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	<title>guido mencari &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Abitare il mondo con stupore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 05:18:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesca Matteoni Ai bambini e alle bambine di Camerino e a Tullio. Con affetto e gratitudine. &#160; Tentando di fermare su una mappa un’estate infinita e densa come lo era solo nell’infanzia, nominerò per primo il luogo, Camerino, immerso nelle colline dell’Italia profonda che scivolano l’una nell’altra con i girasoli, le stoppie, il bestiame [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesca Matteoni</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Ai bambini e alle bambine di Camerino e a Tullio. Con affetto e gratitudine.</em></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-69701" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727.jpg" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727.jpg 1500w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727-1024x683.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/12_170711_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-727-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tentando di fermare su una mappa un’estate infinita e densa come lo era solo nell’infanzia, nominerò per primo il luogo, Camerino, immerso nelle colline dell’Italia profonda che scivolano l’una nell’altra con i girasoli, le stoppie, il bestiame e i borghi abbandonati, dove fra giugno e luglio un team multidisciplinare di cui ho fatto parte, composto da una psicologa, artisti e documentatori provenienti da Toscana, Umbria ed Emilia, ha abitato e lavorato al progetto artistico <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/21/geo-grafie-dellambiente-intorno/"><strong>IO SONO QUI</strong></a>, coinvolgendo quattro gruppi di ragazzi fra i sei e i tredici anni. Perché l’arte come parametro educativo? Abbiamo più volte sottolineato che l’approccio artistico è laterale, si sposta verso l’inconsueto, i margini dove spesso si annidano nuove possibilità. Vorrei aggiungere che per sua natura l’artista è costantemente a caccia di storie, si allena a scovare il potenziale, a trasformare poeticamente ciò in cui si muove, e dunque è pronto anche a spezzarsi, essere contraddetto, restare in attesa con una pazienza molto simile alla fede, stupirsi. Anzi l’artista vuole tutte queste cose: vuole non sapere, stare un po’ nel vuoto, lasciarsi sorprendere, essere l’approdo e non l’origine delle storie.  Sapevamo di essere arrivati a Camerino a causa del terremoto, della frattura creata in un paesaggio che è al contempo interiore ed esterno, ma sapevamo anche che la parola “terremoto” non poteva venir fuori da noi: è stata lì durante i giorni trascorsi coi bambini, visibile e in attesa di rivelarsi, di trovare un senso altro rispetto all’immediato o più semplicemente di dirsi com’è – ma la semplicità è ardua da definire.</p>
<p>Cosa è accaduto in queste settimane? In modo progressivo siamo entrati insieme ai bambini nel tempo e nello spazio come se non fossero affatto dimensioni scontate e quell’<em>io sono qui</em> è diventato la risposta enigmatica e aperta alla più importante delle domande: non <em>chi sei?</em>, ma <em>dove sei?</em> Dove abiti, cosa ti abita quando dirigi l’occhio alla vita intorno e siete parte l’uno dell’altra: carne, mura, sogni, fili d’erba,  colline, ossa, linfa, acqua, pietre, ricordi.</p>
<p>Per primo è venuta l’esplorazione della settimana di <a href="https://www.facebook.com/pg/iosonoqui.lab/photos/?tab=album&amp;album_id=308092476315846"><strong>S-GUARDO</strong></a>, in cui i bambini hanno percorso i luoghi della città in compagnia delle loro macchine fotografiche per riprendere il brutto e il bello, il piccolo e il grande, il vicino e il lontano, il naturale e l’artificiale, scoprendo che l’atto del guardare è regolato dalle prospettive, dal “come” più che dal “cosa” si guarda.  Da vicino, ad esempio, anche il piccolo diventa grande. E accade perfino il contrario, perché lo sguardo consapevole richiede la lentezza in cui il panorama si allarga: un albero è grande per noi, ma rimpicciolisce quando l’occhio sale alla montagna. Osservare così conduce a selezionare e poi ritrovare qualcosa che procede sempre al nostro fianco, ma non la si riconosce abbastanza finché non facciamo attenzione ovvero iniziamo a  “camminare con uno scopo”. Può accadere allora che anche il bello e il brutto subiscano variazioni a seconda del nostro stato d’animo e anche il grigio del cielo non pesa, se sotto di lui giochiamo insieme. Mutano le domande: non <em>cosa vedi</em>, ma <em>che sensazione provi?