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	<title>gianluca codeghini &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Materiali per due mostre: Gianluca Codeghini a Siena e a Firenze</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/10/16/materiali-per-due-mostre-gianluca-codeghini-a-siena-e-a-firenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 05:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andra Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Grazioli]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca codeghini]]></category>
		<category><![CDATA[musica contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[rumore]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Jacoviello]]></category>
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					<description><![CDATA[Materiali e note sul lavoro artistico di <strong>Gianluca Codeghini </strong> <br /> a partire da due mostre personali: From Dust to Noise (Firenze) e NoiSe >< Derive (Siena), incentrate sul rapporto tra immagine e rumore. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Raccolgo qui testi e immagini relativi al lavoro artistico e musicale di Gianluca Codeghini, amico, collaboratore, e soprattutto protagonista di due recenti mostre personali dedicate al rapporto tra la dimensione visiva e quella sonora.</p>
<p>La prima mostra, intitolata <em>Blast: From Dust to Noise</em>, è a cura di Elio Grazioli presso la galleria <strong>Frittelli Arte Contemporanea</strong> a Firenze (26 giugno – 28 settembre 2025). La seconda mostra costituisce un progetto più ramificato dal titolo <em>NoiSe &gt;&lt; Derive</em> ed è a cura di Stefano Jacoviello all’interno di <em>Derive</em> della Chigiana International Festival &amp; Summer Academy 2025 (Siena, 8 luglio &#8211; 14 settembre 2025). Quest’anno l’istituzione ha realizzato un focus ispirato all’opera del compositore francese Pierre Boulez, di cui ricorre il centenario della nascita. Il progetto ha diversi livelli di complessità e complicità in quanto è il risultato di collaborazioni tra diversi istituzioni, coordinate dal direttore artistico della Chigiana Nicola Sani. Codeghini ha così potuto confrontarsi attivamente con tre sedi diverse, dentro e fuori le mura di Siena: con l’<strong>Accademia Chigiana </strong>promotrice del progetto, con il <strong>Complesso</strong> <strong>Muse</strong><strong>ale S. Maria della Scala </strong>e con lo spazio <strong>InnerRoom</strong> space concept ospitato nel negozio di coppe e medaglie Fusi&amp;Fusi nella zona fuori mura Open Toselli, insolita sede periferica in un’area di transito.</p>
<h3 style="text-align: center;">∴ ∴</h3>
<p class="Corpo"><span lang="IT" style="font-size: 14.0pt;">Cosa ascoltiamo quando vediamo un rumore o cosa vediamo quando lo ascoltiamo? Quale è la sua consistenza, la sua natura e il suo punto d’incontro o è più un luogo di scontro, di rottura e provocazione? Non è così semplice decodificare quanto accade in una mostra di Gianluca Codeghini, gli elementi in gioco sono molteplici e accadono sempre un momento prima o poco dopo, risultando volutamente tanto assertivi quanto sfuggenti. Anche la materia con cui esercita il suo punto di vista non è mai la stessa, così che queste sue mostre tra Firenze e Siena sembrano avere più autori, a volte uno e in certi nessuno e questo perché Codeghini gioca a forzare i limiti dei concetti, a muoversi sui bordi delle cose, a confondere se stesso e gli altri <i>al punto tale</i>, cito da un suo testo, <i>da lasciare nella memoria il dubbio di aver ascoltato altro o di non aver ascoltato affatto</i>, una condizione che declina su tutto il suo operato che sia linguistico, performativo, visivo o musicale.</span></p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116416 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-300x200.jpg" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-150x100.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-696x464.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal-630x420.jpg 630w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/000piecemeal.jpg 1000w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Piecemeal, 21 luglio chiesa di Sant’Agostino in Siena (ph. Roberto Testi)</em></p>
<p><em>Piecemeal</em> (2008/2025) una partitura per coro dalla doppia natura: installazione sonora diffusa lungo il percorso del Complesso Museale di Santa Maria della Scala per tutta la durata della mostra, e performance dal vivo eseguita il 21 luglio nella chiesa di Sant’Agostino a Siena dal Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”, diretto da Lorenzo Donati. L’opera è una semplice e al tempo stesso improbabile azione vocale, in cui i coristi cercano di dare forma a un’idea andando oltre il proprio ruolo. Si trovano confrontati con una condizione in cui ogni tecnica non serve più, è annullamento, perché si entra in uno stato di sospensione, aleatorio, fatto di rumori, un piacevole “rumore bianco”, che invita alla condivisione e crea complicità tra esecutori e ascoltatori.</p>
<h3 style="text-align: center;">∴ ∴</h3>
<p class="Corpo"><span lang="IT" style="font-size: 14.0pt;">Nella sede della Chigiana troviamo l’installazione al neon <em>NoiSe</em> (2003), la stanza è totalmente avvolta da una luce azzurra.</span></p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116418 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-214x300.jpg" alt="" width="600" height="843" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-214x300.jpg 214w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-729x1024.jpg 729w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-768x1079.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-1093x1536.jpg 1093w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-1458x2048.jpg 1458w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-150x211.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-300x421.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-696x978.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-1068x1500.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg-299x420.jpg 299w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/01Noise.jpg.jpg 1500w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Noi se (scritta neon azzurro) 2003.</em></p>
<p>La materia di Codeghini, in effetti, è il rumore: non quello assordante che copre, ma quello impercettibile che rivela. È il sussurro che disturba l’inerzia, lo scarto che interroga il visibile, il dubbio che ci obbliga a guardare e a pensare lateralmente. Le sue opere ci disarmano: non offrono soluzioni, ma ci restituiscono il senso della complessità e del limite.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116490 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-1024x600.jpg" alt="" width="600" height="351" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-1024x600.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-300x176.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-768x450.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-1536x900.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-150x88.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-696x408.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-1068x625.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile-717x420.jpg 717w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/02smile.jpg 1600w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Don’t Stop Smiling</em>. 2005-2025.</p>
<p>Si tratta di opere dall’apparenza innocua che producono processi attivi al punto tale da lasciare nella memoria il dubbio di aver prodotto altro o di non averlo fatto affatto. C’è sempre una via di fuga nell’interpretazione di un’opera, un gesto o suono di Codeghini; è come se la loro funzione non dipenda da ciò che sono ma dalla possibilità di essere altro. In un testo del catalogo, Cristiano Leone focalizza quanto siano disarmanti queste opere che in apparenza non offrono soluzioni, ma ci restituiscono il senso della complessità e del limite, perché: &#8220;come ci insegna Codeghini, è proprio là dove il linguaggio si inceppa, che comincia il vero ascolto. E anche una deriva, se accolta con fiducia, può diventare un’origine.&#8221;</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116491 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-793x1024.jpg" alt="" width="600" height="775" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-793x1024.jpg 793w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-232x300.jpg 232w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-768x992.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-1189x1536.jpg 1189w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-150x194.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-300x388.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-696x899.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-1068x1380.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto-325x420.jpg 325w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/03muto.jpg 1200w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Entrée (colore nero non fissato su vetro), 1991/2001</em></p>
<h3 style="text-align: center;">∴ ∴</h3>
<h3><em>Non abbiamo compiuto un passo importante, semplicemente stiamo provando.</em></h3>
<p>Alessandro Broggi, <em>Noi</em>, Tic, Roma 2024</p>
<p>Alessandro Broggi, scomparso di recente, è una presenza costante e imprescindibile di questa mostra. Tra i due è nata una collaborazione costante e intensa dopo il loro incontro nel Parco di Veio alla Fondazione Baruchello per Roma Poesia nel 2007. Questa frase la troviamo sia esposta in mostra che sul catalogo, insieme ad altre che accompagnano e introducono molte riflessioni del curatore Stefano Jacoviello.</p>
<p>Scrive quest&#8217;ultimo, nel suo intervento intitolato <em>Se noi</em> :</p>
<p style="padding-left: 40px;">Noi non è dunque affatto un’espressione pacifica. Diverso dall’io, dal tu, dall’essi, deitticamente stabili, noi contiene una comunità con le sue inevitabili turbolenze<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Perché dentro quel noi nascono le individualità dei sé: si sottraggono all’ omogeneità per un miraggio di indipendenza, confidano nel sentirsi autonomamente proprie, si incontrano e confrontano, si rispecchiano e si rinfacciano. La scissione continua delle identità – che non sono mai date di per sé ma nascono congiuntamente nella relazione che le interdefinisce –, questa rigenerazione dell’insieme scaturita dal dividersi testardo in elementi più piccoli, rapidi, apparentemente slegati, provoca la vitalità della comunità e il rumore che ne deriva.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Un rumore che è il resto di una continua trasformazione: invade infinitamente lo spazio neutro che ci circonda, impedisce di tracciarvi una rotta e sulla spinta di una indefinibile mancanza ci conduce alla deriva. Il rumore è il fuori-campo che cerca disperatamente l’orizzonte del fuori-senso. È l’insignificante che si sottrae alla forma per restare disponibile a prenderne un’altra, e poi eventualmente lasciarla sotto l’impulso di un contatto improvviso, di un gesto inatteso. Il rumore è il sintomo della presenza imminente del senso, che resta sulla soglia della comprensione, in attesa che qualcuno ne senta la pressione oppure la convogli nell’indifferenza silenziosa.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Paolo Fabbri, “Identità: l’enunciazione collettiva”, in <em>aut aut</em>, 385, 2020.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116526 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-1024x614.jpg" alt="" width="600" height="360" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-1024x614.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-300x180.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-768x461.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-150x90.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-696x418.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-1068x641.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti-700x420.jpg 700w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/04gatti.jpg 1200w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Crudeltà unite, 2025</em></p>
<p>In mostra troviamo anche una selezione di video. Ne ricordo almeno tre che hanno una valenza sia installativa che documentale. Il primo ha come titolo <em>Dalle stalle alle stelle </em>(1993) ed è un’azione rumoristica durata tre giorni e tre notti tra i sassi di Matera, una performance dissipativa realizzata grazie al supporto di G. Magnabosco al sax giocattolo. Il secondo video dal titolo <em>Crudeltà inaudite</em> (2007), realizzato al Mart di Rovereto in collaborazione con D. Bellini, ha come protagonisti due gatti che abbattono delle armate di soldatini bianchi (oltre seimila) in uno scenario metafisico con una colonna sonora realizzata appositamente dall’autore, utilizzando gli intonarumori di Luigi Russolo. Il terzo video <em>There</em><em>’</em><em>s still for a bit </em>(2017) ha sempre la stessa natura e documenta alcuni concerti ad personam in cui Codeghini, con l’ausilio di caramelle effervescenti, si avvicina all’orecchio dello spettatore, offrendogli un concerto in esclusiva della durata di circa un minuto.</p>
<h3 style="text-align: center;">∴ ∴</h3>
<p>Sulla mostra <em>Blast: from dust to noise</em> alla Galleria Frittelli di Firenze, vale la pena di citare questo passaggio del curatore Elio Grazioli, presente nel catalogo:</p>
<p style="padding-left: 40px;">La polvere è della materia, e con essa dell’immagine, della realtà e del linguaggio, quello che il rumore è del suono, dell’armonia, del canone in quanto polveroso. Non si tratta di un elogio della distruzione, di un discorso nichilista, tutto va in frantumi, polvere alla polvere, bensì di un <em>blast</em>, una esplosione, cioè di una strategia nientemeno che rivelatrice anzi, di una polvere che diventa figura, benché e anzi propriamente altra, differente – nel duplice senso della parola – e di un rumore che evidenzia i caratteri del suono invece che darli per scontati e in tal modo subirli. Naturalmente c’è anche della trasgressione, senza la quale è ormai impossibile aprire gli occhi e gli orecchi…</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116530 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-696x1024.jpg" alt="" width="600" height="883" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-696x1024.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-204x300.jpg 204w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-768x1130.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-1043x1536.jpg 1043w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-150x221.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-300x442.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-1068x1572.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0-285x420.jpg 285w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/749_0.jpg 1106w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Elusive void of pleasure, 2019</em></p>
