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	<title>Il bambino e le isole &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il vagabondo ferroviario e le isole che si vedono dalla Liguria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jan 2025 06:00:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il bambino e le isole]]></category>
		<category><![CDATA[italo calvino]]></category>
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		<category><![CDATA[premio alassio]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Ciacio Biancheri]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Marino Magliani </strong>  <br /> Calvino quella storia non la scrisse mai, però col tempo venne a sapere che un bambino vero aveva fatto ciò che lui aveva immaginato. E col tempo il bambino vero, diventato poi adulto e infine vecchio - un vecchio vagabondo lungo i binari - seppe che il famoso scrittore Calvino aveva inventato la sua storia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marino Magliani</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-111113" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/ciacio.marina-sm.r_rid.jpg" alt="" width="550" height="407" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/ciacio.marina-sm.r_rid.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/ciacio.marina-sm.r_rid-300x222.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/ciacio.marina-sm.r_rid-150x111.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/ciacio.marina-sm.r_rid-485x360.jpg 485w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/ciacio.marina-sm.r_rid-567x420.jpg 567w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/ciacio.marina-sm.r_rid-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></p>
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<p>Qualche anno fa lessi una vecchia intervista, l&#8217;aveva rilasciata Duilio Cossu, un amico di scuola di Italo Calvino. Gli chiedevano a quando risaliva, secondo lui, la passione di Calvino per la letteratura, e lui rispose che probabilmente era nata ai tempi dell&#8217;adolescenza. Uno dei primi progetti di narrazione di Calvino, infatti, disse Cossu, raccontava le avventure di due bambini degli anni Trenta, appassionati di calcio. Il campo da gioco era un carruggio e al solito il pallone si perdeva in discesa per le scalinate e sotto i portici della Pigna, e a volte, giù verso il mare. Recuperare il pallone faceva parte del gioco, fin quando un giorno, un rimbalzo non fece finire il pallone oltre la linea ferroviaria, e rientrarne in possesso diventò un&#8217;impresa, perché le mamme dei bambini avevano ordinato loro di non attraversare i binari. Mai, per nessun motivo. Siccome uno dei bambini non ci stava a perdere il pallone, e neanche a disubbidire, disse all&#8217;amico di aspettarlo lì, che lui andava a vedere dove finivano i binari, insomma, una volta alla fine faceva il giro, recuperava il pallone, rifaceva il giro e tornava a Sanremo. Ma era troppo bambino per sapere che i binari sono infiniti, forse anche quelli tronchi. Anche il ragazzino Calvino, inventore della storiella, ignorava una cosa: esattamente in quegli anni &#8211; era la fine della Belle Époque a Sanremo -, a un bambino vero capitò di perdere in quel modo il pallone e allora, per recuperarlo, venne in mente anche a lui di andare a vedere dove finiscono i binari. Calvino quella storia non la scrisse mai, però col tempo venne a sapere che un bambino vero aveva fatto ciò che lui aveva immaginato. E col tempo il bambino vero, diventato poi adulto e infine vecchio &#8211; un vecchio vagabondo lungo i binari &#8211; seppe che il famoso scrittore Calvino aveva inventato la sua storia, e l&#8217;aveva popolata di personaggi reali come Walter Benjamin, morto a Port Bou, ai piedi dei Pirenei, dove i binari terminano davvero perché oltre, nel sistema ferroviario della Spagna, i binari sono a scartamento ridotto.</p>
<p>Così, il vagabondo vero da ragazzo conoscerà il segreto delle isole liguri che Benjamin ha portato con sé, là, a occidente, dove finiscono i binari, e imparerà le teorie delle isole da un pittore di Alassio, e solo alla fine, quando ormai ha capito da sé che i binari verso levante non finiscono mai, e torna indietro, ormai vecchio e malato, ripassando da Alassio, sulla strada per Sanremo, scoprirà che il pittore delle isole era Carlo Levi, l&#8217;amico di Italo Calvino. Il giorno in cui, sebbene i binari non chiudano nessun cerchio, il vagabondo arriva a Sanremo, egli si ferma a guardare la città e va nella piazzetta sopra la ferrovia (ora la ferrovia passa all&#8217;interno della città, in una galleria) e si incanta a guardare dove è iniziato tutto quanto. Secondo il progetto letterario di Calvino, a quel punto il vecchio vagabondo letterario incontra la madre rimasta giovane, e in effetti anche il vecchio vagabondo vero rivede la madre rimasta ad aspettarlo come se il tempo non si fosse consumato. Potrebbe essere la malattia, l&#8217;ossigeno che non giunge più a sufficienza al cervello, ma alla fine il motivo per cui egli vede la madre non lo sappiamo e non importa, e neanche Calvino sta a cercare spiegazioni. La vede, semplicemente, ed è una bella madre, l&#8217;abbraccia, si fa abbracciare. Non tornano a casa, ma preferiscono andarsi a sedere su una panchina, lungo la stupida (secondo lui) pista ciclabile che ha sostituito la vecchia ferrovia. Il vecchio vagabondo, debole e assetato, desidererebbe mangiare un&#8217;anguria e la madre gliene compra una bella matura e gocciolante. La compra e se la fa tagliare dal contadino che traffica in un orto, prima del tramonto, fuori Sanremo.</p>