</em> Muta il senso della parola <em>armonia</em>, si fa personale e inclusiva, e allora qualcuno scrive che guardare una cosa bella fa sentire “energico, commosso, emozionato”, perché la bellezza ha radici forti nella memoria e la risveglia. Memoria di luoghi dove si è stati, perfino memoria di quanto ancora non c’è, una  appartenenza radicale che ci riguarda. Alcuni dei bambini sono ritornati alla Rocca, il punto più alto di Camerino, proprio accanto alla zona rossa e davanti alle montagne, per la prima volta dopo il terremoto, forse compiendo un primo piccolo passo nella riappacificazione col tutto dopo la <em>disarmonia</em> &#8211; quel qualcosa che si interrompe e crea uno spasmo nelle sensazioni come nelle parole. È stata realizzata una mappa percettiva della città, con tutti i posti del cammino e delle future giornate di laboratorio: il D’Avack, sotto gli alberi, la Rocca, l’orto botanico, la foresteria e per ogni posto si è mescolato il bello e brutto, seguendo il cuore e la mente, oltre che l’occhio. Abbiamo preso confidenza col posto, iniziando a riconoscerlo.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="ct8lVT02wzg"><iframe loading="lazy" title="IO SONO QUI | S- GUARDO | Prima Settimana" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/ct8lVT02wzg?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Nella seconda settimana lo sguardo è diventato gioco nel laboratorio <a href="https://www.facebook.com/pg/iosonoqui.lab/photos/?tab=album&amp;album_id=312110529247374"><strong>+ SPAZIO</strong></a>, ribaltando le categorie, provando a misurare il tempo con lo spazio, rispondendo a strani quesiti senza soluzione: quanto dura il poco? Quanto dura il tanto? Un’ora dura sempre nel solito modo? E di domanda in domanda ci siamo detti che “un bambino può essere un posto piccolo, ma dentro di lui può entrarci tanto”; o che la pioggia che ci ha sorpreso mentre eravamo in giro con i più grandi è la materializzazione del “tempo nello spazio”. Ci siamo estesi come i monti e ridotti a sassolini o a creature che stanno nei buchi, abbiamo liberato l’idea di spazio con tutto quello che ne viene – allargamento, costrizione, straniamento, sopravvivenza; abbiamo giocato con le parti dei nostri corpi, componendo statue umane un po’ ridicole, un po’ provocatorie, ci siamo rifugiati su una zattera immaginaria dove l’aria a disposizione diminuiva velocemente e dove quindi siamo stati spinti a cercare vie di fuga, utilizzare altre parti della nostra persona oltre alle gambe e le braccia; ci siamo trasformati in tribù di animali ciechi, che tentavano riunirsi tramite i versi caratteristici: ruggiti, cinguettii, nitriti, miagolii, fuori dal linguaggio umano e dal più abusato dei sensi – la vista. Quando le possibilità di movimento e interazione si riducono si attivano altre risorse, la nostra fantasia è in fermento per arginare il disagio, ma anche semplicemente per accettare la sfida. Alla fine Tempo e Spazio sono venuti a trovarci quali personaggi di una fiaba a cui però mancava il finale. Perché? Certo, perché il finale dovevano scriverlo i ragazzi, ognuno con la sua sensibilità e senza il timore del giudizio, ma, più in profondità, perché il vero finale di qualsiasi storia è nel lettore. Le storie, infatti, si scrivono almeno in due &#8211; chi le inizia e chi le interpreta, portandole nel suo quotidiano. È un po’ quanto accade con le memorie che non aderiscono mai al fatto in sé: cambiano, si fanno fluide a seconda delle stagioni. L’immaginazione crea, riporta in superficie frammenti che non sembrano importanti per l’approvazione della massa, ma lo sono quando ci si ascolta uno a uno. I bambini hanno scritto, imparando che nessun ricordo e nessuna fantasia sono sbagliate, ma è difficile, come scriveva W.B.Yeats in una sua poesia, andare fra gli altri senza magnifici mantelli – <em>ci vuole più coraggio a camminare nudi</em> – ovvero vestiti delle cose perdute e ritrovate, dei palloncini che un giorno sono scappati di mano e dimorano per sempre in qualche casa di vento.  