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	<title>galeazzo ciano &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>SCRIVERE BENE, SCRIVERE MALE (Autismi mitografici # 5)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/07/02/scrivere-bene-scrivere-male/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 12:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori  dedicato a Andrea C.  (ma anche a Pippo D.B. e a Francesco  D.B., con un grande augurio)  Naturalmente ben scrivere non vuol dire scrivere bene, e anzi equivale piuttosto (può equivalere, nei fatti finisce per equivalere, molti esempi dimostrano che nei fatti equivale) a scrivere male, o anche molto male. Parlo beninteso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/07/02/scrivere-bene-scrivere-male/scrittura-egizia/" rel="attachment wp-att-55320"><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-55320" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/scrittura-egizia-300x192.jpg" alt="scrittura-egizia" width="300" height="192" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/scrittura-egizia-300x192.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/scrittura-egizia-80x50.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/scrittura-egizia-163x103.jpg 163w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/scrittura-egizia.jpg 650w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></strong></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 120px;"> dedicato a Andrea C.</p>
<p style="text-align: left; padding-left: 120px;"> (ma anche a Pippo D.B. e a Francesco  D.B., con un grande augurio)</p>
<p> Naturalmente ben scrivere non vuol dire <em>scrivere bene</em>, e anzi equivale piuttosto (può equivalere, nei fatti finisce per equivalere, molti esempi dimostrano che nei fatti equivale) a <em>scrivere male</em>, o anche molto male. Parlo beninteso dell’italiano, lingua che lascia libertà infinitamente più grandi di tante altre, meno normalizzata e meno normativa, meno letterariamente irrigimentata, ma anche ben più corrotta da un autoctono conformismo, e provo a spiegarmi utilizzando la mia esperienza personale. <span id="more-55286"></span>Quando qualche anno fa si trattava di pubblicare il mio romanzo su Galeazzo Ciano, <em>Cielo nero</em>, l’editore (Gaffi) pensò bene di proporre a uno scrittore molto conosciuto di partorire l’introduzione. Lo scrittore molto conosciuto (non lo nomino solo perché il mio intento, mi si creda, non è affatto quello di polemizzare con lui, e anzi proprio per questo per anni non ho parlato della cosa) lesse il romanzo, e rimase orripilato (le mie notizie sono indirette, tramite la casa editrice, ma non credo di tradire la sostanza dei fatti) dal tono dello stesso. Per lui le frasi del testo, spesso non sedimentate, passionali, a volte crude, a volte violente, erano incontrollati apprezzamenti dell’autore. Mie incaute considerazioni sul personaggio di Ciano, o forse meglio sul personaggio storico, il vero Ciano.</p>
<p>Precipitai letteralmente dalle nuvole. Com’era possibile che un lettore avvertito come quello, un apprezzato intellettuale, non vedesse che nelle linee del mio testo allignava lo sguardo della coprotagonista, la giovane spia che i nazisti avevano affiancato a Ciano in attesa che venisse condannato a morte e giustiziato? Com’era possibile che una persona colta, fine e attivo artefice culturale, interpretasse la mia terza persona, appunto contaminata e per così dire guidata dall’intimo di quel secondo personaggio (e quindi vicina per certi versi a una prima persona), come la voce di un narratore onnisciente? Come poteva supporre anche un solo secondo quel letterato stimato che io mi prendessi la libertà di mettere lì estemporanei e non sedimentati commenti sul personaggio principale, Ciano, o addirittura su Ciano stesso? Come poteva arguire che mi prendessi la libertà, che certo ai suoi occhi diventava leggerezza e irresponsabilità, di sproloquiare su Galeazzo Ciano (fittizio o reale che fosse)? Come poteva non vedere che in quelle parole c’era solo la giovane nazista che era stata affiancata all’ex ministro degli Esteri, con tutte le sue ansie e contraddizioni? Non vedeva che pur utilizzando i suoi occhi e le sue orecchie, e le sue trippe, e la sua vagina, mi tenevo a distanza anche dalla ragazza? E che proprio in quella diffrazione, in quei gioco di rimandi non simmetrici e non sovrapponibili, stava l’interesse del testo? Com’era possibile che si fosse verificato quell’enorme equivoco?</p>
<p>A quel punto ripresi il mio romanzo in mano, provai a rileggere qualche frase, come si intinge il dito nella padella per testare una pietanza. Certo la cosa era<em> teoricamente</em> possibile, mi accorgevo. Ma era un uso talmente inappropriato del testo, a tal punto in contraddizione con la sensibilità e la complessità che trasudava da ogni sillaba, talmente antitetico con la mia concezione della scrittura (anch’essa ben evidente in ogni parola), e con tutti i miei i testi, che a dire la verità non l’avevo nemmeno contemplato. Per me era inconcepibile che dopo Céline, Conrad, Virginia Woolf, Proust, Beckett, Robert Walser, Marguerite Duras, Thomas Bernhard, De Lillo e tantissimi altri un lettore avvertito potesse prendere quella cantonata, e non sapesse riconoscere in una terza persona di facciata un trucco per mettere il naso in una vicenda torbida e ambigua, e incoerente, per raccontare quel grumo maleodorante di storia italiana. E non me ne ero premunito semplicemente perché non l’avevo nemmeno contemplato. Ma era successo.</p>
<p>Che poi quello scrittore noto non era stato scelto dall’editore a caso, ma perché lo stesso anno aveva pubblicato un romanzo sul nonno, figura di primissimo piano del fascismo. Un romanzo di cui si era parlato molto, e che era entrato nella cinquina del premione letterario nazionale. E che non mi era piaciuto per niente. Lo avevo trovato, a parte qualche sprazzo più personale dove ribolliva la melma di famiglia, slavato, pavido, omertoso, assolutamente incapace di ritrovare e raffigurare la complessa grandezza – nel bene e nel male &#8211; del personaggio, il suo tragico ruolo, il suo drammatico destino, l’incredibile violenza della sua epoca. Mi era sembrato che l’autore non sapesse staccarsi dalla sensibilità e dai luoghi comuni della nostra epoca ben leggerina, dalla lingua intrisa di buoni sentimenti e poco consapevole di sé (ma su questo tornerò) di questa, e non avesse quindi gli strumenti per abbordare quell’animalaccio ben più grande (e temibile) di lui. Come qualcuno che cercasse di acchiappare un rabbioso alligatore (che per ironia della sorte aveva avuto un ruolo importante nella fine di Ciano!) con un retino per le farfalle. Non me ne voglia quello scrittore (non sarebbe il primo!), non si vendichi (non sarebbe il primo!), se mai incappasse in queste mie parole, le esprimo senza astio alcuno, e anzi con simpatia, e anche rispetto, e soprattutto con l’unico intento di spiegare quello che mi è successo (del resto lui ha dalla sua una buona fetta dell’apparato delle lettere, non ha da preoccuparsi di quello che farnetico io). Che poi a ben vedere è una semplice questione di poetica diversa, come si diceva una volta.</p>
<p>Ci fu poi un secondo tentativo, questa volta con un giovane critico molto brillante e militante, e bendisposto nei miei confronti, che andò male: pure lui espresse serie riserve. Il tasso di letterarietà era decisamente troppo basso, ben al di là dell’ammissibile: troppa riduzione all’osso drammaturgico, troppa secchezza. E che dire delle inopportune escrezioni espressionistiche? Un romanzo, mi sembrava di capire in controluce, deve essere un romanzo, mica un ramo secco pieno di nodi e brutti cancri. E poi i miei personaggi erano macchiette, marionette (non dispiegati, e in un certo senso urbani, abitanti di romanzo!). L’unico che si tirava fuori era invece inverosimile: perché quel suo cambiamento dall’odio feroce al cieco amore? Può succedere una cosa del genere, in un romanzo serio? Le intenzioni erano buone, lo capiva, ma il risultato era davvero catastrofico.</p>
<p>Il povero testo uscì allora senza introduzione, e nessun critico importante, a parte una voce dissonante, lo recensì. Come nessuno dei tanti storici che contattai si degnò di un riscontro purché telegrafico, pure qui con un’unica calorosa e bella eccezione (non a caso il solo non accademico). Certo non poteva esserci nulla di interessante, nel testo di uno scrittorino, un agronomo, che si permetteva di mettere il naso in quelle cose di cui non sapeva nulla, e che erano dominio loro. In quel modo, così lontano dalla loro idea (già a priori dispregiativa) di romanzo storico, poi (“io non leggo romanzi storici, e non li apprezzo”, mi scrisse uno molto in voga, e anche esperto di letteratura). Ai loro occhi non ero nemmeno riuscito a fare l’ennesimo mattonoso e inutile e stupido romanzo storico. Un fallimento al quadrato.</p>
<p>Devo confessare, e qui volevo venire, che sono ora molto riconoscente all’insieme di queste persone, perché proprio riflettendo sulle loro inappellabili – e per lo più silenti &#8211; sentenze, mi sono convinto ancora di più del fatto mio. E appunto della centralità della lingua. Quella del mio romanzo era certo legnosa, certo spigolosa, a tratti anche respingente, <em>brutta</em>. Era però la sola suscettibile, evitando psicologismi e addomesticamenti normalizzanti, tenendomi bene alla larga da un <em>tono romanzesco</em>, di permettermi di venire a capo di quella cloaca, esprimendo quello che volevo dire: andava bene proprio così.</p>
<p>Altri hanno opinioni su quali binari la narrativa dovrebbe avanzare, deprecano questo e auspicano quello. Più realtà, meno realtà, più dinamiche sociali progressiste, più fantasia. Intervengono in seriosi convegni, scrivono libri che vengono poi decriptati sui giornali. Personalmente non ho idee di quali debbano essere i suoi soggetti e le sue forme, e poco mi importa il genere, la carica trasgressiva o liricheggiante, impegnata o sbarazzina, o irresponsabilmente demente, l’eventuale piglio sperimentale, il legame più o meno lasso con la tradizione letteraria, e non ho molte pregiudiziali sugli universi, le sensibilità e affinità, l’intelligenza e profondità, i gravami e i debiti letterari. Come lettore mi piace essere stupito, mi interessa quello che non so già, e che quindi non posso prefigurarmi. Quello che però non può mancare, di questo sono certo, è che il testo sia autoconsapevole. Vale a dire che la lingua sappia quello che fa, abbia in mano tutto quello che succede, fino al minimo caracollare o anche solo esitare di elettrone, conduca con piglio sicuro il gioco dove vuole lei, evitando e prevenendo qualsiasi incontrollata incursione, qualsiasi affacciarsi di facce già conosciute, di pedanti o anche solo pedissequi non invitati, dei soliti fantasmi di casa (uno degli scogli maggiori è quello). Quello che in politica chiamiamo efferato giacobinismo, maoismo. Anche la storia più idiota e il personaggio più scontato, più abbozzato e improbabile (perfino le mie macchiette?), possono diventare nettare succulento, e per certi versi quasi divino, quando questa dittatura, che può essere in realtà molto dolce, o struggente, si realizza.</p>