<p>Il vecchio vagabondo sa che gli resta giusto il tempo di quell&#8217;anguria, per questo la mangia lentamente, fermandosi a lungo davanti agli orti e al mare prima di chiedere alla mamma l&#8217;ultima fetta. Ma la mamma gli ha mentito, e forse lui l&#8217;aveva capito da tempo, la penultima fetta era l&#8217;ultima.</p>
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<p><em>NdR questo testo è stato letto da Marino Magliani alla cerimonia di consegna del <a href="https://www.alassionews.it/2024/09/federica-manzon-e-la-vincitrice-della-30a-edizione-del-premio-letterario-nazionale-alassio-100-libri-un-autore-per-leuropa/">Premio Alassio 2024</a>, nel quale era finalista il suo romanzo <a href="https://www.nazioneindiana.com/2023/07/06/la-nostalgia-della-madre/">&#8220;Il bambino e le isole&#8221;</a> (edizioni 66thand2nd, 2023)</em></p>
<p><em>L&#8217;immagine: opera di Sergio Ciacio Biancheri (fotografia di Giorgio Loreti)</em></p>
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<p><em> </em></p>
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		<title>La nostalgia della madre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 05:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[66thand2nd]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Raudino]]></category>
		<category><![CDATA[Il bambino e le isole]]></category>
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		<category><![CDATA[marino magliani]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Giuseppe Raudino </strong>  <br /> La vera sorpresa di questo romanzo è dunque l’orizzontalità della Liguria, questo arco che tanto somiglia a un sorriso sottosopra e che viene percorso da destra a manca e viceversa lungo i binari ferroviari.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Raudino</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-103998" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/66Magliani-BambinoLeIsole-Cover-RID-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/66Magliani-BambinoLeIsole-Cover-RID-205x300.jpg 205w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/66Magliani-BambinoLeIsole-Cover-RID-150x220.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/66Magliani-BambinoLeIsole-Cover-RID-286x420.jpg 286w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/07/66Magliani-BambinoLeIsole-Cover-RID.jpg 300w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" />Verticalità e orizzontalità sono i segni che nel corso degli ultimi due millenni si sono caricati di un più alto significato spirituale ben incarnato nel cristianesimo. Tuttavia questa carica semantica si manifesta nella loro immediata contrapposizione, come nel segno di croce: il sigillo verticale della relazione tra l’uomo e Dio, e la fratellanza orizzontale tra l’uomo e il suo prossimo.<br />
Marino Magliani, narratore ligure residente nei Paesi Bassi, ci aveva finora raccontato la sua terra natia in termini di verticalità, con le preziose ambientazioni di valli, colline e rocce che discendono nel mare, ben descritte sia nel <em>Cannocchiale del tenente Dumont</em> (2021) che in <em>Peninsulario </em>(2022). Adesso, invece, come puntualizza lui stesso nella postfazione del nuovo romanzo, ci offre un’inedita orizzontalità della sua Liguria, forse influenzato dalla piattezza dei paesaggi olandesi, descrivendola da Levante a Ponente con lo sguardo che naviga sottocosta o ben prossimo alla riva, scrutando il mare in cerca di isole vicine e lontane. E così, contrapponendosi alla verticalità celebrata negli scritti precedenti, Magliani dà alle stampe <em>Il bambino e le isole (un sogno di Calvino)</em> per le edizioni <a href="https://www.66thand2nd.com/libri/492-il-bambino-e-le-isole-(un-sogno-di-calvino).asp">66thand2nd</a>.</p>
<h2>Un pellegrinaggio paraferroviario</h2>
<p>La vera sorpresa di questo romanzo è dunque l’orizzontalità della Liguria, questo arco che tanto somiglia a un sorriso sottosopra e che viene percorso da destra a manca e viceversa lungo i binari ferroviari. Protagonista di questo insolito viaggio è un bambino che abbandona la propria madre e si trasforma in un “vecchio pellegrino ferroviario”. Un giovane che diventa vecchio, dunque. La bellezza del racconto consiste non solo nella sovrapposizione spazio-temporale di luoghi, ma anche nelle stratificazioni anagrafiche del personaggio principale, un bambino del quale non si sa bene se si stia imbarcando in un’avventura di vagabondaggio per sfuggire a una madre troppo apprensiva o se stia ubbidendo al destino che un celebre scrittore avrebbe designato proprio per lui. Lo scrittore, in questo caso, è Italo Calvino, che, oltre a comparire nel titolo del libro, in vita ebbe forti legami con la terra di Magliani e che in Magliani ha lasciato una forte traccia di ammirazione.</p>
