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	<title>grillini &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Non la rivoluzione, ma forse qualcosa di rivoluzionario&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2013 06:40:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Non so se in questa campagna Bersani, Vendola o addirittura Ingroia abbiano detto qualcosa di sinistra. Mi sono reso conto, però, anche se tardi, che Grillo ha fatto qualcosa di rivoluzionario. Ognuno ha il suo dio delle giustificazioni, in ogni caso il 2,2% di Ingroia la dice lunga sulla stagione della politica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Non so se in questa campagna Bersani, Vendola o addirittura Ingroia abbiano detto qualcosa di sinistra. Mi sono reso conto, però, anche se tardi, che Grillo ha fatto qualcosa di rivoluzionario. Ognuno ha il suo dio delle giustificazioni, in ogni caso il 2,2% di Ingroia la dice lunga sulla stagione della politica fatta dai magistrati, e la dice lunga anche su quel che resta di Rifondazione Comunista e sulla sua attuale capacità di aggregazione dei movimenti.<span id="more-44985"></span> Con tutto il rispetto di quei magistrati che sono in perpetua lotta contro la metastasi del sistema italiano, non basterà il loro lavoro per venirne fuori. E non solo per i limiti del legalismo democratico, ma per i limiti intrinseci del metodo: una classe dirigente disastrosa non si rinnova con la moltiplicazione delle perquisizioni. Da tangentopoli si gioca a guardie e ladri senza che il tasso di corruzione e di collusione con la criminalità organizzata sia mai davvero declinato.</p>
<p>Grillo ha fatto qualcosa di rivoluzionario. E lo ha fatto senza bisogno di spaccare le vetrine, ma facendo diventare il Movimento 5 Stelle il primo partito italiano. Vendola, d’un tratto, è sembrato ieri sera rendersene conto, che Grillo era, in fondo, dalla sua parte. È stato come rompere un tabù: lui è dei nostri, fa le battaglie che condividiamo, è di sinistra in fondo. Rottura di tabù fuori tempo massimo?</p>
<p>Ma il problema non è solo di Vendola, o dei rintronatissimi dirigenti del PD, ma è pure mio, di molti amici, di molti compagni, che hanno ritenuto Grillo un fenomeno irrilevante dal punto di vista politico, o in ogni caso un fenomeno puramente <i>sintomatico</i>. (O ancora, un esempio di controrivoluzione, come lo vedono <a href="http://www.internazionale.it/news/italia/2013/02/26/il-movimento-5-stelle-ha-difeso-il-sistema-2/">i Wu Ming. </a>Ma sul loro giudizio tornerò alla fine.) E invece Grillo, e i suoi, andavano verso il bersaglio (qualche buon bersaglio). E facevano <i>segno</i>, non solo sintomo.</p>
<p>Anch’io ho pagato il pegno alla mia pigrizia mentale, e al mio conformismo. Qualche anno fa avevo assistito alla registrazione video di uno spettacolo di Grillo. Non era ancora nato il partito. E i suoi popolatissimi show erano quelli di un comico, che fa ridere e riflettere toccando grandi questioni d’attualità. Mi aveva colpito un passaggio, in cui mostrava, supportato da statistiche, come i ceti popolari finissero sotto i ferri del chirurgo molto di più dei ceti medio-alti. “Notevole, – pensai all’epoca – di tutte le personalità di sinistra sfilate in questi anni nei talk show televisivi, mai che ne abbia sentita una sollevare un tema così sacrosanto”. Ne avevo parlato con un amico, che votava Rifondazione come me, e lui tirò fuori l’inoppugnabile argomento del populismo di Grillo, la sterilità del “Vaffa”, ecc. ecc. All’epoca era forse comprensibile limitarsi a tale analisi. Dopo la grande crisi del 2008, liquidare realtà politiche con il termine populista, è diventato però un po’ più problematico, soprattutto a fronte di terapie inesistenti nei confronti della cosiddetta “rabbia” dei ceti popolari e medi. In alcuni paesi europei, il populismo è ormai lo strato più simpatico di movimenti che hanno nuclei ideologici inequivocabilmente xenofobi e reazionari, quando non apertamente razzisti. L’unico nostro vantaggio è stato quello di aver già avuto al governo, e ben piazzata nelle istituzioni a succhiare quanto può, la Lega. E qui bisogna ringraziare Berlusconi. Oggi, poi, da noi, seppure convertiti, e doppiamente ex, i fascisti non hanno riscosso alcun successo.</p>
