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	<title>Giusi Drago &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Anomalie della compassione. Tre epiloghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2017 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Giusi Drago]]></category>
		<category><![CDATA[Ingeborg Bachmann]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giusi Drago Epilogo 4  PAPPAGALLI A BERLINO non la pioggia né la noia ma una pericolosa destabilizzazione: la scrittrice austriaca a berlino, in uno stato di turbamento, registra la malattia della città, il muro che divide fa ammalare berlino, come la separazione dei genitori fa ammalare i figli, è ben più di una disarmonia, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-69411" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/pappagalli-2-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/pappagalli-2-300x229.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/pappagalli-2.jpg 740w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>di <strong>Giusi Drago</strong></p>
<p style="text-align: center">Epilogo 4</p>
<p style="text-align: center"> PAPPAGALLI A BERLINO</p>
<p style="text-align: justify">non la pioggia né la noia ma una pericolosa destabilizzazione: la scrittrice austriaca a berlino, in uno stato di turbamento, registra la malattia della città, il muro che divide fa ammalare berlino, come la separazione dei genitori fa ammalare i figli, è ben più di una disarmonia, è qualcosa di peggio: solchi nella psiche e nella città – e comunque quelli non si meritavano di avere dei figli, anzi, dovrebbero risponderne ai servizi segreti</p>
<p style="text-align: justify">è in casi come questi che bisogna chiedere perdono: quando il muro è stato abbattuto, nessuno ha accusato i tedeschi di aver rimosso le pietre confinarie, si è piuttosto celebrata la riunificazione, e il divisorio si è mostrato per quello che era, un effetto collaterale di azioni imperdonabili, dotate di una loro precisa geografia di frontiera che di lì a poco si sarebbe sgretolata, tuttavia nessuna riunificazione capita nelle famiglie in cui si è prodotta – spesso sottraendosi alle intenzioni – la separazione: diagnosticabile è soltanto il capitolare di fronte alla realtà</p>
<p style="text-align: justify">ma che significa capitolare? le azioni di cui poi sarà necessario scusarsi tornano ad avere i nomi di un tempo: <em>ogni morto tra berlino est e berlino ovest decade a strumento di propaganda</em>, così come oggi in europa ogni migrante propaganda più la nostra miseria che la propria, e d’estate si avvicina a noi, circondati da case e strade, torturati da insetti e offerte, ondeggianti ai ventilatori o in arie condizionate: i nostri luoghi possono essere vuoti o affollati, e solo in apparenza quelli vuoti hanno tempi più brevi di guarigione, di certo però quelli affollati sono sempre in movimento e acuiscono lo spirito di crociata contro l’estraneo, a venezia persino contro il turista</p>
<p style="text-align: justify">è colpa della politica – la bachmann sarebbe stata d’accordo – se ci sono due pappagalli che si fronteggiano, l’uno chiaro l’altro più scuro, entrambi appollaiati su un carro armato al passaggio di confine, nel silenzio degli uomini in uniforme, è colpa di un abbaglio o della sfortuna  se anche in casa ci sono due pappagalli – marito e moglie – che si combattono nel silenzio dei figli, i quali non lasciano capire da che parte stiano, la confusione è molta e lo spavento grande, ma i figli non si schierano, nella separazione cercano di tenere le distanze, ormai è andata, e se proprio i pappagalli continuano a farsi la guerra, almeno non sono più appollaiati sui loro trespoli nella stessa cucina, abitano ognuno a casa propria</p>
<p style="text-align: center">Epilogo 2</p>
<p style="text-align: center">DALL’INCERTEZZA DELLE NOSTRE POSIZIONI</p>
<p style="text-align: justify">benevola è la stabilità, magnanima la compassione, però da tempo vacillano e non sapendo dove regnare assumono consistenza di vetro: una tazza di vetro sporca di caffè, a questo è ridotta l’immagine della sostanza e non si tratta solo di mettere un po’ d’ordine, di far scorrere un po’ d’acqua</p>
<p style="text-align: justify">qualcosa di vitreo hanno anche le linee delle nuvole, oggi, sembrano vetrificarsi da sé in un cielo già di vetro</p>
<p style="text-align: justify">qualcosa al riguardo ha da dire anche la linea del pensiero: tabù, dice il pensiero, è tabù perché nessun manuale spiega come si sta scomodi nella vergogna, insettitudinari nella vergogna, anomalie della compassione</p>
<p style="text-align: justify">nel carcere femminile di breslavia la luxemburg osservò un bisonte ferito e lo chiamò fratello: accadrebbe di imparare che la compassione è vasta, si estende anche ai bisonti, non va mai lasciata, peccato tuttavia che la compassione non sia un sito così accogliente, specie se accompagnata da angoscia per la sorte dei compatiti e del compassionevole stesso</p>
<p style="text-align: justify">l’angoscia che accompagna la compassione, infatti, può essere fortissima: prende in prestito le forze del futuro e ferisce alle spalle, ostacola  il ritmo della carne nelle cose umane</p>
<p style="text-align: center">***</p>
<p style="text-align: justify">e si comportano tutti come se non ci fossero correzioni da fare, modifiche da apportare né opportune né necessarie, così nessuno migliora nulla e molti ritengono ben fatto ciò che palesemente non lo è, e per converso sottovalutano di continuo la buona riuscita</p>
<p style="text-align: justify">chi ha tempo e pazienza di correggere errori, sviste, imprecisioni – a cascata su documenti calcoli compiti, nelle pietanze come eccesso di sale, nelle risposte come abuso di spiegazione, nelle omissioni come incuria ˗ agita in mano una fune in fiamme, con cui frusta in primo luogo la propria imperfezione e l’altrui: non lo si fa più di buon grado, la cosa pare pedante, il più grande correttore di occhiaie non è forse il tempo? date una penna rossa al tempo e vedrete quanti sbagli estinguerà</p>
<p style="text-align: justify">dalla parte opposta stanno i paladini dell’ordine e da lì giungono ingiunzioni immediate e alla porta si presentano frotte di donne delle pulizie con detersivi, donne-candeggina dedite all’ipercontrollo, la resistenza consisterebbe nel far qualcosa che la casa non vuole, che anche le madri non vorrebbero: gettare sui pavimenti appena lucidati briciole e ciuffi di peli in precedenza spazzati su, abbandonare resti di cibo negli angoli, spargere sulle lenzuola i fondi del caffè, pisciare sui cuscini ˗ queste pulitrici ridono che è proprio una vergogna, deridono la sporcizia altrui,  accusano di dilettantismo la padrona di casa, è una sposa dilettante e una donna dilettante e una madre dilettante, ascoltarle ha generato apprensione, mormorano di una, una trasgressiva, che vive sola in una casa felicemente disordinata</p>
<p style="text-align: center">Epilogo 3</p>
<p style="text-align: center">DAL BUIO DEI  NOSTRI LETTI</p>
<p>nella storia del mondo non è mai finita un’epoca della luce e non ne è mai iniziata una nuova</p>
<p style="text-align: justify">la luce, infatti, è l’informazione essenziale che serve agli storici del nuovo  millennio elettrico e digitale, ma – a ben vedere – la luce è servita in pari misura anche agli storici dei secoli passati: gli anni sono sempre stati misurati in luce</p>
<p style="text-align: justify">non così per i profeti, costoro hanno potuto formulare le loro previsioni anche al buio: è anzi possibile che l’attendibilità delle previsioni sia diminuita con il diradarsi del buio, grazie alla lampada a incandescenza di Edison – dev’essere questo il prezzo da pagare per chi è vissuto negli ultimi centocinquant’anni</p>
<p style="text-align: justify">un grande significato ha la luce, specie considerata retrospettivamente, dal buio dei nostri letti, se davvero è lei a formare la più coerente estensione dei giorni, sia pure con picchi di intransigenza e bagliori di superbia</p>
<p style="text-align: justify">è una gratifica immediata, quella che la luce concede alle cose, è l’anarchia del dettaglio e della ribellione individualistica, e per giunta in assenza di sensi di colpa: uno sfregio all’etica di Calvino</p>
<p style="text-align: center">***</p>
<p><em>è inverno e dal buio dei nostri letti</em></p>
<p><em>non è il caso di perdere </em></p>
<p><em>questa luce, le sue brevi apparizioni</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>un crinale di chiarore lacera</em></p>
<p><em>l’asfalto, il vincolo della superficie</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>in tutto ciò che tocca la luce scava</em></p>
