<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>il Manifesto &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/il-manifesto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 05 Jun 2021 16:03:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Rossana Rossanda e gli altri rabdomanti</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/07/07/rossana-rossanda-e-gli-altri-rabdomanti/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2021/07/07/rossana-rossanda-e-gli-altri-rabdomanti/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 05:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[i rabdomanti]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Rossana Rossanda]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Di Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Velio Abati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=91258</guid>

					<description><![CDATA[di Velio Abati La poesia di Tommaso Di Francesco nasce e vive in una controscena. Uomo pubblico dalla sua militanza nella “nuova sinistra” del Sessantotto, politico-giornalista di quella particolare forma della politica, che il quotidiano “Il Manifesto” è, nel quale ricopre la carica di codirettore e di responsabile della pagina degli esteri, ha da sempre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Velio Abati</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-91259" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/06/i-rabdomanti-171x300.jpg" alt="" width="171" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/06/i-rabdomanti-171x300.jpg 171w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/06/i-rabdomanti-150x263.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/06/i-rabdomanti-300x526.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/06/i-rabdomanti-239x420.jpg 239w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/06/i-rabdomanti.jpg 469w" sizes="(max-width: 171px) 100vw, 171px" /></p>
<p>La poesia di Tommaso Di Francesco nasce e vive in una controscena. Uomo pubblico dalla sua militanza nella “nuova sinistra” del Sessantotto, politico-giornalista di quella particolare forma della politica, che il quotidiano “Il Manifesto” è, nel quale ricopre la carica di codirettore e di responsabile della pagina degli esteri, ha da sempre derivato da quella passione intellettuale e morale una non minore necessità poetica. I “foglietti in tasca” che il poeta si porta dietro registrano sì i fatti con i quali è alle prese il politico, ma costretti alle fratture, allo scarto delle vite proprie e altrui, che l’azione politica non riesce, ancora o mai, a ricomporre.</p>
<p>Invece la nuova raccolta <em>I rabdomanti. Quattro poemetti, quattro poesie colloquiali e una favola</em> (Manifestolibri, 2021, pp.83, €.8,00), dedicato ai fondatori del “quotidiano comunista”, di cui quest’anno ricorre il cinquantenario, incrina e forza la separazione tra le due scene. Non che Di Francesco non avesse già scritto sui suoi compagni di redazione, ma con il distanziamento dello scherzo epigrammatico, in consonanza con i ben noti titoli del “Manifesto”.</p>
<p>Otto sono i fondatori “rabdomanti” alla cui scomparsa il poeta volge la pietas della pagina: Aldo Natoli, Luigi Pintor, Lucio Magri, Eliseo Milani, K.S. Karol, Rossana Rossanda, Valentino Parlato e Lidia Menapace; un componimento ciascuno, eccetto Rossanda cui è dedicata anche la prosa della favola in chiusura del prosimetro. Il cortocircuito tra le due scene produce sommovimenti, tensioni divergenti e persino eterogenee, già palesati dal sottotitolo composito. L’andamento lieve della favola <em>Mefis è tornata</em> – registro da Di Francesco già sperimentato in un libretto per bambini illustrato, come questa volta la copertina, da Mauro Biani – è solo il fenomeno più vistoso: le divaricazioni operano in profondità nel tessuto stesso dei testi poetici, sottoposti a una doppia polarizzazione. Ora, le alchimie oscure della germinazione poetica, che attengono, credo, al differente vissuto nella redazione e nella militanza, sbocciano in testi brevi di una lingua sorprendentemente piana, ricca persino di rime baciate, non aliena da tenerezze: “Sopra il destino dell’uomo soffiava / il vento Eliseo, né zefiro né burrasca / ma tramontana irriducibile, costante” (<em>La forza in disparte</em>, per Eliseo Milani), “Sei l’unico impermeabile di Bogart / rimasto, che dentro protegga / l’infanzia d’una guardia rossa” (<em>K.S. Karol, il leggendario Solik</em>); aperta addirittura alla giocosità in <em>Il zunzuncito</em>, dedicata a Lidia Menapace<em>.</em></p>
<p>Ora, invece, e sono i testi più lunghi, le tensioni intellettuali e politiche, le ambivalenze esasperano i caratteri propri della poesia di Di Francesco, mai di facile lettura, perché il dolore delle sconfitte, gli smarrimenti esistenziali della mente e dell’animo di cui essa si fa carico (e tutti i rabdomanti cantati ne sono stati segnati con l’autore, testimone e parte vivente) hanno accesso alla pagina solo fortemente mentalizzati, mentre gli eventi, le circostanze che ne sono stati cauterizzati vengono drammaticamente sfrondati, quasi divelti dal tessuto della cronaca e restituiti come bronconi irriconoscibili eppure sanguinanti, una forza dislocatrice e abrasiva che deforma lo stesso andamento ritmico-sintattico. La poesia che ne sorge non è, com’è stato detto, allegorica, ma violentemente sineddotica e, in modo più intermittente, analogica. Da questa controscena e dalle sue dinamiche nascono la difficoltà, le asperità, il rifiuto della confidenza e insieme l’affidamento costante alla poesia.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2021/07/07/rossana-rossanda-e-gli-altri-rabdomanti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ciao, compagna Rossana</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/09/21/ciao-compagna-rossana/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2020/09/21/ciao-compagna-rossana/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 11:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[PCI]]></category>
		<category><![CDATA[Rossana Rossanda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=86378</guid>

					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani mi mancano, come sempre, le parole per salutarti come forse tu vorresti, t’ho sfiorata una volta a Milano, eri amica di una mia amica, ma non ti ho mai parlato veramente, ho solo guardato i tuoi occhi così penetranti, così bramosi di sapere, di capire, di indagare. La tua storia la sanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/09/rossana-rossanda.jpg" alt="" width="450" height="284" class="alignleft size-full wp-image-86381" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/09/rossana-rossanda.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/09/rossana-rossanda-300x189.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/09/rossana-rossanda-250x158.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/09/rossana-rossanda-200x126.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/09/rossana-rossanda-160x101.jpg 160w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><br />
mi mancano, come sempre, le parole per salutarti come forse tu vorresti, t’ho sfiorata una volta a Milano, eri amica di una mia amica, ma non ti ho mai parlato veramente, ho solo guardato i tuoi occhi così penetranti, così bramosi di sapere, di capire, di indagare. La tua storia la sanno tutti quelli che ti hanno amata, apprezzata, cara maestra di generazioni di giovani: la cacciata dal PCI, la fondazione del <strong>Manifesto</strong>, le tue infinite battaglie e infine l’uscita anche dal Manifesto, col quale avevi ormai maturato, col maturare dei tempi, qualche divergenza. Non la mandavi a dire a nessuno, mi dice chi ti ha conosciuta, eri diretta, implacabile. Di cose e di fatti ne sapevi molti, non avevi dimenticato nulla della tua lunga e in qualche modo instancabile vita. Fosti la sola ad accompagnare <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/11/29/ciao-compagno-lucio/">Lucio Magri</a> in Svizzera.<br />
Il Manifesto ti dedicherà un numero speciale martedì 22, per oggi le notizie più standard sono quelle che dà <a href="https://www.repubblica.it/politica/2020/09/20/news/morta_rossana_rossanda_fondatrice_del_manifesto_giornalista_e_intellettuale-267926379/?ref=RHPPTP-BH-I267926040-C12-P2-S1.12-T1">Repubblica</a>.<br />
Ciao Rossana, non siamo più in molti a piangere la tua morte, ma la piangiamo.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2020/09/21/ciao-compagna-rossana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Letteratura e memoria/1: Annie Ernaux</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/06/06/letteratura-memoria1-annie-ernaux/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2017/06/06/letteratura-memoria1-annie-ernaux/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 12:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Alias]]></category>
		<category><![CDATA[annie ernaux]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[l'orma editore]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura francese]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria di ragazza]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[stefano gallerani]]></category>
		<category><![CDATA[WestEgg Agenzia Letteraria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=68548</guid>

