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	<title>giovanni turi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Editori da 1000 copie</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/01/01/editori-da-1000-copie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jan 2021 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Colonnese]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni turi]]></category>
		<category><![CDATA[piccola editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Romano A. Fiocchi]]></category>
		<category><![CDATA[TerraRossa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Romano A. Fiocchi Il 26 novembre scorso è apparso in rete un bellissimo e malinconico post di Giovanni Turi dal titolo Convivere con la paura del fallimento. Ovvero la responsabilità di pubblicare un’opera letteraria. Turi è un ex editor che ha fondato una casa editrice coraggiosa. Si chiama TerraRossa Edizioni. TerraRossa pubblica romanzi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial Unicode MS, sans-serif;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-87652" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2.jpg" alt="" width="364" height="364" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2.jpg 1181w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-768x768.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-250x250.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-200x200.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-160x160.jpg 160w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" />di <strong>Romano A. Fiocchi</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial Unicode MS, sans-serif;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il 26 novembre scorso è apparso in rete un bellissimo e malinconico </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">post</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> di Giovanni Turi dal titolo </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Convivere con la paura del fallimento. Ovvero la responsabilità di pubblicare un’opera letteraria</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">. Turi è un ex editor che ha fondato una casa editrice coraggiosa. Si chiama </span></span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.terrarossaedizioni.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">TerraRossa Edizioni</span></a></u></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">. TerraRossa pubblica romanzi di autori italiani con l’obiettivo di proporre testi che non siano mero intrattenimento ma che lascino il segno, che cerchino un loro spazio, che ambiscano – come scrive nel post – “ad allargare fosse anche solo di un millimetro l’orizzonte della letteratura”. E TerraRossa, da lettore posso garantirlo, fa Letteratura. Lo fa con penne di alto livello, quali Ezio Sinigaglia e Cristò, puntando poi su nomi nuovi o poco conosciuti che in primo luogo sanno cosa sia la scrittura e l’invenzione narrativa.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #000000;">Post bellissimo, dicevo, per la descrizione del suo sogno di editore, dei suoi affanni, della sua ricerca, delle sue paure, prima fra tutte quella che il proprio lavoro, ossia l’opera messa sul mercato, finisca prematuramente dimenticata.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;">Quando accade – scrive Turi – a bruciare non è solo il danno economico e il monito degli scatoloni accatastati in magazzino, ma è anche l’impressione che in realtà quel libro non abbia mai avuto modo di essere valutato: i giornalisti ne ricevono troppi e ne leggono talvolta meno di quanti sono tenuti a recensire per restituire un favore o per non esser da meno dei colleghi di altre testate che hanno già scritto di qualche ‘opera di tendenza’; i librai sono costretti a star dietro alle proposte dei distributori, alla burocrazia dei resi e all’impersonale concorrenza degli store online; il pubblico sta perdendo la voglia di cercare qualcosa di diverso, di farsi spiazzare dalle novità editoriali, né si fida più di chi parla di caso-editoriale, opera-imperdibile, libro-necessario, scrittura-originale, capolavoro – definizioni che tutti abbiamo contribuito a svuotare di significato”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #000000;">Alla complessità di un mondo editoriale in continua evoluzione, dove i colossi si contendono il mercato lasciando ai piccoli soltanto le briciole, si