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	<title>Ikea &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>video arte #14 &#8211; guy ben ner</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/12/09/video-arte-9/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Dec 2012 23:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[guy ben ner]]></category>
		<category><![CDATA[Ikea]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà privata]]></category>
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					<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=KDUrqKD9RHA Guy Ben Ner, Stealing Beauty, 2007.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>http://www.youtube.com/watch?v=KDUrqKD9RHA</p>
<p>Guy Ben Ner, <em>Stealing Beauty</em>, 2007.</p>
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		<title>OMOFOBIA E VIOLENZA OMOFOBICA</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/14/omofobia-e-violenza-omofobica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2011 19:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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		<category><![CDATA[beppe severgnini]]></category>
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					<description><![CDATA[di Ivan Scalfarotto Dire a qualcuno che è razzista non è intolleranza: l’intolleranza sta nel razzismo, non in chi lo fa rilevare. Questo vale anche per l’omofobia, che – attenzione! – è cosa diversa e che non va confusa con la violenza omofobica. L’omofobia non è picchiare o accoltellare un gay: quella è violenza causata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Ivan Scalfarotto<br />
Dire a qualcuno che è razzista non è intolleranza: l’intolleranza sta nel razzismo, non in chi lo fa rilevare. Questo vale anche per l’omofobia, che – attenzione! – è cosa diversa e che non va confusa con la violenza omofobica. L’omofobia non è picchiare o accoltellare un gay: quella è violenza causata dall’omofobia. L’omofobia sta anche soltanto in un’opinione, così come il razzismo è tale (ed è punito dalla legge come tale: è la cosiddetta “Legge Mancino” del 25 giugno 1993, n. 205) anche se si basa su una mera opinione. Se qualcuno affermasse che un uomo di colore non può sposare una donna bianca perché storicamente è sempre stato così e perché poi fanno figli di strani colori, questo sarebbe di per sé razzista. Bene, dire che un uomo non può sposare un altro uomo, o una donna un’altra donna è dunque di per sé omofobico.<span id="more-39031"></span></p>
<p>Beppe Severgnini torna sulla pubblicità dell’Ikea con i due ragazzi (maschi) che si tengono per mano e torna sulla sua contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Lo fa però con una chiosa davvero spiazzante:<br />
“Un conto è dirsi contrari al matrimonio tra persone dello stesso sesso (per questo sono stato oggetto di intolleranze che non immaginavo). …”.<br />
Dunque l’intollerante è chi ha dato a Severgnini dell’omofobo e non Severgnini quando ha espresso opinioni omofobiche. È il famoso uomo che morde il cane. Era andata così anche quando il Parlamento Europeo aveva mandato a casa Buttiglione per aver espresso opinioni analoghe sui gay e il filosofo era tornato in Italia con le pive nel sacco, urlando alla discriminazione dell’Europa contro i cattolici (e non alla sua aperta ostilità nei confronti dei gay).<br />
Allora, chiariamo. Qui chiunque può pensare che gli omosessuali non debbano avere gli stessi diritti degli altri – matrimonio e adozione inclusi – perché, per esempio, 1. Sono contro natura, la quale, come dice Severgnini, “punta implacabile alla procreazione e alla conservazione della specie” o perché 2. “I-bambini-hanno-bisogno-di-un-padre-e-di-una-madre”, o anche perché 3. Il matrimonio storicamente è cosa tra un uomo e una donna.<br />
Si abbia però almeno il coraggio delle proprie opinioni. Infatti:<br />
1. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali dal 1990 (il 17 maggio del 1990, per l’esattezza, ed è per questo che il 17 maggio si celebra ufficialmente la Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia). Le persone omosessuali, inoltre, non sono sterili. Si riproducono – essendo dotati di spermatozoi e di ovuli – con la medesima tecnica degli altri, essendo dunque potenzialmente in grado di procreare e conservare la specie. “Potenzialmente” come gli eterosessuali, che infatti non si riproducono nel 100% dei casi ma, al contrario delle persone omosessuali, non devono condizionare la validità del proprio matrimonio all’effettivo verificarsi di una o più gravidanze.<br />