					<description><![CDATA[di Stefano Gallerani Annie Ernaux Memoria di ragazza (traduzione di Lorenzo Flabbi) pp. 256, € 16,20 L’orma editore, “Kreuzville Aleph” Roma, 2017 Dopo il successo de Gli anni, Il posto e L’altra figlia, L’orma editore torna a proporre, con Memoria di ragazza (traduzione di Lorenzo Flabbi, “Kreuzville Aleph”, pp. 256, € 16,20), la scrittrice francese [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Stefano Gallerani</strong><strong><br />
</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-68549" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/copertinaErnaux-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/copertinaErnaux-203x300.jpg 203w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/copertinaErnaux.jpg 630w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></p>
<p><b><br />
Annie Ernaux</b></p>
<p><b><i>Memoria di ragazza</i></b> (traduzione di Lorenzo Flabbi)<br />
pp. 256, € 16,20<br />
<b>L’orma editore</b>, “<b>Kreuzville Aleph</b>”<br />
Roma, 2017</p>
<p>Dopo il successo de <i>Gli anni</i>, <i>Il posto</i> e <i>L’altra figlia</i>, L’orma editore torna a proporre, con <b>Memoria di ragazza</b> (traduzione di Lorenzo Flabbi, “Kreuzville Aleph”, pp. 256, € 16,20), la scrittrice francese Annie Ernaux Come già i precedenti titoli, anche in questo caso si tratta di una narrazione autobiografica, eppure ciò che continua a sorprendere è il modo in cui Ernaux declina l’esperienza personale ben oltre l’ovvia considerazione che, qualsiasi cosa scriva, uno scrittore non faccia che parlare di sé, in un modo o nell’altro. <span id="more-68548"></span>Perché – e qui sta il punto – il modo non è indifferente, anzi: esso diventa il senso stesso dell’autobiografia, un’interrogazione costante sui suoi limiti e sulle sue possibilità; una ricerca che da quello dello scrittore passa al laboratorio del lettore dando vita a un rapporto mobile e fragile che è alla base dello stesso patto autobiografico. Ecco, dunque, come, nella rievocazione di un momento particolare della propria vita, ai fatti evocati dal passato si sovrapponga sempre l’inquietudine presente del rievocare; ecco, come, ancora, la persona di cui Ernaux scrive quando parla di sé, a notevole distanza di tempo rispetto agli avvenimenti cui si riferisce, non è lei stessa ma nemmeno una finzione o un personaggio di fantasia, bensì un essere umano la cui memoria le appartiene ma che sta oltre lei: più indietro negli anni o molto avanti, nel futuro che rappresenta il risarcimento incorporeo della scrittura; ad ogni modo, “una sorta di presenza reale” fuori di sé. Per circoscrivere il discorso, in <i>Mémoire de fille</i> (così in originale, pochi mesi fa) questa presenza è l’Annie diciottenne nell’estate del 1958, “un’estate senza particolari anomalie metereologiche, quella del ritorno del generale De Gaulle, del franco pesante e di una nuova Repubblica, di Pelé campione del mondo di calcio, di Charly Gaul vincitore del Tour de France e della canzone di Dalida <i>Mon histoire c’est l’histoire d’un amour</i>”; l’Annie che ancora faceva di cognome Duchesne: una ragazza piena di “ignoranze sociali” che conosce le cose solo attraverso i libri e le riviste che divora avidamente e che per la prima volta mette il naso fuori dalla rassicurante quiete domestica per trascorrere le vacanze lontano dai genitori, in un vecchio castello adibito a colonia dove si appresta a fare l’educatrice. Qui, quella giovane con cui l’Annie di oggi cerca ancora “un po’ di somiglianza” consuma, in poche settimane, la propria acerba maturità: è questo il suo passaggio della linea d’ombra che separa l’età adolescente da quella adulta, questo il suo ingresso nel mondo. E però, le mura del castello sono, per lei, “uno spazio chiuso” che tiene a distanza il mondo: la storia, quella con la s maiuscola (i fatti di Algeria, la rivoluzione in fieri del decennio che sta per venire), resta al di là, come un’eco lontana. Tutto è concentrato in un microcosmo popolato da figure che non sembra possano avere un destino che nell’interpretazione del ricordo. Pressoché nessuno ha un nome, come Ernaux rammentasse, con Fitzgerald, che un uomo non è che una somma di iniziali. Ogni cosa ruota intorno alla scoperta della sessualità e alla perdita della verginità: “la grande memoria della vergogna, più minuziosa, più irremovibile di tutte le altre. Quella memoria che, insomma, della vergogna è lo specifico dono”. Inscrivendosi in una tradizione che dai <i>Souvenirs d’égotisme</i> di Stendhal arriva al <i>romanesque</i> di Alain Robbe-Grillet, Annie Ernaux si ritaglia uno spazio tutto suo; uno spazio che <i>Memoria</i> traduce in una sequenza di scene isolate che scardinano la fallace prospettiva della ricostruzione storica per dare spazio a una necessità – cioè all’incontro tra volontà e bisogno di esporsi sulla pagina come su una lastra – libera da qualsiasi apologia dei sentimenti che non sia raggiunta dall’ambiguo sconforto di “esplorare il baratro tra la sconcertante realtà di ciò che accade nel momento in cui accade e la strana irrealtà che, anni dopo, ammanta ciò che è accaduto”.</p>
<p>*</p>
<p>[Questo articolo è apparso su <em>«Alias» &#8211; Il Manifesto</em>, il 14 maggio 2017.<br />
All&#8217;interno dei <em>&#8220;Book Club&#8221;</em> organizzati dall&#8217;agenzia letteraria<em> WestEgg</em>, Stefano Gallerani leggerà <em>Memoria di ragazza</em> di Annie Ernaux, <em>L&#8217;orma editore</em>, mercoledì 7 giugno dalle 18.30 in viale Delle Milizie 34 &#8211; Roma]</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2017/06/06/letteratura-memoria1-annie-ernaux/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marino, univoco e «disorientato»</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/25/marino-univoco-e-disorientato/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/25/marino-univoco-e-disorientato/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2014 13:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[ignazio marino]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Di Francesco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=48360</guid>

					<description><![CDATA[(Dal Manifesto di oggi, l&#8217;editoriale a firma Tommaso di Francesco) Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha deciso di affiggere in Campidoglio le foto dei tre giovani coloni rapiti nei Territori occupati palestinesi. A quanto pare l’Oriente, estremo e medio, mette i paraocchi all’univoco primo cittadino. Allora gli domandiamo: 1) Perché denuncia il rapimento dei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Dal <em>Manifesto</em> di oggi, l&#8217;editoriale a firma <strong>Tommaso di Francesco</strong>)<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/muro_West_Bank1.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/muro_West_Bank1.jpg" alt="muro_West_Bank1" width="500" height="332" class="aligncenter size-full wp-image-48361" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/muro_West_Bank1.jpg 500w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/muro_West_Bank1-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/muro_West_Bank1-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a><br />
Il sindaco di Roma <strong>Ignazio Marino</strong> ha deciso di affiggere in Campidoglio le foto dei tre giovani coloni rapiti nei Territori occupati palestinesi. A quanto pare l’Oriente, estremo e medio, mette i paraocchi all’univoco primo cittadino. Allora gli domandiamo:</p>
<p>1) Perché denuncia il rapimento dei tre ragazzi israeliani e si prepara ad esporre le loro foto accanto a quelle dei marò — (mentre dei due pescatori indiani uccisi nell’operazione anti-pirateria, nemmeno l’ombra in Comune) — ma non prende posizione sui 196 minori palestinesi <span id="more-48360"></span>(27 dei quali con meno di 15 anni) incarcerati in Israele, spesso perché avevano lanciato pietre contro gli autoveicoli militari degli occupanti o le auto dei coloni.</p>
<p>2) Lei esprime giustamente solidarietà alle famiglie dei tre giovani israeliani rapiti, ma perché non dice una sola parola di conforto ai genitori di Ali al-Awour, 10 anni, ucciso a metà giugno, a Gaza, da un missile sganciato da un drone israeliano, e degli altri quattro ragazzi palestinesi uccisi dalle forze di occupazione dall’inizio del 2014: <strong>Adnan Abu Khater</strong>, 16 anni; <strong>Yousef al-Shawamrah</strong>, 14 anni; <strong>Muhammad Salameh</strong>, 16 anni; <strong>Nadim Nawarah</strong>, 17 anni?. Perché non esporre dal Campidoglio anche le loro foto? Per l’Onu, tra gennaio e aprile i soldati israeliani hanno ferito 250 minori palestinesi.</p>
<p>3) Perché non esprime giudizi sul «rapimento legalizzato» di 200 palestinesi tenuti in detenzione «amministrativa», ossia in carcere per mesi (talvolta anche per anni) sulla base solo di indizi e senza processo. È una misura cautelare contraria alle leggi internazionali e condannata dalle organizzazioni per la tutela dei diritti umani. Da settimane è in atto uno sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi contro questo tipo di detenzione. Negli ultimi giorni i detenuti «amministrativi» sono diventati circa 300, secondo la stessa stampa israeliana, poiché gli arresti di massa eseguiti dall’esercito israeliano, durante le «ricerche» dei ragazzi scomparsi, si sono trasformati in «detenzione amministrativa» per un centinaio degli oltre 400 palestinesi finiti in manette.</p>
