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	<title>Gaetano Liguori &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Diventare uomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 09:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[albania]]></category>
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					<description><![CDATA[Teatro della Cooperativa Via Hermada 8, Milano – tel. 02.64749997 Da mercoledì 12 a domenica 16 gennaio 2011 &#8211; ore 20.45 – domenica ore 16 DIVENTARE UOMO &#8211; Frammenti estremi di donne albanesi da un’idea di Livia Grossi con la collaborazione di Maria Arena e Laura Facchi con Lucia Vasini, Emanuela Villagrossi musica originale scritta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pBi1F41AfUM?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p><a href="http://www.teatrodellacooperativa.it/">Teatro della Cooperativa</a> <em> Via Hermada 8, Milano – tel. 02.64749997<br />
Da mercoledì 12 a domenica 16 gennaio 2011 &#8211;<br />
ore 20.45 – domenica ore 16 </em><br />
<strong>DIVENTARE UOMO &#8211; Frammenti estremi di donne albanesi </strong><br />
da un’idea di <strong>Livia Grossi </strong>con la collaborazione di <strong>Maria Arena</strong> e <strong>Laura Facchi </strong>con <strong>Lucia Vasini</strong>, <strong>Emanuela Villagrossi</strong><br />
musica originale scritta ed eseguita da <strong>Gaetano Liguori </strong></p>
<p>Tre linguaggi per raccontare la difficile scelta di alcune donne albanesi in bilico tra i due sessi, donne non più donne, uomini mai veramente diventati tali. Frammenti di un viaggio-inchiesta cinematografico e dei condizionamenti sociali che hanno determinato le loro esistenze. <span id="more-37742"></span><br />
Un esperimento narrativo che prende a prestito brani di un reportage, di una sceneggiatura, di un romanzo, letti da una coppia di attrici, Lucia Vasini ed Emanuela Villagrossi, in una performance che miscela le immagini del fotografo Alex Majoli, la musica di Gaetano Liguori e le testimonianze raccolte sul campo; voci di donna dalle identità incerte che hanno segnato la storia sociale dell’Albania.<br />
L&#8217;idea è di Livia Grossi, giornalista del Corriere della Sera che nel 2005 è andata in Albania per realizzare un reportage sulla condizione della donna. Tra le varie interviste, qui presentiamo la storia di Pashka, una delle vergini giurate. Secondo l&#8217;antica legge del Canun (1400 circa) e la cultura più tradizionalista di quella zona, una donna, abitante nelle montagne a nord di Skutari, che ha visto morire (ammazzati dalla faida o meno) tutti i suoi maschi, può riscattare i propri diritti e la dignità della sua famiglia solo in un modo: diventando un uomo. Questo è possibile solo se la donna è vergine e decide di rinunciare per sempre a diventare moglie e madre. Il cambio d&#8217;identità consiste nel vestirsi, pensare e comportarsi da uomo. Una volta riconquistata la voce in capitolo, entra a far parte della comunità maschile e dunque viene legittimato il suo potere, e la possibilità, se desidera, di impartire l’ordine di uccidere. Livia Grossi ha intervistato una di queste donne, oggi per fortuna sempre più rare. Il reportage che presentiamo in forma di lettura scenica, vorrebbe far riflettere sulla nostra condizione facendo un parallelo su quanto in Italia, e in Europa in generale, il modello maschile sia ancora l&#8217;unico &#8220;abito da indossare&#8221; per poter essere rispettate, sul lavoro, in casa e per strada.<br />
Il reportage sarà preceduto da alcuni brani tratti dal romanzo “Il megafono di Dio” di Laura Facchi e da alcuni stralci della sceneggiatura “La neve rossa”, tratta dallo stesso romanzo, scritta da Laura Facchi e dalla regista Maria Arena.<br />
Livia Grossi, Laura Facchi e Maria Arena hanno lavorato in tre differenti direzioni per raccontarci una figura di donna che a fatica s’inserisce nell’odierna Albania, ma che ne rispecchia fedelmente la storia e la tradizione patriarcale. L’uomo e la donna in Albania sono realtà distinte come in ogni altro Paese del mondo, tranne che per chi ha dovuto scavalcare i confini biologici cercando un modo per sopravvivere. In questo Paese profondamente mutato rimangono integri condizionamenti arcaici che la contemporaneità sta spingendo sempre più verso remote periferie. </p>
<p>ORARI: Feriali h 20.45 &#8211; Domenica h 16.00<br />
PREZZI: Intero 16 € &#8211; Ridotti 13/10 € </p>
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		<title>La carovana antimafie arriva in Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 07:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[arci]]></category>
		<category><![CDATA[carovana antimafie]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Liguori]]></category>