2. Un famoso studio del 2002 dell’American Academy of Pediatrics stabilisce su base scientifica (ed è reperibile qui: http://aappolicy.aappublications.org/cgi/content/full/pediatrics;109/2/341) che “una crescente quantità di letteratura scientifica dimostra che i bambini che crescono con 1 o 2 genitori gay o lesbiche si dimostrano in linea con i bambini i cui genitori sono eterosessuali dal punto di vista emotivo, cognitivo, sociale e sessuale. Lo sviluppo ottimale del bambino sembra maggiormente influenzato dalla natura della relazione e dall’interazione all’interno della famiglia che dalla struttura della famiglia” (“A growing body of scientific literature demonstrates that children who grow up with 1 or 2 gay and/or lesbian parents fare as well in emotional, cognitive, social, and sexual functioning as do children whose parents are heterosexual. Children’s optimal development seems to be influenced more by the nature of the relationships and interactions within the family unit than by the particular structural form it takes.”)<br />
3. Il matrimonio è storicamente una cosa tra uomini e donne, ma il concetto di parità tra i coniugi che oggi diamo per scontato non esisteva: le donne non avevano la potestà sui figli che partorivano; l’adulterio della donna era reato, quello dell’uomo no; lo stupro (reato contro la morale, non contro la persona) poteva essere sanato dal matrimonio; esisteva il delitto d’onore, per cui le donne venivano abbastanza allegramente ammazzate a pena di pochi mesi di galera. Naturalmente, poi, il matrimonio era indissolubile. Si trattava di quella che agli occhi di noi contemporanei risulta una forma di barbarie, e infatti negli anni ‘70 l’Italia ha rivisto questa barbarie col nuovo diritto di famiglia che ha reso il matrimonio, “storicamente” inteso, del tutto irriconoscibile. Questo a dimostrazione che non tutto ciò che si è sempre fatto in un modo deve continuare ad essere fatto in quel modo.<br />
Detto questo, chiunque sostenga le tesi di cui sopra esprime opinioni oggettivamente omofobiche. Dire a Severgnini che le sue idee sono offensive e omofobiche non è espressione di intolleranza nei suoi confronti, ma, al contrario è mera constatazione della intolleranza che Severgnini esprime con le sue opinioni. Come per esempio quando equipara una coppia a un menage-à-trois senza rendersi conto di quanto sia intrinsecamente omofobico il fatto stesso di ricorrere a questo artificio logico.<br />
Lo si può pensare legittimamente (la “Legge Mancino”, infatti, punisce le opinioni razziste ma non quelle omofobiche), ma sempre omofobico resta e offensivo resta per quei milioni di cittadini e di famiglie che si sentono dire cose così terribili con così tanta disinvoltura da persone stimabili e rispettate come Beppe Severgnini. Così facendo, peraltro, con le sue opinioni il giornalista legittima chissà quanta altra gente a dire le medesime cose: “Se lo ha detto Severgnini e non Borghezio, lo posso dire certamente anch’io in società senza fare una brutta figura”. E l’omofobia, nel frattempo, in Italia dilaga.<br />
In tutti i paesi dell’occidente di tutto questo non c’è bisogno nemmeno più di discutere, per fortuna. Anche per questo, e lo dice uno che ha vissuto a lungo all’estero godendo di un rispetto che il suo Paese si rifiuta ostinatamente di riconoscergli, gli “Italians” si guardano bene dal tornare .<br />
Da Notiziegay.it</p>
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		<title>PAZZA IKEA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 May 2011 04:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Bijoy M. Trentin È noto ormai a tutti che in Italia discutere di diritti civili significa dibattere di temi cosiddetti “eticamente sensibili”: anche se, in realtà, bisognerebbe parlare di problemi eticamente “suscettibili”, sia perché questi sono ancora suscettibili di influenze tradizionali prevalentemente di marca religiosa sia perché, metonimicamente, i vessilli della difesa di questi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Bijoy M. Trentin</p>