<p>Chiede giustamente che i tre ragazzi israeliani siano restituiti alle famiglie ma perché resta in silenzio di fronte agli arresti eseguiti dai soldati di numerosi deputati ed ex ministri palestinesi e del presidente del Parlamento dell’Anp, in ritorsione per il rapimento?</p>
<p>5) Perché non ha preso posizione sulla costruzione nei Territori palestinesi occupati di massicci insediamenti e migliaia di abitazioni per coloni israeliani avviata anche nell’ultimo anno dal premier <strong>Netanyahu</strong>, in violazione di convenzioni e risoluzioni internazionali che condannano le colonie, come a Hebron, che impediscono solo pensare che possano esistere uno Stato palestinese e quindi una soluzione di pace?</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/25/marino-univoco-e-disorientato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>15</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Morir dal ridere, ovvero la Grande Svolta</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/01/20/morir-dal-ridere-ovvero-la-grande-svolta/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2014/01/20/morir-dal-ridere-ovvero-la-grande-svolta/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2014 08:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[civati]]></category>
		<category><![CDATA[crozza]]></category>
		<category><![CDATA[cuperlo]]></category>
		<category><![CDATA[freccero]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Hardt]]></category>
		<category><![CDATA[micromega]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Virno]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[rodotà]]></category>
		<category><![CDATA[Santoro]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Toni Negri]]></category>
		<category><![CDATA[vespa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=47310</guid>

					<description><![CDATA[di Luca Lenzini Un passaggio epocale, niente di meno, ha avuto luogo nel 2013. Il fatto è così macroscopico che, come accade, si è finito per trascurarlo, con grave negligenza: nei Media le vignette dedicate a Silvio Berlusconi si sono drasticamente ridotte, per essere sostituite da quelle su Matteo Renzi. Si dirà: e allora? Morto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Luca Lenzini</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/m.r..jpg"><img loading="lazy" class="alignnone  wp-image-47311" alt="m.r." src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/m.r..jpg" width="193" height="134" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/m.r..jpg 460w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/m.r.-300x208.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/m.r.-100x70.jpg 100w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Un passaggio epocale, niente di meno, ha avuto luogo nel 2013. Il fatto è così macroscopico che, come accade, si è finito per trascurarlo, con grave negligenza: nei Media le vignette dedicate a Silvio Berlusconi si sono drasticamente ridotte, per essere sostituite da quelle su Matteo Renzi. Si dirà: e allora? Morto un re, se ne fa un altro. E appunto, tale è la logica inesorabile del sistema mediatico, non davvero nata nel terzo Millennio: eppure, forse proprio perché giornalmente assediata da non-notizie, catastrofi naturali e scandali a base di politici e <em>celebrities</em>, la coscienza stenta a cogliere sino in fondo le implicazioni di questo Rubicone – per la Sinistra, vorrei specificare, non fossi incerto sulla titolarità dell’arcaico concetto.<span id="more-47310"></span><br />
In apparenza, in effetti, a dominare è la continuità: le affinità tra Silvio e Matteo sono state messe in rilievo per tempo, da parte di opinionisti, commentatori e compagnia bella, sicché la Sinistra Spiritosa, che per un ventennio ha accompagnato l’ascesa e le alterne vicende del Cavaliere (con l’annesso caravanserraglio dei talk-show e relative, domestiche baruffe) ha trovato un facile e pronto ricambio nel Sindaco, al quale unanimemente sono riconosciute grandi doti di Comunicatore e che costituisce, quindi, un bersaglio ideale per le frotte di satiri e umoristi perennemente <em>on air</em>. Costoro, certo, rischiavano di restare a spasso, ma il problema era ben più serio: tutto il sistema mediatico, di cui la satira è parte integrante e vitale, rischiava il collasso. Il più geniale degli imitatori, l’inimitabile Crozza, l’ha capito subito; non tutti, però, ne han tratto le conseguenze, che poi si riducono ad una, fatale e di portata storica: che il Sindaco potrà regnare indisturbato per lunghi anni, caricaturizzato ma sovrano come il suo predecessore, al timone del P.D. prima, e presto del Bel Paese.<br />
L’unica incognita è rappresentata, si direbbe, dall’eventuale discesa in campo dello stesso Crozza, che in un perfetto Bipolarismo potrebbe affrontare in campale tenzone elettorale Grillo, portando così a compimento l’originale concezione italiana della tele-democrazia, con buona pace dei Forconi e gran tripudio dei Vespa. Magari Santoro potrebbe avere qualche <em>chance</em> per il Quirinale, ma in fondo non c’è di che preoccuparsi: ha dato prova di abile <em>par condicio</em> durante le ultime elezioni e anzi, a veder bene, sarebbe anche meglio di Rodotà, troppo professorale per i suoi stessi elettori, anzi affossatori. Del resto, l’accusa veramente letale che decretò il fallimento alle Primarie di Cuperlo e Civati non fu che, con quell’aria da sfigati, “non bucano lo schermo”? E poi, non si vede perché farla tanto lunga se nelle materie discriminanti le distanze tra i vari protagonisti, nella Sinistra di Governo, si riducono a minimali scarti di posizionamento (sulla Bce, la Merkel o Balotelli). C’è da tirare un sospiro di sollievo, piuttosto, guardando al fronte dell’Ex-extrasinistra (quella defenestrata dal Parlamento dal Kennediano-Col-Broncio, il Trionfatore del Lingotto): qui, nonostante la sindrome micro-scissionista, si hanno le idee assai chiare, in tema di Media, e si è fortunatamente reperito il <em>Maître à Penser</em> ideale per spiegare i segreti del nostro tempo televisivo: Carlo Freccero.<br />
Chi, all’uopo, meglio di quest’ultimo, direttore nei ruggenti Ottanta dei programmi di “Canale 5” e “Italia 1” e nei Novanta di “Rai 2” (per approdare ai giorni nostri al digitale “Rai 4”)? Ospitato con il rilievo che merita un apostolo della Modernità su una testata storica come «il manifesto», nonché su «Micromega», egli parla con stregonesca competenza e tecnologica cognizione di causa del Presente e, soprattutto, del Futuro, che antivede con la lungimiranza dei profeti di schietta stirpe macluhaniana: non bisogna, afferma, essere pessimisti, avendo lui già scorto le crepe che minano il Pensiero Unico Dominante. Recensendone l’ultimo libro, apparso proprio nell’irripetibile 2013 (<em>Televisione</em>, Bollati Boringhieri, collana “I sanpietrini”), la direttrice del «manifesto» così scrisse (21.3.2013): «Il saggio di Freccero, naturalmente scritto prima delle elezioni, è tuttavia profetico sull&#8217;esito del voto perché, nella conclusione, volge verso un finale ottimista annunciando la formazione di crepe vistose nel muro della maggioranza. Crepe legate, ancora una volta come nel corso della storia della tv, alla trasformazione tecnologica del mezzo: la rivoluzione digitale che spezza il dominio della tv generalista, frantumando lo schermo e il pubblico. Come la tv commerciale creò l&#8217;<em>homo videns</em> così quella digitale rende attivo il telespettatore che si fa autore ritagliandosi sulle varie piattaforme un suo palinsesto. Al concetto di maggioranza legato alla tv generalista, si sostituisce quello di moltitudine (riportata all&#8217;attualità dai libri di Paolo Virno, e da quelli di Toni Negri e Michael Hardt) connesso alla trasformazione del pubblico in un insieme di tante singolarità.» (N. Rangeri, «il manifesto», 21.3.2013) Dunque alla «logica omologante del mercato che costruisce un muro compatto di egemonia sottoculturale», quale ci han sin qui cucinato tutte le televisioni, pubbliche e private, si contrappone, in una prospettiva insorgente e moltitudinaria, «la rivoluzione della rete e la tecnologia digitale», che «incrinano il muro della maggioranza facendoci intravedere l&#8217;inizio di un&#8217;altra comunicazione, di un&#8217;altra politica, di un&#8217;altra epoca» (ibidem).<br />
Singolari ma fiduciosi, frantumati ma riattivati e finalmente autori del nostro Palinsesto, così ci avviamo verso le nostre Magnifiche Sorti Digitali, <em>step by step</em>, da un’Era ad un’altra (e rivoluzionaria, forse). Ma tu, Matteo, stai pur tranquillo: è la tua Epoca, questa, e nessuno te la incrinerà.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2014/01/20/morir-dal-ridere-ovvero-la-grande-svolta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quenelle de Brest. Esistono censure giuste?</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/01/11/quenelle-de-brest-esistono-censure-giuste/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2014/01/11/quenelle-de-brest-esistono-censure-giuste/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jan 2014 17:28:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Maria Merlo]]></category>
		<category><![CDATA[Dieudonné]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Valls]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=47336</guid>