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		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[Amiamo viaggiare, vedere, scoprire, per questo abbiamo iniziato un viaggio appassionante e pericoloso, difficile ma entusiasmante. Con questo slogan partiva nel 1994 la prima Carovana Antimafia promossa dall&#8217;ARCI Sicilia, due anni dopo le stragi Borsellino e Falcone, che avevano scosso le coscienze e creato un forte fronte antimafia. Il viaggio di Carovana Antimafie continua oggi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/carovana.jpg" alt="" title="carovana" width="211" height="280" class="alignleft size-medium wp-image-11344" /><em>Amiamo viaggiare, vedere, scoprire, per questo abbiamo iniziato un viaggio appassionante e pericoloso, difficile ma entusiasmante. </em><strong>Con questo slogan partiva nel 1994 la prima Carovana Antimafia promossa dall&#8217;ARCI Sicilia</strong>, due anni dopo le stragi Borsellino e Falcone, che avevano scosso le coscienze e creato un forte fronte antimafia. </p>
<p>Il viaggio di Carovana Antimafie continua oggi, in un percorso di oltre due mesi, in 100 tappe, che toccano tutte le Regioni d’Italia, per sensibilizzare la cittadinanza sul tema della lotta alle mafie e contro ogni forma di prevaricazione. </p>
<p><strong>Carovana Antimafie Lombardia parte da Milano il 26 novembre</strong> proprio di fronte all&#8217;Ortomercato, e percorre tutta la Regione, in un itinerario che tocca Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio, Sesto San Giovanni, Varese e si conclude a Milano con un evento pubblico il <strong>4 dicembre</strong>.<br />
<span id="more-11342"></span><br />
<strong>Carovana </strong>quest’anno ha la voce anche di due testimonial che ne condividono l’impegno per una Lombardia libera dalle mafie: lo scrittore <strong>Gianni Biondillo</strong>, che colora di leggenda il grigio delle periferie milanesi e <strong>Gaetano Liguori</strong>, musicista jazz da sempre appassionato di politica, che ha composto un pezzo dedicato a Carovana.</p>
<p><strong>Carovana Antimafie</strong> é un’iniziativa di <strong>Arci</strong>, <strong>Libera </strong>e <strong>Avviso Pubblico</strong> &#8211; Enti Locali e regionali per la formazione civile contro le mafie- e ha il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano.<br />
<strong>Carovana Lombardia</strong> é realizzata con la collaborazione e partecipazione di CGIL Lombardia, Fillea CGIL Lombardia, Associazione Saveria Antiochia Omicron Onlus, Il Ponte della Lombardia, CISL Lombardia, Filca Lombardia.</p>
<p><em>Carovana vi aspetta il 25 novembre per presentare il suo viaggio in Lombardia, con i suoi testimonial e i protagonisti di molti viaggi contro le mafie.</em></p>
<p><strong>CONFERENZA STAMPA </strong><br />
Martedì 25 novembre, ore 11.00<br />
Circolo della Stampa- Palazzo Serbelloni,<br />
Corso Venezia 16, Milano</p>
<p><strong>Partecipano:</strong><br />
Nando dalla Chiesa- Presidente Onorario Libera,<br />
Gaetano Liguori -musicista e testimonial,<br />
Gianni Biondillo- scrittore e testimonial,<br />
Lorenzo Frigerio -referente Libera Lombardia,<br />
Luigi Lusenti -Presidenza Arci Lombardia</p>
<p>Presenta: Giovanni Negri, Presidente Associazione Lombarda Giornalisti </p>
<p><em>Informazioni : </em><br />
www.carovanaantimafia.it<br />
www.arci.milano.it<br />
Arci Milano tel:02541781</p>
<p><em>Uffcio Stampa:</em><br />
Paola Barsottelli<br />
pbarso@gmail.com<br />
pbarso@fastwebnet.it</p>
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		<title>I &#8220;miracoli&#8221; di Spike Lee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 07:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Liguori]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spike Lee]]></category>
		<category><![CDATA[wehrmacht]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gaetano Liguori [oltre a essere uno dei jazzisti più bravi della scena nazionale (e non solo), Gaetano Liguori è da anni recensore cinematografico. Mi ha girato questa sua sul film Miracolo a Sant&#8217;Anna che io volentieri pubblico. G.B.] Estate del ’44, i tedeschi e i fascisti (non dimentichiamolo) sono attestati sulla linea Gotica, un’impressionante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/miracle_at_st_anna.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/10/miracle_at_st_anna.jpg" alt="" title="_CRT0213.jpg" width="454" height="198" class="alignnone size-full wp-image-9625" /></a><br />
di <strong>Gaetano Liguori</strong></p>
<p>[<em>oltre a essere uno dei jazzisti più bravi della scena nazionale (e non solo), Gaetano Liguori è da anni recensore cinematografico. Mi ha girato questa sua sul film </em>Miracolo a Sant&#8217;Anna <em>che io volentieri pubblico. G.B.</em>]</p>
<p>Estate del ’44, i tedeschi e i fascisti (non dimentichiamolo) sono attestati sulla linea Gotica, un’impressionante serie di difese naturali date dall’Appennino tosco-emiliano, bunker, fortificazioni che per circa trecento chilometri tra Massa Carrara fino a Pesaro, divideva l’Italia. Lo sfondamento di questa linea era essenziale per gli Americani, che combattevano in Italia dal Settembre del ’43, e che già avevano provato la determinazione della Wehrmacht in battaglie come Montecassino o Anzio. <span id="more-9624"></span><br />