<p>Concludo con un riferimento a <em>Flaw order</em>, uno dei miei pezzi preferiti. Ognuno ha sognato di vedere concretizzata la frase fatta: un elefante in una cristalleria. Codeghini ci offre la sua versione rock di questa frase. Si tratta di un&#8217;azione performativa consistente nel &#8220;suonare&#8221; una batteria allestita con oggetti di vetro e ceramica (vasi, tazzine, caraffe, statuette, ecc.), che sostituiscono rullanti, piatti e charleston. L&#8217;uso di questa baterria-scultura coincide con una composizione specifica per rumori di porcellana e vetro in pezzi, ma una volta terminata la distruzione, rimane comunque una forma sparpagliata e residuale, che non cessa di esistere anche se sono ormai subentrati il silenzio e l&#8217;immobilità.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-116528 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1024x427.jpg" alt="" width="600" height="250" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1024x427.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-300x125.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-768x320.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1536x640.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-2048x854.jpg 2048w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-150x63.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-696x290.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1068x445.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1920x800.jpg 1920w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/826_0-1008x420.jpg 1008w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Flaw order</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CATALOGO DEGLI ARGOMENTI MAGGIORI E MINORI, DIFFICILI E ECCEZIONALI, IMPORTANTI E PERICOLOSI</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/08/02/catalogo-degli-argomenti-maggiori-e-minori-difficili-e-eccezionali-importanti-e-pericolosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 09:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca codeghini]]></category>
		<category><![CDATA[lista degli argomenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mi rimangono poche cose da dire]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[scritture di ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Andrea Inglese</strong><br /> Mi rimangono poche cose da dire / ovvero gli argomenti ultimi: / i reticoli dei condizionamenti / le visuali implicite / le strutture che stringono...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Mi rimangono poche cose da dire**</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ovvero gli argomenti ultimi:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>i reticoli dei condizionamenti</p>
<p>le visuali implicite</p>
<p>le strutture che stringono</p>
<p>il sistema morfologico dell’indoeuropeo</p>
<p>la visione bioculare</p>
<p>l’idrogeno nel corpo umano</p>
<p>i presupposti che guidano</p>
<p>le materie d’indirizzo</p>
<p>l’attrito per passeggiare</p>
<p>le paure interiorizzate</p>
<p>l’uomo col cucchiaio e col coltello</p>
<p>i passi nel corridoio</p>
<p>il grattare notturno dietro l’armadio di noce</p>
<p>la sintassi innata</p>
<p>la mano di sole cinque dita</p>
<p>la dominanza del sonno</p>
<p>la centralità della veglia</p>
<p>la donna con il fazzoletto sollevato</p>
<p>il persuasore dichiarato</p>
<p>il suggeritore elusivo</p>
<p>l’angoscia del tutto</p>
<p>*</p>
<h3>Sono rimaste le cose più importanti</h3>
<h3>Le cose ultime da dire</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ovvero gli argomenti principali:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>le vacanze in un posto dove non c’è nessuno</p>
<p>il trionfo del lavoro sottopagato</p>
<p>l’amore senza il pericolo di devastazione</p>
<p>la salita in cima alla montagna</p>
<p>la trasparenza dei sentimenti</p>
<p>la cancellazione dei rapporti di parentela</p>
<p>la donna senza preoccupazioni</p>
<p>la possibilità mai esclusa del salto dal balcone</p>
<p>la difesa dei vecchi mai esistiti valori</p>
<p>la responsabilità diluita della massa</p>
<p>l’io come puntello della massa</p>
<p>le allucinazioni facilitanti</p>
<p>la chiaroveggenza infantile</p>
<p>chi passa per la cruna di un ago</p>
<p>la mente fragile sempre sul punto di rompersi</p>
<p>l’enigma del tempo che non passa</p>
<p>perché la notte fa paura anziché il giorno</p>
<p>se la prepotenza sia la soluzione finale</p>
<p>i fondamenti della matematica</p>
<p>i fondamenti della montagna</p>
<p>*</p>
<h3>La società in cui viviamo</h3>
<h3>Di questo bisognerebbe parlare</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ovvero degli argomenti umani:</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>cataclismi o rivoluzioni</p>
<p>la vita migliore o la bella vita</p>
<p>macchine desideranti o annullamento del desiderio</p>
<p>introduzione della civiltà o completamento della barbarie</p>
<p>fare tutto a piedi o sorvolare gli ostacoli</p>
<p>mangiare polvere o carne di cervo</p>
<p>servitù volontaria o libertà inconsapevole</p>
<p>intelligenza artificiale o demenza innata</p>
<p>seguire qualcuno o essere inseguiti</p>
<p>filantropia o tortura</p>
<p>familismo amorale o partito unico</p>
<p>ginnastica dolce o competizione amara</p>
<p>vecchi tabù o invenzioni criminali</p>
<p>sanzioni economiche o napalm</p>
<p>terra piatta o cervelli in provetta</p>
<p>il giusto mezzo o nessun limite</p>
<p>l’importanza del radicamento o la vita in orbita</p>
<p>le ciabatte o i piedi nudi</p>
<p>virginità prematrimoniale o pedofilia</p>
<p>cucchiaio o forchetta</p>
<p>*</p>
<h3>Perché non riesce a capirle le cose</h3>
<h3>È semplice</h3>
<h3>Quelle stesse che deve dire da anni</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ovvero gli argomenti taciuti:</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>la lunghezza del mio sesso</p>
<p>la durezza del mio sesso</p>
<p>la forma dei miei seni</p>
<p>la curva del mio naso</p>
<p>la quantità dei mie capelli</p>
<p>la centralità del mio ombelico</p>
<p>la compattezza delle mie natiche</p>
<p>la maternità di mia madre</p>
<p>la fraternità dei miei fratelli</p>
<p>la visibilità di mio padre</p>
<p>la pericolosità della famiglia</p>
<p>la follia della vita associata</p>
<p>l’incompetenza dell’essere supremo</p>
<p>la mia irrilevanza</p>
<p>la fragilità del sistema finanziario</p>
<p>l’inaffidabilità della teoria</p>
<p>l’incorreggibilità della prassi</p>
<p>la mia morte</p>
<p>l’inutilità delle misure d’urgenza</p>
<p>*</p>
<h3>Non riesce mai nonostante gli sforzi</h3>
<h3>A dire cose così grandi</h3>
<h3>Più grandi di colui stesso che le dice</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ovvero degli argomenti magnifici:</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>la metropoli di merda</p>
<p>la montagna di cadaveri</p>
<p>la capienza del nulla</p>
<p>la generosità della morte</p>
<p>l’efficacia dell’estinzione</p>
<p>la pandemia interstellare</p>
<p>l’eterno ritorno del fascismo</p>
<p>l’uomo come amministratore delegato dell’universo</p>
<p>le celebrazioni del buco nero</p>
<p>la bancarotta terrestre</p>
<p>il capitalismo come condizione umana</p>
<p>l’uomo bianco come educatore dell’umanità</p>
<p>l’oceano di detriti</p>
<p>la solidità dell’allucinazione</p>
<p>l’iperattivismo dell’ignoranza</p>
<p>l’estrazione del caos</p>
<p>la trasmissione infallibile degli errori</p>
<p>l’incompetenza dei centri nevralgici</p>
<p>l’inno mondiale degli uomini provvidenziali</p>
<p>*</p>
<h3>Perché le cose più facili sono anche le cose più inutili</h3>
<h3>Perché le cose più inutili sono anche quelle più piccole</h3>
<h3>Quelle meno vere</h3>
<h3>Quelle che sentite ovunque</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ovvero degli argomenti inconsistenti:</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>le baldorie in automobile</p>
<p>le conversazioni notturne sui treni</p>
<p>bere dalla borraccia</p>
<p>l’immobilità del gatto</p>
<p>mordere la pelle per scherzo</p>
<p>le nervature della foglia</p>
<p>trovare il cacciavite adatto</p>
<p>buttare via i giornali vecchi</p>
<p>il suono delle gazze</p>
<p>le urla dei giovani che rientrano</p>
<p>mettere una mano in acqua</p>
<p>dormire quando si ha sonno</p>
<p>le chiome elastiche dei pioppi</p>
<p>le grandi nuvole che non oscurano l’azzurro</p>
<p>una frase che nessuno capisce</p>
<p>un verso che scioglie alcuni nodi mentali</p>
<p>leccare l’intimità altrui</p>
<p>fingere di strangolare chi ami</p>
<p>*</p>
<p>**</p>
<p>Questo è un lavoro di &#8220;espansione&#8221; di un testo già pubblicato in <em>Il rumore è il messaggio (</em>[diaforia 2023), dal titolo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=HFqpKDQ7Ljo"><em>Mi rimangono poche cose da dire</em></a>, e di un progetto musicale e artistico (con lo stesso titolo) in collaborazione con <strong>Gianluca Codeghini.</strong></p>

<p class="has-drop-cap"> </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riscrizione di mondo #2 – programma &#038; istruzioni per l’uso (26.5 Milano)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/05/20/riscrizione-mondo-2/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2017/05/20/riscrizione-mondo-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2017 05:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Qui diamo il programma dettagliato, e le istruzioni per l’uso (19) di una mentalità intraterrestre. &#160; Per ognuno di noi ci sono circa 200.000.000 insetti (una biomassa importante). Sediamoci al tavolo con loro, con pazienza e cordialità. ⇓⇓⇓ venerdi 26 maggio &#8211; dalle 18.00 alle 21.00 VIR VIAFARINI via Carlo Farini 35, 20159 Milano Un incontro tra pratiche artistiche, poetiche, scientifiche a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">Qui diamo il programma dettagliato, e le istruzioni per l’uso (19) di una mentalità intraterrestre.</span></span></em></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68400" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu.jpg" alt="Web" width="1800" height="600" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu.jpg 1800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu-300x100.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu-768x256.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu-1024x341.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">Per ognuno di noi ci sono circa 200.000.000 insetti (una biomassa importante). Sediamoci al tavolo con loro, con pazienza e cordialità.</span></span></h5>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓</p>
<p><span style="font-family: times; font-size: x-large;">venerdi <strong>26 maggio</strong> &#8211; <strong>dalle 18.00 alle 21.00</strong><br />
</span><span style="font-family: Times; font-size: large;">VIR VIAFARINI via Carlo Farini 35, 20159 <strong>Milano</strong></span></p>
<div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-family: Times;"><i>Un incontro tra pratiche artistiche, poetiche, scientifiche a cura di Gianluca Codeghini e Andrea Inglese<br />
</i></span></span></div>
<div></div>
<div>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: Times;"><i>Performances, micro-conferenze, letture, proiezioni, interventi musicali di:</i></span></span><span id="more-68031"></span></p>
<p><span style="font-family: Times;">Sergio Basso <i>con Elena Nico</i>, Dario Bellini <i>con Luca Iuliano e Mauro Scolara</i>, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Alessandra Cava, Biagio Cepollaro, Gianluca Codeghini, Stefano Delle Monache, Carlo Fei, Giuliano Guatta, Bruno Galantucci, Alessio de Girolamo e Luca Pancrazzi, Mariangela Guatteri, Cose Cosmiche <i>con Helga Franza e Silvia Hell</i>, Andrea Inglese, Salvatore Insana, Concetta Modica, Vincenzo Ostuni, Luca Rizzatello, Italo Testa, Fabrizio Venerandi, Alberto Zanazzo</span></p>
<p><span style="font-family: Times;"><a href="http://www.descrizionedelmondo.it/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.descrizionedelmondo.it&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323361000&amp;usg=AFQjCNGLyHPI2x-m_91tUQo778hZGRZjjQ"><span style="color: #1155cc;">www.descrizionedelmondo.it</span></a><br />
<a href="http://www.warburghiana.it/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.warburghiana.it&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323361000&amp;usg=AFQjCNFjVbCIjVcSu2epS9cWcbaEN4ytHQ"><span style="color: #1155cc;">www.warburghiana.it</span></a><br />
<a href="http://www.viafarini.org/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.viafarini.org&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323362000&amp;usg=AFQjCNE2c2m2OptuPDISTsL-PelVNY08Mg"><span style="color: #1155cc;">www.viafarini.org</span></a></span></p>
<p><span style="font-family: Times;"><a href="http://www.radioarte.it/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.radioarte.it&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323362000&amp;usg=AFQjCNHEJ9Edk6I-80uT44j20HJXjTJQ_A"><span style="color: #1155cc;">www.radioarte.it</span></a><br />
<span style="color: #1155cc;"><br />
</span>⊗<br />
</span></p>
</div>
<div>
<div><span style="font-family: Times;">info e contatti</span></div>
<div><span style="font-family: Times;"><a href="http://www.viafarini.org/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.viafarini.org&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323362000&amp;usg=AFQjCNE2c2m2OptuPDISTsL-PelVNY08Mg"><span style="color: #1155cc;">www.viafarini.org</span></a> / <a target="_blank">archivio@viafarini.org</a> / <a href="tel:+39%2002%206680%204473" target="_blank"><span style="color: #1155cc;">+39 02 66804473</span></a></span></div>
<div><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68402" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/tenebriodi-II.jpg" alt="tenebriodi II" width="932" height="283" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/tenebriodi-II.jpg 932w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/tenebriodi-II-300x91.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/tenebriodi-II-768x233.jpg 768w" sizes="(max-width: 932px) 100vw, 932px" /></div>