					<description><![CDATA[In Francia, da un po&#8217; di anni, si discute di libertà di espressione e di censura a proposito di uno spettacolo, ma sarebbe più esatto dire di un comico, Dieudonné M&#8217;bala M&#8217;bala, aka Dieudonné, che proprio in questi giorni ha riacceso il dibattito e gli animi di politici ed intellettuali, artisti e comuni cittadini. I [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/Dieudonne-and-Anelka-009.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/Dieudonne-and-Anelka-009-300x180.jpg" alt="Dieudonne and Anelka" width="300" height="180" class="alignleft size-medium wp-image-47339" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/Dieudonne-and-Anelka-009-300x180.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/Dieudonne-and-Anelka-009.jpg 460w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
In Francia, da un po&#8217; di anni, si discute di libertà di espressione e di censura a proposito di uno spettacolo, ma sarebbe più esatto dire di un comico, <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Dieudonn%C3%A9"><b>Dieudonné M&#8217;bala M&#8217;bala</b>, aka <b>Dieudonné</b></a>, che proprio in questi giorni ha riacceso il dibattito e gli animi di politici ed intellettuali, artisti e comuni cittadini. I quattro articoli che seguono sono della corrispondente del Manifesto in Francia, <a href="http://ilmanifesto.it/dieudonne-spettacolo-proibito-a-nantes/">Anna Maria Merlo</a> e, proposti in ordine cronologico, a parer mio illustrano assai bene l&#8217;impasse politica in cui, ancor più che un governo, il concetto stesso di citoyenneté, tradizionalmente laico, si è trovato suo malgrado a fare i conti. (effeffe)</p>
<p><a href="http://ilmanifesto.it/le-derive-antisemite-del-comico-dieudonne/"><strong>Le derive antisemite del “comico” Dieudonné</strong>> di<br />
</a><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/datario-29-dicembre.png"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/datario-29-dicembre.png" alt="datario-29-dicembre" width="143" height="132" class="alignright size-full wp-image-47340" /></a><br />
<strong>Anna Maria Merlo</strong><br />
PARIGI. Dieudonné è un umorista francese di 47 anni che riempie le sale quando si esibisce, a Parigi nel teatro della Main d’Or come nelle tournées in provincia. Gli spettatori ridono alle sue battute. Su Internet si è creata una comunità di entusiasti, sempre più fitta. Dieudonné ride e fa ridere riprendendo l’arsenale più retrivo dell’antisemitismo. Ha inventato un gesto – la “quenelle”, che dal campo della gastronomia (è una specie di gnocco a base di pesce o pollo) è ormai entrato in quello della politica – che ieri ha riprodotto anche il calciatore Anelka, dopo aver fatto un goal nel campionato inglese. La “quenelle” – un “saluto nazista rovesciato” secondo Alain Jakubovicz, presidente della Licra (Lega contro il razzismo e l’antisemitismo), rivendicato come “rivoluzionario e antisemita” dall’umorista e dai suoi seguaci &#8211; è diventata un emblema. La compagna di Dieudonné ha persino brevettato il termine. Contro chi lo critica e lo accusa di antisemitismo, Dieudonné si difende dietro la scusa di essere “discendente di schiavi”.<br />
Il ministro degli interni, Manuel Valls, ha deciso di reagire. Nei prossimi giorni, invierà ai Prefetti una circolare che permetterà di valutare, caso per caso, se gli spettacoli di Dieudonné sono “una turbativa all’ordine pubblico” e se dovranno venire proibiti. Qualche sindaco ha già tentato di bloccarli, ma la giustizia amministrativa, sistematicamente interpellata dagli avvocati dell’umorista, ha sempre bocciato le iniziative locali, anche se Dieudonné è già stato condannato a pagare multe salate: l’antisemitismo in Francia è un reato, non un’opinione. Radio France ha sporto denuncia contro Dieudonné, per aver insultato in uno spettacolo un giornalista della rete pubblica, Patrick Cohen, colpevole di non si sa cosa, ma che ha un nome ebreo: “quando sento parlare Patrick Cohen mi dico, vedi, le camere a gas, peccato”, l’umorista fa ridere il pubblico. Dieudonné ha già messo alla gogna anche un altro giornalista, Frédéric Haziza di LCP, che lo aveva criticato. Contro questo “umorismo” il governo ha deciso di agire, soprattutto dopo che 6 giovani ebrei hanno di recente cercato di aggredire Dieudonné a Lione.<br />
Per Valls, “Dieudonné ha cambiato dimensione. Gli spettacoli di Dieudonné non appartengono più alla dimensione creativa, ma contribuiscono ad accrescere i rischi di turbativa all’ordine pubblico”. Per il ministro degli interni, “siamo passati dall’ambito della legge del 1881 sulla libertà di espressione a quello dell’ordine pubblico”. Valls intende “spezzare la meccanica dell’odio” diffusa dagli spettacoli di Dieudonné. Ma molti dubitano dell’efficacia della proibizione. C’è un’oggettiva difficoltà giuridica, perché finora i tribunali amministrativi hanno sempre cassato le decisioni dei sindaci. Il Fronte nazionale difende Dieudonné invocando “la libertà di espressione”, garantita dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’Uejf, l’Unione degli studenti ebrei di Francia, ha dei dubbi sulla strategia di Valls e sulla sanzione preventiva, che punta alla messa al bando degli spettacoli di Dieudonné e ritiene più efficace la sanzione ex post. Laurent Joffrin, direttore del Nouvel Observateur, pero’ afferma: “temevamo di accordargli una pubblicità eccessiva, di attirare l’attenzione di un’opinione pubblica a grande maggioranza indifferente, di farne un martire della libertà di espressione. Questi scrupoli sono oggi superati, grazie alle reti sociali. Dieudonné accoglie già l’adesione ignorante ma fervente di un numero considerevole di internauti”. Sul sito Nouvelobs.com i commenti sono purtroppo istruttivi, per valutare la diffusione dell’antisemitismo in Francia all’alba del 2014.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sei-bianco-copy.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sei-bianco-copy.jpg" alt="sei-bianco copy" width="168" height="168" class="alignright size-full wp-image-47342" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sei-bianco-copy.jpg 168w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sei-bianco-copy-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sei-bianco-copy-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 168px) 100vw, 168px" /></a><br />
<a href="http://ilmanifesto.it/dieudonne-spettacolo-antisemita-fuorilegge/"><strong>Dieudonné: spettacolo antisemita fuorilegge</strong></a></p>
<p>PARIGI. Molto probabilmente, “Il Muro”, lo spettacolo dell’umorista Dieudonné già presentato a Parigi al teatro della Main d’Or, sarà proibito il 9 gennaio a Nantes, prima tappa della tournée nazionale. Il ministro degli interni, Manuel Valls, ha inviato ieri ai Prefetti una circolare, intitolata “Lotta contro il razzismo e l’antisemitismo – manifestazioni e riunioni pubbliche – spettacoli di Dieudonné M’Bala M’Bala””, che permette di far scattare la proibizione preventiva dello spettacolo, perché contiene “affermazioni infamanti nei confronti di varie personalità di confessione ebraica e oltraggi violenti e shoccanti alla memoria delle vittime della Shoah”. Valls, consapevole della difficoltà a proibire uno spettacolo, precisa che “il rispetto della libertà di espressione non impedisce che, a titolo eccezionale, l’autorità investita del potere di polizia proibisca un’attività se una tale misura è indispensabile per prevenire turbative all’ordine pubblico”. La circolare sottolinea che le affermazioni antisemite degli spettacoli di Dieudonné non sono dérapages improvvisati, ma che il controverso umorista è già stato oggetto a varie riprese di procedure penali, per propositi antisemiti. La decisione di Valls, appoggiata da François Hollande, solleva dubbi sul fronte dell’efficacia: proibire uno spettacolo non rischia di fare della pubblicità gratuita alle tesi che Dieudonné propaga già da una decina di anni, riempiendo le sale? Inoltre, Dieudonné ha un grande seguito su Internet, dove si propaga la sua “quenelle” (un gesto a metà tra saluto nazista rovesciato a “vaffa” all’italiana) e su questo fronte i poteri di polizia sono praticamente inesistenti.<br />
Il mondo politico condanna le posizioni di Dieudonné – in Francia l’antisemitismo non è un’opinione, ma un reato &#8211; con la paradossale eccezione del Fronte nazionale, che difende “la libertà di espressione” del comico e accusa il governo di “deriva estremista”. Ma molti esponenti politici, a destra come a sinistra, hanno espresso dubbi sull’efficacia della proibizione preventiva. Anche il mondo ebraico è diviso. L’Uejf (Unione degli studenti ebrei) difende l’azione giudiziaria caso per caso ex post, quando sono verificate le affermazioni antisemite. Invece, l’associazione dei Figli e figlie dei deportati ebrei di Francia, fondata da Serge e Beate Klarsfeld, invita a manifestare, domani a Nantes, per ottenere la proibizione dello spettacolo. Il Crif (Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia) chiede una “mobilitazione repubblicana” per combattere la diffusione delle tesi antisemite, che con Dieudonné sta prendendo in Francia un nuovo slancio, con la congiunzione tra il vecchio antisemitismo ereditato dagli anni ’30 e una nuova espressione delle stesse tesi, presentate come “rivoluzionarie” e “antisistema”, in nome della difesa delle lotte anticoloniali, con gli ebrei capro espiatorio, considerati responsabili della repressione dei neri e degli arabi. Nei suoi spettacoli, Dieudonné accusa gli ebrei di aver monopolizzato la sofferenza, occultando quella dei neri, grazie al loro potere economico. L’opposizione alla politica di Israele viene tradotta in espressioni antisemite e in negazionismo. Dieudonné, che potrebbe di nuovo presentarsi alle europee – come aveva fatto 5 anni fa – alla testa di una formazione antisemita, coagula questa triste alleanza e la sfrutta a proprio vantaggio. Oltre alla circolare, Valls e la ministra della giustizia, Christiane Taubira, hanno anche un altro angolo di attacco, che colpirà il portafoglio dell’umorista. Dieudonné, difatti, è già stato condannato nove volte dal 2006 per diffamazione, ingiurie e provocazione all’odio razziale. Deve pagare sui 65mila euro di multe, più altre decine di migliaia di euro alle associazioni anti-razziste che lo hanno denunciato. Ma non ha mai versato un euro, perché grazie ai ricorsi dei suoi avvocati e a un’abile costruzione imprenditoriale fatta di scatole cinesi, Dieudonné risulta nullatenente. Si è ritirato dalla Sacem (Società autori e editori), rendendo cosi’ impossibile il sequestro dei guadagni della società che produce i suoi spettacoli, la Productions de la plume, che nel 2012 ha fatturato 1,8 milioni di euro (anche grazie alla vendita di gadget di ogni tipo). Condannato per evasione fiscale (deve 800mila euro al fisco), ha fatto appello a una sottoscrizione dei suoi fan, presentandosi come una vittima del sistema. </p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sette.