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	<title>Giuseppe Antonelli &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Vedi alla voce: litaliano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2019 06:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Antonelli]]></category>
		<category><![CDATA[Museo della lingua italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Per un museo della lingua italiana di Giuseppe Antonelli Il 21 dicembre 2015 un incendio ha distrutto a San Paolo del Brasile il Museo della lingua portoghese. Quattro piani di esposizione inaugurati nel 2006: libri, manoscritti, totem e installazioni multimediali, diffusioni audio e video, postazioni interattive. L’«Albero delle parole», la «Piazza della lingua», la «Grande [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-81535" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/illustr-1024x487.jpg" alt="" width="515" height="251" /></p>
<p><strong>Per un museo della lingua italiana</strong></p>
<p>di</p>
<p><strong>Giuseppe Antonelli</strong></p>
<p>Il 21 dicembre 2015 un incendio ha distrutto a San Paolo del Brasile il Museo della lingua portoghese. Quattro piani di esposizione inaugurati nel 2006: libri, manoscritti, totem e installazioni multimediali, diffusioni audio e video, postazioni interattive. L’«Albero delle parole», la «Piazza della lingua», la «Grande galleria» con uno schermo di 106 metri, l’auditorium dove si proiettava il film <em>Idiomaterno</em>, un intero piano per le esposizioni temporanee (34 in dieci anni). Il più grande museo del mondo dedicato a una lingua, ma non l’unico. La lingua italiana, invece, un museo non ce l’ha e non ce l’ha mai avuto. Il museo della lingua italiana è rimasto finora un progetto irrealizzato.</p>
<p>In questi anni sono stati fatti alcuni progetti: molti prendono spunto dalla mostra <em>Dove il sì suona </em>che si tenne agli Uffizi nel 2003. Ma certo tutti i preziosi documenti che lì furono esposti per diversi mesi – autografi di Petrarca, Boccaccio, Ariosto, e molti altri pezzi unici – non potrebbero mai far parte di una collezione permanente. Bisogna immaginare, allora, un’esposizione che lasci largo spazio al multimediale e all’interattività: un percorso nella storia che sia anche un’esperienza dei sensi. Perché la lingua non è solo scritta e non è solo letteraria. La lingua è da sempre lo specchio di una società e l’italiano non fa eccezione. Porta in sé – stratificati – secoli e secoli di storia, ma continua a riflettere – giorno per giorno – l’evoluzione del nostro costume, della nostra mentalità, delle nostre abitudini.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-81534" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/pla_cas1.jpg" alt="" width="1000" height="112" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/pla_cas1.jpg 1000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/pla_cas1-300x34.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/pla_cas1-768x86.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/pla_cas1-250x28.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/pla_cas1-200x22.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/pla_cas1-160x18.jpg 160w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Un Museo della lingua italiana servirebbe, ad esempio, a ricordarci che una lingua italiana è esistita molto prima che esistesse un’Italia politica: già Dante parlava della «lingua del sì». A capire che la lingua non è uno strumento neutro: rivela la nostra visione del mondo, il nostro stile di vita; plasma la realtà che ci circonda, modificando valori e significati. Ad avvertirci che le parole nuove o straniere ci sono sempre state e fanno parte di una sana evoluzione di ogni lingua e di ogni cultura; che la grammatica cambia nel tempo; che per secoli sapersi esprimere in lingua – e non in dialetto – è stata una conquista faticosa. Ne resta testimonianza nei tentativi di chi sapeva a malapena scrivere: come le lettere degli emigranti o dei soldati, in cui si sente ancora tutta la fatica fatta per riuscire a comunicare in situazioni di grande urgenza.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-81536" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/c56e1489eaa9abbc75957178d96c2b38.jpg" alt="" width="204" height="337" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni museo è un luogo vivo, in cui la memoria lega il passato al presente e soprattutto a un’idea di futuro. Così sono tutti i musei che valga la pena di visitare. Così sarà il museo della lingua italiana a cui stiamo lavorando. Il <a href="https://www.facebook.com/hashtag/museodellalinguaitaliana?source=feed_text&amp;epa=HASHTAG">#Museodellalinguaitaliana</a> è un progetto aperto alle idee di chiunque voglia contribuire. La petizione che – con Luca Serianni, abbiamo lanciato tramite  <u>change.org</u>  è un modo per trovare a queste idee un luogo concreto in cui vivere: si può firmare <a href="http://chng.it/QQt4smfg">qui</a>.</p>
<p>Grazie a chi sta condividendo e vorrà condividere con noi questo sogno!</p>
]]></content:encoded>
					
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