<p>La lingua che utilizziamo per comprare i pomodori e conversare, come sappiamo recente e per molti aspetti artificiosa, si porta dietro carriolate di scontato non detto, tutto un insopportabile arsenale di interpretazione del mondo e dei rapporti umani, di prescrizioni su cosa sia bene o male fare e di cosa si debba evitare, di scriteriati patti di solidarietà. Come ci ha insegnato Lacan parliamo per comunicare, ma anche e forse soprattutto per riaffermare i nostri legami, per rassicurarcene. Pochi sono gli scrittori che riescono a far dire a questo strumento tanto corrotto con il non brillante e provinciale presente, tanto preso da loschi e non espliciti fini socializzanti, tanto ammanicato con la volgarità e il potere, solo quello che vogliono loro, evacuando tutte le implicite piattezze e le subliminali scontatezze, tutte le subdole mire di supremazia che questa baldracca si porta appresso. E questo avviene a volte a prezzo di <em>scrivere male</em>, o molto male. A ben vedere diversi nostri grandi scrittori <em>scrivono male</em>, o molto male. A cominciare da Svevo, che per me è stato un modello fin dall’adolescenza, e su fino a Gadda (la sua lingua mi manda in brodo do giuggiole, ma non riesco a considerarla <em>bella</em>), su su fino a Moresco, al norvegico marchigiano. Scrittori che riescono a spremere fuori dal linguaggio ogni goccia di pedissequità e secondi fini, riducendolo a rozza e suprema essenza (come certe donne non armoniose, non belle, riescono a essere irresistibili). Per dirci quello che hanno da dirci. Ma certo è un discorso che andrebbe affrontato con più calma. Ci proverò.</p>
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		<title>La scrittura, il fascismo, la storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2014 13:00:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori I miei testi nascono da scintille che non si spengono, che si ostinano a crescere e   diventano fuochi. Una decina di anni fa volevo scrivere un romanzo sulle ultime settimane della malattia di mio padre, sulla sua agonia. La scintilla era quella, lo scandalo di quel calvario corporale privo di empatie, non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/11/24/la-scrittura-il-fascismo-la-storia/gianfranco-fini-saluto-romano/" rel="attachment wp-att-49863"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-49863" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/gianfranco-fini-saluto-romano-300x212.jpg" alt="gianfranco-fini-saluto-romano" width="300" height="212" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/gianfranco-fini-saluto-romano-300x212.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/gianfranco-fini-saluto-romano-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/gianfranco-fini-saluto-romano.jpg 390w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p style="text-align: right;">I miei testi nascono da scintille che non si spengono, che si ostinano a crescere e   diventano fuochi. Una decina di anni fa volevo scrivere un romanzo sulle ultime settimane della malattia di mio padre, sulla sua agonia.<span id="more-49235"></span> La scintilla era quella, lo scandalo di quel calvario corporale privo di empatie, non parliamo di amore, o anche solo di benevolenza, o di indulgenza, della persona che mi ha messo al mondo, e che poi ha vissuto un’esistenza parallela alla mia. Quelle occhiate e quei rantoli che erano solo rabbia e rancore per noi che non <em>crepavamo</em>, per usare il suo linguaggio, non ancora. E invece la scrittura mi ha portato altrove. Mi ha preso per mano e mi ha condotto indietro, in plaghe dove non avevo pianificato di avventurarmi, un inospitale campo di battaglia dove risuonavano canzoni patriottiche e motti guerrieri, sfilavano camice nere. La guerra, e soprattutto il fascismo.</p>
<p>Mio padre era stato fascista, lo era rimasto anche dopo, e aveva fatto la guerra. Questo lo sapevo da sempre, era per così dire il suo insolente biglietto da visita. Scrivendo scoprivo però che guerra e fascismo erano indissolubilmente legati. Scoprivo che il fascismo non era l’aneddotico vestito quasi comico, quasi tenero, del burbero e spartano alpinista che non aveva mai rinnegato le sue idee, ricavandone una impertinente maestà appunto apprezzata, per non dire carismatica (stava simpatico perfino a persone che detestava). Era un veleno intimo e viscerale, una logica necessaria e pervasiva, un’infezione della realtà che era entrata anche in me, e era proprio quel fiele che mi rendeva la vita impossibile. Perché anch’io, che mi ero schierato fin da giovanissimo all’estrema sinistra, e che mi ero sempre considerato libero e indipendente, ero contagiato da quelle stesse vicende storiche, coagulate in modi di sentire e esistere. Qualcosa di tremendo ci legava. Il romanzo su di lui diventava un romanzo anche su di me, sulla necessità che avevo provato di liberarmi, rifugiandomi all’estero.</p>
<p>Per capire qualcosa del marasma in cui mi dibattevo, e che appunto aveva a che fare con il mio essere più profondo, ho cominciato a macinare decine libri di storia. Disordinatamente, e con la mia solita foga di autodidatta forse non molto dotato per le speculazioni astratte, e con debole memoria. Di tanto in tanto chiedevo aiuto a qualche storico di mia conoscenza, ma i suoi consigli si rivelavano sempre poco utili, rami secchi. I libri li trovavo io, e molto spesso per caso, il cosiddetto caso, quel filo di necessarie contingenze che regge le nostre esistenze, e erano proprio quelli che mi servivano, che mi facevano andare avanti in quella mia ricerca parallela alla scrittura, e ad essa funzionale.</p>
<p>Non procedevo dai libri di storia alla scrittura, ma dalla scrittura alla storia, per poi tornare di nuovo alla scrittura. Nei testi storici cercavo risposte, o più spesso ancora conferme. Nella scrittura, e con le armi potentissime ma anche ridondanti e imbrogliate della scrittura, arrivavo a certe conclusioni, e per essere sicuro andavo a consultare chi su quei soggetti aveva lavorato con altre finalità e altri metodi, con programmata sistematicità, e nel quadro rassicurante ma anche asfittico di una disciplina con i suoi assiomi e le sue regole (io invece ero da solo, e dovevo darmi io stesso le mie regole). Finivo spesso per constatare che le intuizioni e le conclusioni alle quali ero arrivato erano giuste. Ma appunto adesso ero sicuro del fatto mio, trovavo ben altro slancio: potevo procedere, andando più in profondità, cercando ancora. Utilizzando ancora gli ingredienti della mia esistenza e della mia memoria, vagliandoli e assemblandoli con quell’unico utensile che avevo, il linguaggio, che strizzavo e forzavo stando seduto in concentrata solitudine davanti a una tastiera.</p>
<p>Avevo le idee sempre più chiare. Vedevo ormai che dietro a molti atteggiamenti di mio padre, a molte parole del suo lessico (<em>me ne frego!</em>), c’era il fascismo, c’era la Storia. Io, tutti noi, le avevamo sempre considerate particolarità del suo carattere, sue fisime, e invece quelle peculiarità erano elementi fondanti dell’aria che aveva respirato, lui figlio di un fascista, e nato l’anno dell’avvento al potere del fascismo. Vedevo anche che la società in cui vivevo si pavoneggiava in una colpevole amnesia, un’irresponsabile indulgenza verso i crimini che aveva commesso. Seimila ebrei, seimila donne e uomini e bambini e vecchi dei quali nessuno parlava, sarebbe bastato questo, gasati e bruciati. Scoprivo, questa era la cosa più delicata, e per certi versi insostenibili, che anche il padre di mio padre, mio nonno, era implicato in prima persona nelle deportazioni, e forse addirittura in quel crimine di cui nessuno parlava, il massacro degli ebrei italiani o che si trovavano in Italia. Quella persona che io non potevo ricordare, e che tutti descrivevano come educata e delicata, e spiritosa, era stata probabilmente coinvolta, nel suo ruolo di ufficiale di collegamento addetto ai contatti con i tedeschi (la nostra provincia era stata annessa al Reich), in quel misfatto che ora appariva quasi irreale, da quanto era atroce. La divertita vulgata che circolava in famiglia, secondo la quale si era sempre arrangiato perché in Germania partissero dei delinquenti, era probabilmente una irresponsabile e inscusabile impostura.</p>
<p>Vedevo dell’altro. Vedevo che quel soffocante clima politico e culturale e umano nel quale avevo vissuto la mia adolescenza, e lo stesso terrorismo, che io come molti altri avevo incontrato di striscio sul mio cammino, erano il risultato di quei nodi storici non risolti, di quell’aver voltato pagina senza fare i conti con il passato, senza designare dei colpevoli, non foss’altro come antidoto simbolico, accontentandosi di stantie e spesso ipocrite retoriche di facciata, cristallizzando quella micidiale violenza che avrebbe dovuto appartenere ormai al passato. Il mio stesso precoce schierarmi nella sinistra extraparlamentare, la mia costruzione identitaria, portavano molte tracce di quei nodi non risolti. Ero quindi legato al fascismo in più modi, per così dire dall’esterno e dall’interno. Come del resto lo erano anche moltissimi miei connazionali, visto che in quasi ogni famiglia c’era stato almeno un camerata, anche se nessuno parlava mai del fascismo dei propri parenti. Il mio percorso non era solo un’emancipazione personale, era un qualcosa che riguardava anche gli altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualche anno dopo ho sentito il bisogno di scrivere la vicenda dell’incarcerazione e della fucilazione di Galeazzo Ciano. Anche qui è stata una scintilla che non saprei spiegare, e che è diventata un rogo indomabile. Per certi versi era un mistero ancora più grande: qui non c’erano legami diretti che giustificassero il mio bisogno di scrivere. E in un certo senso i miei conti li avevo regolati, mi ero liberato dal fascismo, quella tenia che a mia insaputa s’era incistata, sopravvivendo a se stessa, in me. Certo, consideravo incredibile che nessuno scrittore italiano del dopoguerra avesse posato il suo cantiere sui ruderi di quella tragedia centrale per la storia del paese, e che per molti versi riassumeva con icasticità il carattere e tante magagne della nazione. Mi sembrava molto sintomatico, e anche assai grave. E da un altro punto di vista, più prosaico, anche un’irripetibile fortuna. Ma non era certo questa la molla.</p>