</div>
<div></div>
<div>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">– con l’estensione della poesia anche il mondo tenderebbe all’estensione, anche il mondo che è già esteso si estenderebbe dell’estensione poetica supplementare, fate estendere la poesia che così estende il mondo, che il mondo è millimetricamente indifferente alla poesia, ma ne dipende logicamente, la poesia è logicamente nel mondo, nello spazio diseconomico, e ci inseriamo dentro un pezzo di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/distribuzione-di-oggetti-del-profondo-cielo-e-di-specie-dinsetti/">arte anti-antropocentrica</a>, insetto-centrica, (e galattico-centrica, magari) – </span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68403" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis.jpg" alt="alexandre Jamesion atlas coelestis" width="2441" height="501" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis.jpg 2441w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis-300x62.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis-768x158.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis-1024x210.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2441px) 100vw, 2441px" /></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">– l’estensione territoriale della poesia, (e dunque del mondo) avviene mediante appuntamento e colloquio con La Triangolo (M33), che è un disco largo e piatto sovente ricco di materia interstellare</span></span> <span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">ed un bulbo centrale ellissoidale formato da una popolazione di stelle vecchie e privo di materia interstellare. Le stelle giovani del disco sono classificate di Popolazione I, quelle vecchie del bulbo di Popolazione II. Anche noi dobbiamo ripopolarci, ognuno in Popolazione I e II, ma anche VII, anche XII, anche XXXI – allargandoci in Popolazioni ognuno avrà le voci che estendono mondanamente la poesia – </span></span></p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓⇓</p>
</div>
<p style="text-align: center;">PROGRAMMA DETTAGLIATO</p>
<p><strong>Sergio Basso</strong>, <em>Polaroid olfattive </em></p>
<p>(azione teatrale con <strong>Elena Nico</strong>)</p>
<p><strong>Dario Bellini</strong>, <em>Il Kouros</em></p>
<p>(scultura teatrale con <strong>Luca Iuliano</strong> e <strong>Mauro Scalora</strong>)</p>
<p><strong>Gherardo Bortolotti</strong>, <em>Quando arrivarono gli allieni</em></p>
<p>(lettura)</p>
<p><strong>Pietro Braione</strong>, <em>Symbolic execution of programs with heap inputs </em></p>
<p>(conferenza)</p>
<p><strong>Alessandro Broggi</strong>, <em>Una sindrome condivisa</em></p>
<p>(performance/installazione)</p>
<p><strong>Alessandra Cava</strong> e <strong>Salvatore Insana</strong>, <em>blue rooms+notice of storm</em></p>
<p>(video)</p>
<p><strong>Alessandra Cava</strong>, <strong>Gianluca Codeghini</strong> e <strong>Andrea Inglese</strong>, <em>Riscrizioni di mondo</em> (performance/installazione)</p>
<p><strong>Biagio Cepollaro</strong>, <em>Le qualità</em></p>
<p>(lettura)</p>
<p><strong>Cose Cosmiche</strong>, <em>&#8221; \ n&#8221; all&#8217;inizio di una riga, della riga successiva</em></p>
<p>(ping pong lecture con <strong>Helga Franza</strong>, <strong>Silvia Hell</strong> e altri)</p>
<p><strong>Stefano Delle Monache</strong> e <strong>Andrea Inglese</strong>, <em>Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato</em></p>
<p>(performance/installazione)</p>
<p><strong>Carlo Fei</strong>, <em>Come le onde</em></p>
<p>(performance)</p>
<p><strong>Bruno Galantucci</strong>, <em>Experimental semiotics What is it? What is it good for? </em></p>
<p>(conferenza)</p>
<p><strong>Alessio de Girolamo</strong> e <strong>Luca Pancrazzi</strong>, <em>Overcrowding</em></p>
<p>(performance musicale)</p>
<p><strong>Giuliano Guatta</strong>, <em>Ginnica del segno</em></p>
<p>(performance)</p>
<p><strong>Mariangela Guatteri</strong>, <em>Practognostica: il confine, il ginocchio</em></p>
<p>(performance)</p>
<p><strong>Concetta Modica</strong>, <em>Caleidoscope</em></p>
<p>(video)</p>
<p><strong>Vincenzo Ostuni</strong>, <em>Faldone</em></p>
<p>(lettura)</p>
<p><strong>Luca Rizzatello</strong>, <em>Tigre contro grammofono</em></p>
<p>(performance)</p>
<p><strong>Italo Testa</strong>, <em>I camminatori</em></p>
<p>(lettura)</p>
<p><strong>Fabrizio Venerandi</strong>, <em>Della terra, del corpo, del niente e delle sue parti</em></p>
<p>(installazione)</p>
<p><strong>Alberto Zanazzo</strong>, <em>Il sogno del kouros</em></p>
<p>(lettura e immagine proiettata)</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68411" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph.jpg" alt="_monographiederph" width="882" height="464" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph.jpg 882w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph-300x158.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph-768x404.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph-470x248.jpg 470w" sizes="(max-width: 882px) 100vw, 882px" /></p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓⇓</p>
<p style="text-align: center;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">ISTRUZIONI PER L’USO DETTAGLIATE</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span lang="FR" style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">1) Valère Novarina: “Vidons les hommes les uns dans les autres et qu’ils se joignent sans langage aux choses sans pourquoi. Merde à l’homme!”</span></span></p>
<p><span lang="FR" style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">2) siamo fittamente inquotidianati, scaviamo verso una luce stellare, ma sono gallerie più buie</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">3) disponiamo di: galassie a spirale, galassie ellittiche, galassie irregolari, galassie lenticolari, stelle doppie, ammassi aperti, ammassi globulari, nebulose diffuse, nebulose planetarie, resti di supernova, e tanto altro ancora</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">4) le fondamenta del mondo sono portate dagli artropodi, non scherziamo</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">5) nei film le gente è extraterrestre, nella vita è intraterrestre</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">6) non raccontiamo niente a nessuno</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">7) fu padre Scheiner (di Walda) che per primo osservò le macchie solari nel 1611 ma ben pochi gli prestarono fede</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">8) gli organi luminosi risultano costituiti di uno strato esterno di cellule raggruppate in lobuli</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">9) nel dialogo intratterestre le cose come le parole cadono a terra</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">10) un terreno arido e ghiaioso, con ciuffi di erba bruna avvizzita e bassi cespugli stentati, armati di spine</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">11) cambiare regime alimentare ogni dieci anni: essere una persona detritivora, xilofaga, fitofaga, carnivora, commensale e parassita di altre persone, coprofaga e necrofaga</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">12) in quella galassia l&#8217;attività di formazione stellare sta vivendo una fase intensa</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">13) l’estensione poetica delle specie avviene per svuotamento linguistico</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">14) nell’imitazione degli Ortotteri una persona deve amare il sole e cantare, infatti, specialmente i maschi, strofinando le zampe posteriori contro le ali anteriori, producono dei suoni particolari per attrarre le femmine</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">15) fatene molta, l’antimateria ha vita breve e non può essere immagazzinata, in quanto si annichilisce al primo contatto con la materia</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">16) entra presto in una grande pianura deserta, formata di sabbia, stagni salati o fango puro</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">17) l’estensione della poesia avviene per atrofia delle parole scritte e sviluppo di gesticolazioni mute</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">18) vedo nella mesosfera nubi nottilucenti o dormo</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">19) passare come una termite gigante tutta la vita nell’ambiente chiuso all’interno del monticello</span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68415" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/frontelocandina-05.jpg" alt="locandina 5" width="597" height="842" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/frontelocandina-05.jpg 597w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/frontelocandina-05-213x300.jpg 213w" sizes="(max-width: 597px) 100vw, 597px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Notizie dalla Descrizione del mondo ° 7/12/2016</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/12/07/notizie-dalla-descrizione-del-mondo-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 06:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; (sommario: Raffaella Aragosa, Gianluca Codeghini &#38; Andrea Inglese – in Riscrizioni di mondo – , Alessandra Greco, Lorenzo Casali e Micol Roubini, Luca Rizzatello, Laurent Grisel…) ‖ Non si potrebbe immaginare un tipo di scritti (nuovi) che, situandosi più o meno tra i due generi (definizione e descrizione), avrebbero del primo la sua infallibilità, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66073" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1-300x55.jpg" alt="audubon-1" width="300" height="55" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1-300x55.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1-768x141.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1-1024x188.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1.jpg 2000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66071" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2-300x51.jpg" alt="audubon-2" width="300" height="51" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2-300x51.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2-768x130.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2-1024x173.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2.jpg 1958w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66070" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3-300x44.jpg" alt="audubon3" width="300" height="44" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3-300x44.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3-768x113.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3-1024x151.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3.jpg 1979w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(sommario: Raffaella Aragosa, Gianluca Codeghini &amp; Andrea Inglese – in <em>Riscrizioni di mondo</em> – , Alessandra Greco, Lorenzo Casali e Micol Roubini, Luca Rizzatello, Laurent Grisel…)</p>
<p style="text-align: center;">‖</p>
<p style="text-align: center;"><em>Non si potrebbe immaginare un tipo di scritti (nuovi) che, situandosi più o meno tra i due generi (definizione e descrizione), avrebbero del primo la sua infallibilità, la sua indubitabilità, la sua brevità anche, e del secondo il suo riguardo per l’aspetto sensoriale delle cose.</em></p>
<p style="text-align: center;">Francis Ponge</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.earthcam.com/usa/newjersey/paterson/?cam=patersonfalls">‖</a><span id="more-65765"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ott.tvsm.pl/portal/start.php?c=cam&amp;id=16"><strong>L’immagine è un fatto. </strong></a></p>
<p style="text-align: center;">&amp;</p>
<p style="text-align: center;">La copertina è di <strong>Raffaella Aragosa</strong> (23 ottobre 2013)</p>
<p style="text-align: center;"><em> </em>&amp;</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/riscrizioni-di-mondo-progetto-performance/"><strong>Riscrizioni di mondo</strong></a></p>
<p><em> </em>Siamo partiti dal lavoro di tre autori – <strong><a href="https://www.descrizionedelmondo.it/john-james-audubon-1/">John James Audubon</a>, </strong><a href="https://www.descrizionedelmondo.it/elisee-reclus-4/"><strong>Élisée Reclus </strong></a>e <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/fabre3/"><strong>Jean-Henri Fabre </strong></a>– che, tra Ottocento e Novecento, hanno dedicato gran parte della loro esistenza a descrivere porzioni di mondo con intento scientifico e talento artistico prima delle codificazione dei linguaggi disciplinari, prima insomma che i loro oggetti fossero irretiti all’interno dell’archivio dei saperi istituzionali della scienza moderna. Di ognuno di essi abbiamo scelto un brano che fosse uno spunto per un’operazione di riscrittura. Audubon (1785-1851) è stato un esploratore, un cacciatore, un illustratore, un pittore e un ornitologo. Abbiamo utilizzato un brano del <em>Diario del Missouri</em> (1843), il quaderno di viaggio della sua ultima spedizione, che doveva documentare un nuovo progetto sui quadrupedi vivipari dell’America del Nord. Reclus (1830-1905) è stato uno dei pionieri della geografia ottocentesca, oltreché un anarchico militante. Il suo brano, incluso in un saggio dedicato alle Alpi (1869), riguarda la descrizione delle valanghe. Fabre (1823-1915), infine, è il fondatore dell’entomologia francese, e il brano è tratto da uno dei volumi (1900) di <em>Ricordi di un entomologo</em>.</p>
