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	<title>il trattamento della marea &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il trattamento della marea &#8211; terzo movimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2020 06:00:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Chiara De Caprio [Qui il primo e il secondo movimento] Movimento di uscita III    [Sonoro: Phebe Lou, She]   &#160; (a). 5. [se sia poi un sorriso questo irriflesso incresparsi] &#160; pure, qualcosa la trattiene. Riconnette la fonicità del suo nome ad una comprensibile sintassi. L’aria calda è smossa dal vento di un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Chiara De Caprio</strong></p>
<p style="text-align: right;">[Qui il <a href="https://www.nazioneindiana.com/2019/08/25/il-trattamento-della-marea_primo-movimento/">primo</a> e il <a href="https://www.nazioneindiana.com/2019/12/29/il-trattamento-della-marea-secondo-movimento/">secondo</a> movimento]</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Movimento di uscita</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>III</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em>[<a href="https://youtu.be/NPH9j0qVM3A">Sonoro</a>: Phebe Lou, <em>She</em>]</p>
<p><em> </em></p>
<figure id="attachment_82183" aria-describedby="caption-attachment-82183" style="width: 557px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class=" wp-image-82183" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo9.jpg" alt="" width="557" height="682" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo9.jpg 818w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo9-245x300.jpg 245w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo9-768x941.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo9-250x306.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo9-200x245.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo9-160x196.jpg 160w" sizes="(max-width: 557px) 100vw, 557px" /><figcaption id="caption-attachment-82183" class="wp-caption-text">Nizza, parco-giochi dell’Esplanade Francis Giordan, mercoledì 24.7. A. e M. entrano ed escono da una figura metallica azzurra</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>(a). 5. [se sia poi un sorriso questo irriflesso incresparsi]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>pure, qualcosa la trattiene. Riconnette la fonicità del suo nome ad una comprensibile sintassi. L’aria calda è smossa dal vento di un treno che attraversa la stazione lungo il suo binario; ma è solo un attimo: ora è già un punto in fondo al nero. Abbandona la panchina e il tabellone luminoso senza destinazione; richiude la porta e risale la scala </em></p>
<p><em>risale. Risale per gli sforzi di quella creatura che, dentro di lei, è in corsa lungo una traiettoria: come l&#8217;onda che colpisce e poi si ritrae; risale grazie a quell’altro sé stesso, piccolo e fisso, che si muove, ma pure resta lì: fermo e immobile come uno scoglio. Onda e scoglio, fissamente intenti a perimetrare la strada lungo cui ci si scioglie come sagome di cera: Prima della calma piatta, della bonaccia da cui non si ritorna, lungo quale rotta credi si debba attendere?</em></p>
<p><em>ripensa. Ripensa, ora, alla </em>spooky action at distance<em>. </em><em>Se esistesse fra gli esseri umani, entrerebbe questo nell&#8217;azione a distanza: le sospensioni involontarie e gli arresti, gli strappi e le accelerazioni impreviste, il contorno dei toni e i benevoli naufragi nel riso, le fenditure. Qualcosa che non ha dizione, ma una sua propria paziente ricomposizione per tratti, contorni e gentile evocazione: come se una costellazione di materia tacita e densa si riaccendesse progressivamente, corpo stellare dopo corpo stellare, corpuscolo dopo corpuscolo</em><em> </em></p>
<p><em>si sposta. La trafittura è solo un serrarsi più deciso al manico della borsa, lo scatto con cui procede per raggiungere la carrozza, schivando il vuoto. Avanzare per calcolate approssimazioni e tentativi istintivi; è sempre un terreno che si perlustra, è sempre un guado, o un muro: che si salta spostandoli oltre e avanti, il tempo e il confine. </em><em>Yes, </em>then she caught a hole in the fence and she ran</p>
<p><em>and she ran (ma è sempre un terreno che si perlustra, si perlustra, un terreno che)</em></p>
<p><em> </em></p>
