<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Hugo Von Hofmannsthal &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/hugo-von-hofmannsthal/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 22 Feb 2021 10:14:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>effusissime delectati</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/13/effusissime-delectati/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/13/effusissime-delectati/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 11:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Ambrogio Teodosio Macrobio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Von Hofmannsthal]]></category>
		<category><![CDATA[icosaedro]]></category>
		<category><![CDATA[lettera di Lord Chandos]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Licinio Crasso]]></category>
		<category><![CDATA[murene]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41304</guid>

					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani Vi sarete chiesti senz’altro, voi, fedeli o non fedeli lettori di nazione indiana, la ragione del nome Murene, scelto per la nostra elegante deliziosa collana cartacea (che in un prossimo futuro porterà a tutti noi nuove meraviglie), e sarà bene quindi cominciare a dirvene almeno una, di queste ragioni, ché dalla icosaedrica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/murena2-300x211.jpg" alt="" title="murena interrogativa" width="300" height="211" class="alignleft size-medium wp-image-41305" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/murena2-300x211.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/murena2-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/murena2.jpg 446w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Vi sarete chiesti senz’altro, voi, fedeli o non fedeli lettori di nazione indiana, la ragione del nome <strong>Murene</strong>, scelto per la nostra elegante deliziosa collana cartacea (che in un prossimo futuro porterà a tutti noi nuove meraviglie), e sarà bene quindi cominciare a dirvene almeno una, di queste ragioni, ché dalla icosaedrica mente indiana, <span id="more-41304"></span> come capite da questo non casuale aggettivo &#8212; e anche dall&#8217;illustrazione finale di questo post, molte ne sono state prodotte e addotte.<br />
Quelli di voi, certo assai numerosi, che la sera per conciliare la pace delle ore notturne, scelgono di affidarsi ai classici, avranno sicuramente sfogliato <em>I Saturnali</em> di <strong>Ambrogio Teodosio Macrobio</strong>, scrittore e funzionario imperiale del V° secolo, nativo d’Africa e pagano. In quest’opera che, nell’ottima &#8212; che non se ne fan più così &#8212; edizione UTET del 1967, con testo a fronte, occupa più di 800 agili paginette, si raccontano le vicende più varie a proposito delle abitudini e dei gusti di molti illustri, o meno illustri, cittadini romani dei secoli precedenti.<br />
E tra queste vicende balza agli occhi quella di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Licinio_Crasso">Lucio Licinio Crasso</a></strong>; così infatti si esprime Macrobio a proposito della famiglia dei Licinii:<br />
«quos [riferito ai Licinii, n.d.r.] Murenas cognominatos, quod hoc pisce <em>effusissime delectati</em> sint, satis constat.»<br />
Insomma risulta che questa famiglia fosse stata soprannominata “I Murena” in quanto proprio questo pesce procurava loro uno strabordante diletto. Tanto è vero che, così si esprime Macrobio, nella traduzione di Nino Marinone </p>
<blockquote><p>«Lucio Crasso, il famoso oratore, della cui fama di persona seria ed importante ci dà notizia anche Cicerone [<em>Cicerone amava considerarlo suo maestro, n.d.r.</em>]. Tuttavia questo Crasso, che tenne la carica di censore con Gneo Domizio, per quanto fosse stimato eloquente sopra ogni altro e avesse il primo posto fra i più illustri cittadini, quando gli morì una murena nella peschiera di casa sua, si mise in lutto e la pianse come una figlia. Ciò non passò inosservato: il suo collega Domizio glielo rinfacciò in Senato come una colpa disonorevole, ma Crasso non arrossì di ammetterlo, anzi, agli dèi piacendo, se ne gloriò come censore vantandosi di aver compiuto un’azione ispirata a pietà ed affetto». (<em>Saturnalia</em>, III, XV)</p></blockquote>
