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	<title>Il cielo sopra Berlino &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Mots-clés__Angelo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/10/03/mots-cles-18/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Oct 2021 05:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo]]></category>
		<category><![CDATA[Carla Burdese]]></category>
		<category><![CDATA[Il cielo sopra Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Gazich]]></category>
		<category><![CDATA[mots-clés]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Pancamo]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Carla Burdese</strong> <br /> Gli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Angelo</strong><br />
di <strong>Carla Burdese</strong></p>
<p style="text-align: right;">Michele Gazich, <em>L&#8217;angelo ubriaco </em>-&gt; <a href="https://youtu.be/uVfUUVqLH1M">play</a></p>
<p>___</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Il cielo sopra Berlino - Cassiel ed il ragazzo sul tetto" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/3MU-H9y7fyM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>___</p>
<p><em>Serafino preposto al coraggio</em>, da: Pietro Pancamo, <em>Sia fatta la tua comicità. Paradise strips, </em>Cletus Production, Roma, 2012, pp. 17-21.</p>
<p>Gli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.<br dir="auto" />Gli esami sono molti, però che gran soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso d’insegnare.<br dir="auto" />I miei studi sono a buon punto e fra poco l’esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro!<br dir="auto" />Nel frattempo, grazie alle mie doti vocali, già occupo la carica di tenore-capo nella gerarchia lirica del Conservatorio: sono forse il più bravo, tra gli allievi di “Esercitazione corale”. E poi, dirlo mi riempie di gioia, lavoro come assistente di un angelo cherubino che scende ogni giorno in Terra, posandosi delicato sulla quercia di un bosco dolce e campagnolo, per educare gli uccellini al canto. Li abitua a portare il cinguettio in maschera e a sorreggerlo con il diaframma; non tutti riescono subito, anzi nessuno: perciò hanno bisogno di me, “serafino preposto al coraggio” che deve esortarli a ignorare la delusione.<br dir="auto" />Mi capita, spesso, di calmare i picchi, tanto irascibili da abbandonarsi a voli isterici e rabbiosi, dopo un acuto sbagliato. Per sfogare il rammarico dell’errore, percuotono il becco addosso agli alberi, facendosi (io credo) un male diavolo!<br dir="auto" />Allora intervengo: abbraccio con la mano grande il loro corpicino scosso dai nervi, accarezzo piano la testolina invasata di furore e fischietto per loro qualche melodia celeste; così, lentamente, l’ira si placa. L’agitazione, tachicardia dei nervi, torna ad essere tranquillità.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Una lezione dura da mattina a sera e in fondo non è pesante: diverse pause concedono sollievo alla stanchezza. Io mi apparto, negli intervalli, su di un ramo nascosto e mi svago a pensare. Se un’aria d’opera comincia a formarsi nella mia immaginazione, la scrivo per appunti sulle foglie pentagrammate che gli uccelli usano a mo’ di spartito e, magari, cerco di farla somigliare a quelle dei compositori più illustri. No, non Rossini o Mozart, come ritengono gli uomini, bensì Giove, Saturno e Urano, come noi angeli sappiamo benissimo!<br dir="auto" />Quando mi annoio, tento un’occhiata verso l’orizzonte e sempre vedo qualcosa d’interessante che mi convince a osservare il paesaggio. Ho una vista incantevole dagli occhi panoramici che possiedo in volto: gli avvenimenti fanno tappa nel mio sguardo, e nulla viene considerato con poca attenzione.<br dir="auto" />D’altronde come può sfuggirmi una persona bizzarra simile a quel prete in tonaca di gala, che si avvicina lungo il sentiero mostrando, allegro, un giglio all’occhiello. Ah no! Si tratta di un monaco elegante, che sfoggia un saio a coda di rondine… Macché! Ora lo scorgo chiaramente: è di sicuro un Beato, assorto nel compito di farsi propaganda (distribuisce infatti santini da visita a cacciatori e spaccalegna: “Casomai vi servisse una grazia…”).<br dir="auto" />Anche Satana gradisce, talvolta, un giro nei boschi: sale dall’Inferno e va a rintanarsi nel buio intricato delle macchie più fitte. Nella tenebra contorta dei rami bassi, in quella notte artificiale, trova l’ispirazione per musiche blasfeme: con spirito malvagio architetta note sacrileghe, bestemmie sinfoniche, allucinazioni sonore da far eseguire alla sua orchestra d’orchi.