<p>Questi tre brani sono stati liberamente riscritti da quattro poeti francofoni (uno belga e tre francesi: <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/vincent-tholome-2/"><strong>Vincent Tholomé</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/5rec_forte/"><strong>Frédéric Forte</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/liliane-giraudon-8/"><strong>Liliane Giraudon</strong></a> e <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/suzanne-doppelt-10/"><strong>Suzanne Doppelt</strong></a>) e a loro volta queste testi sono state riscritti da altrettanti autori italiani (<a href="https://www.descrizionedelmondo.it/alessandra-cava-3/"><strong>Alessandra Cava</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/renata-morresi-6/"><strong>Renata Morresi</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/andrea-raos-9/"><strong>Andrea Raos</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/vincenzo-ostuni-11/"><strong>Vincenzo Ostuni</strong></a>).</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong> <img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66057" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/Lectures_sur_la_botanique_par_...Fabre_Jean-Henri_picc.JPEG-300x225.jpg" alt="lectures_sur_la_botanique_par_-fabre_jean-henri_picc-jpeg" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/Lectures_sur_la_botanique_par_...Fabre_Jean-Henri_picc.JPEG-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/Lectures_sur_la_botanique_par_...Fabre_Jean-Henri_picc.JPEG.jpg 657w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>&amp;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Rabdomanti</em>, testo inedito di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/rabdomanti/"><strong>Alessandra Greco</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>&amp;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Navi Cargo</em>, di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/navi-cargo/"><strong>Lorenzo Casali</strong> e <strong>Micol Roubini</strong></a></p>
<p style="text-align: center;">&amp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>In punta di fioretto</em>, immagini e video di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/in-punta-di-fioretto/"><strong>Luca Rizzatello</strong></a></p>
<p style="text-align: center;">&amp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Ceuta e Melilla (2007),</em> di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/ceuta-et-mellila-2007/"><strong>Laurent Grisel</strong></a></p>
<p style="text-align: center;">▒<em> <img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66059" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/La_terre___description_des_...Reclus_Élisée_carte-picc.JPEG-300x240.jpg" alt="la_terre___description_des_-reclus_elisee_carte-picc-jpeg" width="300" height="240" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/La_terre___description_des_...Reclus_Élisée_carte-picc.JPEG-300x240.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/La_terre___description_des_...Reclus_Élisée_carte-picc.JPEG.jpg 603w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></em></p>
<p><em>Sempre disimpariamo a fare poesia, fortunatamente non sappiamo (più) come farla, (ancora) dobbiamo provarci, muovendo dall’unica cosa che ci resiste, la cosa, una qualsiasi, che sia vicina o lontana, basta che sia nel mondo, e bisognerà dunque dirla, con quelle altre cose, le parole, che anche loro sono sufficientemente (ancora) strane, nel mondo. E le immagini anche, abbiamo disimparato a guardarle, sono (ancora) poco trasparenti, questa penombra delle immagini, la loro opacità, è la loro fratellanza con le cose. Se una qualche poesia comincia o comincerà (ancora), sarà dalle parti del mondo.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>EX.IT – MATERIALI FUORI CONTESTO, 2016 (presentazione e programma)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/05/04/ex-it-materiali-contesto-2016/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2016 12:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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		<category><![CDATA[edizione 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[Rassegna internazionale di scritture di ricerca a cura di Mariangela Guatteri e Giulio Marzaioli Per comprendere la realtà EX.IT è necessario entrarvi, farne un’esperienza, attivare modalità di lettura del territorio libere dall’incombenza di difenderlo; predisporsi a uno sguardo fluido, idoneo alla percezione delle aree più frammentate, ma non solo. «In un certo senso l’exit, l’esodo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Rassegna internazionale di scritture di ricerca a cura di <strong>Mariangela Guatteri</strong> e <strong>Giulio Marzaioli</strong></em></p>
<p>Per comprendere la realtà EX.IT è necessario entrarvi, farne un’esperienza, attivare modalità di lettura del territorio libere dall’incombenza di difenderlo; predisporsi a uno sguardo fluido, idoneo alla percezione delle aree più frammentate, ma non solo.</p>
<p><em>«In un certo senso l’exit, l’esodo, la defezione, è una sottrazione intraprendente, cioè non ci si può sottrarre se non fondando qualcosa di nuovo o, per prolungare il richiamo biblico, se non abbandonando l’Egitto inoltrandosi nel deserto e sperimentando lì forme di autogoverno che prima non erano neanche immaginabili.»</em><span id="more-61594"></span></p>
<p>Questa frase di Paolo Virno [<em><strong>I limiti del linguaggio</strong></em>, «<a href="https://exitmateriali.wordpress.com/2016/03/01/ex-it-2014-materiali-critici-fuori-contesto-il-libro/"><em>Ex.it 2014</em></a>», p.87] coglie in pieno la <em><strong>volontà </strong></em>di EX.IT che, fin dalla sua prima edizione (2013), ha messo in atto un’attitudine alla costruzione di <em><strong>ambienti </strong></em>instabili ma in forte relazione col mondo contemporaneo e le sue dinamiche, complessità e incongruenze. Questa volontà è di chi, di volta in volta, intende esercitarla; non appartiene a un singolo nome ed è di tipo collaborativo. Gli ambienti non sono da intendersi tanto come luoghi fisici quanto come modalità relazionali, e hanno la dimensione di uno sguardo che si dirotta e abbandona nicchie e confini letterari provando a porsi in relazione critica e creativa col mondo conosciuto, i suoi oggetti, le sue disposizioni.</p>
<p>EX.IT è un tentativo di esistenza – tanto degli autori quanto dei loro artefatti – basato sulla collaborazione e lo scambio, piuttosto che sulla contrapposizione a ciò che non è più ritenuto praticabile o necessario. Su tali volontà e modalità si fonda e organizza questa <em><strong>sottrazione intraprendente </strong></em>fatta di progetti, incontri, dialoghi e, soprattutto, intelligenze relazionali, che è EX.IT. Si immagini allora una forma non descrivibile e afferrabile con i soli e consueti riferimenti a stili, categorie, poetiche, luoghi, <em><strong>posture d’autore</strong></em>; a una formazione mobile composta da esponenti di differenti aree di pensiero e pratiche estetiche; e si immagini una libertà di azione del pensiero e delle sue possibili realizzazioni e manifestazioni: un modo di muoversi, di conoscere e mettersi in gioco che non ha preoccupazione di dove andare a collocarsi.</p>
<p>Volendo insistere, sempre per attitudine, in una ricerca che esplora e sperimenta le possibilità dei linguaggi – così come dei loro limiti –, l’edizione 2016 porta con sé, per metterla in circolo, l’energia (e la <em><strong>buona</strong></em> <em><strong>fatica</strong></em>) di progetti laboratoriali, collettivi e collaborativi concretizzati nell’arco del 2015. Si tratta di idee messe in azione dagli autori che hanno via via partecipato alle precedenti edizioni di EX.IT e alle varie iniziative collegate; questi autori hanno sentito l’esigenza di <em><strong>fare</strong></em>, oltre che di <em><strong>scrivere </strong></em>(nel senso ampio di produzione/postproduzione e organizzazione di segni, indipendentemente dal mezzo e linguaggio che li realizza). <em><strong>Fare </strong></em>significa prendersi responsabilità, diverse e ulteriori, quando ci si confronta con la propria necessità di installare – anche molto provvisoriamente – un’intuizione. Perciò c’è stato chi ha colto nella dimensione del <em><strong>fuori contesto </strong></em>la caratteristica essenziale di mobilità e indipendenza rispetto ai luoghi, alle persone coinvolte, ai mezzi, ai modi. Così, dalla prima edizione, si sono susseguiti eventi e circostanze che da EX.IT hanno preso impulso. Ora sono rimesse in circolo qui (non replicate); ma tradotte da altri luoghi, contesti, lingue, linguaggi.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Programma</strong></p>
<p style="text-align: center;">Albinea, 20-21-22 maggio 2016</p>
<p style="text-align: center;"><strong>EX.IT – materiali fuori contesto</strong></p>
<p>A cura di <strong>Mariangela Guatteri</strong> e <strong>Giulio Marzaioli</strong> con la collaborazione di <strong>Luca Rizzatello</strong> e <em>Una modesta proposta</em><br />
Curatori dei progetti : <strong>Giulio Marzaioli</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong> &amp; <strong>Gianluca Codeghini</strong>, <strong>Pietro D’Agostino</strong> &amp; <strong>Massimiliano Manganelli</strong>, <strong>Simona Menicocci</strong> &amp; <strong>Fabio Teti</strong>.<br />
Intervengono inoltre :<strong> Maurizio G. De Bonis</strong>, <strong>Luigi Magno</strong>, <strong>Antonio Loreto</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>Da <strong>venerdì 20 maggio</strong> in apertura di ciascuna giornata d’incontro</p>
<p>Couplets materiali sonori</p>
<p>di Alessandra Greco [testi e voce] e Luca Rizzatello [elettronica]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da <strong>sabato 21 maggio</strong></p>
<p>Tavolo di Libri risorti</p>
<p>Giovanni Spadaccini propone i libri e i Fogli Benway, i 2 volumi «Ex.it» 2013 e 2014), i libri che gli autori vorranno proporre, oltre una selezione di letteratura, poesia e saggistica del novecento. Prime edizioni, curiosità e rarità.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p><strong>Venerdì 20 maggio</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">ore 16,30</span></p>
<p><em>Visita guidata alle stanze di OT Gallery</em></p>
<p>a cura di Giulio Marzaioli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">ore 18,00</span></p>
<p><em> Riscrizioni di mondo</em></p>
<p>composizione per djset e azione poetica</p>
<p>a cura di Andrea Inglese e Gianluca Codeghini</p>
<p style="text-align: left; padding-left: 120px;">con la partecipazione di Alessandra Cava</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p><strong>Sabato 21 maggio</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">ore 10,30</span></p>
<p><em>Tra scrittura e fotografia. Alcune ipotesi</em></p>
<p>a cura di Pietro D’Agostino e Massimiliano Manganelli</p>
<p>intervengono Maurizio G. De Bonis e Luigi Magno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">ore 16,30</span></p>
<p><em>Prove d&#8217;ascolto. Scritture divergenti</em></p>
<p>Resoconti, materiali, dialoghi e letture</p>
<p>a cura di Simona Menicocci e Fabio Teti</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p><strong>Domenica 22 maggio</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">ore 10,30</span></p>
<p><em>Ex.it 2014. Materiali critici fuori contesto.</em></p>
<p>Il libro e dintorni</p>
<p><em>Una modesta proposta: </em>introducono Luca Rizzatello (per Prufrock spa), Mariangela Guatteri e Giulio Marzaioli (per Benway Series)</p>
<p>coordinano la discussione Antonio Loreto e Massimiliano Manganelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con la tavola rotonda itinerante <em>Una modesta proposta, </em>Luca Rizzatello (per le edizioni Prufrock spa), Mariangela Guatteri e Giulio Marzaioli (per Benway Series) introducono un dialogo intorno al volume di materiali critici «Ex.it 2014». Il libro raccoglie riflessioni e interventi di critici letterari ed esponenti di differenti aree di pensiero e pratiche estetiche intorno ai materiali pubblicati nel volume «Ex.it 2013». A partire dal libro, Antonio Loreto e Massimiliano Manganelli coordinano una discussione che possa tracciare linee di proseguimento delle riflessioni avviate.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA °  [i materiali]</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/03/16/libera-occupazione-poetica-i-materiali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2015 13:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[21 marzo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[collettivo Sparajurij]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizione del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[enrico donaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca codeghini]]></category>
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					<description><![CDATA[LIBERA OCCUPAZIONE POETICA è l&#8217;incontro collettivo che si terrà sabato 21 marzo 2015 a Torino, nella sede dell&#8217;Unione Culturale Antonicelli (Via Cesare Battisti, 4/b) a partire dalle 17.30. Presentiamo qui alcuni materiali che hanno contribuito alla preparazione di questo incontro. Quest&#8217;ultimo si è articolato intorno a quattro eventi principali: installazione + riflessione + manifesti + [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte1.png"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-52042" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte1-300x300.png" alt="cartolina-fronte" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte1-300x300.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte1-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte1-60x60.png 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte1-144x144.png 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte1-900x900.png 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte1.png 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> <a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/03/09/libera-occupazione-poetica-21-marzo-a-torino/">LIBERA OCCUPAZIONE POETICA</a> è l&#8217;incontro collettivo che si terrà <strong>sabato 21 marzo</strong> 2015 a <strong>Torino</strong>, nella sede dell&#8217;<a href="http://www.unioneculturale.org/"><strong>Unione Culturale Antonicelli</strong></a> (Via Cesare Battisti, 4/b) a partire dalle <strong>17.30</strong>. Presentiamo qui alcuni materiali che hanno contribuito alla preparazione di questo incontro. Quest&#8217;ultimo si è articolato intorno a quattro eventi principali: <em>installazione + riflessione + manifesti + lettere</em>. Eventi che corrispondono ad altrettanti modi di fare poesia possibilmente al di fuori, o al limite, dello specifico poetico.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA</strong>,</p>
<p>che vuol dire, se prendiamo i due ultimi termini, mestiere poetico, inerente alla poesia, ed è il lato derisorio della formula. In Italia, più che in qualunque altro paese d’Europa, l’attività poetica non può essere considerata degna non solo di un interesse mercantile (non produce profitto), ma neppure di un sostegno istituzionale (denaro pubblico per la poesia!!!!). <span id="more-51962"></span></p>
