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	<title>I tuoi occhi sono pieni di sale &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Mots-clés__Sale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 06:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Bene come il sale]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Sale di Giulia Scuro Rino Gaetano, I tuoi occhi sono pieni di sale -&#62; play ___ ___ Da Italo Calvino, Fiabe italiane, Milano, Mondadori, 2017 54. Bene come il sale (Bologna) C&#8217;era una volta un Re che aveva tre figlie: una bruna, una castana e una bionda: la prima era bruttina, la seconda così e così e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sale</strong><br />
di <strong>Giulia Scuro</strong></p>
<p style="text-align: right;">Rino Gaetano, <em>I tuoi occhi sono pieni di sale </em>-&gt; <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Hy0Xtiv_wB0">play</a></p>
<p>___</p>
<figure id="attachment_87760" aria-describedby="caption-attachment-87760" style="width: 1024px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-87760" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/8880063-k57-U46050686896693Q0G-1024x577@CorriereMezzogiorno-Web-Mezzogiorno.jpg" alt="" width="1024" height="577" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/8880063-k57-U46050686896693Q0G-1024x577@CorriereMezzogiorno-Web-Mezzogiorno.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/8880063-k57-U46050686896693Q0G-1024x577@CorriereMezzogiorno-Web-Mezzogiorno-300x169.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/8880063-k57-U46050686896693Q0G-1024x577@CorriereMezzogiorno-Web-Mezzogiorno-768x433.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/8880063-k57-U46050686896693Q0G-1024x577@CorriereMezzogiorno-Web-Mezzogiorno-250x141.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/8880063-k57-U46050686896693Q0G-1024x577@CorriereMezzogiorno-Web-Mezzogiorno-200x113.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/8880063-k57-U46050686896693Q0G-1024x577@CorriereMezzogiorno-Web-Mezzogiorno-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-87760" class="wp-caption-text">Mimmo Paladino, &#8220;Montagna di sale&#8221;, Napoli, 1995</figcaption></figure>
<p>___</p>
<p>Da Italo Calvino, <em>Fiabe italiane</em>, Milano, Mondadori, 2017</p>
<p><strong>54. Bene come il sale (Bologna)<br />
</strong>C&#8217;era una volta un Re che aveva tre figlie: una bruna, una castana e una bionda: la prima era bruttina, la seconda così e così e la più piccina era la più buona e bella. E le due maggiori erano invidiose di lei. Quel Re aveva tre troni: uno bianco, uno rosso e uno nero. Quando era contento andava sul bianco, quando era così così sul rosso, quand&#8217;era in collera sul nero.<br />
Un giorno andò a sedersi sul trono nero, perché era arrabbiato con le due figlie più grandi. Esse presero a girargli intorno e a fargli moine. Gli disse la più grande: &#8211; Signor padre, ha riposato bene? È arrabbiato con me che la vedo sul trono nero?<br />
&#8211; Sì, con te.<br />
&#8211; Ma perché, signor padre?<br />
&#8211; Perché non mi volete mica bene.<br />
&#8211; Io? Io, signor padre, sì che le voglio bene.<br />
&#8211; Bene come?<br />
&#8211; Come il pane.<br />
Il Re sbuffò un po&#8217;, ma non disse più nulla perché era tutto compiaciuto di quella risposta.<br />
Venne la seconda. &#8211; Signor padre, ha riposato bene? Perché è sul trono nero? Non è mica in collera<br />
con me?<br />
&#8211; Sì, con te.<br />
&#8211; Ma perché con me, signor padre? &#8211; Perché non mi volete mica bene. &#8211; Ma se io le voglio così bene&#8230;<br />
&#8211; Bene come?<br />
&#8211; Come il vino.<br />