<br dir="auto" />Però i concerti non sono mai un granché ed anzi, in Paradiso, gli angeli ironizzano inventando dialoghetti briosi. È facile sentirli scherzare: “Ho fatto una volata all’Inferno per assistere a un’esibizione dell’orchestra d’orchi.”, “Ah sì? E chi suonava? Il primo violino?”, “No, il primo venuto: sai, era una cosa improvvisata…”.<br dir="auto" />Sorrido fra me per le battute ingenue dei colleghi alati, mentre la mia curiosità continua a sorvegliare la vita intorno. E mi accorgo di un simpatico ragazzo, seduto ai piedi d’una betulla, intento a deliziarsi del tepore e della luce. Sembra davvero uno scrittore, forse perché si è poggiato accanto uno strato di fogli che non smette di compilare, mano mano, a penna.<br dir="auto" />Affido agli occhi uno sguardo più pronto, per leggere le parole di quel ragazzo… ecco, finalmente capisco: è impegnato a buttar giù la recensione di un libro, che s’intitola <i dir="auto">Il Silenzio Stonato</i>. Ha scelto la natura come ufficio di lavoro, quel ragazzo, e il suo inchiostro afferma, tutto disinvolto: «Rob Demàtt introduce la fantasia dei lettori all’uso narrativo dei ricordi, costruendo uno sfogo romanzato (dal linguaggio brillante e volitivo) che ha per contenuto un messaggio autobiografico: il sesto senso è quello di colpa. È il rimorso d’aver sprecato gli anni e la vita per dedicarci a illusioni che prima incantavano e che, adesso, ci deridono. Allora un’esclamazione prende in noi a gridare: “Temo il cielo e la terra; il tempo mi sta lasciando solo: entra nelle ossa la paura, il respiro non ha più forza nei polmoni e tutto mi incita alla morte!”.<br dir="auto" />Ma quando i cicli d’angoscia termineranno e la sofferenza non sarà che uno stimolo di guarigione, scopriremo sollievo anche nel dolore e, nel sollievo, amore».<br dir="auto" /><br dir="auto" />“Realizzerai i miei desideri?”, domanda l’uomo.<br dir="auto" />“Aspetta e spira…”, ribatte il destino.<br dir="auto" />Chissà per quale motivo, la recensione mi ha suscitato in mente questo lugubre giochetto di parole… Certo dev’essere triste per gli uomini ritrovarsi in mezzo alle ore, sempre minacciati da pene e afflizioni. Un giorno, però, avranno soltanto gioia e serenità, perché noi angeli provvederemo a convertire il destino!<br dir="auto" />Per il momento, io e il Maestro cherubino salutiamo gli uccelli agitando le ali (è sera, la lezione è finita) e torniamo lassù, nel Conservatorio Astronomico, a riascoltar le stelle.</p>
<p style="text-align: center;">___</p>
<p>[<em>Mots-clés </em>è una rubrica mensile a cura di Ornella Tajani. Ogni prima domenica del mese, Nazione Indiana pubblicherà un collage di un brano musicale + una fotografia o video (estratto di film, ecc.) + un breve testo in versi o in prosa, accomunati da una parola o da un’espressione chiave.<br />
La rubrica è aperta ai contributi dei lettori di NI; coloro che volessero inviare proposte possono farlo scrivendo a: tajani@nazioneindiana.com. Tutti i materiali devono essere editi; non si accettano materiali inediti né opera dell’autore o dell’autrice proponenti.]</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>PETER FALK [1927-2011] Io sono un amico&#8230; compañero.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/06/25/peter-falk-io-sono-un-amico-companero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 14:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Il cielo sopra Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Falk]]></category>
		<category><![CDATA[Wim Wenders]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;I&#8217;m a friend&#8230; compañero.&#8221; &#160; &#160;&#160;&#160;di Orsola Puecher &#160; &#160;&#160;&#160;Il personaggio de l&#8217;ultimo angelo che Peter Falk interpreta ne Il cielo sopra Berlino, un attore americano che arriva nella città per girare un film sul nazismo e scopre di essere un angelo che ha rinunciato alla sua immortalità, nonostante, o forse proprio perché è stato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="width:700px;"><center></p>
<div style="width:560px;"><iframe loading="lazy" width="560" height="308" src="https://www.youtube.com/embed/1Qo3F-0keq8?rel=0&amp;controls=0&amp;showinfo=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p></center><br />
<center><em>&#8220;I&#8217;m a friend&#8230; compañero.&#8221;</em><br />
