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	<title>il fascismo estetico &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Farsi una striscia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2011 14:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Il corpo delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[il fascismo estetico]]></category>
		<category><![CDATA[Lorella Zanardo]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia la notizia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Striscia la notizia è un programma di satira. Dire il contrario è da fascisti. Striscia è un programma di controinformazione, altro che WikiLeaks. Le Veline sono un dispositivo satirico, non rendersene conto è da sfigati e da incompetenti. Non è vero che gli autori della trasmissione, veri intellettuali multimediali, fanno mostrare tette [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Striscia la notizia è un programma di satira. Dire il contrario è da fascisti. Striscia è un programma di controinformazione, altro che WikiLeaks. Le Veline sono un dispositivo satirico, non rendersene conto è da sfigati e da incompetenti. Non è vero che gli autori della trasmissione, veri intellettuali multimediali, fanno mostrare tette e culi alle Veline per il becero piacere degli spettatori maschi, ma quando mai! Basta leggere i commenti che i raffinati ammiratori del programma lasciano su youtube, quando autonomamente e per la gioia di tutti noi raccolgono gli stacchetti delle veline danzanti. Un profluvio di aforismi filosofici, eleganti e pungenti, in evidente contrapposizione ai luoghi comuni imperanti in tv, un vero e proprio attacco al cuore del potere costituito, una esaltazione delle doti intellettuali delle donne in Italia, dei loro talenti, dei loro sogni.</p>
<p>Ve ne elenco alcuni:<br />
•	mi sa che mi sego<br />
•	Secondo me Mammuccari è ricchione a lasciare thais&#8230;&#8230;<br />
•	voglio un film con loro e cicciolina <span id="more-39025"></span><br />
•	oh my god&#8230; ke tette muahaha<br />
•	Queste dovevano fare film porno<br />
•	mi sputo sul cazzo e mi smanetto per melissa<br />
•	Mi sputo sul cazzo e mi smanetto per Thais !<br />
•	State scrivendo tutti il commento con una mano?? aaahah<br />
•	plz let me fuck her&#8230;.plzzzzzzzzzz!!!<br />
•	got an erection&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. literallly&#8230;someone plz bring melissa for me<br />
•	Che gnocche, vengoooo<br />
•	Where do hot girls who fail dancing school end up?!<br />
•	can i fuck ?<br />
•	mi canal es caliente<br />
•	minchia sìììììììì adesso mi faccio maleeee<br />
•	beato bobo ke se la scopa</p>
<p>Fra i commentatori vorrei rendervi edotti del canale youtube di “PrendoLoScottex” il Bakunin degli ammiratori di Striscia e l’altro grande teorico delle televisone, che ci dimostra, nel suo canale, quanto sia fondamentale e fruttifera l’esistenza di conduttrici donne nelle televisioni generaliste. Lui si chiama “MiSegoLeTipeDellaTv”.<br />
E chi pensa male peste lo colga.<br />
Detto ciò: da oggi io mi chiamo <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=5822">Lorella Zanardo</a>. Gli attacchi continuati, vergognosi, inconsulti, squadristi alla sua persona attaccano me, la mia libertà d’espressione, la mia storia. Il mio corpo.</p>
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		<title>&#8220;Il corpo delle donne&#8221; o del fascismo estetico (2)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 05:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[emancipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Il corpo delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[il fascismo estetico]]></category>
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		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese (La discussione scaturita da questo post, grazie alle osservazioni e testimonianze emerse nei commenti, mi ha fornito materiale di ulteriore riflessione. E davvero diversi sarebbero i filoni di discussione possibili. Per conto mio proverò a metterne a fuoco uno, quello relativo alla formula suggestiva, ma per certi versi opaca, che mi si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-22129" title="granhøj_458x306_338x226" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/granhøj_458x306_338x2261-300x200.jpg" alt="granhøj_458x306_338x226" width="300" height="200" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/granhøj_458x306_338x2261-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/granhøj_458x306_338x2261.jpg 