<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Giacomo Matteotti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/giacomo-matteotti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 19 Sep 2012 05:55:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Giornalismo e politica nel Ventennio – Quando Corrado Alvaro ritrasse in punta di penna e con qualche problema Luigi Albertini, direttore del Corriere della Sera</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/12/giornalismo-e-politica-nel-ventennio-quando-corrado-alvaro-ritrasse-in-punta-di-penna-e-con-qualche-problema-luigi-albertini-direttore-del-corriere-della-sera/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/12/giornalismo-e-politica-nel-ventennio-quando-corrado-alvaro-ritrasse-in-punta-di-penna-e-con-qualche-problema-luigi-albertini-direttore-del-corriere-della-sera/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2012 06:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto croce]]></category>
		<category><![CDATA[corrado alvaro]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[domenico talia]]></category>
		<category><![CDATA[farinacci]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Matteotti]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni amendola]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe zucco]]></category>
		<category><![CDATA[il mondo]]></category>
		<category><![CDATA[il quotidiano di calabria]]></category>
		<category><![CDATA[luigi albertini]]></category>
		<category><![CDATA[Mussolini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=43491</guid>

					<description><![CDATA[di Domenico Talia    È un libricino di sole cinquantasei pagine stampato in 32°; dimensioni praticamente uguali a quelle di un iPhone. Quando fu pubblicato, nel 1925, costava 2 lire. Ho ritrovato la prima edizione quasi per caso e l’ho comprata per alcune decine di euro. L’autore è Corrado Alvaro, il titolo “Luigi Albertini”. L’ho [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Domenico Talia</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/09/12/giornalismo-e-politica-nel-ventennio-quando-corrado-alvaro-ritrasse-in-punta-di-penna-e-con-qualche-problema-luigi-albertini-direttore-del-corriere-della-sera/alvaro/" rel="attachment wp-att-43492"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-43492" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Alvaro-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Alvaro-238x300.jpg 238w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Alvaro.jpg 300w" sizes="(max-width: 238px) 100vw, 238px" /></a>  <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/09/12/giornalismo-e-politica-nel-ventennio-quando-corrado-alvaro-ritrasse-in-punta-di-penna-e-con-qualche-problema-luigi-albertini-direttore-del-corriere-della-sera/luigi_albertini2/" rel="attachment wp-att-43493"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-43493" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Luigi_Albertini2-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Luigi_Albertini2-232x300.jpg 232w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Luigi_Albertini2.jpg 621w" sizes="(max-width: 232px) 100vw, 232px" /></a></p>
<p>È un libricino di sole cinquantasei pagine stampato in 32°; dimensioni praticamente uguali a quelle di un iPhone. Quando fu pubblicato, nel 1925, costava 2 lire. Ho ritrovato la prima edizione quasi per caso e l’ho comprata per alcune decine di euro. L’autore è Corrado Alvaro, il titolo “Luigi Albertini”. L’ho letto con la cura e l’attenzione che richiedono le piccole cose preziose. Alvaro l’ha scritto nell’autunno del 1924 per l’editore Formiggini che aveva deciso di inaugurare con quel libro la collana ”Medaglie” dedicata ai profili di personaggi illustri. La collana ebbe qualche difficoltà per i suoi contenuti non proprio “allineati” con il regime e per questo molti volumi furono ritirati dalle librerie. L’oggetto del libro di Alvaro è Luigi Albertini, senatore del Regno e grande direttore del “Corriere della Sera”. Il libro è piccolo, ma il suo contenuto va oltre la biografia, perché raccontando di Albertini, Alvaro in realtà narra del clima politico nei primi anni del funesto ventennio fascista insieme al ruolo e al costume del grande giornalismo italiano.</p>
