<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Hadi Danial &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/hadi-danial/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 Feb 2024 15:24:28 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Gaza &#8211; &#8220;Sorge ora il suo sangue in un orizzonte di ferro&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/01/20/gaza-sorge-ora-il-suo-sangue-in-un-orizzonte-di-ferro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2024 11:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[al volo]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hadi Danial]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Sana Darghmouni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=106603</guid>

					<description><![CDATA[di <strong>Hadi Danial</strong>, traduzione di <strong>Sana Darghmouni</strong><br /> 
Dall’ala della colomba /
scelgo la piuma del mio inchiostro /
la conficco nella vena. /
Dove si è smarrito il mio sangue? /
Ho detto: la conficco dunque in bocca. / 
Dov’è la mia saliva /
il suo viscoso amaro? /
Era piena della cenere di un nuovo incendio. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Hadi Danial</strong>, traduzione di <strong>Sana Darghmouni</strong></p>
<p>Mi accingo<br />
a scrivere ora<br />
il libro del mattino lontano<br />
senza caffè amaro<br />
nella cucina dell’anima le tazze<br />
traboccano di sangue<br />
dai tralci colano sopra il bianco<br />
secrezioni purulente.<br />
Dall’ala della colomba<br />
scelgo la piuma del mio inchiostro<br />
la conficco nella vena.<br />
Dove si è smarrito il mio sangue?<br />
Ho detto: la conficco dunque in bocca.<br />
Dov’è la mia saliva<br />
il suo viscoso amaro?<br />
Era piena della cenere di un nuovo incendio.<br />
Così ho restituito all’uccello la sua piuma<br />
e ho improvvisato il mio inno.</p>
<p>1<br />
Gaza, ora, sarà il titolo<br />
sorge ora il suo sangue in un orizzonte di ferro,<br />
il preludio.<br />
&#8230;..<br />
La luce si è infranta in un attimo<br />
valicato dalle aquile<br />
verso un banchetto<br />
fatto di begli occhi<br />
di una mano dalle dita esili<br />
e di un seno che sgorga latte e sangue<br />
sul labbro di una viola.<br />
Crollano gli edifici<br />
furenti, dicono che Dio è grande.<br />
Il fumo serpeggia verso il cielo<br />
con le anime di chi vi abitava.<br />
I suoi bambini aprivano gli occhi su un artiglio<br />
seguito da macerie.<br />
I missili cullavano quest’ultimo letto<br />
i piccoli si coricavano alla loro cadenza<br />
e il sonno continuava.</p>
<p>2<br />
Le parole ansimano e tremano<br />
ululano sulle pagine lettere infrante<br />
e una polvere di immagini:<br />
Immagini di deserti annientati da cingoli di carri armati e cannoni<br />
di cecchini in cerca di ragazzi<br />
che da scuole e camere scagliano missili.<br />
Immagini delle spiagge di Gaza e delle onde paralizzate di paura<br />
da reti in fiamme scagliate da chiatte.<br />
Immagini delle strade di Londra, Caracas, Tokyo e quel che non ho citato<br />
tra gemito di bastoni<br />
o tamburi di rabbia.<br />
Immagini degli arabi<br />
che scostano lo sguardo dalla sua ferita<br />
tra chi si affretta al suo massacro<br />
e chi procrastina guardando.</p>
<p>3<br />
Nuvole ammassate<br />
e il cielo cupola bianca annuvolata.<br />
Gatti miagolanti<br />
e donne che passano accanto al mio affanno<br />
come meteore fragranti<br />
agitando la cenere dentro di me<br />
e l’anima si offusca.<br />
Il cielo di Gaza è una stufa a gas enorme<br />
che cala sopra l’intera città.<br />
Nell&#8217;universo si leva<br />
il profumo di quel che brucia<br />
dalle zanne cola la saliva<br />
e gli entusiasti competono<br />
all’asta per la sua compravendita.<br />
Una pioggia qui<br />
e io dietro i vetri del mio piccolo caffè<br />
la mano sulle spalle di Tunisi<br />
cerco rifugio nel suo calore.<br />
Una pioggia qui<br />
mentre tento di restituire alle tue ciglia<br />
la loro nerezza.<br />
Una pioggia<br />
e le strade si purificano<br />
con le lacrime di una città che piange la sua città sorella.<br />
&#8230;..</p>
<p>4<br />
Una luna sale nel cielo della città<br />
trapela il suo argento liquefatto.<br />
……<br />
Dinnanzi a me nella coppa vi è acqua<br />
e dietro il vetro sfavilla l’acqua della pioggia<br />
su carrozze, ombrelli, capelli di piccole ragazze, l’asfalto<br />
della nostra mesta via tunisina.<br />
Ero solo, nel fondo del mio caffè la chiacchiera del gelsomino sfiora<br />
la chitarra del mio silenzio<br />
finché non si spezza la corda.<br />
Ero solo, la mia donna<br />
mi ha telefonato dalla carrozza:<br />
devo venire?<br />
Aia di grano è la mia donna<br />
e io una trebbiatrice ostinata nell’inverno del piombo remoto.<br />
Ho detto: no<br />
e mi sono posato sul sedile<br />
come una pallida sembianza.<br />
Improvvisamente il mio silenzio è straripato in un mare di sangue<br />
con spiagge di vampe<br />
e il cielo neutrale<br />
le aquile rovistano questa grigia neutralità<br />
volano in alto e stridono<br />
poi si posano e ardono<br />
e io scorgo<br />
la rosa del fuoco<br />
squarciata dal suolo<br />