&nbsp;<br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;di <strong>Orsola Puecher</strong></span></center><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il personaggio de <em>l&#8217;ultimo angelo</em> che <strong>Peter Falk </strong>interpreta ne <strong>Il cielo sopra Berlino</strong>, un attore americano che arriva nella città per girare un film sul nazismo e scopre di essere un angelo che ha rinunciato alla sua immortalità, nonostante, o forse proprio perché è stato quasi improvvisato alla fine, poche settimane prima di iniziare le riprese, è fondamentale nel disegno generale dell&#8217;opera, per quel contatto sfiorato e sottile fra superiore e inferiore che delinea, per quel ponte lanciato in sordina fra <em>lassù</em> e <em>quaggiù</em>: <em>&#8220;fai una linea scura&#8230; poi ne fai una chiara e l&#8217;insieme è bello</em>&#8220;. &nbsp;<strong><span id="more-39400"></span></strong><br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;Wenders cercava qualcuno che fosse immediatamente riconosciuto, un musicista famoso, un pittore, uno scrittore, perfino pensò a Willy Brandt, troppo occupato per accettare.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Voleva un attore che fosse e riuscisse ad essere &#8220;<em>se stesso</em>&#8220;.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nel settembre del 1986, le riprese dovevano iniziare il 20 ottobre, il ruolo era ancora scoperto. Fu l&#8217;assistente di Wenders, Claire Denis ad avere il colpo di genio di pensare al<em> tenente Colombo</em>, notissimo al grande publico con quel suo personaggio arguto e dimesso insieme, gentile e generoso, vago e distratto ma implacabile scopritore del particolare stonato della quotidianità.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Era lui <em>l&#8217;ultimo angelo</em>.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ottenne il suo numero di telefono da Cassavettes, che lo diresse più volte e nei cui film lo aveva molto ammirato.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Gli telefonò e gli spiegò in poche parole il personaggio e la trama e gli disse che cercava qualcuno che fosse <em>l&#8217;ultimo angelo.</em> Falk gli rispose &#8220;<em>Come ha fatto a sapere che sono io?</em>&#8221;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Chiese il copione,  ma Wenders non aveva nessun copione da sottoporgli: questa fu  una delle prerogative principali del film. Cosa che a Falk piacque molto, contrariamente a ogni previsione.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Arrivò a Berlino un giovedì di novembre e passò il week end con il regista per definire il personaggio. La scelta del cappello fu fondamentale, bisognava trovare  &#8220;<em>The hat that fits the face</em>&#8220;.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Molti degli schizzi che Falk faceva nel suo quaderno fra una scena e l&#8217;altra diventarono parte del film.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;I monologhi interiori, voce fuori scena, de<em> l&#8217;ultimo angelo</em> furono curiosamente registrati qualche tempo dopo in uno studio di Los Angeles, mentre Wenders dirigeva per telefono.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il regista gli aveva spedito alcune pagine scritte, ma a Falk non andavano bene. E disse semplicemente &#8220;<em>Let me close my eyes</em>&#8221; e inventò sul momento il materiale sonoro che sarebbe stato usato nel film.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Tutti i monologhi furono improvvisati.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Anche questo, che forse proveniva da speciali profondità, essendo egli di padre polacco di origini ungheresi e di madre russa, entrambi di religione ebraica:</span><br />
&nbsp;<br />
<center></p>
<div style="width:480px;"><iframe loading="lazy" width="480" height="325" src="https://www.youtube.com/embed/zGWXwFCsFsU?rel=0&amp;controls=0&amp;showinfo=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p></center><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;"><strong>Peter Falk </strong> [ inner voice ]: I wonder if she&#8217;s Jewish. What a dear face! Interesting, what a nostril, a dramatic nostril. These people are extras, extra people. Extras are so patient. They just sit. Extras, these humans are extras, extra humans&#8230; Yellow star means death. Why did they pick yellow? Sunflowers. Van Gogh killed himself. This drawing stinks. So what? No one sees it. Some day you&#8217;ll make a good drawing. I hope, I hope, I hope.<br />
&nbsp;<br />
