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	<title>Guerra nel Mediterraneo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>il silenzio dei vivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 07:10:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Orsola Puecher</strong><br /><br />
E’ raro in questi giorni ascoltare e leggere parole risparmiate dalla retorica dell’indignazione e dalle sue formule, fra gli "inaccettabile…", "vergognoso…", "che non si ripeta più…" degli "indignati speciali". Una protratta e ripetuta deportazione a pagamento, in un piccolo tratto di mare, facilmente controllabile, dalle rotte prevedibili da anni, di donne uomini e bambini stipati per giorni in barconi fatiscenti, come in vagoni merci piombati di non lontana memoria, diventano un evento fatale, biblici sbarchi di "sventurati", quasi che il fato di Zeus e Poseidone avesse qualcosa a che vedere con ondate migratorie di cui si conoscono benissimo cause ed effetti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><center><iframe loading="lazy" width="350" height="263" src="//www.youtube.com/embed/dr7XUZk3bgU?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p align="center"><small><strong>Gabriele Del Grande</strong> da ⇨ <a href="http://fortresseurope.blogspot.it/"><strong>Fortress Europe</strong></a></small></p>
<blockquote><p><small><em>Forse, la verità è che per cambiare il racconto della frontiera non servono altri esperti. Ma servono racconti, servono storie, servono soggetti. Possibile che ancora non abbiamo visto un’intervista ai superstiti?<span id="more-46585"></span> Che ancora non abbiamo sentito le parole dei loro cari che li aspettavano a braccia aperte nelle città di mezza Europa? Possibile che non sappiamo niente del lutto che ha colpito i quartieri di Asmara per i suoi trecento figli ingoiati dal mare?</em></small></p>
<p><small>da ⇨ <a href="http://fortresseurope.blogspot.it/2013/10/il-silenzio-dei-vivi-la-fabbrica-dei.html"><strong>Il silenzio dei vivi, la fabbrica dei luoghi comuni e quelle storie che cambieranno l&#8217;estetica della frontiera</strong></a></small></p></blockquote>
<p style="padding-left: 150px;">da ⇨ <a href="http://www.audiodoc.it/archivio_scheda.php?id_scheda=120" target="_blank"><strong>Audiodoc</strong></a><br />
<strong>Guerra nel Mediterraneo</strong><em><br />
</em><em>Dalla Cap Anamur a Frontex e ai nuovi campi europei</em><br />
Un documentario di ⇨ <a href="http://www.docume.org/page/schedautore.asp?id=238" target="_blank"><strong>Roman Herzog</strong></a><br />
Durata 77&#8217;39 Anno 2008<br />
© Roman Herzog<br />
<small>per informazioni, richieste CD e preseaioni: <strong>roman.herzog@virgilio.it  </strong></small><br />
<img src="http://www.audiodoc.it/images/speaker_silent_16.png"/> <a onclick="window.open(this.href, 'popupwindow', 'width=430,height=350,scrollbars,resizable'); return false;" href="http://www.audiodoc.it/ascolta.php?audio=prev&#038;id_doc=120&#038;type=doc&#038;lang=1" target="_blank"><strong>Ascolta l&#8217;anteprima</strong></a></p>
<p>&nbsp;<br />
E’ raro in questi giorni ascoltare e leggere parole risparmiate dalla retorica dell’indignazione e dalle sue formule, fra gli <em>inaccettabile&#8230;</em>, <em>vergognoso&#8230;</em>, <em>che non si ripeta più&#8230;</em> degli <em>indignati speciali</em>. Una protratta e ripetuta deportazione a pagamento, in un piccolo tratto di mare, facilmente controllabile, dalle rotte prevedibili da anni, di donne uomini e bambini stipati per giorni in barconi fatiscenti, come in vagoni merci piombati di non lontana memoria, diventano un evento fatale, biblici sbarchi di <em>sventurati</em>, quasi che il fato di Zeus e Poseidone avesse qualcosa a che vedere con ondate migratorie di cui si conoscono benissimo cause ed effetti. Che hanno in  leggi repressive, come il reato di clandestinità e in soluzioni militarizzate come i pattugliamenti Frontex e i respingimenti,  non tanto un deterrente, ma un’aggravante delle condizioni disumane e delle conseguenze tragiche dei flussi di profughi, rinfocolati dalle guerre e dai regimi dittatoriali da cui fuggono. E che nell’immaginario collettivo, invece, vengono qui solo per toglierci il lavoro, le case popolari e a riempire le prime elementari di piccoli stranieri che impediscono ai nostri <em>piccoli principi</em> figli di apprendere in purezza razziale l’idioma  natio e le tabelline, mentre per la maggior parte di loro l’Italia sarebbe solo un paese di passaggio verso altre mete.<br />