è dunque aggiunto l’aggravio di quello che Turi chiama “questo anno assurdo”. Nonostante il mare in tempesta, l’editore di TerraRossa non ha fermato la sua programmazione e ha fatto uscire due romanzi: </span><span style="color: #000000;"><i>La casa delle madri</i></span><span style="color: #000000;"> di Daniele Petruccioli e </span><span style="color: #000000;"><i>Binari</i></span><span style="color: #000000;"> di Monica Pezzella. Un azzardo? Un gesto di ribellione verso il destino? Un atto di caparbietà, motivato dal proprio ideale? Con la malinconia di cui dicevo più sopra, ma anche con signorilità, Turi si giustifica:</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;">Non posso prevedere quanto l’emergenza in corso, l’assenza delle fiere editoriali e dei cicli di presentazioni influenzeranno le vendite; non so quanto le pressioni dei grandi gruppi editoriali, che sono ancora più esposti alla crisi, condizioneranno l’operato dei librai e le scelte della stampa; non so quanti lettori raggiungerà questo post e quanti crederanno che valga la pena dare un’opportunità a questi due romanzi e ai loro autori; non do per scontato che chi li leggerà proverà la stessa emozione che hanno suscitato in me. Se non altro, mi resta però il privilegio di guardare con orgoglio anche questi nuovi titoli del catalogo TerraRossa e ho imparato che con le paure tocca purtroppo conviverci, senza dargliela vinta, senza smettere di fare del proprio meglio, finché se ne ha la forza”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; color: #000000;">Sento, tra le righe, le stesse parole scritte da Gaetano Colonnese, l’editore e libraio napoletano prematuramente scomparso nella primavera del 2004. Colonnese citava Gobetti, Formìggini, Ricciardi, Scheiwiller. Piccoli editori, diceva, che si sono sforzati di mantenere vivi i migliori aspetti della tradizione editoriale, la qualità e gli aspetti artigianali soprattutto. Alcuni di loro per le loro idee hanno dato la vita, come Piero Gobetti, perseguitato dagli squadristi del regime, o Angelo Fortunato Formìggini, suicidatosi dopo la schiacciante oppressione delle leggi razziali. Colonnese li chiamava <i>editori di mille copie</i> (ed era sottinteso che nell’elenco includesse se stesso):</span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial Unicode MS, sans-serif;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Editori di mille copie, che hanno indicato nuovi campi di indagine e nuovi sentieri culturali. Editori che intendevano la tipografia come architettura: un alternarsi di pieni e di vuoti, un gioco di proporzioni dove basta un nulla, qualche millimetro più su o più giù, un carattere più piccolo o più grande, per rovinare l’armonia della pagina stampata. La società della globalizzazione appiattisce tutto, anche i libri. Esistono, per fortuna ancora oggi, dagli Appennini alle Ande, editori grandi e piccini di notevole progettualità culturale e senso estetico. Al contrario dei colossi, preoccupati soprattutto a confezionare scoop e best-seller, immessi sul mercato con estrema prepotenza, che sottraggono spazio ad altri libri che i lettori vorrebbero e farebbero bene a leggere. Tutto questo mette in pericolo non solo la cultura, ma anche la democrazia”.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial Unicode MS', sans-serif; color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Questo, Gaetano Colonnese. Per chi volesse leggere per intero il post originale di Giovanni Turi, </span><u><a style="color: #000000;" href="https://giovannituri.wordpress.com/2020/11/26/convivere-con-la-paura-del-fallimento/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">qui il collegamento</span></a></u><span style="font-family: Times New Roman, serif;">.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alcune domande a Alberto Casadei su &#8220;Letteratura e controvalori&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/01/19/alcune-domande-a-casadei-su-letteratura-a-controvalori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2015 06:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Casadei]]></category>
		<category><![CDATA[critica letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[Donzelli]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni turi]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura e controvalori]]></category>