<p>C’è, invece, questo Grillo. E il termine ancora più spregiativo di “grillino”, che anche nella bocca di veraci compagni della sinistra radicale è sinonimo di <i>minus habens</i>. Questo Grillo, però, grazie ai suoi grillini, è divenuto il più grande partito d’Italia, lasciando al PD e al PDL i resti di un poco glorioso bipolarismo. Anche il tecnocrate, che pure piaceva parecchio al PD, è andato a fondo, ma serenamente e con intima soddisfazione – dice lui. Stranamente Bersani, e Vendola sua spalla, insieme non sono stati più convincenti dell’eterno Berlusconi: arzillo vecchietto sparapalle, che sembra ormai uscito da qualche spettacolo tipo la <i>Corrida</i> o <i>Paperissima</i>. Lui che appena sale sul palco, fa una scoreggia con l’ascella, dà un pizzicotto sul culo alla presentatrice, spiega che la mafia ha creato milioni di posti di lavoro, e si incamera un po’ di migliaia di voti, risalendo baratri di svantaggi elettorali.</p>
<p>Invece questo Grillo, di cui personalmente mi ero informato pochissimo, finendo per lasciarlo nel limbo del puro “sentito-dire” o “letto sul giornale”. (Alla mia età!) E mi è sfuggito che questo tizio sta facendo, senza bisogno di inneggiare all’insurrezione mondiale anticapitalista in passamontagna, qualche cosa di rivoluzionario. Ha messo nel suo programma i temi tabù della decrescita. E con questi temi nel programma è divenuto il primo partito italiano, per dire. Ha battuto indefesso il chiodo sulla democrazia partecipativa, e con questo tema da gruppuscolo extraparlamentare è divenuto il primo partito italiano, ad esempio. Ha impedito l’accesso sotto il palco ai giornalisti italiani, e non gli ho ancora spedito un mazzo di fiori. Ha fatto una campagna elettorale senza accasciarsi sui divanetti dei talk show televisivi, che sono più sacri delle grotte di Lourdes, dopotutto. Sembra che abbia mobilitato i giovani, quei giovani di cui si diceva, appunto, che sono rincoglioniti da Facebook, qualunquisti, apatici, fatalisti, disperati, fascistoidi. Giovani che hanno persino ottenuto seggi all’Assemblea regionale siciliana. Giovani che scorazzano d’ora in poi in mezzo ai notabili, e proprio in Sicilia, una regione che più di altre può vantarsi di annichilire sistematicamente le risorse straordinarie, in generosità e intelligenza, dei propri ventenni e trentenni.</p>
<p>Proprio in questo, magari, c’è qualcosa di rivoluzionario. Abbiamo, alla fine, quasi tentato di convincerci che chi governa non è in fondo peggio di chi è governato. Ma così <i>non è</i>. (L’esperienza quotidiana lo dimostra, e non solo in politica, ma anche nelle aziende e nelle istituzioni.) L’ingovernabilità non è frutto dei grillini, ma è la conseguenza di una classe dirigente che ha fallito l’ultimo suo obiettivo, che non è certo quello di governare per il bene comune, ma di produrre almeno <i>consenso</i> per governare. Sì, la nostra classe politica è fallimentare, ma non perché abbia sbagliato a comunicare, ma perché ormai non sa fare più neppure quello: essere una decente agenzia di comunicazione. Pur avendo tutti i soldi e i mass-media, che dovrebbero permetterglielo.</p>
<p>Grillo ha fatto qualcosa di rivoluzionario, anche se ciò non equivale certo a fare la rivoluzione. Ma penso che la vicenda sua e del Movimento 5 Stelle abbia fatto esplodere svariate contraddizioni, che riguardano anche la sinistra radicale. Scrivevo all’inizio che si tratta di un fenomeno che non funge solo da sintomo da decifrare, ma fornisce già esso stesso qualche riposta, chiarimento, indicazione concreta. Di queste indicazioni ne voglio rilevare qualcheduna.</p>
<p>Partiamo dalla nozione di carisma. A sinistra, e per ottimi motivi storici e sociologici, il carisma in politica fa paura. Ma non possiamo sognarci di rispondere collettivamente ad una situazione di crisi estrema, facendo l’elogio della grigia responsabilità, che tanto piace ai benpensanti del PD. Grigia responsabilità, che si risolve poi in brillante sacrificio, per i ceti che se lo devono, più di altri, accollare. Il carisma è sempre pericoloso, in politica, sia che si parli di politica diretta, orizzontale, che di politica istituzionale, e rappresentativa. Ma l’assenza totale di carisma non è neppure una ricetta che si può propinare sempre e comunque, speranzosi nelle sue miracolose virtù. Discorso simile va fatto per le emozioni, o i sentimenti. Qualche indicazione il laboratorio delle destre estreme in Europa dovrebbe alla fine averlo dato. L’emozione è un materiale ineliminabile della politica: va lavorato, non semplicemente neutralizzato. Soprattutto non si può costruire qualcosa di rivoluzionario prescindendo dalla sofferenza e dalla gioia sociale. Ogni tentativo di <i>muovere</i> le persone, coinvolgerle, mobilitarle, che abbia il terrore di <i>muovere</i> anche le emozioni, è condannato a trasformarsi in elitaria, sterile, argomentazione intellettuale.</p>
