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	<title>Home Free &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Home free</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 06:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[David Crosby]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca veltri]]></category>
		<category><![CDATA[Home Free]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianluca Veltri &#8220;Sono tutti vittime delle circostanze Di antiche campane che recano Tutta la paura del mondo, timida e nuda [&#8230;] Ma i conigli hanno abbandonato le loro tane Si sono riconsegnati alla terra&#8221; (David Sylvian &#8220;Gone To Earth&#8221;) Chiedo scusa se parlo di Maria, cantava Giorgio Gaber. Era una maniera per schermirsi, quando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-77018" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/david-crosby.jpg" alt="" width="836" height="399" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/david-crosby.jpg 836w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/david-crosby-300x143.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/david-crosby-768x367.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/david-crosby-250x119.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/david-crosby-200x95.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/12/david-crosby-160x76.jpg 160w" sizes="(max-width: 836px) 100vw, 836px" /></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di <b>Gianluca Veltri</b></span></span></p>
<blockquote>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Sono tutti vittime delle circostanze<br />
Di antiche campane che recano<br />
Tutta la paura del mondo, timida e nuda</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">[&#8230;]</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma i conigli hanno abbandonato le loro tane<br />
Si sono riconsegnati alla terra&#8221;</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">(David Sylvian &#8220;Gone To Earth&#8221;)</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Chiedo scusa se parlo di Maria, cantava Giorgio Gaber. Era una maniera per schermirsi, quando il suo tarlo tornava a galla, nel momento in cui quella cartina di tornasole ricompariva a reclamare la sua visione della vita. Come i saggi di Roland Barthes, che pretendevano di vedere il mondo attraverso una fava.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ognuno ha la sua finestra affacciata sul mondo, la sua feritoia sulla vallata, e David Crosby è la mia.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La vita è un romanzo, dice Alain Resnais. Come l&#8217;avrebbe raccontata, lui, la vita di Baffo Van Cortland alias David Crosby? Riemerso da varie vite precedenti come in un serial che però era la sua esistenza, avviluppato sulla scala a spirale del proprio inferno personale. L&#8217;ho riascoltato in un disco registrato dal vivo nel 1986 a una radio americana. Si intitola, quel disco privo di grazia, &#8220;Silent Harmony&#8221;, ed è stato pubblicato solo nel 2017. Il 1986, l&#8217;anno a cui risale, è il nadir di David Crosby: sono trascorsi quasi dieci anni dal disco della barca con Stills e Nash: ogni cosa si è rabbuiata, si è spento il sole californiano, tutto è passato e futuro niente. Deriva, droga, carcere. Ascoltare &#8220;Silent Harmony&#8221; non è bello: quella glossa – &#8220;armonia silente&#8221; – contenuta nella celestiale &#8220;Guennevere&#8221; rimanda a tempi – il 1968 – in cui Crosby era al centro del suo mondo, ispirato come un poeta pieno di luce e ascoltato come un profeta o un guru, avvolto in un mantello di sapienza e carisma. Cos&#8217;era diventato, dopo? Un attaccabrighe di periferia; un tossico collerico che stava distruggendo la sua mente e il suo fisico. Un uomo infelice, pieno di rammarico e risentimento. Nel live del 1986, Croz è sovraeccitato, presenta in modo logorroico le sue canzoni, splendide ma suonate in modo approssimativo, con un tocco greve sulle corde. Non è più al centro del suo mondo; o forse è al centro di un altro mondo – brutto, buio, sbagliato, pieno di rabbia e rimpianti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo il suo ritorno sulle scene con &#8220;Oh Yes I Can&#8221; nel 1989, diciotto anni dopo &#8220;If I Could Only Remember My Name&#8221;, a Crosby capitavano un sacco di cose interessanti, tra le quali, più di tutte, riscoprire il figlio perduto James Raymond, destinato a diventare alter ego artistico inseparabile. Poi faceva incontri, con artisti già acclamati che volevano collaborare con lui, e con giovani talenti che lo consideravano il loro mentore. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E siamo ai giorni nostri.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È il 2014, e Crosby ha pubblicato a suo nome soltanto tre album:</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;If I Could Only Remember My Name&#8221; (1971);</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8221; Oh Yes I Can&#8221; (1989);</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Thousand Roads&#8221; (1993).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A partire da quell&#8217;anno – ha 73 anni – il songwriter californiano pubblica quattro album in un lustro scarso, fino al 2018. Più precisamente:</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Croz&#8221; (2014);</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Lighthouse&#8221; (2016);</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Sky Trails&#8221; (2017);</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Here If You Listen&#8221; (2018).</span></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Considerando che &#8220;Croz&#8221; esce a oltre venti anni dal precedente album, è stupefacente registrare la freschezza senile e la felicissima prolificità di un musicista proverbialmente parco: <b>tre dischi in quarantatre anni, quattro nei successivi cinque</b>. Una parabola unica; una doppia anomalia. Ma adesso arriviamo all&#8217;incredibile: perché questi quattro album di un artista ultra75enne già leggendario sono tutti e quattro di una bellezza ispirata, stupefacente, abbagliante. È come se Crosby si fosse conservato tanta grazia a bella posta. Come avesse serbato dentro di sé e messo al sicuro una silente armonia, un universo intatto, un pozzo di perle, nascondendole ad arte nei giorni bui, per poi esporle in serie. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Di solito nelle ultime uscite discografiche dei grandi vecchi, dei mostri sacri, ci accontentiamo di qualche zampata, di un lampo antico in mezzo alla mediocrità inevitabile del presente: il passato parla per loro, non pretendiamo di più, ci basta avere un lavoro nuovo che testimonia la loro vitalità, la loro esistenza. Con David Crosby non funziona così, è tutto radicalmente diverso: la sua carriera ellittica si è popolata di capolavori con i Byrds (cinquant&#8217;anni fa!), con Stills, Nash e Young; con i tre primi album usciti a tanta distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro. Long Time Gone. Mentre pensavamo a lui come a un vecchio bonario che aveva recuperato almeno la salute e la voglia di vivere, lui sforna quattro capolavori. È un artista che ha un mondo dentro di sé, ha il mondo dentro di sé, e non smette di raccontarcelo. Un&#8217;anima traboccante che non cessa di meravigliarci.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il terzo capitolo di questo poker (&#8220;Sky Trails&#8221;) si chiude con uno dei suoi pezzi più meravigliosi. Si intitola &#8220;Home Free&#8221;, una glossa che può significare molte cose: &#8220;sicuro di farcela&#8221;, o anche &#8220;fuori pericolo, in salvo&#8221;. Crosby canta delle notti di pioggia e della splendida felicità di avere un tetto sopra la testa; della necessità di non smettere mai di ripetersi &#8220;come sono fortunato&#8221;. Si sente &#8220;come un neonato avvolto in una coperta che non ha niente da temere&#8221;; come &#8220;un albero che sa sempre dove cadranno le sue foglie&#8221;. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Home Free&#8221; è il canto di un uomo che sa cosa significa non avere casa da nessuna parte; che è stato randagio e reietto, senza pace. Un uomo che per anni si è sentito ben diverso da un neonato avvolto in una coperta. È un brano, questo, che contiene la parola home, casa. In musica, quando si torna all&#8217;accordo principale del brano (l&#8217;accordo di tonica), si dice che l&#8217;armonia &#8220;torna a casa&#8221;, diventa tranquillizzante, ossia riporta tutto a posto, si pacifica, rassicura l&#8217;ascoltatore. L&#8217;accordo di tonica di &#8220;Home Free&#8221;, quello che dovrebbe &#8220;riportare tutto a casa&#8221;, contiene intervalli armonici estremamente dissonanti (è un accordo di sesta nona), che lasciano aperte sospensioni larghe e inquietudini profonde. Anche mentre canta la meraviglia di sentirsi a casa, di percepire se stesso aggrappato alla sua terra, Crosby non rinuncia all&#8217;ambivalenza delle sue note oblique. Non è mai rotondo, sarebbe troppo facile: è la sua cifra, è la sua grandezza.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
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