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	<title>Giustizia per i nuovi desaparecidos &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Fermiamo la strage subito! L&#8217;Europa nasce o muore nel Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2015 05:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[davide orecchio]]></category>
		<category><![CDATA[diritto d'asilo]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia per i nuovi desaparecidos]]></category>
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					<description><![CDATA[Un gruppo di associazioni (vedi promotori e firmatari sotto) lancia un appello per fermare la strage di migranti nel Mediterraneo, e invita a una mobilitazione il prossimo 20 giugno 2015. Di seguito il testo dell&#8217;appello, che riproduciamo integralmente. La regione del Mediterraneo è una polveriera ed il mare è oramai un cimitero a cielo aperto. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un gruppo di associazioni (vedi promotori e firmatari sotto) lancia un appello per fermare la strage di migranti nel Mediterraneo, e invita a una mobilitazione il prossimo 20 giugno 2015. Di seguito il testo dell&#8217;appello, che riproduciamo integralmente.</em></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-54087" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/0.jpg" alt="Fermiamo la strage nel Mediterraneo" width="669" height="371" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/0.jpg 669w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/0-300x166.jpg 300w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></p>
<p>La regione del Mediterraneo è una polveriera ed il mare è oramai un cimitero a cielo aperto. Dall’inizio del 2015 nel mediterraneo sono morte più di 1700 persone. L&#8217;Europa, per storia, per cultura, per geografia, per il commercio, è parte integrante di questa regione ma sembra averne perso memoria.</p>
<p>Il dramma di profughi e migranti, il loro abbandono in mano alle organizzazioni criminali, il dibattito su come, dove e chi colpire per impedire l’arrivo di uomini e donne che cercano rifugio o una vita dignitosa in Europa, non è altro che l&#8217;ultimo atto che testimonia l’assenza di visione politica da parte dei governi dell’UE.</p>
<p>Questa drammatica situazione ha responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi dei governi europei che non consentono nessuna via d&#8217;accesso sicura e legale nel territorio dell’UE e costruiscono di fatto quelle barriere che provocano migliaia di morti nel Mediterraneo, nel Sahara, nei paesi di transito, nella sacca senza uscita che si è creata in Libia. Scelte coscienti e volute che configurano un crimine contro l&#8217;umanità.</p>
<p>La risposta dell’UE, confermata nell’Agenda Europea sull’immigrazione, ripropone soluzioni che hanno già dimostrato di essere miopi e di produrre effetti opposti agli obiettivi dichiarati.</p>
<p>Aumentare le risorse per avere più controlli e più mezzi per pattugliare le frontiere, anziché salvare vite umane, è sbagliato e non fermerà le persone che vogliono partire per l’Europa. I conflitti irrisolti e le guerre hanno prodotto ad oggi, oltre 4 milioni di profughi palestinesi, circa 200.000<br />
saharawi accampati nel deserto algerino, 9 milioni di siriani tra sfollati e profughi, 2 milioni di iracheni sfollati. Il flusso di uomini e donne dall’Afghanistan e dall’inferno della Libia, le persone in fuga dalla Somalia, dall&#8217;Eritrea, dal Sudan e da altri paesi africani, da anni è continuo. Dietro le storie di queste persone oltre a povertà, malattie, dittature e guerre, ci sono interessi politici ed<br />
economici internazionali.</p>
<p>Guerre, povertà, saccheggio delle risorse naturali, sfruttamento economico e commerciale, dittature, sono le cause all&#8217;origine delle migrazioni contemporanee. Essere liberi di muoversi, migrare, deve essere una conquista dell’umanità non una costrizione. L&#8217;Europa deve costruire una risposta di pace, di convivenza, di democrazia, di benessere sociale ed economico, ispirandosi al principio di solidarietà e abbandonando le politiche securitarie, dell&#8217;austerità, degli accordi commerciali neolibertisti., di privatizzazione dei beni comuni. L&#8217;Europa deve investire sul lavoro dignitoso, sulla giustizia sociale, sulla democrazia e sulla sovranità dei popoli.</p>
<p>L&#8217;Europa siamo noi. Noi dobbiamo fare l&#8217;Europa sociale solidale.</p>
<ul>