Stare nel <em>qui</em> vuol forse dire mirare all’essenziale, smettendo di pensare “il tempo nemico dell’uomo e lo spazio sempre insufficiente”, lasciando andare i pesi inutili, ancorati dentro di noi nei nomi e nei pezzi di passato. Vuol dire ripetersi che “ci vuole tempo per guadagnare spazio”, un tempo di cammino, osservazione, crescita; questo è l’insegnamento del gioco e nelle frasi dei bambini anche Gioco è un personaggio del girotondo di Spazio e Tempo, perché “pure la fantasia gioca”: perfino le storie dicono la verità giocando, prendono per mano paure e desideri.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="gDpLv8jJarg"><iframe loading="lazy" title="IO SONO QUI | + SPAZIO | Seconda Settimana" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/gDpLv8jJarg?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Siamo giunti così alla terza settimana e all’incontro con Alice, la bambina saputella che precipita nel paese delle stramberie, dove i discorsi non hanno capo né coda, si aprono scuole sotto il mare e i conigli bianchi, come è noto, sono in ritardo. Alice cade in un buco, desidera ardentemente raggiungere il giardino che intravede da una serratura, cerca di esprimere un senso in un universo che ne è privo, diviene consapevole dei confini fra il mondo del sogno e della veglia e di come entrambi partecipino della realtà. Nei laboratori di <a href="https://www.facebook.com/pg/iosonoqui.lab/photos/?tab=album&amp;album_id=315616115563482"><strong>ALICE IN 4 TEMPI</strong></a> i bambini hanno inseguito un animale chiudendo gli occhi e affidandosi alla visione interiore; sono caduti in luoghi scomodi, larghi, familiari, strani, senza poter parlare per via della “terra in bocca”; atterrando su “ un prato di trifogli con il vento che soffiava”;  vincendo “l’ansia” e trovando la “felicità” per l’incontro con la ragazzina letteraria. Dove sperimentavano la caduta? Quale il luogo reale &#8211; quello del nostro appuntamento quotidiano o quello della loro esplorazione fantastica? Dove il qui e l’ora? Restano domande aperte perché in un’esistenza sola sono molte le vite che immaginiamo, che addirittura viviamo popolando il solito prato di sensazioni molto diverse a seconda di quando ci andiamo, con chi, con quale stato d’animo. Riempiamo il posto con noi stessi e poi impariamo che <em>il mondo esiste</em> come in un verso di Montale, anche quando noi siamo altrove. Ma se non si cade, se non ci si arrende una prima volta al potere del luogo nel nostro cuore non possiamo nemmeno desiderare, che significa alla lettera <em>sentire la mancanza delle stelle</em>, di quelle luci che guidano, così serene e fredde, mentre ci troviamo al buio e tendiamo il viso al cielo. Ai loro desideri i bambini hanno dato una forma nuova, realizzando un piccolo disegno che li rappresentasse restando tuttavia misterioso, non didascalico, segreto. Come è lunga la strada da un buco nel suolo agli astri, anche per toccare i propri desideri c’è da colmare un tragitto segnato con il pennarello e di volta in volta simboleggiato da una linea tortuosa, elegante, ingarbugliata, colorata, dritta, interrotta, che dà al percorso la sua dimensione emotiva. Alcuni desideri appaiono facili, altri impossibili, alcuni si avverano solo nella fantasia: l’importante è mettersi in moto per avverarli, anche se cambieranno o si scorderanno. Dopo il desiderio viene l’apprendimento e siamo entrati con la fantasia in scuole particolari, una per ogni bambino che ha descritto la propria, raccontando dove si trova, di cosa è fatta, quali sono le materie di studio, incoraggiati dall’episodio assurdo e irriverente della Tartaruga d’Egitto e della sua scuola nelle onde dell’oceano. Per qualcuno la scuola ha coinciso con la propria camera, per un’altra era di gelato, zucchero filato e senza mal di pancia; al suo interno si può imparare a “diventare più piccolino”; “a portare fiducia in se stessi”; a “volare e inseguire i propri sogni”. Certo alcune fantasie e insegnamenti colpiscono di più l’attenzione dell’adulto, ma tornando ai bambini e alla generosità con cui si sono donati, tutto quanto è stato detto ha un valore speciale: diventare piccolini, per esempio, è riuscire a nascondersi e rammentarsi dei dettagli che rendono unico il vissuto. Per qualche bambino la scuola deve essere trasparente e antisismica e magari sorge proprio nel centro storico di Camerino. Piano piano ci siamo avviati in una fiaba vera e prossima &#8211; la finzione ci ha permesso di rimuovere l’imbarazzo o il