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	<title>Gianluca Virgilio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il pianeta dei fantablog</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2003 14:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico De Vivo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Virgilio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Tiziano Scarpa Nel racconto di fantascienza intitolato Scrittori e bloggers pubblicato qualche giorno fa su Nazione Indiana, Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio immaginano un universo parallelo dove gli “Scrittori” gestiscono tirannici siti informatici. In questi siti, una casta inferiore denominata “blogger” è confinata a intervenire nelle finestre dei commenti. Chi pensava che oggi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Tiziano Scarpa</strong></p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/space.gif" alt="space.gif" align="left" border="0" height="255" hspace="4" vspace="2" width="188" />Nel racconto di fantascienza intitolato <ins datetime="2005-10-19T16:52:33+00:00"><strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2003/11/03/anticipazione-segnalazione/">Scrittori e bloggers</a></strong></ins> pubblicato qualche giorno fa su Nazione Indiana, <strong>Enrico De Vivo</strong> e <strong>Gianluca Virgilio</strong> immaginano un universo parallelo dove gli “Scrittori” gestiscono tirannici siti informatici. In questi siti, una casta inferiore denominata “blogger” è confinata a intervenire nelle finestre dei commenti. Chi pensava che oggi in Italia esistessero decine di migliaia di blog, chi credeva che chiunque potesse aprire un blog per scriverci dentro (in home page, non solo nelle finestrelle) ciò che vuole come gli pare e piace, leggendo la fiction di De Vivo e Virgilio prova una buffa sensazione di stupore e straniamento.<br />
<span id="more-182"></span><br />
<strong>1. ETIMOLOGIA E SIGNIFICATO</strong></p>
<p>Il racconto di De Vivo e Virgilio inizia con una definizione definitiva di ciò che è <strong>comunità</strong>. È la prima invenzione totalitaria della loro fiction. Non perché l’etimologia di <strong>munus</strong> sia errata. No. Il grave errore concettuale consiste nel fatto che l’etimologia viene confusa con il significato. Ciò che la parola significava un tempo, in tutt’altro ambiente, in una società infinitamente diversa dalla nostra, nella finzione di De Vivo e Virgilio diventa ciò che dovrebbe essere per forza, oggi e in futuro, la “comunità”, il nostro modo di stare insieme ora e per sempre.</p>
<p>Che succederebbe se le cose stessero come De Vivo e Virgilio vogliono farci credere? Che cosa significherebbero le parole, se coincidessero con i loro etimi? Di cosa parleremmo se le lingue avessero bloccato una volta per tutte l’evoluzione dei significati? La parola <strong>testa</strong> significherebbe ancora “guscio di tartaruga”; il <strong>divano</strong> sarebbe un “consiglio di stato”; e il <strong>matrimonio</strong> indicherebbe una faccenda che riguarda innanzitutto la “madre” e non già la coppia di sposi. Giocare con gli etimi (per spacciare ideologia) fa molto chic, innesca la possibilità di ricamare tutta una serie di paralogismi pseudofilosofici: la “comunità”, gli “immuni”… Deduzioni e ragionamenti che potrebbero risultare anche spiritosi, se non fossero terrificanti, perché totalitari. A differenza di De Vivo e Virgilio, io so che <strong>le parole sono vive</strong>: le parole tendono a oltrepassare se stesse, si sporgono lentamente ma inesorabilmente verso significati ancora inediti, e non accetterò mai che un giochetto etimologico le congeli in un dover-significare dato una volta per tutte.</p>
<p><strong>2. LA CERTEZZA DELLA VERITÀ</strong></p>