<p>Luigi Albertini non è stato uno tra i tanti direttori del “Corriere”. Fu assunto al “Corriere della Sera” dal suo fondatore napoletano Torelli Viollier quando aveva 26 anni e solo dopo tre anni, nel 1900, divenne direttore del giornale. Nonostante la sua giovane età, Albertini è stato un direttore imprenditore che ha preso per mano il “Corriere” portandolo dalle 100.000 copie vendute nel 1900 alle 800.000 del 1925 quando fu costretto a lasciarlo per le violente pressioni di Mussolini e del regime. Nel frattempo aveva creato il supplemento “La Domenica del Corriere” e “La Lettura” che ancora oggi il “Corriere” pubblica come supplemento domenicale. Alvaro scrive di Albertini: «<em>Egli aveva fatto prosperare il Corriere della Sera come una macchina misteriosa di produzione perfetta.</em>» Ma subito aggiunge «<em>A mano a mano che si perfezionava … diventava sempre più distante, più prudente, più solenne.</em>» Ancora più esplicitamente Alvaro accusa la “macchina perfetta” di Albertini di essere stata fino al 1920 un giornale «<em>retrogrado, abitudinario, sedentario, nocivo</em>» nell’opera di rinnovamento della cultura italiana. Nei fatti, Alvaro attribuisce al “Corriere” di Albertini la responsabilità di non aver saputo opporsi, per scarso coraggio e per opportunismo, alla nascita del fascismo e alla sua presa del potere. Un’arrendevolezza, secondo Alvaro, che il giornale condivise con la classe che rappresentava, la borghesia conservatrice che sembrava più preoccupata dei movimenti di sinistra, socialisti e bolscevichi, che del manganello e della marcia su Roma dei fascisti. In quelle pagine un Alvaro antifascista e antiborghese inquadra Albertini «<em>tra le figure più spiccate della reazione italiana</em>» fino al 1923, quando la posizione di Albertini e del suo giornale cambia fino a diventare di dura opposizione al regime.</p>
<p>Corrado Alvaro conosceva bene il “Corriere della Sera” anche perché vi aveva lavorato per circa due anni. Fu presentato al Corriere da Antonio Giuseppe Borgese e fu assunto al giornale nell’estate del 1919 durante la direzione di Luigi Albertini. Alvaro aveva soltanto 24 anni e già veniva da un’importante esperienza giornalistica fatta al “Resto del Carlino”. Al “Corriere” lavorò soltanto due anni. Infatti, Alvaro lasciò il Corriere tra la fine del 1920 e gli inizi del 1921 perché aspirava ad un ruolo più importante di quello che gli era stato affidato e forse anche perché non condivideva le posizioni politiche del giornale. Posizioni conservatrici e contrarie ai movimenti delle classi popolari che lui critica apertamente nel libro.</p>
<p>Nella descrizione che Alvaro fa di Albertini c’è posto anche per qualche memoria del suo periodo al “Corriere”. Alvaro descrive il giornale con una certa ironia come «<em>una macchina lucente che si muove su fulgide ruote senza scosse né frastuono …</em> » con «<em>i redattori chiusi nelle lunghe stanze, sotto i coni verdi di luce intenti alla delicatezza d’un viraggio fotografico…</em>». Racconta dei richiami che riceveva all’importanza dell’incarico, alla responsabilità e alla delicatezza del lavoro: «<em>Guardatemi bene in faccia. Io che non ho tremato di fronte al nemico … ebbi i più vili dubbi ortografici sulla punta della mia penna, la più tetra disperazione nell’animo.</em>» In quelle pagine c’è una descrizione magistrale della situazione del giornalismo italiano nei primi anni 20 del ‘900 e della vita al “Corriere”, del suo ruolo nell’Italia post-bellica e fascista e sullo stile di quel giornale costruito e modellato da Albertini. Sono pagine che meritano di essere rilette e che anche oggi possono spiegare un certo tipo di giornalismo che non aveva l’ambizione esplicita di formare l’opinione pubblica ma, ponendo le notizie al centro della sua missione, di fatto si uniformava allo spirito pubblico e lo assecondava cercando un consenso ampio che comunque riusciva a ricevere.</p>