timore; piano piano siamo usciti nell’espressione e con sorpresa di tutti ci siamo diretti proprio verso la zona rossa, che per giorni abbiamo costeggiato, raggiungendo la recinzione di legno che protegge la chiesa di San Venanzietto. È lì che abbiamo scritto i messaggi al mondo traendoli fuori dalla scuola immaginaria, fuori dalla scatola di tempo che sono i bambini; abbiamo scritto un libro di gesso, legno e precarietà, di sole acceso e un po’ solenne sul primo rientro per alcuni nei pressi del centro storico, e anche noi, le traghettatrici, siamo state  trasportate da loro nelle parole. “Capire gli animali”; “condividere la felicità”; “prendersi cura delle piante”; “cercare sempre ciò che si è perso”, sono solo alcuni dei messaggi, ma vorrei che un attimo riusciste a scorgerli anche voi, mentre percorrono la breve salita, scelgono il colore, alcune bambine si commuovono e si abbracciano. Una volta dato voce al nostro muro, siamo scesi via dalla zona rossa per l’ultimo incontro con Alice e come lei eravamo ormai prossimi al risveglio. Con il blocchetto e un pennarello i bambini hanno scovato oggetti di qualsiasi tipo, da una foglia a una grata di ferro, nei quali identificarsi attraverso tre aggettivi con cui hanno composto una poesia di tre versi sul sonno, il sogno e ciò che siamo. Abbiamo scritto veloci, seduti su un muretto o su una panchina, accanto all’albero di susino su cui qualcuno avrebbe voluto arrampicarsi per cogliere i frutti scuri: la scrittura è il nostro sogno lucido: mentre il corpo dorme, se ne anima un altro plastico e sottile che riflette tutto quello che vede.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="oBZYFOn8hzg"><iframe loading="lazy" title="IO SONO QUI | ALICE IN 4 TEMPI | Terza Settimana" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/oBZYFOn8hzg?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Un corpo come proiezione emotiva e mentale di sé è stata la linea guida della quarta settimana, dedicata al laboratorio <strong><a href="https://www.facebook.com/pg/iosonoqui.lab/photos/?tab=album&amp;album_id=319022511889509">IMMAGINE CORPOREA</a></strong>.  Siamo partiti dalla Rocca cercando la sintonia con l’ambiente: davvero il nostro corpo finisce nella punta delle dita o dei piedi, sulla cima della testa, nei fili dei capelli? Cosa significa toccare qualcuno o qualcosa, possediamo, noi, mani invisibili che accorciano la distanza? I bambini hanno vagato per il parco verso le montagne all’orizzonte o il tetto della cattedrale, sperimentando un contatto nuovo e abbracciando le cose con lo sguardo. Sempre sono lì i crinali, le case, il verde, e perché allora solo guardando tutto con intenzione, come riemergendo a se stessi dal gioco delle scorse settimane, si manifestano nella loro novità, ci stupiscono? Ci siamo stretti agli alberi e qualcuno ha raccontato che accade spesso di toccare questi fratelli maggiori; abbiamo abbracciato i pali dei lampioni e il muro di una casa; abbiamo riconosciuto un altro elemento del paesaggio, umano, ma quasi assorbito dalla città: i militari con la loro camionetta. Chi ha voluto quindi è andato loro incontro, stringendo la mano, avventurandosi all’interno del mezzo, perché gli accadimenti traumatici sconvolgono e portano mutamento nei luoghi e nelle persone e il vero rischio è abituarsi al presente senza conoscerlo, senza scoprire che ciò che ci protegge &#8211; una fronda, la mano di un soccorritore, un’arma, un muro, un cielo aperto e saldo – è ciò che ci espone. Molti bambini si sono sentiti tristi o strani abbracciando la chiesa o un palazzo, identificando tra i monti un’abitazione divenuta inaccessibile, eppure erano pronti per accogliere il sentimento, qualsiasi esso fosse: abbiamo fatto un passo nella riconciliazione.</p>
