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	<title>Gillioz &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Omaggio a W.S.B.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2004 10:16:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Gillioz]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gillioz Anche prima della guerra chimica, aveva lavorato nelle campagne avvelenate come raccoglitore dei silos arrugginiti. Li trinciava in lamiere, e li caricava nella camionetta “Ulisse”; così su e giù per la polvere dei campi e delle vie già crepate, come se la guerra ci fosse sempre stata, e neanche tanto lontana. Li trasportava [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/alien.jpg" alt="alien.jpg" align="left" border="0" height="151" hspace="4" vspace="2" width="113" /><br />
di <strong>Gillioz</strong></p>
<p>Anche prima della guerra chimica, aveva lavorato nelle campagne avvelenate come raccoglitore dei silos arrugginiti. Li trinciava in lamiere, e li caricava nella camionetta “Ulisse”; così su e giù per la polvere dei campi e delle vie già crepate, come se la guerra ci fosse sempre stata, e neanche tanto lontana. Li trasportava fino ai sfrangiati delta del fiume fuligginoso, riversandoli tra gli altri detriti, dune di spazzatura fossile, oppure li rivendeva agli artisti del riciclaggio, che abitavano numerosi le baracche di alluminio lungo gli argini.<br />
<span id="more-513"></span><br />
La guerra chimica aveva favorito lo sviluppo di nuovi tipi di insetti, col dorso dorato (qualcuno in paese aveva cercato di fonderne una colonna per ricavarne un lingotto, ma avevano ottenuto solo una pasta grigiastra e polita); dal momento che assaltavano le scorte di cereali e legumi, il mercato bellico gli offrì l’opportunità di mollare con profitto i silos al loro destino di ruggine. Sul giornale di paglia l’avviso tuonava nero: <strong>CERCASI DISINFESTATORE</strong>. Se non che, diavolo, quel liquame bruno che spruzzava sulle carovane d’oro, inevitabilmente inalato, finì per placcargli i polmoni; i suoi escrementi diventarono rosei, e lui fu costretto a riconoscere col verbo l’esistenza del prossimo, soprattutto medici, i quali gli lanciarono con entusiasmo delle sonde d’acciaio nel tubo digerente.</p>
<p>Non le avevano però sterilizzate, e furono costretti a somministrargli cento milligrammi di VAKIL per contrastare l’infezione. Nel frattempo la cantina in cui viveva era stata distrutta con un NAP all’idrogeno, e lui fu costretto a tornare alle campagne per pagarsi un altro buco. Gli faceva compagnia l’infezione e soprattutto le pastiglie verde-acido di BROMISOL, che divorava col pane nero, e di cui era stato rifornito dai Farmaceutici Clandestini; ne aveva ottenuto una dozzina di pacchi, barattandola col mantice intatto di un organo dell’Era Musicale.</p>
<p>Per il resto disponeva di parole che nelle notti calde la sua lingua bianca appiccicava sul guanciale, e uno schermo con pulsazioni violacee e intermittenti. Un giorno che pioveva una diavolo di pioggia calda e oleosa, nei dintorni dello snodo ferroviario di Forme-Est, la camionetta “Ulisse” si sfracellò contro un Porta-Scorie. Da allora la pelle gli divenne azzurra, e non avvertì più dolore negli organi, se non quando si dissetava con acqua dei serbatoi migliori. Un costruttore di mine PARSI, a cui aveva rivenduto bei silos, gli regalò dei bastoncini fibrosi, contenenti stronzio e argento in percentuali esilaranti. <em>Questo è proprio quello che ti ci vuole.</em></p>
<p>Infatti dopo lo stomaco fu come abolito, e gli restava il problema del bere e, soprattutto, di come riempire il tempo. Continuò coi silos fino alla stagione delle piogge scure, quindi tornò a militare come disinfestatore. Gli insetti d’oro nel frattempo avevano distrutto il legno della zona, e si stavano specializzando per annientare anche la pietra. In paese molti avevano imparato a convivere con questi lussuosi esserini alati, invitandoli a cena, offrendosi per cena, o, i più inventivi, a trasformarli in cena.</p>