<p><em>senza affogare nel gelo</em></p>
<p><em>del calcolo egoistico: gli stessi brividi </em></p>
<p><em>di esaltazione nel ramo senza foglie </em></p>
<p><em>e nei vetri della casa di fronte</em></p>
<p style="text-align: center">***</p>
<p style="text-align: justify">non veduta, nelle scure profondità delle nostre stanze e della sua ruminazione, ogni ombra è attraversata da tendenze divergenti che la delegittimano</p>
<p style="text-align: justify">perciò, secondo l’ideale penumbratile del postmoderno, tipico delle età di trapasso, l’ombra è di continuo costretta a censurare tanto la luce quanto se stessa, forse nel tentativo di attenuare la pressione della realtà</p>
<p style="text-align: justify">tuttavia in una vita già smaterializzata, virtuale, liquefatta, l’ombra quasi sfigura: un tempo era il nemico numero uno, nemico chimerico risorgente da ceneri, cenere che compattava interi paesaggi, inghiottiva intere comunità insinuandosi negli interni (tanto caverno-neanderthaliani quanto borghesi) e nei sonni di una ragione mostrificata, al punto da far perdere ai sognatori – di tutti i tempi e di tutte le latitudini – l’orientamento</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>sporgersi e intrecciare</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/06/04/sporgersi-e-intrecciare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2016 05:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Giusi Drago]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giusi Drago che cos&#8217;è un libro? tante parole per un attimo sovrane su diversi volumi di silenzio, in lotta con l’interrogativo se da dire ci sia qualcosa di vero e di vivo, senza troppo amore per l’ordine del mondo, nel libro è scritto: vietato il deposito di rifiuti ingombranti *** che il mondo agisca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giusi Drago</strong><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/reti_pescatori_camogli-300x200.jpg" alt="reti_pescatori_camogli" width="300" height="200" class="aligncenter size-medium wp-image-62275" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/reti_pescatori_camogli-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/reti_pescatori_camogli-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/reti_pescatori_camogli.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>che cos&#8217;è un libro?</p>
<p>tante parole per un attimo sovrane<br />
su diversi volumi di silenzio, in lotta<br />
con l’interrogativo se da dire ci sia qualcosa </p>
<p>di vero e di vivo, senza troppo amore per l’ordine<br />
del mondo, nel libro è scritto: vietato<br />
il deposito di rifiuti ingombranti</p>
<p>***</p>
<p>che il mondo agisca in aderenza<br />
al dato, invece tutto sporge avanza<br />
si allunga, anche le parole: come esche sporgono<br />
due tulipani rossi dalla terra, in punta di trapano si allunga<br />
lo scoglio dentro l’acqua, avamposto violento e irregolare,<br />
si tende nel vuoto un’edera pelosa, si allarga a macchia<br />
un’erbaccia di tundra, le calle dipinte da julio paz<br />
spingono foglie verso la donna nuda<br />
con gli occhi tagliati via dalla cornice</p>
<p>***</p>
<p>finita la stagione della pesca, che la rete si disfi nell’acqua,<br />
niente esche artificiali o dannose, solo reti<br />
lasciate a degradarsi in mare</p>
<p>anche l’incontro e la separazione sono corde<br />
intrecciate: non c’è incontro<br />
se i due che si trovano vicini non sono amici,<br />
non c’è separazione quando sono lontani </p>
<p>***</p>
<p>è la vita, è una rete umida<br />
di benedizioni e rimproveri<br />
che ci buttano addosso</p>
<p>nascosti sotto fino a che<br />
la rete aderisce e soffoca</p>
<p>né mia né tua: niente di personale<br />
nel tono di parole che si fanno giustizia<br />
da sole, nelle lenti a specchio, nelle radici secche<br />
del collettivo, nella monotonia delle lamiere<br />
dove pioggia sporca batte </p>
<p>non c’è separazione non c’è incontro<br />
se non si fa amicizia con occhi sessi e parole</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tu se sai dire dillo, IV edizione 2015</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/09/16/tu-se-sai-dire-dillo-iv-edizione-2015/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 10:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
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					<description><![CDATA[17-18-19 settembre 2015 Galleria Ostrakon via Pastrengo 15, Milano La rassegna Tu se sai dire dillo, ideata da Biagio Cepollaro e giunta alla quarta edizione, è dedicata alla memoria del poeta Giuliano  Mesa, scomparso nel 2011. A leggere le sue poesie, oltre a Biagio Cepollaro, vi sarà anche Andrea Inglese.  Quest’anno i temi saranno: l’esperienza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/cop.jpg"><img loading="lazy" class="  wp-image-56564 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/cop-300x187.jpg" alt="cop" width="455" height="283" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/cop-300x187.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/cop-80x50.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/cop.jpg 460w" sizes="(max-width: 455px) 100vw, 455px" /></a></p>
<p style="text-align: center">17-18-19 settembre 2015</p>
<p style="text-align: center"><span style="color: #ff0000"><strong>Galleria Ostrakon</strong></span></p>
<p style="text-align: center">via Pastrengo 15, Milano</p>
<p style="text-align: center">La rassegna <strong>Tu se sai dire dillo</strong>, ideata da <strong>Biagio Cepollaro</strong> e giunta alla quarta edizione, è dedicata alla memoria del poeta<strong> Giuliano  Mesa</strong>, scomparso nel 2011.</p>
<p style="text-align: center">A leggere le sue poesie, oltre a Biagio Cepollaro, vi sarà anche <strong>Andrea Inglese</strong>.  Quest’anno i temi saranno: l’esperienza di Milanopoesia (1983-1992) raccontata da <strong>Eugenio Gazzola</strong> e da alcuni protagonisti come l’artista<strong> William Xerra</strong>, la poetessa <strong>Giulia Niccolai</strong> e dall’organizzatore <strong>Mario Giusti</strong>; il festival dei nostri anni  <em>Bologna In Lettere</em> a cura di <strong>Enzo Campi</strong> ; l’<em>Artventure parigina</em> di <strong>Lucio Fontana</strong> ricostruita da <strong>Jacopo Galimberti</strong>, l’opera elettronica di <strong>Giovanni Cospito</strong> eseguita al Teatro Verdi, situato proprio di fronte allo Spazio Ostrakon.</p>
<p style="text-align: center">E ancora avranno spazi dedicati: la figura unica diventata leggenda del poeta-operaio <strong>Luigi Di Ruscio</strong> tratteggiata da<strong> Christian Tito</strong>; la nascita del blog <strong> Perigeion</strong> e i poeti <strong>Massimiliano Damaggio</strong>, <strong>Antonio Devicienti</strong>, <strong>Nino Iacovella</strong>, <strong>Gianni Montieri</strong> , presentati da <strong>Francesco Tomada</strong>, e infine, la poesia di <strong>Nadia Agustoni</strong>, <strong>Giusi Drago</strong>, <strong>Francesco Forlani</strong>, <strong>Vincenzo Frungillo</strong>,<strong> Italo Testa</strong> e la prosa di <strong>Giorgio Mascitelli</strong>.</p>
<p style="text-align: center"><span style="color: #ff0000"><strong>17 Settembre, Giovedì</strong></span></p>
<p style="text-align: center">ore 18.00</p>
<p style="text-align: center"><strong>Biagio Cepollaro</strong> e<strong> Andrea Inglese</strong> leggono <strong>Giuliano Mesa</strong></p>
<p style="text-align: center">ore 18.30</p>
<p style="text-align: center">L’<em>artventure parigina</em> di <strong>Lucio Fontana</strong> a cura di <strong>Jacopo Galimberti</strong></p>
<p style="text-align: center">ore 19.30</p>
<p style="text-align: center">Le poesie di:</p>
<p style="text-align: center"><strong>Nadia Agustoni</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Giusi Drago</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Vincenzo Frungillo</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Italo Testa</strong></p>
<p style="text-align: center">I racconti di :</p>
<p style="text-align: center"><strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p style="text-align: center">ore 20.30</p>
<p style="text-align: center">Intervallo</p>
<p style="text-align: center">ore 21.00  Il pubblico è invitato a spostarsi al Teatro Verdi, di fronte allo Spazio Ostrakon</p>
<p style="text-align: center">Opera elettronica di <strong>Giovanni Cospito</strong> su testi di Biagio Cepollaro</p>
<p style="text-align: center"><span style="color: #ff0000"><strong>18 Settembre, Venerdì</strong></span></p>
<p style="text-align: center">ore 18.00</p>