<p>Così non è altrove, dall’Islanda alla Romania, chissà per quali atavismi, esistono istituzioni che sostengono con un certa capillarità e sistematicità l’attività poetica. (In Italia si è probabilmente convinti di avere già tutta la cultura di cui si ha bisogno: si vive sulle antiche riserve, perché mai guardare al futuro?) Per cui, verrebbe voglia di disertare puntuali una “giornata mondiale della poesia”, se celebrata sul suolo patrio.</p>
<p>Il derisorio mestiere del poeta però è anche “libero”, e lo è in un senso non banale: nessuno chiede al poeta di scrivere quello che scrive. Vi è qualcosa di fuori fase, fuori tempo, fuori contratto nella comunicazione poetica, e questa dimensione, se davvero accolta, costituisce una rara posizione di forza di fronte alla miseria del discorso dominante, quello per cui, senza profitto, non c’è realtà, ed è quindi necessario essere realisti, ossia capitalisti, perché solo nel capitalismo il reale prende piede e al di fuori di esso non ci sono che vuote chimere.</p>
<p>Ben installata nell’irrealtà in cui tutto il realismo capitalistico l’ha relegata, la poesia può cominciare ad avere un suo margine di manovra: possiamo allora esplorare un significato ulteriore della formula iniziale. Possiamo procedere a un’OKKUPAZIONE POETIKA di spazio e di tempo, un’occupazione libera di spazio-tempo. E questo vuol dire imparare da quanto la scrittura poetica ci ha insegnato, e prolungare quel gesto, sconfinare dal foglio, o considerare una forma d’inscrizione più ampia, di scala maggiore, che vada dall’individuale al sociale, dalla bidimensionalità del testo stampato alla tridimensionalità dei corpi vocianti e semoventi nello spazio. Non perché si pretenda avanguardisticamente di cambiare il mondo o liberare la vita. Basterebbe impegnarsi a modificare, a rivoluzionare, tre o quattro abitudini, e con una certa regolarità. Abitudini individuali e collettive. Ma come?! Avete celebrato sull’altare della sacra crescita economica ogni forma di precarietà e flessibilità lavorativa, e poi pretendente che i nostri riti sociali, culturali, comunicativi siano sempre gli stessi, rassicuranti e prevedibili? Invece a noi va di occupare poeticamente quei riti, ossia c’interessa creare rumore, interferenza, perturbazione, e anche inutile, gratuita, insensata festa.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Andrea Inglese</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>⊗ ⊗ ⊗</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>DESCRIZIONE DEL MONDO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/jupiter-1.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-52046" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/jupiter-1-300x225.jpg" alt="jupiter 1" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/jupiter-1-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/jupiter-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/jupiter-1-900x675.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>1. Alla parola “descrizione”, un dizionario sentenzia: “rappresentare con parole i particolari d’un fatto, d’un luogo, d’un oggetto”. Ma se si volesse descrivere il mondo? La descrizione del mondo pare sia un’impresa impossibile, perché bisognerebbe farla da quel nessun luogo, in cui solo dio può situarsi. Solo gli scienziati vi si dedicano con una certa disperata tenacia, manovrando telescopi e microscopi, teorie e formule. Eppure, ogni rinnovata descrizione, per risibile e periferica che sia, come quella che s’introduce nel nostro quotidiano ancora prima che in qualsiasi arte, costituisce un contributo, tra innumerevoli altri perennemente ricomincianti, della descrizione del mondo, e come tale essa non può ogni volta che cominciare in loco e mirando a un particolare.</p>
<p>2. Ci sono alcune frasi del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein che possono essere ricordate in questa occasione:<br />
“2.04 La totalità degli stati di cose sussistenti è il mondo. (…) 2.06 (…) (Il sussistere di stati di cose lo chiamiamo anche un fatto positivo (…)). (…) 2.1 Noi ci facciamo immagini di fatti. (…) 2.141 L’immagine è un fatto.”<br />
Contro qualsiasi propensione spiritualistica, mentalistica, è importante ricordare che l’immagine di un fatto è un fatto, ha una sua materialità, si trova nel mondo, e lascia una traccia in esso, e non solo nelle menti o nelle coscienze.</p>
<p>3. Noi siamo uomini dalla doppia testa, uomini del passaggio, della transizione. Una nostra testa ha conosciuto descrizioni del mondo attraverso i libri, le tecnologie analogiche (radio, fotografia, cinema) e l’ancestrale operazione di graffiare, tramite un oggetto lordante, una superficie sufficientemente liscia e pulita. L’altra nostra testa ha conosciuto descrizioni del mondo attraverso le tecnologie digitali, e vive l’euforia della moltiplicazione incalcolabile delle azioni descrittive realizzate ogni secondo sulla rete informatica mondiale. Nello stesso tempo, questa seconda testa, possiede una strano rapporto con le tracce materiali delle nostre immagini del mondo: esse possono facilmente essere prodotte, diffuse, moltiplicate, archiviate, come se fossero di una sostanza liquida, gassosa, anzi immateriale.</p>
<p>4. Questo è un invito a partecipare a una mostra o, se volete, a partecipare ad un’installazione poetica collettiva. Vi chiedo insomma un contributo alla descrizione del mondo. Poiché la descrizione del mondo è impossibile, essa può essere inaugurata ogni volta da una gran quantità di punti e può consentire una grande libertà di approcci. L’approccio che vi propongo di adottare è quello che privilegi la nostra vecchia testa: quella che leggeva i libri, fotografa o conservava stampe fotografiche, scriveva a penna o con la macchina da scrivere, o disegnava con matite, pennarelli, colori a tempera. Vi invito dunque a contribuire attraverso tre tipologie di descrizione-reperto. Libri, fotografie analogiche, lettere scritte a mano, sono ormai non certo forme storicamente estinte di produzione materiale di descrizioni, ma forme rese obsolete, che presentano già un versante archeologico, di resto già in parte avulso e indecifrabile.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>5. Queste tre descrizioni-reperto possono essere leggibili o meno, così come possono essere interamente vostre creazioni o objets trouvés.</p>
<p>(…)</p>
<p>[Estratto dalla lettera d’invito all’installazione collettiva.]</p>
<p style="text-align: right;"><em>Andrea Inglese</em></p>
<p>⇓<br />
L’installazione dei materiali bidimensionali è a cura di <strong>Vittorio Passaro</strong> e <strong>Andrea Inglese</strong>.<br />
L’installazione sonora è a cura di <strong>Gianluca Codeghini</strong>.<br />
L’installazione dei materiali tridimensionali è a cura di <strong>Lorenzo Casali</strong> e <strong>Micol Roubini</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓</p>
<p><strong>oggetto: L!O!P!</strong></p>
<p>Caro Andrea,</p>
<p>Ho provato a scrivere quello che mi hai chiesto. Avrei voluto farne una cosa aforistica. Magari con un ritmo battente, tra comizio e commedia, che passasse con eleganza e irriverenza dalla filosofia all’estetica dell’attualità spicciola. Ma sono arrivato solo ad alcuni spunti, domande di partenza.</p>
<p>Da una parte -come tu proponevi- osservo che la descrizione del mondo è un fatto, quindi la descrizione della descrizione del mondo un’altro fatto, solo un pochino più esteso che contiene il precedente; e la descrizione della descrizione della descrizione ancora un altro fatto, e così via. Il molteplice fatto un’unità e accresciuto di uno. Paradosso della regressione all’infinito, simmetrico a quel tale che affermava di mentire. Non sarebbe allora meglio elevare una immagine della terra vista da International Space Station alla potenza dell’intero dizionario, da ‘abaco’ a ‘zuzzurellone’? O sono comunque solo deliri da fondamentalismo logico?</p>
<p>Forse, invece di grandi strategie per raggiungere equazioni totalitarie, è meglio adottare una tattica locale, immediata, sempre correggibile e, ancor più, sempre abbandonabile. Finanche cercare vie di fuga attraverso l’errore, piuttosto che conclusioni assolutistiche. Io comincerei pensando che l’arte/poesia è tutto quello che noi diciamo/vogliamo che sia. Che se l’arte/poesia sia un’occupazione libera, senza obbedire a un idea che ne definisca un orizzonte da riempire, lo stesso vale per l’identità e la società. Un’economia non di debito, ma in cui, rimettendo tutto in gioco, non ci sia nulla da perdere e tutto da guadagnare (non è forse questo che ci stanno insegnando i Greci?).</p>
<p>Il mondo è sempre occupato da qualcuno, perché non deve essere la nostra definizione a dargli un colore oggi? Più che una descrizione, direi che il mondo sia un momento da reclamare come proprio.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Mattia Paganelli</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>⊗ ⊗ ⊗</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>MANIFESTI PER IL XXI SECOLO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/chevaleyre-immagine-n-2.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-52048" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/chevaleyre-immagine-n-2-225x300.jpg" alt="chevaleyre immagine n 2" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/chevaleyre-immagine-n-2-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/chevaleyre-immagine-n-2.jpg 640w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p><em>Lettera d’invito</em></p>
<p>Per il 21 marzo, giornata mondiale della poesia, l’Unione Culturale Antonicelli ci mette a disposizione il suo spazio. Non siamo patiti delle giornate mondiali della poesia, ma abbiamo pensato che potrebbe essere l’occasione per cambiare un po’ i connotati a ciò che in Italia si tende a considerare come poesia. Vorremmo, ad esempio, riattivare la dimensione utopica della pratica poetica, che è stata ben presente durante tutto il Novecento, quando le grandi correnti avanguardistiche sono nate spesso per iniziativa dei poeti. Siamo certo più disincantati rispetto a quegli altisonanti programmi d’innovazione radicale dell’arte e della vita. E d’altra parte ci sembra che la dimensione utopica possa oggi sorgere quasi dal rasoterra, in zone più apparentemente periferiche e residuali o comunque minori. E ci pare che il modo migliore di scrivere un manifesto sia ancora una volta di utilizzare una lingua poetica, ossia una lingua non ancora del tutto parlata, acquisita, condivisa. Per questo motivo abbiamo pensato di invitarvi a collaborare, contribuendo a scrivere e presentare il vostro manifesto per il XXI secolo. Siete invitati a scriverlo, dal punto di vista formale, con la più grande libertà, in versi come in prosa, attraverso un sonetto o una performance, con il supporto di materiale video e sonoro, utilizzando il vostro semplice sistema di fonazione all’improvviso. Considerate solamente dei limiti di tempo. Sarete circa una dozzina, e grosso modo ognuno avrà a disposizione cinque minuti.</p>
<p>⇓</p>
<p><em>Se la terra si venisse a trovare all’interno di un grosso brillamento solare, un evento di per se stesso insignificante dal punto di vista astrofisico, la biosfera si sterilizzerebbe all’istante, e la catastrofe avrebbe sul brillamento un effetto tanto irrilevante quanto quello di una goccia di pioggia su un vulcano in eruzione. La biosfera in termini di massa, di energia o di qualsiasi misura astrofisica di rilievo, è una frazione insignificante della Terra, che è a sua volta una frazione insignificante del sistema solare. (A volte gli astrofisici dicono che il sistema solare è costituito dal Sole e da Giove: tutto il resto non è che una perturbazione.) Eppure il Sole è soltanto una stella secondaria alla penisola della Via Lattea, che è una delle tante galassie dell’universo conosciuto.</em> (David Deutsch, <em>The Fabric of Reality</em>, 1997)</p>
<p>Da ciò ne consegue che questa nostra insignificanza, moltiplicata insignificanza, c’impone almeno il dovere, la gioia anche, la malizia doverosa e gioiosa del perturbamento: tra il Sole e Giove, nella nostra lontana periferia vivente, storica, di esseri dalla vite breve, tutta ammazzata già dalle abitudini, nell’inizio del XXI secolo, noi possiamo perturbare, e anche interferire, e proprio perché l’Occidente, ossia la recente parentesi occidentale della storia, non vuol più fare nulla, diventare nulla, in questo annullarsi di giornate ogni minuto è un’occasione di perturbamento, di costruire un manifesto, molti milioni di manifesti, indirizzato ognuno a un istante, per poterlo già mutare e stravolgere, non ne basterà uno, di quelli certificati da un gruppo di artisti, ma ce ne vorranno molti di più, molto più instabili, sciami di manifesti, per il XXI secolo, se vorremo gioire, ben chini sulla superficie increspata della nostra insignificanza, con intorno ovunque anche tante macerie, tanti morti, tante cose che ormai non interferiscono nemmeno più, insignificanze silenziose, ubbidienti, imperturbabili.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Andrea Inglese</em></p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Manifeste</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Document standardisé, reprenant </em><br />
<em>l’ensemble du détail </em><br />
<em>de la marchandise chargée sur le navire. </em><br />
<em>Les manifestes doivent être remis à </em><br />
<em>bord avant le départ du navire. En cas </em><br />
<em>d’impossibilité de remettre à bord</em><br />
<em> le manifeste définitif au moment de </em><br />
<em>l’appareillage l’agent du navire remet au </em><br />
<em>commandant un manifeste provisoire</em></p>