<p>Un laboratorio e due magazzini dell’Agenzia Farmaceutica erano stati invasi da altre schiere d’oro; la composizione chimica dei farmaci era stata fatalmente modificata. I più ingenui si spaventarono, accusando di imprudenza quelli che s’intestardivano a utilizzare i prodotti alterati. Il disinfestatore, parlando pochissimo, dimostrò che <em>purezza è uguale morte</em>. Lui era una banca di infezioni e morbi, eppure non avvertiva più pene, e neanche ansie. I Farmaceutici Clandestini lo appoggiarono con una propaganda mirata, battezzandolo <em>l’uomo nuovo</em>, e distribuendo gratuitamente supposte radioattive, polveri con microcapsule di bromuro e manganese, aromatizzate col mirto, sciroppi allo zenzero e al magnesio.</p>
<p>Le corporazioni di macellai e panettieri avevano preteso l’intervento di emissari-analisti dei Servizi Alimentari di Loonia, città libera: infatti in paese iniziavano a scomparire gli stomaci (la cosa ricordava la scomparsa del gusto, risalente all’Era Musicale), e questo iniziava ad incidere sul mercato dei viveri. Dopo un’indagine preliminare ma diligente, i Farmaceutici Clandestini furono eliminati come sovversivi (la Polizia Neurale li trasformò in impiegati del catasto elettronico); nel frattempo continuava l’osservazione del fenomeno. Alcuni paesani, convinti che la loro colpa consistesse solo nell’aver accordato fiducia a quei delinquenti, tornarono a nutrirsi; molti però perirono dopo appena un boccone; altri vomitarono carta, un materiale che si era estinto già da mezzo secolo.</p>
<p>Quelli che avevano ancora lo stomaco davano credito alle prediche della Confraternita Addominale, monaci che ripetevano ad ogni angolo la parola PUREZZA e salmodiavano un antico inno sacro dal titolo <em>Acqua Azzurra Acqua Chiara</em>. Altri emigravano, o passavano al nemico, abbandonando le campagne e i canali notturni e andando a lavorare nelle grandi catene di inscatolamento di carne e legumi rossi. Purtroppo, nel giro di pochi mesi, anche i viveri risultarono infetti; si creò presto un notevole fronte di rassegnati e impuri, disponibili a ricevere le alterazioni probabili, e assillati solo dal problema di procacciarsi efficaci strumenti anti-dolore; tornarono così di moda la morfina e i suoi derivati; per molti farmaceutici, statali e clandestini, furono grandi affari.</p>
<p>L’Agenzia Per Lo Sviluppo Integrale di Loonia, per dare una svolta alla crisi, inviò degli analisti nel paese del disinfestatore. Fu stabilito che, ai fini di uno sviluppo più organico e coerente, e per dare un contributo più decisivo al corso degli eventi bellici, sarebbe stata raccomandabile la revoca di tutti gli stomaci della Repubblica. In capo a qualche mese dopo la pubblicazione del decreto governativo, tutta la nazione fu avviata alle Pratiche di Alterazione Collettiva Guidata, e il mercato dei viveri fu convertito in quello delle armi (i macellai, si scoprì, erano geniali nel concepire e costruire nuovi ordigni chimici). Al Governo Centrale qualcuno propose di inaugurare un monumento per quelli che avevano avviato la prima fase del processo, ma l’opzione MEMORIA comportava molti problemi trasversali.</p>
<p>Nel frattempo, il disinfestatore, e vecchio trasportatore di silos, aveva riscoperto le virtù dell’acqua dei torbidi canali di campagna. Che lo si debba ancora a lui, se qualche anno dopo tutta la nazione, e non solo il suo paese, dimenticò la guerra in corso? Non si può dirlo, dal momento che non si può rammentare alcunché. Di certo la merce MEMORIA fu sottratta anche al fronte nemico, che comunque conservava l’erba della fantasia sempre più verde, dimostrando ciò appunto con questo documento.</p>