<p>Questa volta avevo bisogno della Storia, era per così dire il mio materiale di partenza. Lavoravo su un cono d’ombra che nessuno storico avrebbe mai potuto illuminare: tutti i testimoni della vicenda avevano scritto tutto quello che avevano da dire, due storici conosciuti avevano redatto due esaurientissime biografie di Ciano, tutti gli elementi disponibili erano stati spremuti e ristrizzati. Lui era morto, portandosi dietro i suoi segreti, la giovane amante nazista che era stata messa lì per controllarlo, e che invece aveva capitolato al suo fascino di navigato quarantenne, si era rifatta una vita sotto altro nome in Germania, e quando era stata rintracciata non aveva parlato: nessuno poteva dire cosa fosse davvero successo tra loro, in quella cella del convento degli Scalzi adibita a prigione. Un buco nero che mi strattonava verso quell’essere contraddittorio e detestabile, irresponsabile e spregevole, vigliacco e inconsistente, stragonfio di vanità e fatuo, e per altri versi anche umano, toccante, che aveva firmato il Patto d’Acciaio, e aveva commesso non poche nefandezze, tra le quali l’assassinio dei fratelli Rosselli.</p>
<p>Anche questa volta leggevo molti scritti storici. Per puntellare la scrittura di qualche linea attaccavo filoni che sfruttavo poi fino all’ultima vena, prima di passare a altri giacimenti, necessari per altre frasi. Ma anche questa volta era un’attività quasi sempre di verifica di verosimiglianza, di <em>collaudo storico</em> a posteriori, più che un lavoro preparatorio. La documentazione non precedeva la scrittura, la affiancava, la serviva. Ancora uno sciacallaggio di testi che avevano richiesto molto lavoro, molto rigore, a volte molta intelligenza.</p>
<p>Non mi interessava completare il lavoro degli storici, che come si è capito ammiro e non mi appassiona (non ho mai provato piacere, quella vertigine sottile ma anche violenta che è prima di tutto una forma di conoscenza, questo è il vero nodo della questione, nel leggere un libro di storia, beninteso se si escludono i classici): non credo che questo possa essere un compito interessante per la letteratura. C’era qualcosa d’altro. Probabilmente quella voragine nella storia della nazione parlava ancora di mio padre, di me, della realtà che a tanti anni di distanza vedevo attorno a me. Riempiendo quel buco scrivevo ancora una volta di me, per me, prima ancora che per i miei connazionali smemorati, per i giornalisti che senza capirne l’essenza l’avrebbero considerato un cattivo romanzo storico, per gli storici che l’avrebbero snobbato. Come tutti i romanzieri, che lavorano con il cervello ma anche con la pancia e senza potersi sbarazzare dei demoni interiori, con finalità mai disinteressate, e si interrogano sul senso del tempo, più che su quello di un tempo particolare (dopo l’uscita del libro, forse questa potrebbe essere una pista, ho saputo che mio padre era andato con un suo fratello, pure lui repubblichino, a vedere il processo: erano lì, in quella sala, vicino a lui, quando è stato condannato a morte).</p>
<p><em>(testo pubblicato su Lo Straniero, ottobre 2014, n. 172)</em></p>
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		<title>CIELO NERO (11 gennaio 1944)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2014 10:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori [19 dicembre 1943] [buio; l’Anziana accende la lampada, lo schermo del computer e il videoproiettore: fa partire un video con delle immagini a colori della Germania attuale: passanti in una via di una città con caseggiati recenti &#8230;; per qualche istante lo guarda sullo schermo, ma poi si mette a scrivere delle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p><i>[19 dicembre 1943]</i></p>
<p><i>[buio; l’<strong>Anziana</strong> accende la lampada, lo schermo del computer e il videoproiettore: fa partire un video con delle immagini a colori della Germania attuale: passanti in una via di una città con caseggiati recenti &#8230;; per qualche istante lo guarda sullo schermo, ma poi si mette a scrivere delle note sul palmare: lentamente, e con molte pause, come se avesse difficoltà a trovare le idee; la <strong>Ragazza</strong> è seduta sul letto, con le gambe incrociate, in posizione yoga]</i></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt;">Ragazza </span></strong><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[parla piano, guardando in basso]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Vedo solo il suo orecchio</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">la curva dell’orecchio:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">l’anca sensuale di un violino </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Le mie labbra premono</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">contro i suoi capelli fini e non puliti </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">respiro l’odore di uomo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">e di alghe appiattite sugli scogli </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">durante la marea bassa</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt;">Anziana</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">È molto smaliziata </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">la piccola spia crucca</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">sussurra lui</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">stringendomi la vita</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">con molta delicatezza</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">come si toccano le cose fragili</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Ragazza</strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[rivolta adesso verso il pubblico]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Non si muove:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">sembra anche lui in ascolto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">dei rumori del corridoio </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">anche lui aspetta </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">non può fare altro che aspettare</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Mi aggrappo al suo collo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">[mima con le braccia il proprio gesto]</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">badando a non muovere il bacino</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">so che al minimo sussulto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">non potrei più dominare l’energia </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">trattenuta nelle mie braccia ad angolo retto <i style="mso-bidi-font-style: normal;">[mima]</i> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">nelle caviglie tese nello sforzo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">morderei la cartilagine</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">che le mie labbra sfiorano </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">affonderei le unghie</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">nella pelle molle delle sue spalle </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">E soprattutto urlerei</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">All’inizio mi voltavo ogni due secondi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">temevo di trovare nello spiraglio della porta</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">gli occhi di uno dei due olandesi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">adesso non mi importa più nulla</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">sto seduta a cavalcioni</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">sulle sue cosce</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">veglio che niente rovini il nostro piacere</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">succederà quello che deve succedere</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Anziana</strong><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Se continui così mi strozzi</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">mi dice lui</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">con una voce liquida:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[dando qualche occhiata allo schermo: adesso sfilano immagini di ragazzi in un parco, con coppie che si baciano &#8230;]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt;">Ragazza </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">sembra salirgli dalle viscere</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Preme però ancora di più la gola</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">nell’incavo del mio braccio <i style="mso-bidi-font-style: normal;">[mima premendosi la mano sul collo]</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">come per essere strangolato</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Sempre restando in ascolto del suo corpo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">immobile</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Vorrei piantarmelo ancora più in profondità</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">il suo membro caldo e vellutato </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">e invece centellino questa dilazione</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">quasi dolorosa</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">del piacere</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">questo comunicare</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">attraverso i guizzi ineffabili</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">degli organi più intimi </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">I nostri corpi si parlano</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">senza bisogno dell’aiuto di nessuno</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">i nostri corpi fanno all’amore</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">mentre noi due stiamo a guardare</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Anziana</strong><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Non può durare</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">sospira</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">È un lamento quasi animale </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">suoni impregnati di umori</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">la lingua della carne</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Ragazza</strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[guarda di nuovo in basso]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Durerà mille anni</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">dico io</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">accorgendomi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">che dicendolo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">è ancora più