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					<description><![CDATA[intervista di Giovanni Turi Letteratura e controvalori, pubblicato da Donzelli nella collana Saggine, raccoglie alcuni interventi di Alberto Casadei, docente di Letteratura italiana presso l’Università di Pisa, sul paradigma critico di Auerbach (cap. I), sulla possibilità in epoca contemporanea di una narrazione realista che si confronti anche con gli altri media (cap. II), sul legame [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>intervista di <strong>Giovanni Turi</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2015/01/19/alcune-domande-a-casadei-su-letteratura-a-controvalori/turi_letteratura-e-controvalori_copertina/" rel="attachment wp-att-50605"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-50605" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/turi_LETTERATURA-E-CONTROVALORI_Copertina-204x300.jpg" alt="turi_LETTERATURA E CONTROVALORI_Copertina" width="204" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/turi_LETTERATURA-E-CONTROVALORI_Copertina-204x300.jpg 204w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/turi_LETTERATURA-E-CONTROVALORI_Copertina-698x1024.jpg 698w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/turi_LETTERATURA-E-CONTROVALORI_Copertina-900x1319.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/turi_LETTERATURA-E-CONTROVALORI_Copertina.jpg 1354w" sizes="(max-width: 204px) 100vw, 204px" /></a></p>
<p><em>Letteratura e controvalori</em>, pubblicato da Donzelli nella collana Saggine, raccoglie alcuni interventi di <strong>Alberto Casadei</strong>, docente di Letteratura italiana presso l’Università di Pisa, sul paradigma critico di Auerbach (cap. I), sulla possibilità in epoca contemporanea di una narrazione realista che si confronti anche con gli altri media (cap. II), sul legame tra letteratura e contesto nazionale (cap. III), sui rapporti tra critica, web e realtà editoriale (cap. IV); in chiusura Casadei elenca poi una serie di brevi considerazioni che sintetizzano quanto esposto in precedenza e pongono nuovi spunti di riflessione. Qui di seguito si intervista l’autore a partire da alcune sue affermazioni.</p>
<p><strong>«Anche la letteratura sembra ormai soggetta a leggi di mercato, ma i suoi sono spesso “valori contro”, tendenzialmente rivolti più alla lunga durata che al realizzo immediato» (p. VII): quali sono dunque i “controvalori” della letteratura?</strong></p>
<p>Sono soprattutto quelli che ci costringono a porre in discussione alcune nostre certezze sulla realtà normalizzata. Una poesia di Paul Celan o della nostra Amelia Rosselli, per esempio, propongono visioni del rapporto fra io e mondo frantumati, incoerenti, fortemente oscuri: eppure noi percepiamo un senso che emerge da quell’uso in apparenza tutto personale e anticomunicativo del linguaggio. Quello è il primo “controvalore” della letteratura: la possibilità di far comprendere che ogni individuo può trasmettere qualcosa di solo suo, importante per tutti ma non riducibile ai valori comuni, che spesso sono soltanto luoghi comuni.</p>
<p><strong>«Gli attuali paradigmi […] spingono a considerare il realismo innanzitutto come un codice di accostamento fra soggettività individuale-interiore e mondo esterno», che include anche alcune forme di fantastico (pp. 13-15): non si rischia così di rendere il realismo una categoria quasi onnicomprensiva?</strong></p>
<p>No, perché ovviamente io escludo testi che introducono componenti <em>fantasy </em>puramente esornative: <em>Barbie fairytopia</em>, per esempio, non potrà mai ricondurci alla realtà perché è solo una sua trasposizione edulcorata. Invece, il realismo che ingloba elementi assurdi, grotteschi o puramente fantastici lo fa per rendere più completa la nostra percezione del rapporto che abbiamo con il mondo, spesso governato da elementi inconsci o comunque non razionali. Non si va dunque verso il mistico ma verso l’indagine sul rapporto biologico corpo-mondo, che ha ancora tanti aspetti da rivelare. E la letteratura, come le arti in genere, può contribuire a farlo.</p>
<p><strong>«La dimensione nazionale serve adesso e servirà ancora a concretizzare l’universale, a rendere specifico e dicibile quanto altrimenti rischierebbe di rimanere comunicazione asettica» (p. 123): in una realtà globale e interconnessa la dimensione nazionale non è solo una delle tante possibili concretizzazioni?</strong></p>