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		<title>Grafopolis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2004 07:46:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Gillioz]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gillioz* Versificatori tenebrosi, panegiristi della ragion statale o di bottega, narratori dal cuore immenso, biografi di biografi, consulenti dell’ultra-minimo, stilisti della miseria, nobili riproduttori di sciagure, calligrafi del Profondo, pensatori del pensiero istrionico o analgesico, messia depennati, compilatori di cronache e canovacci per una patria alla frutta, e molto di più… Chi penserebbe mai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gillioz*</strong></p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/arabo.jpg" alt="arabo.jpg" align="left" border="0" height="175" hspace="4" vspace="2" width="160" /><br />
Versificatori tenebrosi, panegiristi della ragion statale o di bottega, narratori dal cuore immenso, biografi di biografi, consulenti dell’ultra-minimo, stilisti della miseria, nobili riproduttori di sciagure, calligrafi del Profondo, pensatori del pensiero istrionico o analgesico, messia depennati, compilatori di cronache e canovacci per una patria alla frutta, e molto di più… Chi penserebbe mai che dove oggi sei sparuti isolotti annaspano tra le spume ci fu, tre secoli or sono, uno stivale di terra che rigurgitava di <strong>SCRITTURE?</strong> Che in quello stivale di terra, ancora lungi dallo sprofondare nel Mediterraneo causa il ben noto <strong>scioglimento dei ghiacci (2070-2110 d.c.)</strong>, si stesse elaborando, a insaputa degli elaboratori stessi, il più significativo laboratorio di disfunzione psico-sensoriale della storia europea? E il più intenso esperimento di scissione mentale di un popolo intero?<br />
<span id="more-397"></span><br />
E’ quello che sostiene il professor Mohammed Boukir, ordinario di <strong>Storia Europea</strong> alla Regia Università di Bassora. Il luminare ha raccolto le scarse testimonianze di quel periodo anomalo e oscuro nella sua ultima opera <strong>“Grafopolis”</strong>, (edizioni S. Hussein) e le ha interpretate secondo una inedita prospettiva critica. Secondo la sua ardita tesi, ancor prima della <strong>Rivoluzione Islamica (2025 d.c.)</strong> e della successiva Guerra Iconoclastica (2026-2039 d.c., nella quale, come ormai è ampiamente noto, sono andate perdute, oltre alla totalità delle testimonianze iconiche, molte testimonianze scritte relative alla già spacciata Civiltà Occidentale), l’Italia era la nazione europea più di altre afflitta da una notevole inflazione delle scritture. Questa fu tale, a quanto pare, da accelerare una mutazione antropologica in atto già da qualche ventennio e che consisteva nella trasformazione di ogni cittadino in scrittore, ossia in poeta o in prosatore.</p>
<p>Questa <strong>grafomania</strong>, oltre che espressione di una patologia collettiva, fu una delle cause indirette della guerra tra Secessionisti e Unitari, che risale al secondo ventennio (l’ultima guerra civile prima dell’inabissamento. Ancora oggi lo chiamano Bel Paese, ma solo i subacquei, s’intende). In principio le scritture si opponevano tra loro in nome della verità posseduta esclusivamente da una sola delle fazioni in contesa. Gli scriventi, singoli o regolati in clan, trovavano in questi dissidi una ragione di vita, oltre che uno stimolo a moltiplicare discorsi, schizzi, sparate, anche grazie a Libertà, l’unica dea venerata all’unanimità. In seguito, grazie al concorrere di altri fenomeni come i processi di tribalizzazione (con relativi totem e tabù provvisori) e la moltiplicazione dei modelli imitabili e intercambiabili, le discordie accrebbero, in nome di sempre nuove autorità da adorare o da annientare.</p>