<p>Vedete dunque che da ormai più di duemila anni le murene sono sommamente stimate per il loro valore e la loro bellezza. Ma voi vorrete anche sapere come io sia arrivato ad una così succulenta notizia, dato che sospetterete facilmente che non sia io quello che tutte le sere cerca il riposo tra le braccia di Macrobio.<br />
E in verità tengo soprattutto a dirvi il percorso di questa scoperta, perché mi consente di parlare invece di un testo, che risale a poco più di un secolo fa, ma che considero tuttora una lettura straordinariamente emozionante: voglio dire <em>la Lettera di Lord Chandos</em>, scritta da <strong>Hugo von Hofmannsthal</strong> (già <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/08/18/ora-pro-anobii/">qui</a> in nazione indiana, mentre <a href="http://web.infinito.it/utenti/h/heinrich.fleck/traduzioni/einbrief.pdf">qui</a> trovate il testo bilingue) nell’agosto del 1902, e pubblicata sul giornale letterario berlinese <em>der Tag</em> il 18 ottobre dello stesso anno, fingendola scritta da un certo lord Chandos, vissuto ai tempi di Francesco Bacone, cui è riverentemente indirizzata.<br />
Col pretesto di una rinuncia complessiva al mondo delle lettere e di una totale abdicazione alla scrittura e all’uso comune della parola, in realtà Hofmannsthal inaugura una scrittura nuova e alta nella quale riesce a esprimere come forse mai fino a quel momento era stato fatto, un senso cosmico della natura vista allo stesso tempo come un grande tutto e d&#8217;altro lato anche come l’insieme dei suoi più apparentemente insignificanti dettagli. Ecco a voi il passo, verso la fine della lettera, in cui Hofmannsthal riprende la vicenda di Crasso e della sua murena:</p>
<blockquote><p>«E talvolta mi paragono a Crasso, l’oratore di cui si racconta che prese ad amare così fuor di misura una murena addomesticata del suo laghetto, un pesce ottuso, muto, dall’occhio rosso, da divenire la favola della città; e quando un giorno in Senato Domizio lo biasimò per aver pianto sulla morte di quel pesce, nell’intento di farlo passare per un mezzo matto, Crasso gli rispose: &#8220;Allora io ho fatto per la morte del mio pesce ciò che tu non hai fatto per la morte né della tua prima né della tua seconda moglie&#8221;.<br />
Non so quante volte questo Crasso con la sua murena mi torni alla mente come un’immagine riflessa di me stesso, oltre l’abisso dei secoli. Ma non per la risposta data a Domizio. Quella risposta gli guadagnò il favore di quanti prima ridevano di lui, di modo che la cosa fu ridotta a un motto di spirito. Ciò che mi tocca è la cosa in sé, la cosa che sarebbe rimasta la stessa anche se Domizio avesse pianto per le sue mogli lacrime di sangue del più genuino dolore. Crasso gli starebbe pur sempre di fronte, con le sue lacrime per la sua murena. E a questa figura, di cui il ridicolo e la pochezza saltano agli occhi nel consesso di un Senato strapotente e occupato con i problemi più alti, a questa figura un qualcosa d’imprecisabile sospinge il mio pensiero in guisa tale, che mi appare affatto insensata nel momento che mi provo ad esprimerla con parole.<br />
L’immagine di questo Crasso è a volte nel mio cervello, la notte, come una scheggia attorno alla quale tutto suppura, pulsa e ribolle. Allora mi sento come se io stesso entrassi in fermentazione, e buttassi vesciche, vampe e turgori. E tutto è una sorta di febbrile pensare, ma pensare in un elemento che è più incomunicabile, più fluido, più ardente delle parole. Sono vortici, ma a differenza dai vortici della lingua, questi non paiono condurre a sprofondare nel vuoto, bensì al contrario in qualche modo mi riportano in me stesso e nel più riposto grembo della pace.» (trad. it. di Marga Vidusso Feriani, BUR 1988) </p></blockquote>
<p>Questo è il tono della lettera, che del resto si era aperta con un richiamo forte a una totale, ubriacante, comunione con la realtà naturale </p>