<p style="text-align: center"><strong>Gli anni di Milanopoesia</strong></p>
<p style="text-align: center">a cura di <strong>Eugenio Gazzola</strong></p>
<p style="text-align: center">Saranno presenti:<strong>William Xerra, Giulia Niccolai, Mario Giusti</strong></p>
<p style="text-align: center">ore 19.30</p>
<p style="text-align: center">Intervallo</p>
<p style="text-align: center">ore 20.00</p>
<p style="text-align: center"><em>Lettere dal mondo offeso</em>: per <strong>Luigi Di Ruscio</strong></p>
<p style="text-align: center">a cura di <strong>Christian Tito</strong></p>
<p style="text-align: center">Letture dal romanzo epistolare</p>
<p style="text-align: center">Proiezione video</p>
<p style="text-align: center">Testimonianze</p>
<p style="text-align: center"><span style="color: #ff0000"><strong>19 Settembre, Sabato</strong></span></p>
<p style="text-align: center">ore 18.00</p>
<p style="text-align: center"><strong>Perigeion</strong> e i poeti</p>
<p style="text-align: center">a cura di <strong>Francesco Tomada</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Massimiliano Damaggio</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Antonio Devicienti</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Nino Iacovella</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Gianni Montieri</strong></p>
<p style="text-align: center"><strong>Francesco Tomada</strong></p>
<p style="text-align: center">ore 19.30</p>
<p style="text-align: center">Intervallo</p>
<p style="text-align: center">ore 20.00</p>
<p style="text-align: center">Il presente di <em>Bologna in Lettere</em></p>
<p style="text-align: center">a cura di <strong>Enzo Campi</strong></p>
<p style="text-align: center">“Agit-prop-poetry”, un intervento di Enzo Campi</p>
<p style="text-align: center">“Sistemi d’Attrazione”, proiezione di un video montato con i materiali della terza edizione del Festival Bologna in Lettere</p>
<p style="text-align: center">“Sì, si può”, recital multimediale con<strong> Alessandro Brusa, Martina Campi, Francesca Del Moro, Rita Galbucci, Enea Roversi, Jacopo Ninni, Mario Sboarina, Enzo Campi</strong></p>
<p style="text-align: center"><em>L’immagine in copertina è di Biagio Cepollaro, </em>Predella-Dittico<em>, dipinto su due pannelli. Tecnica mista su mdf, cm 80 x 50 complessivi,2009.Coll privata, Milano.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fortemente intrecciare terra e cielo: Paola Febbraro</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/fortemente-intrecciare-terra-e-cielo-paola-febbraro/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/fortemente-intrecciare-terra-e-cielo-paola-febbraro/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2014 12:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[anna maria farabbi]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[galleria Ostrakon]]></category>
		<category><![CDATA[Giusi Drago]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Febbraro]]></category>
		<category><![CDATA[Tu se sai dire dillo]]></category>
		<category><![CDATA[Viola Amarelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=49159</guid>

					<description><![CDATA[di Viola Amarelli [ Comincio qui a documentare per appunti gli incontri della rassegna di Tu se sai dire dillo 2014. Una della serate era dedicata alla poetessa prematuramente scomparsa Paola Febbraro (1956-2008). Grazie a lei, tra l&#8217;altro, mi era stato possibile pubblicare nel 2006 un inedito di Amelia Rosselli, Lezione sulla metrica, che è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Viola Amarelli</strong></p>
<figure id="attachment_49160" aria-describedby="caption-attachment-49160" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Paola-Febbraro.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-49160" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/10/Paola-Febbraro.jpg" alt="Paola Febbraro" width="160" height="153" /></a><figcaption id="caption-attachment-49160" class="wp-caption-text">Paola Febbraro</figcaption></figure>
<p>[ Comincio qui a documentare per appunti gli incontri della rassegna di <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/09/16/tu-se-sai-dire-dillo-terza-edizione/"><em>Tu se sai dire dillo</em> 2014</a>. Una della serate era dedicata alla poetessa prematuramente scomparsa Paola Febbraro (1956-2008). Grazie a lei, tra l&#8217;altro, mi era stato possibile pubblicare nel 2006 un inedito di Amelia Rosselli, <em>Lezione sulla metrica</em>, che è <a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/RosTes.pdf">qui</a>. Oltre a due sue poesie, vi è l’intervento di Viola Amarelli che con Giusi Drago e Anna Maria Farabbi, purtroppo impossibilitata ad arrivare a Milano per l’occasione, hanno contribuito, in modi diversi, a mettere a fuoco la sua figura. B. C.]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Queste stanze che diventano locande</em></p>
<p><em>sono le mie poesie</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em><em>le lascio con una leggerezza tale</em></p>
<p><em>da farmi godere</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em><em>perché non si dice mai che si gode a sparire</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da <em>Stellezze</em>, a cura di Anna Maria Farabbi, LietoColle 2012</p>
<p><span id="more-49159"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Se s&#8217;avvicina ciò che di me è stata</p>
<p>senza differenza tra chi ci fa nascere e chi ci abbandona</p>
<p>non è di poco conto una domanda</p>
<p>se non è di muoversi di stanza in stanza</p>
<p>ma occupar le stanze dire</p>
<p>non cerco strade non voglio camminare ma stare</p>
<p>in casa a più piani a più riprese d&#8217;ossigeno e di rose</p>
<p>dire: ce l&#8217;ho da fare.</p>
<p>II</p>
<p>Se s&#8217;avvicina ciò che di me è stata</p>
<p>interrotta</p>
<p>allora mi allontana la sconfitta</p>
<p>come se non fossi stata io</p>
<p>convertita</p>
<p>…</p>
<p>ho fretta</p>
<p>voglio invecchiare</p>
<p>come la terra che sotto ha 1&#8217;animale.</p>
<p>III</p>
<p>Se s&#8217;avvicina ciò che di me è stato</p>
<p>insonne sogno di clausura mio possesso lotta</p>
<p>per la supremazia dello spavento</p>
<p>…</p>
<p>allora trema e tremi la ragione</p>
<p>di uno stato terremoto</p>
<p>mio sesso nato da sesso uguale.</p>
<p>*</p>
<p>Ogni soffio di vento è una lama di gelo</p>
<p>…</p>
<p>scricchiola un velo diventato dal freddo</p>
<p>La natura fa visibile il respiro di anime e viceversa.</p>
<p>Nate comunque d&#8217;inverno</p>
<p>lode al Vostro silenzio e al Nostro</p>
<p>sesso dal primo respiro.</p>
<p>*</p>
<p>Il coraggio non usato per nascere</p>
<p>è ciò che canta prima di parlare</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da <em>Turbolenze in aria chiara</em>, Empiria, 2008</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Su Paola Febbraro: note (1)</em></p>
<p>“<em>Prima di arrivare a una lingua poetica ho praticato una scrittura ‘ visiva’ o ‘sperimentale’ o ‘creativa’. Non so. Non la chiamavo poesia, la chiamavo scrittura. Non mi definivo né scrittrice né poeta. Recalcitravo ad ogni definizione… Lo scrivere per me era una pratica, un gesto artistico più che ‘letterario’…Credevo fermamente che scrivere delle parole su di un foglio procurasse delle conseguenze nella realtà e in noi stessi, che quello che si scriveva fosse anche riflesso dell’accadere di eventi nell’universo, eventi che interagivano con noi. Cercavo una scrittura universale più che una lingua: una scrittura capace di essere letta e compresa da tutti senza bisogno che per questo si dovesse ‘saper leggere’ ma semplicemente ‘guardare’ le parole sulla pagina. Le parole dovevano essere così elementari e così attaccate a quello che ‘portavano’ da non poter essere mai fraintese. Quel tutti era: il ‘genere umano’ e anche, estremisticamente, la vita ‘fisica’, ‘chimica’, ‘biologica’, nell’universo…Scrivere quello che stava accadendo nell’istante in cui stavo scrivendo. Io volevo ardentemente scrivere quello che stava accadendo in quell’istante”. (2)</em></p>
<p>I brani citati, tratti da un intervento di Paola Febbraro sulla creatività femminile, rendono limpidamente conto di uno dei marcatori essenziali della sua opera anche quando la sua scrittura diventerà consapevolmente “poesia”, cosa che avviene – come da lei sottolineato (3)- nell’incontro con due maestri del calibro di Elio Pagliarani e di Amelia Rosselli. Paola Febbraro pratica, infatti – verrebbe da dire programmaticamente – una poesia esperienziale che non significa affatto autobiografica o intimista ma piuttosto l’assumere il ciò che accadde qui e ora come punto di partenza di una ricerca per comprendere quel <em>non so</em> che ricorre spesso nei suoi testi.</p>