<p>Molte fonti risalgono ai primissimi anni del secolo, all’epoca in cui cioè la diffusione vertiginosa della Rete aveva raggiunto livelli considerevoli per quanto riguarda la dissoluzione neurale e <strong>la soppressione della Cosa</strong> da parte del Dominio Iconico (a proposito vedi Abduhl Laden <strong>“Il cervello degli europei tra le due rivoluzioni del XXI secolo”</strong>, edizioni S. Hussein, collana <storia>). Ciò che salta subito agli occhi è la difficoltà attuale a ricostruire la dinamica delle fazioni, visto che si formavano e si disfacevano di continuo. Dall’esame delle fonti emerge comunque un quadro inquietante delle mutazioni in atto, che possiamo riassumere in questi 4 punti:<br />
1)	Mancanza quasi totale di consapevolezza da parte delle avanguardie spirituali di Grafopolis circa la mutazione in atto. (i pochi che ne avevano capito qualcosa preferivano tacere o, peggio, dedicarsi a testi incomprensibili ai più).<br />
2)	Tendenza generalizzata all’imitazione di modelli iconici, dato che i documenti pervenuti risultano indecifrabili per copiosità abnorme di riferimenti a qualcosa in corso che non ha lasciato tracce, le quali non rimandino a loro volta ad altri segni di natura non scritta. E’ una delle caratteristiche del Dominio Iconico quella di lasciar il campo bruciato, al pari della guerra più efferata.<br />
3)	Nella pubblicistica un servilismo inaudito all’Amministratore Delegato di Grafopolis o, al contrario, un antagonismo isterico che vede nel suddetto Amministratore la fonte di tutte le sciagure grafopolitane.<br />
4)	Nella produzione accademica una smania di frugare in un passato monumentale, operazione corroborante che rende fieri gli stolti senza fede né aura.</storia></p>
<p>Le scritture d’arte meritano un discorso a sé, dal momento che, per uno strano caso, ne sono sopravvissute tracce documentali in quantità ingenti rispetto ad altre tipologie testuali (forse per la sovrabbondanza mostruosa di tale produzione, dinanzi alla quale pochi inorridivano). Oltre alla tendenza a riprodurre lo spettacolo in perenne corso, si delinea in queste scritture, specie in versi e in prosa narrativa, la scissione tra <strong>Scribi Olimpici</strong> e <strong>Scribi del Sottosuolo</strong>, che si stabilì prima della <strong>Rivoluzione della Ragnatela</strong>. Gli Scribi Olimpici erano quelli che funzionavano da centri privilegiati di attrazione del grande capitale: agivano più che altro in gruppo, anche se del gruppo solo uno faceva solitamente da prestanome, ed era definito Autore. Gli altri membri del gruppo erano banchieri, analisti di encefalogrammi del cervello di Mammona, sacerdoti del tempio chiamato Massa (dovrebbe essere, all’incirca, il popolo soggiogato all’Icona), vari aruspici e consiglieri. Per diventare <strong>Scriba Olimpico</strong> era necessario:<br />
1)	Aver ricevuto parere favorevole dalla Commissione Neurale e dalla Polizia Psichica circa la funzionalità dell’Offerta (per far colpo su questi organismi pare che fosse preferibile imbastire turpi storielle ridondanti di sceriffi e di morti, ma anche contorte vicende d’amore andavano benissimo, per il fatto che tutti a quei tempi erano dotati di un cuore enorme).<br />
2)	Una volta ricevuto il parere favorevole di questi illustri organismi della cosa pubblica, si poteva essere ammessi alla Stampa &amp; Promozione, svolte in modalità di volta in volta variabili a seconda del Piano d’Attacco allegato al testo vero e proprio.<br />