<p>Un’altra invenzione che ho trovato divertente è questa: “La VERITÀ, non esiste, certo”. Mi ha divertito la disinvoltura con cui questa asserzione viene data per scontata. Quel “<strong>certo</strong>” così sicuro di sé, messo giù appena dopo aver detto che la verità non esiste… Le abbiamo già viste mille volte queste goffaggini: il fondamentalismo degli anti-fondamentalisti… l’autocontraddizione di chi incappa nel solito paradosso: ‘la verità è che non esiste la verità’… Eppure è una gag che funziona sempre! Fa sempre ridere veder scivolare sulle bucce di banana.</p>
<p><strong>3. LA MACCHINA DEL TEMPO DISTRUTTRICE</strong></p>
<p>L’ascolto dell’altro, in chiunque scrive, consiste innanzitutto nell’ascoltare il linguaggio. Il linguaggio contiene già l’altro: chiunque abbia appena un po’ di consapevolezza della scrittura ne ha fatto esperienza, e queste prediche saputelle sulla disposizione ad ascoltare gli altri mi fanno ribrezzo. Soprattutto da chi ha appena sancito che <strong>qualsiasi blog, per la sua stessa struttura, non può portare a niente di buono, e che dunque non vale la pena ascoltarlo</strong>. Capito? Vorrei sottolineare questo punto. De Vivo e Virgilio ci vengono a dire che si sono “fatti l’idea” che <strong>qualsiasi blog</strong> non potrà mai portare niente di buono. Quindi smettiamola tutti con queste inutili perdite di tempo. Chiudiamo tutti i blog. Non abbiamo nulla da dire, né da dare, a De Vivo e Virgilio. Fermiamo tutto, e ripresentiamoci soltanto quando avremo realizzato la “comunità a venire”. Vietiamo il presente. Saliamo nella macchina del tempo, traslochiamo tutti nel futuro. Adesso, in home page o nella finestra dei commenti, stiamo scrivendo irrimediabilmente un blog, quindi loro due non ci ascolteranno. <strong>Non siamo niente per loro</strong>. Ci hanno aboliti in partenza. Tutte le decine di migliaia di blog esistenti in Italia non possono offrire niente che a loro interessi.</p>
<p><strong>4. LA MOSCA BIANCA</strong></p>
<p>Uno dei protagonisti della fiction di De Vivo e Virgilio è il blog <strong>Nazione Indiana</strong>. In esso, secondo i nostri due autori, “sono possibili finzioni, travestimenti, anonimato”. Nel resto della rete, o web, o internet che dir si voglia, come tutti sanno, invece, ciò non è possibile…</p>
<p><strong>5. GLI PSEUDONIMI SFIATATI</strong></p>
<p>In Nazione Indiana, soprattutto <strong>Carla Benedetti</strong> ha già riflettuto a fondo sul fatto che gli pseudonimi indeboliscono la forza del discorso, lo deresponsabilizzano. De Vivo e Virgilio evidentemente non hanno seguito quel dibattito. E hanno fatto bene, perché in Nazione Indiana, in quanto blog, secondo il loro ragionamento non può esserci niente che preluda alla loro “comunità a venire”, quindi a loro non interessa quello che c’è scritto qui dentro…</p>
<p><strong>6. ARGOMENTI E NO</strong></p>
<p>Secondo De Vivo e Virgilio, se in un blog “intervenisse un Grande Scrittore, la sua voce avrebbe lo stesso tono rispetto a quella di Pincopallino e così gli argomenti che il Grande Scrittore porterebbe, ove fossero discussi, avrebbero la stessa mancanza di autorità di quelli della signora Vattelapesca. In un blog tutte le vacche sono grigie. ” Ma che fesseria è mai questa? Se sono buoni argomenti, gli argomenti del grande scrittore o della signora Vattelapesca o di Pinco Pallino sono <strong>buoni argomenti e basta</strong>. Se poi De Vivo e Virgilio non sanno distinguere un argomento autorevole da uno mediocre solo perché tutti e due sono pubblicati democraticamente nello stesso posto, peggio per loro. La volontà appiattente, totalitaria (<strong>tutti</strong> i blog sono sbagliati… <strong>tutti</strong> gli argomenti discussi nei blog sono senza autorità… <strong>tutte</strong> le vacche sono grigie…) di De Vivo e Virgilio fa virare le loro spiritosaggini nella classica utopia negativa da incubo, dove i dittatori dettano i significati ultimi delle parole, ci tagliano via in partenza ogni possibilità che <strong>loro</strong> ritengono “sbagliata” avendo già compreso per tutti noi ciò che è bene e ciò che male: naturalmente i dittatori lo fanno per il nostro meglio…</p>
<p><strong>7. ERROR 404</strong></p>