<p>Lo ripeto: Grillo ha mobilitato milioni di italiani intorno ai temi tabù della decrescita. Di per sé ciò non significa ancora nulla in termini di obiettivi raggiunti. Ma mostra che esistono tematiche antisistema in grado non solo di mobilitare una maggioranza di persone, ma anche di dare loro <i>senso</i> e prospettiva etica. Fino ad ora, la litania delle sinistre istituzionali è stata: siamo timidi e remissivi, perché altrimenti nessuno ci segue, e se nessuno ci segue nulla è possibile. La litania di molta sinistra radicale è stata: siccome <i>non</i> siamo timidi e remissivi, nessuno ci segue, quindi facciamo tutto tra noi, nel nostro gergo, con i nostri segni distintivi, che ci permettono inequivocabili identificazioni. Magari, adesso, qualche dubbio è stato instillato, almeno sul piano del metodo.</p>
<p>Un’ultima osservazione sulla democrazia partecipativa. Credo che si tocchi qui uno degli ideali più alti dell’umanità. Ci vuole una grande maturità, una grande forza, una grande costanza, per partecipare attivamente e fino in fondo al gioco della democrazia. In termini di energie mentali, è mille volte più facile delegare, e accontentarsi del compromesso ormai sempre meno dignitoso della democrazia rappresentativa. Ancora meglio, è affidarsi poi a un’autorità, che sistemi una volta per tutte la nebulosa delle opinioni. Quindi è ben poco perspicace colui che ad ogni occasione celebrerà i limiti, gli errori, le fragilità della democrazia partecipativa. Nessuno può immaginarsi, lucidamente, che si tratti di una pratica facilmente generalizzabile. Ma d’altra parte oggi essa emerge quasi come un’opzione obbligata, necessaria, epocale di fronte all’inanità della classe dirigente e alle sfide del mondo presente. Non sono certo Grillo e il suo partito ad aver inventato la democrazia diretta, ma essi stanno contribuendo a diffonderne la moda. Forse, davvero, c’è qualcosa di rivoluzionario in tutto questo.</p>
<p>(Io non ho votato Grillo, né so se lo voterò mai in futuro, ma di certo gli dedicherò ora una grande attenzione. Certo, non è che non veda i tanti limiti della sua retorica, o del suo programma, e soprattutto il limite più grande: il fatto di essere un movimento che si vuole partecipativo, ma che è guidato da <i>una persona sola</i>. Questo rende fin d’ora le grandi conquiste numeriche del suo partito fragilissime, ma non vane per principio. Sarà il confronto con la realtà parlamentare a sancire quanto resterà del potenziale critico del movimento. Nell’articolo che ho citato, i Wu Ming precisano: un movimento guidato da due “ricchi sessantenni”. E aggiungono che il Movimento 5 Stelle non solo non è un movimento rivoluzionario, ma addirittura è una diversione. Sembrerebbe, insomma, una sorta di provvidenziale fatalità, che sia sbucato Grillo a imbrigliare forze che altrove stanno esprimendosi in modo autenticamente rivoluzionario (Gli <i>indignados</i>, <i>Occupy</i>,<i> </i>ecc.). Sarebbe interessante seguire nel dettaglio le argomentazioni dei Wu Ming, ma ne verrebbe fuori un’altra riflessione, quella sui professori della rivoluzione. È inevitabile che anche la rivoluzione abbia bisogno di certificatori e certificazioni, ma questo non sempre giova alla sua salute, anche se sembra giovare alla sua purezza. Certo, è davvero difficile pensare che Grillo stia facendo la rivoluzione anticapitalista, ma è abbastanza singolare non cogliere gli elementi di critica radicale, gli elementi oggettivamente progressisti in molte pratiche e parole d’ordine che ha contribuito a innescare e soprattutto a diffondere con un certo successo. Si può allora augurare ai nuovi “impegnati” – i militanti del Movimento – di emanciparsi sempre di più dal guru e di acquisire nel frattempo consapevolezza e strumenti nella battaglia politica concreta.)</p>