velleitario</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt;">Anziana</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Dal corridoio giunge un gemito metallico:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">una porta</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[da qui in poi smette di scrivere: sembra ascoltare il racconto della Ragazza]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt;">Ragazza</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Lui gira la testa</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">verso il sottile squarcio di luce</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">io inarco il bacino <i style="mso-bidi-font-style: normal;">[mima il movimento, ma accennandolo appena]</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">come colpita da una frustata:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">tenta di trattenermi </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">affondandomi i pugni nei fianchi </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ma io mi lascio cadere su di lui</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">con tutto il peso <i style="mso-bidi-font-style: normal;">[mima ancora]</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Cerca di sottrarsi scivolando all’indietro</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">io però non posso impedire al mio corpo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">di fare quello che ha voglia di fare: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">spingo in avanti le anche</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">come lanciando un lasso </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">il più lontano possibile</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">poi le richiamo indietro <i style="mso-bidi-font-style: normal;">[mima i propri movimenti]</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">scalzandolo quasi dalla sedia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">e poi ancora in avanti</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">aggrappandomi allo schienale</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Quando lui geme</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">dentro di me sale una marea tiepida </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">una schiuma che diventa voce </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">senza passare per il cervello</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Lui mi tappa la bocca:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">io mordo con tutte le forze</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">il palmo di quella mano</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">che vorrebbe imbrigliarmi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Grida per il dolore</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">o forse per il piacere</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">perché il suo sesso ha un sussulto </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">e poi dei fremiti <i style="mso-bidi-font-style: normal;">[li mima facendo tremare la mano aperta]</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">I movimenti non hanno più effetto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ma non posso fermarmi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">qualcosa in me pretende</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">che quell’istante si protragga</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">che mi dimeni ancora </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Ciano emette dei ragli avidi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">come i cani l’estate:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">io inghiotto il suo alito</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">con una concentrazione smaniosa </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">come bevono gli assetati:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">l’aria che mi accarezza il palato</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">è calda e salata</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">simile al vento del mare</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Dalla sedia crolliamo sul pavimento</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">senza quasi cambiare posizione</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">i nostri sguardi evitano la lama accecante</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">che irrompe da fuori </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Lui mi accarezza</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">con molta delicatezza </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">non mi vergogno più dei miei seni</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">non mi sento più una ragazzina pubere </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">per la prima volta</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ho la sensazione</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">che siamo davvero assieme</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Ti amo </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">dico</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Anziana</strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[sfilano adesso immagini della redazione di un giornale]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Anch’io</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ribatte lui con una voce chiara e serena </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">come constatando una cosa ovvia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Sento che il mio cuore si imballa </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ho l’impressione che potrebbe scoppiarmi </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">siamo assieme</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">e nessuna avversità può sfiorarci</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Ragazza</strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">La stufa non fa più alcun rumore</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">lui però non si alza</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">mi stringe ancora più forte</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">Il pavimento è gelido e lui è pesante</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">molto pesante</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ma non voglio che vada</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ho bisogno della sua pelle </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">vorrei che questo attimo di grazia </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">non finisse mai</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Anziana</strong><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[interrompe il video, e fa partire un altro filmato dove si vede Edda in varie situazioni ufficiali, molto elegante; lei le guarda sullo schermo del computer]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Edda e Pucci vogliono</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">che io organizzi lo scambio del tuo diario</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">finisco poi per dire</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">riscossa dai rintocchi delle campane </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">dei carmelitani</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt;">Ragazza </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Non cominciare pure tu a tormentarmi </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">con il mio diario</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ribatte lui</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">con una voce lenta e impastata</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[si volta a guardare sullo sfondo le immagini di Edda, come ipnotizzata]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt;">Anziana</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">In cambio potresti chiedere </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">di essere liberato</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">non è poi così impossibile come sembra</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">insisto io</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt;">Ragazza </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[sembra disturbata dalle immagini che vede: Edda con Ciano]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">So che spezzerò la magia di questo momento </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ma non posso sopportare l’idea</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">di non fare nulla</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">tra poco verranno con la cena </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">e non potremo più discutere: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">mi svincolo dalla sua stretta</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">accendo la luce</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Anziana</strong><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Quello che li interessa</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">è mettere le grinfie sul mio diario </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">prima che io sia morto</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">borbotta</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">riparandosi gli occhi con il braccio</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Ragazza</strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[sempre con la testa girata all’indietro, osserva le immagini di Edda, ora con <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>il marchese Pucci]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Basta organizzare le cose per bene</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">ribatto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">mentre con il fazzoletto </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">tampono la bava calda </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">che mi cola sulla coscia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">[distoglie lo sguardo dal video]</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Anziana</strong><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">Diranno che intendono liberarmi</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11.0pt;">e invece mi fucileranno</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">dice</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"><strong>Ragazza</strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">controllando che sui pantaloni</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">non siano restate macchie</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">come però lo farebbe un bambino</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;">non sembra davvero preoccupato</span></p>