Il Re borbottò qualcosa tra i denti, ma si vedeva che era soddisfatto.<br />
Venne la più piccola, tutta ridente. &#8211; O signor padre, ha riposato bene? Sul trono nero? Perché? L&#8217;ha con me, forse?<br />
&#8211; Sì, con te, perché neanche tu mi vuoi bene. &#8211; Ma io sì che le voglio bene.<br />
&#8211; Bene come?<br />
&#8211; Come il sale.<br />
A sentire quella risposta, il Re andò su tutte le furie. &#8211; Come il sale! Come il sale! Ah sciagurata! Via dai miei occhi che non ti voglio più vedere! &#8211; e diede ordine che la accompagnassero in un bosco e l&#8217;ammazzassero.<br />
Sua madre la Regina, che le voleva davvero bene, quando seppe di quest&#8217;ordine del Re, si scervellò per trovare il modo di salvarla. Nella Reggia c&#8217;era un candeliere d&#8217;argento così grande, che Zizola &#8211; così si chiamava la figlia più piccina &#8211; ci poteva star dentro, e la Regina ce la nascose. &#8211; Va&#8217; a vendere questo candeliere, &#8211; disse al suo servitore più fidato, &#8211; e quando ti domandano cosa costa, se è povera gente di&#8217; molto, se è un gran signore di&#8217; poco e daglielo -. Abbracciò la figlia, le fece mille raccomandazioni, e mise dentro al candeliere fichi secchi, cioccolata e biscottini.<br />
Il servitore portò il candeliere in piazza e a quelli che gli domandavano quanto costava, se non gli andavano a genio domandava uno sproposito. Finalmente passò il figlio del Re di Torralta, esaminò il candeliere da tutte le parti, poi domandò quanto costava. Il servitore gli disse una sciocchezza e il Principe fece portare il candeliere al palazzo. Lo fece mettere in sala da pranzo e tutti quelli che vennero a pranzo fecero gran meraviglie.<br />
Alla sera il Principe andava fuori a conversazione; siccome non voleva che nessuno stesse ad aspettarlo a casa, i servitori gli lasciavano la cena preparata e andavano a letto. Quando Zizola sentì che in sala non c&#8217;era più nessuno, saltò fuori dal candeliere, mangiò tutta la cena e tornò dentro. Arriva il Principe, non trova niente da mangiare, suona tutti i campanelli e comincia a strapazzare i servitori. Loro, a giurare che avevano lasciato la cena pronta, che doveva essersela mangiata il cane o il gatto.<br />
&#8211; Se succede un&#8217;altra volta, vi licenzio tutti, &#8211; disse il Principe; si fece portare un&#8217;altra cena, mangiò e andò a dormire.<br />
Alla sera dopo, benché fosse tutto chiuso a chiave, capitò lo stesso. Il Principe pareva facesse venir giù la casa dagli strilli; ma poi disse: &#8211; Vediamo un po&#8217; domani sera.<br />
Quando fu domani sera, cosa fece? Si nascose sotto la tavola che era coperta fino a terra da un tappeto. Vengono i servitori, mettono i piatti con tutte le pietanze, mandano fuori il cane e il gatto e chiudono la porta a chiave. Sono appena usciti, che s&#8217;apre il candeliere e ne esce fuori la bella Zizola. Va a tavola e giù a quattro palmenti. Salta fuori il Principe, la prende per un braccio, lei cerca di scappare ma lui la trattiene. Allora la Zizola gli si butta in ginocchio davanti e gli racconta da cima a fondo la sua storia. Il Principe ne era già innamorato cotto. La calmò, le disse: &#8211; Bene, già d&#8217;adesso vi dico che sarete la mia sposa. Ora tornate dentro il candeliere.<br />
A letto, il Principe non poté chiudere occhio tutta la notte, tant&#8217;era innamorato; e al mattino ordinò che portassero il candeliere nella sua camera, perché era tanto bello che lo voleva vicino la notte. E poi diede ordine che gli portassero da mangiare in camera porzioni doppie, perché aveva fame. Così gli portarono il caffè, e poi la colazione alla forchetta, e il pranzo, tutto doppio. Appena gli avevano portato i vassoi, chiudeva l&#8217;uscio a chiave, faceva uscire la sua Zizola e mangiavano insieme con gran gioia.<br />