<p>Ho scritto all’inizio che il terremoto è una frattura ambivalente – fisica e spirituale. Quello che posso aggiungere ora, è che una frattura è anche lo spazio che nel dramma lascia filtrare la luce. La distanza fra i bambini e le montagne, la ruvidità fra corteccia e pelle, le lacrime e le finestre spezzate sono tutte manifestazioni di frattura e di vuoto in cui ci rialziamo dopo la caduta. Protetti prima, poi esposti alla forza delle nostre emozioni, infine, con le parole di una bambina, aiutanti: “ho sentito di voler aiutare e proteggere la mia città”. Con una passeggiata siamo arrivati al muro solido del cimitero, lo abbiamo guardato, toccato, sentito, ci siamo appoggiati per gettare gli occhi più lontano possibile davanti a noi, abbiamo sostenuto la pietra antica in silenzio. Nel pomeriggio a ogni bambino è stato assegnato un grande foglio: lavorando a coppie hanno tracciato le sagome gli uni degli altri e dopo hanno riempito il ritratto con due colori contrastanti – il più e il meno amato. Ospitiamo differenze dentro di noi, quanto ci piace e quanto non ci piace là fuori si radunano nelle nostre varie parti – le gambe, il busto, la testa, la sinistra o la destra, le braccia. Lasciando vuoti gli spazi degli occhi e del cuore, i ragazzi hanno elaborato stili soggettivi di disegno e decorazione all’interno dei confini corporei. Poi con un pennarello hanno scritto le cose che portano negli occhi e nel cuore e ciò che li sostiene lungo la spina dorsale. Negli occhi “gli alberi che fanno stare bene” , “quiete”, “stranezza”, “tranquillità”, “un muratore”, “il vivere bene”; nel cuore “libertà”, “ricordi”, la sorella o la mamma, “la natura”, uno sport, “il canto”, “il mio cane”, i nomi degli amici, “l’affetto per quasi tutti”, una passione. E lungo la spina dorsale a sostenerci “io”, “ la lealtà”, “la fiducia in me stessa”, “le grandi amicizie” “delle pietre molto, molto resistenti da non crollare per la paura”.  Le sagome erano tutte a terra nel tendone, ognuna con un bambino e un paesaggio dentro, e noi sul finale con un bel po’ di magone e silenzio, perché abitare un posto è abitare se stessi, il più straniero dei luoghi, il più imprevedibile, il più nascosto, mentre lo si esibisce fra gli altri.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="oVyET5v6ht4"><iframe loading="lazy" title="IO SONO QUI | IMMAGINE CORPOREA | Quarta Settimana" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/oVyET5v6ht4?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Nell’ultima settimana, dedicata alla preparazione dell’evento finale con tutti i suoi materiali, ma anche alla decorazione delle scatole personali dei ricordi, ci siamo raccontati le sensazioni rimaste dai laboratori, il significato di IO SONO QUI, che si è rivelato vicinanza, aiuto, sostegno reciproco, attesa. <em>Io sono qui</em> perché ciò che provo non può essere sciolto mai da ciò che mi accoglie, da ciò che si anima attorno.</p>
<p>Quello che resta, a poche settimane dalla conclusione e dall’arrivederci, sono alcuni dettagli, perché è troppo presto per raccontare o sapere tutto, se mai lo sapremo, e i semi piantati hanno bisogno di pazienza per crescere e ramificare. Penso, pensiamo, alle bambine e ai bambini che sono stati i nostri compagni in tutti questi giorni e li vediamo fra anni ritornare con la memoria, magari sorridere, sentire che non ci siamo perduti nonostante la lontananza, come non si perde chi condivide un momento di verità. Li vediamo schiudersi alla speranza fino alla fine. Ora, pescando nella sfera brillante dei giorni d’estate, ecco che escono certi occhi vivaci, le teste che si immergono sotto la fontana e le risa mentre camminiamo dalla Rocca al D’Avack, dei fiori di malva e di cicoria che ci spiano e a volte raccogliamo, delle mani, delle magliette e delle gambe d’improvviso azzurre, verdi, gialle per il colore a tempera che si è sparso ovunque, uno zaino efficientissimo, dove c’è quanto serve per cavarsela in ogni stagione, un primo amore, della pioggia che ci mette in difficoltà e poi ci rende più vicini. Ci ricorderemo che le nuvole vanno velocissimo quando ci si prende il tempo per sdraiarsi in un prato e guardarle, a qualsiasi età, in qualsiasi posto &#8211; recuperiamo il tempo e lo spargiamo nel cielo. E che il cielo dell’amicizia fra noi, voi, le indimenticabili colline di quest’Italia centrale, si può frangere, turbare e piangere a dirotto, ma che poi trova un suo modo, si ricompone.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-69675" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-1024x683.jpg" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-1024x683.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/09/10_170718_guido_mencari_camerino_io_sono_qui-193_PRESS.jpg 1500w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><strong>IO SONO QUI – geografie del sé e dell’ambiente intorno a sé</strong></p>
<p><strong>Presentato da Zappa! Ideato, curato e condotto da Emanuela Baldi, Francesca Campigli, Francesca Matteoni, Paola Papi.</strong><br />