<p>Lo scrivere per lei diventa quindi naturalmente una sonda, uno scandaglio che aderisce alle movenze, alle vicende ma anche alle contraddizioni ed ellissi dell’esperienza -vita, in un percorso che tende dal concreto dei<em> piedi</em>, del <em>lavorìo delle mani</em> alla verticalità di un punto di tangenza con l’interrelata energia che sostanzia il mondo: <em>mi passa parte a parte indolore/l’incessante rimbombo tra la terra e il cielo</em> recita, ad esempio, questo distico estratto da “ e forse io chiamo amore”.</p>
<p>In quest’ottica si rivelano emblematici gli stessi titoli dei suoi libri: “Turbolenze in aria chiara” è il titolo di una delle prime raccolte, ripreso anche nel libro postumo cui stava lavorando al momento della prematura scomparsa (4); “La Rivoluzione è solo della Terra” (5), dove il dato terrestre si coniuga a quello astronomico e politico, è la raccolta vincitrice del premio Giorgi, sino a giungere a “Stellezze”, titolo tratto da un suo verso che Anna Maria Farabbi ha scelto per un libro di inediti e non, curato con attento affetto in memoria della Febbraro.</p>
<p>Questa spola tra il concreto e l’olistico, che non perde mai di vista la pragmaticità anche minuta del quotidiano per inserirsi nella rete intrecciata della vita, è una metodologia non a caso tipica delle maggiori pensatrici del ‘900, dalla Weil alla Arendt, per fare i due nomi forse più noti, e testimonia della presenza molto forte del movimento delle donne nella scrittura in esame, ma è anche, oltre che strumento euristico, spia di una sorta di misticismo, che si potrebbe definire con un ossimoro – parlando di un’autrice che molti ne ha usati – come “immanenza trascendente”. Carsica ma resistente si rivela qui, infatti, l’influenza del grande filone delle mistiche umbre, da Angela da Foligno a Chiara da Montefalcone, non dimenticando che l’Umbria era la terra madre natìa dell’autrice, pur cresciuta a Roma, e che il recupero di queste ‘pensatrici’ si inserisce nei gender studies a partire dagli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. In proposito, val la pena forse citare una terzina, anche lievemente ironica, conservata tra gli inediti della Febbraro: <em>Io sono la cavaliera/La vergine guerriera/La stinca di santa </em>(6<em>)</em>, e ricordare che l’autrice tra i vari poeti da lei letti esplicitamente menziona la Dickinson, San Francesco e, non tanto a caso, Cavalcanti (7).</p>
<p>I due filoni dominanti nella scrittura dell’autrice umbra, quello esperienziale – sperimentale (nell’identica derivazione etimologica dal latino ex-pèrior: tento, provo, ricerco) e quello della dimensione di una mistica concreta e razionale (8), si intrecciano e si scandiscono nei testi della Febbraro:<em> …Se invece, dicevo, avessi fatto esperienza di cosa era successo/di che colore era e tutte le altre cose// SI DEVE CAPOVOLGER LA CLESSIDRA DEL CONOSCERmi/Si va intersecando la mia la tua/vicissitudine del mondo//Sai, dicevo, i verbi all’infinito passivo i verbi all’infinito passato:/gongolavo nell’aria mi immergevo nell’erba/del non sapere quel far mio/costituirmi di mia esperienza:intùito/riflessi miraggi coincidenza/volatili sapienze/…c’è un tu gigantesco e ci voglio parlare</em> (9), poesia cui si aggiunge un testo di un uni-verso nella pagina successiva: <em>c’è qualcosa di religioso in un tu resinoso?</em>, dove il tu fantasmatico diventa lievemente, ironicamente?, sacrale risucchiando l’io empirico in un incontro fisico. Di questa poetica l’autrice appare lucidamente consapevole:</p>
<p><em>Ritorno</em><br />
<em>A quando scrissi io non so andando poi a scoprire che così facendo m’infilavo una perla passata di mano in mano un incipit insomma che m’avrebbe onorata d’appartenere ad una stirpe che s’era messa su a declinare il verbo della sua mente nel giardinetto in cui strusciavano vesti e piedi scalzi: il popolo del mistico verde canterino, ma io non udii campane né trilli né ruscelli tutto era muto e aperto a non finire c’era anche una certa forma di desolazione e sopra l’arcobaleno: quanto avevo pianto!</em><br />
<em>E così lasciavo.</em><br />
<em>Avevo un fagotto che ciondolava dal bastoncino ma il bello il bello il bello il bello era che ora me ne potevo andare senza dover partire.</em></p>
<p><em>Il paradiso è dove nessuno chiede chi sei e cosa fai.</em><br />
<em>Si sa e si fa altro insieme</em><br />
<em>Il paradiso è dove le domande sul tuo conto sono</em><br />
<em>a forma di lamponi e di fragole di bosco.</em> (10)</p>
<p>Se questo è lo sfondo e la materia del lavorìo di Paola Febbraro, che a pieno titolo si inserisce nel <em>lavorìo del mondo</em> (11), nei suoi tratti formali si configura con una netta peculiarità, che ne fa un’autrice estremamente contemporanea e, nel contempo, appartata dalla koinè letteraria, pur collaborando sin da giovanissima prima al Festival di Castelporziano e poi a varie edizioni del Festival dei Poeti a Ostia Antica. Drammaturga e scrittrice ‘sperimentale’, anche da poeta ibrida spesso prosa e poesia, cut up e densità oracolari.</p>
<p>E’ stato da più parti notato come la sua sia una poesia icastica, che procede a frammenti, squarci e scarti sintattici, con una valenza visionaria che a volte diventa assertiva e sciamanica. In particolare, Paola Febbraro utilizza una versificazione che più che la prosodia, privilegia il ritmo del respiro, e per la quale Guglielmin ha richiamato il verso proiettivo di Olson (12), con una precisazione: che si tratta del respiro del pensiero, non tanto e non solo come logos ma come intuito, empatia, libere associazioni mentali e sintattiche, le volatili sapienze che sicuramente la Febbraro eredita e rielabora in maniera del tutto originale da parte delle sue maestre: Gertrude Stein e Amelia Rosselli (13).</p>
<p>Al verso ipermetrico dove prevale il tono apparentemente proprio della ratio classificatoria si alternano chiuse da fulmen in clausola che contemporaneamente aprono però un altro versante del logos, con ampliamenti di senso e di orizzonti. Così, ad esempio: <em>a volte io credo così forte alla rotazione della terra attorno all’asse/e credo che questo a volte questa intermittenza//pensa</em> (da “ La Rivoluzione è solo della Terra”) o da “sospirati indizi”: <em>E’ vero intanto che ogni volta con qualcuno ogni volta/è diverso il centro da cui s’irraggia/la conoscenza del mondo//mondo? Ma è solo un piccolo pezzo di strada asfaltata/meglio!/mondo? ma è solo una giornata.</em></p>
<p>L’icasticità, evidente nei numerosi uni-versi o distici della Febbraro, implica un utilizzo attentissimo del silenzio, che la stessa autrice richiama parlando di Burroughs, altro autore da lei amatissimo. Le cesure, le spaziature, la stessa rarefatta punteggiatura, creano, infatti, un magma di non-detto ricchissimo e sotteso, di cui le parole scritte o pronunciate sembrano rappresentare solo la punta di un iceberg, tanto da indurre a parlare quasi di versi implosi, ma io preferirei invece parlare di cura, attenzione e precisione estrema della parola e degli affetti, nel senso spinoziano del termine, di sentimenti che si trasformano in azioni.</p>
<p>Si pensi a quest’unico verso tratto dalla raccolta “A fratello Stefano”, raccolta come noto scritta per il fratello suicida: <em>mano nella mano attraversiamo l’ennesima ambulanza</em>, dove davvero nulla è da aggiungere o anche, sempre dalla stessa raccolta:<em> m’accompagna un silenzio//una specie di clangore/un clangore silenzioso//dentro l’acqua.</em></p>
<p>Ha giustamente osservato Carlo Bordini che la poesia di Febbraro “parte da molte rinunce; utilizza degli strumenti molto poveri; vive di una sorta di pauperismo ed opera una continua riduzione; la sua poesia non si affida a nessuna grazia naturale; per raggiungere l’espressione questa poesia tende continuamente al sublime.” (14)</p>
<p>Questa tensione è innervata da un lessico volutamente semplice, dove scarseggiano persino gli aggettivi e la parola si presenta sempre più nuda all’appello, con gli abiti di un lirismo che è tale solo apparentemente perché l’io della Febbraro, nominato per onestà intellettuale verso la propria singola esperienza, si amplia, si allarga in cerchi sempre più ellittici sino quasi a scomparire. Del resto della sparizione, della scomparsa c’è abbondante traccia nei testi: a<em>ttesa allora è solo che svanisca/l’idea di possedere</em>; ..i<em>l corpo che si allaga e si confonde/sulla linea d’orizzonte</em>;<em> la confusione…ritorna sempre e poi scompare</em>; sino a formare quasi una dichiarazione di poetica: <em>Queste stanze che diventano locande/sono le mie poesie//le lascio con una leggerezza tale/ da farmi godere// perché non si dice mai che si gode a sparire</em>. E’ una scomparsa, tuttavia, che è sempre una tensione alla liberazione : <em>non animo più i segni e lascio liberi gli uccelli e la loro scienza del volo// e loro/ lasciano libera me</em>.</p>
