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	<title>Il Doppio Sguardo Le dehors et le dedans &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Do you remember Nicolas Bouvier?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 10:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[Ritrovare il vento delle strade di Luigi Marfè “Eterni viandanti sono i giorni e i mesi, e gli anni, che vanno e vengono. Chi trascorre una vita fluttuante su una barca e chi accoglie la vecchiaia con in mano la briglia di un cavallo fa del viaggiare la sua dimora”, ha scritto Matsuo Bashō, poeta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-Copertina.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-44795" alt="Bouvier - Copertina" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-Copertina-200x300.jpg" width="200" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-Copertina-200x300.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-Copertina-64x96.jpg 64w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-Copertina-25x38.jpg 25w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-Copertina-143x215.jpg 143w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-Copertina-85x128.jpg 85w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-Copertina.jpg 500w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></p>
<p><strong>Ritrovare il vento delle strade</strong><br />
di<br />
<strong>Luigi Marfè</strong><br />
<em><br />
“Eterni viandanti sono i giorni e i mesi, e gli anni, che vanno e vengono. Chi trascorre una vita fluttuante su una barca e chi accoglie la vecchiaia con in mano la briglia di un cavallo fa del viaggiare la sua dimora</em>”, ha scritto Matsuo Bashō, poeta e viaggiatore giapponese, instancabile maestro di haikai, percorrendo a piedi il sentiero del nord, verso l’allora remota regione dell’Oku.<br />
Immaginate nei luoghi più improbabili – sotto la neve di un inverno trascorso a Tabriz, in un letto infestato d’insetti a Galle, dentro la boutique di un barbiere di Kyoto, tra le sabbie del Taklamakan, deserto d’Asia il cui nome vuol dire: <em>“non ne uscirai vivo”</em> – le poesie di Nicolas Bouvier, scrittore, viaggiatore e fotografo svizzero scomparso quindici anni fa, devono molto alla tradizione giapponese, capace di raccontare con scrittura scabra ed enigmatica l’impermanenza dell’essere e lo stupore per la fragilità di tutte le cose.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07.jpg"><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-44796" alt="07" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07-300x199.jpg" width="300" height="199" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07-1024x681.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07-96x63.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07-38x25.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07-323x215.jpg 323w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07-128x85.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/07.jpg 1626w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
Da qualche tempo i libri di Bouvier – autore molto noto nella cultura francese, dov’è considerato l’ultimo degli <em>écrivains voyageurs</em>, erede di Segalen e Michaux – sono diventati anche in Italia l’oggetto di un culto segreto e disperso, frutto di un destino editoriale tormentato, fatto di troppe sedi diverse, ma anche di edizioni andate ogni volta esaurite.<br />
<a href="http://www.edizioniets.it/scheda.asp?N=9788846735256">Un nuovo libro, </a>ospitato in una collana curata dall’Associazione alleoPoesia per le Edizioni ETS, offre ora in traduzione italiana anche le poesie di Bouvier. Si intitola <em>Il doppio sguardo. Le dehors et le dedans</em> ed è la sua unica raccolta, il canzoniere portatile di un’intera vita. Quarantaquattro testi, in perfetto equilibrio tra le dehors e le dedans del poeta: il fuori dei paesaggi incontrati lungo la strada e il dentro delle più remote stanze dell’anima.</p>
