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	<title>giovanni carletti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Lavorare un libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 06:23:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giovanni Carletti [E&#8217; terminata oggi sul manifesto la pubblicazione del reportage &#8220;protagonisti dell&#8217;editoria&#8221;, con le testimonianze dirette di chi &#8220;sta dietro&#8221; ai libri. Pubblico quella di Giovanni Carletti, editor di Laterza. Il resto del reportage lo si può trovare sul sito di TQ, qui.] È un giovedì di fine marzo. Il libro è in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Giovanni Carletti</strong></p>
<p><em>[E&#8217; terminata oggi sul </em>manifesto <em>la pubblicazione del reportage &#8220;protagonisti dell&#8217;editoria&#8221;, con le testimonianze dirette di chi &#8220;sta dietro&#8221; ai libri. Pubblico quella di Giovanni Carletti, editor di Laterza. Il resto del reportage lo si può trovare sul sito di TQ, <a href="http://www.generazionetq.org/2011/08/24/protagonisti-delleditoria">qui</a>.]</em></p>
<p>È un giovedì di fine marzo. Il libro è in programma per luglio, ancora non esiste una versione definitiva in mano alla redazione ma l’autore ha ormai completato 7 capitoli su 10. Una gran parte di questi li abbiamo rivisti assieme, eliminando interi periodi, spostando paragrafi, cancellando e aggiungendo. Oggi, però, ci sarà la riunione redazionale per decidere il titolo definitivo e la copertina. All’incontro, che riguarda tutti i libri in uscita a giugno e luglio, sono presenti l’editore, il direttore commerciale, la direttrice della comunicazione, la responsabile del programma, tutti gli editor, la capo-redattrice, il capo ufficio stampa e la responsabile dei diritti esteri.<br />
Su una mensola vengono sistemate 5 o 6 prove di copertina. Tutti abbiamo in mano  la scheda che riguarda il libro e che sarà poi utilizzata nella brochure che i promotori porteranno ai librai per raccogliere le prenotazioni. Gli editor prendono la parola a turno per raccontare e spiegare le caratteristiche del libro che hanno seguito, i punti di forza e quelli di debolezza, le qualità dell’autore e la sua capacità in radio, in tv o sui giornali. L’attenzione si sposta sulle copertine, alcune vengono scartate immediatamente e finiamo per concentrarci sempre su due alternative su cui i pareri divergono in modo piuttosto radicale. La discussione rischia di farsi infinita. Votiamo.<span id="more-39953"></span><br />
A questo giro mi è andata piuttosto bene. L’immagine di copertina mi convince, mi pare rispecchi abbastanza bene quello che spero sarà il libro. Abbiamo soltanto aumentato il corpo del carattere con il quale era presentato il nome dell’autore che altrimenti rischiava di essere illeggibile. Il titolo è sembrato efficace, adatto alla collana ed è piaciuto sia al commerciale che all’ufficio stampa. Si spera che “parli” a chi lo recensirà, al nostro lettore più tradizionale e a quello più occasionale, a chi acquista d’impulso.<br />
La riunione è finita, prendo il telefono e descrivo all’autore la nostra scelta. Silenzio dall’altro capo. Spedisco una mail con il pdf della copertina per chiarire la scelta dei colori e della composizione di testo e immagine. Suona il telefono: “Ci ho ripensato. Mi pare che funzioni e poi siete voi gli esperti”. Insomma, l’entusiasmo non è proprio alla stelle ma ci siamo.<br />
Ormai siamo ai primi di maggio, la prossima settimana in molti saremo a Torino per il Salone. È lunedì e la capo-redattrice è infuriata: le avevo promesso la consegna del testo definitivo per la fine della settimana scorsa, l’uscita rischia di saltare. I capitoli sono tutti pronti ma c’è una conclusione ancora da sistemare, manca un passaggio forte, un esempio che permetta di chiudere con efficacia il libro. È da diversi giorni che ci stiamo accapigliando, io per una strada, l’autore per un&#8217;altra. Mi promette queste ultime pagine per martedì sera. Arriveranno venerdì poco prima della chiusura dell’ufficio, dopo molte mail e diverse telefonate. Però raggiungono lo scopo, non sono un banale compromesso tra le due posizioni. Funzionano.<br />