<p>Nel suo periodo al giornale il rapporto personale di Alvaro con Albertini fu solo telefonico o epistolare. Tuttavia, Alvaro approfitta della necessaria descrizione della personalità di Albertini, per raccontare nel libro il suo rapporto con il direttore al Corriere. Confessa di non averlo mai incontrato di persona, ma di essersi fermato diverse volte davanti al ritratto cubista di Albertini «<em>con il suo cranio nudo e rotondo</em>» e di essersi messo a ridere pensando allo stato di malessere che prendeva i redattori quando Albertini chiamava qualcuno di loro al telefono.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/09/12/giornalismo-e-politica-nel-ventennio-quando-corrado-alvaro-ritrasse-in-punta-di-penna-e-con-qualche-problema-luigi-albertini-direttore-del-corriere-della-sera/copertina-8/" rel="attachment wp-att-43494"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-43494" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Copertina-175x300.jpg" alt="" width="175" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Copertina-175x300.jpg 175w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Copertina-600x1024.jpg 600w" sizes="(max-width: 175px) 100vw, 175px" /></a>  <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/09/12/giornalismo-e-politica-nel-ventennio-quando-corrado-alvaro-ritrasse-in-punta-di-penna-e-con-qualche-problema-luigi-albertini-direttore-del-corriere-della-sera/prima-pagina-2/" rel="attachment wp-att-43495"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-43495" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Prima-pagina-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Prima-pagina-222x300.jpg 222w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Prima-pagina-760x1024.jpg 760w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /></a></p>
<p>Queste pagine sulla vita e sul ruolo del giornale finiscono con altre note personali di Alvaro sul suo periodo al “Corriere della Sera” che possono aiutare a comprendere qualcuna delle ragioni che hanno portato Corrado Alvaro a lasciare il suo posto al “Corriere” a 26 anni. «<em>Fin dal primo giorno di lavoro al Corriere è un esercizio di adattamento e di sottomissione. Occorre che il soggetto sia saturo dell’atmosfera del giornale prima di poter muovere qualche passo. Tutto il suo ingegno è affinato dai bisogni del giornale. &#8230; Ricordo che fui colpito dall’attenzione con cui i poteri centrali erano informati dell’attività dei redattori e perfino del loro umore.</em>» C’è abbastanza per comprendere come Alvaro non si sentisse valorizzato in quel grande giornale e come l’atmosfera che respirava al “Corriere” era per lui troppo soffocante.</p>
<p>Dopo aver lasciato il “Corriere”, Corrado Alvaro andò a lavorare a “Il Mondo” di Giovanni Amendola come corrispondente da Parigi e poi come redattore. Al contrario del giornale di Albertini, anche prima del 1923 “Il Mondo” aveva una chiara impronta antifascista e per questa ragione subì molti attacchi dal regime. Amendola stesso fu aggredito nel 1923 e più gravemente due anni dopo. Morì nel ’26 in Francia a causa di quella seconda aggressione. Dopo la sua morte, il suo giornale fu soppresso assieme alla libertà di stampa e alle libertà politiche in Italia.</p>
<p>Nel 1923 la posizione politica di Luigi Albertini e del suo “Corriere” nei confronti del fascismo cambiò radicalmente: l’iniziale benevolenza divenne opposizione dura. Nel 1923 e nel 1924, la lotta di Mussolini contro l&#8217;opposizione fu più violenta e il fascismo non poteva tollerare che un grande giornale come il “Corriere della Sera” facesse resistenza alla sua politica di eliminazione dell’opposizione. Per questa ragione il senatore Albertini direttore del “Corriere”, era diventato uno degli uomini che Mussolini temeva e detestava di più in Italia. Si racconta che lui arrivò a confidare al suo stretto collaboratore Cesare Rossi che fosse necessario spezzare la schiena ad Albertini: «<em>Voglio vedere rotolare un cranio lucido senatoriale in piazza Colonna</em>», la piazza dove Albertini aveva il suo ufficio romano.</p>
<p>Alvaro scrisse il libro su Luigi Albertini nell’autunno del 1924 e l’editore Formiggini lo pubblicò nel 1925. Molte cose erano cambiate da quando lui aveva lasciato il “Corriere” e lo scrittore di San Luca aveva pensato di poter ritornare a scrivere per quel giornale. Infatti, nel 1923 Corrado Alvaro scrisse un articolo su “Il Mondo” in difesa del “Corriere” e degli scrittori italiani contro le minacce fasciste. Quell’articolo fu molto apprezzato da Albertini che gli scrisse una lettera per ringraziarlo. Forse anche per questa ragione, nel completare la descrizione dell’atmosfera e dei giornalisti che lavoravano nella redazione del “Corriere”, Alvaro scrive nel suo libro: «<em>Queste cose mi facevano balenare alla mente verità che fino allora avevo respinte. Ma credo che la specie degli uomini di quel genere si vada perdendo, con tutto il disperato amore di quella ribalta che è il Corriere … dove è ugualmente bello stare, …</em>».</p>