La Regina, che restava sola a tavola, si mise a sospirare: &#8211; Ma cos&#8217;avrà mio figlio contro di me che non scende più a mangiare? Cosa gli avrò fatto?<br />
Lui continuava a dire che avesse pazienza, che voleva star per conto suo; finché un bel giorno disse: &#8211; Voglio prendere moglie.<br />
&#8211; E chi è la sposa? &#8211; fece la Regina tutta contenta.<br />
E il Principe: &#8211; Voglio sposare il candeliere!<br />
&#8211; Ohi, che mio figlio è diventato matto! &#8211; fece la Regina coprendosi gli occhi con le mani. Ma lui<br />
diceva sul serio. La madre cercava di fargli intendere ragione, di fargli pensare a cosa avrebbe detto la gente, ma lui duro: diede ordine di preparare il matrimonio di lì a otto giorni.<br />
Il giorno stabilito partì dal palazzo un gran corteo di carrozze e nella prima ci stava il Principe, con a fianco il candeliere. Arrivarono alla chiesa e il Principe fece trasportare il candeliere fin davanti all&#8217;altare.<br />
Quando fu il momento giusto, aperse il candeliere e saltò fuori Zizola, vestita di broccato, con tante pietre preziose al collo e agli orecchi che risplendevano da tutte le parti. Celebrate le nozze e tornati al palazzo, raccontarono alla Regina tutta la storia. La Regina, che era una furbona, disse: &#8211; Lasciate fare a me che a questo padre gli voglio dare io una lezione.<br />
Difatti, fecero il banchetto di nozze, e mandarono l&#8217;invito a tutti i Re dei dintorni, anche al padre di Zizola. E al padre di Zizola la Regina fece preparare un pranzo apposta, con tutti i piatti senza sale. La Regina disse agli invitati che la sposa non stava bene e non poteva venire al pranzo. Si misero a mangiare; ma quel Re aveva la minestra scipita e cominciò a brontolare tra sé: &#8220;Questo cuoco, questo cuoco, s&#8217;è dimenticato di salare la minestra&#8221;, e fu obbligato a lasciarla nel piatto.<br />
Venne la pietanza, senza sale anche quella. Il Re posò la forchetta. &#8211; Perché non mangia, Maestà? Non le piace?<br />
&#8211; Ma no, è buonissima, è buonissima.<br />
&#8211; E perché non mangia?<br />
&#8211; Mah, non mi sento tanto bene.<br />
Provò a portarsi alla bocca una forchettata di carne, ma ruminava, ruminava senza poterla mandar giù. E allora gli venne in mente la risposta della sua figliola, che gli voleva bene come il sale, e gli prese un rimorso, un dolore, che a poco a poco ruppe in lagrime, dicendo: &#8211; O me sciagurato, cos&#8217;ho fatto!<br />
La Regina gli domandò cos&#8217;aveva, e lui cominciò a raccontare tutta la storia di Zizola. Allora la Regina s&#8217;alzò e mandò a chiamare la sposina. Il padre ad abbracciarla, a piangere, a domandarle come mai era là, e gli pareva di risuscitare. Mandarono a chiamare anche la madre, rinnovarono le nozze, con una festa ogni giorno, che credo siano lì ancora che ballano.</p>
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<div class="column">
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<p>[<em>Mots-clés </em>è una rubrica mensile a cura di Ornella Tajani. Ogni prima domenica del mese, Nazione Indiana pubblicherà un collage di un brano musicale + una fotografia o video (estratto di film, ecc.) + un breve testo in versi o in prosa, accomunati da una parola o da un’espressione chiave.<br />
La rubrica è aperta ai contributi dei lettori di NI; coloro che volessero inviare proposte possono farlo scrivendo a: tajani@nazioneindiana.com. Tutti i materiali devono essere editi; non si accettano materiali inediti né opera dell’autore o dell’autrice proponenti.]</p>
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