<strong> Realizzato con il patrocinio del Comune di Camerino, in collaborazione con Istituto Comprensivo Ugo Betti e Sistema Museale di Ateneo &#8211; Orto Botanico Carmela Cortini.</strong><br />
P<b>rogetto selezionato dal bando <em>Progetti volti alla promozione di attività volte al recupero delle regolari attività scolastiche ed extrascolastiche nelle zone colpite dal terremoto</em>, sostenuto da MIUR, IPSSEOA Costaggini Rieti, Ripartiamo dalla Scuola.</b></p>
<p><strong>Fotografie di Guido Mencari.</strong></p>
<p><strong>Video di Lorenzo Bernardini e Michele Manuali</strong></p>
<p><strong>Grafica di Marino Neri.</strong></p>
<p>INFO SUL PROGETTO:<br />
<strong><a href="http://www.zappalab.com/io-sono-qui-2/">pagina web/sito zappa<br />
</a><a href="https://www.facebook.com/iosonoqui.lab/">pagina FB IO SONO QUI</a></strong><br />
<strong> <a href="https://www.youtube.com/channel/UCRN8w0nDXVaHRoRyMZQsX_w">canale YOUTUBE IO SONO QUI </a></strong><br />
<strong><a href="https://www.instagram.com/iosonoqui.lab/">Instagram</a></strong></p>
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		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/07/25/limportanza-piccoli-vii-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 05:21:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[…Con una coda ma senza la testa solo per finta, solo per festa solo per fiamma che brucia per fuoco fammi giocare per gioco B.Tognolini, Rime Raminghe, Salani   L’importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione poesia e musica nei borghi dell’Appennino VII edizione 1-6 agosto 2017 un progetto dell’Associazione Arci SassiScritti con il contributo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>…Con una coda ma senza la testa<img loading="lazy" class="alignright wp-image-69153" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario.jpg" alt="" width="375" height="531" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario.jpg 848w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-768x1087.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-724x1024.jpg 724w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /></em><br />
<em>solo per finta, solo per festa</em><br />
<em>solo per fiamma che brucia per fuoco</em><br />
<em>fammi giocare per gioco</em></p>
<p>B.Tognolini, <em>Rime Raminghe,</em> Salani</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L’importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione</strong></p>
<p>poesia e musica nei borghi dell’Appennino</p>
<p><strong>VII edizione 1-6 agosto 2017</strong></p>
<p>un progetto dell’<strong>Associazione Arci SassiScritti</strong></p>
<p>con il contributo di</p>
<p><strong>Regione Emilia-Romagna, Arci Bologna progetto Polimero</strong></p>
<p>e dei comuni di <strong>Alto Reno Terme, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi, </strong></p>
<p><strong>Pistoia, Sambuca Pistoiese</strong></p>
<p><strong>BCC Alto Reno e COOP Reno</strong></p>
<p><strong>LA POESIA COME FUOCO, LA VITA COME GIOCO</strong></p>
<p>con</p>
<p><strong>PAOLO BENVEGNÙ, MURUBUTU, LUCIO CORSI, IVAN TALARICO, GABRIELLA LUCIA GRASSO, SAVERIO LANZA, BRUNO TOGNOLINI, GIULIANO SCABIA, CARLO BORDINI, ALESSANDRO RICCIONI, ANDREA DE ALBERTI, FRANCESCA GENTI, MANUELA DAGO</strong></p>
<p>Questo è il settimo anno in cui l’Appennino è reinventato e ricreato dall&#8217;incontro di poeti e musicisti con gli abitanti di paesi abbarbicati sui crinali tra Emilia e Toscana. Un piccolo festival con una dignità da gigante che si propaga tra bosco e radura, tra monti e borghi disabitati prendendosi tutto il tempo e il lusso dell&#8217;ascolto di un paesaggio parlante.</p>
<p>I versi di Bruno Tognolini e il dinosauro fuoritempo e fuoriluogo ritratto da Guido Mencari, raccontano l&#8217;anima de <em>l&#8217;importanza di essere piccoli </em>con una speciale dedica ai mondi intermedi e incandescenti dei bambini, così vicini e aderenti a quelli inattuali della poesia.</p>
<p>Un&#8217;edizione pensata per un pubblico multiforme che segue un ricordo d’infanzia, un giocattolo testimone della serietà del gioco che mette tutti al pari ed entra nel mondo con il passo leggero di chi si accinge a vivere un&#8217;avventura.</p>
<p>Sei giorni di festa in sei luoghi speciali, lontano dalle ragioni dei giorni feriali.</p>
