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	<title>Il mattino di domani &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Overbooking: Renzo Paris</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2017 05:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Alida Airaghi]]></category>
		<category><![CDATA[Elliot Edizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; Nota critica di Alida Airaghi a Il mattino di domani di Renzo Paris &#160; &#160; Quanta voglia e rimpianto di vita, nell’ultimo volume di poesie di Renzo Paris (Celano, 1944). A cominciare dal titolo, così propositivo e aurorale (Il mattino di domani), per continuare poi nei temi affioranti in tutt’e quattro le sezioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-69201" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/31T2aBFqjEL._SX325_BO1204203200_-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/31T2aBFqjEL._SX325_BO1204203200_-197x300.jpg 197w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/31T2aBFqjEL._SX325_BO1204203200_.jpg 327w" sizes="(max-width: 197px) 100vw, 197px" /></strong></p>
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<p><strong>Nota critica</strong></p>
<p>di</p>
<p><strong>Alida Airaghi</strong></p>
<p>a <a href="http://www.elliotedizioni.com/prodotto/renzo-parisil-mattino-di-domani/">Il mattino di domani</a> di Renzo Paris</p>
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<p>Quanta voglia e rimpianto di vita, nell’ultimo volume di poesie di <strong>Renzo Paris</strong> (Celano, 1944). A cominciare dal titolo, così propositivo e aurorale (<em>Il mattino di domani</em>), per continuare poi nei temi affioranti in tutt’e quattro le sezioni scandite stagionalmente, che dalla primavera dell’infanzia arrivano alla «ridicola vecchiaia» dell’inverno.</p>
<p>Sono ricordi, personali e collettivi: memorie familiari e sociali, percorsi di crescita culturale e politica. E sono paesaggi, istantanee folgoranti di città straniere o italiane (Mosca, Parigi, Marrakech, Helsinki, e l’amatissima Roma sempre più multietnica). Oppure amori, adolescenziali e maturi (la moglie Marina, amanti dimenticate o redivive, sconosciute esploratrici di Facebook); turbamenti sessuali e tentazioni trasgressive («Lolite di un attimo, ragazze curiose, / per favore, smettete di ricordarmi la vita», «Sono un conduttore erotico, / falotico. Vivo dell’altrui piacere. / Luttuoso, voluttuoso, paciere delle arrabbiate, / braciere delle / scostumate»).</p>
<p>E ancora i “cari fantasmi” che emergono dalle brume di un passato lontano ma affettuosamente rivisitato, con un sentimento di nostalgica riconoscenza (il mondo contadino dell’Abruzzo nativo, la madre, le maestre, i compagni di scuola, la gente semplice del paese; e poi gli amici poeti che non vivono più…).</p>
<p>Una sorta di rendiconto morale, di dettagliato inventario su guadagni e perdite dell’esistenza, che però lascia aperti vitalissimi spiragli di progettualità e joie de vivre, anche quando affronta la malinconia del tempo che passa, dello «stupore dell’ultimo tramonto», del distacco dalle persone e dalle cose amate: «Cara vita, che a poco a poco mi abbandoni», «Ho vissuto per ricordare e adesso // che la memoria si cancella, dove vado?».</p>
<p>Renzo Paris, prolifico romanziere, poeta e saggista &#8211; nonché traduttore, critico letterario e docente universitario -, non ha mai lesinato il suo impegno culturale e politico: sempre schierato a sinistra, a lungo collaboratore del Manifesto, di Liberazione e oggi del Venerdì di Repubblica, nei versi non dimentica le tragedie umanitarie contemporanee, la fame del terzo mondo, i profughi delle guerre mediorientali, il terrorismo, la disperazione degli ultimi a cui nulla può offrire riparo e consolazione: né la bellezza dell’arte e della natura, né &#8211; ovviamente &#8211; la poesia («la poesia / sarà pur sempre una cosa da ragazzi?».</p>
<p>Le composizioni di questa raccolta, tutte in terzine di vario metro, con rare indulgenze a rime, assonanze e calembour linguistici, sembrano ambire soprattutto a una chiara intenzionalità comunicativa, a una oggettività descrittiva che non lascia spazio a nebulose interpretazioni psicanalitiche: decise a rivendicare la propria prosaica adesione alla quotidianità dei gesti e dei sentimenti. Il loro autore continuamente ribadisce il suo ossessivo desiderio di partecipazione alla concretezza del reale, col timore che esso rimanga inappagato: «Nel mondo resto sempre a teatro», «Sono affollato di voci e di nessuna realtà». L’aggrapparsi tenacemente alle cose minime che osserva (insetti, uccelli, facce, parole di amore e amicizia) rimane allora il più solido ancoraggio per i mattini futuri.</p>
<p>&nbsp;</p>
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