3)	Dopo la fase della Promozione, si passava alla fase di Diffusione, a cui seguiva l’Accoglienza da parte della Massa dei Sollecitati. Se si stabiliva un cortocircuito tra segni dell’Offerta e cervello dei membri della Massa (impossibile ancora stabilire il numero minimo per definire il concetto di M.E.S.=Massa Effettivamente Sollecitata) e se questo cortocircuito provocava reazioni che potevano essere ricondotte a dei nomi quali EMOZIONE, PALPITAZIONI, SCORREVOLE, DIVORATO IN DUE ORE, allora automaticamente lo Scriba Olimpico veniva fatto oggetto di afflusso di capitale nonché di provvisoria venerazione, e inoltre invitato a riprodurre il trionfo di là a poco con una nuova Offerta. Se invece questa sollecitazione non si attivava allora c’erano tre possibilità per lo Scriba Olimpico: o cambiare configurazione e riorganizzarsi in un diverso assetto di squadra, nella speranza di poter attivare la sollecitazione col varo di una nuova Offerta; o convincersi che si era Olimpici per virtù propria, ossia anche senza provocare le sollecitazioni della MS (=Massa Sorda) e tirare dritto fino al prossimo trionfo o sino alla caduta definitiva; oppure, rifiutare le regole del gioco e accettare di degradarsi a Scriba del Sottosuolo (ovvero di tornare al punto di partenza; perché tutti nascono dal Sottosuolo e poi, se possono, ascendono).</p>
<p>Gli <strong>Scribi del Sottosuolo</strong> erano quelli che non accedevano alla prima fase del Ciclo dell’Arte Scritta, e quindi ne erano estromessi a priori, intestardendosi però a imbrattar carte, con la bella scusa che gli venivano dal cuore, e non potevano farne a meno. Questi Scribi agivano solitamente per proprio conto, specie quando non godenti di redditi certi se non cospicui. Aspiravano ardentemente di mutarsi in Olimpici, e questo provocava immense disfunzioni nella loro psiche e nell’organismo, fintanto che non ci riuscivano. La frustrazione e l’invidia li portavano a disprezzare tutti quei divini che erano riusciti a pagarsi ville lussuose in paradisi tropicali e bellissime donne o bellissimi fanciulli, azzeccando la lotteria del testo che formava l’Offerta. Com’era possibile che agli Olimpici riuscisse e a quelli del Sottosuolo neanche un po’? Non era certo questione d’ingegno o di mestiere, come ammettevano persino gli stessi Olimpici (infatti tutti, Olimpici e no, scrivevano versi o storie d’amore o di morte, chi modulando sull’orrido, chi sul morbido…). Si trattava di qualcosa in più, d’un imprecisabile <strong>Stato di Grazia</strong>, d’un divino alluce che si poggiava sulla fronte di quei fortunati e che restava ben discosto dal lobi del Sottosuolo. Tra questi ultimi però se ne contavano, a quanto pare, alcune dozzine che se ne infischiavano delle approvazioni degli organi di competenza, in quanto queste onorate istituzioni erano da loro giudicate inadeguate nella funzione. Questi singolari membri del Sottosuolo pare vivessero comunque male la loro estromissione, riconoscendola non come intralcio alla gloria ma come segno di una superiore e organica disfunzione di tutto l’apparato. (pare siano però documentati anche casi eccezionali di sventurati che, sfiniti dal proprio modo d’essere, avrebbero deciso di farsi devoti dell’apparato, finendo per trascendersi in Olimpici. Imprevedibile Grafopolis!).</p>
<p>L’avvento della Rete Planetaria, detta anche, all’epoca, Ragnatela, ci dice il professore, mutò radicalmente la natura del Sottosuolo. Ormai s’era innescato un fatale processo di democratizzazione dell’Offerta, che nel giro di un ventennio avrebbe dissolto qualsiasi traccia del nobile <strong>Ciclo dell’Arte Scritta</strong>. Seguì un vertiginoso rigoglio dell’auto-espressione, un’inarrestabile proliferazione di segni, di finzioni, di fantasie: un aumento clamoroso d’irrealtà, che raddoppiava quella già inflitta dall’Icona e che imitava la straripante eruttazione di merci, più che altro di valore simbolico. Fu il riscatto del Sottosuolo e lo scatenamento di una raccapricciante lotta tra