun pagine. Fu scritto per desiderio di fama e di denaro, come l’Autore, molto sinceramente – sì, e anche molto speranzosamente, poveretto – asserisce nella prefazione. Il denaro non affluì mai, il libro non rese neppure un centesimo; e quanto a lungo, quanto pateticamente a lungo, la gloria è stata differita… quarantasette anni! L’Autore era giovane, allora, e tutto ciò sarebbe stato prezioso per lui a quel tempo; ma potrà curarsi ancora della ricchezza e della gloria, adesso?</em></p></blockquote>
<p align="right"><strong>Mark Twain </strong><br />
<em>Come curare la malinconia</em> [1906]<br />
[ Traduzione di B. Oddera ]<br />
ed.Passigli 2001</p>
<p>&nbsp;<br />
<center><img loading="lazy" class="alignnone" src="http://www.suave-est-nus.org/1twain.gif" width="289" height="223"/>&nbsp;&nbsp;<img loading="lazy" class="alignnone" src="http://www.suave-est-nus.org/2twain.gif" width="289" height="223"/><br />
<img loading="lazy" class="alignnone" src="http://www.suave-est-nus.org/3twain.gif" width="289" height="223"/>&nbsp;&nbsp;<img loading="lazy" class="alignnone" src="http://www.suave-est-nus.org/4twain.gif" width="289" height="223"/></center><br />
&nbsp;<br />
<center></p>
<div style="width: 300px;">
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</div>
<p><strong><small><em>Dallas Blues</em> di Hart Wand [1912]<br />
Fats Waller con la Ted Lewis Band [1931]</small></strong></center><br />
Se qualcuno lo aprisse, “<em>anche se la casa debba bruciargli intorno</em>”, ne rimarrebbe “<em>incatenato</em>”.<br />
Ci dice Twain.<br />
Ma da cosa?<br />
Il fascino del libro sta nella sua totale “<em>assenza di qualità</em>”, fatto naturalmente ignorato dall’autore, come spesso accade, e nella particolarità che sarebbe raro riscontrare altrove “<em>una bruttezza deliziosa e introvabile</em>” come questa.<br />
“<em>Questo scrittore è un paladino dell’eloquenza</em>”, ci illude Twain, che sarebbe “<em>la sua creatura prediletta</em>”. Egli doveva “<em>essere eloquente o perire</em>” e così ha una prosa “<em>abbagliante, tempestosa, vulcanica</em>“, e man mano si scopre che è così eccessiva da diventare orrendamente kitsch.<br />
Orrido e sublime vi si congiungono quasi carnalmente.<br />
“<em>Le parole roboanti, enfatiche, magari con qualche senso, ma senza rovinare il suono</em>” ci descrivono uno sperimentalista spinto e per di più inconsapevole. Un avanguardista in anticipo.<br />
“<em>La sua eloquenza è un cratere che erutta</em>“ ed è a suo modo un “<em>rivoluzionario</em>”, perché &#8220;<em>non permette mai che il significato si intrometta</em>”.<br />
La sua frase simbolo è ”<em>come il più alto topazio su una torre antica</em>”, <strong>like the topmost topaz of an ancient tower</strong>, un ardita metafora che sprizza altezze, colori&amp;lucori, lasciando intravedere chissà cosa, anche se, per quanto la si rilegga e la si rigiri, “<em>non esiste in lei il minimo significato</em>”.<br />
Come trovare oggi un qualche epigono dello stile del <strong>McClintock</strong>?<br />
”<em>Egli imita gli stili di altre persone ma nessuno può imitare il suo, neppure un idiota</em>.”<br />
Con quel suo infarcire la prosa di continue metafore?<br />
”<em>Si serve a vanvera delle metafore.</em>”<br />
Con quel suo richiamarsi a episodi di cui non si parlerà mai più in seguito? Con quel suo mettere in bocca ai suoi personaggi un linguaggio da visionari esaltati?</p>
<blockquote><p>“<em>La pomposità ha la violenza di un uragano.</em>”<br />
”<em>Altre persone possono piagnucolare il sentimento McClintock, lo vomita.</em>”<br />
”<em>Non è mai pertinente in nessuna pagina</em>.”</p></blockquote>
<p>Una suprema coerenza nell’incoerenza. Un metodo nella follia. Un’oscurità così costante e convinta ebbe poi dei continuatori?<br />
I personaggi, ammesso che meritino questo nome, le entità passeggere e vaneggianti che appaiono qui e là, hanno “<em>nomi esattamente e fantasticamente adatti alla sua pazzia</em>“, come <strong>Elfonzo</strong> e <strong>Ambulinia</strong>, appunto.<br />
Tutti usano un linguaggio esagerato e ampolloso.</p>
<blockquote><p>“<em>Confido , signore, che come l’aquila contemplerò dall’alto delle rocce superne le dimore dell’uomo</em>”</p></blockquote>
<p>Dirà un certo <strong>Roswell</strong> a <strong>Elfonzo</strong>, sprecando tanta <em>vis</em>, non per descrivere un’impresa da eroe classico, come si potrebbe supporre, ma semplicemente per illustrare la sua carriera di modesto praticante in uno studio legale.</p>