338w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p><em>(La discussione scaturita da <a href="www.nazioneindiana.com/2009/09/09/videocracy-o-del-fascismo-estetico/">questo post</a>, grazie alle osservazioni e testimonianze emerse nei commenti, mi ha fornito materiale di ulteriore riflessione. E davvero diversi sarebbero i filoni di discussione possibili. Per conto mio proverò a metterne a fuoco uno, quello relativo alla formula suggestiva, ma per certi versi opaca, che mi si è imposta rievocando scene di Videocracy: il “fascismo estetico”.)</em></p>
<p>Vorrei cominciare con due citazioni tratte da un post di <strong>Lorella Zanardo</strong>, intitolato <a href="http://ilcorpodelledonne.blogspot.com/2009/07/i-corpi-liberati.html">I corpi liberati</a>. (La Zanardo è l&#8217;autrice del documentario-saggio <em><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89">Il corpo delle donne</a></em>).</p>
<p>“E’ da sempre enorme il potere d’attrazione del corpo delle donne, oggi però ne abbiamo più consapevolezza e ne restiamo noi stesse sorprese.<br />
In particolar modo le giovanissime, come Silvia, paiono godere di questa scoperta: la loro è forse la prima generazione a nascere e crescere dentro un corpo liberato che non ha dovuto lottare per uscire da costrizioni e sottomissioni millenarie.<br />
Io credo ci sia qualcosa di vero e forte in questa scoperta.<br />
Intendo che Silvia, Belen e molte altre si avvicinino ad una scoperta potentissima senza riuscire a portarla a compimento.”</p>
<p>“La televisione attrae proprio per la sua proposizione ossessiva di corpi, lontani però da ogni forma realmente espressiva perché imprigionati in gesti ripetitivi e costretti dalla finzione intrinseca al mezzo televisivo.”<br />
<span id="more-21971"></span><br />
Che rapporto c&#8217;è tra il “corpo liberato” e il “corpo dominato”? Apparentemente i due concetti sono antitetici: dove c&#8217;è l&#8217;uno non ci può essere l&#8217;altro. Ma uguale conclusione sorgerebbe se si associassero altri due concetti, “individuo emancipato” e “individuo soggiogato”.</p>
<p>Qual è stata la forza di attrazione, per certi versi rivoluzionaria, della tv berlusconiana in italia? Quella che ha contribuito a costituire il partito mediale di massa, secondo la definizione di Ilvo Diamanti.</p>
<p>Le tv private del Grande Intrattenitore hanno avuto la capacità di sollecitare esigenze d&#8217;emancipazione soprattutto presso i ceti popolari, liberando energie nuove, salvo poi, puntualmente, imbrigliarle, parassitarle e sfruttarle nel proprio obiettivo di espansione commerciale e di egemonia culturale. La pietra angolare del partito mediatico, l&#8217;industria televisiva, ha agito come uno straordinario commutatore: ha attirato a sé una gran quantità di energie giovanili desiderose di emancipazione, per sottoporle a un rigido regime dell&#8217;intrattenimento, che riusciva, paradossalmente, a provocare sul pubblico un effetto di regressione culturale. Strappare giovani e giovanissime donne da legami locali e comunitari, per portarle sulla ribalta televisiva a livello nazionale, è indubbiamente un fattore d&#8217;emancipazione (sfuggire alla tutela familiare e della comunità locale). Possiamo immaginare che un fenomeno concomitante di questa emancipazione sia, nella giovane donna, la piena consapevolezza del potere d&#8217;attrazione del proprio corpo. Il corpo voleva liberarsi, ha avuto un&#8217;occasione per farlo, sfuggendo a vincoli e condizionamenti tradizionali, ed ora è disponibile, come un&#8217;energia potenziale, che può esprimersi in varie forme. Questa occasione d&#8217;emancipazione è data però da una soglia stretta: l&#8217;immagine. Ci si libera e si misura la potenza della propria liberazione accedendo all&#8217;immagine, ossia sottoponendosi all&#8217;iter complesso della selezione, della formazione, della cooptazione nell&#8217;industria televisiva. Dove sta il fascismo in tutto questo? Il fascismo sta nell&#8217;esistenza di un unico Codificatore, rigido e autoritario. Se la grande occasione d&#8217;emancipazione (dei ceti popolari, della donna) sta nella soglia stretta dell&#8217;immagine, chi diviene padrone di essa, della sua codificazione, della sua produzione e della sua diffusione, ha un potere coercitivo e di controllo enorme. Non solo, ma egli si nutre della potenza dei corpi in via di emancipazione, si nutre dei sogni che questi corpi sprigionano, nel momento stesso in cui percepiscono una possibilità di emanciparsi.</p>