produttori di segni. I due mondi convissero per qualche lustro; l’Offerta Olimpica non subì grandi flessioni, e anzi si democratizzò anch’essa. I criteri della <strong>Polizia Psichica</strong> restavano i medesimi, ma si cercava d’ingurgitare più Scribi possibili. Ormai erano però agli sgoccioli. A poco serviva difendere l’Offerta Olimpica dallo stuolo dei nuovi barbari. Davanti a tale sfacelo patetici moralisti della forma predicavano invano discriminando scritture ancora coerenti per quanto deformi da deformità senza criterio e senza volontà di condivisione, ma solo di deflagrazione, di farneticazione… La congiuntura economica devastante (fine del petrolio, incremento della desertificazione, crisi delle Borse) e un <strong>Dominio Iconico</strong> che in nome dell’EMOZIONE faceva dell’Isteria Collettiva una Legge, fecero sì che i dissidi verbali maturassero inesorabilmente in contese sanguinose, le sparate in sparatorie&#8230;<br />
E questo fu, di fatto, il principio della fine di una civiltà di cui l’unica cosa degna di adottare è la tecnica di datazione del tempo.</p>
<p>(Per questa recensione si ringraziano, oltre al fratello professore H. M. Boukir, anche il Centro Studi Arafat e la Fondazione Hamas. <strong>Evviva il Profeta!</strong>).</p>
<p><strong>*Al-Gillioz</strong><em>è il nome vero con cui la Polizia Psichica ricerca il pacifista sovversivo noto col nome italianeggiante di Gianluca Gigliozzi. Se qualcuno di voi dovesse imbattersi in qualche sua traccia, lo comunichi immediatamente al più vicino Sceriffato. Lunga vita al Sultano! Benedetto sia il Profeta!</em></p>
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		<title>Trentenne Benestante Cerca Trentenne Graziosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2004 10:54:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Gillioz]]></category>
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					<description><![CDATA[(Da “Bagattelle &#38; Pavane per Sam”) di Gillioz* al poeta-ballerino Andrea Inglese (W Sam!) Era arrivato al punto in cui non voleva più scegliere alcunché, e così passava il tempo a convincersi che non c’era. Intanto il tempo faceva l’unica cosa che sapeva fare, e cioè passare, anche se questo è solo confortevole da dire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/Saito_Takako.jpg" alt="Saito_Takako.jpg" align="left" border="0" height="140" hspace="4" vspace="2" width="120" /></p>
<p><strong>(Da “Bagattelle &amp; Pavane per Sam”)</strong></p>
<p><strong>di Gillioz*</strong></p>
<p><em>al poeta-ballerino Andrea Inglese (W Sam!)</em></p>
<p>Era arrivato al punto in cui non voleva più scegliere alcunché, e così passava il tempo a convincersi che non c’era. Intanto il tempo faceva l’unica cosa che sapeva fare, e cioè passare, anche se questo è solo confortevole da dire e abbastanza duro da provare. Sì, diciamo che passava, o che lui passava dentro la sua guaina, o attraverso la sua gamma imprecisabile, o magari non c’era attraversamento alcuno, ma uno deve pur partire da qualche immagine. Possibilmente immagine con un che dell’esperienza. Perché i concetti piacciono se nel frattempo si son fatti le ossa con ciò che ampiamente trapassa nelle scorribande del cosiddetto reale.<br />
<span id="more-368"></span><br />