<p>Un dinosauro giocattolo a capo di una sequela di esploratori che il <strong>primo agosto</strong> inizia la sua avventura dal versante toscano, dalla minuscola stazione di <strong>Castagno</strong> <strong>di</strong> <strong>Piteccio</strong> (PT) per ascoltare <strong>Paolo Benvegnù </strong>e il suo viaggio interstellare dentro i misteri di “H3+”, la molecola che sta alla base dell&#8217;Universo ispiratrice del suo ultimo album. Con lui <strong>Alessadro RIccioni</strong> poeta e bibliotecario dell&#8217;Appennino dei cui nativi ‘monti tondi’ la sua poesia porta traccia. La tribù del dinosauro il <strong>2 agosto </strong>si sposta in Emilia e si addentra in un bosco di castagni monumentali nei pressi di <strong>Granaglione</strong>, qui la parola si fa epica grazie alla ‘letteraturap’ di <strong>Murubutu</strong>, in cui sonorità hip hop classiche fanno da tappeto a testi dalla forte curvatura cantautorale; insieme al “cantante filosofo” il “poeta-oste” <strong>Andrea de Alberti</strong> che con le poesie tratte dal suo <em>Dall’interno della specie</em> (Einaudi 2017) intraprende un viaggio antropologico-sentimentale dentro l&#8217;umanità. Cambiando versante il dinosauro il<strong> 3 agosto </strong>arriva a <strong>Rasora,</strong> nel comune di <strong>Castiglione dei Pepoli (BO) </strong>accolto dall&#8217;antica Casa del Popolo e dai testi scanzonati del cantautore <strong>Ivan Talarico</strong>, già attore e autore di libri dal sapore ironico. Uno sguardo limpido e sbarazzino è anche quello di <strong>Carlo Bordini</strong>, poeta e narratore romano che, pur non rinnegando le difficoltà dell’esistenza, non cede mai il fianco al nichilismo. Giunti a metà percorso le orme preistoriche conducono a <strong>La</strong> <strong>Scola</strong> nel comune di <strong>Grizzana Morandi </strong>in uno dei borghi più belli del versante bolognese: qui risuonano tre voci femminili, quella dal timbro purissimo della siciliana <strong>Gabriella Lucia Grasso </strong>che presenta il suo ultimo album <em>Vussia Cuscenza,</em> uscito per Narciso Records, etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli. Se la Grasso porta nel fresco delle montagne un po’ della luce catanese, dal nord arrivano le sorprendenti <strong>Manuela Dago</strong> e <strong>Francesca Genti </strong>poetesse unite da un’amicizia profonda e dal progetto editoriale <em>Sartoria Utopia</em>, una ‘capanna editrice’ che produce libri di poesia cuciti a mano. Come un cerchio magico la chiusura del festival è in Toscana: venerdì <strong>5 agosto</strong> a <strong>Monachino</strong>, nel comune di <strong>Sambuca Pistoiese (PT),</strong> in una graziosa valle in cui si intrecciano 4 province. Ad accogliere il dinosauro sono gli animali selvatici evocati dal giovane cantautore maremmano <strong>Lucio Corsi </strong>nel suo disco delicato e metamorfico <em>Bestiario musicale.</em> La poesia è invece affidata alla voce incantatrice di <strong>Bruno Tognolini,</strong> autore generalmente considerato per bambini anche se come dice lo stesso poeta, due volte Premio Andersen, quello che scrive è “per i bambini e i loro grandi”.</p>
<p>L&#8217;ultimo giorno di festival è a <strong>Spedaletto, </strong>paese che prende il nome dalla sua antica tradizione di ospitalità: se nel medioevo ai viandanti veniva offerto rifugio, ai seguaci dei piccoli<strong> domenca 6 agosto</strong> è donata una piazza trasformata da due artisti. A differenza degli altri giorni si inizia alle 19 con <strong>Saverio Lanza</strong>, musicista, compositore e produttore discografico che presenta il progetto originale <strong><em>Vocazioni, messa spontanea per coro misto</em></strong> con cinque solisti e il coro della <strong>Scuola di Musica Mabellini</strong> di Pistoia. Dopo la performance, che concilia il sacro al profano, gli spettatori e artisti sono invitati a fare una pausa per prepararsi all&#8217;ascolto di <strong>Giuliano Scabia, </strong>legato al festival da una tenera amicizia e da una profonda affinità elettiva. Per il festival il &#8216;più imprevedibile dei poeti&#8217;, così scrive Gianni D&#8217;Elia nella prefazione del libretto edito dalla casa editrice catanese “Le farfalle” che ne custodisce i versi, dà voce ai <em>Canti brevi per il cielo della notte. </em>Dentro un paese mutato dalla presenza di ospiti invisibili; poeti, bestie, persone e dèi sono cinguettati e vivificati da Scabia e amplificati da Saverio Lanza con i cantanti che poco prima hanno partecipato a <em>Vocazioni</em>.</p>