<p>Sì, ma non è solo un tassello in un mosaico molto più ampio. Ogni cultura, legata a una lingua ma anche alle sue realizzazioni artistiche e letterarie in particolare, in realtà condensa molte delle sue manifestazioni più specifiche nello stile e nei modi di essere che solo in quel determinato ambiente hanno un senso. In altre parole, la globalizzazione può rischiare di far condividere ciò che è neutro, e quindi alla lunga insignificante. Invece, le letterature possono far confrontare ciò che ha avuto una storia e una realizzazione stilistica in un ambiente e in un periodo, e questo può essere molto più interessante che condividere l’uguale. In parte lo diceva già Leopardi: noi dobbiamo anche appassionarci alle nostre opere, e poi confrontarle con quelle realizzate dagli altri, per comprendere meglio noi stessi.</p>
<p><strong>«[…] le caratteristiche del web in rapporto alla diffusione e alla critica della letteratura sono chiare: un primo valore aggiunto è l’immediatezza delle proposte e delle reazioni; un secondo è la mancanza di una gerarchia prestabilita; un terzo è l’ampiezza dei possibili utenti» (p. 129): la capacità e l’acume critico non rischiano però di venire surclassati dall’abilità comunicativa?</strong></p>
<p>Il problema di difendere anche forme minoritarie, ma di qualità, in un contesto tendenzialmente basato sulla quantità e facilità comunicative esiste. Però ho notato che spesso, se si affrontano problemi davvero importanti chiarendo quali sono le implicazioni, anche nel web si ottiene una risposta attenta. Bisogna dosare al meglio il rapporto fra componente innovativa e volontà comunque di coinvolgere un pubblico potenzialmente interessato a cogliere suggerimenti, per esempio su opere o brani davvero importanti e invece poco visibili a livello massmediatico.</p>
<p><strong>«[…] soprattutto in Italia è assoluta la necessità di allargare il pubblico dei lettori capaci di un giudizio autonomo, che sostenga, come avviene per esempio negli Stati Uniti, autori validi ma che non godono di un successo commerciale» (p. 134): oltre alla scuola, a chi spetta (e come) dunque formare lettori competenti?</strong></p>
<p>Una grande opportunità è data dalla rete: occorrono senz’altro blog che accolgano sempre più interventi di giovani. Personalmente, durante le mie lezioni universitarie consiglio agli studenti di andare a vedere cosa succede nei blog letterari più accreditati, e di farsi un’idea sulle opere discusse. Se poi gruppi di giovani vogliono a loro volta creare un loro spazio, benissimo: l’importante è che le discussioni diventino sempre più un patrimonio condiviso e non restino circoscritte a circoli più o meno chiusi. Con questi confronti, dovrebbe crescere la scelta consapevole delle opere migliori, e quindi anche il web può diventare un veicolo per formare lettori competenti.</p>
<p><strong>«Alla domanda: “quali sono i narratori e i poeti italiani (e non solo) attualmente più rappresentativi?” è comunque necessario rispondere» (p. 172): secondo lei quali sono?</strong></p>
<p>Posso citare Walter Siti e Antonio Moresco, ormai narratori largamente stimati, ma possiamo aggiungere giovani autori come Giorgio Vasta, Paolo Sortino, Nicola Lagioia e anche Alessandra Sarchi. Per la poesia, un recente sondaggio del Premio Dedalus-pordenonelegge ha segnalato, e sono d’accordo, Milo De Angelis, Mario Benedetti, Antonella Anedda, ma anche autori più giovani come Stefano Dal Bianco, e aggiungerei Massimo Gezzi e Laura Pugno. Ma sono solo alcuni dei nomi citabili!</p>
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		<title>Perchè nessuno stronca i libri brutti?</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 06:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[critica giornalistica]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni turi]]></category>
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		<category><![CDATA[vita da editor]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giovanni Turi Negli ultimi tre mesi, ogni volta che ho letto una recensione letteraria online o sulla stampa mi sono appuntato se il giudizio espresso fosse positivo, negativo o neutrale; questi gli esiti: 64 pollice recto, 11 pollice verso, 39 non classificabili. Eppure, considerando i libri che leggiamo, le proporzioni sarebbero a dir poco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giovanni Turi</strong></p>