<figure id="attachment_82177" aria-describedby="caption-attachment-82177" style="width: 658px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class=" wp-image-82177" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo3.jpg" alt="" width="658" height="717" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo3.jpg 918w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo3-275x300.jpg 275w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo3-768x838.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo3-250x273.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo3-200x218.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo3-160x175.jpg 160w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /><figcaption id="caption-attachment-82177" class="wp-caption-text">Vista dal treno che dal Principato di Monaco porta a Nizza, domenica 28.07</figcaption></figure>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p>(b). 5 [fissamente intenti a perimetrare]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Entrano nel mio orizzonte visivo mentre procediamo lungo il tratto finale della Promenade du Paillon, quando la luce si tinge di rosa e viola. Sono in alto e immobili; sembrano fare della loro stasi un principio di forza e consistenza; è il colore, invece, a essere soggetto a cambiamento: tonalità di verde, rosa, blu, e viola si rincorrono ad intervalli regolari.</p>
<p>Li osservo, e mi domando in che modo possano suggerire una conversazione; e come si dia lo spazio flessuoso del dialogo in quell’immobilità delle posture, gli uni con le spalle e la nuca rivolte agli altri, le braccia lungo il busto o in avanti a stringere le ginocchia: come un raccogliersi e fare perno su un punto che salda il baricentro interno delle sagome al suolo. Saldi perché immobili, e silenziosi. Mi chiedo se, quasi invisibili, di tanto in tanto, scendano poi dai loro spazi aerei: e quali possano essere i modi del loro spostamento, l’articolazione possibile per i loro suoni. Immagino, per quelle luminescenti cortecce di materiali trasparenti, lievi i passi, flebili le parole.</p>
<p>Torno a fissarli, quasi in una diversa vicinanza. Sopraggiunge un pensiero: la stasi che io attribuisco loro è forse contradetta dal cambiamento di colore che li attraversa. Provo a modificare il mio stesso parametro di riferimento e a considerare più attentamente gli effetti del mutamento di colore. Verifico così che sono soggetti a modifiche intermittenti, ma progressive e inarrestabili. La postura fissa &#8211; ora concepisco questa ipotesi &#8211; coincide, allora, con la possibilità stessa del loro consistere: quasi l’argine di cui si dotano per sottrarre calore e luce alla minaccia della dispersione, per rendere visibile, pertinente e distintiva la successione del verde, del viola e del blu, del rosa.</p>
<p>Mi ricordo di quando, nell’allarmato silenzio di viaggi in auto, nel mio stretto sedile posteriore, opposto a quello di mio padre, mi figuravo che le prime stelle della sera mi stessero scortando, come astronavi in viaggio fra galassie: e che, infine, creature aliene si sarebbero sottratte, per un istante, alla loro regale invisibilità per donare la fiammella di un’inestinguibile luce grigio-verde a un’articolazione sensibile e ragionativa che sulla terra chiamano giovane vita umana. Immagino vi siano, sparsi nella città di Nizza, bambini che quegli stiliti colorati li hanno visti scendere dai loro sedili e, di tanto in tanto, vegliare sui loro sonni.</p>
<p>La sera è calata, e le luci artificiali si fanno troppo intense per i miei occhi chiari: come un lampo che mi riporta fra auto e pedoni, sgombra la mente dalle intermittenze delle creature aliene e dei bambini. Nell’allontanarmi da Place Massena, la danza dei colori mi appare come un inventario di suoni, pattern e significati che ancora non ho appreso. Mi volto verso una vettura e il suo finestrino: definisco sorriso questo irriflesso incresparsi delle mie labbra verso il basso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_82178" aria-describedby="caption-attachment-82178" style="width: 587px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class=" wp-image-82178" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo4.jpg" alt="" width="587" height="620" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo4.jpg 1002w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo4-284x300.jpg 284w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo4-768x811.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo4-970x1024.jpg 970w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo4-250x264.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo4-200x211.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo4-160x169.jpg 160w" sizes="(max-width: 587px) 100vw, 587px" /><figcaption id="caption-attachment-82178" class="wp-caption-text">Nizza, Place Masséna, martedì 23.07. Persone in procinto di attraversare la strada; alle loro spalle le sagome dell’installazione di Jaume Plensa dal titolo Conversation à Nice</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>b. 6. [presumerebbe di conoscere]</p>