<p>Mentre Alvaro scrive il libro su Albertini, il 10 giugno del 1924, i fascisti uccidono il deputato socialista Giacomo Matteotti. Il 3 dicembre di quell’anno, Albertini tenne al Senato un discorso che fu definito &#8220;il canto del cigno della libertà italiana&#8221;, proponendo il concetto che «<em>scandalo aggiungendosi a scandalo, il fascismo avesse ormai descritta la sua parabola, e dovesse presto o tardi rinunziare a dominare la nazione &#8230;</em>». In quell’occasione il Senato votò ancora la fiducia a Mussolini e purtroppo lasciò cadere l&#8217;appello di Albertini.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/09/12/giornalismo-e-politica-nel-ventennio-quando-corrado-alvaro-ritrasse-in-punta-di-penna-e-con-qualche-problema-luigi-albertini-direttore-del-corriere-della-sera/titolo-3/" rel="attachment wp-att-43498"><img loading="lazy" class="alignnone size-large wp-image-43498" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Titolo2-1024x749.jpg" alt="" width="700" height="512" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Titolo2-1024x749.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Titolo2-300x219.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>Nei mesi successivi la violenza del regime e dei suoi squadristi si fece sempre più insostenibile. Il 1° maggio del 1925 fu pubblicato il manifesto degli intellettuali antifascisti ispirato da Giovanni Amendola e Benedetto Croce e firmato anche da Corrado Alvaro e Luigi Albertini. Il Duce voleva dare una dura lezione ai suoi oppositori e in particolare ad Albertini, direttore di un “Corriere” ormai di opposizione eppure letto da quasi un milione di italiani. Mussolini e Farinacci, nuovo segretario del partito, non nascondevano le loro intenzioni e rilasciavano dichiarazioni ultimative nei confronti di Albertini e del suo giornale: «<em>Raderemo al suolo la vostra indegna baracca.</em>»</p>
<p>Alla fine Mussolini non rase al suolo il “Corriere” ma costrinse i suoi proprietari a cacciare Albertini. Dopo una serie di intimidazioni, il regime ottenne le dimissioni di Luigi Albertini dalla direzione e dalla società editrice del “Corriere della Sera”. L&#8217;uscita di Albertini dal giornale avvenne il 27 novembre del 1925. Tramite cavilli giuridici la proprietà passò interamente ai Crespi, industriali tessili milanesi che si piegarono alla volontà del regime.</p>
<p>Il 1925, l’anno della pubblicazione del profilo di Luigi Albertini, fu un anno duro per lui ma anche per Alvaro. Quel libricino raccontava senza ipocrisia un uomo e il suo giornale, ma allo stesso tempo conteneva affermazioni coraggiose che erano un atto d’accusa contro il fascismo e che oggi hanno un valore di testimonianza storica. Ad iniziare dalla critica all’appoggio della borghesia verso il fascismo: «<em>Venne così la marcia su Roma, pagata e favorita dalla borghesia interrorita che aveva allevato per tre anni il movimento (fascista) … ma molti di noi, pur lontani dalla politica, creati dalla guerra, non nasconderanno un sentimento di profonda ripugnanza verso quello che la borghesia ha preparato all’Italia</em>». E proseguendo con un giudizio netto nei confronti del regime scritto mentre il Duce era osannato dalla maggioranza degli italiani: «<em>Con l’avvento di Mussolini la crisi nata dalla guerra doveva raggiungere il grado più acuto formando la situazione più grave che la storia dell’Italia cinquantenaria ricordi.</em>» Fino a condannare<em> </em>il fascismo ormai <em>«macchiato di delitti di bassa criminalità</em>» che aveva generato una situazione in cui <em>«La lotta economica si è ridotta a lotta morale, la battaglia dei salari è divenuta battaglia di vita.</em>»</p>