Siamo alla fine di giugno, a Roma il caldo si fa sentire. Mancano 15 giorni all’arrivo in libreria. Oggi riceviamo le copie finite, quelle che poi andranno ai recensori e ai media. Scendo in magazzino e lo prendo in mano per la prima volta. Cominciano a saltarmi agli occhi le imperfezioni, mi tornano i dubbi sul titolo. Non era meglio quello che A. aveva proposto in riunione all’inizio? Si saranno ricordati di cambiare quel paragrafo che avevamo sostituito in bozze? Che effetto farà a chi se lo trova sul bancone? E se la libreria decide di metterlo nel settore “Viaggi” invece che “Attualità”? Risalgo alla mia scrivania. P. mi chiama, è contento, vede finalmente la forma del suo lavoro. Le aspettative ora sono molto alte. Bene: ci crede, lotterà per sostenerlo, si impegnerà. Poi ci sarà l’ansia per il pezzo che non esce, la presentazione andata a vuoto…<br />
Tutto era cominciato diversi mesi prima, in una giornata già autunnale vicino alla Stazione Centrale di Milano. Avevo un appuntamento con P., fino ad allora mai visto di persona, per parlare di un’idea che già da tempo mi girava per la testa. A differenza della narrativa, infatti, nella saggistica molto spesso sono gli editor a commissionare il libro o quantomeno a stimolare gli autori in una certa direzione. Raramente ci sono dattiloscritti già pronti o abbozzati da valutare o su cui intervenire. Al massimo c’è un progetto, un indice + una cartella di presentazione, per farsi un’opinione e giudicare interesse e potenzialità. Nel nostro caso l’agente letterario, presenza ormai centrale nel rapporto tra autore ed editore, non ha un prodotto finito, un romanzo, da vendere e su cui realizzare aste al rialzo. Più semplicemente seguirà, se l’incontro andrà a buon fine, gli aspetti contrattuali cercando di strappare un buon anticipo. Ma ora è ancora presto per questo.<br />
P. è contento dell’incontro. Perché ho pensato a lui? La scelta lo ha un po’ spiazzato (“La casa editrice di Croce”) ma il progetto gli interessa. Vorrebbe dargli una direzione un po’ diversa, che sente più sua. Ne parliamo a lungo, anche al telefono, nei giorni successivi. Studiamo e confrontiamo gli altri volumi che esistono sull’argomento. Lo schema del lavoro gira tra gli altri editor, fioccano le obiezioni. In quale collana lo facciamo uscire? Che dimensioni avrà? Un taglio del genere è in linea con il nostro catalogo e la nostra impostazione? Secondo A. l’indice non è sufficientemente coerente e strutturato. L. e G. pensano che sia necessario aggiungere un capitolo finale. Mi rendo conto di essermi appassionato e affezionato molto ad un’idea e di aver sorvolato su molte questioni.<br />
Ridiscutiamo a fondo il progetto con l’autore e lo ricalibriamo. In riunione editoriale all’editore piace. Ma quale sarà il titolo? P. non è molto soddisfatto dall’anticipo che gli propongo. Ci crediamo veramente? Quante copie ci aspettiamo di venderne? Alla fine però l’accordo lo troviamo. Finalmente si parte.<br />
Il primo capitolo non funziona, il tono non è giusto, in alcuni punti i passaggi sono troppo bruschi e in altri si scende in dettagli inutili. Da un lato sceglie una scrittura letteraria, quasi da romanzo, e dall’altro inciampa in vezzi accademici. Provo a dare indicazioni, elimino frasi e chiedo integrazioni. Leggono anche gli altri editor e le perplessità sono comuni. P. si blocca, si sente messo in discussione. Ci rivediamo a casa sua e lavoriamo assieme tutto il giorno. Poi di nuovo in un bar ad un tavolino. È preoccupato dai tempi stretti, un po’ deluso dai commenti anche duri. Per due mesi silenzio. Risposte secche ai messaggi, poche telefonate, blande rassicurazioni. Temo che tutto possa saltare.<br />
Poi, all’improvviso, arrivano 70 pagine. Stampo e porto a casa per leggere con più attenzione. Sorpresa. Me lo ero immaginato diverso, è molto personale e forse per questo appassionante. Ci sono imperfezioni, frasi da eliminare, errori, sviste. Però è buono, originale, non banale. Finalmente sta prendendo senso, una sua forma, si intravede cosa diventerà alla fine.  Non è mio, non ne ho scritto una parola ma in qualche modo mi appartiene. È un “mio” libro.<br />
Intanto dobbiamo preparare la riunione per le uscite di settembre e di ottobre e poi c’è quell’idea, molto bella, su cui ritorniamo sempre ma non riusciamo ad immaginare chi potrebbe scriverne in maniera sensata e consapevole. G. ha pensato ad un nome niente male, e se lo sentissimo prima delle vacanze?</p>
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