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		<title>La storia siete voi</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 16:02:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesco Pecoraro Possibile che io, che da quindici anni a questa parte non sarei più andato a votare, mi sia poi sempre sentito in dovere di andarci per votare contro quello lì? Veltroni, l&#8217;ultimo che ho votato alle politiche, non l&#8217;avrei votato se non perché si «opponeva» a Berlusconi Silvio. Anche quando ho capito che la differenza tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://tashtego.splinder.com/post/20701737/La+storia+siete+voi" target="_blank">Francesco Pecoraro</a></p>
<p>Possibile che io, che da quindici anni a questa parte non sarei più andato a votare, mi sia poi sempre sentito in dovere di andarci per votare contro quello lì?<br />
Veltroni, l&#8217;ultimo che ho votato alle politiche, non l&#8217;avrei votato se non perché si «opponeva» a Berlusconi Silvio.<br />
Anche quando ho capito che la differenza tra i due era minima, l&#8217;ho votato lo stesso, contro ogni mio istinto e contro ogni mia ragione.<br />
Da quando ho avuto l&#8217;età per votare l&#8217;ho sempre fatto, tranne le penultime elezioni comunali di Roma che non ce la facevo a votare per Veltroni.<br />
Però alle ultime, quelle vinte da Alemanno ci sono ri-cascato e ho fatto questo ragionamento: io voto Grillini, perché è gay e ateo, se per caso si va al ballottaggio voto Rutelli.<span id="more-18293"></span><br />
Mi costava molto votare Rutelli, sopra-tutto per quelle sue ultime posizioni cattolicanti che in lui che partiva come radical-pannelliano significavano che proprio non c&#8217;è niente da fare e tutti lì prima o poi finiscono, pure Bertinotti che non esclude er trascendente, pure Vendola che lo voterei se non fosse credente, e mi viene da supporre che pure Lenin sarebbe diventato un credente, se solo ne avesse avuto il tempo&#8230;<br />
Però alla fine lo votai lo stesso, contro ogni mia propensione e principio, per non far vincere Alemanno, insomma anche alle comunali il mio è stato un voto non <em>per</em> qualcuno, ma <em>contro</em> qualcun altro: anche se poi averci Alemanno non sarà mica la fine del mondo e, a parte il fatto che più o meno ha reso edificabile l&#8217;Agro romano e che non ha la faccia proprio gradevole e che l&#8217;ha votato l&#8217;intera categoria professionale dei tassisti che a Roma è la peggiore, seconda forse solo a quella dei dentisti, che differenza sostanziale ci sarà mai con la consigliatura Veltroni?<br />
In che modo Alemanno incide negativamente sull&#8217;assetto delle nostre vite?<br />
In che modo Veltroni e i veltroniani incidevano positivamente sull&#8217;assetto delle nostre vite?<br />
Per esempio Alemanno ha abolito le sciocche e disagiate Domeniche Ecologiche, ha tolto l&#8217;idiotissima e fastidiosa Notte Bianca, ma non ha avuto il coraggio politico sufficiente ad abolire la stronzissima e provinciale Festa del Cinema (meglio dire «Festa del Cinema come lo vede Veltroni»).<br />
Mi aspettavo di più da Alemanno, mi aspettavo una tabula rasa fascista, una rifondazione culturale dell&#8217;Urbe, l&#8217;abbattimento di incongrui edifizi moderni, l&#8217;apertura di nuovi/vecchi assi viari in pieno Centro Storico, in attuazione del Piano Regolatore fascistico del 1931 e invece niente&#8230;<br />
Solo qualche prescrizione &#8211; ingenua, ignorante &#8211; di travertini all&#8217;EUR, subito accolta con approvazione deferente da quella categoria di puttane mentali che siamo (diventati?) noi architetti: il fascismo annacquato dell&#8217;oggi si limita a convivere con la democrazia, senza sapere bene che fare, mentre la «sinistra» pedonalizza ed esibisce atteggiamenti «ecologici», senza differenziarsi affatto dalla solita logica che ci conduce sempre &amp; inevitabilmente alla costruzione di una città demmerda, senza incidere minimamente sulla realtà primaria della distruzione in atto del Pianeta: e tuttavia, qualora volesse incidere, come potrebbe? E dove si sono viste, a Roma, campagne severe metti per la raccolta differenziata?<br />