<p>Queste note scritte da Alvaro in un momento storico in cui il fascismo aveva ormai rivelato la sua natura violenta e repressiva arrivando ad assassinare i suoi avversari politici, insieme alla sottoscrizione del manifesto degli intellettuali antifascisti, chiarisce il suo pensiero e il suo coraggio civile nei confronti del fascismo che qualche critico ha tentato di mettere in dubbio. La risposta alle critiche ingenerose credo l’abbia data lo scrittore stesso: «<em>Ero antifascista, per temperamento, per cultura, per indole, per natura. Non ero mai stato antifascista professionista, faccio di tutto per essere un uomo libero</em>». Aggiungendo, in risposta a chi lo aveva accusato di amicizie con qualche esponente del regime, senza retorica con l’estrema franchezza di uomo libero: «<em>Ho reso a qualche fascista la tolleranza che alcuni di loro ebbero per me e di cui io non abusai, ma di cui rimango grato.</em>»</p>
<p>Nel 1926 Alvaro tentò di essere riassunto al “Corriere”, anche se per pubblicare contributi in forma anonima. Il suo tentativo sembrava poter avere successo, ma il fascismo non voleva al “Corriere” un giornalista e uno scrittore oppositore dichiarato del regime. La nuova direzione del “Corriere”, designata da Mussolini, rinunciò imbarazzata ai contributi di Alvaro al giornale e all’inserto “La Lettura”, a suo dire per non ricevere «<em>attacchi sospetti verso il giornale</em>». Solo nel 1942, dopo sedici anni e poco prima del crollo della dittatura fascista, lo scrittore calabrese riprese la collaborazione con il “Corriere della Sera” che proseguì fino al 1956, anno della sua morte.</p>
<p>[Questo articolo è stato pubblicato su <em>Il Quotidiano di Calabria</em> l&#8217;8/7/2012]</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/12/giornalismo-e-politica-nel-ventennio-quando-corrado-alvaro-ritrasse-in-punta-di-penna-e-con-qualche-problema-luigi-albertini-direttore-del-corriere-della-sera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ustica, Viareggio, Marcello e le altre</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/06/30/ustica-viareggio-e-le-altre/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/06/30/ustica-viareggio-e-le-altre/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 10:44:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[assassinio di Kirov]]></category>
		<category><![CDATA[comunisterie]]></category>
		<category><![CDATA[genìe reali]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Matteotti]]></category>
		<category><![CDATA[processo di Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[strage di Ustica]]></category>
		<category><![CDATA[strage di Viareggio]]></category>
		<category><![CDATA[Tiberio Gracco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=35993</guid>

					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani quali altre direte voi ma le altre sciagure del paese che quelle tre del titolo sono state scelte per sole ragioni di cronaca e le altre sono anche peggio le altre sbiagure volevo dire vedete come i refusi sempre in agguato tradiscono e deformano le parole però in ogni deformazione c’è forse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/I-Tetrarchi.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/I-Tetrarchi-199x300.jpg" alt="" title="I Tetrarchi si proteggono l&#039;un l&#039;altro" width="199" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-35996" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/I-Tetrarchi-199x300.jpg 199w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/I-Tetrarchi.jpg 574w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a><br />
quali altre direte voi ma le altre sciagure del paese che quelle tre del titolo sono state scelte per sole ragioni di cronaca e le altre sono anche peggio le altre sbiagure volevo dire vedete come i refusi sempre in agguato tradiscono e deformano le parole però in ogni deformazione c’è forse qualche sottostante sorpresa starà alla fantasia enigmistica di ciascuno rintracciarla</p>