<p><i>[l’Anziana si alza, e spegne proiettore, computer e lampada]</i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11.0pt;"> </span></p>
<address>Questo testo è tratto dall’adattamento per il teatro dell’omonimo romanzo<i> </i>scritto dal sottoscritto [Gaffi, 2011], premio portale Sipario.it 2013, e visibile qui: <a href="http://www.sipario.it/images/biblioteca_testi/cielo%20nero_sipario.pdf" rel="nofollow">http://www.sipario.it/images/biblioteca_testi/cielo%20nero_sipario.pdf</a>].</address>
<address>PERSONAGGI:</address>
<address> &#8211; <b>Ragazza</b>: una giovane donna tedesca di ventitré anni, con un abbigliamento che richiama gli anni quaranta del secolo scorso</address>
<address> &#8211; <b>Anziana</b>: una donna, la stessa donna, molto anziana e apparentemente in uno stato di salute precario, con degli spessi occhiali, e un abbigliamento attuale</address>
<address> RICHIAMI STORICI:</address>
<address> nell’ottobre del 1943, instauratasi la Repubblica di Salò, Galeazzo Ciano, genero e ex Ministro degli Esteri di Mussolini, viene imprigionato nel carcere degli Scalzi di Verona, in attesa del processo per il suo coinvolgimento negli avvenimenti che hanno portato al 25 luglio e alla destituzione del suocero. Nonostante il carattere per certi versi lasso del loro matrimonio, la moglie Edda, alla quale è quasi subito negato il permesso di rendergli visita, fa di tutto, anche recandosi più volte dal padre a Salò, e aiutata dall’amante Emilio Pucci, per salvarlo. La giovane agente-spia Hildegard Beetz, o “Felicitas”, incaricata dalle alte gerarchie naziste di sorvegliare Ciano, e che passa le giornate accanto a lui, finisce per essere sedotta dal fascinoso quarantenne imprigionato: nel tentativo di sottrarlo alla morte fa il doppio gioco, esponendosi a gravissimi pericoli. D’accordo con Edda, propone lo scambio dei diari tenuti da Ciano quando era ministro, ai quali i nazisti tengono, contro la liberazione del prigioniero. Poche ore prima all’attuazione del piano Hitler però lo blocca, e Ciano viene processato e condannato a morte: viene fucilato l’11 gennaio 1944 al Poligono di tiro di Porta Catena. Dopo la guerra la donna lavorerà come giornalista in Germania, dove morirà nel 2010</address>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Biografia anelastica di Felice Chilanti (1914-1982)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 14:27:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Davide Orecchio (Qualche anno fa ho scritto una breve biografia di Felice Chilanti. Adesso l’ho riscritta e la ripropongo qui. Per chi non la conoscesse, è una storia interessante. Un giovane fascista che provò a uccidere Ciano. Un comunista che raccontò i crimini di Stalin. Nello stesso uomo. Chilanti fu, soprattutto, un grande giornalista. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-45277" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti01-1024x574.jpg" alt="chilanti01" width="700" height="392" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti01-1024x574.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti01-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>di <strong>Davide Orecchio</strong></p>
<p><i>(Qualche anno fa ho scritto una breve biografia di Felice Chilanti. Adesso l’ho riscritta e la ripropongo qui. Per chi non la conoscesse, è una storia interessante. Un giovane fascista che provò a uccidere Ciano. Un comunista che raccontò i crimini di Stalin. Nello stesso uomo. Chilanti fu, soprattutto, un grande giornalista. Scoprì la mafia dei corleonesi, che risposero con una bomba al tritolo. Ma non fu la mafia a ucciderlo)<span id="more-45276"></span></i></p>
<p><strong>IL GIORNO</strong>, il mese, l’anno. Il ventidue. Marzo. Mille novecento quarantadue. Galeazzo Ciano. Un diario. Lo scrupolo. La nota. La memoria nella cartuccia sull’inchiostro lungo la penna per sgorgare sulla pagina. Il diario come un pannolino per assorbire eiezioni di memoria. Essiccamenti di memoria riciclabile destinata ai posteri: di Galeazzo Ciano. L’ha “chiamato al telefono un giovanotto”. Ricorda, imprime, si preoccupa. Per dirgli cosa? Che la sua vita è in pericolo. La vita del figlio del regime, genero del. Regime. La vita di Ciano. Il confidente (attraverso la memoria, l’inchiostro, la pagina) rivela che “un giornalista, tal Felice Chilanti”, l’ha avvicinato e invitato al banchetto dei cospiratori nel “movimento rivoluzionario” che si propone di</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">“eliminare</p>
<p style="text-align: right;">gli elementi di destra<br />
e conservatori</p>
<p style="text-align: justify;">del Partito</p>
<p style="text-align: right;">e</p>
<p>di imporre</p>
<p style="text-align: right;">al Duce</p>
<p>una</p>
<p style="text-align: right;">energica</p>
<p>politica</p>
<p style="text-align: right;">socialista”.</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Tutto era previsto: attacco, arresto dei ministri, morte di Ciano” per interrompere lo sperma del potere ma sulla pagina l’inchiostro rassicura l’Io, non i posteri:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>“Con un po’ di confino</p>
<p style="text-align: right;">o anche di carcere</p>
<p>l’ardore</p>
<p style="text-align: right;">di questi giovani</p>
<p>verrà raffreddato.</p>
<p style="text-align: right;">Però</p>
<p>non si può fare a meno</p>
<p style="text-align: right;">di chiedersi:<br />
perché tutto questo?</p>
<p>Non potrebbe trattarsi</p>
<p style="text-align: right;">di un inizio</p>
<p>di antifascismo?”</p></blockquote>
<p><i> <img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-45278" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti02-1024x619.jpg" alt="chilanti02" width="700" height="423" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti02-1024x619.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti02-300x181.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti02.jpg 1720w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></i></p>
<p>L’episodio, il perno attorno al quale ruota la giostra. Sta in mezzo a un’esistenza e la spiega. Quella che successe, quella che accadrà. Nell’ultimo atto. Del fascismo. Un cospiratore. Fascista che vuole uccidere fascisti. Antifascista? Neanche lui sa la risposta. Ancora no.</p>
<p>Ventotto anni fa. Nell’Alto Polesine. È nato. Da contadini, braccianti. Mangia carne tre volte l’anno. Spesso ha la famiglia</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«senza pane,</p>
<p style="text-align: right;">né crusca</p>
<p>per il maiale</p>
<p style="text-align: right;">né granturco</p>
<p>per anatre e galline».</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sua casa d’infanzia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Nere travi</p>
<p style="text-align: right;">sopra i nostri sacconi</p>
<p>pieni di foglie</p>
<p style="text-align: right;">di granturco</p>
<p>e le lenzuola</p>
<p style="text-align: right;">gialle di canapa</p>
<p>tessute al telaio</p>
<p style="text-align: right;">dalla nonna malata.»</p>
<p style="text-align: right;">
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il clima: la denutrizione, l’odore di sterco campestre, l’erba macchiata, l’argilla, latrine all’aperto, le ascelle materne, la flanella del padre. I sabotaggi della povertà. Eppure cresce. Ne ha già quattordici. Prende un treno per Roma. Studierà ragioneria? Non completa gli studi. Trova un lavoro. Presso l’Unione. Provinciale. Fascista. Agricoltori. È già «fascistello». Sta con le sue idee nell’universo chiuso. La coerenza, l’incoerenza, rivoluzione, borghesia, Partito, monarchia, Vaticano, proletariato, ministeri, uniformi, Fiat, il Lungotevere, la carbonara fascista, i saltimbocca fascisti, i preservativi di budello: fascisti, le nuvole col profilo del Duce.</p>
<p><i>Ascolta l’epoca. Io non c’ero. Neppure tu. Ma questo non vuol dire. Che non sia possibile. Esperienza. Col mio lavoro e nella mia voce, tu fai esperienza. Nell’archivio, nel libro: la mia esperienza. Il critico con la barba bianca istruisce la giovane scrittrice: “lascia stare i libri e la storia. Fa’ esperienza”. Ma la stella che ci appare è una stella morta. Noi guardandola la rimettiamo in vita. La carta d’archivio è il fossile. Vita morta che rinasce. Io rivendico il mio diritto. Ad ascoltare. Il passato. A immaginarlo. Nel racconto della carta, della polvere, del libro.</i></p>
<p>Le giberne. I gabbiani. Un Campidoglio stinto. Brecce nel marmo. I rifugi del Ghetto. Montecitorio obbedisce. La passamaneria, il negozio di bottoni, il cotone di regime, il rayon di regime, Felice Chilanti giovane in camicia nera a considerarsi rivoluzionario e infatti lo guidano ex sindacalisti, ex socialisti, ex fondatori del Pci. Nicola Bombacci. Edmondo Rossoni. Una rivista: <i>La Stirpe</i>. Dicembre. Mille novecento trentaquattro. Il pubblicista ventenne scrive che il borghese è</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: right;">«il nostro avversario<br />
naturale»</p>
<p>e la rivoluzione corporativa<br />
dev’essere</p>
<p style="text-align: right;">una «rivoluzione<br />
antiborghese».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spirito, Spampanato, Fantini, Orano. Il fascismo sociale. Nella testa. Di Chilanti.</p>
<p>La sua Roma intanto…</p>
<p><iframe loading="lazy" title="La sua Roma" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/xA_-mpuOYP0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mille novecento trentacinque. Lascia Roma. «Come a prova del senso collettivo della vita.» Il servizio di leva. La terza compagnia. Chimica. Per l’uso dei gas. «In distaccamento solitario nella valle alta dell’Adige.» Qui si canta un inno:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«noi con</p>
<p style="text-align: right;">l’iprite</p>
<p>e l’aggressivo</p>
<p style="text-align: right;">non ne lasciamo</p>
<p>nessuno vivo».</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Noi. L’addestrano. Maneggia l’arma di sterminio. Noi. Intuisce le vescicazioni? Le piaghe sul corpo di uomini, donne, bambini? Noi. Il nostro volo. Il nostro scarico. La nostra guerra senza guerra d’Etiopia. Il nostro impero. I cadaveri effetto di noi. La nostra storia. Il nostro oblio. Abbiamo dimenticato <i>noi</i> sull’altipiano d’Africa. Chilanti apprende noi. Il nostro fascismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritorna. A Roma. Fa il giornalista. Scrive che si distribuisca. Ricchezza. Scrive che si recuperi. La funzione. Rivoluzionaria. Del sindacato. È rissoso. Anticapitalista. Antitutto. Scalpita nella leva del frondismo. Di Bottai. Nell’universalfascismo. Di Zangrandi. Nella cospirazione sonnambula. Dei Littoriali. La guerra. Vicina. Il fiato. Di Hitler. Il dissenso nell’acquario. L’orizzonte di cartone. Il pianeta dei pupazzi. Ma non è l’ora di uscire. A rivedere le stelle. Entra la colpa. Mille novecento trentotto. In un libercolo. La firma di Chilanti. La promessa:</p>