sospirare dopo un attimo.<br />
Il mio cuore è divenuto tamburi<br />
che mi risuonano nelle orecchie<br />
sulla loro cadenza marciano i soldati del nemico<br />
e si accostano al mio sangue.<br />
Ero solo, a me<br />
non sono sopraggiunti musulmani<br />
né arabi,<br />
dagli intimidatori turbanti<br />
e armati dal tintinnio delle sciabole<br />
nel silenzio tutti si sono rintanati.</p>
<p>5<br />
Una luna dai lineamenti cupi<br />
proveniente dai miti del loro Talmud<br />
sparge ora il suo fosforo bianco<br />
sulla carne della città<br />
Gaza<br />
&#8230;..<br />
Gaza non è una massa di cemento,<br />
Gaza, bambini cresciuti nella culla della fame, donne che impastano la loro vedovanza<br />
con le lacrime del lutto,<br />
anziani risparmiati dal frastuono del massacro,<br />
erba che guasta il cingolo del carrarmato e pietra che stritola il naso dello zoticone<br />
e le corna del vitello.<br />
Gaza è un battito<br />
dettagli di vita in cui ascendono i sacerdoti della notte<br />
cenno di un bambino a suo padre sulla soglia della scuola, un mercato in cui sfavilla<br />
pesce e si alzano i richiami dei venditori a decantare le verdure del deserto<br />
e la frutta di un tempo selvatico.<br />
Gaza è il grido popolare di Guevara e la kefiah di Arafat sui balconi<br />
del mondo<br />
e sulle sue strade scosse.<br />
Gaza è la saggezza di Ahmed Yassin<br />
l’assente come un fulmine<br />
dalla bomba del culto.<br />
Gaza è una cateratta di canti procrastinata da una morte impellente<br />
barattata dai commercianti della morte<br />
per una manciata di riso,<br />
è l’affanno insanguinato di letti d’amore, e scuole da cui si leva la peluria<br />
delle parole verso le ali dell’aquila simbolo.<br />
Ma gli occhi di bambini spalancati dalla morte<br />
cavati dal silenzio<br />
si chiedono: Gaza è una roccia di sale in una piaga<br />
o una posizione di gloria?</p>
<p>6<br />
Uscivo da me stesso<br />
volavo sui ricordi delle guerre che mi hanno esalato<br />
quando un grido nudo<br />
mi ha serrato la strada<br />
un urlo che nessuna seta o ritocco riveste:<br />
(con un proiettile alla tempia di Bush<br />
salvate una terra che muore<br />
e sterilizzate i grembi dell’America<br />
le belve vi hanno sparso il seme<br />
ovunque il cieco rivolga lo sguardo<br />
aumentano le bare)<br />
……<br />
Ho detto me ne vado verso una luna in un cielo familiare<br />
verso la sua luce scrosciante in estate<br />
come neve lieve,<br />
ho cozzato contro un’altra luna<br />
sorgente dai resti di Sodoma<br />
come un pugnale cinereo<br />
nella nebbia del nostro arabismo e nelle nubi<br />
che spargono sul creato<br />
il loro veleno settario.</p>
<p>7<br />
Attraverso i vetri<br />
gli uccelli del mare valicavano la mia anima vacillante,<br />
il sole infuocato dell’inverno<br />
ardeva la mia fantasia<br />
e nell’area si spargeva<br />
la fragranza<br />
&#8230;..<br />
Questo è un giorno terso<br />
e io sono lontano in un nord del suo occidente<br />
sulle mie mani sangue<br />
e nel mio cuore<br />
ustioni.<br />
Me ne vado senza una direzione<br />
circondato da fulmini<br />
nessuna stella né mezzaluna<br />
nessuna falce né martello<br />
questa è la tromba dell’olocausto.<br />
Me ne vado senza provviste né armamenti<br />
nessuna donna ho<br />
né una patria<br />
persino la relazione<br />
con i miei fratelli<br />
è quella della cenere<br />
coi rovi.<br />
&#8230;..<br />
Non ho creato il Dio che m’ha creato.<br />
Non ho disilluso Dio, forse m’ha abbandonato<br />
come fosse con me<br />
come fosse una farfalla di gioia<br />
che sventola tra le mie costole<br />
e un usignolo che cinguetta<br />
nelle mie orecchie?<br />
Ma il suo esercito, il suo popolo, i suoi sudditi, il suo partito, i suoi versetti, i comandanti<br />
a nome suo e i suoi padroni di casa,<br />
e il sacerdozio presuntuoso<br />
non sono con me!<br />
Ora me ne vado<br />
alla fine della carneficina<br />
serbo nell’anima e nella memoria<br />
tutto questo nero<br />
e ciò che vi è nelle macerie e sotto<br />
e nella camera mortuaria.</p>
<p>Quanti cadaveri sono stati seminati nella terra del paese?<br />
Quanti uccelli sorgeranno da tutta questa cenere?<br />
Così spuntano ora ali lievi<br />
con domande che fendono<br />
e volteggeranno in ogni Najd, Egitto e Levante<br />
aspettando il raccolto.</p>
<p style="text-align: right;">Tunisi 14/01/2009</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Hadi Danial</strong> è nato a Latakia, sulla costa siriana, nel 1956. Nel 1973 si è unito alla rivoluzione palestinese a Beirut e ha lavorato per radio e riviste. Ha lavorato per l&#8217;Unione Generale degli Scrittori e Giornalisti Palestinesi a Tunisi, prima che l&#8217;unione tornasse a Ramallah nel 1995. Attualmente risiede in Tunisia, dove dirige la casa editrice Diyar. Tra le sue opere <em>Barada e le delegazioni della fame</em> (Beirut 1973), <em>I canti del gabbiano</em> (Beirut 1978), <em>Una pipa per fumare i sogni</em> (Beirut 1982), <em>Il sole come un&#8217;aquila anziana</em> (Tunisi 2020).</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 19:29:48 by W3 Total Cache
-->