<p>è che un amico caro assai mi disse ieri ma come nazione indiana nulla dice di Ustica in questi giorni in cui tutti ne parlano persino il colle sì il colle per antonomasia che poi potrebbe essere il Palatino o perfino il Viminale che tutto sorveglia l’interno del paese e invece no è quel colle che dovrebbe garantire la costituzionalità di tutto quanto viene aggiunto sulle spalle del paese sempre nuove leggi e leggine a vantaggio degli uni o degli altri o sempre più a vantaggio degli uni dice la voce dei tanti altri sì persino lui il colle per antonomasia ha parlato di quella caduta di un DC9 nelle non limpide acque del Tirreno per dire che non ci vede chiaro in quelle acque ancora dopo anni trenta giusti giusti e allora nazione indiana perché no</p>
<p>mi viene subito da rispondere che nazione indiana non è un giornale quotidiano che ha come l’obbligo di ricordare a tutte le cittadine e a tutti i cittadini le scadenze e le ricorrenze tristi e le poche allegre del paese e del mondo staremmo freschi se ci sentissimo quest’obbligo ognuno di noi venti è una testa pensante direte poi voi se pensante bene o pensante male con una sana e completa autonomia e con i suoi gusti e propensioni come le tante e fieramente indipendenti tribù che popolavano quelle magnifiche pianure di boschi e di bisonti prima che dal di là del grande mare da dove sorge il sole arrivassero appunto tutte quelle altre sciagure ancora senza refuso allora e dunque ognuno di noi pubblica quello che le o gli urge di dentro e da dentro di più in quel momento lì come del resto sto facendo io </p>
<p>però siccome a ruota di questa scadenza di Ustica arriva subito quella di Viareggio era proprio un anno fa e arriva con una analoga certezza di responsabilità per il cosiddetto incidente il caso non esiste trascurare la manutenzione e i controlli è uguale a sabotare la responsabilità dicevo è identica per i potenti che non vogliono mai ri-conoscere cioè approfondire le cause di nulla e poi arriva la modifica in appello della sentenza così attesa contro il così sentenziato Marcello e direte voi cosa c’entra e io dico c’entra e mi verrebbe voglia di dire io so e ho le prove <span id="more-35993"></span>come già disse chi tutti sapete con ben altra autorità morale e umana che la miserrima mia io so e ho le prove che tutte queste sciagure o se volete sbiagure sono figlie dello stesso papà che per l’appunto ha giurato sulla testa dei suoi figli e anche delle sue figlie si vede perché ecco che queste sue figlie metaforiche per carità guardate che orrore</p>
<p>che poi loro stan lì a distinguere bene e a concludere con poderose équipes di esperti che il tristemente famoso velivolo è caduto per una bomba e non certo per missili tirati da qualche cattivo o sbadato e un po&#8217; incapace giocherellone e quindi siamo tutti tranquilli dato che una bomba è una bomba è un affare interno dell&#8217;aereo e nessuno dicesi nessuno che dica va bene ma se siete sicuri di avere accertato che bomba fu allora non è che si potrebbe dare un&#8217;occhiata a chi una sittale bomba potrebbe avere collocato e perché è come se vigesse una nuova acquiescenza alle bombe il male minore nevvero</p>
<p>ma non è questo ricercare i figli di chi che è importante anche se naturalmente le responsabilità penali ove accertate sono sacrosantamente da punire ancora più importante è forse rendersi conto che i papà e le mamme di tutte queste figlie sono sempre gli stessi io so e ho le prove che i genitori di piazza Fontana e di Portella della Ginestra e dell’assassinio di Giacomo Matteotti e di quello di Sergej Mironovič Kostrikov (in arte bolscevica Kirov) e del tribuno Tiberio Gracco e via e via sono sempre gli stessi e sono quei pochi cittadini e cittadine ma occorre gioiosamente riconoscer loro che le cittadine sono state assai meno numerose in questa poco eletta schiera che cercano e costruiscono e rinforzano oggi come in passato il loro potere sui tanti quelli che si chiamavano etimologicamente gli oligarchi pochi comandanti che forse all’inizio non credono di essere particolarmente meglio dei tanti altri ma un po’ alla volta se ne convincono essi stessi il potere logora il cervello e la sera quando vanno a dormire non provano alcuna vergogna sin verguenza sono anzi fieri della loro capacità di tenere i tanti altri sotto il tallone che tutti quei tanti altri loro non sarebbero capaci di reggere il timone come i pochi e dunque è giusto che i pochi comandino</p>