<p>Quando una ventina d’anni fa organizzammo la rivista <em>Paso Doble</em> fu quasi naturale per noi della redazione consacrare un intero numero al tema del Manifesto. Che cosa volevamo dichiarare a tutti i costi e nella molteplicità di stili e personalità che ci caratterizzava? Un intento, un programma poetico o forse solo il bisogno di una direzione che potesse emergere dai desiderata di una ciurma a bordo di una “nave dei folli”. Ecco perché ci venne incontro la filologia di Alix Willaert che, avendo tra i propri antenati comandanti di navi e porti, ci regalò uno dei manifesti del nonno. Un manifesto, per i marinai, è il diario di bordo, in cui vengano indicati il carico, la rotta, e il senso del viaggio. Non avendo ben chiaro nessuno di questi dati il nostro manifesto complessivo non poteva che definirsi in tutta la sua provvisorietà. Pubblicammo per esempio un eccellente manifesto “timido” di uno scrittore marsigliese, Roc Sonnet, che più di altri incarnava la profonda contraddizione tra l’ampiezza del progetto e i mezzi reali a disposizione. Della parola manifesto avevamo interpretato da una parte la sua fattura manuale, il mettere le mani nelle questioni fondamentali dell’epoca che stavamo attraversando nel campo della politica e della letteratura, dall’altra ne volevamo cogliere il lato festivo, dada, collettivo e jubilatoire. Il nostro relatore di manifesto ideale sarebbe stato un balbuziente, un afono, un agorafobico, dalla mimica sballata e dalla postura incerta. Solo così si sarebbe potuta mostrare la frattura tra il mondo della teoria e della critica e la realtà in cui nessuna traduzione in pratica dei principi sembrava possibile. Cosa è cambiato in questi vent’anni? Nulla, apparentemente; la questione del precariato, gli integralismi religiosi, il modello neo liberista, globalizzazione, mondializzazione, crisi, parole che ricorrevano nelle nostre invettive “provvisorie” sembrano oggi più che mai comporre la traccia permanente dei nostri destini e lo stesso rumore di fondo di allora. Però non siamo cambiati nemmeno noi se a distanza di vent’anni ritroviamo nella parola manifesto lo stesso fascino d’un tempo, lo stesso desiderio di prendere il largo, d’imbarcarsi in viaggi lunghi e misteriosi, senza inchini agli scogli che presto o tardi ogni cargo che si rispetti incontra tributando loro solo la stessa attenzione di un avvistamento che si riserva alle ombre.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesco Forlani</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>⊗ ⊗ ⊗</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LETTERE AL PRINCIPE</strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/immagine-n-4-bis.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-52051" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/immagine-n-4-bis-300x225.jpg" alt="immagine n 4 bis" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/immagine-n-4-bis-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/immagine-n-4-bis-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/immagine-n-4-bis-900x675.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/immagine-n-4-bis.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Cari amici e amiche scrittori, o poeti, o somiglianti tali,</p>
<p>muovendo da alcune premesse, speriamo condivise, secondo cui:</p>
<p>a) qualunque sia la concezione oggi ufficiale della poesia in Italia, essa ci va un po’ stretta…</p>
<p>b) di tutti i miti più o meno obsoleti, che ancora sono connessi con la poesia e la figura del poeta, quello meno inutile ci sembra il mito di un originario antagonismo di chi scrive nei confronti della lingua che si parla; la lingua che si parla è la lingua della società presente, la lingua che ognuno tenta di scrivere e di dire è la lingua di una società a venire…</p>
<p>c) quello che ci interessa non è tanto allora una forma di poesia, ma un’arte della parola, che sia in grado di modificare, nel mondo della rappresentazioni dominanti, politiche, scientifiche, giornalistiche, i confini del visibile e del dicibile…</p>
<p>muovendo, quindi, da queste premesse, ti invitiamo a scrivere e a leggere pubblicamente all’Unione Culturale Antonicelli di Torino, la giornata del 21 marzo, una vostra lettera indirizzata a un Principe o Principessa, di quelli che, nelle istituzioni e nei governi di questo mondo, in quanto eletti o esperti, dittatori o capi spirituali, in modo legittimo o illegittimo, governano, dettano legge, determinano i nostri destini, si fanno portavoce della parola altrui.</p>
<p>Questa lettera potrà essere in versi o in prosa, non vi sono vincoli né formali né tematici. Chiediamo solo che la sua lettura non ecceda indicativamente i cinque minuti, per poter dare spazio ai diversi partecipanti.</p>
<p>L’unico vincolo formale sarebbe questo: il destinatario deve essere il più precisamente indicato, con nome e cognome, titolo e funzione pubblica, indirizzo istituzionale.</p>
<p>Il poeta statunitense Robert Crosson aveva l’abitudine di scrivere, in nome di un fantomatico College of Neglected Science, lettere a personaggi eminenti della politica del suo paese. Una lettera del 1 agosto 1992 è indirizzata a: Governor William Clinton / Candidate of the Democratic Party for the Presidency of the United States… Crosson, allora, e la sua Università della Scienza Negletta, ci sia d’ispirazione!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Andrea Inglese</em></p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il Principe e il verbo</strong></p>
<p>Magnifico Maltutto, ambasciatore della polvere, eccoci con le nostre parole, messe insieme alle impronte digitali in un buio inverno. Chi si dichiara inquieto è un contemplatore dell’universo, una faccia sfregiata dal vento notturno, dai fantasmi in forma di sirene, ambulanze e catrame. Solo corda ci resta e quella offriamo per tirarci su, in alto, fino alla luna, lasciandoci dietro pozzanghere lucenti e striature al neon. Se scrutiamo il polso per sentire i battiti, sentiamo la musica dei supermercati che scorre e ci porta in strada. Qui, tra semafori in apnea e tram che avanzano a strappi, un uomo pallido, nello sconfinato spavento di se stesso, squadra le finestre delle case e non controlla le smorfie. Il viso si allunga e la pelle sottile tira i contorni della bocca riaprendo ferite. Ai suoi occhi siamo magri teppisti che muoion di fame e i nostri passi non sono fatti di atomi terreni. Gli andiamo incontro e chiediamo chi fa gratis la bara chiediamo cellule intrecciate chiediamo, fra le tenebre, un verbo al nostro Principe.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Collettivo Sparajiuri</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>⊗ ⊗ ⊗</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il mondo salvato dai poeti</strong></p>
<p>Quando siamo in crisi, quando ripetiamo a noi stessi e al mondo che non può più andare avanti così, di solito chiediamo soccorso a chi si presume saperla più lunga su come ci si tira fuori dai guai. Per evitare di lasciarci la faccia o la pelle siamo pronti a concedere un potere, infimo o immenso, a qualche specialista della salvezza. Il governo degli esperti è infatti la classica e meno fantasiosa delle ricette per affrontare una crisi. Quella applicata da qualche secolo anche nella terra di mezzo tra politica e cultura dove prosperano intellettuali, passionari e radicali liberi di varia estrazione.<br />
La preliminare mossa salvifica (“Monsieur de Saint-Simon, I presume?”), ritenuta congrua alla serietà della situazione, consiste di norma nel fare piazza pulita di quella gentaglia inutile che ozia e fantastica mentre il mondo cade a pezzi o langue al fondo di una stagnazione dell&#8217;anima o del capitale. Lasciando campo libero a ingegneri, economisti, scienziati, imprenditori e filosofi analitici. A dei tecnici, insomma. Figuri grigi e prevedibili come la morte, ma affidabili come nessun altro. Quelli a cui ogni buon padre di famiglia consegnerebbe la propria bambina con la certezza di vederla tornare a casa incolume e trista prima di mezzanotte.</p>
<p>Considerato il fallimento integrale di tutti i governi tecnici degli ultimi secoli e non avendo bambine da consegnare alla rassicurante depressione di signori in loden, mi è parso sensato affidare per una notte di liberazioni l&#8217;Unione Culturale non a degli esperti, ma alla categoria di individui che praticano la più libera delle occupazioni: i poeti. Tutti quelli che conosco, per esperienza diretta o sentito dire, sono infatti accomunati da un tratto caratteriale e da una linea di condotta su cui ripongo le mie scarse speranze di non morire di neoliberismo o di noia nel tempo che mi resta da vivere. I poeti sono infatti dei doppiogiochisti perfetti, dei maghi senza rivali del travestimento rivoluzionario. Individui all&#8217;apparenza estranei al mondo, in realtà perfettamente scissi – spesso ben oltre la thin red line della schizofrenia – che stanno in mezzo a noi come agenti segreti, come kamikaze dormienti di una cospirazione libertaria.</p>
<p>Mostrano e infliggono al mondo, con dissuasive opere di facciata (professori, saggisti, intellettuali, editori, cuochi, camerieri, bohémiens sempre fuori tempo massimo), la loro completa inutilità: l&#8217;arido tedio di una sapienza dotta e militante, l&#8217;oceano logorroico di blog e video, la messe di implacabili e paranoici programmi d&#8217;azione. Poi, quando nessuno li vede, si cavano quella maschera di irrilevante seriosità e colano in versi l&#8217;incandescenza di un sentire, di un patire e di uno sperare con cui si potrebbero liberare dalla crisi non uno, ma cento mondi come quelli che ci sono toccati in sorte. Non diversamente da quanto farebbe ciascuno di noi se avesse il coraggio, la fortuna e la sfrontatezza per toccare, con voluta cautela, il materiale esplosivo che i poeti riversano clandestinamente all&#8217;esterno. Questa dinamite homemade, capace di far esplodere milioni di solitudini in crisi più o meno camuffate, verrà stoccata il primo giorno di primavera del 2015 all&#8217;Unione Culturale. Speriamo bene!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Enrico Donaggio</em></p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA  &#8211; 21 marzo a Torino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/03/09/libera-occupazione-poetica-21-marzo-a-torino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 17:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Unione Culturale Franco Antonicelli organizza le prime iniziative culturali del progetto Liberazioni del nuovo Polo del 900 LIBERA OCCUPAZIONE POETICA La giornata mondiale della poesia all&#8217;Unione Culturale Sabato 21 marzo 2015 Via Cesare Battisti, 4/b – Torino (ingresso libero e gratuito) ⇓⇓⇓ Programma 17.30-18.30 Inaugurazione della mostra Descrizione del mondo Si tratta di un’installazione collettiva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte.png"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-51752" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-300x300.png" alt="cartolina-fronte" width="300" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-300x300.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-60x60.png 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-144x144.png 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte-900x900.png 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/cartolina-fronte.png 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: center;">L&#8217;Unione Culturale Franco Antonicelli organizza le prime iniziative culturali<br />
del progetto Liberazioni del nuovo Polo del 900</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LIBERA OCCUPAZIONE POETICA</strong><br />
La giornata mondiale della poesia all&#8217;Unione Culturale<br />
Sabato <strong>21 marzo 2015</strong><br />
Via Cesare Battisti, 4/b – <strong>Torino</strong><br />
(ingresso libero e gratuito)</p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓<span id="more-51751"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Programma</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>17.30-18.30</strong><br />
Inaugurazione della mostra <strong>Descrizione del mondo</strong><br />
Si tratta di un’installazione collettiva di oggetti-reperti (pagine di libri, fotografie, fogli scritti e disegnati a mano, registrazioni audio) del modo “analogico” di descrivere il mondo. Ogni descrizione del mondo è sempre, contemporaneamente, una sua complicazione, un’estensione materiale, una stratificazione ulteriore. A questa impresa contribuiscono poeti e artisti da tutta Italia. La mostra, inaugurata attraverso letture e performance, durerà fino all’estate e sarà aperta al pubblico. Si prevede l&#8217;invio di opere da parte di <strong>Mariasole Ariot</strong>, <strong>Nanni Balestrini</strong>, <strong>Dario Bellini</strong>, <strong>Carlo Bordini</strong>, <strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Lorenzo Casali</strong>, <strong>Alessandra Cava</strong>, <strong>Gianluca Codeghini</strong>, <strong>Elisa Davoglio</strong>, <strong>Carlo Dell&#8217;Acqua</strong>, <strong>Francesco Forlani,</strong>  <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Mariangela Guatteri</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Giulio Lacchini</strong>, <strong>Antonio Loreto</strong>, <strong>Giulio Marzaioli</strong>, <strong>Francesca Matteoni</strong>, <strong>Luciano Mazziotta</strong>, <strong>Simona Menicocci</strong>, <strong>Manuel Micaletto</strong>, <strong>Renata Morresi</strong>, <strong>Bruno Muzzolini</strong>, <strong>Vincenzo Ostuni</strong>, <strong>Davide Orecchio</strong>, <strong>Mattia Paganelli</strong>, <strong>Vittorio Passaro</strong>, <strong>Enrico Passetti</strong>, <strong>Chiara Pergola</strong>, <strong>Stefano Piva</strong>, <strong>Nicola Ponzio</strong>, <strong>Gabriella Presutto</strong>, <strong>Andrea Raos</strong>, <strong>Micol Roubini, Jennifer Scappettone</strong>, <strong>Beppe Sebaste</strong>, <strong>Gianluca Stazi</strong>, <strong>Fabio Teti</strong>.<br />
↓<br />
<strong>18.30-19.30</strong><br />
<strong>Estranei al mondo: a cosa servono i poeti?</strong><br />
Discussione con <strong>Paolo Costa</strong> (filosofo), <strong>Italo Testa</strong> (poeta e filosofo), <strong>Andrea Inglese</strong> (poeta).<br />
Introduce <strong>Enrico Donaggio</strong>.<br />
↓<br />
<strong>20.00-21.00</strong><br />
<strong>Banchetto poetico</strong><br />
Lettura di manifesti, versi, inni al piacere del cibo e della convivialità. Si prevede la partecipazione di <strong>Gabriella Giordano</strong> &amp; <strong>Livio Borriello </strong><em>(Mettre en pratique la Poésie)</em>, <strong>Cocina Clandestina (Francesco Forlani </strong>e <strong>Marco Fedele</strong>)<strong> </strong> e <strong>Don Pasta</strong>, <strong>Enrico Remmert</strong> e <strong>Luca Ragagnin</strong>, <strong>Pino Tripodi</strong> &amp; <strong>Giorgio Mascitelli</strong>.<br />
↓<br />
<strong>21.30</strong><br />
<strong>Manifesti per il XXI secolo</strong><br />
La poesia al potere, chiaroveggente e profetica, con la più grande libertà, in versi come in prosa, attraverso un sonetto o una performance, con il supporto di materiale video e sonoro o il proprio strumento di fonazione naturale. Si prevede la partecipazione di <strong>Massimo Rizzante</strong>, <strong>Biagio Cepollaro</strong>, <strong>Beppe Sebaste</strong>, <strong>Paolo Gentiluomo</strong>, <strong>Francesca Genti</strong>, <strong>Enzo Campi</strong>, <strong>Nikolina Silla, Emanuele Buganza &amp; Compagnia dei Lettori d’Assalto</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Beniamino Servino</strong>, <strong>Raffaele Cutillo</strong>.<br />