<p>I musei di Nizza ci avvolgono con la loro densità silenziosa. Con A., M., e L.E., in un primo pomeriggio di allerta per il caldo, ci rifugiamo fra le braccia della storia naturale: un addetto gentile e dalle spiegazioni minuziose ci lascia il passo nell’unica sala di cui è composto il museo. Sentiamo lo scricchiolio dei nostri passi sul legno, e l’odore denso e umido della stanza. Questa restrizione relativa all’estensione dello spazio da percorrere lascia che la nostra attenzione si distenda in tutta la sua concentrata profondità: provo a memorizzare i nomi delle specie, leggo le proprietà delle rocce del suolo delle Alpi, mentre le bambine, assorte e pazienti, riempiono i loro taccuini di schizzi di animali e forme di specie vegetali.</p>
<p>“Sono finti o sono morti?” domanda L.E. “Sono stati vivi”, le risponde M.; e mi chiede a che cosa siano servite le ali lunghe ad alcuni, i denti aguzzi e le scaglie ad altri e altri ancora: il nesso intimo fra la forma e la sua funzione come residuo di bellezza, come nodo che oltrepassa lo sgomento. Giro per un’ultima volta nella sala, scribacchiando anche io nomi in latino e in francese. Nel riflesso che produco sull’ultima teca, non scorgo la denominazione della mia specie; mi domando se sia già estinta, e se io abbia usato le forme per le appropriate funzioni: se vi siano ali o code o altri organi che abbia dimenticato di possedere.</p>
<p>Desideriamo visitare i musei di Matisse e Chagall. Raggiungerli, nella calura delle ore della tarda mattinata, attraverso la città e le sue colline, ci cosparge di sudore e impazienza. Ma ci accolgono spazi vasti e luminosissimi, l’arido della terra e delle foglie accartocciate nei giardini esterni qui e lì intervallato da filari di olivi, o digradante in costruzioni di vetro e pietra bianca. Scendo le scale di Matisse, e poi ancora quelle di Chagall. Si raffreddano le gocce sulla pelle, il silenzio che le sale promanano ne attraversa i pori; con la sola alternanza di luce e ombre, porte e finestre suggeriscono una direzione: in questa quiete che due volte mi si para dinanzi, vorrei cogliere una promessa o il suo lembo estremo.</p>
<p>Nella sala che ospita il <em>Cantico dei Cantici</em>, mi soffermo dinanzi al secondo dipinto della serie. Forse, mi colpisce la dedica a Valentina Brodsky: quel dirla gioia e allegria. Nella tonalità cangiante dei rosa, la figura femminile è salda e fluida ad un tempo: come dotata di una stupefacente qualità della sua massa corporea che le permette di unire la stabile consistenza della sua forma e la massima libertà di distensione dei movimenti.</p>
<p>Si direbbe che dorma su una superficie che la accoglie senza sforzo e che le trasmette impulsi e vibrazioni: come se seguisse a occhi chiusi, istante dopo istante, una direzione che conosce internamente. Come se galleggiasse su acque che non la svegliano, o volasse secondo correnti d’aria che non disturbano: forse perché né troppo calde né troppe fredde, le prime, né troppo deboli né troppo violente, le seconde.</p>
<p>La guardo ancora, e seleziono i singoli dettagli che ne costituiscono la forma. Memorizzo le gambe morbidamente accavallate, con le ginocchia a fare da perno; gli occhi chiusi e le labbra arrese in un sorriso; le braccia disposte lungo due linee simmetriche ed opposte: quasi un abbraccio a sé stessa, che dal pube risale sino alla sommità della testa. Mi sembra di ricevere quella sua alata postura d’abbandono e presenza come un dono inaspettato: come un movimento che non ignora.</p>
<figure id="attachment_82179" aria-describedby="caption-attachment-82179" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class=" wp-image-82179" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo5.jpg" alt="" width="610" height="474" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo5.jpg 1002w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo5-300x233.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo5-768x597.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo5-250x194.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo5-200x155.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo5-160x124.jpg 160w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /><figcaption id="caption-attachment-82179" class="wp-caption-text">Nizza, Muséum d&#8217;histoire naturelle de Nice, venerdì 26.07. M. disegna animali, piante e minerali sul suo taccuino</figcaption></figure>
<p>(a). 6. [non ancora colonizzata, ma crudele e inospitale]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>le operazioni d’imbarco sono terminate. </em><em>Entra nel metallo dell’aereo come in uno spazio necessario. Il portellone si chiude, l’aeromobile si prepara al decollo sotto una linea lieve di pioggia; rinuncia alla gravità, bussa alla notte. Presto sarà alto sulla città e i dormienti: punto luminoso in movimento, a rischio di caduta</em></p>