<p>De Vivo e Virgilio rimproverano agli scrittori di difendere il loro interesse corporativo. Che sito hanno visitato? In Nazione Indiana scrivono registi di teatro e di cinema, scienziati, romanzieri, poeti, critici, studiosi, editori, gente che pubblica libri e gente che non ne ha mai pubblicato uno. Che cos’è uno “Scrittore”, nella fiction di De Vivo e Virgilio? Un romanziere? Un intellettuale? Un critico? Uno studioso? Un poeta? Chi pubblica i suoi testi in home page?</p>
<p><strong>8. ENTIA NON SUNT MULTIPLICANDA</strong></p>
<p>Ma la vera finzione fondamentale di De Vivo e Virgilio, è quella di separare scrittori e blogger. Come se oggi non fosse possibile a tutti aprire un blog. Che separazione artificiale è mai questa?</p>
<p>Nazione Indiana è uno delle migliaia di blog esistenti. È anche uno dei non molti blog collettivi che ci sono in giro. Se dentro vengono pubblicate cose buone o no, lo giudicherà chi ha voglia di leggerle. Noi non abbiamo un <strong>counter</strong>, che sarebbe quell’aggeggino che conta quanti visitatori entrano nel sito: non lo vogliamo, perché quelle sì sono logiche da società dell’immagine. Non ci interessa contare la nostra <em>audience</em>.</p>
<p><strong>9. CREDERE IN CIÒ CHE SI FA</strong></p>
<p>Secondo De Vivo e Virgilio, in Nazione Indiana gli scrittori decidono di intervenire per “difendere la propria immagine”. De Vivo e Virgilio si dimenticano che gli interventi di Nazione Indiana sono innanzitutto i pezzi che pubblichiamo in home page. Dico <strong>innanzitutto</strong> non perché li ritenga migliori delle riflessioni che appaiono nelle finestre di commento. Ma semplicemente perché gli interventi in home page sono quelli che generalmente ci costano più tempo: tempo di studio, riflessione e scrittura. Se poi qualcuno a volte sostiene una falsità o un’inesattezza nella finestra dei commenti, ribattere alle falsità e alle inesattezze è un atto d’amore per la verità. Ma De Vivo e Virgilio leggono tutto in termine di <strong>immagine</strong>. Evidentemente non riescono a pensare che al mondo ci sia <strong>qualcuno che crede in ciò che fa</strong>, e che quindi <strong>ci tenga a difendere ciò che fa</strong>: per loro è tutto “immagine”.</p>
<p><strong>10. MARGARITAS AD PORCOS</strong></p>
<p>La fiction di De Vivo e Virgilio abolisce, di Nazione Indiana, tutti gli interventi in home page. Non ne tiene conto. Come se questo sito fosse fatto solo dalle finestre dei commenti, e non, anche, dagli interventi nostri e altrui che ci sforziamo di scrivere e pubblicare. I personaggi che De Vivo e Virgilio si sono inventati, e che loro chiamano “Scrittori”, impiegherebbero il loro tempo solo a difendere la propria immagine nella finestra dei commenti. Le decine e decine di interventi in home page (saggi, recensioni, articoli, racconti, poesie, appelli…) che abbiamo pubblicato in questi mesi, per un totale di parecchie centinaia di pagine, per De Vivo e Virgilio sono <strong>nulla</strong>.</p>
<p><strong>11. PREDICARE MALE E RAZZOLARE PEGGIO</strong></p>
<p>Poi c’è la solita scenetta populista, l’ammicco alla moltitudine, lo sparare benevolenza nel mucchio (tanto qualcuno lo si becca sempre): “Con questo non vogliamo demonizzare i bloggers. Tutt’altro. I loro interventi, nelle migliori occasioni, scorrono come un torrente impetuoso e guai a chi, anziché creare degli invasi per raccoglierne le acque, pensa di colmarne l’alveo, credendo con ciò di essersi sbarazzato del torrente.” Peccato che De Vivo e Virgilio abbiano trovato come risolvere la questione <strong>proprio rimuovendo dal loro sito qualsiasi finestra di commento libero e non censurato</strong>. In Nazione Indiana, come in qualsiasi blog, chiunque può venire qui a scrivere ciò che vuole.</p>
<p><strong>12. OH COME SIAMO BRAVI</strong></p>
<p>Nei brani più spassosi del loro racconto, De Vivo e Virgilio riescono anche a sbrodolarsi lodi addosso, elogiando il termine <strong>zibaldone</strong> che si sono scelti come nome del loro sito. Peccato che <strong>qualunque</strong> blog (e naturalmente anche Nazione Indiana) sia uno zibaldone: gli interventi pubblicati in home page, se letti uno dopo l’altro nel loro ordine cronologico, darebbero il senso di una libera sequenza di pensieri, riflessioni non consequenziali una rispetto all’altra, eppure complessivamente coese in un ambito di interessi comuni: uno zibaldone, appunto.</p>