<h2>Una vita senza attraversare</h2>
<p>La peculiarità della storia di questo bambino è seguire i binari senza mai attraversarli (raccomandazione materna alla quale non si sottrae per tutta la vita), e campare di espedienti mentre i giorni, le stagioni e gli anni si susseguono. Teniamo presente, in nome dell’orizzontalità, che la Liguria è solcata trasversalmente dalla rete ferroviaria, e questa peculiarità detta le oscillazioni narrative tra Ponente e Levante. Da bambino, il protagonista diventa adolescente, e poi uomo maturo, e poi anziano, fino al declino fisico accompagnato da un pizzico di crescente irriverenza, perché si sa che una vita dura finisce per rendere più saggi e disincantati, e perfino più allergici alle regole. Eppure il vecchio vagabondo, prossimo a chiudere il ciclo della propria esistenza, presenta in qualche modo delle strette somiglianze con il bambino che era stato un tempo, ed è pronto a emozionarsi per un incontro o un ricordo. In ultima analisi, il vecchio è il bambino coincidono, sono simultaneamente la stessa persona, non c’è scarto tra i distinti piani temporali.</p>
<h2>La madre coincide con l’isola</h2>
<p>Nel girovagare tra est e ovest, alcuni posti sono toccati più di una volta, ma non sono mai osservati dallo stesso sguardo. I luoghi sono a volte uguali a sé stessi, sono trasformati dal di dentro o dal di fuori. Gli occhi del protagonista si posano sulla costa, scrutano dentro le gallerie buie, si riparano dai riflessi accecanti, ma soprattutto sono alla ricerca di qualcosa di più impalpabile, di un’isola lontana o vicina, dell’imponente Corsica o degli isolotti prossimi, come il Tino, Palmaria e Bergeggi, Gallinara e Alassio.<br />
Questa frenetica osservazione delle isole liguri spinge il protagonista ad alcune riflessioni che portano alla personificazione delle isole stesse: le “isole non sono mica eterne, ci sono e se ne vanno”. Come le persone.<br />
La chiave per comprendere il senso profondo di questo romanzo la si può ottenere facendo coincidere la figura materna con il concetto di isola: la madre è colei dalla quale all’inizio il bambino scappa semidisubbidiente e alla quale giunge nella vecchiaia per un fugace incontro al di fuori del tempo. Scrive infatti Magliani: “La voce di lei [della madre] emergeva dalle rive, o da più lontano, proveniva dalle isolette che la costa seminava tra i suoi occhi e l’orizzonte”. Le isole sono il richiamo della donna che lo ha generato e dalla quale il protagonista si separa volontariamente (“Le isole, come l’esilio perfetto”).</p>
<h2>Una mappa di odori e relazioni</h2>
<p>Nella postfazione Magliani puntualizza che questo suo libro è “una mappa, qualcosa di puramente geografico e nello stesso tempo cronologico”. Io aggiungerei che è una mappa di relazioni: il bambino incontra o sogna di incontrare dei personaggi chiave che arricchiranno spiritualmente il suo viaggio. Spesso sono artisti e letterati come Italo Calvino, Camillo Sbarbaro e Carlo Levi. A volte ci sono forti indizi che tra le righe del romanzo prendano forma intellettuali del calibro di Antonio Tabucchi e Carlo Bo, rievocati per scritture e traduzioni altisonanti, ma alla fine quella che accompagna incessantemente il protagonista è la figura della madre-isola.<br />
A prova di ciò, avviene a un certo punto una trasformazione nel protagonista che conferma la teoria della madre trasfigurata in isola: all’inizio il protagonista racconta che “gli mancava così tanto una madre che l’avrebbe raggiunta a nuoto, se avesse saputo nuotare”, e qualche pagina più avanti, a seguito dell’incontro con un maestro che gli insegnerà a nuotare, lo stesso protagonista gioirà affermando che “sentiva la madre più accanto, ne sentiva l’odore, non il profumo di violetta che usava prima di uscire, ma il suo odore di madre”. E ancora, a ribadire il forte legame tra odore e ricordo, oltre che tra isola e madre: “lui la scoprirebbe per il suo odore di madre. Ora crede di saperlo bene cosa è la nostalgia. Non è mica la nostalgia del passato o del tempo futuro o di una regione, è solo la nostalgia di noi stessi”.</p>
<h2>L’impalpabilità di un sogno che comincia</h2>
<p>Dopo una vita trascorsa a rincorrere un sogno altrui (di Calvino) che in seguito ha fatto proprio, un sogno che lo tiene lontano dal calore domestico, l’incontro con la madre si carica di toni commoventi: nonostante la presunta vicinanza fisica, lei resta ancora impalpabile come un’isola che si vorrebbe tanto raggiungere a nuoto ma che è appena troppo lontana, e questa impalpabilità viene resa con maestria attraverso la leggerezza di un vestito che svolazza al vento, con il rifiuto di mangiare qualcosa (esiste nulla di più fisico del cibo?), con la proposta di lei di portare la bisaccia e la maglietta pulita del figlio da qualche parte misteriosa, con il verosimile intento di dare sollievo al figlio dopo le fatiche del vagabondaggio, rimuovendo quel fardello nell’ultimo tratto della vita di costui, precedendolo e serbandogli una candida veste metafisica che il figlio avrebbe presto ritrovato dopo aver finalmente guadato il fluire dei binari, quei binari che per tutta la vita aveva affiancato senza mai attraversare.</p>
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