<p>Negli ultimi tre mesi, ogni volta che ho letto una recensione letteraria online o sulla stampa mi sono appuntato se il giudizio espresso fosse positivo, negativo o neutrale; questi gli esiti: 64 pollice recto, 11 pollice verso, 39 non classificabili. Eppure, considerando i libri che leggiamo, le proporzioni sarebbero a dir poco invertite, o sbaglio? Insomma, senza farla lunga, <strong>le recensioni sono sempre o fin troppo generose o piuttosto vaghe. Perché?</strong></p>
<p>Certo c’è la tendenza a ritenere, sulla scorta delle classifiche di vendita, che i lettori non sappiano comunque distinguere le pietre preziose dalla paccottiglia e dunque non ci si sforza più di tanto di entrare nel merito dei testi, ma è solo uno dei tanti problemi.</p>
<p>Com’è noto, per quanto riguarda la carta stampata, <strong>coloro che dovrebbero essere i critici autorevoli quasi sempre collaborano con qualche editore</strong>: se si esprimono favorevolmente su un testo la cortesia gli verrà restituita (con un bel pezzo su un’opera che hanno scritto o curato o che comunque afferisce alla loro stessa scuderia), se lo sminuiscono dovranno aspettarsi un colpo basso; oltretutto devono dar conto di quel che scrivono alla testata su cui lo fanno – e i giornali appartengono quasi tutti in maniera più o meno diretta ai grandi gruppi editoriali. Altro discorso andrebbe fatto per coloro che vengono reclutati dai quotidiani magari perché autori di successo, condizione che non implica avere le necessarie competenze per giudicare opere altrui e dunque si limitano a esporne la trama, corredandola con due o tre considerazioni aperte a ogni interpretazione.</p>
<p>Insomma, <strong>sulla presunta critica ufficiale non si può fare affidamento e sui blogger, allora? Ancor meno.</strong> <span id="more-1781"></span>Tralasciamo coloro i cui “articoli” sarebbero imbarazzanti anche su un giornalino scolastico e concentriamoci sui recensori più o meno in grado di stabilire il valore di un’opera (al di là di quelli che possono essere i propri gusti) e di argomentare a riguardo con proposizioni di senso compiuto. Ebbene, anche costoro difficilmente stroncano un libro pur se pessimo o mediocre, tendono ad accentuarne gli aspetti originali e interessanti piuttosto che le debolezze, al massimo si astengono dallo scriverne. Tutto ciò per diverse ragioni:</p>
<ol>
<li>In molti casi, anche loro hanno un qualche rapporto con un editore (o ambiscono ad averlo).</li>
<li>Se hanno richiesto alla casa editrice un’opera (o meglio ancora gli è stata spedita per iniziativa dell’ufficio stampa) e poi la denigrano, quando lo stesso marchio pubblicherà un volume di loro interesse gli toccherà comprarlo e, si sa, in tempo di crisi…</li>
<li>Qualsiasi blogger ha tra i suoi obbiettivi primari quello di raggiungere un numero di lettori sempre più ampio e la maggior parte delle visite ai siti internet arriva tramite i social network: a condividere una stroncatura sarà presumibilmente soltanto lui (anche i sodali e coloro che ne apprezzano il giudizio al più si limiteranno a un like); una recensione positiva verrà invece per lo meno linkata anche sui profili social della casa editrice, che contano migliaia di followers, e – se in vita e al passo coi tempi – anche dall’autore del volume in oggetto e di conseguenza dai suoi fans.</li>
<li>Tutti gli scrittori hanno le proprie conventicole, pronte a screditare-bannare-spammare chiunque osi mettere in discussione il valore assoluto della produzione del loro protetto e la realtà virtuale permette tempi e modi di reazione punitivi e immediati.</li>
</ol>
<p>Detto questo, (a) sono condizionamenti che ovviamente subisco anch’io; (b) non voglio suggerire che sia inutile consultare le recensioni, occorre però farlo in maniera accorta e leggendo anche tra le righe; (c) <strong>il rinnovamento della vita culturale può venire solo da lettori sempre più curiosi ed esigenti </strong>(ai docenti appassionati, precari o meno, il compito di formarli).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(questo pezzo è stato postato da Turi sul suo blog <a href="https://giovannituri.wordpress.com/2014/12/18/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/" target="_blank">&#8220;Vita da editor&#8221;</a>, e con il suo consenso lo riprendiamo; certo di queste cose, e di tanti altri aspetti affini/correlati, se ne è parlato molto su NI, ma mi sembra pur sempre una sintesi lucida, equilibrata, onesta, e anche &#8220;scientifica&#8221;, della fisiologia della &#8220;critica&#8221; giornalistica e on line; GS)</em></p>
]]></content:encoded>
					
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