<p>Leggerezza, e ironia(15), e profondità, e affetti, e dolori si fondono in controluce nella parola di questa poeta, fedele soprattutto all’autenticità del proprio percorso, lontana da ogni ambizione meramente letteraria, e un limpido lascito della sua poesia è proprio quello espresso nel suo “Happy End (collages e variazioni in versi da ‘Teneri Bottoni’ di Gertrude Stein)” (16) : <em>c’è forse un uso estremo nelle piume//se c’è la migliore cosa è portarlo via indossarlo/essere spericolati spericolati e decisi e ricambiare//la gratitudine</em>.</p>
<p>Note</p>
<p>(1) testo dell’intervento all’incontro in memoria di Paola Febbraro svoltosi a Milano il 20 settembre 2014 nell’ambito della terza edizione di “Tu se sai dire dillo” curata da Biagio Cepollaro</p>
<p>(2) da “dell’io e del tu senza corpo nella poesia delle donne”, ora in L’Ulisse, n.2, 2004</p>
<p>(3) da una lettera pubblicata in Stellezze, LietoColle, 2012 a cura di Anna Maria Farabbi</p>
<p>(4) Turbolenze in aria chiara, Empiria, 2008</p>
<p>(5) La Rivoluzione è solo della Terra, Manni, 2002</p>
<p>(6) da Aliqua, 1985, citato in Camera verde, Requiem a più voci per Paola Febbraro, Le reti di dedalus, 2008 on line</p>
<p>(7) cfr nota sub 3</p>
<p>(8) sul concetto e la storia della mistica cfr Pannikar R.: L’esperienza della vita. La mistica , Jaca Book 2005, e Vannini M. Il volto del Dio nascosto. L’esperienza mistica dall’Iliade a Simone Weil , Mondadori, Milano 1999</p>
<p>(9) da “ sospirati indizi” ora in Turbolenze in aria chiara</p>
<p>(10) di questo testo esistono due differenti versioni; questa riportata è contenuta in “Stellezze”, cit., una diversa, dove manca l’ultimo paragrafo sul paradiso, è contenuto in “Fiabe” e-book di Paola Febbraro a cura di Biagio Cepollaro, 2007</p>
<p>(11) Fammi restare con te lavorìo del mondo, testo contenuto in La Rivoluzione è solo della Terra, cit.</p>
<p>(12) da Senza riparo. Poesia e finitezza, di S. Guglielmin, La Vita Felice, 2009</p>
<p>(13) per Amelia Rosselli la Febbraro curò nel 1994 “Lezioni e Conversazioni con Amelia Rosselli, nel numero monografico della rivista Galleria; a Gertrude Stein dedicò una breve silloge in Fiabe, e-book già citato</p>
<p>(14) cfr nota sub 6</p>
<p>(15) dalla sezione “Sogni” in Turbolenze in aria chiara: s<em>ono in una nave/sto andando o sto tornando in un paese del Nord/la nave costeggia la riva di una terra che non si distingue dal mare/guardo il mare/ad un certo punto c’è un animale accanto a me/(non ricordo che animale)/e io lo chiamo Saba.</em></p>
<p>(16) in Fiabe, già cit.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Bibliografia:</em></p>
<p><em>La Rivoluzione è solo della Terra</em>, Manni, 2002</p>
<p><em>Turbolenze in aria chiara</em>, Empiria, 2008</p>
<p><em>Stellezze</em>, a cura di Anna Maria Farabbi, LietoColle 2012</p>
<p><em> Senza riparo. Poesia e finitezza</em>, di S. Guglielmin, La Vita Felice 2009</p>
<p><em>L’Ulisse</em>, n, 2 LietoColle, 2004</p>
<p>Camera verde, <em>Requiem a più voci per Paola Febbraro</em>, Le reti di dedalus, 2008 on line</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Riferimenti in rete:</em></p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/FebbraTes.pdf"><em>“Fiabe”</em> e-book a cura di Biagio Cepollaro, 2007</a></p>
<p><a href="http://rebstein.wordpress.com/2011/02/25/a-paola-febbraro/">http://rebstein.wordpress.com/2011/02/25/a-paola-febbraro/</a></p>
<p><a href="http://www.retididedalus.it/Archivi/2009/gennaio/PRIMO_PIANO/3per_paola_febbraro.pdf">http://www.retididedalus.it/Archivi/2009/gennaio/PRIMO_PIANO/3per_paola_febbraro.pdf</a></p>
<p><a href="http://slowforward.wordpress.com/2008/09/24/i-felix-paola-febbraro-di-piccole-foglie-sparse-e-di-giardini/">http://slowforward.wordpress.com/2008/09/24/i-felix-paola-febbraro-di-piccole-foglie-sparse-e-di-giardini/</a></p>
<p><a href="http://liberinversi.altervista.org/tag/paola-febbraro/">http://liberinversi.altervista.org/tag/paola-febbraro/</a></p>
<p><a href="http://golfedombre.blogspot.it/2010/01/paola-febbraro-9-gennaio-1956.html">http://golfedombre.blogspot.it/2010/01/paola-febbraro-9-gennaio-1956.html</a></p>
<p><a href="http://moltinpoesia.blogspot.it/2012/07/paola-febbraro-da-turbolenze-in-aria.html">http://moltinpoesia.blogspot.it/2012/07/paola-febbraro-da-turbolenze-in-aria.html</a></p>
<p><a href="http://slowforward.wordpress.com/2008/05/27/su-paola-febbraro/">http://slowforward.wordpress.com/2008/05/27/su-paola-febbraro/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>Tu se sai dire dillo ( terza edizione)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2014 12:00:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alessandro Mistrorigo]]></category>
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					<description><![CDATA[18.19, 20 settembre 2014 spazio Ostrakon, via Pastrengo 15, Milano Lo Spazio Ostrakon ospita, tra il 18 e il 20 settembre 2014, la terza edizione della rassegna Tu se sai dire dillo, dedicata alla memoria del poeta Giuliano Mesa (1957-2011) e ideata da Biagio Cepollaro. Anche quest’anno l’attenzione è rivolta a poeti importanti e radicali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>18.19, 20 settembre 2014</strong></p>
<p>s<strong>pazio Ostrakon, via Pastrengo 15, Milano</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/ostrakon.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-48840" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/ostrakon-300x225.jpg" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/ostrakon-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/ostrakon-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/ostrakon-900x675.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/ostrakon.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Lo Spazio <strong>Ostrakon</strong> ospita, tra il 18 e il 20 settembre 2014, la terza edizione della rassegna <em>Tu se sai dire dillo</em>, dedicata alla memoria del poeta <strong>Giuliano Mesa</strong> (1957-2011) e ideata da <strong>Biagio Cepollaro</strong>. Anche quest’anno l’attenzione è rivolta a poeti importanti e radicali del ‘900, ancora poco conosciuti, come <strong>Gianni Toti</strong> (1924-2007), tra l’altro pioniere della video poesia in Italia, di cui viene presentata per la prima volta, a cura di <strong>Daniele Poletti</strong>, l’intera opera in versi; <strong>Emilio Villa</strong> (1914-2003), precursore delle neoavanguardie,in nome del quale si sono svolte nel corso dell’anno molte iniziative promosse da Enzo Campi, a partire proprio dalla galleria Ostrakon, e <strong>Paola Febbraro</strong> (1956-2008), poetessa prematuramente scomparsa intorno alla cui opera parleranno Anna Maria Farabbi ,Viola Amarelli e Giusi Drago.</p>
<p>Ad arricchire il programma vi è la presentazione dell’ambizioso progetto <strong>Phonodia</strong>, curato da Alessandro Mistrorigo della Ca’ Foscari di Venezia, relativo ad un archivio di voci di poeti di tutto il mondo. Sulla questione della critica letteraria oggi, infine, verterà una conversazione tra <strong>Luigi Bosco</strong> e <strong>Lorenzo Mari,</strong> redattori del blog <strong>In realtà, la poesia</strong>, e <strong>Luciano Mazziotta</strong>.</p>
<p>La manifestazione pone a contatto diretto alcune radici novecentesche della ricerca in poesia e le riflessioni critiche dei più giovani che operano prevalentemente in rete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>18 SETTEMBRE, GIOVEDÍ</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ore 19.00</strong></p>
<h1>Biagio Cepollaro legge Giuliano Mesa</h1>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Buffet e aperitivo</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ore 21.00 </strong></p>
<p><strong>Gianni Toti e la Casa Totiana</strong></p>
<p>a cura di <strong>Daniele Poletti</strong>  e con la collaborazione della <em>Casa Totiana</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invitati e interventi:</p>
<p>Daniele Poletti, Ermanno Moretti, Daniele Bellomi, Pia Abelli Toti, Dome Bulfaro, Giovanni Anceschi, Pier Luigi Ferro, Raffaele Perrotta, Giacomo Verde, Giacomo Cerrai</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pia Abelli Toti parlerà della <em>Casa Totiana</em> e di <em>Gianni Toti</em>.</p>