<p>Dalle opere precedenti di Bouvier –<em> La polvere del mondo, Il pesce-scorpione, Cronache giapponesi</em> – emergeva l’immagine di un maestro della sparizione, che nella deriva cercava un mezzo di scoperta di sé. Esperienza che tuttavia non era conquistata in virtù di un’accumulazione di saperi, quanto semmai, al contrario, per sottrazione: il viaggio inteso come faticoso travaglio (stessa etimologia di to travel…) che mette a repentaglio tutto per liberarsi dagli abiti troppo stretti dell’abitudine, per aprirsi all’incontro con l’altro.<br />
Queste poesie mostrano come la scrittura consistesse per lui nel lento apprendistato di un’analoga arte del levare, con cui ripulire dal superfluo la voce essenziale dell’io.<br />
Ogni passo verso il meno, amava dire Bouvier, è un passo verso il meglio.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/03.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-44797" alt="03" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/03-187x300.jpg" width="187" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/03-187x300.jpg 187w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/03-640x1024.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/03-60x96.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/03-23x38.jpg 23w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/03-134x215.jpg 134w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/03-80x128.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/03.jpg 945w" sizes="(max-width: 187px) 100vw, 187px" /></a></p>
<p>§</p>
<p>Bruce Chatwin, che di viaggi se ne intendeva, si trovò una volta a distinguere tra due gruppi antitetici di scrittori: quelli che per scrivere hanno bisogno di abitudini e orari fissi, e quelli che invece, quando sono a casa, non sanno nemmeno da dove cominciare, come se l’immaginazione potesse innescarsi soltanto cambiando d’orizzonte, mettendosi in cammino.<br />
Non è difficile immaginare che tipo fosse Bouvier.<br />
Un giorno del 1953 un amico lo invitò in Bosnia, dove si guadagnava da vivere come pittore. Bouvier, che aveva allora 24 anni, ma già lunghe scorribande alle spalle, partì su una Fiat Topolino per un viaggio senza altre mete se non quella di spingersi il più lontano possibile. Ne sarebbe tornato quattro anni più tardi, dopo essere giunto fino in Giappone, con il vanto non da poco di aver vagato per l’Oriente più lentamente di Marco Polo.</p>
<p>Proprio in quegli anni, dall’altra parte del mondo, Kerouac iniziava a girare in lungo e in largo l’America. Anche nei libri di Bouvier si respira un’aria beat, battuta e felice. Ma c’è dell’altro. C’è una poesia che si ostina a tessere ombre, a sottrarre peso alla lingua, per meglio lasciar presagire luci e volteggiare voci altrimenti impercettibili. Una poesia chagalliana, esile e fioca, ma sempre pronta a spiccare il volo.<br />
La poesia, ha scritto Bouvier, è fatta di “parole del mistero, dell’affanno e dell’ombra” che ci vengono ogni tanto a visitare, come uno sciame d’api, insieme a qualche frammento dimenticato di mondo. Il silenzio si allarga così fino a diventare uno spazio da traversare, da eludere, da interrogare, “come un segno o come un presagio / di cui non si è certi di aver trovato il senso”.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>§</strong></p>
<p>Mi sono imbattuto in questo libro quando i viaggi dei vent’anni erano ormai finiti da un pezzo. Ma ho avuto la fortuna di viaggiare tra i suoi versi, di abitarli per qualche tempo come traduttore, lasciando che passassero lentamente da una lingua all’altra.<br />
Tradurre i libri di Bouvier, è stato detto, non è semplice, poiché la sua fedeltà a un’idea di letteratura come ostinato esercizio di “ravvivare le parole per dar loro colore” lo ha spinto verso un dizionario dell’impoverimento che non ha riscontro nella lingua di altri poeti.<br />
È quello che accade anche in questo libro, scritto – secondo il precetto di Vladimír Holan, il poeta boemo di cui Bouvier portò con sé i versi durante il viaggio in Oriente – lungo quella sottile soglia mentale in cui si tiene “un piede ancora nel linguaggio e l’altro già nel silenzio”.<br />
A questo linguaggio che rovescia e confonde le comuni coordinate del fuori e del dentro, del vuoto e del pieno, Bouvier attribuiva il potere di far vibrare la “musica ininterrotta” di ciò che è inatteso, imprevisto, appeso a un filo.<br />
