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	<title>I segreti dell&#8217;astronomia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Trenini elettrici, dinosauri, pianeti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 07:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Che cosa davvero vi interessava da bambini? 1)      TRENINI 2)      DINOSAURI 3)      PIANETI Quelli dei trenini tedeschi, con i plastici e centinaia di accessori, costosissimi, pignoli fino alla morte, precisi negli orari, nella numerazione, nell’impiantistica, nelle tecniche di montaggio, pazienti, laboriosi, quelli non li ho mai sopportati. Trovavo indecente la voglia di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/22-twombly.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/22-twombly-300x210.jpg" alt="" title="22 twombly" width="300" height="210" class="aligncenter size-medium wp-image-31883" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/22-twombly-300x210.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/22-twombly.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p><em>Che cosa davvero vi interessava da bambini?</em></p>
<p>1)      TRENINI</p>
<p>2)      DINOSAURI</p>
<p>3)      PIANETI</p>
<p>Quelli dei trenini tedeschi, con i plastici e centinaia di accessori, costosissimi, pignoli fino alla morte, precisi negli orari, nella numerazione, nell’impiantistica, nelle tecniche di montaggio, pazienti, laboriosi, quelli non li ho mai sopportati. Trovavo indecente la voglia di riprodurre l’ordinaria realtà delle ferrovie, già abbastanza caotica e noiosa, in un teatrino scarno e ripetitivo, dove tutto ciò che è già accaduto nella vita, con maggior gusto o disgusto, si ripete indefinitamente, in modo macchiettistico e insipido, acquisendo grazie alla miniaturizzazione quella fisionomia leziosa e innocua dei larvati totalitarismi: treni funzionanti, energia che passa, eterno ritorno dell’uguale, nessun imprevisto, nessuna crepa metafisica, nessun deragliamento. E qualche trillo idiota, un pino imbiancato di finta neve, un alpinista incollato a una roccia di cartapesta, nulla che possa davvero crollare.</p>
<p><span id="more-31820"></span></p>
<p>Quelli dei dinosauri non li ho mai capiti. Così animalisti e nostalgici, di un mondo del tutto invivibile, dove non ci sono uomini, ma solo pachidermi incazzati, carnivori giganti e scontrosi, o i placidi mastodonti delle acque, dal corpo immane, il collo indefinitamente allungabile, e la testa minima, offuscata, di gallinella. Quali storie si possono elucubrare, partendo da tali monotematiche premesse: rettiloni acquatici, rettiloni terrestri, rettiloni alati, bestioni che brucano, bestioni che azzannano, intontiti e micidiali erbivori, ossessivi e scalpitanti carnivori? Vulcani, grotte, cascate, gimnosperme, glaciazioni e disgeli. Una noia mortale. Nessun intrigo di palazzo. Nessuna specie davvero intelligente. Nessuna guerra organizzata e dotata di tecnologie raffinate, nessun inganno, smascheramento, cavallo di Troia, Elena adescatrice, scatenante.</p>
<p>Quelli dei pianeti, sono i miei favoriti. Ne ho fatto parte, dal momento in cui i nonni mi hanno regalato <em>I segreti dell’astronomia</em>. Avevo nove anni. Ero già stato instradato alla meditazione astro-fanta-metafisica da <em>2001</em> e da <em>Il pianeta delle scimmie</em>. Tre anni dopo avevo anche i testi sacri: tre volumi rilegati in finta pelle, con un acquarello azzurro in copertina (un’ingenua visuale del nostro sistema solare con Saturno in primo piano). Questi erano i miei libri di <em>chevet</em>, assieme al Vangelo naturalmente, più noioso, ma con il supereroe in calzari e tunica a rammendi, che ripeteva “in verità in verità vi dico”, una mano irraggiante bene tutt’intorno e l’altra austera, chiusa a pugno, con il dito indice sollevato, in stile Bin Laden.</p>
<p>Secondo alcuni venditori di Ebay, <em>I segreti dell’astronomia</em> apparterrebbero al genere paranormale, altri lo includono nella letteratura scientifica e nell’astronomia. In realtà si tratta di un’opera inclassificabile che, come <em>2001: odissea nello spazio</em>, appartiene alla scienza ma non solo. La progressione dei volumi è anche una progressione dalla scienza alla sua elaborazione fantastica, o dalla scienza al suo prolungamento ipotetico, attraverso l’audacia immaginativa, che ogni scienziato di talento deve possedere.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>EDIZIONI FERNI </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>GINEVRA 1976</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>I SEGRETI DELLA ASTRONOMIA</em></strong><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>3 VOLUMI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>VOLUME I: GLI ASTRI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>VOLUME II: LA SCIENZA DEGLI ASTRI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>VOLUME III: AL DI LA&#8217; DELLA SCIENZA</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong>Quest&#8217;opera è stata realizzata dalle Edizioni Ferni di Ginevra</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>e stampata su carta a mano di lusso. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Le illustrazioni sono state fornite da le Ricerche Iconografiche De Cesare.</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong>i volumi sono in copertina rigida cartonata con costola in materiale &#8220;tipo pelle&#8221; con fregi dorati</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>la  pubblicazione risale al 1976, lo stato di conservazione è buono,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>le copertina sono integre con qualche segno di usura, il III volume presenta la costola opaca,</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> un leggero ingiallimento delle pagine ai bordi</strong><strong> </strong></p>
<p>La grande partizione psicologica delle menti infantili, mai davvero considerata da Bettelheim né da Piaget, si realizza nei primi cinque-sei anni di vita soprattutto intorno ad una questione, per così dire, <em>onomastica</em>:quali sono i nomi propri in grado di suscitare più stupore, elucubrazioni, fantasticherie, derive paranoiche, sprofondi catatonici, angosce primordiali, allucinazioni uditive, visioni di piramidali orge tra specie zoologicamente incompatibili?</p>
<p>È sufficiente leggere un brano tratto da <em>Il manuale base del plasticista </em>o da<em> L’irretimento elettrico: trenini e circuitazione in scala “H0”</em>, per rendersi conto della tipologia della prosa e degli effetti cromatici – grigio prevalenti &#8211; della nomenclatura. Cito da <em>Il manuale</em>: “Il modello di plastico “monoanellare”, detto anche <em>ciambellone</em>, consente la circolazione di un treno sull&#8217;anello di binario e la sosta – nel tratto a 2 binari vicino alla stazione – di un altro treno o di eventuali carri o carrozze non utilizzati. È possibile quindi avere sia carri merci che carrozze-viaggiatori, da alternare dietro la locomotiva come treno in circolazione, lasciando gli altri in ricovero appunto sull&#8217;altro binario della stazione. Mettendo 2 semafori (come indicato, con binario sezionato) è possibile far girare alternati 2 treni, uno per volta, in senso contrario, per esempio uno merci ed uno passeggeri, come succede spesso al vero dove la ferrovia ha 1 solo binario. Nulla vieta di creare anche 2 anelli concentrici di binario, collegati da scambi, per far funzionare 2 treni separatamente, come succede al vero sulle linee a doppio binario”.</p>
<p>La categoria di fanciullo che riesce ad appassionarsi a questa malevola riproduzione delle peggiori e più ossessive inclinazioni della specie umana, è lo stesso che oggi, adulto, riesce a intavolare una conversazione di un’ora e mezza sulla sua nuova agenda elettronica, ha appreso a memoria come inserirsi docile nell’ingranaggio dell’apparire sociale ed è fuoriuscito già all’età di venticinque anni dal circuito del sesso gratuito, rimanendo confinato per il resto della vita al mercato multiforme ma dispendioso della prostituzione autoctona o immigrata.</p>
<p>I fanciulli appassionati di dinosauri sono caduti facilmente nella trappola del <em>Giurassico</em> e di nomi affini, che hanno straordinari poteri ipnotici piuttosto che evocativi. Nessuno può dire davvero come sia un ettaro di superficie terrestre del Giurassico. Se il fanciullo dei trenini elettrici è minuzioso e assillante, cataloga con perizia da geometra gli accessori – dal “Binario finale paraurti con massicciata, lunghezza 100  mm” al “Morsetto prendicorrente bipolare per binari” – , il fanciullo dei dinosauri è privo di ogni feticismo, ma anche di reale comprensione del fenomeno; egli, in fondo, è alla ricerca di un zoo sufficientemente animato e vasto, dove gli animali sappiano stupire per le loro fogge carnali eccessive e compiere canagliate davvero sorprendenti, al cui confronto le corse dei cani e i combattimenti dei galli appaiono rituali di vegliardi in pigiama. L’amatore di dinosauri non fa distinzione tra Triassico e Giurassico, considera i due nomi intercambiabili, così come le epoche che essi denominano. Ma non solo: egli non saprebbe indicare, neppure a fronte di una illustrazione colorata, quale bestione appartenga ai Saurischi e quale agli Ornitischi. (Provate poi a fargli pronunciare, anche sotto anfetamina, il nome <em>Arkcaeopteryx</em>!) A lui piace la sacrale vuotezza del nome, opaco e martellante, e il carisma forsennato dei grandi involucri, dotati di ganasce, unghioni, code scagliose. Ama questa fragorosa ghenga di pachidermi, che vivono gregari e rissosi, sempre intenti a sbranare, o a farsi sbranare, presi nei grandi incendi, nei terremoti, nelle glaciazioni, nelle esplosioni vulcaniche. Ha bisogno di immaginare un mondo confuso, in continuo rimescolamento, in cui sia impossibile sedersi da qualche parte, su di un pietrone all’ombra, a meditare in relativa calma e silenzio per più di cinque minuti. Diventati adulti, gli appassionati di dinosauri vanno in palestra quattro volte alla settimana, salgono solo su automobili provviste di ferro antibufalo, e si accaniscono con grande efficacia in monumentali ed inutili lavori domestici, come abbattere pareti portanti, ripiastrellare bagni privi di acqua corrente, montare catene da neve anche in piena estate.</p>