<p>Daniele Poletti e Ermanno Moretti presenteranno <em>[dia•foria</em> e il libro <em>TOTILOGIA</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ la prima antologia completa dell’opera poetica di Toti, corredata da interventi critici, creativi e da un inedito. Il libro è stato pubblicato, con il sostegno de <em>La Casa Totiana</em>, da <em>[dia•foria</em>, edizioni Cinquemarzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giacomo Verde presenterà il video <em>Fine Fine Millennio</em>, che partecipò all’UTAPE del 1987, con Gianni Toti in giuria</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Proiezione di <em>2/4,</em> video di Gianni Toti</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>19 SETTEMBRE, VENERDÍ</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ore 19.00</strong></p>
<p><strong>La critica letteraria: In realtà, la poesia</strong></p>
<p>Luigi Bosco e Lorenzo Mari dialogano con  Luciano Mazziotta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invitati:</p>
<p>Francesco Forlani, Vincenzo Frungillo, Andrea Inglese, Giorgio Mascitelli, Luigi Metropoli, Davide Racca, Italo Testa, Pino Tripodi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Buffet e aperitivo</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ore 21.00</strong></p>
<h1>Progetto PHONODIA Ca’ Foscari di Venezia</h1>
<p>a cura di <strong>Alessandro Mistrorigo</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h4>20 SETTEMBRE, SABATO</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ore 19.00</strong></p>
<h1>La poesia di Paola Febbraro</h1>
<p>a cura di <strong>Giusi Drago</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intervengono:</p>
<p>Viola Amarelli e Anna Maria Farabbi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Buffet e aperitivo</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ore 21.00</strong></p>
<p><strong>Un anno per Villa</strong></p>
<p>a cura di <strong>Enzo Campi </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h2>&#8220;Il Clandestino&#8221;, video-intervento di Stelio Maria Martini su Emilio Villa</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Saranno presenti alcuni degli autori che hanno collaborato alle imprese editoriali e performative del progetto <em>Parabol(ich)e dell’ultimo giorno,  </em>Dot.Com Press – Le Voci della Luna.</p>
<p>Il libro raccoglie, oltre ai testi villiani, contributi critici e operazioni verbovisive di:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Daniele Bellomi, Dome Bulfaro, Giovanni Campi, Biagio Cepollaro, Tiziana Cera Rosco, Andrea Cortellessa, Enrico De Lea, Gerardo de Stefano, Marco Ercolani, Flavio Ermini, Ivan Fassio, Rita R. Florit, Giovanna Frene, Gian Paolo Guerini, Gian Ruggero Manzoni, Francesco Marotta, Giorgio Moio, Silvia Molesini, Renata Morresi, Giulia Niccolai, Jacopo Ninni, Michele Ortore, Fabio Pedone,<br />
Daniele Poletti, Davide Racca, Daniele Ventre, Lello Voce, Giuseppe Zuccarino, Enzo Campi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SPAZIO OSTRAKON</p>
<p>Via Pastrengo 15 Milano</p>
<p>Orari: mar-sab | 15,30-19,30</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Poesia da Camera a Torino: Giusi Drago</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2014 06:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Giusi Drago]]></category>
		<category><![CDATA[Voyelles & visions]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Torino, sabato 15 febbraio ore 18.30 presso la Galleria Voyelles &#38; Visions [ via San Massimo 9/A ] nel contesto della rassegna CameraIndy (con http://indypendentemente.com/) e della mostra di Biagio Cepollaro a cura di Francesco Forlani e Giovanni Andrea Semerano Giusi Drago presenta  Tempo negoziato La Camera verde Roma 2014]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Pages-from-Drago_Libro_Layout-1.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-47568" alt="Pages from Drago_Libro_Layout 1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Pages-from-Drago_Libro_Layout-1-180x300.jpg" width="180" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Pages-from-Drago_Libro_Layout-1-180x300.jpg 180w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Pages-from-Drago_Libro_Layout-1-614x1024.jpg 614w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/Pages-from-Drago_Libro_Layout-1.jpg 945w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a></div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"> <b>Torino</b>, sabato </span><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><b>15 febbraio ore 18.30 </b><br />
</span><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">presso la <b>Galleria Voyelles &amp; Visions<br />
</b></span>[ via San Massimo 9/A ]</div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;"></div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;">nel contesto della rassegna <a href="http://slowforward.wordpress.com/2014/01/22/cameraindy-a-torino-dal-9-gennaio-al-15-febbraio-2014/" target="_blank">CameraIndy</a> (con <a href="http://indypendentemente.com/" target="_blank">http://indypendentemente.com/</a>)</div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;">e della mostra di <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/01/09/oggi-apre-a-torino-la-mostra-di-biagio-cepollaro-le-tre-vie-in-otto-tele/">Biagio Cepollaro </a><br />
<span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">a cura di Francesco <b>Forlani </b>e Giovanni Andrea <b>Semerano</b></span></div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;"></div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;"><b>Giusi Drago</b></div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;">presenta<b> </b></div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;"><b><i>Tempo negoziato</i></b></div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;">La Camera verde Roma 2014</div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;"></div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;"></div>
<div style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 13px; text-align: center;"><span id="more-47567"></span></div>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>s e n t i r e , v e d e r e</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/10/27/s-e-n-t-i-r-e-v-e-d-e-r-e/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2013 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Giusi Drago]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giusi Drago (Giusi Drago è già apparsa in Nazione Indiana, qui; questa è una delle sue ultime scritture, a.s.) &#160; &#160; &#160; pochi i verbi per dire, delle cose che senti, il fiato speciale, il tessuto di tutte le cose che senti, i mutamenti senti di là rumori di stoviglie, senti un nodo nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giusi Drago</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/pelle-di-elefante.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-thumbnail wp-image-46764" alt="pelle di elefante" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/pelle-di-elefante-150x150.jpg" width="150" height="150" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/pelle-di-elefante-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/10/pelle-di-elefante-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a></p>
<p style="text-align: right;">(<em>Giusi Drago è già apparsa in Nazione Indiana, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/05/23/ombra-di-bestia/">qui</a>;<br />
questa è una delle sue ultime scritture, a.s.</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>pochi i verbi per dire, delle cose che senti,<br />
il fiato speciale, il tessuto</p>
<p>di tutte le cose che senti, i mutamenti<span id="more-46763"></span></p>
<p>senti di là rumori di stoviglie, senti un nodo nel petto<br />
che non si scioglie, senti la necessità<br />
di appartenere a qualche cosa,<br />
non sempre ma talvolta,<br />
per esempio ora che, per non sentire<br />
la paura,<br />
ti nascondi nell’ampiezza del respiro</p>
<p>***</p>
<p>quando dici che non vedi niente,<br />
non sai distinguere i dettagli nel loro stare soli,<br />
per proprio conto, e li confondi,<br />
o sei troppo vicina o ti sei persa</p>
<p>l’occhio che guarda va accompagnato<br />
fin dove guarda e non vede più:<br />
insieme allo sguardo<br />
mettiti a guardare anche tu,<br />
cadi dentro l’occhio e contempla<br />
come di lì il fuori ti si impone,<br />
e fai l’uguale pure col respiro,<br />
che ti si accorcia se hai brutti pensieri:<br />
seguilo da dentro mentre disegna nuove curve<br />
per altri respiri e altri pensieri</p>
<p>così a te non è nascosto niente,<br />
interi avvenimenti<br />
stanno nella luce sconfinata<br />