<p>Berlusconi e il suo sistema televisivo si sono posti come unico Codificatore, fornendo una speranza concreta a migliaia di persone: “liberatevi dalle vostre catene, portate la vostra energia fino alla porta stretta dell&#8217;immagine, lì dove si organizza l&#8217;apparizione televisiva.” Ciò che si perde così facendo è poi, tragicamente, la propria espressività. Perché la si perde? Perché gli Avanguardisti Tronisti e le Giovani Italiane Veline sono, per la gioia del Codificatore, persone incompiute, malleabili, le cui spinte espressive non hanno ancora preso una definitiva direzione. Ed è su questa malleabilità espressiva che avviene la violenza del fascismo estetico: ossia la codificazione rigida dei ruoli, dei tempi, dei vestiti, dei gesti, dei toni, secondo un copione fisso.</p>
<p>L&#8217;azione violenta e prevaricatrice che contraddistingue il carattere fascista di questa operazione avviene a due livelli: a livello alto, in quanto monopolio televisivo (illegale), e quindi imposizione, a livello nazionale, di un solo Codice, con marginalizzazione e discredito di Codici concorrenti; a livello basso, in quanto imposizione – in termini di addestramento – di un unico paradigma espressivo, senza nessuna considerazione per altri alternativi.</p>
<p>Tutto questo sistema, inoltre, ha un&#8217;altra conseguenza “fascista”, ossia il carattere <em>mortifero</em> e <em>mortificante</em> delle poche espressioni consentite. E qui il documentario di Lorella Zanardo è sufficientemente eloquente. L&#8217;accanimento sui volti delle donne, passati sotto l&#8217;opera di cancellazione chirurgica della loro espressività, riconduce alla levigata uniformità della maschera mortuaria. L&#8217;accanimento nel ricondurre la donna ad un alfabeto limitato di posture – a carponi sotto un tavolo ad esempio –, riconduce alla mortificazione sadica, ma senza ombra di quella parità di ruoli che, nella vita intima e privata, dovrebbero essere il presupposto di ogni espressività erotica. Non è il gesto in sé ad essere mortificante, lo è la sintassi rigida del gesto, la sua ricorrenza all&#8217;interno di un sistema chiuso di gesti e di ruoli codificati.</p>
<p>Infine, il “fascismo estetico” ha un&#8217;altra conseguenza: il razzismo. Un razzismo che, ovviamente, tocca la sfera dell&#8217;immagine e dell&#8217;espressività. Ciò vale non più soltanto all&#8217;interno della fabbrica mediatica, ma nelle sue propaggini reali, per strada, nel paese. Chi non corrisponde all&#8217;immagine codificata è sospetto. Anziani, neonati, immigrati con abiti da lavoro o con abiti della festa non europei, barboni, &#8220;originali&#8221;, ecc. Ricordo l&#8217;incontro in un vagone affollato del metrò con un gruppo di ragazzoni provenienti da un quartiere popolare di Milano. Il loro era lo stile solito, stile unico, stile televisivo. Uno di essi era ubriaco o impasticcato, e attaccabrighe. Tra le tante persone presenti, due scatenarono la sua aggressività. Uno era il classico “originale”. Un ragazzo che si dava un po&#8217; di arie da misterioso, vestito con una camicia e un capello neri, barba e ciuffo sugli occhi, scarpe a punta con fibbie strane. Il tizio flippato cercò di aggredirlo, di strappargli il cappello. Ma lo tennero fermo i suoi compagni. Poi, girandosi, vide che lo guardavo. E si lanciò su di me, gridando “E tu quattr&#8217;occhi!” (alludendo ai miei occhiali). Si vede che anche gli occhiali erano un segno, per lui, di minorità, e andava quindi punito. Possiamo immaginarci le varie tappe del suo ritorno a casa: una coppia di gay che si baciano, una ragazza con una minigonna e delle calze a rete rosa shocking, un venditore bengalese con quattro cappelli da cow-boy in testa, ecc.</p>
<p>Lele Mora che lavora ai piani alti dell&#8217;industria televisiva, essendo un selezionatore potentissimo di chi accede all&#8217;immagine, un guardiano della porta stretta di Mediaset, non è solo una delle eminenze grige del “fascismo estetico”, è anche una fascista <em>tout court</em> e vecchia maniera, con tanto di “Faccetta nera” registrata sul suo video-telefonino, svastiche e aquile naziste. È quanto ci mostra una delle sequenze più agghiaccianti di <em>Videocracy</em>. Nostalgia del regime fascista e fascistizzazione dell&#8217;immagine possono andare perfettamente a braccetto.</p>