<p>Semmai, a essere assai poco “zibaldone” è proprio il sito <strong>zibaldoni.it</strong>, che per la sua stessa formula editoriale non permette lo stratificarsi cronologico gioioso, eruttivo, anche anarchico dei temi. <strong>Zibaldoni.it</strong> è una <strong>rivista vecchio stile</strong> pubblicata in rete, con un filtro redazionale chiuso, che esce periodicamente, proprio come le riviste su carta: ripropone su un mezzo infinitamente più duttile, come il web, modalità tecnologiche e comunicative vecchie (ma non per questo sorpassate o da buttare, sia chiaro, lo dico senza la minima ironia). Zibaldoni.it perpetua in rete le vecchie <strong>gerarchie tradizionali</strong> tra autore e lettore; gerarchie che la rete ha superato. Zibaloni.it conserva alcune caratteristiche delle riviste su carta: per esempio, quella di impedire ai suoi lettori di dire la loro senza filtri, come invece accade in qualunque blog (compreso questo).</p>
<p><strong>13. FARE LA MORALE CON I TAPPI NELLE ORECCHIE</strong></p>
<p>Sono d’accordo con De Vivo e Virgilio: “Rimuovere una modalità di scrittura significa non fare i conti con le idee che in quella modalità di scrittura hanno trovato espressione, significa fare come gli struzzi, avere paura di quello che può essere detto (in un blog) e mettere la testa sotto la sabbia.” Giusto. Peccato per la frase successiva: “E noi non vogliamo tutto questo.” Ma sì che De Vivo e Virgilio lo vogliono, dài! In <strong>zibaldioni.it</strong> nessuno può lasciare scritto alcunché, nulla che possa venire immediatamente condiviso dalla comunità, presente o a venire che sia. Siccome De Vivo e Virgilio hanno deciso che tutti quanti noi, centinaia di migliaia di persone che scrivono in rete, siamo una non-comunità, non ci permettono di dire liberamente la nostra nel loro sito. In zibaldoni.it sì che ci sono “Scrittori”, gli Scrittori di fantascienza De Vivo e Virgilio, che hanno “paura di ciò che può essere detto”. E i lettori di zibaldoni.it? Zitti! Silenzio!</p>
<p><strong>14. IL PERSONAGGIO SOTTO LO SCHIACCIASASSI DEI CARTOON</strong></p>
<p>Il ritratto dello scrittore che fanno De Vivo e Virgilio è esilarante. È uno di quei personaggi che <strong>Edward M. Forster</strong> definiva <strong>piatti, bidimensionali</strong>. Poco o per nulla verosimili, non vengono mai rappresentati a tutto tondo. Sono personaggi caricaturali: eppure risultano necessari, servono a far andare avanti la trama. Senza questo personaggio bidimensionale, il racconto di De Vivo e Virgilio non starebbe in piedi. Vediamo come lo ritraggono: “Egli deve scrivere per tutti noi i suoi Libri, in cambio dei quali la società lo ripaga considerandolo appunto uno Scrittore, con uno status più o meno riconosciuto, circondandolo di onori e fama, successo e denaro”. Una specie di casta aristocratica, insomma.</p>
<p>Lo “Scrittore” di De Vivo e Virgilio non è una persona che ha una vocazione, una passione, non è uno che scrive fin dall’infanzia, dall’adolescenza, ogni giorno, appassionatamente. Non è uno che ha fatto una scelta di vita e ne ha affrontate tutte le conseguenze, coltivando la sua passione per decenni, fino a conquistare con enorme fatica la possibilità di pubblicare. Non è nemmeno un cittadino qualunque, lo “Scrittore” di De Vivo e Virgilio, non è uno che tutti possiamo diventare scrivendo per la prima volta qualcosa di bello e vero, a quindici o a novantacinque anni. Macché. Lo “Scrittore” di De Vivo e Virgilio è una caricatura, con tanto di sarcastica lettera maiuscola. È un alieno piovuto dal cielo, è un arciduca che è stato investito dal re…</p>