a far la loro parte come tu la tua</p>
<p>***</p>
<p>fame d’aria: inspirare prima<br />
che l&#8217;espirazione sia completa</p>
<p>paura di soffocare</p>
<p>coscienza e torace si occludono di notte<br />
quando uno di noi si sveglia ansimando<br />
e deve mettersi a sedere o subito alzarsi<br />
per riprendere fiato</p>
<p>rimasti vivi, appunto, è questo</p>
<p>perché si sa che se il giorno porta pesi<br />
la notte non tira i remi in barca,<br />
attira invece alla malora certe immagini<br />
il gran lavoro del subliminale o dello spirito,<br />
insomma se il giorno nasce storto<br />
la notte non risparmia il fiato corto</p>
<p>***</p>
<p>al primo sorgere del sole,<br />
ancora non offre la vita<br />
solidità e durata<br />
e se una certa cedevolezza<br />
già si impone a metà del giorno,<br />
nel corso della sera è inevitabile<br />
che in noi si imprima una realtà estranea</p>
<p>se nessuno esprime a parole le cose evidenti,<br />
hanno sempre fortuna formule piatte</p>
<p>se l’esperienza finisce offesa<br />
ognuno vede, in qualunque luogo vada,<br />
solo quello che sa, ognuno vive<br />
perché d’altro vive</p>
<p>***</p>
<p>la tristezza, pianta arcaica, si riproduce<br />
per spore, è un insetto che sceglie<br />
un posatoio su una foglia<br />
e per un giorno intero insiste lì</p>
<p>la tristezza insiste sulla foglia, tu insisti con i figli<br />
ma la costrizione esercitata<br />
nel dirigere le vite d’altri – in apparenza<br />
cosa buona con i piccoli – deforma<br />
il loro carattere e rende tristi</p>
<p>***</p>
<p>il corpo nudo nuota e chiede all’acqua<br />
d’intercedere per lui,<br />
estorce all’acqua un po’ di pace,<br />
se accarezzato prega in modo prodigioso<br />
perché molto dipende da questo:</p>
<p>«vera preghiera è desiderio<br />
di prendere le cose sul serio:<br />
tu prega per me, intecedi per me,<br />
imponiti, dissolvi tutto questo caos»</p>
<p>***</p>
<p>ormai è trascorso, cala su di noi<br />
non del tutto nostro</p>
<p>ognuno vive<br />
perché d’altro vive,<br />
fino a che</p>
<p>***</p>
<p>preghiere silenziose<br />
non del tutto nostre<br />
mani aperte</p>
<p>in atto in veglia<br />
segni parlanti</p>
<p>in grazia in presenza<br />
si annulla la distanza</p>
<p>fra luce e buio desiderio<br />
di prendere le cose sul serio</p>
<p>e noi finalmente intendiamo<br />
la preghiera</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Tu se sai dire dillo: 27-28 settembre e 2-3 ottobre a Milano</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/09/21/tu-se-sai-dire-dillo-27-28-settembre-e-2-3-ottobre-a-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2013 11:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cera Rosco]]></category>
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		<category><![CDATA[enrico de lea]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Campi]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni cospito]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Mesa]]></category>
		<category><![CDATA[Giusi Drago]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Ninni]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Metropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Severi]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Sboarina]]></category>
		<category><![CDATA[Marotta]]></category>
		<category><![CDATA[Martina Campi]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zublena]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Tripodi]]></category>
		<category><![CDATA[stefano delle monache]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa Marino]]></category>
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					<description><![CDATA[TU SE SAI DIRE DILLO Seconda edizione 27 &#8211; 28 settembre e 2 &#8211; 3 ottobre 2013 PROGRAMMA &#160; tu, se sai dire, dillo, dillo a qualcuno. Giuliano Mesa   GALLERIA OSTRAKON via Pastrengo 15 Milano  &#8211;  27 settembre, venerdì &#160; ore 18.30 AAVV, &#8220;Parabol(ich)e dell&#8217;ultimo giorno&#8221;, Le voci della luna, 2013   A cura [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b>TU SE SAI DIRE DILLO</b></p>
<p align="center">Seconda edizione<b></b></p>
<p align="center"><b>27 &#8211; 28 settembre e 2 &#8211; 3 ottobre 2013</b><b></b></p>
<p align="center"><b>PROGRAMMA</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>tu, se sai dire, dillo, dillo a qualcuno.</i><i></i></p>
<p><i>Giuliano Mesa</i><b></b><span id="more-46410"></span></p>
<p><b> </b></p>
<p align="center"><b>GALLERIA OSTRAKON</b><b></b></p>
<p align="center"><b>via Pastrengo 15 Milano  &#8211;  </b><b>27 settembre, </b><b>venerdì</b><b> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ore 18.30<b></b></p>
<p><b>AAVV, &#8220;Parabol(ich)e dell&#8217;ultimo giorno&#8221;, Le voci della luna, 2013</b><i></i></p>
<p><i> </i></p>
<p><i>A cura di Enzo Campi</i></p>
<p>con Biagio Cepollaro, Fabrizio Bianchi (editore), Paolo Zublena</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ore 21.00<b></b></p>
<p><b>Omaggi creativi e critici ad Emilio Villa</b><b></b></p>
<p><b> </b></p>
<p>Dome Bulfaro, Tiziana Cera Rosco, Daniele Bellomi, Enrico De Lea, Francesco Marotta, Francesco Forlani, Biagio Cepollaro, Enzo Campi, Jacopo Ninni</p>
<p><b> </b></p>
<p><b> </b></p>
<p align="center"><b>GALLERIA OSTRAKON  </b><b></b></p>
<p align="center"><b>via Pastrengo 15 Milano  28 settembre, sabato</b></p>
<p>ore 18.30</p>
<p><b>Omaggio video di Dome Bulfaro</b><b></b></p>
<p><b> </b></p>
<p>“La mega scrito (III)”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Da le mûra di t;éb;é ai Trous”,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Recital multimediale di Martina Campi, Francesca Del Moro, Mario Sboarina, Enzo Campi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ore 21.00<b></b></p>
<p><b>Frames e Poiesis III</b><b></b></p>
<p><b> </b></p>
<p>(rassegna di video poesia o poesia video)</p>
<p>Emanuele Magri e Biagio Cepollaro<b></b></p>
<p><b> </b></p>
<p align="right"><i>pagina 1</i><b></b></p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p align="center"><b>LABORATORIO 1 APRILE</b><b></b></p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p align="center"><b>via Nicola d’Apulia,12 &#8211; 2 ottobre, mercoledì</b></p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p>ore 17.30</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>Mentre il pianeta ruota</i></b><i>.</i><b></b></p>
<p><b>Inaugurazione mostra di pittura di Biagio Cepollaro</b></p>
<p><b> </b></p>
<p>ore 19.00</p>
<p><b>Conversazione con Antonio Sparzani su </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia</i></b><b>, <i>Il cammino </i></b><b><i>comune delle scienze e delle arti.</i></b><b> </b></p>
<p>A cura di Antonio Sparzani</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ore 21.00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Conversazione su </b></p>
<p><b><i>La fabbrica dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista di Maurizio Lazzarato</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Giorgio Mascitelli e Pino Tripodi<b></b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b> </b></p>
<p><b> </b></p>
<p align="center"><b>LIBRERIA POPOLARE DI VIA TADINO</b><b></b></p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p align="center"><b>via A.Tadino 18  &#8211; 3 ottobre, giovedì</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ore 18.30</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Giuliano Mesa e Biagio Cepollaro: una piccola fabbrica.</b></p>
<p>A cura di Luigi Metropoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Biagio Cepollaro legge Giuliano Mesa</p>
<p>Sono stati invitati: Giusi Drago, Francesco Forlani, Andrea Inglese, Teresa Marino, Giorgio Mascitelli,  Davide Racca, Luigi Severi e Paolo Zublena</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ore 21.00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Andrea Inglese </b>performance con il compositore<b> Stefano delle Monache </b>e con la partecipazione del maestro<b> Giovanni Cospito.</b><i></i></p>
<p><i>Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato</i></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>1983 &#8211; 2013: trent&#8217;anni di poesia di Biagio Cepollaro</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/05/22/1983-2013-trentanni-di-poesia-di-biagio-cepollaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2013 05:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Giusi Drago]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Tripodi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=45659</guid>