<blockquote><p>«Per farla breve: allora, in una sorta di costante ebbrezza, tutto quanto esiste mi appariva come una grande unità: il mondo spirituale e quello fisico non mi sembravano giustapporsi, né l’essere cortese e quello animale, né l’arte e la non arte, la solitudine e la compagnia; in tutto io sentivo la natura, nelle deviazioni della follia come nelle estreme raffinatezze di un cerimoniale spagnolo; nelle goffaggini di giovani contadini, non meno che nelle più dolci allegorie; e in tutta quanta la natura io sentivo me stesso; quando nella mia capanna di caccia tracannando latte schiumante che un uomo irsuto mungeva in un secchio di legno da una bella mucca dall’occhio dolce, provavo la stessa sensazione di quando, seduto sulla panca inserita nella finestra del mio studio, cavavo da uno scritto dolce e schiumante nutrimento al mio spirito.»</p></blockquote>
<p>Fa tutto parte del crepuscolo dell’<em>Austria felix</em>, naturalmente, che tuttavia sapeva ancora mandare accecanti bagliori.<br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/icosaedro-regolare.jpg" alt="" title="un icosaedro regolare ha venti facce" width="230" height="242" class="aligncenter size-full wp-image-41310" /></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2012/01/13/effusissime-delectati/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ora pro Anobii</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/18/ora-pro-anobii/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/18/ora-pro-anobii/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 12:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[anobii.com]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Moresco]]></category>
		<category><![CDATA[dino campana]]></category>
		<category><![CDATA[Georges Bataille]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe pontiggia]]></category>
		<category><![CDATA[goffredo parise]]></category>
		<category><![CDATA[hermann hesse]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Von Hofmannsthal]]></category>
		<category><![CDATA[ian hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Julio Cortázar]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Bianciardi]]></category>
		<category><![CDATA[sebastiano vassalli]]></category>
		<category><![CDATA[silvio perrella]]></category>
		<category><![CDATA[valerio evangelisti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=7296</guid>

					<description><![CDATA[Lo scorso dicembre, mentre eravamo a Procida per organizzare il nostro laboratorio Dante , Martina e Marco mi hanno suggerito, si fa per dire, di iscrivermi ad un sito completamente dedicato ai libri. In questi mesi di ricostruzione almeno virtuale della mia biblioteca, esplosa in mille pezzi, scatole di cartone e luoghi, sono nate oltre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/yhst-45079396477018_1950_80358323.gif"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/yhst-45079396477018_1950_80358323.gif" alt="" title="yhst-45079396477018_1950_80358323" width="300" height="292" class="alignnone size-medium wp-image-7324" /></a></p>
<p><em>Lo scorso dicembre, mentre eravamo a Procida per organizzare il nostro <a href="http://danteiloveyou.blogspot.com/">laboratorio Dante </a>, Martina e Marco mi hanno suggerito, si fa per dire, di iscrivermi ad un <a href="http://www.anobii.com/people/effeffe/">sito</a> completamente dedicato ai libri. In questi mesi di ricostruzione almeno virtuale della mia biblioteca, esplosa in mille pezzi, scatole di cartone e luoghi, sono nate oltre ad un vero e proprio libro, frutto di una corrispondenza con una lettrice del sito, delle schede di lettura. Le considero come delle quarte &#8220;personali&#8221; di copertina e mi è venuta così la voglia di condividerle &#8211; si tratta ovviamente di una seleção-  anche con i non anobiani.</em><br />
<strong>effeffe</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp3.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp3.jpeg" alt="" title="image_bookphp3" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7306" /></a></p>
<p><strong>Sillabari</strong> (89 lettori su Anobii)<br />
Di <strong>Goffredo Parise</strong></p>