<p>dice che però nei secoli la situazione è migliorata le monarchie assolute sono diventate costituzionali stavo per dire relative deformazione professionale si sono addirittura create le repubbliche qualcuna si tiene la sua regina o il suo re che fa bello con tutti i lustrini e i sostanziosi appannaggi mica vorrete dire stipendi per i reali no no sono gli appannaggi forse detti così per appannare vagamente la vista di chi volesse guardare più da vicino nelle vite di queste bizzarre genìe che talvolta davvero degenìano se si potesse così dire guardate il giovine nostrano e anche il suo babbo non scherza a vero dire quando poi manca un sovrano o una sovrana di opportuno lignaggio c’è sempre sbualcuno che aspirerebbe al ruolo e che finché gli lasciano fare ci fa senza neanche bisogno di tenere corte ufficialmente basta circondarsi di dignitari sufficientemente fedeli ed efficienti e lingua non troppo ruvida anzi si può per star sicuri imitare il babbo del rampollo di cui sopra anche per quanto riguarda il prodigo e plurimo atteggiamento nei confronti della miglior metà del genere umano</p>
<p>naturalmente può capitare che qualche dignitario particolarmente importante per gli inizi del consolidamento del potere abbia un tantino esagerato e abbia quindi dei guai con quella che pure esiste in buona misura e che viene detta giustizia amministrata da uomini e donne beninteso che sono troppo numerosi per essere tutti al servizio dei pochi e quindi tocca tollerare qualche sbavatura guarda tu gli scherzi della grafia quando la sbavatura è eccessiva ci sono molti modi per ricucire e nascondere uno di questi è antico come il mondo o forse non come il mondo ma come questo mondo che si sono inventati gli oligarchi e cioè far sparire discretamente qualche altro essere umano di quelli troppo scomodi ma forse scomodi non è la parola giusta fa pensare a una sedia no quelli non erano scomodi quelli non stavano dalla parte degli oligarchi e avevano la pretesa di limitarne il potere e ciò è assolutamente intollerabile e così anche molti di quelli che avevano visto i tracciati radar dei cieli di Ustica del 27 giugno 1980 intorno alle 21 sono spariti anche loro come i tracciati radar suicidi forse per dispiaceri d’amore si sa avranno visto col radar chi frequentavano i/le loro partners e sono invece rimasti vivi e vegeti quelli che hanno visto sì e che però stanno dalla parte giusta come tutti i militari di grado abbastanza alto agli altri non stiamo a raccontare questi dettagli e del resto si può poi star sicuri che i militari francesi e statunitensi ma pensate che sbadatoni quelli della Saratoga in rada a Napoli che stavano ancora giocando a whist e così si erano dimenticati quella sera di accendere il radar i militari dicevo non vorranno far dispetti a quelli italiani tra loro la solidarietà della divisa anche se forse in questo caso è meglio dire dell&#8217;uniforme è certo assai maggiore di quella della verità parola e anche concetto obsoleti e comunque infetti</p>
<p>questa propensione degli etimologici oligarchi a far comunella tra loro qualche volta li tradisce come per esempio nel caso di questo Marcello da giovane così bravo che organizzava le squadre di calcio come la Bacigalupo e che procacciava stallieri e ogni sorta di altro bendiddio e che poi forse solo per far più in fretta a raggiungere i suoi tanti scopi dicono i giudici di secondo grado ma certo si spera sempre nell’ultimo grado quello finalmente definitivo e che per definizione sforna l’insidiosa verità di cui sopra che abbia fatto comunella con le persone sbagliate ma no che non erano sbagliate perché anche loro stavano dalla parte degli <em>olìgoi</em> e non dei <em>pollòi</em> e questo era il loro merito fondamentale però meno male che ora i giudici sempre questi provvisori della seconda fase di giudizio c’è sempre il tremito dell’attesa del terzo hanno detto che dal 1992 in poi Marcello ha fatto il bravo e ha trovato tutte delle nuove comunelle molto più sane che certo non vanno confuse malgrado la fuorviante <em>comune</em> etimologia con le comunisterie che invece stavano dalla parte dei <em>pollòi</em> e non degli <em>olìgoi</em> e anzi queste nuove comunelle nacquero apposta per combattere le comunisterie guardate un po’ le stranezze dell’étimo!</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/06/30/ustica-viareggio-e-le-altre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 20:53:24 by W3 Total Cache
-->