<em><strong>Peter Falk </strong></em> [ voce fuori scena ]: <em>Mi chiedo se lei sia ebrea. Che caro viso! Interessante, che narice, una narice drammatica. Questa gente è superiore, gente superiore. I superiori sono così pazienti. Si siedono appena. Superiori, questi esseri umani sono superiori, superuomini… La stella gialla significa morte. Perché scelsero il colore giallo? Girasoli. Van Gogh si è ucciso. Questo disegno fa schifo. E allora? Nessuno lo vedrà. Un giorno tu farai un bel disegno. Spero, spero, spero.</em></span></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
<span style="font-size:13pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[ R. I. P. <em>insieme alla signora che lo guardava sempre &#8211; prima d&#8217;esser  &#8211; come lui &#8211; un po&#8217; svanita &#8211; la domenica dalle 19 e 35 alle 20 e 35  &#8211; circa &#8211; anche se su una rete &#8220;nemica&#8221;</em> ]<br />
&nbsp;<br />
⇨ <a href="http://www.peterfalk.com/wings.htm"><strong>www.peterfalk.com/wings</strong></a><br />
&nbsp;<br />
</span><br />
&nbsp;</div>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>&#8230; come solo le bacche sanno cadere.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/30/come-solo-le-bacche-sanno-cadere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2011 09:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Il cielo sopra Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Lied Vom Kindsein]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[peter handke]]></category>
		<category><![CDATA[verticalismi&trasversalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Wim Wenders]]></category>
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					<description><![CDATA[[ ai bambini &#8220;dimenticati&#8221; ] [ da &#8220;Il cielo sopra Berlino&#8221; WIM WENDERS ] &#8220;Lied Vom Kindsein&#8221; PETER HANDKE &#160; Als das Kind Kind war, ging es mit hängenden Armen, wollte der Bach sei ein Fluß, der Fluß sei ein Strom, und diese Pfütze das Meer. &#160; Quando il bambino era bambino, se ne andava [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><small>[ ai bambini &#8220;dimenticati&#8221; ]</small></p>
<p><center></p>
<div style="width:560px;"><iframe loading="lazy" width="560" height="407" src="https://www.youtube.com/embed/ZDTolD1WD9o" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p></center></p>
<p align="center"><small>[  da &#8220;<em>Il cielo sopra Berlino</em>&#8221; WIM WENDERS ]</small><br />
<center></p>
<div style="width:270px;">
    <!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');</script><![endif]-->
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-39153-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/quando-il-bambino-era-bambino.mp3?_=1" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/quando-il-bambino-era-bambino.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/quando-il-bambino-era-bambino.mp3</a></audio></div>
<p><strong>&#8220;<em>Lied Vom Kindsein</em>&#8221; PETER HANDKE</strong></center><br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p>Als das Kind Kind war,<br />
ging es mit hängenden Armen,<br />
wollte der Bach sei ein Fluß,<br />
der Fluß sei ein Strom,<br />
und diese Pfütze das Meer.</p></blockquote>
<p><span id="more-39153"></span><br />
&nbsp;
</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino,<br />
se ne andava a braccia appese. <br />
Voleva che il ruscello fosse un fiume,<br />
il fiume un torrente,<br />
e questa pozza il mare.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Als das Kind Kind war,<br />
wußte es nicht, daß es Kind war,<br />
alles war ihm beseelt,<br />
und alle Seelen waren eins.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino,<br />
non sapeva d’essere un bambino.<br />
Per lui tutto aveva un’anima,<br />
e tutte le anime erano tutt’uno.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Als das Kind Kind war,<br />
hatte es von nichts eine Meinung,<br />
hatte keine Gewohnheit,<br />
saß oft im Schneidersitz,<br />
lief aus dem Stand,<br />
hatte einen Wirbel im Haar<br />
und machte kein Gesicht beim fotografieren.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino,<br />
su niente aveva un’opinione.<br />
Non aveva abitudini.<br />
Sedeva spesso a gambe incrociate,<br />
e di colpo sgusciava via.<br />
Aveva un vortice tra i capelli,<br />
e non faceva facce da fotografo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Als das Kind Kind war,<br />
war es die Zeit der folgenden Fragen:<br />
Warum bin ich ich und warum nicht du?<br />
Warum bin ich hier und warum nicht dort?<br />
Wann begann die Zeit und wo endet der Raum?<br />
Ist das Leben unter der Sonne nicht bloß ein Traum?<br />
Ist was ich sehe und höre und rieche<br />