<p><strong><u>PROGRAMMA</u></strong></p>
<p><strong><u>Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si terranno anche in caso di pioggia nei luoghi indicati</u></strong></p>
<p><strong>Martedì 1 agosto ore 21</strong>-Castagno di Piteccio, PT</p>
<p>Paolo Benvegnù (live)<br />
Alessandro Riccioni (lettura/incontro)<br />
<strong>Mercoledì 2 agosto ore 21 </strong>-Parco didattico sperimentale del Castagno, Varano, Granaglione, Alto Reno Terme BO</p>
<p>Murubutu (live)<br />
Andrea De Alberti (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 3 agosto ore 21</strong> &#8211; Rasora, Castiglione dei Pepoli, BO</p>
<p>Ivan Talarico (live)<br />
Carlo Bordini (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Venerdì 4 agosto ore 21 &#8211; </strong>La Scola, Grizzana Morandi, BO</p>
<p>Gabriella Lucia Grasso (live)<br />
Francesca Genti, Manuela Dago (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 5 agosto ore 21</strong>-Monachino, Sambuca Pistoiese, PT</p>
<p>Lucio Corsi (live)<br />
Bruno Tognolini (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Domenica 6 agosto ore 19-</strong> Spedaletto, PT</p>
<p><em>VOCAZIONI</em>, messa spontanea per coro misto di Saverio Lanza<br />
CANTI BREVI PER IL CIELO DELLA NOTTE di Giuliano Scabia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ufficio stampa SassiScritti: </strong></p>
<p><strong>Daria Balducelli mob. </strong>349 3690407; <a href="mailto:d.balducelli@gmail.com">d.balducelli@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per le indicazioni stradali consultare la pagina FB SassiScritti_ L’importanza di essere piccoli</p>
<p>In caso di pioggia tutti gli eventi si terranno comunque in posti al chiuso nei luoghi indicati</p>
<p>Per tutte le info <a href="http://www.sassiscritti.org/">www.sassiscritti.org</a> ; <a href="mailto:info@sassiscritti.org">info@sassiscritti.org</a> ; 3493690407 – 3495311807</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’importanza di essere piccoli c’è grazie a</strong>: Daria Balducelli, Ambrogina Bertone, Andrea Biagioli, Alessandro Borri, Azzurra D’Agostino, Sante Di Clemente, Lucia Mazzoncini, Guido Mencari, Andrea Montagnani, Lara Monterastelli, Silvia Tesone</p>
<p><strong>Video</strong> Andrea Montagnani <a href="http://www.pupillaquara.com/">www.pupillaquara.com</a> <strong>Fotografie</strong> Guido Mencari www.gmencari.com</p>
<p><strong>Con la collaborazione di</strong>:</p>
<p>associazione La Sculca, Pro loco di Spedaletto, Pro loco di Castagno, Parco Didattico sperimentale del castagno, Casa del popolo circolo arci di Rasora, libreria l’Arcobaleno di Vergato, libreria Lo spazio di via dell’Ospizio di Pistoia, Hotel Helvetia Thermal Spa, Califfo ristopub di Porretta Terme, Birra del Reno di Castel di Casio, Le grandi ricette di Anna B. catering Castel di Casio, Hotel Roma di Porretta Terme, gelateria la Baracchina di Porretta Terme, Birrificio Beltaine.</p>
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		<title>IO SONO QUI &#8211; Evento pubblico conclusivo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/07/19/evento-pubblico-conclusivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2017 10:17:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Camerino]]></category>
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					<description><![CDATA[Si conclude il 22 luglio l&#8217;esperienza di &#8220;IO SONO QUI. Geo-grafie del sé e dell&#8217;ambiente intorno a sé&#8221; progetto laboratoriale diretto ai bambini di Camerino di cui si può leggere QUI la descrizione. Per chi volesse seguirci su facebook, questa è la nostra pagina, con le foto, i video e i racconti settimanali: https://www.facebook.com/iosonoqui.lab/ &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si conclude il <strong>22 luglio</strong> l&#8217;esperienza di <strong>&#8220;IO SONO QUI. Geo-grafie del sé e dell&#8217;ambiente intorno a sé&#8221;</strong> progetto laboratoriale diretto ai bambini di Camerino di cui si può leggere <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/21/geo-grafie-dellambiente-intorno/"><strong>QUI</strong></a> la descrizione. Per chi volesse seguirci su facebook, questa è la nostra pagina, con le foto, i video e i racconti settimanali: <strong>https://www.facebook.com/iosonoqui.lab/</strong><br />
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<p>&nbsp;</p>
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