<blockquote><p>”<em>Tra mille e delicati e armoniosi strumenti spicca la nota squillante del “trombone</em>” e “s<em>fonda la nebbia musicale.</em>”</p></blockquote>
<p>E’ quasi impossibile trovare un altro scrittore dotato di questa rara e sorprendente abilità di stuzzicare la curiosità del lettore e poi subito di deluderla, saltando di palo in frasca. Delocalizzarla, straniarla, in un continuo, profetico, <em>detournement</em>.<br />
I personaggi appaiono a sorpresa, come succede per la fidanzata del protagonista, <strong>Ambulinia</strong>. Si materializza dal nulla, in un boschetto, e, mormorando, nel nulla sparisce, così, senza alcuna preparazione o spiegazione.</p>
<blockquote><p>“<em>Nel seno di Ambulinia dormiva un’anima nobile&#8230; un’anima indefettibile&#8230; un anima che non poteva mai essere conquistata</em>”.</p></blockquote>
<p>E infatti il saggio padre della ragazza, prima di concederla a quel fanatico di <strong>Elfonzo</strong>, si opporrà in ogni modo alla <em>conquista</em> e alla sospirata unione, costringendoli a continui piani di fuga. Non si rivela l&#8217;esito dell&#8217;ultimo, il <em>piano di fuga numero 16</em> e il clamoroso finale per non rovinare la suspense all’<em>eventuale</em> e forse davvero improbabile lettore. Sì. Perché c&#8217;è un solo piccolo particolare: <strong>McClintock</strong> non esiste, in una finzione borgesiana <strong>Twain</strong> inventa lo scrittore e gli ampi stralci della sua opera per scrivere questa sua impareggiabile arguta stroncatura. Il che sarebbe, a tutt’oggi, ancora un’ottima idea. <img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-42239" style="float: left; margin: 20px 0px 0px 10px;" title="antifrasi" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/antifrasi.png" alt="" width="382" height="127" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/antifrasi.png 382w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/antifrasi-300x99.png 300w" sizes="(max-width: 382px) 100vw, 382px" />Il metodo critico twainiano è una magistrale e graffiante <em>antifrasi</em>. L&#8217;intento profondo è il descrivere, apparentemente lodandone per eccesso i difetti, il totale opposto, il vero e proprio <em>negativo</em>, di quella che era la scrittura stessa di Twain, del suo tentativo di creare un linguaggio che, attraverso l’introduzione della lingua parlata, riproducesse del mondo una visione naturale, vicina alla gente. <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/BluesCure1899-500.png"><img loading="lazy" class="alignright size-full wp-image-42240" style="float: right; margin: 20px 0px 0px 20px;" title="BluesCure1899-500" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/BluesCure1899-500.png" alt="" width="267" height="420" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/BluesCure1899-500.png 267w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/BluesCure1899-500-190x300.png 190w" sizes="(max-width: 267px) 100vw, 267px" /></a>Con il desiderio di essere letto, non dalle élite intellettuali, dagli accademici, ma dalla moltitudine meno colta, quella che secondo lui aveva più bisogno di parole, quella a cui lui si rivolgeva, il pubblico delle sue affollate e applauditissime conferenze, quello dei lettori dei giornali popolari. E, al contempo, è come se egli ci volesse mettere in guardia dal <strong>McClintock</strong> annidato dovunque, pronto a contaminare le pagine, pronto a impadronirsi delle parole, a piegare il senso a un puro delirio estetico, il sentimento alla retorica più deteriore e a far entrare in scena gli spiriti afflitti di <strong>Elfonzo</strong> e <strong>Ambulinia</strong>.<br />
La cura per la malinconia dunque in cosa consisterebbe? Forse nel fatto che leggere l&#8217;altrui <em>bruttezza</em> rallegra e consola, massaggia e lenisce l&#8217;ego del genio sepolto, anche nei <em>migliori</em>. Bisogna però dire che raramente uno scrittore è riuscito a parlare del mestiere di scrivere con tanta ironia e leggerezza, ma anche con una simpatia così paradossale e comprensiva per un <em>collega</em> sfortunato, per il <strong>Mr. Hyde</strong> semantico, per l&#8217;<em>alter ego</em> diabolico che ci par sempre di vedere appollaiato malignamente sulla spalla sinistra della scrittura.</p>
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