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sette.jpg" alt="sette" width="168" height="168" class="alignright size-full wp-image-47343" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sette.jpg 168w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sette-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/sette-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 168px) 100vw, 168px" /></a></p>
<p>PARIGI. In seguito alla circolare del ministro degli interni, Manuel Valls, rivolta ai Prefetti e ai sindaci, molte città hanno proibito ieri lo spettacolo “Il Muro” dell’umorista Dieudonné, per “provocazione all’odio razziale” a causa dell’ossessione antisemita che ne caratterizza i testi: la tournée in provincia non potrà cosi’ iniziare, come previsto, il 9 a Nantes (dove sono già stati venditi 5200 biglietti a 43 euro l’uno), e non ci saranno gli spettacoli a Bordeaux, Tours, Marsiglia (mentre Nyon, in Svizzera, rifiuta l’annullazione “per non fare pubblicità” al comico). Il presidente Hollande, che appoggia l’iniziativa di Valls, ha chiesto ieri ai Prefetti di essere “vigili e inflessibili” nell’applicazione della circolare, che prevede sia una risposta penale alle affermazioni antisemite di Dieudonné che interventi di carattere amministrativo per evitare turbative all’ordine pubblico. L’avvocato di Dieudonné ha annunciato “azioni immediate” contro ogni proibizione, rivolgendosi alla giustizia amministrativa che, nel passato, ha dato ragione al controverso umorista almeno una quindicina di volte. L’avvocato minaccia anche di rivolgersi al tribunale dei ministri contro Valls, accusato di aver fatto affermazioni “lesive dell’onore” di Dieudonné. I proprietari del teatro parigino della Main d’Or (un fondo di investimenti), dove da mesi Dieudonné presenta “Il Muro”, stanno cercando di recidere il contratto di affitto. Inoltre, la giustizia cerca la strada per obbligare Dieudonné a pagare i circa 65mila euro di multe a cui è già stato condannato per incitazione all’odio razziale, ma che finora è riuscito a non versare, grazie a un’abile costruzione in scatole cinesi delle sue proprietà, per cui risulta “nullatenente” malgrado i lauti guadagni che ricava dai suoi spettacoli e dalla vendita di gadget di vario tipo. La polemica politica non si placa. Oggi ci sarà una manifestazione contro la diffusione delle tesi antisemite, organizzata dall’associazione dei Figli e figlie dei deportati ebrei di Francia. Marine Le Pen, il cui partito è il solo a difendere Dieudonné, pur prendendo personalmente le distanze dalle tesi di Dieudonné, accusa Valls di “vendetta personale” contro il comico.<br />
  <a href="http://ilmanifesto.it/dieudonne-spettacolo-proibito-a-nantes/"></p>
<p><strong>Dieudonné: spettacolo proibito a Nantes</strong></a> <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/nove.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/nove.jpg" alt="nove" width="168" height="168" class="alignright size-full wp-image-47341" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/nove.jpg 168w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/nove-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/nove-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 168px) 100vw, 168px" /></a></p>
<p>PARIGI. Il Consiglio di stato ha dato ragione a Manuel Valls: lo spettacolo di Dieudonné è fuorilegge. La decisione, presa ieri alle 18,40 dalla più alta istanza amministrativa francese a cui si era rivolto nel pomeriggio il ministro degli interni, conferma l’annullamento dello spettacolo dell’umorista che doveva tenersi ieri sera a Nantes, con “applicazione immediata”. Nel primo pomeriggio, invece, un primo annullamento dello spettacolo a Nantes, deciso dal Prefetto in applicazione della circolare di Valls, era stato cancellato dal tribunale amministrativo locale, che aveva ritenuto che il “rischio” per l’ordine pubblico non poteva giustificare “una misura cosi’ radicale”. Ma con la sentenza del Consiglio di stato, ormai non c’è più ricorso, la decisione è definitiva, almeno per Nantes. I 5mila spettatori erano ieri già sul posto quando è arrivata la decisione e le prime reazioni sono state di rabbia. La polizia era presente in forza, per timore di disordini.<br />
Il braccio di ferro tra ministro degli interni e Dieudonné non si ferma qui: altre proibizioni preventive degli spettacoli della tournée del comico in provincia, già chieste da vari sindaci – tra cui a Bordeaux dal sindaco Alain Juppé, ex primo ministro – dovranno ancora passare la vaglio dei vari gradi della giustizia. Nel pomeriggio, Valls ha ribadito la sua posizione: “di fronte alla meccanica dell’odio – ha detto – ci vuole fermezza e determinazione, qualunque siano le decisioni (giudiziarie), la mobilitazione continua, contate sulla mia determinazione”. Valls ha ingaggiato una battaglia che va al di là di Dieudonné: sul piano morale, è sincero nell’opporsi alla diffusione dell’antisemitismo che rappresenta il principale tema della “comicità” del controverso umorista, mentre sul piano politico, il ministro degli interni si presenta come un decisionista (sul modello del suo predecessore di destra, Nicolas Sarkozy), l’opposto del presidente Hollande, accusato di essere un grande indeciso. Valls ha grandi ambizioni, pensa all’Eliseo, se non per il 2017 certamente per il 2022.<br />
Il ministero degli interni ha preso di punta il caso Dieudonné, anche perché ritiene che la giustizia non abbia fatto fino in fondo il proprio lavoro. Dieudonné è stato difatti condannato nove volte per “provocazione all’odio razziale”, a causa dell’ossessione antisemita dei suoi testi, deve circa 65mila euro di multe (in Francia l’antisemitismo è reato), ma non ha mai pagato niente, perché, grazie a un’abile costruzione in scatole cinesi, figura come “nullatenente” e la sua società non è neppure iscritta alla Sacem (Società autori ed editori). Dieudonné, inoltre, deve più di 800mila euro al fisco e altre decine di migliaia di euro alle associazioni antirazziste che lo hanno denunciato. Un’inchiesta in corso indaga su un trasferimento illegale di più di 400mila euro in Camerun, paese di origine del comico.<br />
La scelta di Valls di arrivare alla proibizione preventiva dello spettacolo “Il Muro” – che a Parigi è alla Main d’Or da mesi – ha suscitato polemiche e perplessità. Soprattutto sul metodo, per il rischio di fare pubblicità gratuita a Dieudonné e alle sue tesi antisemite.</p>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=ovHXuO1xRko    </p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2014/01/11/quenelle-de-brest-esistono-censure-giuste/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un lampo improvviso squarcia il deserto</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/22/un-lampo-improvviso-squarcia-il-deserto/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/22/un-lampo-improvviso-squarcia-il-deserto/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[rinaldo censi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2013 07:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Lawrence Alloway]]></category>
		<category><![CDATA[Lightning Field]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Heizer]]></category>
		<category><![CDATA[Nancy Holt]]></category>
		<category><![CDATA[rinaldo censi]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Smithson]]></category>
		<category><![CDATA[Walter De Maria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=46227</guid>