<li><strong>Le nostre dieci priorità per uscire dall&#8217;emergenza e costruire l&#8217;Europa del futuro sono:</strong><br />
<strong>1.</strong> La UE attivi subito un programma di ricerca e salvataggio in tutta l’area del Mediterraneo.<br />
<strong>2.</strong> Si ritiri immediatamente ogni ipotesi di intervento armato contro i barconi che, oltre a non avere alcuna legittimità, come ribadito dal Segretario dell&#8217;ONU Ban Ki-Moon, rischia di produrre solo altri morti e alimentare ulteriori conflitti. Si rinunci all’ennesimo strumento di una più ampia strategia di esternalizzazione delle frontiere europee.<br />
<strong>3.</strong> Si aprano subito canali umanitari e vie d’accesso legali al territorio europeo, unico modo realistico per evitare i viaggi della morte e combattere gli scafisti. Si attivi contestualmente la Direttiva 55/2001, garantendo così uno strumento europeo di protezione che consenta la gestione dei flussi straordinari e la circolazione dei profughi nell’UE.<br />
<strong>4.</strong> Si sospenda il regolamento Dublino e si consenta ai profughi di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente, con un fondo europeo ad hoc, l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi. Ciò nella prospettiva di arrivare presto ad un sistema europeo unico d’asilo e accoglienza condiviso da tutti i Paesi membri.<br />
<strong>5.</strong> In attesa di un sistema unico europeo, si metta in campo, in tutti i Paesi membri, un sistema stabile d’accoglienza, unitario e diffuso, per piccoli gruppi, chiudendo definitivamente la stagione dell’emergenza permanente e dei grandi centri, che ha prodotto e produce corruzione e malaffare. Un sistema pubblico che metta al centro la dignità delle persone, con il coinvolgimento dei territori, dei comuni, con soggetti competenti, procedure trasparenti e controlli indipendenti.<br />
<strong>6.</strong> Si intervenga nelle tante aree di crisi per trovare soluzioni di pace, senza alimentare ulteriori guerre, o sostenere nuovi e vecchi dittatori, promuovendo concretamente i processi di composizione dei conflitti e le transizioni democratiche, la difesa civile e non armata, le azioni nonviolente, i corpi civili di pace, il dialogo tra le diverse comunità.<br />
<strong>7.</strong> Si sospendano accordi – come i processi di Rabat e di Khartoum &#8211; con governi che non rispettano i diritti umani e le libertà, bloccando subito le forniture di armamenti.<br />
<strong>8.</strong> Si programmino interventi di Cooperazione per lo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici e non si consenta alle multinazionali di usare per interessi privati i programmi europei di aiuto allo sviluppo.<br />
<strong>9.</strong> Si sostenga un grande piano di investimenti pubblici per l&#8217;economia di pace, per il lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica.<br />
<strong>10.</strong> Si sostenga la rinegoziazione dei dei debiti pubblici ed annullamento dei debiti pubblici non esigibili o prodotti da accordi e gestioni clientelari o di corruzione.</li>
</ul>
<p>Salvare vite umane, proteggere le persone, non i confini!</p>
<p><strong>Le organizzazioni firmatarie di questo appello invitano a partecipare alla giornata di mobilitazione internazionale il prossimo 20 giugno 2015</strong>:</p>
<p>ACLI, ACTION, AMM – Archivio delle Memorie Migranti, ANSI, Antigone, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CGIL, CIAC, CILD, CIPSI, Cittadinanzattiva, CNCA, COSPE, European Alternatives, FIOM-CGIL, FOCSIV, GUS, LasciateCIEntrare, Link – Coordinamneto Universitario, , LUNARIA, NAGA, NIGRIZIA, Rete della Conoscenza, Rete della Pace, Rete degli Studenti Medi, SEI-UGL, SOS Razzismo, Unione degli Studenti, UDU-Unione degli Universitari, UIL, Verità e Giustizia per i nuovi Desaparecidos.</p>
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		<title>Giustizia per i nuovi desaparecidos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2014 06:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diritto d'asilo]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Calamai]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia per i nuovi desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[igiaba scego]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Enrico Calamai (Igiaba Scego ci inoltra il testo dell&#8217;intervento di Enrico Calamai alla conferenza stampa che si è tenuta ieri, 10 luglio 2014, alla Camera. Calamai – ex diplomatico, durante gli anni dell&#8217;ultima dittatura argentina console a Buenos Aires, dove salvò centinaia di persone, e in seguito tra i fondatori del Comitato per la promozione e la protezione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Enrico Calamai</strong></p>