Queste poesie erano intese come “canzoni di un compagno di viaggio”, mediante cui trasmutare in regalo l’inverno del cuore, la malinconia, “il peso inesorabile dell’esistenza”.<br />
Ho cercato una traduzione che fosse soprattutto un ausilio alla lettura, o meglio all’ascolto, del loro ritmo. Può darsi che la bellezza dei versi originali lasci talvolta trasparire anche in italiano un’ombra della loro melodia, della loro leggerezza.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-cover-4.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-44798 aligncenter" alt="Bouvier - cover - 4" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-cover-4-300x207.jpg" width="300" height="207" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-cover-4-300x207.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-cover-4-96x66.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-cover-4-38x26.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-cover-4-310x215.jpg 310w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-cover-4-128x88.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-cover-4-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Bouvier-cover-4.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>§</strong></p>
<p><strong>POESIE</strong><br />
di<br />
<strong>Nicolas Bouvier</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>§</strong></p>
<p><strong>Novembre</strong></p>
<p>Le melagrane aperte che sanguinano<br />
sotto un’esile e pura coltre di neve<br />
il blu delle moschee sotto la neve<br />
i camion rugginosi sotto la neve<br />
le faraone bianche ancor più bianche<br />
i lunghi muri rosso persia<br />
le voci smarrite<br />
camminano a tentoni sotto la neve<br />
tutta la città, fino all’enorme fortezza<br />
se ne vola via nel cielo striato</p>
<p><em>Tabriz, 1953</em></p>
<p>***</p>
<p><strong>Le Indie galant</strong>i</p>
<p>Ombelico del continente<br />
Lieve polmone del mondo e polvere dolce ai piedi</p>
<p>Questa strada ha molto dalla sua<br />
in tutte le direzioni della bussola<br />
è spazio e eternità<br />
savane color cuoio<br />
avvoltoi in tondo nel cielo cannella<br />
villaggi verdi intorno a una pozza<br />
ritti dèi coperti di minio<br />
e di carta argentata<br />
città cadenti, arzigogolate<br />
e sguardi che incrociano il tuo<br />
fino alla nausea</p>
<p>Ti spingi avanti lentamente<br />
un mese passa come niente<br />
consulti la mappa<br />
per vedere dove ti ha portato la deriva del viaggio<br />
foci verde acqua aperti come palmi<br />
bruni corrugamenti degli altipiani<br />
i sigaretti legati a un filo rosso<br />
costano appena cinque annas al mazzo<br />
dove andremo domani?</p>
<p>Alla stazione di Bezwada<br />
hai dormito su una panca<br />
sentivi nelle reni il peso della giornata<br />
dai quattro angoli della notte le locomotive<br />
arrivavano<br />
mugghiando come mercantili<br />
svolazzi di madreperla sugli eucalipti</p>
<p>La luna salendo era così piena<br />
e la vita così sottile<br />
che non c’era quella sera<br />
altra perfezione che nella morte</p>
<p><em>Sholapur, India centrale – Ginevra, 1978</em></p>
<p>***</p>
<p><strong>Love Song III</strong></p>
<p>Quando ravvivare le parole per dar loro colore<br />
non sarà più affar tuo<br />
quando il rosso del sorbo e il profilo delle ragazze<br />
non ti faranno più rimpiangere la giovinezza<br />
quando un nuovo volto tutto sbreccato d’assenza<br />
non farà più tremare ciò che credevi saldo<br />
quando il freddo avrà preso congedo dal freddo<br />
e l’oblio detto addio all’oblio<br />
quando tutto sarà foderato<br />
dal silenzio opaco dell’agrifoglio</p>
<p>quel giorno<br />
qualcuno ti aspetterà sul bordo della strada<br />
per dirti che è andata bene così<br />
che dovevi concludere il tuo viaggio<br />
spoglio<br />
del tutto spoglio</p>
<p>allora forse&#8230;<br />
ma la neve caduta questa notte<br />
sia come un dito sulla tua bocca</p>
<p><em>Ginevra, dicembre 1977</em></p>
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