<p>Noi bambini dei pianeti abbiamo semplicemente più propensioni poetiche, meditative, artistiche: siamo degli aggregati atomici di vibrante sensibilità e immaginazione: non grezzi e attaccabrighe come i partigiani del dinosauro, non contabili e zelanti come i partigiani dei trenini elettrici. Ciò che ci affascina sono le foto un po’ vaghe, vacillanti, ma coloratissime, dei pianeti, delle nubi stellari, delle magnetosfere e, <em>simultaneamente</em>, il radioso potere evocativo di nomi propri quali:</p>
<p style="text-align: center;">Phobos II, Nozomi, Mars Global Surveyor [sonde spaziali]</p>
<p style="text-align: center;">Eta Aquaridi, Draconidi, Tauridi meridionali [sciami meteorici permanenti]</p>
<p style="text-align: center;">Alioth, Becrux, Mintaka, Mira Ceti, Vindemiatrix, Alsuhail, Sirrah, Thuban [stelle]</p>
<p style="text-align: center;">Oberon, Pasifae, Encelados, Miranda, Lisitea, Dione [satelliti]</p>
<p style="text-align: center;">Ratan 600, Mullard, Mount Palomar, Molonglo, Roque de los Muchachos [osservatori]</p>
<p style="text-align: center;">Gaspra, Ida, Berulia, Fetonte, Bamberga [pianetini]</p>
<p style="text-align: center;">Nube di Oort, Nubi di Magellano, nube molecolare di Orione [nubi]</p>
<p style="text-align: center;">Ofiuco, Volpetta, Cane Maggiore, Idra, Levrieri, Chioma di B. [costellazioni]</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Con un manciata di nomi propri così fastosi si possono costruire poemi cavalleresco-siderali con straordinaria facilità. “La sonda <em>Nozomi</em>, attraversando le <em>Nubi di Oort</em>, diretta alla costellazione di <em>Cane Maggiore</em>, si trova schiacciata tra <em>Bamberga</em> e lo sciame dei <em>Draconidi</em>, ed è quindi costretta, grazie alle indicazioni provenienti da <em>Mount Palomar</em>, ad imboccare la traiettoria che conduce a <em>Mira Ceti</em>.”  A questo punto la fantasia non ha quasi più nulla da fare; si è già estenuata nelle circonvoluzioni fonetiche dei nomi, e può limitarsi a sfruttare circostanze di rito: atterraggi nel nebbione gassoso, guasti ai motori, tafferugli a bordo, complotti di robot e calcolatori, apparizione di esseri invertebrati, ma petulanti e nocivi al genere umano. Un discorso molto diverso andrebbe fatto, per chi volesse ambientare una qualsiasi storia nella provincia di Milano. La toponomastica sconsiglia generi cavallereschi e nobili, oltreché ogni forma di <em>romance<strong> </strong></em>o intrigo goticheggiante. Nessuna fantasticheria può alimentarsi di sonorità aspre quali <em>Giussago</em>, <em>Mulazzano</em>, <em>Casorezzo</em>, <em>Vertemate con Minoprio</em>, <em>Bottanuco</em>, <em>Vittuone</em>, <em>Biassono</em>, <em>Triuggio</em>. (O meglio, le uniche consentite sono visioni raccapriccianti e medievali, attinenti a demoni danteschi quali Draghignazzo e Libicocco). Ma tra Mulazzano e Triuggio è possibile ambientare epopee neo-realiste, dove tossici, a cavallo di panchine crivellate, s’iniettano dosi di roba tagliata con il gesso, e affondano, le palpebre socchiuse, nella mattina lugubre dei parchetti. Oppure lo stesso sfondo può ospitare il tragico d’appartamento, con il geometra <em>Cazzaniga </em>che stermina moglie, suoceri e figli, introducendoli nel nuovo tagliaerba a gasolio, e poi va a rilassarsi al mobilificio di Bottanuco.</p>
<p>[Tutto questo brano andrebbe ovviamente confutato, cancellato e riscritto dal punto di vista delle bambine. A quali universi immaginativi, concorrenziali al solito quotidiano in prosa, maestre e genitori, possono accedere le bambine? Quali fantasmagorie miniaturizzate, onomastiche, fotografiche sollecitano il loro moto di sganciamento dalla vischiosa realtà familiare e scolastica? Bastano davvero le Barbie, il caravan di Kent, il plasticoso neonato da tenere in grembo, le melanzanine da infilare nel forno freddo, senza fiamma? Forse, le bambine, mentre i bambini si perdono dietro a locomotive, tirannosauri, e nebulose a manubrio, le bambine, loro, si perdono dietro ai bambini… Le bambine fantasticano non sugli oggetti vicini o lontani, sui loro simulacri maneggevoli, ma sui rapporti, le relazioni, i legami comunitari, intimi, di gruppo allargato o di piccola banda, i rapporti tra due, paritari o asimmetrici, le bambine sognano universi sociali, utopie relazionali, forme avanguardistiche di amicizia, consanguineità, amore, convivialità.]</p>
<p>(Da <em>Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001</em>)<br />
(Immagine: Cy Twombly)</p>
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