<p><em>della serie: L come Libro</em></p>
<p>Me ne aveva parlato per la prima volta Silvio Perrella, critico e curatore dell&#8217;opera di Parise. A Parigi &#8211; Paris/Parise- durante una lunghissima passeggiata (tra l&#8217;altro menzionata nel libro<em> Giù Napoli</em>) .<br />
<span id="more-7296"></span><br />
Avevo da poco letto l&#8217;Abecedaire di Gilles Deleuze, e devo dire che mi ha sempre affascinato la divisione in voci, della vita. Ci sono dei dizionari che mi porto dietro da sempre e che ogni volta perdono una pagina, la copertina, una voce appunto, ed allora sembra quasi che la vita ti serva a ritrovare quella voce perduta.La pagina smarrita.<br />
La voce A come amicizia, nei Sillabari è di quanto più lucido abbia mai letto sulla vita e sulla letteratura.<br />
Sulla letteratura, quando dopo aver descritto uno ad uno, lungamente, i personaggi della discesa in pista &#8211; siamo in montagna ed il gruppo di amici ha deciso di passare la giornata a sciare- non si attarda sul narratore, se stesso perché lui è presente soltanto per raccontare. Mai così superflui quanto necessari, gli scrittori!!<br />
Sulla vita, quando di fronte al dubbio del narrante se valesse la pena o meno ritentare l&#8217;impresa di quella prima &#8220;discesa&#8221; tutti insieme, qualche anno dopo, gli fa dire che per quanto spesso sia così, ovvero che la magia della prima volta non si ripete mai, delle volte capita anche il contrario, che non ci sono regole.In definitiva.<br />
Quello che sembra un diario minimo in realtà non lo è, e se c&#8217;è un autore che ha fatto della leggerezza l&#8217;arma con cui entrare più in profondità,nell&#8217;essere umano e nella storia, quello è sicuramente Goffredo Parise.</p>
<p><strong>La notte della cometa </strong>(147)<br />
<em>Il romanzo di Dino Campana</em><br />
Di <strong>Sebastiano Vassalli</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-1php1.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-1php1.jpeg" alt="" title="image_book-1php1" width="46" height="77" class="alignnone size-medium wp-image-7309" /></a></p>
<p><strong>Canti orfici</strong> (389)<br />
Di <strong>Dino Campana</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp4.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp4.jpeg" alt="" title="image_bookphp4" width="46" height="77" class="alignnone size-medium wp-image-7310" /></a></p>
<p><em>della serie: libro chiama libro</em></p>
<p>Nella vecchia soffitta del Marais che dividevo con l&#8217;amico Massimo c&#8217;erano libri e letti. Si mangiava raramente e quasi sempre pasta. La biblioteca di Massimo, era un inquilino in più. Al punto che, col senno di poi, mi dico che avrebbe dovuto pagare la sua parte d&#8217;affitto. Una sera anzi in poche sere, credo di aver letto tutta l&#8217;opera, quasi, di Sebastiano Vassalli. Un libro però mi sconvolse. Era forse il tema, maledetta poesia, il racconto di città letterarie -proprio come quella che vivevamo di prima mano- i tuoni di Papini, la voce del maestro. Questo, sicuramente, ma non solo. La notte della cometa, mi affascinò per il fascino che poteva esercitare il più visionario scrittore che l&#8217;Italia avesse mai dato alle lettere. E così mi andai a rileggere i Canti Orfici che avevo letto, e perfino ascoltato, da un amico cantante, quando i viaggi te li fai da solo, da mente a mente. Riprenderli poi, quando il viaggio si era fatto vero e ti sporcava le scarpe, ti cambiava la pelle, era significato davvero dialogare con l&#8217;autore. Con le sue prose veloci, telegrammi poetici, visioni fantastiche, e viaggi appunto, sospesi tra verità e immaginazione. Quando uscì l&#8217;edizione sonora dei Canti, a cura di Carmelo Bene l&#8217;ho ascoltata mille volte. Come il racconto che il geniale drammaturgo fa di come Campana passò dei decenni in manicomio a tentare di ricomporre il manoscritto originale dei Canti, sottoposto all&#8217;Editore Vallecchi e da quelli, distrattamente perduto. &#8220;Fare e disfare. Ecco quello che so fare&#8221; scrive in una cartolina all&#8217;amata Sibilla Aleramo. Un opera come un letto disfatto, dunque, memoria viva del fatto che vita vi fosse. Grande letteratura</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-2php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-2php.jpeg" alt="" title="image_book-2php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7314" /></a></p>