<blockquote><p>“i lavoratori</p>
<p style="text-align: right;">seguiranno</p>
<p>il Regime</p>
<p style="text-align: right;">nella politica</p>
<p>razziale,</p>
<p style="text-align: right;">con tutto l’amore e</p>
<p>tutta la fedeltà</p>
<p style="text-align: right;">necessaria ad essere</p>
<p>più forti, degni</p>
<p style="text-align: right;">e capaci di vincere.</p>
<p>E della razza saranno</p>
<p style="text-align: right;">i più<br />
intransigenti</p>
<p>e i più<br />
accaniti difensori.</p>
<p style="text-align: right;">Nei figli vorranno<br />
che la razza</p>
<p>sia sempre più pura”.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>La macchia. Lo insozza. Perché l’ha scritto? Ne ha ventiquattro. <i>Io, a ventiquattr’anni, mi laureavo. Studiavo l’Ottocento. Votavo. Perdevo. Ma non ero costretto. All’apartheid. Nessuno mi chiedeva. Di sbagliare. Non responsabile. Come Telemaco. Per questo. Solo per questo. Il marginale Io. L’inefficace, non storico Io. Non riesce a condannare. Ma è dispiaciuto. </i>Lui, a ventiquattro, per fortuna, almeno tace sugli ebrei:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">«non scrissi<br />
di razze superiori<br />
o inferiori<br />
né la parola ebreo<br />
bensì che esistendo<br />
una razza italiana<br />
bisognava unificarla<br />
abolendo<br />
la divisione<br />
in razza di ricconi<br />
e razza di<br />
diseredati».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Adesso risale. La corda nel pozzo. La presa. Le mani ferite. Le punte dei piedi: premono. Sulla roccia. Il fiato. E il gemito. Per liberarsi nella metamorfosi esigendo sangue, offrendo sangue. Mille. Novecento. Quaranta. La guerra. Chilanti in Grecia e Albania. Fonda una rivista con Pratolini e Gatto. <i>Il domani</i>. Scrive corrispondenze dal fronte. I fascisti la chiudono. Ritorna. A Roma. Ha deciso. I fascisti: un danno. Lingua in bocca con la monarchia. Lingua in bocca con la curia. Lingua in bocca con Hitler. Liberarsi. Uccidere il fascismo. Complotta. Coinvolge qualcuno. Il dieci. Aprile. Mille novecento quarantadue. L’arrestano. L’Ovra. L’accusa. Di aver macchinato l’omicidio di. Ciano, Starace, Farinacci. Sei mesi a Regina Coeli per il torchio e lui risponde:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«il conte e<br />
qualche altro conte,</p>
<p style="text-align: right;">sì signor commissario</p>
<p>gridavo fra i miei amici,</p>
<p style="text-align: right;">dovevamo liquidarli</p>
<p>e catturare</p>
<p style="text-align: right;">Mussolini</p>
<p>di notte</p>
<p style="text-align: right;">in un aeroporto,</p>
<p>ma sì, appunto,</p>
<p style="text-align: right;">come nei film,</p>
<p>puntandogli le pistole</p>
<p style="text-align: right;">alla schiena».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Lipari. Il confino. Le pietre nere. Contento per l’esilio. Si libera. Espettora il fascismo. Nell’isola. Con l’aiuto dei capperi. Delle olive. Fa la lavanda gastrica. Lontano da Mussolini. Che nel frattempo cade. Otto. Settembre. Mille. Novecento. Quarantatré. Per avventura rientra a Roma. Adesso partigiano accessorio. Laterale. Aderisce a Bandiera Rossa<i>.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Trozkisti,</p>
<p style="text-align: right;">anarchici,</p>
<p>comunisti espulsi<br />
e radiati;</p>
<p style="text-align: right;">fuori e contro il Cln.»</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antibadogliani, antimonarchici, anti svolta di Salerno. Forti nei quartieri proletari. Tra loro. Milita. Giuseppe Albano. Il Gobbo del. Quarticciolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Accarezzava</p>
<p style="text-align: right;">il suo mitra<br />
e mi fissava,</p>
<p>da ragazzo serio<br />
che uccide:</p>
<p style="text-align: right;">ho saputo<br />
che eri un fascistone.»</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli scervellati cui Felice si affratella.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">«Io approdai<br />
a Bandiera Rossa<br />
da un vero naufragio,<br />
solo all’ultimo “riscattato”<br />
con una carcerazione<br />
che fu per me<br />
la prima “libertà”.»</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-45279" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti03-1024x787.jpg" alt="chilanti03" width="700" height="537" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti03-1024x787.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti03-300x230.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ventiquattro. Marzo. Mille novecento quarantaquattro. Il dolore. Molti compagni rastrellati. Interrati. Alle Fosse. Ardeatine. Lui stesso fugge con gli altri</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«scavalcando mura,</p>
<p style="text-align: right;">calandoci lungo tubature,</p>
<p>e anche,<br />
al momento necessario,</p>
<p style="text-align: right;">impugnando un’arma</p>
<p>a sommità d’una scala,</p>
<p style="text-align: right;">decisi a morire</p>
<p>senza viltà</p>
<p style="text-align: right;">e lasciando un segno</p>
<p>della nostra</p>
<p style="text-align: right;">partecipazione</p>
<p>di combattenti</p>
<p style="text-align: right;">a quella guerra».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forse il naufrago ha trovato la rada. Avanza nel nuovo mondo postfascista. Asciuga i piedi sulla sabbia. Sveste gli abiti zuppi. Roma è libera. Poi il resto d’Italia. Quando dal mare. Un tentacolo. Afferra Chilanti. Per tirarlo indietro. Nell’acqua di ieri. Una foto che qualcuno gli mostra. Un plotone. D’esecuzione. I fucilati di Dongo. Gerarchi. Passati per le armi. Il ventotto. Aprile. Mille novecento quarantacinque. Pensa di svenire. Riconosce gli amici. Di un tempo. I camerati. Bombacci. Ernesto Daquanno. Molti altri. Sparati. Presto cadaveri. Poi vede chi comanda. Il plotone. Anche quello. Un amico. Un compagno. Di Bandiera Rossa. <strong>Amici tra chi fucila. Amici tra chi muore. Dove si metterebbe lui, nella foto?</strong> La guerra civile. In una foto. In una vita. Nella somma. Delle biografie. Di Felice Chilanti.</p>
<p>Ma non c’è tempo. Il tempo finisce. Riparte. La lotta. Sopravvivere. Prendere partito. L’avventura del mondo. Chilanti trova lavoro. Un po’ dappertutto. <i>Il Tempo.</i> <i>Milano-Sera.</i> <i>Il Corriere della Sera</i>. Oltre a entrare. Nel Pci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Là condotto,</p>
<p style="text-align: right;">al principio,</p>
<p>da senso di colpa</p>
<p style="text-align: right;">e spirito ribelle</p>
<p>convergenti,</p>
<p style="text-align: right;">paura e convinzione</p>
<p>mescolate</p>
<p style="text-align: right;">in unico</p>
<p>magma</p>
<p style="text-align: right;">tenace,</p>
<p>resistente:</p>
<p style="text-align: right;">torbido.»</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per lui inizia l’epoca&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Per lui inizia l&#039;epoca" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/eKrcdtCLds0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mille. Novecento. Quarantanove. Si associa. Alla fondazione. Di <i>Paese Sera</i>. Togliatti vuole. Un giornale borghese. Che sembri borghese. Con il sesso. Il sangue. Il denaro. Ma «dentro ci mettiamo i nostri ideali».</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">«Per quella<br />
difficoltosa<br />
battaglia<br />
fummo chiamati noialtri<br />
giornalisti esperti,<br />
rotti al mestiere,<br />
per rovesciare i fatti<br />
addosso alla società.»</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le sue inchieste. Importanti. Chi è il mandante. Della strage. Di Portella? Chi stava. Nella banda. Di Giuliano? Chi è il mafioso Calogero Vizzini? Illumina. Zone scure. Di realtà. Col suo andare in giro. Domandare. Investigare. Scopre Liggio. Scopre la mafia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Sono stato</p>
<p style="text-align: right;">fortunato</p>
<p>ed anche incosciente.</p>
<p style="text-align: right;">Oggi non andrei</p>
<p>in giro</p>
<p style="text-align: right;">per i viottoli<br />
di Corleone,</p>
<p>non entrerei nelle case</p>
<p style="text-align: right;">a chiedere notizie</p>
<p>di Luciano Liggio.</p>
<p style="text-align: right;">Sono stato</p>
<p>aiutato,</p>
<p style="text-align: right;">guidato,</p>
<p>informato</p>
<p style="text-align: right;">principalmente<br />
dai comunisti</p>
<p>di Corleone,</p>
<p style="text-align: right;">giovani e vecchi.»</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella tipografia de <i>L’Ora</i> di Palermo. Scoppia una bomba. Al tritolo. Ma non ferma Chilanti che scappa dal passato, divora il presente, corre incontro a&#8230; Dirà tempo dopo:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: right;">«avevo per anni<br />
indagato,</p>
<p>interrogato esperti,</p>
<p style="text-align: right;">poliziotti,</p>
<p>intuito dedotto collegato</p>
<p style="text-align: right;">argutamente</p>
<p>indizi rapporti riservati,</p>
<p style="text-align: right;">affari racket e omicidi,</p>
<p>ero stato minacciato</p>
<p style="text-align: right;">di morte».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Viaggia in Cina. In Russia. Racconta il disgelo. Poststaliniano. I crimini del. Totalitarismo. Una notte lo chiamano. Dall’<i>Unità. </i>Sconvolti:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«ti rendi conto,</p>
<p style="text-align: right;">frughi</p>
<p>coi ferri roventi</p>
<p style="text-align: right;">dentro la pupilla</p>
<p>degli occhi nostri,</p>
<p style="text-align: right;">non abbiamo</p>
<p>altri occhi».</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma questo è lui. Questo è il materiale. Anelastico. Non morbido. Del quale è fatto. Felice Chilanti. Ha conosciuto i fascisti. Poi li ha combattuti. Adesso i sovietici. Non sa tacere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Di me non potevano</p>
<p style="text-align: right;">fidarsi</p>
<p>per l’anarchismo</p>
<p style="text-align: right;">di tutta la mia vita</p>
<p>non sapevo</p>
<p style="text-align: right;">prendere ordini.»</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mille. Novecento. Cinquantasei. L’Ungheria. E lui che ne ha compiuti quarantadue, fa il punto. Raffronta. Discerne. Pensa che prima o poi parlerà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Io li avevo amati</p>
<p style="text-align: right;">quei capi</p>
<p>dell’antifascismo,</p>
<p style="text-align: right;">per anni</p>
<p>non osai</p>
<p style="text-align: right;">pensare</p>
<p>a loro complicità</p>
<p style="text-align: right;">nei crimini</p>