E passa e passa, questo tempo, o anche non passa, ma sta di fatto che lui c’era e si voleva convincere del contrario, e questo è mentirsi. E siccome onorava il vero, lui non stava granché a posto. Dagli a ripetersi che <strong>non c’era; c’era, c’era completamente </strong>. Non era convinto di esserci, ma non essere convinti è un’altra faccenda; c’era del tutto, forse impropriamente, ma indiscutibilmente. Non era il fantastico mondo delle relazioni a renderlo incerto sul proprio abbozzato esserci; anzi quello gli rendeva buon servizio. No, era proprio l’essere di fronte a se stesso che gli suggeriva di raccontarsi quella fola mirabolante del non esserci, o d’esserci al minimo. Non aveva molto da dirsi a proposito, ma se lo diceva lo stesso. Si copriva di illazioni. <em>Non posso sposarmi o aver figli, perché non ci sono, forse un po’ sì, ma non abbastanza</em>. Intanto il tempo passava, la scelta lo chiamava, la futura moglie lo aspettava per essere eletta moglie presente. E lui si affidava al fantastico mondo delle sue relazioni, composto di soggetti interessanti e sensibili che peraltro gli consigliavano di maritarsi. Lui tornava a casa entusiasta delle loro opinioni, ripetendole tra sé e sé. Avevano ragione, lui non si sognava neanche di contrastarli, anzi sposava tutte le ragioni loro e non loro, ma tornato solo a casa si diceva che no, è impossibile, il <strong>nulla mica può sposarsi</strong>, per quanto sia un nulla bello impantanato e soprattutto un nulla di piccolo calibro, niente a che vedere col concetto sminuzzato da tanti interpreti dell’assoluto o del parimenti ampio relativo. Intanto il tempo passava, e anche gli amici e la possibile o impossibile moglie glielo ricordavano in amabile coro. E allora? Allora niente, bisognava disfarsi della casa, del lavoro e delle relazioni. Una volta liberatosi di questi squisiti complementi del suo nulla, sarebbe stato un gioco da ragazzi convincere la moglie a sposare una nullità qualsiasi, piuttosto che il nulla in persona. <em>Scusa, niente di personale</em> diceva alla parte che sporgeva fuori dal suo non esserci&#8230;</p>
<p>Il tempo passava, ne passa di tempo, oppure non ne passa nulla, è solo il nulla che passa, o che resta, cioè è e basta, dando l’illusione di un passare, perché comunque nel mondo succedono cose, ah se ne succedono, e per questa successione è bene invocare un ente onorato, come tempo, o anche uno onorato come nulla, e anche assoluto, magari, specie se ci si annoia. Le parole certo imbrogliano, e non bisogna mai fidarsi. Anche nulla non significava nulla, e anche tempo e passare, ma anche significare o essere, per non parlare della moglie e prole da lei bramata e forse in arrivo, per non parlare anche, a monte di tutto, della parola scelta. Sì perché lui non sceglieva alcunché, se non di ripetersi che non c’era. Ma il tempo intanto diciamo che attirava come un magnete i ferri corti delle scadenze inderogabili, e lui, nel frattempo, non sceglieva di liberarsi della casa, del lavoro, e dunque della moglie probabile o improbabile. Non sceglieva di scegliere e così venne il giorno che gli fu accordato un ultimatum, ma lui non poté assecondare l’irreale moglie, poiché una scelta è una roba per iniziati dell’esserci, per confidenti della vita, e magari anche per scalpellini dell’assoluto. Non era affar suo insomma. Perché lui era, con parole abbastanza indegne del vero, qualcosa di vicino a un povero nulla itinerante, ben associato, ben assoldato e pressoché ammogliato: uno che poteva permettersi d’esser un bozzolo di nulla. Così non scelse niente, e tutto questo è il primo passo, il secondo si chiama matrimonio.</p>
<p><strong>*Gillioz</strong> <em>è il nome d’arte di un certo Gianluca Gigliozzi, ossia dell’ennesimo scribacchino nazionale, uno dei tanti milioni di quelli che infestano lo spazio malato dei segni italiani. Uno che, però, non vuole caricarsi la croce della propria ingloriosa estraneità all’Olimpo delle belle lettere. Che gli olimpici vivano delle offerte e degli scambi che il rango può concedersi. Che questi (noi) del sottosuolo imparino a segnare senza occhieggiare al Monte e senza pascersi del sottosuolo medesimo. Né collaborazionismo, né l’ottuso contrario.</em></p>
<p><em> (immagine di Saito Takako) </em></p>
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