<p><strong>Canti del caos</strong> (52)<br />
Di <strong>Antonio Moresco</strong></p>
<p><em>della serie: i libri che bruciano</em></p>
<p>Me l&#8217;aveva prestato un&#8217;amica carissima, Gabriella, senza una nota d&#8217;accompagnamento, una parola che potesse preparare il terreno, del tipo, &#8220;sai, (o vedrai) sono sicuro che ti piacerà.&#8221; O ancora: &#8220;qui c&#8217;è tutto quello che vuoi sapere&#8221;. Come se uno leggesse per sapere e non per conoscere. Ci sono dei libri che si porgono in silenzio e che restituisci in silenzio. Sono un atto di meditazione, ti massacrano per le emozioni che suscitano in te, come quando ti ecciti e non vorresti, ridi, e in fondo sai che la tua (ma anche la sua, del personaggio) è disperazione. E sono libri che non dimentichi di aver letto, di cui, ogni frase, cerchi di dimenticare.	</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp.jpeg" alt="" title="image_bookphp" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7297" /></a></p>
<p><strong>Vite di uomini non illustri </strong>(113)<br />
Di <strong>Giuseppe Pontiggia</strong></p>
<p><em>della serie: un libro con diciotto storie</em></p>
<p>Perché in fondo per gli scrittori (e i libri) valgono le regole dell&#8217;atletica, a seconda delle discipline. Ci sono autori che possono correre i duecento o i quattrocento metri alla grande, e che messi alla dura prova della marcia longa, delle maratone non reggono. Il respiro incespica sulle gambe,il fiato si spezza, la vista si appanna, la lingua sventola come una bandiera bianca di resa a molti metri dal traguardo.<br />
Pontiggia, a differenza di Calvino, Buzzati, è uno scrittore di fondo. Corre, cammina, marcia, assecondando nel ritmo lo slancio vitale dei suoi personaggi, del lettore. Vite di uomini non illustri non ha nulla dello scatto fulmineo del velocista, né dello stacco &#8211; e della rincorsa- del saltatore. Ti porta attraverso tempi e voci che ti arrivano come un rumore di fondo. Tempi e voci che da sempre ti accompagnavano, ma che non &#8220;sentivi&#8221;. Il silenzio del narratore, con il suo tenersi in disparte, discreto, fa emergere quanto c&#8217;era prima, al punto che hai come l&#8217;impressione di averle già lette quelle storie, e in taluni casi di averle, forse, vissute.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-1php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-1php.jpeg" alt="" title="image_book-1php" width="46" height="77" class="alignnone size-medium wp-image-7300" /></a></p>
<p><strong>La lettera di Lord Chandos </strong>(38)<br />
Di <strong>Hugo Von Hofmannsthal</strong></p>
<p><em>della serie: un libro che è contro ogni libro</em></p>
<p>Nella storia della letteratura esistono tantissimi esempi di diserzione dal campo di battaglia della scrittura che provengono, nella maggior parte dei casi, dai suoi più illustri protagonisti. Senza prendere in considerazione i suicidi illustri che costellano quella tradizione- smettere di vivere significa anche interrompere ogni scrittura sul mondo- basterà pensare a quanti hanno appeso la penna al chiodo per fare tutt&#8217;altro. E la cosa avviene in silenzio, come fece Rimbaud, che seppure promesso alla gloria abbandonò tutto giovanissimo, come se avesse avuto consapevolezza della propria fortuna letteraria. La sua opera, compiuta in un pugno di anni, lo aveva già reso immortale. Nella lettera a Lord Chandos il protagonista non annuncia la propria &#8220;mancanza d&#8217;ispirazione&#8221; né risveglia il fantasma della &#8220;pagina bianca&#8221;. In questo libro che è più che un&#8217;opera, si compie una vera anatomia del rapporto problematico che la scrittura instaura con la realtà. Quando le cose si chiamano da sole,un rastrello, un tavolo, un secchio, e non hanno bisogno di essere chiamate dalle chiare lettere della scrittura, che inciampa in esse, come su pietra che ti fa cadere, allora lo scrittore deve poter dire di no, confessare la propria resa alla realtà. Un libro che non lascia scampo alla scrittura con un conflitto che si risolve nel silenzio dell&#8217;autore della lettera. Silenzio che però solo la scrittura rende possibile salvando così vita e sogni dei lettori</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp1.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp1.jpeg" alt="" title="image_bookphp1" width="46" height="77" class="alignnone size-medium wp-image-7302" /></a></p>