<figure id="attachment_25848" aria-describedby="caption-attachment-25848" style="width: 593px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-25848 size-full" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/immigrati-lampedusa.JPG" alt="Immigrati a lampedusa" width="593" height="421" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/immigrati-lampedusa.JPG 593w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/immigrati-lampedusa-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /><figcaption id="caption-attachment-25848" class="wp-caption-text">Immigrati a Lampedusa</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><em>(Igiaba Scego ci inoltra il testo dell&#8217;intervento di Enrico Calamai alla conferenza stampa che si è tenuta ieri, 10 luglio 2014, alla Camera. Calamai – ex diplomatico, durante gli anni dell&#8217;ultima dittatura argentina console a Buenos Aires, dove salvò centinaia di persone, e in seguito tra i fondatori del Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umani – è membro del Comitato “Giustizia per i nuovi desaparecidos” che, durante la conferenza stampa, ha presentato un appello per la convocazione di un Tribunale Internazionale di opinione sui crimini perpetrati sulla pelle dei migranti viaggiatori. Qui potete leggere il testo integrale dell&#8217;appello: <strong><a href="http://habeshia.blogspot.it" target="_blank">http://habeshia.blogspot.it</a></strong>. E questa è la mail del comitato: nuovidesaparecidos@gmail.com.)</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ un fatto che negli ultimi settant’anni la comunità degli Stati ha elaborato un corpus giuridico in materia di promozione e tutela dei diritti umani, che è andato acquistando peso sempre maggiore nell’ambito del diritto internazionale. Ma è altresì un fatto che gli stessi Stati, nel loro elefantiaco funzionamento quotidiano, continuano a calpestarli. Ciò vale anche per le cosiddette democrazie avanzate del mondo occidentale e per la stessa Italia. E’ quanto accade, da troppo ormai, nei confronti di richiedenti asilo e migranti che, non dimentichiamolo, hanno anch’essi pieno titolo al rispetto dei loro diritti fondamentali e, in particolare, del diritto alla vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Furono gli albanesi i primi a subire increduli quel mix di astuzia, pregiudizio e forza che sarebbe culminato nell’affondamento di un loro barcone, con tutto il carico di umanità dolente, ad opera di una nave della nostra marina militare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sarebbe provenuta dal sud del mondo, attraverso l’altra sponda del Mediterraneo, mentre Bush senior vagheggiava di un nuovo ordine mondiale, la spinta che continuamente si rinnova e ancora spaventa l’Europa opulenta del nuovo millennio, al punto di farle annoverare l’immigrazione clandestina tra le principali minacce da cui difendersi, nell’ambito della politica di sicurezza comune. Ed è difficile, quando sono in alto mare o in mezzo al deserto, distinguere gli immigrati dai richiedenti asilo.</p>
<p style="text-align: justify;">Intendiamoci, gli Stati hanno il dovere di difendere frontiere, coste e acque territoriali, specie in congiunture come quella attuale, caratterizzata da venti di guerra in Medio Oriente e ai confini dell’ex Unione Sovietica, hanno il diritto di dotarsi di leggi finalizzate al controllo dell’immigrazione, così come di stabilire accordi bilaterali con paesi di dubbia democraticità.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un punto di vista formale, senza entrare in questa sede nel merito dei singoli contenuti, ciascuna di queste attività normative o pattizie è lecita. Il problema sta nelle ricadute sui non cittadini che tali attività vengono ad avere nel loro insieme, quando a svolgerle di concerto sono tutti i soggetti regionali. Stiamo parlando dell’operato – anche omissivo – degli Stati europei, della stessa Unione Europea e della stessa NATO, da una parte, degli Stati africani di attraversamento, dall’altra. E, per contro, della difficoltà per un’opinione pubblica tuttora delimitata da confini nazionali, di arrivare a ricostruire il quadro complessivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo parlando di un combinato disposto che ha fatto del Mediterraneo e dello stesso deserto che ormai possiamo considerare come gravitante intorno, un immenso vallo, non dissimile nella sostanza dalla terra di nessuno che divideva le opposte trincee del fronte durante la I guerra mondiale, protetto da filo spinato, mine e spuntoni di ferro, per massimizzare il numero dei morti ad ogni tentativo di attraversamento. Ed è l’invalicabilità di questo argine che frantuma le ondate di disperati alla ricerca di una qualunque via di fuga, a costringerli a mettersi nelle mani degli scafisti, anzi, e dobbiamo dirlo con forza, è tutto questo che produce il lavoro sporco degli scafisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo non dirci che è estremamente improbabile che un barcone possa sfuggire ai controlli incrociati continuamente in atto da parte di aerei, droni, satelliti, elicotteri, sofisticate apparecchiature radar, ecc. e che lo stesso accada per i gruppi che si avventurano nella traversata del deserto nella speranza di raggiungere il Mediterraneo. Non possiamo non dirci che esiste la possibilità almeno che vengano inquadrati, seguiti fin dall’inizio e lasciati a percorrere fino in fondo il loro calvario, nell’ambito di una strategia di deterrenza finalizzata a decimarne il numero, nell’impossibilità di sradicare del tutto il fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">La logica di quello che nei fatti è un aberrante dumping di vite umane sembra essere: ne colpisci uno, ne educhi cento o mille. Ma il fatto sorprendente è che anche se ne colpisci cento, continuano a tentare di arrivare perché privi di alternative, in fuga come sono da dittature, terrorismo, catastrofi ecologiche e miseria estrema e crisi troppo spesso da noi stessi provocate. E allora, ecco che il fronte viene spinto sempre più in là, fino a renderli impercettibili nella tragedia del loro respingimento, dispersi nell’ambiente, impensabili e inesistenti perché <em>quod non est in actis, non est in mundo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono, in una parola, i nuovi desaparecidos, e il riferimento non è retorico e nemmeno polemico, è tecnico e fattuale perché la <em>desaparición</em> è una modalità di sterminio di massa, gestita in maniera che l’opinione pubblica non riesca a prenderne coscienza, o possa almeno dire di non sapere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci dicono, adesso, che con Frontex e con Mare Nostrum vengono tutti salvati, e ben venga, ma non possiamo più illuderci, non possiamo più accettare che torni ad affiorare la sinusoide delle vittime con titoli come quelli apparsi in questi giorni: “Naufraga gommone, 70 dispersi” oppure “Nella barca a Pozzallo 45 morti”.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è, in tutto questo, qualcosa che rientra nella categoria dell’intollerabilità del diritto ingiusto, secondo la formula elaborata dal giurista tedesco Radbruch al termine della II guerra mondiale. Lo ha detto di recente, d’altronde, il nostro presidente del Consiglio: “l’Europa non può salvare le banche e lasciar morire madri e bambini”. Il che ammonta a riconoscere l’esistenza di responsabilità, salvo scaricarle sulle spalle altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a ventimila morti a noi sembra sia il caso di parlare di crimini di lesa umanità e, come cittadini italiani, ci aspettiamo altro che battute auto assolutorie all’inizio del semestre di presidenza europea. Con questo documento chiediamo al nostro Governo di intraprendere i passi necessari a smantellare la situazione di fatto e di diritto che è causa di tali crimini. E ci proponiamo di portare avanti un’attività d’inchiesta, affinché le eventuali responsabilità di quanto finora accaduto vadano chiarite e perseguite, con quella che dovrebbe essere l’unica, vera arma della civiltà: il diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo l’aiuto della stampa più qualificata per abbattere il muro di gomma dell’inconsapevolezza dell’opinione pubblica e avviare fin da subito un percorso di verità e giustizia. Dobbiamo interrompere questa catena infame, porre al più presto fine a un meccanismo che costantemente rimescola vittime e benessere, trasformandoci in collettività subalterna e silenziosa di una democrazia, che non può essere altro che forma vuota ove non accompagnata da autentico rispetto dei diritti umani.</p>
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