Abbiamo avuto la saturazione mediatica per giorni, in diretta minuto per minuto dell’evento della nave Costa Concordia che si risollevava in <em>fast motion</em> dal suo naufragio per criminale stupidità, per restituire <em>l’onore alla Marineria Italiana</em>, per ridare lustro alla brutta <em>immagine dell’Italia nel mondo</em>, finalmente salva e ripulita, mentre gli ingegneri con il caschetto giallo si abbracciavano felici e commossi dalla loro costosissima vittoria tecnologica.<br />
Da noi si pensa sempre all’<em>onore perduto della nazione,</em> a rifarsi una verginità esteriore con le giornate di lutto nazionale, i funerali di stato, il Premio Nobel all’isola di Lampedusa, e le  parole vibranti della commozione di qualche giorno. Certo anche un po’ per non turbare, insieme all’onore, l’immagine turistica delle nostre spiagge intatte e della acque cristalline del Mare Nostrum, che invece impiglia nelle reti corpi senza nome, rendendo carne la metafora dei <em>pescatori di uomini</em>.<br />
Ogni addendo del conto totale delle vittime è una storia, il calore di una speranza, ha una ramificazione di dolore che attraversa famiglie lontane, che  lo conserveranno silenziosamente per sempre, spesso solo nei ricordi, in una fotografia sui cui piangere, i tanti corpi nemmeno restituiti alla pietà di una sepoltura. Le storie sono tutte fatte di piccoli fatti, di piccole cose, delle poche piccole cose che si mettono nella piccola borsa leggera della fuga. Di tante domande. Dell’attesa di un ritorno.<br />
&nbsp;<br />
<center><iframe loading="lazy" width="420" height="315" src="//www.youtube.com/embed/Jm8ZRJFRzDQ?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p align="center"><strong>Tesfay Mehari Fihira  <em>Bahri</em></strong></p>
<blockquote><p><em>Mare, dentro di te sta il mio amore.<br />
Hai preso la sua anima e il suo cuore.<br />
Mare, riportala a riva, fammi parlare di nuovo con lei.<br />
Cercala ovunque, trovala, fallo per me.<br />
Mare riportami l’amore della mia anima<br />
Insieme ai suoi compagni pellegrini di questo destino.<br />
Creature del mare, siete voi gli unici testimoni di questa storia<br />
E allora ditemi: quali sono state le sue ultime parole prima di partire<br />
Mare!<br />
Non sei tu il mare? E allora rispondimi!</em></p></blockquote>
<p style="padding-left: 150px;"><small>da ⇨ <a href="http://fortresseurope.blogspot.it/2013/10/non-sei-tu-il-mare-e-allora-rispondimi.html" target="_blank"><strong>Non sei tu il mare? E allora rispondimi! Lampedusa, i suoi morti e le parole per dire la guerra in frontiera</strong></a></small></p>
<p>&nbsp;<br />
Ciò che per il nord del mondo è divenuto un normale spostarsi da un paese all’altro, con navi di linea, voli di linea, treni, come del resto era per i flussi migratori del primo novecento, che in confronto a questi erano un trionfo di civiltà e legalità, è per l’altra parte del mondo l’antica storia dell’esule, che deve trovare un passatore che gli indichi un varco nella frontiera da cui espatriare illegalmente a suo rischio e pericolo.<br />
Nelle poche parole commosse, negli occhi degli <em>italiani brava gente</em> che si prodigano nei soccorsi a disgrazia avvenuta, a dispetto delle inadempienze istituzionali, ci sono immagini di fronte a cui è difficile restare indifferenti. In questi giorni, anniversario delle deportazioni ad Auschwitz degli ebrei romani, le parole della moglie di ⇨ <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shlomo_Venezia" target="_blank"><strong>Schlomo Venezia</strong></a>, che faceva parte dei <em>Sonderkommando</em> che avevano il compito di aprire le camere a gas per estrarne i morti, in cui lei dice, con  le lacrime strozzate in gola, che fra le tante cose che ancora la tormentano e la fanno soffrire intensamente, ⇨ [ <em>al minuto 50:42 </em>] <a href="http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2013-10-13&#038;ch=1&#038;v=278130&#038;vd=2013-10-13&#038;vc=1" target="_blank"><strong>c’è il pensare a lui a soli vent’anni aprire quella porta</strong></a> e districare da quel groviglio di membra i corpi, ci riportano quel dolore da più di sessanta anni di distanza all&#8217;identica visione, in un verde di abissi, il rumore regolare del respiro dei sommozzatori fra le bollicine d’aria, alla luce delle torce subacquee, dell’aprirsi delle cabine del relitto sul fondale fra gorgonie e attinie fluttuanti, per il pietoso compito di riportare in superficie i naufraghi. [ <em>Orsola Puecher</em> ]<br />
&nbsp;</p>
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