<p><strong>Storia dell&#8217;occhio</strong> (63)<br />
Di <strong>Georges Bataille</strong></p>
<p><em>della serie: il libro &#8220;con la coda&#8221;</em></p>
<p>Ho conosciuto Bataille attraverso i saggi. Illuminanti le considerazioni sul taglio originario, la ferita, la coupe che rende uomini e donne colpevoli (coupables) puri. La storia dell&#8217;occhio lo considero come uno dei massimi capolavori della letteratura erotica, in cui ogni forma di amore non può prescindere dall&#8217;idea di dio. I protagonisti incarnano una delle figure più inquietanti e vere ( forse l&#8217;inquietudine è proprio legata alla verità che la sostiene) della vittima e del carnefice. La rivolta dei protagonisti è assoluta, e l&#8217;uovo/ occhio/ sesso traduce in parole la bellissima immagine girata da Bunuel in Chien Andalu (su You Tube è possibile rivederla) dell&#8217;occhio come una luna tagliata dal rasoio. La perversione di Bataille &#8211; a Clermont Ferrand sua città natale non c&#8217;è un cartello, una placca che lo ricordi- è stata nel tentativo di proporre una vera metafisica del corpo e questo non gli è stato mai perdonato.<br />
Una scrittura che ti accarezza e ti graffia al punto che non sai se i segni che ti ritrovi sulle gambe ce li avevi anche prima, di leggere.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp2.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp2.jpeg" alt="" title="image_bookphp2" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7304" /></a></p>
<p><strong>Il mistero dell&#8217;inquisitore Eymerich</strong> (481)<br />
Di <strong>Valerio Evangelisti</strong></p>
<p><em>della serie: il libro &#8220;fantastique&#8221;</em></p>
<p>Fantastique! Fantasia urlante e crudele, lontana anni luce dall&#8217;idea &#8220;accomodante&#8221; che la parola suscita nel nostro immaginario, ora. Un viaggio attraverso tempi e modi del tempo che si annuncia alla fine del viaggio, con le memorie dei personaggi alla ricerca di nuove ed antichissime eresie.<br />
Valerio Evangelisti produce un vero choc nel lettore risvegliando la sua ancestrale sete di giustizia, l&#8217;atavica curiosità verso tutto quello che &#8220;sta&#8221; nel mondo, l&#8217;immondo, animale immortale che abita la storia.<br />
La Storia dell&#8217;allievo più brillante di Sigmund Freud, Wilhelm Reich, colui che già prima della guerra aveva &#8220;predetto&#8221; fascismo e crisi del &#8220;piccolo&#8221; uomo moderno. Ricordato per la sua rivoluzione sessuale, e che verrà trascinato in tribunale dai suoi detrattori e condannato a morire in cella. L&#8217;inquisitore Eymerich abita i suoi sogni, le sue notti mentre il futuro, lontano quanto il passato, si popola di bambini. Tre storie in una, tre vite, forse trecento o tre milioni di voci che a libro finito inseguono il lettore come un creditore a ricordargli che il prezzo da pagare per la libertà, per quanto insostenibile, vale pur sempre la pena pagarlo.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-3php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-3php.jpeg" alt="" title="image_book-3php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7316" /></a></p>
<p><strong>La vita agra </strong>(404)<br />
Di<strong> Luciano Bianciardi</strong></p>
<p><em>Della serie: i libri che ritornano (e non solo loro)</em></p>
