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	<title>il centro del mondo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Cinque poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2014 07:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[domenico cipriano]]></category>
		<category><![CDATA[il centro del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[nuova poetica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Domenico Cipriano Da Il centro del mondo, Transeuropa/Nuova poetica, 2014. La campagna (1-5) 1. La staccionata resta fissa nello sguardo si attarda a misurare la luce il passo lento del veggente scruta il verde e torna a mescolare il suono del fiume. Siamo fatui e sorpresi da tanta calma, la notte non tarderà ma il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Domenico Cipriano</strong></p>
<p>Da <em>Il centro del mondo</em>, Transeuropa/Nuova poetica, 2014.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Cipriano-cover.jpg"><img loading="lazy" class="wp-image-48404" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Cipriano-cover.jpg" alt="Cipriano, cover" width="181" height="265" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Cipriano-cover.jpg 1535w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Cipriano-cover-205x300.jpg 205w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Cipriano-cover-700x1024.jpg 700w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Cipriano-cover-900x1315.jpg 900w" sizes="(max-width: 181px) 100vw, 181px" /></a></p>
<p><em>La campagna (1-5)</em></p>
<p>1.</p>
<p>La staccionata resta fissa nello sguardo<br />
si attarda a misurare la luce<br />
il passo lento del veggente scruta il verde<br />
e torna a mescolare il suono del fiume.<br />
Siamo fatui e sorpresi da tanta calma, la notte non tarderà<br />
ma il suono di chi non c’è si mimetizza all’aria.<br />
Nuvole sui passi lascivi, le impronte<br />
ci costringono a recuperare il senso della presenza:<br />
ogni chiaroscuro e la sua ombra ci convincono<br />
dell’eternità nascosta nelle cose.<br />
Gli oggetti vivono nel pensiero e la musica<br />
riprende le forme di involucri geometrici<br />
il suo fiato è già regolare dopo l’affanno del divenire.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>2.</p>
<p>Oggi assaporiamo il sole<br />
tra giri di armonica e una tettoia da ricostruire<br />
sulla casa che ondeggia ai bordi del fiume<br />
tra i numerosi volti degli insetti<br />
e le specie di pesci d’acqua dolce.<br />
È come intrufolarsi nel sogno di qualcuno<br />
che si conosce appena, liberarlo dagli incubi più profondi<br />
e coglierne solo immagini salutari.<br />
Un viaggio dentro il sogno che ci resta<br />
da compiere ogni giorno<br />
fino a che la disperazione non si piega<br />
lasciandoci un segno del perdono.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>3.</p>
<p>Cosa è stato delle tenebre<br />
se ora sciogliamo tutto nella cenere<br />
ovunque viaggiamo in spazi già vissuti,<br />
tra il verde disteso della campagna<br />
e le staccionate bianche che ridisegnano i contorni.<br />
Lungo strade semideserte e disseminate di lampioni<br />
versiamo il nostro vino che ci ha scoperti antichi<br />
radicati alla orme scrostate nella terra<br />
alla polvere che imprime il sole e al fango<br />
che nasconde i vermi. Non è più tempo di agonia,<br />
la mente ci rinomina, ci trasmette il senso di chi manca,<br />
le loro storie camuffate nei segni impressi alle stagioni,<br />
nel cambio degli umori all’albeggiare.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>4.</p>
<p>Per ogni giorno di disperazione ricambiamo<br />
con un brindisi alla memoria<br />
perché ognuno è la prova della vita inimitabile,<br />
ognuno rinnega il passato prima di colarci dentro.<br />
Questa ciclica visione degli eventi<br />
non torna mai veramente indietro<br />
e siamo altro a ogni legaccio dell’esistenza<br />
in ogni stanza dove anneghiamo la disperazione<br />
o rivalutiamo la speranza. Un nuovo mondo,<br />
una nuova esistenza per ogni parola pronunciata,<br />
anche se riversiamo simili le croci nei cimiteri<br />
e parliamo simili discorsi,<br />
non restano i morsi non consumati, i volti dimenticati.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>5. finale</p>
<p>Sono restato seduto dietro una panchina per anni<br />
il cielo è rosso vermiglio e ricordo la tua pelle liscia<br />
quando mi scorre il latte sulle guance.<br />
La notte è un piedistallo e restiamo immobili solo io e te<br />
con gli occhi che sono camaleonti<br />
sotto la luce dei lampioni. Il verde condiziona il giorno<br />
schiarendo le tonalità del cielo<br />
ora che tutto è disteso e senza confini<br />
non si vedono più le staccionate<br />
e il buio serve solo a consolare.<br />
Voglio consegnarmi alle distese della terra fertile<br />
lontano dal mare che paradossalmente<br />
è sterile ed esplora. Qui nulla ti riconosce e inganna<br />
c’è un profumo di uva secca e muschio<br />
una finestra per il sole, senza un confine netto<br />
tra vivere e sperare.</p>
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