					<description><![CDATA[Rinaldo Censi Uno degli aspetti più affascinanti della Land Art è oggettivamente legato alla sua incidenza cartografica. Tenendo sotto i nostri occhi una mappa degli Stati Uniti risulta facile constatare come molte delle “sculture” moderne realizzate da Michael Heizer, Robert Smithson, Nancy Holt e Walter De Maria siano circoscritte nella zona Sud-Ovest del territorio americano: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Garamond, serif"><span>Rinaldo Censi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Garamond, serif"><span>Uno degli aspetti più affascinanti della Land Art è oggettivamente legato alla sua incidenza cartografica. Tenendo sotto i nostri occhi una mappa degli Stati Uniti risulta facile constatare come molte delle “sculture” moderne realizzate da Michael Heizer, Robert Smithson, Nancy Holt e Walter De Maria siano circoscritte nella zona Sud-Ovest del territorio americano: la zona segnata dai grandi spazi aridi e desertici. Basterebbe ricordare il Nevada e il </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Double Negative </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>realizzato nel 1969 da Michael Heizer (ma anche </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Complex City </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>e </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Dissipate</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>), proprio a due passi dal </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Las Vegas Piece </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>di Walter De Maria, realizzato nello stesso anno. Di fianco, nello Utah, potete trovare la </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Spiral Jetty </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>di Robert Smithson (1970) e i </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Sun Tunnels </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>(1973-76)</span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>di Nancy Holt, sua moglie. Sotto lo Utah si trova l&#8217;Arizona e il </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Roden Crater </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>(1992) di James Turrell. Al suo fianco, sulla destra, nel New Mexico, Walter De Maria ha elaborato il suo </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Lightning Field</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span> (1977).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Garamond, serif"><span>Le “sculture” qui indicate sono degli </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Earthwork</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>. Utilizziamo il termine nell&#8217;accezione cara a Lawrence Alloway, e cioè «contributi decisivi al paesaggio, manifestazioni</span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span> solide, luoghi (fisici)». Anche se alcune di queste opere sono a rischio sparizione (</span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Spiral Jetty </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>che – a volte – si inabissa nelle acque del lago salato vicino a Salt Lake City, Utah) o sono definitivamente scomparse, mangiate dal paesaggio e dal deterioramento fisico (</span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Dissipate</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>). La loro realizzazione rovescia il concetto tradizionale di “museo” tanto che per visitarle è necessario partire e affrontare un viaggio impervio in mezzo al nulla, nella </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>wilderness</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>, a stretto contatto con agenti atmosferici decisamente proibitivi. E&#8217; quello che ha fatto nel 1976 lo stesso Alloway. Chi fosse interessato, può trovare il resoconto del suo viaggio attraverso lo Utah, l&#8217;Arizona, il Nevada, e il Texas su un vecchio numero di Artforum uscito nel 1976 e intitolato – guarda caso – </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Site inspections</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Garamond, serif"><span>Tra gli </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Earthwork </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>visitati da Alloway, oltre al </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Double Negative</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span> di Heizer e </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Spiral Jetty </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>di Smithson, troviamo il </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>First Lightning Field </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>di Walter de Maria, situato all&#8217;epoca nell&#8217;Arizona, nei pressi del Chilson Ranch, tra il Meteor Crater e la zona vulcanica delle San Francisco Mountains. Ci sono voluti due anni a De Maria per trovare questo luogo simile a un pianeta sconosciuto. Lì ha piantato le prime </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>High Energy Bars</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>, barre metalliche in grado di catturare l&#8217;energia elettrica sprigionata dai fulmini. In un secondo tempo, il sito e l&#8217;opera sono state spostate nel New Mexico, sotto l&#8217;egida della Dia Art Foundation, e oggi ancora lì si trovano. Chi fosse interessato a visitare l&#8217;</span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Earthwork </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>deve contattare la Dia Art Foundation, evitando di perdersi nel nulla del New Mexico, tra zone desertiche e praterie. Si parte da Quemado e alle tre del pomeriggio si viene portati sul luogo da un&#8217;automobile della Dia, presso il Cabin Lodge, e lì si resta fino alle undici della mattina successiva, quando un&#8217;altra automobile passa a prendervi. Dentro al Cabin Lodge troverete cibo sufficiente per una cena e una colazione. Il sito dista almeno tre ore d&#8217;automobile da Albuquerque, quattro ore e mezza da Phoenix (Arizona) e cinque da Flagstaff. Non è una passeggiata. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Garamond, serif"><span>(Sarà stata la purezza dell&#8217;aria del New Mexico, la sua consistenza, ad aver fatto cambiare sito a Walter De Maria? Sono caratteristiche fondamentali per ottenere un effetto conduttore maggiore. L&#8217;Arizona, posta appena sopra, era dopotutto il luogo prescelto da Tesla verso la fine dell&#8217;ottocento per i suoi esperimenti elettrici. Colorado Spring, anzi, Pikes Peak, è il luogo dove Tesla scopre che la terra è scossa da vibrazioni elettriche, prima di lasciare la città al buio per aver utilizzato troppa energia. Un lampo e un boato annunciano il black-out.)</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Garamond, serif"><span>Non c&#8217;è tempo per segnalare come l&#8217;esperienza minimalista (e concettuale)</span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>abbia segnato il percorso della Land Art. Ma fu lo stesso Walter De Maria a coniare il termine, e vale almeno la pena segnalare come due suoi lavori minimalisti degli anni &#8217;60, </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>4 6 8 Series </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>(1966) e </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Bed of Spikes </i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>(1969) preannuncino, in scala ridotta, e negli spazi chiusi di una galleria, </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Lightning Field</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>, come se quelle installazioni di punte metalliche fissate su una base unica funzionassero paradossalmente da modellino per l&#8217;</span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>Earthwork</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span>. Eppure una galleria non è lo spazio sterminato del deserto. Nel passaggio, c&#8217;è un intero modo di fruire l&#8217;arte che finisce sotto sopra. I rapporti di scala saltano. Le dimensioni pure. Diventano monumentali. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Garamond, serif"><span>E noi? Che ci facciamo in mezzo alla sterminata prateria del New Mexico, a tre ore di auto da Albuquerque? Facciamo esperienza di un luogo? Oppure, come era capitato a Tony Smith sulla New Jersey Turnpike, sperimentiamo i limiti dell&#8217;arte, forse la sua fine così come tradizionalmente veniva intesa? E dov&#8217;è l&#8217;opera? La possiamo solo fissare in alcune istantanee in grado di raggelare i fulmini attratti dalle barre metalliche? Una specie di minaccioso concerto elettrico? E&#8217; il senso del luogo a mutare, mentre ci spostiamo tra le barre, come se l&#8217;orientamento, la prospettiva, la dimensione geometrica venissero messe in discussione? E infine, è solo dall&#8217;alto, grazie a una veduta aerea che possiamo cogliere l&#8217;opera nella sua interezza? </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Garamond, serif"><span>Raggiungere luoghi desolati immersi nel nulla, ispezionare siti, farne </span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span><i>esperienza.</i></span></span><span style="font-family: Garamond, serif"><span> Tutto questo, lo affermiamo senza timore del ridicolo, può anche sfiorare il concetto di sublime, magari una sua versione corretta e contemporanea. Deserto, polvere, freddo o calore, barre metalliche, lampi improvvisi, capricci dei fulmini: è tutto quello che ci è dato sentire. Una specie di fenomenologia di un luogo. Da parte sua, De Maria tace. Non ha mai commentato le sue opere, mantenendo un riserbo quasi zen.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">(Apparso il 31/07/2013 sulle pagine de il Manifesto)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/22/un-lampo-improvviso-squarcia-il-deserto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ci vuole molta classe nella lotta</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/09/ci-vuole-molta-classe-nella-lotta/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/09/ci-vuole-molta-classe-nella-lotta/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 12:11:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Di Domenico]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44869</guid>