<p>di Stalin e di Beria»,</p>
<p style="text-align: right;">ma «il partito</p>
<p>ufficiale</p>
<p style="text-align: right;">cominternista</p>
<p>portava<br />
in Comitato centrale,</p>
<p style="text-align: right;">in parlamento</p>
<p>i più disponibili,</p>
<p style="text-align: right;">gli smemorati;</p>
<p>noi, i pochi<br />
in rimorso consapevole</p>
<p style="text-align: right;">eravamo<br />
strumento cieco».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-45280" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti05-1024x769.jpg" alt="chilanti05" width="700" height="525" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti05-1024x769.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti05-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti05.jpg 1557w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un fatto medico. Il commiato del corpo. Lo spinge a vuotare il sacco. Prima che sia troppo tardi. L’ultima avventura. Reggio Emilia. Mille. Novecento. Sessanta. Chilanti s’ammala mentre</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">«ragazzi in blue jeans<br />
feriti uccisi<br />
non si arrendono,<br />
le mie corrispondenze<br />
le detta il cronista locale,<br />
la stenografa non ode<br />
più<br />
la mia voce».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-45281" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti04-773x1024.jpg" alt="chilanti04" width="700" height="927" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti04-773x1024.jpg 773w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/chilanti04-226x300.jpg 226w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È un cancro. Alla laringe. Gliel’asportano tutta. «Nella ferita della coltellata.» Mettono. «La cannula per respirare.» Al posto della parola un raschio. Là dov’è il collo un foulard. Non può più intervistare, domandare, dettare. Smette. Di essere. Inviato. Dopo lo spavento. Dopo la crisi. Decide di farsi. Scrittore.  Di sé stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Scriverò</p>
<p style="text-align: right;">romanzi</p>
<p>d’ora in poi</p>
<p style="text-align: right;">per essere uomo</p>
<p>debbo diventare</p>
<p style="text-align: right;">scrittore.»</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella narrazione, il riscatto. Pubblica tre libri. Col disordine del flusso. Di coscienza. Illustra il bambino che fu. Il giovane e l’adulto. Terminata la fatica, chiarirà:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«ho voluto</p>
<p style="text-align: right;">proprio</p>
<p>“spiegare il fascismo”</p>
<p style="text-align: right;">cercandolo</p>
<p>in me</p>
<p style="text-align: right;">nella mia autobiografia.</p>
<p>Ormai sono giunto<br />
al convincimento</p>
<p style="text-align: right;">che in Italia</p>
<p>nessuno</p>
<p style="text-align: right;">può</p>
<p>onestamente</p>
<p style="text-align: right;">“parlare d’altro”</p>
<p>accantonando</p>
<p style="text-align: right;">la propria storia,</p>
<p>la propria persona».</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’errore, l’entusiasmo, l’energia, prima del pensiero, il rimorso. La separazione. Dal potere. Dagli strati di grasso. Di comodo. Dalla protezione. Anche culturale. Della borghesia. L’inerme. Generazione. Che nacque nella caverna. Fascista. Il telefono tace. Qualcuno gli toglie il saluto. Ma lui insiste. Coi libri, le pagine, la denuncia del sé e del noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Non fummo lebbrosi<br />
né delinquenti,</p>
<p style="text-align: right;">andammo alla guerra<br />
di liberazione</p>
<p>ma udimmo qualcuno<br />
che disse:</p>
<p style="text-align: right;">hanno scelto<br />
il cavallo vincente.</p>
<p>Li osservavo<br />
ai loro tavoli,</p>
<p style="text-align: right;">a via delle<br />
Botteghe Oscure</p>
<p>e nei loro sguardi</p>
<p style="text-align: right;">quel sedimento<br />
indistruttibile»</p>
<p>di sospetto.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un giorno. Nella libreria Rinascita. Entra. Un funzionario del Pci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«vecchissimo,</p>
<p style="text-align: right;">mummificato».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chilanti lo indica. Al collega Fidia Gambetti:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«quando lui era</p>
<p style="text-align: right;">comunfascista</p>
<p>al tempo del patto</p>
<p style="text-align: right;">con Hitler,</p>
<p>noi eravamo</p>
<p style="text-align: right;">fasciocomunisti</p>
<p>e volevamo finirla</p>
<p style="text-align: right;">col capitalismo».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Generazione. Contro. Generazione. Colpevoli, censori, sacrificati. Chilanti accusa. Neppure voi. Avete combinato. Granché.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Chi ero adesso</p>
<p style="text-align: right;">al banco</p>
<p>di questo tavolo?</p>
<p style="text-align: right;">Non avevo catturato<br />
Mussolini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>nel 1941 (…);</p>
<p style="text-align: right;">non avevo ammazzato<br />
i grandi capitalisti</p>
<p>di Roma</p>
<p style="text-align: right;">la mattina della<br />
liberazione</p>
<p>coi miei compagni<br />
di Bandiera Rossa (…).</p>
<p style="text-align: right;">In fondo, dissi (…)</p>
<p>io sono Praga.»</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il resoconto. Senza vincitori. La profezia delle macerie. Della sinistra. Lui però s’alza dal bugigattolo ed è fiero:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">«ora sono<br />
proprio sicuro<br />
che un verso,<br />
un periodo<br />
di narrativa<br />
sono atti<br />
della resistenza<br />
dell’uomo:<br />
la resistenza permanente».</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scrive l’ultimo articolo. Su <i>L’Ora</i>. Il titolo. <i>Città della speranza</i>. Un racconto. Del ventinove. Novembre. Mille novecento ottantuno. A Palermo. I giovani in piazza contro i missili. Di Comiso. Tre mesi dopo. A Roma. Il ventisei. Febbraio. Mille. Novecento. Ottantadue. Chilanti muore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Riferimenti bibliografici minimi<br />
</b>I periodi tra virgolette « » sono tratti dai tre romanzi autobiografici di Felice Chilanti (<i>Ponte Zarathustra</i>, <i>Il colpevole</i>, <i>Ex</i>), raccolti in <i>La paura entusiasmante</i>, Milano 1971; e dai <i>Carteggi 1942-1978</i>, a cura di Gloria Chilanti e Sergio Garbato, Rovigo 2004.</p>
<p>Chi vuole approfondire la biografia di Chilanti può consultare le voci a lui dedicate in: <i>Dizionario biografico degli italiani</i>, vol. 34, 1988, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, pp. 721 sgg.; <i>Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza</i>, vol. 1, Milano 1968, p. 537. Per il complotto si veda Galeazzo Ciano, <i>Diario. 1937-1943</i>, Milano 1980, p. 602. Sui giovani e il dissenso nel fascismo si vedano il classico di Ruggero Zangrandi, <i>Il lungo viaggio attraverso il fascismo</i>, Milano 1962 (1948); e poi Ettore A. Albertoni, Ezio Antonini e Renato Calmieri (a cura di),<i> La generazione degli anni difficili</i>, Bari 1962; Marina Addis Saba, <i>Gioventù italiana del littorio: la stampa dei giovani nella guerra fascista</i>, Milano 1973; Ugoberto Alfassio Grimaldi, <i>Cultura a  passo romano: storia e strategie dei Littoriali della cultura e dell’arte</i>, Milano 1983; Aldo Grandi, <i>I giovani di Mussolini: fascisti convinti, fascisti pentiti, antifascisti</i>, Milano 2001; Paolo Buchignani, <i>La rivoluzione in camicia nera: dalle origini al 25 luglio 1943</i>, Milano 2006. Si veda anche il dibattito apertosi sulle pagine del<i> Corriere della Sera</i> dopo la pubblicazione del saggio di Mirella Serri (<i>I redenti</i>, Milano 2005), del quale mi limito a citare l’intervento di Luciano Canfora, <i>Togliatti fu il primo a capire gli intellettuali in camicia nera</i> del 15/9/2005. Le affermazioni di Chilanti sulla razza italiana sono tratte da ID. <i>La missione della razza italiana</i>, in P. Orano, <i>Inchiesta sulla razza</i>, Roma 1938, p. 85 (citato in Serri, <i>I redenti</i>,  p. 69).</p>
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		<title>Sillabario indiano: P</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 06:45:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori (fotografie di Giorgia Fiorio) caro papà al dibattito delle diciassette ho parlato bene insomma non malaccio visti gli intimi annessi e connessi (il costrutto autoassolutorio: vengo da molto lontano) non mi sono incrodato ho riesumato nella testa cava architravi e capitelli e perfino una statua intatta ma eccoti il critico acuminato con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori </strong>(fotografie di <strong>Giorgia Fiorio</strong>)<strong><br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/01.2004-01-021.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-39425" title="01.2004-01-02" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/01.2004-01-021-290x300.jpg" alt="" width="290" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/01.2004-01-021-290x300.jpg 290w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/01.2004-01-021.jpg 493w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a></p>
<p>caro papà<br />
al dibattito delle diciassette<br />
ho parlato bene<br />
insomma non malaccio<br />
visti gli intimi annessi e connessi<br />
(il costrutto autoassolutorio:<br />
vengo da molto lontano)<br />
<span id="more-39352"></span>non mi sono incrodato<br />
ho riesumato nella testa cava<br />
architravi e capitelli<br />
e perfino una statua intatta<br />
ma eccoti il critico acuminato<br />
con passetti felpati<br />
e ancheggiamenti sinoidali<br />
(felini anch’essi)<br />
del fraseggiare di testa<br />
(le nevrotiche vibrisse<br />
tese pur sempre alle insidie)<br />
beninteso ha stravinto<br />
scimmiottando perfino<br />
l&#8217;incresciosa rozzezza teoretica<br />
dell&#8217;imperito sottoscritto<br />
seppure con tatto<br />
appena qualche istante<br />
la stoccata virtuosa del torero<br />
i polsi paralleli e leggeri<br />
a mimare un cabrare di uccelli<br />
il pubblico ha riso<br />
solo allora ho capito:<br />
avevo parlato troppo forte<br />
ero stato troppo assertivo<br />
e chissà che altro<br />
sul mio collo fluiva<br />
sangue caldo e pesante<br />
certo anche bello<br />
(coreografico, arcaico)<br />
la vita se ne andava<br />
bevuta dalla sabbia ocra<br />
dell’arena delle allocuzioni<br />
alle cinque della tarde</p>
<p>caro papà<br />
tu non lo sai<br />
ma è per te che faccio questo<br />
intendo gli enigmi dei suoli e i libri<br />
questo furore di superarmi<br />
distinguermi per equipararmi<br />
appartenere insomma a qualcosa<br />
perfino le frasi<br />
e gli sguardi<br />
elemosinano approvazione<br />
schegge di riconoscimento<br />