<p>A livello più generale, il “fascismo estetico”, come paradigma culturale rigido e tendenzialmente unico (grazie al monopolio mediale), si alimenta, per poi amplificarlo, di quello che Raffaele Simone definisce uno dei principali postulati dell&#8217;ideologia della neodestra: il postulato di superiorità (“io sono il primo, tu non sei nessuno”). Nella logica del fascismo estetico, la conquista dell&#8217;immagine (l&#8217;apparizione mediatica) si può ottenere con tutti i mezzi. Detto in altri termini, non si diventa primi solo per il principio meritocrato che vige in democrazia (“sei il primo, perché il migliore”). Si diventa primi, anche se si è il peggiore. L&#8217;inganno, la forza, la frode, il crimine sono tutte vie altrettanto legittime, e probabilmente più comode, per l&#8217;accesso all&#8217;immagine. Chi accede all&#8217;immagine, acquisisce uno statuto incomparabile con quello di qualsiasi altro cittadino privo d&#8217;immagine. Il primo è chi sta nel fascio di luce mediatica, quale che siano le sue caratteristiche morali, professionali e intellettuali. Nessuno sono tutti gli altri, quelli fuori dal fascio, quali che siano le loro caratteristiche morali, ecc.</p>
<p>Nella discussione seguita al mio post su <em>Videocracy</em> è, ad un certo punto, emerso uno strano schema. Parlando di coloro che più si conformano al paradigma culturale della tv berlusconiana – coloro che aspirano all&#8217;apparizione televisiva, la anticipano, in qualche modo, nella loro vita reale – è sorto il problema del giudizio. Posto che uno si senta estraneo a questi modelli culturali, e ne abbia coltivati altri, come giudica i “clonati” o le “clonate”? Qui secondo me c&#8217;è un punto fondamentale. Si potrebbero ovviamente fare tante precisazioni possibili. Ad esempio, coloro che appaiono “clonati” esteticamente, magari sono persone civilissime, consapevoli, ecc. Semplicemente assumono in forma superficiale un modello, mantenendo rispetto ad esso una distanza critica. Siamo d&#8217;accordo. Ma quegli altri, invece? Quelli che accolgono il pacchetto in blocco? Le aspiranti veline pronte al sacrificio di sé senza nessuna garanzia di contropartita? L&#8217;operaio bresciano che attende la salvezza sociale dal casting e ne esce ogni volta frustrato? Nella discussione è emerso uno conflitto tra giudizi morali: chi vede queste persone come colpevoli, colluse, e quindi non meritevoli di alcuna compassione o simpatia, e chi le vede come vittime, o anzi vede – come mi sembrerebbe più giusto – tutti noi come vittime di questo paradigma culturale. Questa divergenza di opinioni riguardava poi anche il giudizio sul grado di attività o passività, quindi di responsabilità, di queste persone nel meccanismo impietoso a cui si esponevano.</p>
<p>Noi, quando ragioniamo così, facciamo riferimento a due modelli che mi sembrano riduttivi: il primo è quello individualista, e dice: se non c&#8217;è coercizione evidente, c&#8217;è l&#8217;autonoma volontà del soggetto. A lui va tutta la responsabilità di ognuna delle sue azioni. Il secondo, di ascendenza sociologico-positivista, dice: siamo tutti socialmente condizionati, la nostra libertà è illusoria, o minima.</p>
<p>Nel mio post ho introdotto il concetto di “tragico”. E anche se non è espresso da lei esplicitamente, trovo che le riflessioni di Lorella Zanardo citate all&#8217;inizio vadano nella stessa direzione. Mi permetto una citazione da Peter Szondi (<em>Saggio sul tragico</em>): “la tragicità non si compie nel declino dell&#8217;eroe, ma nel fatto che l&#8217;uomo soccomba proprio percorrendo quella strada che ha imboccato per sottrarvisi”. Lo schema tragico non è familiare a noi moderni, eppure rende questa specifica vicenda più intellegibile che gli schemi individualisti e socio-positivisti. L&#8217;eroe tragico è una vittima, pur essendo del tutto responsabile delle proprie azioni. La sua volontà, che lo rende attore consapevole del dramma, non esclude in lui una parziale cecità. Il clonato o la clonata, nell&#8217;ottica tragica, sono persone spinte da un desiderio di emancipazione forte, che rischia ad ogni momento di precipitarle in una condizione di nuova e inedita prigionia. Questo li rende allo stesso tempo colpevoli e innocenti, o forse più semplicemente illustra la vanità di