<p>Gli scrittori, tutti gli scrittori che conosco io, sono persone che vivono in appartamenti modesti, talvolta in catapecchie: eppure sono le persone più felici del mondo, sì, anche quando sono le più disperate, perché stanno tenendo fede alla loro vocazione. Gli scrittori, tutti gli scrittori che conosco io, sono persone che leggono gratis decine di manoscritti di sconosciuti, ai quali non debbono nulla, offrendo continuamente il “munus” (dono/incarico) di leggere la parola altrui, di ascoltarla, aiutando gli autori inediti a pubblicare, ossia a rendere pubblica e comunitaria una cosa bella, e vera…</p>
<p>Macché. Lo “Scrittore” di De Vivo e Virgilio è una macchietta circondata di onori e fama, successo e denaro…</p>
<p><strong>15. I CASI DELLA VITA</strong></p>
<p>Onori e fama, successo e denaro… “(in qualche caso)”, precisano sommessamente, fra parentesi.</p>
<p>In <strong>qualche</strong> caso?</p>
<p>Ma che razza di precisazione è? E <strong>in tutti gli altri casi</strong>? La frase di De Vivo e Virgilio si sgonfia catastroficamente da sola, con un effetto comico irresistibile. Se è solo “in qualche caso” che ciò accade, allora com’è che in tutti gli altri casi gli scrittori continuano a scrivere senza fama, senza onori, senza successo né denaro? Vuoi vedere che si tratta anche di <strong>passione, vocazione, ispirazione, gioia</strong>? Vuoi vedere che è anche una questione di <strong>arte</strong>? Forse a De Vivo e Virgilio sfugge l’esistenza di questa cosa che si chiama <strong>arte</strong>. Nel loro universo parallelo tutto è onori, fama, successo, denaro.</p>
<p>Sto esagerando? Allora leggete questa. È una notizia del 27 dicembre 2000:</p>
<p><strong>Tiziano Sclavi</strong>, il padre di <strong>Dylan Dog</strong>, ha pubblicamente affermato, durante un’intervista rilasciata a Daniele Bertusi, di non voler più scrivere romanzi: “<strong>troppa fatica, niente soldi e niente fama</strong>”. (da www.alice.it/news/news/n20001227.htm)</p>
<p>Faccio notare che <strong>Tiziano Sclavi</strong>, forte del successo di <strong>Dylan Dog</strong> e della popolarità di cui gode (e quindi di un pubblico potenziale di lettori molto numeroso), avrà ricevuto dall’editore dei suoi romanzi una cifra (il cosiddetto “anticipo sui diritti d’autore”) altissima rispetto a ciò che viene dato a un normale autore di narrativa. E nonostante ciò, Sclavi ha sintetizzato queste cifre con l’espressione “niente soldi”. Checché ne pensino i due autori di fantascienza caricaturale De Vivo e Virgilio, ci sono centinaia, migliaia di scrittori che continuano a scrivere in assenza di soldi e fama, e con parecchia fatica (e tanta gioia, aggiungo io).</p>
<p><strong>16. GNORRI</strong></p>
<p>Tutto il pasticcio della confusione di ruoli fra “autore” e “blogger” che De Vivo e Virgilio credono di individuare, deriva da un madornale travisamento: ai due sfugge che al giorno d’oggi <strong>chiunque</strong> può aprire un blog, chiunque può <strong>essere contemporaneamente commentatore e autore</strong>: discutere con gli altri nelle finestre dei commenti dei siti altrui, o proporre un suo intervento, in home page, dentro il blog registrato a suo nome (o a suo pseudonimo, come meglio desidera…). La cosa è sfuggita a tal punto, a De Vivo e Virgilio, che <strong>lo stesso sito zibaldoni.it non tiene conto di questa importantissima democratizzazione della scrittura</strong>, e continua a proporre la <strong>formula aristocratica</strong> del “noi Scrittori De Vivo e Virgilio facciamo la rivista, voi leggete e zitti”.</p>
<p><strong>17. MANDANTI CORAGGIOSI</strong></p>
<p>La frase seguente mi fa ridere di meno: “Ma se neppure lo Scrittore crede in tutto questo o non ha fiducia nel futuro, allora ben vengano i bloggers terroristi, i travestiti e gli anonimi maldicenti.” È una frase farabutta. Dice: se gli scrittori non fanno quello che diciamo noi De Vivo e Virgilio, ovvero se non fondano la nuova comunità (intendendola come la intendiamo noi due), allora sputategli in faccia, fate bene! È una frase vigliacca. Da mandante codardo: il peggio che ci sia. Incita alla cattiveria e alla violenza. La giustifica. Dunque tutte le offese che vengono scritte in rete nei blog, dentro le finestre dei commenti, hanno l’approvazione di De Vivo e Virgilio. I quali non hanno il nerbo di offendere a chiare lettere, ma mandano avanti gli altri e si compiacciono che ciò accada.</p>