<p><em>ha già voglia del caffè lungo, dell’ipnotica sequenza di gesti che la separano dalla sua meta. Prende la tazza; ne scruta il fondo e la linea di contatto con la sua mano. Con impazienza e timore, decide che per ora ha finito; muore al giorno: come se la strada fosse già percorsa, come se la pioggia che ora le fa da soglia calmasse l’occhio con la sua propria sorpresa</em></p>
<p><em>se uno di quei viaggiatori in volo voltasse lo sguardo nella sua direzione, direbbe prime manifestazioni del rilassamento i suoi movimenti: le gambe che si distendono e incrociano, le dita che scivolano fra le riviste e si muovono fra spazi già fitti di parole, un braccio che risale quasi a cingere la testa, l’altro poi abbandonato in basso. Sorride; perché non ha perso il volo nonostante la folla ai taxi e le file per l’imbarco, perché ha ottenuto il viaggio e l’impegno di scrittura</em></p>
<p><em>presumerebbe uno di quei viaggiatori, di conoscere il mistero di vivere nella sua pelle, di saper fronteggiare l’inondazione di giubilo e ispirata catastrofe che la solleva e sprofonda: e la consegna, infine, ad una galassia aliena e interdetta. Non ancora colonizzata, ma crudele e inospitale per altri esseri umani: e soprattutto per sé stessa</em></p>
<p><em>è forse tardi, lo sa. Mentre l’ascesa verticale dell’aereo la fende e oltrepassa, chiude gli occhi. Rinuncia alla gravità: come se la pioggia, con la sua propria sorpresa, accecasse lo sguardo; come se la linea che ora la trafigge aprisse ad un’altra dimensione grata e benevola per altri esseri umani (ma non per lei stessa). No, forse non saprebbe dire con certezza se si dà un altro spazio; ma pure riesce a tracciare mentalmente la direzione per un movimento: come di foglie che non ignorano ove si schiuda la porta</em></p>
<p><em>per altri esseri umani (ma non per lei stessa): come foglie che non ignorano, che non ignorano</em></p>
<figure id="attachment_82180" aria-describedby="caption-attachment-82180" style="width: 532px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class=" wp-image-82180" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo6.jpg" alt="" width="532" height="499" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo6.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo6-300x281.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo6-768x721.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo6-1024x961.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo6-250x235.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo6-200x188.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo6-160x150.jpg 160w" sizes="(max-width: 532px) 100vw, 532px" /><figcaption id="caption-attachment-82180" class="wp-caption-text">Nizza, Musée National Marc Chagall, parete con il dipinto Cantico dei Cantici II, dedicato a Valentina “Vava” Brodsky Chagall («Vava, ma femme, ma joie, et mon allégresse»), della serie ispirata al Cantico dei Cantici, venerdì 26.07</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Explicit</p>
<p>0.</p>
<p>Ritorno nel punto finale della Coulée verte, dove il verde cede al grigio della pietra resa lucida dal riflesso del sole sull’acqua. Prima dell’aria fresca e delle gocce che schizzano in molte direzioni, s’imprimono nella pelle i silenzi attoniti che precedono ogni nuovo scroscio, le voci che esplodono quando il getto si fa intenso e pieno; e poi la varietà delle carnagioni degradanti le une nelle altre, le diseguali lunghezze degli abiti, le gambe nude di alcune, il capo velato di altre, il gioco di fogge e colori dei costumi da bagno, ammessi per i soli bambini. Una molteplicità che abbaglia e stupisce, nello splendore caleidoscopico di quanto si offre ai sensi: come una coesistenza possibile.</p>
<p>Non provo a ricomporre immagini e suoni in una serie ordinata, a decrittare le vibrazioni che giungono al corpo; lascio sia solo un flusso ininterrotto che si offre al sensorio, l’esplosione di movimenti e gioia, di <em>allégresse</em> e stupore. Rinuncio a chiamarli indizi, a decodificare i possibili segnali latenti di crisi.</p>
<p>Sopraggiunge la domanda di due voci squillanti e imperiose: loro pure chiedono, quasi vogliono che io sappia. E io abbasso lo sguardo verso chi la pone, mi sposto in modo impercettibile e mi accingo a rispondere. La risposta che ancora non conosco, appare nell’atto stesso della sua dizione: resta questo soffio, questa <em>joie </em>che pure si dà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[<a href="https://www.youtube.com/watch?v=g8tBrb7Q9-8">Sonoro</a>: Soap&amp;Skin, <em>Wonder</em>]</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_82181" aria-describedby="caption-attachment-82181" style="width: 1002px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-82181" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo88.jpg" alt="" width="1002" height="829" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo88.jpg 1002w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo88-300x248.