↓<br />
<strong>22.30-23.30</strong><br />
<strong>Lettere al Principe</strong><br />
La poesia e il potere, missive a chi, nelle istituzioni e nei governi di questo mondo, in quanto eletti o esperti, dittatori o capi spirituali, in modo legittimo o illegittimo, governa, detta legge, determina i nostri destini, si fa portavoce della parola altrui. Si prevede la partecipazione di <strong>Elisa Alicudi</strong>, <strong>Filippo Balestra</strong>, <strong>Arsenio Bravuomo</strong>, <strong>Sergio Garau</strong>, <strong>Marko Miladinovic</strong>, <strong>Alexandra Petrova</strong>, <strong>Alessandra Racca</strong>, <strong>Giacomo Sandron</strong>, <strong>Luigi Socci</strong>, <strong>Sparajurij</strong></p>
<p style="text-align: center;">↓</p>
<p style="text-align: center;"><strong>00.00</strong><br />
<strong>Notte cinematografica</strong><br />
a cura del Centro Culturale <strong>La Camera Verde</strong> – Roma</p>
<p style="text-align: center;">∴∴∴</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-51753" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-507x1024.jpg" alt="locandina-lop" width="507" height="1024" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-507x1024.jpg 507w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-149x300.jpg 149w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop-900x1817.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/03/locandina-lop.jpg 1000w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px" /></a></p>
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		<title>L&#8217;effetto finale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2014 06:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’EFFETTO FINALE a R.K. e a S.M. Dispositivi di destino delimiteranno il campo. Sarà il risultato di una sommatoria di evidenze, nuovi standard razionali declineranno il senso del paesaggio. L’esasperazione dei significati primari suggerirà una ricca orchestrazione del caos. Un’identità fondata sull’astrazione metrica apparirà come la tipologia definitiva. … I passaggi di consegna tra concetti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/chiostro-gorini.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone  wp-image-49833" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/chiostro-gorini.jpg" alt="chiostro gorini" width="526" height="286" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/chiostro-gorini.jpg 1219w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/chiostro-gorini-300x162.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/chiostro-gorini-1024x556.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/chiostro-gorini-900x488.jpg 900w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></p>
<p>L’EFFETTO FINALE</p>
<h6 style="text-align: right;"><em>a R.K. e a S.M.</em></h6>
<p style="text-align: justify;">Dispositivi di destino delimiteranno il campo. Sarà il risultato di una sommatoria di evidenze, nuovi standard razionali declineranno il senso del paesaggio. L’esasperazione dei significati primari suggerirà una ricca orchestrazione del caos. Un’identità fondata sull’astrazione metrica apparirà come la tipologia definitiva.</p>
<p style="text-align: right;">…</p>
<p style="text-align: justify;">I passaggi di consegna tra concetti saranno estranei a qualsiasi asse genealogico. Grandi cambi scenografici ne modificheranno la percezione. Una splendida arroganza verrà letta come palinsesto, la sua impronta non conoscerà contrazioni. La procedura del reale sovrascriverà il proprio tracciato.</p>
<p style="text-align: right;">…</p>
<p style="text-align: justify;">La revisione dei tempi non darà margini. La sua efficacia tematica esulerà dai codici razionali; strumenti irreversibili selezioneranno la scena. Un avvenire imminente non sopravvivrà alla propria utilità. Una condizione altra non sarà semantizzata.</p>
<p style="text-align: right;">…</p>
<p style="text-align: justify;">L’imposizione di una media teorica indurrà un’allucinazione della normalità; le azioni comuni non avranno posto. Progetti ininterrotti agiranno per sottrazione. I loro effetti combinati avranno come dato fondamentale una pervasiva perdita di urgenza. Compensazioni istantanee organizzeranno la transizione nell’irreale.</p>
<p style="text-align: right;">…</p>
<p style="text-align: justify;">Una ridondanza calcolata spegnerà la coazione a decidere. I suoi riflessi narrativi la assoggetteranno a un repertorio di omissioni, le pratiche del quotidiano non faranno più parte di alcun tessuto. L’esposizione ai venti si offrirà come spettacolo della comunicazione. Gli impulsi individuali persisteranno come meri esercizi di stile.</p>
<p style="text-align: right;">…</p>
<p style="text-align: justify;">Il susseguirsi di perimetri parteciperà a un disegno di stratificazione totale, le linee di faglia saranno indistinguibili. L’emersione di anomalie non farà alcuna differenza; tutte le superfici saranno archeologiche. Le opere di controllo diverranno un faro. Il filtro si farà zenitale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">[Foto: Gianluca Codeghini, <a href="http://vimeo.com/97709053" target="_blank"><em>L&#8217;effetto finale</em></a>, performance per doppio coro recintante (basata su una precedente versione di questo testo), Coro Quidam, Chiostro Gorini, Lodi, 16 maggio 2014.]</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Nove giochi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/05/13/nove-giochi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2014 08:05:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[arte impegnata]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittura di ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianluca Codeghini LA DECISIONE POLITICA (2000) Questo gioco è molto diffuso ed è il best-seller tra i giochi di società. Uno dei suoi segreti (ma certamente non l’unico) è probabilmente il fatto di dividere i giocatori, fin dall’inizio, sulle regole del gioco stesso. Quanto alle regole sono assai semplici, ma le affronteremo solo in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Gianluca Codeghini</strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/guardati-alle-spalle.gif"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-48088" alt="guardati alle spalle" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/05/guardati-alle-spalle.gif" width="500" height="278" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><b>LA DECISIONE POLITICA </b>(2000)</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">Questo gioco è molto diffuso ed è il best-seller tra i giochi di società.<br />
</span>Uno dei suoi segreti (ma certamente non l’unico) è probabilmente il fatto di dividere i giocatori, fin dall’inizio, sulle regole del gioco stesso.<br />
Quanto alle regole sono assai semplici, ma le affronteremo solo in un secondo momento.<br />
Il gioco è composto di una scatola, una quantità adeguata di cioccolatini e un normale dado dalle molteplici facce.<br />
Pur essendo un gioco moderno, competitivo, le regole lo rendono alquanto conservativo.<br />
Il gioco è strutturato su una serie di affermazioni che determineranno le dinamiche del gioco medesimo. L’obbiettivo è decidere intensamente, al punto tale da lasciare nella memoria il dubbio di aver deciso altro o di non aver deciso affatto.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">&#8212;</span></p>
<p style="text-align: justify"><strong style="line-height: 1.5em">LA SCATOLA DI UTENSILI (Tre giochi da libro)</strong> (2001)</p>
<p><span style="line-height: 1.5em">RITRATTO</span></p>
<p><span style="line-height: 1.5em">Il gioco si presta a numerose osservazioni. Per cominciare, sotto l’intestazione c’é un cartiglio con una citazione poetica:</span></p>
<p style="text-align: right"><em>Quocirca et absentes adsunt… et, quod difficilius dictu est, mortui vivunt…<br />
</em>Cicerone, <em>Læliud de Amicitia</em></p>
<p style="text-align: justify">Nell’offrire alle famiglie questo gioco, abbiamo avuto di mira il divertimento e l’istruzione. Rendere dilettevole la scienza, imprimere ad un passatempo di società la nobile missione di arricchire la mente di cognizioni utili e varie: ecco lo scopo che ci ha guidati in questa compilazione.<br />
<em>Ritratto</em> non è come può sembrare uno dei tanti e stanchevoli giochi di economia, con i soliti ingredienti del compro-vendo, non è come può sembrare uno dei tanti e diseducativi giochi di strategia, con i soliti inni e gli inutili sforzi, non è come può sembrare uno dei tanti e noiosi giochi educativi, con le solite domande e le insolite risposte, non è come può sembrare uno dei tanti e precari giochi di fortuna, che fanno leva sul disimpegno, perché <em>Ritratto</em> come può sembrare non è solo come può sembrare o forse… perché <em>Ritratto</em> non è un gioco di società ma il gioco della società.<br />
Come tutti i bei giochi la prima regola è la semplicità.<br />
Per giocare a questo gioco bisogna essere almeno in due, con un libro concordato assieme e che nessuno dei due ha ancora letto; la posta in gioco è la possibilità per chi vince di leggere il libro, chi perde per giocare con lo stesso libro può solo aspettare di essere nuovamente sfidato.<br />
Si decide di comune accordo l’ordine di gioco e il numero delle pagine messe in gioco. Il gioco consiste nel destinare prima all’uno poi all’altro parola dopo parola del libro, fino alla fine delle pagine concordate. Ogni giocatore prepara una tabella dove annota la propria parola smembrata in singole lettere. Vince chi al termine della lettura ha nella somma dalla A alla Z il maggior numero di lettere.<br />
Per consentire una verifica successiva ogni parola assegnata va sottolineata sul libro possibilmente con un pennarello evidenziatore di colore diverso per ciascun giocatore. Non è possibile rigiocare le stesse pagine.<br />
<em>Esempio</em>: giocatore <strong>uno</strong> e giocatore <strong>due</strong> decidono di giocare da pagina venti a pagina ventidue, per un totale di tre pagine. La pagina comincia con <strong>“Erisittone”</strong>,<b> </b>il primo giocatore la annota e la scompone in <strong>2e</strong>, <strong>1r</strong>, <strong>2i</strong>, <strong>1s</strong>, <strong>2t</strong>, <strong>1o</strong>, <strong>1n</strong>; il secondo giocatore, meno fortunato, continua e trova <strong>“era”</strong>, annota <strong>1e</strong>, <strong>1r</strong>, <strong>1a</strong>; tocca al primo giocatore che trova <strong>“il”</strong> e segna <strong>1i</strong> e <strong>1l</strong>; ora il secondo trova <strong>“figlio”</strong> e annota <strong>1f</strong>, <strong>2i</strong>, <strong>1g</strong>, <strong>1l</strong>, <strong>1o</strong>. Alla fine delle pagine concordate i due giocatori sommano ogni singola lettera e chi tra i due vince più scontri “letterari” è decretato vincitore della partita.<br />
In questo caso, entrambi hanno conquistato otto lettere, ma vince il primo giocatore, con <strong>2e</strong>, <strong>1r</strong>, <strong>2i</strong>, <strong>1s</strong>, <strong>2t</strong>, <strong>1o</strong>, <strong>1n</strong>, <strong>1l</strong>.<br />
Buona lettura.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">&#8211;</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">TRA LE RIGHE</span></p>
<p style="text-align: justify"><i style="line-height: 1.5em">Tra le righe</i><span style="line-height: 1.5em"> è uno di quei giochi che appassiona a tutte le età e che ricorre costantemente nella vita di tutti. È un vero e proprio gioco di abilità, ma anche un grattacapo e in certi punti un simpatico burlone.<br />
</span>Ha due livelli di gioco, differenti non tanto per la difficoltà quanto per l’approccio: in uno si consuma una relazione lettore-libro, con un solo giocatore e un solo libro per volta, nell’altro interagiscono sullo stesso testo più giocatori in tempi diversi. Il primo livello di gioco è consigliato ai principianti e a chi si vuole tenere in allenamento. Per giocare occorre un libro proprio; gli esperti pronti a sfidare degli sconosciuti transitano dal primo al secondo livello con un libro di pubblica provenienza. Ciò che differisce tra i due livelli è che con un libro proprio il gioco si conclude al suo interno, mentre se il libro è ricevuto in prestito o è di una biblioteca il gioco si estende al proprietario o ai successivi lettori.<br />
Lo scopo in questo gioco da libro è quello di produrre una letteratura del lettore tra le righe bianche al punto da lasciare nella memoria il dubbio di aver giocato ad altro o di non aver giocato affatto.<br />
Si possono usare matite, penne, pennarelli a punta fine e media e pastelli a cera.<br />
Chi comincia il gioco ha l’obbligo di definire un tempo di gioco &#8211; minimo due anni &#8211; e di segnare in prima pagina le proprie iniziali caratterizzate dal colore e dal segno che da quel momento adotta, chi in seguito aderisce al gioco deve fare lo stesso. La fine del gioco è decretata dall’impossibilità di continuare a giocare su quel libro per mancanza di spazio su cui interagire. Non si possono modificare in alcun modo gli interventi degli avversari. I modi di utilizzo del libro e i modi di interazione con il prossimo lettore possono essere svariati, il gioco consiste proprio nel considerare ogni pagina come un nuovo piano di gioco, di discussione, di critica, di proposta, di negazione e di ricontestualizzazione del rapporto libro-lettore. Scritte, disegni, linee, tagli e macchie riclassificano lo stato della battaglia. La capacità del giocatore è valutabile nel tempo, quantificata nelle partecipazioni di altri giocatori che non solo hanno risposto ai suoi primi input ma che a loro volta hanno occupato altro spazio per rivedere ed enunciare nuove regole di gioco.<br />
Non si può trattenere il libro oltre i tempi concessi dalla biblioteca, altrimenti scatta l’automatica squalifica dal gioco con quel libro, ed è consigliata una osservazione costante dello sviluppo del gioco, almeno due aggiornamenti l’anno.<br />
Buona rilettura.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">&#8211;</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">ALLA POLVERE</span></p>
<p style="text-align: justify"><em style="line-height: 1.5em">La mia storia? </em><em style="line-height: 1.5em">Un libro mancato</em><span style="line-height: 1.5em">, potrebbe anche essere il titolo di questo gioco da libro, in cui chi vuol giocare deve per prima cosa riconoscersi in una delle seguenti vicende: tutti ne parlano… è un best-seller… asino chi non legge… non si può dire di amare i libri senza aver letto… è uno dei classici… adesso lo leggo… è una vita che ci provo ma… Queste sono alcune delle vicende possibili in cui il potenziale giocatore deve riconoscersi, perché quello che importa è che, per cominciare a giocare, deve ancora persistere un desiderio di lettura da libro incompiuta, mancata<br />
