Tag: giacomo sartori

Il canale bracco

 

di Marino Magliani

(mi è sempre molto difficile scegliere un passo da postare in un testo di Magliani, perché vorrei poterne poi aggiungere anche un altro, e poi un altro ancora … e insomma mettere tutto; e con questo “Il canale bracco” più che mai; sempre i suoi ingredienti minimi, di disarmante pedissequità, e qui forse ancora più titubanti, quasi sfiancati, e più autoironici, ma poi i soliti improvvisi e abissali corti circuiti, gli usuali affondi poetici, quasi dolorosi di bellezza, i suoi distillati di saggezza, quasi messi lì per caso, quasi essi stessi a disagio, desiderosi di farsi dimenticare; perché certo la sua è magnifica scrittura, ma c’è dietro il suo mondo, o insomma un mondo, che spinge e pulsa e alita, misterioso e struggente nella sua maschera di semplicità, che a momenti quasi ci fa dimenticare la scrittura; dove siete seriosi critici militanti, sapete leggere un testo, capite qualcosa, sapete riconoscere la musica di un pensiero, il bisbiglio perentorio e toccante ma anche manigoldo – niente di meno naif – di un’anima?; e voi grandi e medi editori, con le vostre certezze su cosa può piacere ai lettori (li conoscete?), le vostre altezzose e pavide certezze, i vostri colpevoli conformismi?; ma mi scuso per la mia tracotanza, certo fuori luogo, certo ridicola, patetica, trattandosi in sovrappiù di un amico, e ringrazio l’editore per la disponibilità; GS)

Man mano che proseguo sul molo lungo, vado notando due pilastri di ferro e una grata.… Leggi il resto »

ma dove vai

di Giacomo Sartori

ma dove vai

con quei passetti

cosa sgambetti

ancora ti alleni

con gravità di atleta

su e giù per il giardino

bimbina vecchia

(quasi un secolo

fascismo compreso!)… Leggi il resto »

Sostiene Pereira

di Marino Magliani, con illustrazioni di Marco D’Aponte (tratte dalla loro graphic novel “Sostiene Pereira”, Tunué, 2014)

copertina_web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esistere con un passo indietro e l’altro che scalpita non perché si vuol andare chissà dove, ma perché fisicamente non si riesce a stare a lungo con un piede posato e l’altro per l’aria.

Alcune domande a Alberto Casadei su “Letteratura e controvalori”

intervista di Giovanni Turi

Letteratura e controvalori, pubblicato da Donzelli nella collana Saggine, raccoglie alcuni interventi di Alberto Casadei, docente di Letteratura italiana presso l’Università di Pisa, sul paradigma critico di Auerbach (cap. I), sulla possibilità in epoca contemporanea di una narrazione realista che si confronti anche con gli altri media (cap.… Leggi il resto »

La bestiaccia (da “Rogo”)

#BadMommyDay3

 

 

 

di Giacomo Sartori

Anna non riesce a connettere, non sa più nemmeno dov’è, non sa più niente. Sa solo che un fuoco le brucia la carne. Un rogo la scardina, come succede ai tetti che ardono, quando le travi di legno crepitano e si sgretolano, franano su loro stesse.… Leggi il resto »

Parole di terra

di Pierre Rabhi

(dall’introduzione dell’autore a “Parole di Terra”, per gentile concessione dell’editore Pentagora)

Il personaggio di Tyemorò è nato dalla mia immaginazione e rappresenta tutto ciò che provo, in termini di amore, compassione e ammirazione, per i contadini autentici.… Leggi il resto »

Pierre Rabhi, la terra, l’agroecologia, i Colibrì

di Massimo Angelini (sempre per gentilissima disponibilità di Pentagora, pubblichiamo la biografia di Rabhi, che chiude il volume “Parole di terra”)

Agricoltore, scrittore e pensatore, Pierre Rabhi nasce nel 1938 nel Sud dell’Algeria. Dopo la morte della madre, è affidato a una coppia francese; in seguito alla Guerra d’Algeria, lascia gli studi e, a vent’anni, si trasferisce a Parigi, dove lavora come operaio specializzato.… Leggi il resto »

La terra, il paesaggio, la letteratura

di Angelo Ferracuti

Girando parecchio l’Italia, negli ultimi periodi mi sono reso ancora di più conto di come il paesaggio marchigiano, fermano, mi appartenga interiormente in modo molto forte per intima consonanza. Come questo condizioni il mio umore, un’idea estetica in generale, persino lo stile, la scrittura che adopero, l’organizzazione dello spazio, e come non riesco a staccarmene, nonostante poi la vita di provincia sia in realtà abbastanza claustrofobica e fisiologicamente noiosa.… Leggi il resto »

I colori della terra

di Vincenzo Pardini

Aristide, d’estate, aveva preso a tornare nella sua terra. Calzati i vecchi scarponi che teneva nella casa nativa, si inerpicava lungo la mulattiera di infanzia e adolescenza. Era cambiata. Cespugli e alberelli si stavano impossessando dell’impiantito di sassi e di pietre, le selve dei castagni s’erano infittite, alcuni di quelli antichi erano crollati come guerrieri sconfitti.… Leggi il resto »