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo88-768x635.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo88-250x207.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo88-200x165.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/Senza-titolo88-160x132.jpg 160w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /><figcaption id="caption-attachment-82181" class="wp-caption-text">Nizza, giochi d’acqua della fontana della Promenade du Paillon, martedì 23.07. M., LE e A. giocano con i getti d’acqua</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il trattamento della marea &#8211; secondo movimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2019 06:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; di Chiara De Caprio [Qui il primo movimento] &#160; Un passo al centro II [Sonoro: Archive, Bullets] &#160; &#160; (a). 3. [almeno in quest’istante, a formulare anche solo l’idea] &#160; Le file la costringono a fermarsi; distinguono fra nazioni e provenienze: le identità respinte, gli stanchi intorno a lei, Madame, please, the passport in your [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Chiara De Caprio</strong></p>
<p style="text-align: right;">[<a href="https://www.nazioneindiana.com/2019/08/25/il-trattamento-della-marea_primo-movimento/">Qui</a> il primo movimento]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Un passo al centro</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>II</strong></p>
<p>[<a href="https://youtu.be/V6nbFZtxAL4">Sonoro</a>: Archive, <em>Bullets</em>]</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_81848" aria-describedby="caption-attachment-81848" style="width: 645px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-81848 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-645x1024.jpg" alt="" width="645" height="1024" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-645x1024.jpg 645w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-189x300.jpg 189w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-768x1220.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-250x397.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-200x318.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-160x254.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo.jpg 839w" sizes="(max-width: 645px) 100vw, 645px" /><figcaption id="caption-attachment-81848" class="wp-caption-text">Nizza, MAMAC, sabato 27.07.19. M. avanza alla destra dell’opera <em>Que fare en un lieu à moins que l&#8217;on y songe</em> di Henri Olivier, a sinistra un&#8217;addetta alla sicurezza</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>(a). 3. [almeno in quest’istante, a formulare anche solo l’idea]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Le file la costringono a fermarsi; distinguono fra nazioni e provenienze: le identità respinte, gli stanchi intorno a lei, </em>Madame, please, the passport in your hands<em>. Sa di dover oltrepassare l’uomo-che-siede. Considera se restare in piedi o attendere, anche lei, seduta; o se quella posizione più bassa non sia una limitazione dello sguardo e debba, dunque, preferirsi centrale. Eppure, al centro si è esposti su troppi lati; al contrario, una posizione decentrata potrebbe far apparire la fila stessa in modo diverso</em></p>
<p><em>Non riesce a calcolare il tempo del loro fronteggiarsi; forse solo alcuni minuti dinanzi all’uomo. Lei farà saltare palazzi, madame? cospirerà contro il Presidente? venderà informazioni? saprebbe ripetere che cosa ha imparato sulle barriere? che cosa sa delle gabbie fra le terre di mezzo? ha mai provato a oltrepassarle? vorrebbe indicare chi è il nemico? se lo ha riconosciuto, perché lo ha fatto entrare? </em></p>
<p><em>ma allora; allora, chi potrebbe anche solo pensare, in generale, ad una sicurezza completa? I movimenti dimentichi e imprecisi, come se non ne avesse più una memoria corporea. Non fino in fondo, non con convinzione. Le sembra, a volte, il distacco l’unica forma dell’esserci. </em>Aber vielleicht doch nicht gar so sehr</p>
<p><em>Scavato nella carne, il movimento con cui supera la postazione della Polizia: come un balzo provocato dalla risentita irritazione di chi l’abbia troppo attesa; o, forse, dalla svagata lentezza con cui lei stessa eseguiva quanto le era chiesto. Scegliere, oltre le confortevoli ed eleganti voliere, oltre lacci e reti per meduse; oltre le barriere.</em> Hey, Sir, have a look in my eyes. Underneath my skin there is a violence. It&#8217;s my personal responsibility &#8211; not yours &#8211; do not use the gun in my head</p>