					<description><![CDATA[di Chiara Di Domenico Mi presento. Mi chiamo Chiara Di Domenico, sono la prima laureata della mia famiglia: una laurea in Lettere, vecchio ordinamento, che pensavo di utilizzare per insegnare, ma poi qualcuno ha deciso che ci voleva una specializzazione, e mi sembrava stupido ripetere gli stessi esami solo perché era stato deciso così.Sono diventata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-200x300.jpg" alt="ursula" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-44870" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-200x300.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-684x1024.jpg 684w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-64x96.jpg 64w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-25x38.jpg 25w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-143x215.jpg 143w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-85x128.jpg 85w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula.jpg 1069w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>di<br />
<strong>Chiara Di Domenico</strong></p>
<p> Mi presento. Mi chiamo Chiara Di Domenico, sono la prima laureata della mia famiglia: una laurea in Lettere, vecchio ordinamento, che pensavo di utilizzare per insegnare, ma poi qualcuno ha deciso che ci voleva una specializzazione, e mi sembrava stupido ripetere gli stessi esami solo perché era stato deciso così.Sono diventata libraia alla libreria Martelli di Firenze (catena Edison, la stessa che ha appena messo in cassa integrazione tutti i suoi dipendenti), dove un incauto business plan ci ha sballottato fuori dalla libreria in 11 e sparpagliati nelle altre librerie, fino a lasciarci per strada.</p>
<p> Così ho continuato a lavorare, testardamente, nell&#8217;editoria. Ho fatto un master universitario, e senza passare per lo stage ho iniziato a lavorare con le edizioni Fernandel. Chi mi conosce sa la storia dei miei ultimi anni. Non vale la pena ricordarla nel dettaglio qui, perché non è che una delle tante. Proprio per quella storia, che è una storia vincente, visto che oggi posso permettermi di investire 600 dei miei 1.200 euro di stipendio in un monolocale a Roma, il Pd mi ha scelto giovedì per parlare di lavoro. Esordendo l&#8217;ho detto: «Sono la precaria ignota», rappresento una categoria che stringe i denti e sacrifica tempo e fatica nella speranza di un po&#8217; di normale stabilità. Non sono tesserata Pd, non sono mai stata tesserata. Insieme ad altri precari da due anni organizziamo un festival, «Mal di Libri», che dà voce ai tanti (bravi) scrittori e lavoratori ignoti che hanno difficoltà a trovare spazi. </p>
<p> Oggi lavoro per una casa editrice che rispetta il mio contratto a progetto.Ieri ho parlato per 8 minuti del nostro lavoro. Di chi si è stancato di firmare un contratto a progetto senza obbligo di ore e si ritrova paradossalmente a fare straordinari che non gli verranno mai pagati. Di chi è costretto ad aprirsi la partita iva pur avendo un solo datore di lavoro. Di chi viene mandato a casa, sostituito da un apprendista, perché così è lo stato a pagare le tasse, e non il suo datore di lavoro. Per anni accetti. Ti metti in gioco. Poi ti accorgi che passano gli anni e niente cambia. </p>
<p> Per anni mandi lettere, come un San Girolamo dal deserto, ai giornalisti, ai direttori di testate, agli uomini e donne di spettacolo e di cultura. Alcune sono diventate note sul mio profilo facebook. Una volta ho invitato il direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano a venire nel mio quartiere a conoscere i precari di cui parlava spesso. Ha voluto il mio numero, mi ha detto «La contatteranno». Silenzio.Ho scritto una lettera a Federico Fubini, giornalista del Corriere della Sera, che portando ad esempio Angelo Sraffa dice che siamo incapaci di farci sentire. L&#8217;ho invitato a una cena collettiva, lui mi ha proposto un incontro nella sua città. Allora ho deciso di farci sentire.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-192x300.jpg" alt="invasioni" width="192" height="300" class="alignright size-medium wp-image-44871" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-61x96.jpg 61w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-24x38.jpg 24w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-137x215.jpg 137w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-82x128.jpg 82w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni.jpg 300w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></a> C&#8217;è un elefante, nel salotto letterario dove lavori ogni giorno. È davanti agli occhi di tutti, ma tutti fanno finta di niente. E quell&#8217;elefante è un ricco collage di ruoli e nomi noti. È forte a destra come a sinistra, e quella parte sinistra fa ancora più male. Io ieri ne ho fatto uno di questi nomi, non per attaccare, ma perché in questo paese, in un sistema di informazione ormai improntato solo sullo scandalismo, devi fare scandalo per fare sentire la voce tua e della classe che rappresenti. Ho fatto un nome che conosco, quello di Giulia Ichino, perché mi ha colpito leggere che è stata assunta da Mondadori negli stessi anni in cui in Italia si attuava la Legge Biagi. Mi ha colpito che fosse stata assunta a 23 anni quando molti di noi a quell&#8217;età hanno giusto la possibilità di uno stage non retribuito. In questo paese è ancora legittimo stupirsi e avere libertà di parola. Ho detto che c&#8217;era un elefante nel salotto letterario. E l&#8217;elefante finalmente si è accorto del topolino. Si è alzato, ha gridato «allo squadrismo». </p>
<p> Ha detto che ero strumentalizzata dal Pd, come se non sapessi leggere e pensare da sola. Non importa. Non sono una squadrista. La libertà di parola vale per me e per tutti. Ma è importante riportare l&#8217;attenzione sui precari, chè è il motivo di tutto questo rumore. Giovedì l&#8217;ho detto a Bersani e a tutto il gotha del Pd presente: chi ha potere ha responsabilità. Ha responsabilità Bersani, nel proporsi come prossimo Presidente del Consiglio, nel riformulare una legge sul lavoro che permetta un futuro, una casa, un&#8217;istruzione e una pensione agli italiani di oggi e di domani. Ma ha una responsabilità anche chi ricopre ruoli stabili nelle aziende, nel tutelare chi è più debole. In Mondadori non sono tutti assunti.</p>
<p> Molti lavorano a contratto a progetto, peggio a partita Iva. Chi è testimone di questa disuguaglianza deve intervenire. Ora che tutti guardano l&#8217;elefante bisogna intervenire, e occuparsi di chi è costretto a non partorire, a vedersi decurtare lo stipendio pur di avere un lavoro, a chi si ritrova a pagare migliaia di euro di tasse perché il suo datore di lavoro lo vuole ma non vuole prendersi i rischi di un&#8217;assunzione. Chi prende i tram, chi ascolta i discorsi per strada, lo sa quanto questo è diventato frequente. Troppo frequente. Io sono solo un topo, che ha osato guardare negli occhi un elefante. Mi hanno accusato di un «attacco ingiusto». Non ho mai alzato la voce. Non ha mai minacciato. Mi sono solo chiesta come si possa andare avanti a fare finta di niente. A guardare indifferenti chi non ce la fa più.</p>
<p> A vedere le differenze e dire che siamo uguali. Io sono uguale a V. a cui è stato proposto di licenziarsi dal suo tempo indeterminato per farsi riassumere quando avrà finito il periodo di maternità. Sono uguale a chi non dorme più. E tutta l&#8217;istruzione, tutta la cultura illuminista, e i diritti acquisiti negli ultimi cinquant&#8217;anni, mi dicono che anche il figlio di un tramviere ha diritto di fare, bene, e sereno, il lavoro per cui ha studiato. E se molte persone hanno la fortuna di crescere con una bella biblioteca in casa, anche altri hanno diritto di usufruire delle biblioteche e delle scuole pubbliche. Quelle che stanno cercando di toglierci, quelle per cui fino ad ora si è fatto troppo poco. È lotta di classe questa?</p>
<p> A me interessa solo che i diritti valgano per tutti. E che si regolamenti, finalmente, il mercato del lavoro, sui diritti, e non, come qualcuno ha detto, sulla fortuna. Facciamo delle nuove quote. Dopo le quote rosa, facciamo le «quote qualunque»: per ogni cognome eccellente assunto, due ignoti meritevoli assunti. Non è una provocazione, non è aggressione, forse sì, è lotta di classe.</p>
<p>Pubblicato sul <a href="http://www.ilmanifesto.it/">Manifesto</a> di oggi</p>
<p>Sulla querelle si veda il bell&#8217;articolo di <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/22418-il-linciaggio-di-chiara-e-gli-squadristi-per-giulia-ichino/">Gennaro Carotenuto</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/09/ci-vuole-molta-classe-nella-lotta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>33</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Te la faccio vedere nera</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/10/17/te-la-faccio-vedere-nera/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2012/10/17/te-la-faccio-vedere-nera/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2012 13:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[Black-notes]]></category>