					<description><![CDATA[a cura di Giusi Drago, Francesco Forlani, Pino Tripodi e del Laboratorio 1 aprile: Le opere di Biagio Cepollaro sono in rete in formato pdf nel sito www.cepollaro.it: Le parole di Eliodora 1984 Scribeide 1993 Luna persciente 1993 Fabrica 2002 Versi nuovi 2004 Lavoro da fare 2006 Nel fuoco della scrittura 2008 Da strato a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di <strong>Giusi Drago</strong>, <strong>Francesco Forlani</strong>, <strong>Pino Tripodi</strong> e del <strong>Laboratorio 1 aprile</strong>:<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Festa-Cepollaro.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Festa-Cepollaro-1024x346.jpg" alt="Festa Cepollaro" width="700" height="236" class="aligncenter size-large wp-image-45660" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Festa-Cepollaro-1024x346.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Festa-Cepollaro-300x101.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/Festa-Cepollaro.jpg 1566w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><br />
<span id="more-45659"></span><br />
Le opere di Biagio Cepollaro sono in rete in formato pdf nel sito www.cepollaro.it:</p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/Le%20parole%20di%20Eliodora.pdf">Le parole di Eliodora</a> 1984</p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/Scribeide.pdf">Scribeide</a> 1993</p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/Luna%20persciente.pdf">Luna persciente</a> 1993</p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/Fabrica.pdf">Fabrica</a> 2002</p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/versi%20nuovi.pdf">Versi nuovi</a> 2004</p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/LavFarTe.pdf">Lavoro da fare</a> 2006</p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/Nel%20fuoco%20della%20scrittura%20(testi).pdf">Nel fuoco della scrittura</a> 2008</p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/Da%20strato%20a%20strato.%20Con%20Introduzione..pdf">Da strato a strato</a> 2009</p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/Le%20qualità.pdf">Le Qualità</a> 2012</p>
<p><a href="http://www.diaforia.org/floema/2013/05/19/colloquiale-n2-con-biagio-cepollaro/">Qui</a> inoltre trovate “<em>La disciplina dello sguardo</em>”, 7 domande di Daniele Poletti a Biagio Cepollaro.<br />
Mentre <a href="http://inrealtalapoesia.com/2013/05/20/nuovo-discorso-sul-metodo-alcune-riflessioni-su-le-qualita-di-biagio-cepollaro-di-luigi-bosco/">qui</a> trovate il <em>Nuovo Discorso sul Metodo. Alcune riflessioni su ‘Le qualità’ di Biagio Cepollaro</em> – di Luigi Bosco.</p>
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		<title>TU, SE SAI DIRE, DILLO (incontri allo Spazio Ostrakon Milano)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/06/11/tu-se-sai-dire-dillo-incontri-allo-spazio-ostrakon-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jun 2012 09:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Lumelli]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Majorino]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Niccolai]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Mesa]]></category>
		<category><![CDATA[Giusi Drago]]></category>
		<category><![CDATA[italo testa]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zublena]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Tripodi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Ostrakon]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura di Biagio Cepollaro Tre incontri nel dire tu, se sai dire, dillo, dillo a qualcuno. Giuliano Mesa A quasi un anno dalla scomparsa del poeta Giuliano Mesa (Salvaterra, 1957-Pozzuoli, 2011), lo Spazio Ostrakon di Milano intitola la sua prima edizione di Tu, se sai dire, dillo con un verso dell’autore del Tiresia. Tu, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">a cura di <strong>Biagio Cepollaro<br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tre incontri nel dire </strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>tu, se sai dire, dillo, dillo a qualcuno</em>. Giuliano Mesa</p>
<p>A quasi un anno dalla scomparsa del poeta <strong>Giuliano Mesa (Salvaterra, 1957-Pozzuoli, 2011)</strong>, lo <strong>Spazio Ostrakon di Milano </strong>intitola la sua prima edizione di <strong><em>Tu, se sai dire, dillo </em></strong>con un verso dell’autore del <em>Tiresia</em>. <strong><em>Tu, se sai dire, dillo</em></strong>: la poesia è sia un talento coltivato, come qualsiasi altra arte, sia una necessità. Nel tempo della povertà, come direbbe Hölderlin, talento e necessità reali scarseggiano a fronte della facilità con cui spuntano i facitori di versi. Ostrakon prova ad offrire uno spazio adeguato all’arte della parola poetica avvicinando in <strong>tre incontri </strong>autori molto diversi tra loro per generazione e formazione ma accomunati dalla sicurezza e dalla forza dello stile.<span id="more-42722"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>SPAZIO OSTRAKON</strong></p>
<p style="text-align: center;">Via Pastrengo, 15 – Milano *  info@spazioostrakon.it, tel. 331 2565640</p>
<p style="text-align: center;">°</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mercoledì 13 giugno</strong></p>
<p style="text-align: center;">ore 19 &#8211; <strong>Giancarlo Majorino</strong>, <strong>Giulia Niccolai</strong>, <strong>Italo Testa</strong></p>
<p style="text-align: center;"> <em>Aperitivo-intervallo   </em></p>
<p><em> </em>ore 21- Conversazione su <em>Le Qualità </em> di<strong> Biagio Cepollaro </strong>a cura di <strong>Italo Testa      </strong></p>
<p>Con Alessandro Broggi, Giancarlo Majorino, Giorgio Mascitelli, Giulia Niccolai, Paolo Zublena</p>
<p style="text-align: center;"> °</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Giovedì 21 giugno</strong></p>
<p style="text-align: center;">ore 21 &#8211; <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Angelo Lumelli</strong>, <strong>Pino Tripodi</strong></p>
<p style="text-align: center;">°</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Giovedì 28 giugno</strong></p>
<p style="text-align: center;">ore 21 &#8211; <strong>Giusi Drago</strong>, <strong>Francesco Forlani</strong>, <strong>Giorgio Mascitelli</strong></p>
<p style="text-align: center;">Lettura di testi di Giuliano Mesa a cura di Biagio Cepollaro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Alle pareti <strong>opere </strong>del maestro <strong>Costantino Guenzi (Milano, 1926 – 1989) </strong>grande interprete della cultura italiana e milanese del dopoguerra.</p>
<p style="text-align: center;">°</p>
<div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giuliano Mesa</strong>, scomparso prematuramente a Pozzuoli (Napoli) il 15 agosto del 2011, era nato nel 1957 a Salvaterra (Reggio Emilia). Tra i poeti della sua generazione, è stato uno dei pochi che ha intrecciato nel suo fare poesia sia le esigenze della letteratura (la ricerca formale, la coerenza dello stile) sia quelle del pensiero critico, la necessità storica della visione etico-politica del mondo e, cosa più rara, il rigore concreto del proprio comportamento, l’incarnazione quotidiana dei propri valori senza compromessi. E’ stato uno dei pochissimi della sua generazione a sottrarsi sia ad una certa idea accademica dell’avanguardia letteraria,sia ad una sua ideologica negazione, restando immune rispetto alle trappole delle sterili opposizioni e fedele a qualsiasi costo all’esperienza diretta della storia, senza narrazioni posticce e ‘innamorate’ e senza illusioni palingenetiche. La poesia come forma di conoscenza: per lui questo voleva dire assegnare alla poesia qualcosa di molto più importante di qualsiasi funzione decorativa, consolatoria e narcisistica a cui troppo spesso è stata ridotta e si riduce. Ma voleva anche dire sottrarre la poesia al manierismo di una tecnica fine a se stessa. La poesia di Mesa è la poesia che vive e fa vivere il presente, al di fuori di ogni conformistica e obbligata attualità, è la presenza di un’emozione legata strettamente ad un pensiero e a un giudizio. La poesia ha per oggetto la condizione umana, se è meno di questo, se è mero esercizio di stile o peggio di non stile, non può importare molto. (Biagio Cepollaro)</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue opere poetiche sono raccolte in volume <strong><em>Poesie. 1973-2008</em></strong>, Camera verde, Roma, 2010. Notizie che lo riguardano sono reperibili sul sito <a href="http://www.giulianomesa.netsons.org" target="_blank">www.giulianomesa.netsons.org</a></p>
</div>
<p style="text-align: justify;">
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