Nella parte toscana ai primi di Agosto del ’44 l’esercito tedesco si trovava a nord dell’Arno tra Pisa e Firenze, fece saltare i ponti e si attestava nella valle del fiume Serchio tra le Alpi Apuane e Massa. Il compito di cercare di sfondare in quell’area venne affidato da parte del comando Americano alla 92° divisione <em>Buffalo</em>. Tutto chiaro per un antefatto storico ad un film di guerra, se non fosse che il battaglione era formato da uomini di colore e che il regista del film è il grande Spike Lee, cantore cinematografico negli ultimi 20 anni dei diritti degli Afroamericani.<br />
Per i primi 30 minuti siamo in pieno film di guerra genere classico, un Sam Fuller un po’ più ricco; si evidenziano i primi caratteri all’interno dalla “pattuglia sperduta”, caratteri virili classici da “Sporca Dozzina” o “Soldato Ryan”. Si  assiste poi ai primi episodi di razzismo, quando un graduato bianco (dopo caporale, tutti i sottufficiali ed ufficiali dovevano essere bianchi) non dà  l’appoggio dell’artiglieria ad un piccolo gruppo di soldati che nel Dicembre del ’44 si trova a combattere al di là della linea del fronte. Questi sono i primi due film, quello di guerra e quello sull’integrazione  razziale, qui entra il terzo film quello “esoterico” tipo “Codice Da Vinci” che con continui rimandi  tra presente e passato aggiunge un tocco magico alla storia. L’entrata di un ragazzino, che ricorda il pinocchio di Comencini, ci potrebbe far sorridere se non fosse che nasconde un terribile segreto, perché è l’unico sopravvissuto alla tremenda strage di S. Anna di Stazzema: ora la storia si fa seria ed anche un po’ irritante. Dialoghi prolissi e di maniera rallentano l’azione, la caratterizzazione dei soldati di colore risulta banale, ma il clou si raggiunge con l’entrata in scena degli italiani, prima gli abitanti di un paesino, e poi i partigiani tutti rappresentati in maniera folkloristica e senza una minima verosimiglianza psicologica.<br />
 Abbiamo impiegato 60 anni perché la verità saltasse fuori dal famoso e tristemente noto “armadio della vergogna” dove lo Stato ha nascosto per anni i fatti e che ancora adesso si fa fatica a ricostruirli, troppi erano gli interessi in ballo: far passare il massacro come una reazione emotiva dei tedeschi alla resistenza di alcuni sparuti partigiani mi sembra un po’ troppo. Esisteva l’ordine da parte del generale Kesserling che per ogni soldato tedesco morto venissero uccisi 10 inermi civili, ma questo ordine fu superato dalla furia delle truppe tedesche, formate non solo dalle “SS assetate di sangue”, ma anche dalla Wermacht  di cui facevano parte fanteria, truppe corazzate, alpini di montagna, reduci dal fronte russo, truppe non tedesche formate da Ucraini, Rumeni ecc&#8230; I numeri parlano chiaro sulla linea gotica la Wehrmacht perse circa 75000 uomini, gli alleati 65.000, ma ci furono anche all’incirca 10.000 persone fra vecchi, donne e bambini che furono trucidati tra S. Anna, Marzabotto, Fossoli e centinaia di altri piccoli paesini di nessun importanza strategica, al di fuori di trovarsi sulla linea di ritirata dell’esercito tedesco. Ancora da stabilire le responsabilità dei repubblichini di Salò, che nel nostro paese, paese dalla memoria corta ora vengono equiparati ai partigiani.<br />
Lo sceneggiatore e autore del romanzo da cui è tratto il film, James McBride, è stato più prudente del regista e ha invocato la “fiction”, ma spiegarlo ai parenti delle vittime è un po’ complicato. Tornando al film, in una toscana da cartolina risultano imbarazzanti le caratterizzazioni dei personaggi italiani che se non parlassero con forte accento toscano sembrerebbero usciti dalla pubblicità di una marca di olio d’oliva: la spregiudicata “signorina” che si concede all’esotico, il fascista rincoglionito con ritratto del duce in camera da letto, zie, zitelle petulanti, festa sull’aia con balli e fisarmoniche (meno male che i mandolini li hanno lasciati a Corelli in quel di Cefalonia). I partigiani sono quel “casual tanto basta” e si dividono in buoni e idealisti, traditori e cinici, con un finale in stile paradiso quanto meno incomprensibile con Lo Cascio in abito bianco alle Barbados.<br />
Per chi ama il cinema e pensa a capolavori come “Lola Darling”, “Fa la cosa giusta” oppure “La 25 ora” non può non dispiacersi di vedere questa caduta da parte di  Spike Lee, che se invece di “Miracoli” avesse affrontato il problema del razzismo non solo da parte degli americani, ma anche degli italiani, che sono sempre meno “brava gente”, allora forse ci potrebbe dare un film più interessante ed anche meno noioso. </p>
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