Insomma, che deve fare, tra oggi e domani, uno che odia Veltroni e D&#8217;Alema, che vede bene che Franceschini è un cattolicuccio, che disprezza il bertinottismo e Bertinotti ipse per l&#8217;esemplare e vanesia dis-onestà intellettuale, che non vede il motivo di mandare al Parlamento Europeo una come Giuliana Sgrena per il solo fatto che è stata rapita in Irak e Vendola non può votarlo perché si professa credente, che Bonino non può votarla perché troppo prossima a quell&#8217;atroce nulla politico, esibizionista e piagnone, che da decenni è diventato Pannella?<br />
Dov&#8217;è Grillini? Dove sono i froci atei che voterei? In quale di questi partiti si nascondono?<br />
La sensazione, ma posso sbagliare, è che (in assenza di proposte politiche, vale a dire di progetti di futuro di cui si chiede la condivisione, ai quali si potrebbe pure <em>partecipare</em>) la vera differenza, il vero discrimine tra quelli che non-voglio-a-nessun-costo-votare e quelli che voterei &#8211; essendo destra e sinistra diventate troppo simili per la smania di prendere voti dal Grande Ripieno sociale che domina un paese demmerda &#8211; sia tra cattolicesimo e laicità, tra quelli che vogliono farmi vivere &amp; morire come vogliono loro e quelli che mi lascerebbero, con molta cautela, qualche spazio di scelta personale (solo i froci atei, appunto, danno questo tipo di garanzia): ma dove sono questi ultimi?<br />
C&#8217;è chi dice (oggi, Scalfari) che gli atteggiamenti come il mio non siano altro che «narcisismo elettorale», che è inutile cercare la perfetta corrispondenza tra ciò che si pensa e si è e un partito politico, che bisogna accontentarsi di quello che passa il convento, che non bisogna avercela coi politsci in quanto classe, ma solo con certi politici, eccetera: anch&#8217;io l&#8217;ho pensata, un tempo, così.<br />
Ma erano tempi in cui c&#8217;era davvero qualcosa da perdere a lasciar vincere la destra, erano tempi in cui si pensava che un governo di centro-sinistra avrebbe fatto qualche legge contro il monopolio della televisione, dell&#8217;informazione, dell&#8217;editoria, contro il così detto conflitto di interesse: invece niente: solo qualche «risanamento» delle finanze pubbliche e nessun risanamento politico, nessun risanamento civile, nessun passo avanti in tema di diritti civili.<br />
Va bene, mi dico, sarò anche un narcisista elettorale: ma, se pur avendo avuto più di un&#8217;occasione avete non solo lasciato la porta aperta a Berlusconi, ma lo avete forsennatamente inseguito e imitato, per quale cazzo di motivo dovrei <em>ancora</em> votarvi?<br />
Se vi siete inchinati davanti ai vari papi per paura di perdere voti cattolici e oggi ci ritroviamo col dover morire come dicono loro, con l&#8217;impossibilità di veder riconosciuto nessun tipo di convivenza al di fuori del matrimonio, con leggi demmerda su fecondazione assistita, cellule staminali, eutanasia, eccetera, perché dovrei <em>ancora</em> votarvi?<br />
Perché dite di essere «contro Berlusconi»?<br />
E in che modo, in passato, avete dimostrato con i fatti di essere contro Berlusconi?<br />
Allora, nel mio narcisismo elettorale, ho pensato meglio che si sfasci un Partito Democratico fatto in questo modo, meglio qualcosa di più piccolo capace di crescere, che questo ornitorinco politico privo di laicità, promesse, proposte, capacità di azione, di lucidità, di percezione, guidato da un pretino.<br />
Qualcuno dirà: e Di Pietro? Non ha ragione Di Pietro?<br />
Si ha ragione, ma solo per quello che dice contro Berlusconi: dov&#8217;è il resto?<br />
Cos&#8217;altro è condivisibile con Di Pietro?<br />
Possibile che non ci sia un partito, un uomo politico capace di tenere assieme un convincente e non strumentale anti-berlusconismo con un ragionevole e per me condivisibile progetto di crescita civile (in senso politico, economico, spaziale, etico, scientifico, tecnologico, strutturale &amp; infrastrutturale, ambientale) del Paese?<br />
Sembra impossibile, ma le cose a mio modo di vedere stanno proprio così: non c&#8217;è.<br />
C&#8217;è invece un&#8217;Italia cui in maggioranza piace Berlusconi: bene questa è la democrazia: vincerà la maggioranza, ma io col mio narcisismo elettorale non sono più disposto a votare gente che non mi piace per oppormi ad uno che non mi piace ancora di più.<br />
A quelli che mi rimproverano per questo ragionamento risponderei: la storia siete voi, fatevela.</p>
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