		<category><![CDATA[igiaba scego]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=43871</guid>

					<description><![CDATA[Una nota di Igiaba Scego Ok vivo in un paese assurdo! Me ne devo fare una ragione&#8230;ma a volte è proprio difficile capire tutto quello che ci sta succedendo (di negativo) intorno. Leggete qui di seguito l&#8217;articolo del Manifesto sulla contestazione di Torino al ministro Fornero. Beh ad un certo punto c&#8217;è scritto (e il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/black-note-300x300.jpg" alt="" title="black note" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-43872" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/black-note-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/black-note-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/black-note-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/black-note.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><strong>Una nota</strong><br />
di<br />
<strong>Igiaba Scego</strong></p>
<p>Ok vivo in un paese assurdo! Me ne devo fare una ragione&#8230;ma a volte è proprio difficile capire tutto quello che ci sta succedendo (di negativo) intorno. Leggete qui di seguito l&#8217;articolo del Manifesto sulla contestazione di Torino al ministro Fornero. Beh ad un certo punto c&#8217;è scritto (e il manifesto cita fedelmente le parole del ministro che sono a dir poco sconcertanti): &#8220;<em>Poi parla anche di violenza sulle donne, che è il tema del convegno, dicendo che è stata in Sudafrica, che ha letto un libro sulla violenza, e che è riuscita anche a capirsi con donne molto lontane da lei, donne di un altro continente, donne “nere” che la violenza la conoscono</em>&#8220;.<br />
Io sono una donna nera e da donna nera dico: la violenza la conoscono purtroppo tutte&#8230;e di tutti i colori. Non è una cosa specifica delle donne nere. In italia le donne vengono uccise, massacrate, seviziate tutti i giorni. Ci sono donne migranti e figlie di migranti tra le vittime della violenza, ma la maggioranza delle vittime è costituita da donne bianche, italiane da generazioni. Quindi dicendo quello che ha detto la sig.a Fornero fa torto a tutte: Nere, bianche, gialle, azzurre, rosse, a pois. Che tristezza infinita ragazze, che tristezza immensa. </p>
<p><a href="http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/2012/10/15/cronaca-di-fornero-contestata-a-torino/">Qu</a>i l&#8217;articolo del Manifesto</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2012/10/17/te-la-faccio-vedere-nera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Antonio Pascale, l&#8217;agricoltura biologica, gli OGM</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/06/21/antonio-pascale-lagricoltura-biologica-gli-ogm/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2012/06/21/antonio-pascale-lagricoltura-biologica-gli-ogm/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jun 2012 09:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[agronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Alias]]></category>
		<category><![CDATA[antonio pascale]]></category>
		<category><![CDATA[fitofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[ingegneria genetica]]></category>
		<category><![CDATA[OGM]]></category>
		<category><![CDATA[suoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=42772</guid>

					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori In “Pane e Pace” (Chiarelettere, 7,5 €) Antonio Pascale dipinge gli agricoltori biologici come esaltati che negano il progresso, dei nostalgici del passato. Ebbene, chiunque li frequenti anche solo occasionalmente sa che essi sono invece in genere più preparati, più aperti, più curiosi, dei loro omologhi “convenzionali”. Per il semplice motivo che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/06/21/antonio-pascale-lagricoltura-biologica-gli-ogm/pesticidi-2/" rel="attachment wp-att-42775"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-42775" title="pesticidi" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/pesticidi1.jpg" alt="" width="300" height="202" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/pesticidi1.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/pesticidi1-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>In “Pane e Pace” (Chiarelettere, 7,5 €) Antonio Pascale dipinge gli agricoltori biologici come esaltati che negano il progresso, dei nostalgici del passato. Ebbene, chiunque li frequenti anche solo occasionalmente sa che essi sono invece in genere più preparati, più aperti, più curiosi, dei loro omologhi “convenzionali”. Per il semplice motivo che per fare agricoltura biologica ci vogliono più attenzioni, più cognizioni, più intelligenza, più lavoro. Si usano armi meno “efficaci” (ma meno nocive), per sopravvivere bisogna compensare con il raziocinio e le conoscenze. Per questo l’agricoltura biologica – lo testimoniano i suoi manuali &#8211; è per definizione intimamente legata a quei progressi sperimentali, in particolare dell’agrobiologia, che Pascale stesso auspica. Ne fa anzi il suo cavallo di battaglia. Del resto l’agricoltura biologica industriale, da molti criticata (soprattutto per i suoi risvolti sociali), è ormai una realtà in molti paesi del Mediterraneo. E in Italia ci sono esempi di impianti di frutticoltura biologica estremamente automatizzati. Davvero Pascale, che lavora al Ministero della Politiche Agricole, lo ignora?</p>
<p>L’agricoltura biologica ha certo delle pecche (il rame impiegato come fungicida si accumula nel terreno, ci ricorda l’autore), per carità, ma ha gli immensi vantaggi complessivi, questo viene taciuto, di non danneggiare l’ambiente, di utilizzare poca energia fossile, di essere sostenibile nel tempo, di non insidiare la salute umana. Quando purtroppo la maggior parte delle nostre colture, anche purtroppo in Italia, portano a una grave diminuzione della fertilità del suolo, all’inquinamento delle falde (nella metà del territorio francese l’acqua delle falde non è potabile), e sono voraci di energia. Si può non essere d’accordo, si possono enfatizzarne i limiti e i difetti, si può essere ferocemente contrari, ma non si può negare, come fa Pascale, che essa sia una realtà seria, spesso molto interessante anche per le rese quantitative e per i redditi che assicura (essendo i prezzi maggiori). E perché prendersela con tale astio con i suoi sostenitori? Tra loro ci sarà certo qualche infatuato, ma la maggior parte sono persone sensate, che studiano e si informano, che reputano importante impegnarsi di persona. Sappiamo bene che senza l’impegno di tutti la battaglia per l’ambiente è persa.</p>
<p>Secondo Pascale, questa è la sua seconda filippica, l’agricoltura italiana sarebbe frenata da una posizione oscurantista, a suo dire dovuta alla sinistra (lui stesso però ci dice che anche i ministri di destra hanno avuto le stesse posizioni), nei confronti degli organismi geneticamente modificati. Secondo lui, fa molti esempi, i singoli gravi problemi che incontrano tante colture italiane, potrebbero essere risolti utilizzando piante modificate, se non ci fosse appunto questa medioevale opposizione. Sembra ignorare che le magagne che esemplifica sono purtroppo una costante delle attuali forme superintensive di coltivazione in frutticoltura e orticoltura (come anche nell’allevamento): risoltane una con moltissima fatica (e spesa), ne salta subito fuori un’altra, in genere più grave. E certo sarebbe bello poter venircene fuori solo con l’ingegneria genetica. Ma è un mito. Nella maggior parte dei casi le piante geneticamente modificate hanno dimostrato di parare parzialmente il problema per il quale sono state concepite, poi in genere gli svantaggi cominciano a superare i vantaggi. In molti casi lo scacco è stato totale. Questi sono i fatti ad oggi, anche se certo in futuro ci saranno dei risultati migliori, che tutti noi auspichiamo. E il loro impiego implica rischi di vario tipo e gravità, che purtroppo non sono ubbie della sinistra italiana (ma quale?), sono purtroppo realissimi, come dimostrano tanti studi. Non per niente l’Unione Europea, che Pascale non cita mai, e che condiziona le nostre scelte, ha optato una linea molto prudente, il cosiddetto “principio di precauzione”.</p>
<p>A dispetto del condivisibilissimo appello alla ragione contenuto nel capitoletto conclusivo, il testo di Pascale è un concentrato di pregiudizi, imprecisioni (spesso imbarazzanti), storture e omissioni. Certo, nell’introduzione mette le mani davanti, ci avvisa che lui non è uno specialista, parla da scrittore. Ma appunto questa sua posizione distanziata dovrebbe permettergli di aprirci a prospettive più ampie e più profonde. E invece le sue argomentazioni si servono della retorica stucchevole di chi solo contro tutti declama il vero, e sfruttano l’analoga emotiva parzialità, la stessa tendenziosità, che depreca nei suoi avversari. Conscio forse della propria debolezza, lancia a più riprese un appello a fidarsi “di chi ne sa più di me”. L’impresentabile bibliografia, composta di sette misere e disparate voci, non rappresenta certo un aiuto per chi volesse approfondire l’argomento.</p>
<p><em>[questo testo è apparso &#8211; in forma decurtata &#8211; su &#8220;Alias&#8221; del 10.06.2012]</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2012/06/21/antonio-pascale-lagricoltura-biologica-gli-ogm/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>32</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-20 18:24:52 by W3 Total Cache
-->