oboli psicanalitici<br />
proprio da chi ne è più avaro<br />
come appunto tu<br />
affetto sarebbe troppo</p>
<p>o forse sai:<br />
quando scrivevo la tua morte<br />
manco a dirlo fascista<br />
sul tuo ritratto fiammeggiavano<br />
le mie mani ticchettanti<br />
anche fuori traiettoria<br />
e altri inquieti riflessi<br />
mistero impossibile da addurre<br />
ai diktat della fisica<br />
se lo dicessi non lo crederebbero<br />
(mi interessa che lo credano?)<br />
e poi ancora adesso<br />
domato il fascista Ciano<br />
conte dei miei stivali<br />
struggente e porco<br />
scopro che tu<br />
al suo processo c’eri<br />
acerbo miliziano indignato<br />
ebbro di vendetta<br />
non lo puoi negare<br />
me l’ha detto tuo fratello Jijì<br />
(siete andati assieme)<br />
quando il libro era già scritto<br />
quando eri già morto<br />
da un pezzo<br />
davvero un brutto tiro<br />
farmelo dire dallo zio Jijì<br />
inetto a soddisfare<br />
qualsivoglia domanda<br />
(risettata la memoria:<br />
i dettagli inghiottiti dal presente)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/2004-22-5.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-39426" title="2004-22-5" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/2004-22-5-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/2004-22-5-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/2004-22-5-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/2004-22-5.jpg 672w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>ammettiamo che riannodassi<br />
un lavoro su me stesso<br />
(si dice così)<br />
questa volta radicale<br />
pensavo<br />
trascinando verso la stazione<br />
la mia insoddisfazione<br />
tra coni gelato branditi come fiaccole<br />
e primiziali esclosioni di seni<br />
inconcludenze domenicali<br />
fatuo tedio automobilistico<br />
forzandomi a decrittare<br />
come si narra un dolore a un dottore<br />
come ci si confessa<br />
appunto a un terapeuta<br />
ammettiamo che non sia troppo tardi<br />
(economicamente sarebbe possibile)<br />
forse mi lasceresti una buona volta in pace<br />
forse avrei una mia esistenza<br />
forse resterebbe il tempo<br />
forse vincerei io<br />
su quest’altro io<br />
che sei tu</p>
<p>caro papà<br />
facciamo un patto<br />
io non ti darò più del fascista<br />
(nemmeno per scherzo<br />
o dopo gli scacchi più atroci)<br />
e tu lasciati uccidere<br />
una volta per tutte<br />
userò un coltello di cristallo<br />
puro e avvenente<br />
e una crudeltà lieve di bimbo<br />
non ti farò male</p>
<p><em>[i titoli delle due fotografie di Giorgia Fiorio @ sono: &#8220;Roma Eur 2004&#8243; (la prima) e Roma Urbe 2004&#8221; (la seconda)]</em></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Perchè, e come, scrivere un romanzo (su Galeazzo Ciano)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/09/perche-si-scrive-un-romanzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Anatomia della battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo nero]]></category>
		<category><![CDATA[Edda Mussolini]]></category>
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		<category><![CDATA[galeazzo ciano]]></category>
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		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo storico]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori In passato ho voluto scrivere un romanzo sulle ultime fasi della malattia di mio padre, sulla sua agonia. Mi sono quindi messo all’opera. Prima ancora che me ne rendessi conto il testo mi ha però preso per mano, conducendomi molto indietro, in plaghe dove non avevo pianificato di avventurarmi. Incurante della mia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>In passato ho voluto scrivere un romanzo sulle ultime fasi della malattia di mio padre, sulla sua agonia. Mi sono quindi messo all’opera. Prima ancora che me ne rendessi conto il testo mi ha però preso per mano, conducendomi molto indietro, in plaghe dove non avevo pianificato di avventurarmi. Incurante della mia costernazione me ne ha mostrate i recessi meno presentabili, ha preteso che prendessi nota di quello che vedevo. Non c’era niente da fare, non mollava la mia mano: dovevo stare lì, dovevo liberarmi dei filtri abituali con i quali interpretavo il mio mondo. Per capire qualcosa del paesaggio inospitale dove mi trovavo, costellato di canzoni patriottiche e motti ideologici e camice nere, mi sono dovuto documentare sul fascismo, del quale sapevo molto poco. Un vero lavorone, che mi ha permesso però di penetrare nel tempio segreto del mio genitore: molte di quelle che pensavo essere particolarità del suo carattere, scoprivo, erano in realtà riverberi più o meno diretti e più o meno vividi della sua epoca. Del resto quel suo universo nero, constatavo, mi aveva in realtà irrimediabilmente contagiato, beninteso senza che me ne rendessi conto: le reazioni erano germinate in me come malattie non ancora diagnosticate, vere e proprie bombe a effetto ritardato. <span id="more-38080"></span>Nel romanzo s’è insomma incistato quel passato ormai desueto che gettava una luce implacabile, come un sole ostinato che tardi a tramontare, non solo su mio padre morente, ma anche su me stesso. Ho dovuto parlare &#8211; cosa ancora più remota dai piani iniziali – di me.</p>
<p>Documentandomi sul fascismo mi sono imbattuto in quella tragedia nazionale che è l’esecuzione di Galeazzo Ciano. Mussolini, il dittatore senescente e ormai schiavo dei frutti mortiferi delle sue malefatte, lascia condannare a morte, con l’accusa di averlo tradito, il marito della figlia preferita, con la quale ha avuto fin dall’inizio un legame selvaggio e pavido. Come in una tragedia raciniana il genero non può fare niente per evitare la morte che sente avvicinarsi, nessuno può fare nulla per scongiurarla. Nemmeno Edda Mussolini, che si batte con unghiate di pantera ferita, scoprendo in lei quel ruolo di moglie devota mai abitato in precedenza, e nemmeno la giovane spia che i tedeschi gli hanno affiancato, e tosto caduta nella rete del suo charme (avviando un doppio gioco che le fa rischiare ogni giorno la pelle). Lui non è uno stinco di santo, ha anzi colpe tetragone e raccapriccianti, e fino all’ultimo sfoggia con baldanza la sua alterigia e la sua irresponsabilità, però sul finire in lui germina anche una timida e scontrosa grandezza, e muore degnamente. Hanno previsto di fucilarlo alle spalle, come si deve a un traditore, ma lui all’ultimo momento si volta, guarda in faccia chi gli spara. L’esecuzione si svolge all’italiana, e quindi nessuno dei condannati è ucciso dalle approssimate raffiche del plotone, e dopo concitate confabulazioni vengono sparati altri colpi, e poi si passa a un trattamento individuale alla tempia, e per finire ci vuole qualche ulteriore pistolettata per pacare gli ultimi sussulti. Una scena da macelleria, ha commentato un testimone pur ben svezzato alle carneficine naziste.</p>
<p>Questo dramma incastonato nel più vasto dramma nazionale mi ha soggiogato fin dal primo momento. Per convincermi a raccontarlo le ha usate tutte, ma proprio tutte, sussurrandomi fra le altre cose che nessun altro aveva osato farlo, che era pane per i miei denti, che era un’occasione d’oro. Certo, queste sue lusinghe erano allettanti, ma a niente sarebbero valse se non mi avesse irretito con le sue qualità intrinseche. Insomma, l’ho scritto. Con i miei mezzi e i miei vezzi, vale a dire condensando, sposando angoli visuali bislacchi, e giocando di ellissi, al punto da rendere forse incomprensibile la vicenda. E la mia scrittura ha voluto dire la sua, recidendo ulteriormente e raggrumando, con storpiature somatiche e cinetiche degne del miglior Bacon: invece del televisivo tomo di settecento pagine che avrebbe scatenato frotte di lussuriosi editori, è venuto fuori un serrato groviglio di parole. Invece di starsene in panciolle il lettore è chiamato a collaborare e a interrogarsi. Della tarantiniana macelleria finale, tanto per fare un esempio, nel mio libro non c’è traccia. Cosa ci posso fare, così è.</p>
<p>Finito un libro, uno scrittore ha la tendenza a domandarsi cosa vuol dire e perché lo ha scritto. Spesso la risposta è piuttosto facile, o per lo meno le tracce a terra sono evidenti. A posteriori, per esempio, lo capisco bene perché ho scritto il romanzo su mio padre: per imparare le verità a cui accennavo qui sopra (si ha sempre tendenza a dimenticare che gli scrittori parlano in primo luogo a loro stessi). Altre volte è più arduo. Confesso che questa volta mi è quasi impossibile. Certo Galeazzo Ciano è il prototipo dell’italiano, e la sua vicenda ci dice moltissimo sul potere in Italia, a cominciare da quello attuale. E la sua tragedia è il tipico macabro colpo di testa di un paese dedito alla commedia. Ma queste sono in fondo giustificazioni esteriori, che non mi sembrano poter risvegliare, da sole, la macchina narrativa che sonnecchia in me. Un altro argomento più sottile potrebbe allora essere che io tante bassezze di Ciano le conosco nell’intimo, o comunque posso capirle. Per descrivere un personaggio occorre invischiarsi nei lacci appiccicosi dell’empatia: e io sento sulla pelle il suo barcamenarsi tra vanità e abiezione, il suo compulsivo bisogno di conferme profane e virili, la sua intelligenza fulminea ma schiava dei sentimenti più infantili, il suo avvilupparsi con ghigni di baldracca nella sua stessa bassezza, le roboanti strategie per non specchiarsi nella melanconia, le inascoltate fragilità di fanciulla della sua salute precaria, compagne delle più inscusabili crudeltà.</p>
<p>Per finire vorrei confessare che a quel processo mio padre c’era. Non ho potuto chiedergli dei dettagli, perché l’ho saputo solo a stesura ultimata, quando lui aveva tolto il disturbo ormai da anni, ma ora so per certo che scalpitava tra gli spettatori, pure lui ebbro di vendetta. Le attrazioni inconsce non sono mai abbastanza considerate, quando si parla di scrittura. Si scrive con le trippe e con il sangue, il sangue ereditato da chi ci ha preceduto.</p>
<p>Del resto non sta scritto da nessuna parte che un autore debba per forza sapere perché scrive i libri che scrive. Quando ci alziamo la mattina mica sappiamo cosa ci riserverà la giornata, e i piani che facciamo si rivelano il più delle volte fallaci, sordi alle nostre istanze più intime. Per uno scrittore un romanzo non è in fondo che una giornata che dura qualche anno, una giornata che può essere brutta o bella, che può insegnare tanto o dare invece l’impressione – peraltro sempre mendace – di avere sprecato il tempo. Quindi mi arrendo, e dichiaro formalmente che non so perché ho scritto questo romanzo che riconosco pur sempre come sangue del mio sangue.</p>
<p><em>[questa riflessione, certo molto parziale, è apparsa sul quotidiano &#8220;Trentino&#8221; del 08.02.11]<br />
</em></p>
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