<p>È noto ormai a tutti che in Italia discutere di diritti civili<br />
significa dibattere di temi cosiddetti “eticamente sensibili”: anche<br />
se, in realtà, bisognerebbe parlare di problemi eticamente<br />
“suscettibili”, sia perché questi sono ancora suscettibili di<br />
influenze tradizionali prevalentemente di marca religiosa sia perché,<br />
metonimicamente, i vessilli della difesa di questi valori<br />
“tradizionali” sono di particolare suscettibilità se si parla di<br />
ampliamento dei diritti. E cosí, puntuale, si risveglia Giovanardi,<br />
che parte all’attacco delle pubblicità dell’Ikea e di Eataly, che<br />
presentano rispettivamente due uomini e due donne di spalle che si<br />
tengono per mano (il testo della prima «Siamo aperti a tutte le<br />
famiglie», della  seconda «Anche noi siamo aperti a tutte le famiglie»<br />
con altre espressioni dai modi piú burocratici), della campagna 2011<br />
Arcigay per la giornata contro l’omofobia, in cui vi sono due donne o<br />
due uomini che si baciano (lo slogan è «Civiltà Prodotto tipico<br />
italiano) e di una rappresentazione teatrale che reinterpreta Romeo e<br />
Giulietta in chiave lgbt (si prevede l’epurazione o la distruzione<br />
anche di tutte le altre opere prodotte dall’antichità a oggi?).<span id="more-38949"></span><br />
L’anima clericale e autoritaria emerge ancora una volta proprio<br />
nell’ultima occasione, cosí il Sottosegretario alla Presidenza del<br />
Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, al contrasto<br />
delle tossicodipendenze e al servizio civile afferma: «Io esprimo la<br />
piena solidarietà a tutte le persone insultate o aggredite per il loro<br />
orientamento sessuale e sono in prima linea contro l’omofobia, ma<br />
lottare contro le discriminazioni non vuol dire sostenere un modello<br />
di famiglia contrario a quello stabilito nella nostra Costituzione,<br />
formata da un uomo e da una donna. Solidarizzo con il mondo gay,<br />
formato da persone che eccellono in tanti campi, ma sono contro certe<br />
sguaiataggini da gay pride, come quando si insulta il Papa offendendo<br />
la sensibilità della maggior parte degli italiani». Insomma, c’è la<br />
lista dei piú frequenti refrain del Sottosegretario, che ormai<br />
quotidianamente interviene per ribadire che non vi può essere parità<br />
di trattamento per tutti gli orientamenti sessuali: le persone glbt<br />
non devono tenersi per mano liberamente, non possono baciarsi<br />
apertamente, non possono sposarsi e adottare figli (vengono anche<br />
invocati articoli costituzionali che risultano inesistenti). Ma, in<br />
questa strenua lotta contro il tempo, Giovanardi non rimane solo,<br />
perché vi è sempre qualche religioso compare (di ogni partito) che gli<br />
fa eco: è la rincorsa a una fantomatica maggioranza elettorale che<br />
sarebbe idealmente intransigente in tema di diritti civili, ma che in<br />
realtà non esiste piú: l’ampliamento dei diritti civili alle persone<br />
lgbt è stato riconosciuto anche in paesi cattolicissimi (per esempio,<br />
già da tempo in Spagna e recentemente in Brasile), a dimostrazione del<br />
fatto che quelle società hanno raggiunto un maggiore grado di civiltà,<br />
piú degno dei princípi della laicità e della democrazia. I difensori<br />
della presunta ortodossia etica non si muovono e non faticano per<br />
nulla: l’obiettivo sono non solo le prossime elezioni ma anche le<br />
norme che potrebbero prevedere aggravanti per i reati commessi per<br />
motivi d’odio verso le persone glbt (una prima volta già affossate nel<br />
2009). Ecco allora che le bombe a orologeria scoppiano: alla fine<br />
alcune si rivelano solo bombe carta, altre ambiscono – con scarsi<br />
risultati – a divenire bombe intelligenti.</p>
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		<title>Note per un libretto delle assenze: livraisons (librazioni)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 07:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[furto]]></category>