nicht bloß der Schein einer Welt vor der Welt?<br />
Gibt es tatsächlich das Böse und Leute,<br />
die wirklich die Bösen sind?<br />
Wie kann es sein, daß ich, der ich bin,<br />
bevor ich wurde, nicht war,<br />
und daß einmal ich, der ich bin,<br />
nicht mehr der ich bin, sein werde?</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino,<br />
era l’epoca di queste domande:<br />
Perché io sono io, e perché non sei tu?<br />
Perché sono qui, e perché non sono lì?<br />
Quando è cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?<br />
La vita sotto il sole, è forse solo un sogno?<br />
Non è solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo,<br />
quello che vedo, sento e odoro?<br />
C’è veramente il male?<br />
E gente veramente cattiva?<br />
Come può essere che io, che sono io,<br />
non c’ero prima di diventare?<br />
E che un giorno io, che sono io,<br />
non sarò più quello che sono?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Als das Kind Kind war,<br />
würgte es am Spinat, an den Erbsen, am Milchreis,<br />
und am gedünsteten Blumenkohl.<br />
und ißt jetzt das alles und nicht nur zur Not.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino,<br />
non riusciva ad inghiottire gli spinaci, i piselli, il riso al latte,<br />
il cavolfiore bollito,<br />
ed ora mangia tutto, e non solo per necessità.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Als das Kind Kind war,<br />
erwachte es einmal in einem fremden Bett<br />
und jetzt immer wieder,<br />
erschienen ihm viele Menschen schön<br />
und jetzt nur noch im Glücksfall,<br />
stellte es sich klar ein Paradies vor<br />
und kann es jetzt höchstens ahnen,<br />
konnte es sich Nichts nicht denken<br />
und schaudert heute davor.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino,<br />
si risvegliò una volta in un letto estraneo,<br />
ed ora gli accade sempre,<br />
gli apparivano belli molti uomini,<br />
e adesso soltanto in rari casi,<br />
si rappresentava nitidamente un paradiso,<br />
e adesso lo può al massimo intuire,<br />
non riusciva ad immaginare il nulla,<br />
ed oggi rabbrividisce al suo pensiero.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Als das Kind Kind war,<br />
spielte es mit Begeisterung<br />
und jetzt, so ganz bei der Sache wie damals, nur noch,<br />
wenn diese Sache seine Arbeit ist.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino<br />
giocava con entusiasmo<br />
e adesso è così preso dalla cosa come allora<br />
solo se questa cosa è il suo lavoro.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Als das Kind Kind war,<br />
genügten ihm als Nahrung Apfel, Brot,<br />
und so ist es immer noch.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino,<br />
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,<br />
ed è ancora così.</em></p>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p>
Als das Kind Kind war,<br />
fielen ihm die Beeren wie nur Beeren in die Hand<br />
und jetzt immer noch,<br />
machten ihm die frischen Walnüsse eine rauhe Zunge<br />
und jetzt immer noch,<br />
hatte es auf jedem Berg<br />
die Sehnsucht nach dem immer höheren Berg,<br />
und in jeder Stadt<br />
die Sehnsucht nach der noch größeren Stadt,<br />
und das ist immer noch so,<br />
griff im Wipfel eines Baums nach dem Kirschen in einemHochgefühl<br />
wie auch heute noch,<br />
eine Scheu vor jedem Fremden<br />
und hat sie immer noch,<br />
wartete es auf den ersten Schnee,<br />
und wartet so immer noch.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino,<br />
le bacche gli cadevano in mano,<br />
come solo le bacche sanno cadere.<br />
Ed è ancora così.<br />
Le noci fresche gli raspavano la lingua,<br />
ed è ancora così.<br />
Ad ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta,<br />
e in ogni città sentiva nostalgia di una città ancora più grande.<br />
E questo, è ancora così.<br />
Sulla cima di un albero,<br />
prendeva le ciliegie tutto euforico,<br />
com’è ancora oggi.<br />
Aveva timore davanti ad ogni estraneo,<br />
e continua ad averne.<br />
Aspettava la prima neve,<br />
e continua ad aspettarla.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
Als das Kind Kind war,<br />
warf es einen Stock als Lanze gegen den Baum,<br />
und sie zittert da heute noch.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Quando il bambino era bambino,<br />
lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia.<br />
E ancora continua a vibrare.</em></p>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
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