<p>Ho amato Bianciardi da solo, ovvero scoprendolo da un bouquiniste a Parigi, in un&#8217;edizione antica e malandata. La vita agra è stato per anni il mio &#8220;libro di non ritorno&#8221; ovvero il tracciato da avere a mente ben chiaro prima di prendere alcuna decisione che prevedesse il ritorno in Italia. Per vent&#8217;anni. Poi ritorni, te ne vai, e ti rendi conto che quella lezione di stile, di libertà, l&#8217;avevi imparata ancor prima di prendere il rischio del &#8220;tornare sui propri passi&#8221;. Una scrittura con personaggi la cui umanità trasuda da ogni frase, situazione. Quando poi ho scoperto, da solo, consultando l&#8217;edizione italiana di Tropico del Capricorno di Henry Miller, che il traduttore del più ribelle degli scrittori americani era stato proprio lui, Bianciardi, l&#8217;ho amato ancora di più. Qualcuno in Italia si degnerà di dedicare a uno dei nostri scrittori migliori l&#8217;attenzione che merita?</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-5php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-5php.jpeg" alt="" title="image_book-5php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7320" /></a></p>
<p><strong>Tanto amore per Glenda</strong> (41)<br />
Di <strong>Julio Cortázar</strong></p>
<p><em>della serie: i libri che hanno cambiato la mia vita</em></p>
<p>Dei dieci racconti regalatimi vent&#8217;anni fa due mi sono chiari come se li avessi appena letti. perchè non è vero che tutti i libri si dimenticano &#8211; altrimenti perché rileggerli?- come se si sistemassero in chissà quale segreto anfratto dell&#8217;anima, nascosti al punto di non lasciare nessuna traccia di sé, un segno che ce li faccia rivenire in mente. Eppure&#8230;<br />
&#8220;Disegni sui muri&#8221; e &#8220;Testo in un taccuino&#8221; potrei recitarveli a memoria, magari a parole mie, cambiando qui e lì le frasi, i tempi &#8211; ma l&#8217;originale varrà sempre di più- soffermandomi su una scena, un rumore, quello delle porte scorrevoli di una metropolitana, o dell&#8217;obliteratrice quando morde il biglietto. Forse il tratto del pennello sul muro, come un Tapiès, cui del resto il primo racconto era stato dedicato, o la sinistra sirena dei cellulari che percorrono la città assediata. Sicuramente il pallore di chi abita il sottosuolo, che non scordi mai, come la dedica sul libro fatta da un&#8217;amica che non c&#8217;è più, nel senso che è diventata altro</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-4php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-4php.jpeg" alt="" title="image_book-4php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7319" /></a></p>
<p><strong>Narciso e Boccadoro</strong> (3469)<br />
Di <strong>Hermann Hesse</strong></p>
<p><em>della serie:il libro con le pagine ingiallite</em></p>
<p>Avevo letto tutto Herman Hesse a diciassette anni, quando si legge tutto, di un autore. quasi tutto, perchè in quel caso ricordo che mi lasciai da leggere per vent&#8217;anni dopo il gioco delle perle di vetro. lo avrei letto quando il lupo della steppa in me sarebbe invecchiato, il pelo ingrigito e rado, quando Peter Camenzind si sarebbe lasciato andare veramente all&#8217;ultimo bicchiere sul tavolo e Siddharta abbandonato al piacere della carne. Ma Boccadoro che mi abita non cessa di correre e la vita &#8211; con le sue sorprese e miserie- non accenna a fermarsi né a sedare la sete di vita. Come ora.	</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-6php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-6php.jpeg" alt="" title="image_book-6php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7321" /></a></p>
<p>I<strong> viaggiatori folli (</strong>5)<br />
<em>Lo strano caso di Albert Dadas</em><br />
Di <strong>Ian Hacking</strong></p>
<p>Perché il turismo di massa nasce con l&#8217;invenzione della bicicletta? Perché la bicicletta ebbe il massimo sviluppo nella regione di Bordeaux? Come mai i migliori cartografi erano francesi? Che cosa fa di un fenomeno la realtà delle leggi della ragione o del sogno. della follia. A Napoli follia è pazzia e un giocattolo si chiama pazziella. Leggere questo libro vi darà le vertigini come quando perdeste le rotelle della vostra bici.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/18/ora-pro-anobii/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>23</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 22:11:41 by W3 Total Cache
-->