		<category><![CDATA[Ikea]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesco Forlani Molti sono i casi più o meno legittimi di esproprio, ma in uno solo si realizza l&#8217;esperienza che diremo del furto reciproco e consapevole e che solitamente accade alla fine di una lunga storia d&#8217;amore. Perché nelle storie delle separazioni fioccano racconti come micosi, di pezzi, forchette e coltelli, sottratti alle argenterie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/libri2.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/libri2.jpg" alt="libri2" title="libri2" width="320" height="320" class="aligncenter size-full wp-image-21220" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/libri2.jpg 320w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/libri2-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/libri2-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a></p>
<p>di<strong> Francesco Forlani</strong></p>
<p>Molti sono i casi più o meno legittimi di esproprio, ma in uno solo si realizza l&#8217;esperienza che diremo del <em>furto reciproco e consapevole</em> e che solitamente accade alla fine di una lunga storia d&#8217;amore. Perché nelle storie delle separazioni fioccano racconti come micosi, di pezzi, forchette e coltelli, sottratti alle argenterie comuni, delle  librerie, mobili  scomposti, smodulati, leggendo a ritroso il libretto delle istruzioni, dal secondo Vangelo Ikea e ricostituiti altrove monchi di una cassettiera o di un piano di lavoro. Eppure lo sai che il vero furto, compiuto in modo consapevole riguarda i libri di chi si è amato, e sempre si amerà, al momento in cui si preparano gli scatoloni &#8211; in genere alla letteratura si riservano quelli  recuperati al supermercato sotto casa, dei pelati e della frutta e verdura &#8211; e non si sa bene come, pur non ignorandone il perché, ci si appropria indebitamente dei libri che non sono i tuoi, ma i suoi. In genere non è il titolo a fare gola quanto la collanina, la matrice grafica della casa editrice e sicuramente un posto di primo piano lo occupano le adelphiane e a seguire le bianche einaudi. Così quando l&#8217;antico amato ti invita nel suo nuovo appartamento la prima cosa che ti viene di osservare non è la presenza sul comodino di una nuova fotografia, <em>&#8220;la faccia sovrapposta a quella di chissà chi altro, oh oh&#8221;</em> ma se tra i suoi libri dovesse spiccare un titolo che ti appartiene magari con dedica a sancirne la proprietà.<br />
<span id="more-21194"></span></p>
<p>Si rubano, da veri lettori forti, non tanto i libri che non si sono letti quanto quelli amati condivisi, scoperta avvenuta  durante il magnifico momento della messa in comune delle librerie. Quando si rivelano i doppioni &#8211; i libri come gli amori non sono mai atti unici &#8211; con un certo orgoglio da <em>lecteurs avertis,</em>, così Bachmann, Bachtin, Broch,  &#8211; lei li sistemava in ordine alfabetico tu per casa editrice &#8211;  ed ecco allora che si ruba, si prende <em>inavvertitamente</em> la migliore edizione delle due, lasciando <em>l&#8217; édition de poche</em> o taroccata, all&#8217;altro. Talvolta invece vince la curiosità, il piano di lettura di opere che da anni aspettavano di essere lette, esattamente come il corpo così a lungo desiderato e non conquistato come si sarebbe voluto, e bisogna fare attenzione a che l&#8217;altro non abbia in mente la stessa playlist e quindi si ravveda più facilmente dell&#8217;ammanco.</p>
<p>Ma i veri libri rubati sono quelli che ti porti dentro senza nemmeno sentire la necessità di possederne l&#8217;involucro, la carta. Sono fatti di personaggi e frasi che ormai ti abitano e che se pure ti sfiorasse l&#8217;idea di restituirli, non puoi, perché dovresti raschiare a fondo, strapparteli dalle corde vocali, dall&#8217;anima. Come se fosse possibile restituire carezze e baci della prima notte trascorsa insieme, magari all&#8217;addiaccio! Sono quei libri che fanno dei tuoi occhi lo sguardo di un ladro e vi osservate a lungo, voi amanti precari, nel corridoio che vi divide dai destini diversi, dalle camere separate,  accennando ad un breve sorriso, come di colui che è stato colto con le mani nel sacco, anzi negli scatoloni e quasi ti sussurra: <em>C&#8217;est la vie</em>&#8230; E già, la vita, sempre quella.</p>
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