</span><em>Spiegazioni del giuoco</em>:<br />
In questo gioco, simpaticissimo, allegro ed ingegnoso, il numero dei giocatori è illimitato; ma non è obbligatorio che siano al completo, anche uno solo può cominciare a gareggiare, ma certo, maggiore sarà il numero dei contendenti maggiormente la partita sarà interessante.<br />
Per cominciare a giocare è necessario:<br />
&#8211; un’indagine nel passato o nel presente alla ricerca di una delle situazioni sopra segnate e/o affini;<br />
&#8211; che il libro non sia stato mai letto;<br />
&#8211; procedere nell’acquisto;<br />
&#8211; posizionarlo in libreria tra altri libri.<br />
Il libro diventa giocabile anche se ricevuto in regalo, trovato o ereditato, sempre purché risulti nuovo, ancora con gli angoli senza pieghe e con le pagine illibate, ancora meglio se il libro ha l’odore di stampa ancora presente, insomma un libro fino a quel momento defunzionalizzato.<br />
<em>Non è possibile giocare con libri presi in prestito, incelofanati o usati. Per migliorare nella strategia si consiglia di frequentare ambienti letterari.<br />
</em>Una volta posizionato in libreria il libro non può essere più rimosso, la polvere deve sedimentare. Si consiglia di dedicare una zona ai libri con cui si intende giocare, in modo tale da non condizionarne la superficie e favorirne la verifica e la lettura dei punti raggiunti da parte di altri concorrenti.<br />
Una persona in visita deve essere facilitata sia all’apprendimento del gioco che, nel caso sia già un partecipante, alla verifica e al confronto del livello di gioco del concorrente che si trova di fronte.<br />
Il livello è dato da una misurazione in centimetri; in caso di parità si guarda alla somma dei libri e nel caso di una nuova equità verrà preso in esame il numero di libri non letti per autore; dopodiché, se si verificasse un nuovo caso di parità, i due giocatori dovranno affrontarsi in una somma delle lettere che compongono titolo, nomi e cognomi degli autori di tutti i titoli in gioco.<br />
Chi perde è costretto a regalare un libro desiderato, mancante, alla collezione dell’avversario, e nel caso volesse rimettersi in gioco ha come punizione l’obbligo di spolverare e leggere quello più spesso, che decentimetrato ricomincia.<br />
È un gioco senza limiti di età.<br />
Un giocatore può lasciare in eredità i propri libri da gioco. Nel testamento la collezione può essere suddivisa tra più persone, purché parenti, e la quantità va espressa in centimetri, la destinazione è casuale; risultasse che i libri ereditati sono già presenti tra quelli letti o tra quelli non letti, il concorrente deve nel primo caso eliminare il libro, mentre nel secondo è costretto a leggerlo e poi a eliminare la copia dalla sua collezione. Prima del decesso viene stimato un punteggio sulla collezione che in seguito verrà smembrata; come è evidente un’eredità è un enigma, può aiutare come anche vanificare gli sforzi, è perciò obbligatorio applicare un controllo del punteggio dopo l’eredità ricevuta.<br />
<em>Si ricorda che chiunque volesse giocare spinto dalla menzogna e dall’imbroglio si troverebbe privato di quel sublime piacere di non leggere un libro.</em><i> </i><em>Più la libreria è ricca di libri non letti e più si è vicini alla soluzione del gioco…</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong style="line-height: 1.5em">&#8212;</strong></p>
<p style="text-align: justify"><b style="line-height: 1.5em">WAR BURG ER </b><i style="line-height: 1.5em">ovvero </i><b style="line-height: 1.5em">Il gioco dell’autostrada e della sottiletta</b><span style="line-height: 1.5em"> (2004)</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">Prima di cominciare a giocare è opportuno introdurre le caratteristiche che lo hanno reso uno tra i più apprezzati giochi da muro.<br />
</span>Accingersi a giocare a <i>Warburger</i> è in qualche modo come apprestarsi ad un lauto pranzo.<br />
C’è lo stesso tipo di gioiosa anticipazione, a patto che i giocatori siano realmente affamati, cioè che abbiano un bruciante desiderio di vincere, al punto da lasciare nella memoria il dubbio di aver giocato ad altro o di non aver giocato affatto.<br />
Il sapore di questo gioco, vuoi per la sua collocazione, visto che una delle poche regole impone quale scena d’opera una cucina, vuoi per la voracità con cui lo si consuma, vuoi per la sua conclusione che gusterete giocando, è simile a quando parliamo con la bocca piena.<br />
È come la parete nera di un grande gioco di guerra.<br />
È come gli infiniti strati che compongono un grande panino.<br />
È come un grande là.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">&#8212;</span></p>
<p style="text-align: justify"><strong style="line-height: 1.5em">CAMPO DI CONCENTRAZIONE CULTURALE </strong>(1993-2007)</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">È un progetto commissionato dalla città di Dortmund e mai apparentemente realizzato. L’invito era di ripensare la città in modo da creare nuovi stimoli culturali per coloro che ci vivono.<br />
</span><i>Campo di concentrazione culturale</i> avrebbe avuto tutte le credenziali per diventare il gioco della città di Dortmund perché ha contemporaneamente uno svolgimento ludico e serioso, stupido e intelligente, che appaga tutti i corpi e le menti. Ogni partecipante, quando comincia, durante e in conclusione del gioco, non si sentirà mai smarrito o solo, perché tra la moltitudine di partecipanti sarà sempre l’oggetto di una calorosa attenzione politica.<br />
Per cominciare ogni giocatore deve recarsi alla biblioteca preferita munito esclusivamente di buona volontà, perché all’entrata, oltrepassata la scritta di benvenuto “Gedanke macht frei” (pensare rende liberi), verrà accolto e munito di un pigiama e di lenzuola, perché <i>Campo di concentrazione culturale</i> potrà essere sì il più bel momento della vostra vita ma solo se preparerete bene il vostro letto. Perché il vostro letto sarà il vostro libro non letto, quello con l’angolo piegato delle lenzuola così da non perdere il segno nel sogno.<br />
Lo scopo del gioco va letto nella sua struttura prospettica, quella sempre successiva, solleticata ma ancora inespressa, all’interno di un processo di crescita docile, senza particolari cambiamenti o fratture d’intelletto, falsi movimenti della città con i suoi abitanti e della felicità gasata dei suoi burocrati. Vince chi si concentra intensamente al punto tale da lasciare nella memoria il dubbio di aver letto altro o di non aver letto affatto.<br />
Buona notte a tutti.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">&#8212;</span></p>
<p style="text-align: justify"><strong style="line-height: 1.5em">UNA QUESTIONE IMMATERIALE </strong>(2007)</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">Quanta realtà è ancora intenzionata a dare delle opportunità all’arte?<br />
</span><span style="line-height: 1.5em">Questo gioco dalla realtà “immateriale” è da considerare a tutti gli effetti un non gioco, non perché sia poco divertente o perché ambiguamente troppo reale ma perché è solo un gioco.<br />
</span>Paradossale nelle regole, intransigente nello svolgimento, realistico nella conclusione, <i>Una questione immateriale</i> risulta essere uno dei giochi realmente meno giocati ma a detta di tutti quello più cercato, uno di quei giochi riusciti a regola d’arte.<br />
La modalità del gioco è tanto semplice quanto paradossale, semplice perché un giocatore per giocare non deve fare nulla di diverso da quello che ha fatto fino a poco prima di cominciare il gioco; paradossale perché per giocare un giocatore, allorché si rende conto che il gioco è cominciato, deve smettere di giocare.<br />
<i>Una questione immateriale</i> non lascia interpretazioni di sorta. Vince chi vive intensamente la realtà al punto tale da lasciare nella memoria il dubbio di aver vissuto altro o di non aver vissuto affatto.</p>
<p style="text-align: justify">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify"><b style="line-height: 1.5em">GIOCO DI SPONDA</b><span style="line-height: 1.5em"> (2010)</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">Il gioco comincia con una conta<br />
</span>sul bordo della strada,<br />
quella del viandante,<br />
dove la strada prende a salire<br />
e finisce sul bordo,<br />
dove l’acqua prende a scendere<br />
verso la pianura.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">Vince chi da una sponda<br />
</span>continua intensamente a desiderare l’altra,<br />
al punto tale da lasciare nella memoria<br />
il dubbio di aver desiderato altro<br />
o di non aver desiderato affatto.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 1.5em">&#8212;</span></p>
<p style="text-align: justify"><b>AFFETTATO FINALE </b>(2014)</p>
<p style="text-align: justify"><i>Affettato finale</i> è uno di quei giochi difficili da sostenere e da proporre al grande pubblico. Per due motivi: il primo è che non ha un taglio di gioco regolare e questo non aiuta i giocatori a trovare il giusto affiatamento tra loro, il secondo, di tipo logistico, perché più ci si mette in gioco e meno le azioni comuni avranno posto.<br />
<i>Affettato finale</i> pur non avendo dei margini ha sempre un inizio e una fine, almeno per chi lo gioca; l’approccio è semplice, intuitivo, ininterrotto e in costante sottrazione. I giocatori avranno un’opportunità di gioco unica nel suo genere, di cui non potranno più fare a meno.<br />
Prima di cominciare a giocare è utile comprendere alcune dinamiche fondamentali: più affretterete le vostre azioni e più riscontrerete una pervasiva perdita di urgenza, al punto tale da lasciare nella memoria il dubbio di aver affettato altro o di non avere affettato affatto.</p>
<p style="text-align: center">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">[Immagine: Gianluca Codeghini, <em>Guardati alle spalle</em>.]</p>
<p style="text-align: justify">&#8212;</p>
<h5 style="text-align: justify">Per chi fosse interessato, venerdì 16 maggio, presso il Chiostro Gorini di Lodi (in via A. Bassi 1), si svolgerà &#8220;L’effetto finale. Aree di frizione insostenibile&#8221;, il prossimo evento-mostra dell’artista, che includerà un video, una conferenza multimediale, una pubblicazione esposta e una performance per doppio coro recitante, costruita su un mio testo. <em>(A.B.)</em></h5>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>MURENE. Scrittura Elettricità Fragori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2007 04:00:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Casa della Poesia, largo Marinai d’Italia, Milano 21 giugno 2007, ore 21. Ingresso libero. * Giovanni Cospito, Stefano Delle Monache (laptop &#038; elettronica), Franco D’Auria (percussioni) e Andrea Inglese (testi ed elettronica); Massimiliano Viel (elettronica) e Andrea Raos (testi); Antonio Moresco (testi); Gianluca Codeghini (oggetti sonori), Stefano Brizzi (batteria) e Alessandro Broggi (testi). Tre modalità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/06/dscf1236.JPG" title="dscf1236.JPG"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/06/dscf1236.thumbnail.JPG" alt="dscf1236.JPG" /></a><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/06/dscf1189.JPG" title="dscf1189.JPG"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/06/dscf1189.thumbnail.JPG" alt="dscf1189.JPG" /></a></p>
<p align="center">Casa della Poesia, largo Marinai d’Italia, Milano<br />
21 giugno 2007, ore 21. Ingresso libero.
</p>
<p align="center">*</p>
<p align="center"><em>Giovanni Cospito, Stefano Delle Monache (laptop &#038; elettronica), Franco D’Auria (percussioni) e Andrea Inglese (testi ed elettronica); Massimiliano Viel (elettronica) e Andrea Raos (testi); Antonio Moresco (testi); Gianluca Codeghini (oggetti sonori), Stefano Brizzi (batteria) e Alessandro Broggi (testi).</em></p>
<p>Tre modalità differenti di lavorare tra musicisti e poeti, a partire dalla voce come evento generatore dell’esperienza poetica. Ma anche la voce del romanziere su sfondi sonori come evento generatore degli universi narrativi. La serata è suddivisa in quattro interventi: <em>Piccola epica del disastro</em>, una performance di Cospito, Delle Monache, D’Auria e Inglese, <em>La favola delle api</em> di Raos su musiche di Viel, le letture di Moresco da <em>Canti del caos</em> e <em>Avvertenza e Manutenzione</em> di Codeghini, Brizzi e Broggi.<br />
<span id="more-3990"></span></p>
<p>In <em>Piccola epica del disastro</em>, la voce recitante del poeta diviene il materiale sonoro principale, sul quale, in tempo reale, intervengono i musicisti secondo le modalità dell’improvvisazione elettronica ed acustica.</p>
<p><em>La favola delle api</em> consiste nella lettura di un testo poetico (tratto da <em>Le api migratori</em>, Oèdipus &#8211; Liquid 2007) su una base elettronica di sapore ambient. È il primo passo di un progetto più vasto, che prevede più complesse contaminazioni fra testo, musica e video.</p>
<p><em>Avvertenza e Manutenzione</em>. Due oggetti sonori di Gianluca Codeghini che giocano con i testi in versi di Alessandro Broggi, al punto tale da lasciare nella memoria il dubbio di aver ascoltato altro o di non aver ascoltato affatto.</p>
<p>Antonio Moresco legge <em>Canto di Principessa</em> e <em>Canto dello sballo</em>, tratti da <em>Canti del caos</em>.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovanni Cospito</strong> e <strong>Stefano Delle Monache</strong>, compositori e sound designer, nel 2003 hanno fondato <strong>Volumi</strong> (<a href="http://www.volumi.biz">www.volumi.biz</a>), progetto rivolto a audio interaction, sound design e performance live interattive.<br />
<strong>Massimiliano Viel</strong> (<a href="http://www.maxviel.it">www.maxviel.it</a>) produce musica elettroacustica nel segno della contaminazione fra musica colta, suggestioni techno e world music.<br />
<strong>Gianluca Codeghini</strong>, artista, usa diversi media che interagiscono per creare installazioni visive e audio.<br />
<strong>Alessandro Broggi</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong> e <strong>Andrea Raos</strong> sono poeti.<br />
<strong>Antonio Moresco</strong> è autore di diversi romanzi e saggi.</p>
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