un nostro giudizio morale. Non solo, ma la stessa diabolica industria televisiva berlusconiana ha custodito in sé elementi d&#8217;emancipazione sociale che non erano visibili altrove nel panorama culturale italiano. L&#8217;autoritario-populista Berlusconi potrà ribattere a certi ambienti culturali di sinistra: “Ma voi siete classisti!” E questo è vero. Vogliamo considerare il grado di mobilità e permeabilità del PD di fronte alle forze nuove, giovani, che premono al suo interno o che potrebbero essere coinvolte in esso? Vogliamo andare a vedere cosa succede nei feudi della cultura del libro, ossia nelle università, anche nei dipartimenti politicamente e culturalmente orientati a sinistra? Sono forse luoghi di sicura emancipazione? Sono forse luoghi immuni dal baratto sessuale? Sono forse luoghi in cui è sconosciuto il postulato di superiorità “io sono il primo (io ho la cattedra), tu non sei nessuno (tu hai un contratto annuale, un assegnino, una borsa di studio)?</p>
<p>Non voglio suggerire equivalenze che non ci sono. Voglio mostrare gli elementi di emancipazione nella tana dell&#8217;Orco e della sua cultura fascistoide così come voglio mostrare elementi di schiavitù e inciviltà nelle biblioteche più selezionate e libertarie. E nonostante le enormi differenze, e indipendentemente dalle coloriture politiche, sono ambienti in cui non solo le normali illusioni della giovinezza vengono macinate brutalmente, ma anche le più vitali e legittime aspirazioni a una vita normale. Questo fa sì che la torsione tragica sia presente ogni qualvolta, io mente libresca e anti-televisiva, guardo in faccia un &#8220;clonato&#8221;. Io ho creduto nello studio, nella ricerca artistica, nel lavoro intellettuale, nell&#8217;indipendenza di giudizio, nell&#8217;impegno sociale e, qui in Italia, sono stato bellamente fregato. Lui, nel peggiore dei casi, avrà creduto nella palestra, nell&#8217;abbronzatura, negli abiti firmati, nelle discoteche dei vip, nei casting televisivi, nella forza bruta, e magari è già partito fregato, e molto presto, magari fin dalla nascita, nel quartiere o nella famiglia in cui si è trovato a vivere, e comunque c&#8217;è il caso che continui ad andargli male, anche così, anche con gli occhiali a goccia, quelli giusti.</p>
<p>Se c&#8217;è un punto da cui possiamo ri-partire, è quello di cui parla Lorella Zanardo quando si riferisce “alla scoperta del potere d&#8217;attrazione del corpo delle donne”. Io allargherei il discorso, non so quanto debitamente. Sarebbe importante che ognuno ri-scoprisse la quantità d&#8217;energie fisiche e intellettuali, creative, che si liberano quando smette di stare al proprio posto, sia dentro l&#8217;immagine e i suoi codici, sia dentro i discorsi e i suoi codici. Smettere di stare al proprio posto, in Italia, significa rimettere in discussione tante vie di salvezza sociale, che si sono rivelate, nell&#8217;universo dell&#8217;immagine come in quello dei libri, vicoli ciechi, zone morte, limbi dove pochi privilegiati ci tengono in attesa di una vita che non verrà mai, che arriverà troppo tardi o troppo presto. Smettiamo di attendere davanti alla porta della Legge, nutrendo il suo guardiano con le nostre energie fisiche e mentali. Smettiamo di essere dei nessuno, che attendono di diventare il primo.</p>
<p>Non è questa una risposta al che fare. È un&#8217;immagine libresca. Un sogno vivido. Se la truppa di aspiranti veline e il karateka bresciano avessero mollato per un giorno i casting, e fossero venuti in manifestazione, ancheggiando e scalciando in aria, con i precari della scuola, sabato 5 settembre a Milano, la gente in moto e in macchina, invece di inveire contro noi manifestanti per il blocco del traffico, ci avrebbe forse seguiti, affascinata da quei corpi provocanti e da quei calci atletici.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-22125" title="never mind pollock" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/never-mind-pollock1-300x199.jpg" alt="never mind pollock" width="300" height="199" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/never-mind-pollock1-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/never-mind-pollock1.jpg 450w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>[immagine in alto: Lilibeth Cuenca; immagine in basso: Lilibeth Cuenca <em>never mind pollock</em>, foto di andrea rosforth]</p>
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