<p>Io credo talmente nel futuro da devolvere al futuro il mio presente. Tanto per dirne una, scrivo gratis su questo sito, sebbene le mie parole, sul mercato, verrebbero ricompensate con una decorosa quantità di denaro. Non sono certo l’unico. Siamo centinaia di migliaia a farlo. Ciò che offrono i blogger (<strong>tutti</strong> i blogger) alla comunità è informazione, riflessione, racconto: scrittura. Offrono lavoro gratis. Doni, incarichi. Munus, munera…</p>
<p><strong>18. IL PRESENTE</strong></p>
<p>Ma, alla fine, dopo aver squalificato tutti i blog della rete e aver messo in dubbio il valore di “forum, alcune mailing list, le chat, etc.”, che cosa vogliono De Vivo e Virgilio? “Quello che noi auspichiamo, pertanto, è ben altro, e consiste in un severo esame di coscienza dello scrittore moderno, che, a partire da queste considerazioni sul suo ruolo, riesca a scoprire nel blog e nelle sue modalità di scrittura, un mezzo di comunicazione letteraria aperto a tutti e nuovo, che, scavalcando ogni mediazione, raggiunga chiunque voglia parteciparvi in tutta libertà.” Forse, nel loro auspicare ossessivamente il futuro, De Vivo e Virgilio hanno tenuto gli occhi ben chiusi davanti al presente. Grazie al mezzo tecnico del blog, tutti oggi possono scrivere in rete, sia come autori di interventi in home page, sia come autori di commenti nelle finestre dei blog altrui: vale a dire, tutti possono essere scrittori e commentatori. Ciò che auspicano i due utopisti del futuro, nella realtà è presente in atto.</p>
<p><strong>19. “BLOGGER”</strong></p>
<p>Nell’universo parallelo di De Vivo e Virgilio, viene chiamato “blogger” <strong>solo chi posta commenti nelle finestre</strong>. I nostri due Scrittori De Vivo e Virgilio non hanno ancora capito che il <strong>blogger</strong> è, invece, chiunque tiene un blog, chiunque ha registrato un sito a sistema editoriale aperto (scusate le parafrasi petulanti, ma bisogna spiegarglielo bene), ossia tutti coloro (in Italia sono decine di migliaia) che hanno aperto un sito grazie a uno di quei sistemi editoriali offerti gratis in rete da Splinder, Clarence, Virgilio, Tiscali, ecc.</p>
<p><strong>20. È LA RETE, BABY</strong></p>
<p>“Finché esisterà un testo principale e in subordine una finestra di commento…” è una battuta surreale. Mi ha fatto veramente molto ridere la tecnica umoristica con cui i due autori fingono, fantascientificamente, che nei blog esista un’aristocrazia di autori che possiede il testo principale, e una casta di autori-paria che scrive nella finestra dei commenti. De Vivo e Virgilio dimenticano o fanno finta di dimenticare che, essendo possibile <strong>per tutti</strong> aprire gratis un blog in pochi minuti, senza saperne nulla di programmazione informatica, pubblicando ciò che si vuole nelle finestre principali, la discriminazione fra <strong>home page</strong> e <strong>finestra dei commenti</strong> non esiste. Chiunque può segnalare nella finestra dei commenti un intervento (suo o altrui) pubblicato nella home page di un altro blog, mettendo un link per arrivarci in un baleno e leggerlo con agio. È la rete, ragazzi: nodi, connessioni, passaggi, finestre che si aprono, gente che dialoga e che non è soltanto capace di offendere e denigrare… Succede da anni, e negli ultimi tempi è alla portata di moltissimi.</p>
<p>Lo so, sono cose risapute, e quel che è più grave è che mi sto ripetendo troppo.</p>
<p>Ma vorrei farglielo entrare bene in zucca.</p>
<p>Che almeno questo intervento porti un piccolo contributo alla “comunità a venire”: che almeno, in futuro, De Vivo e Virgilio sappiano di cosa stanno parlando.</p>
<p>____________________________________________________________</p>
<p><em>Per inserire commenti vai a &#8220;Archivi per mese &#8211; Novembre 2003&#8221;</em></p>
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