<p><em>it’s my personal responsibility do not use the gun, it’s my personal responsibility do not use, its’ my personal responsibility, it’s my personal, it’s my</em></p>
<p><em>it’s my</em></p>
<figure id="attachment_81849" aria-describedby="caption-attachment-81849" style="width: 585px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-81849" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo2-821x1024.jpg" alt="" width="585" height="729" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo2-821x1024.jpg 821w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo2-240x300.jpg 240w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo2-768x958.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo2-250x312.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo2-200x250.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo2-160x200.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo2.jpg 1002w" sizes="(max-width: 585px) 100vw, 585px" /><figcaption id="caption-attachment-81849" class="wp-caption-text">Nizza, ingresso della Bibliothèque Louis Nucéra, venerdì 26.07.19</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>(b). 3. [pensare, in generale, ad una sicurezza completa]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avanzo lungo un viale alberato. Alla mia destra una piazza: una chiesa si leva dal fondo, il giallo chiaro della facciata regolare e quieta, il candore ostinato delle statue che la sormontano. Mi sembra, a distanza, di riconoscere un Cristo e una croce, obliqua nella sua pesantezza. Mi domando chi lì chieda perdono per colpe che ancora non sa di aver commesso. Quasi senza volere, mi pare di levare io stessa lo sguardo verso quel corpo; riaffiora, quasi trattenuta, la memoria di passi che rimbombavano su pavimenti lisci, interrotti da lapidi e preghiere sillabate a bassa voce. Per che cosa o chi saprei dirle, per che cosa.</p>
<p>Il parco &#8211; mi racconta G. &#8211; era un parcheggio. Ma ora Nizza si vuole verde: un’ecologia dell’esistente, per le rassicuranti strutture che preservano le forme assunte dal reale, e separano ciò che sopravvive da ciò che s’inabissa. Sposto lo sguardo avanti, e ancora avanti: il prato ben tenuto, le sagome in legno di animali su cui bambini sperimentano movimenti e posizioni; intorno carrozzini, sciami di adulti, ampie borse femminili e veli, pantaloni corti e cellulari che risuonano.</p>
<p>Ma, sotto i primi alberi, seggono in gruppetti, le gambe accavallate o distese, le braccia conserte o lungo il corpo: una forma di resistenza e abbandono. Non saprei dire perché la percezione me li abbia istantaneamente detti diversi: venuti da un altro luogo, sì, e ora fermi e distanti nell’attesa. Sono richiedenti asilo, che hanno varcato la frontiera; sono qui &#8211; mi spiega ancora la mia guida &#8211; mentre si decide che cosa siano, dove potranno andare, e come.</p>
<p>M. e A. mi chiedono il pane e formaggio che abbiamo comprato per loro; ridono mentre scartocciano un sottile pezzo di cibo e lo sagomano col caldo delle mani: “a che cosa assomiglia? che cosa potrebbe essere?”. Poi qualcosa le attira: e sono già nel verde, con balzi e capriole, e la voce dell’una che rincorre quella dell’altra. Inseguo la loro corsa fin dove riesco: e vedo il muro che pure non c’è, la nebulosa nera alla nostra sinistra, cupa e silente. Rinuncio, almeno in quest’istante, a formulare anche solo l’idea: a pensare, in generale, a una pace completa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_81850" aria-describedby="caption-attachment-81850" style="width: 860px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-81850 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo3-891x1024.jpg" alt="" width="860" height="988" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo3-891x1024.jpg 891w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo3-261x300.jpg 261w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo3-768x883.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo3-250x287.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo3-200x230.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo3-160x184.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo3.jpg 1002w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /><figcaption id="caption-attachment-81850" class="wp-caption-text">Nizza, La Coulée verte (Promenade du Paillon), sabato 27.07. Richiedenti asilo in attesa di risposta, M. e A. con del formaggio</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>(b). 4. [ma più si sente preda]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Monaco è il suo abbaglio. Ci arriviamo con un autobus di nizzardi in semi-vacanza, l’informalità del nostro e loro abbigliamento: i sandali, gli asciugamani dai colori vistosi. Dai finestrini scorgo i dirupi della costa; e poi il fasto delle ville, il biancore dei sassi lungo le spiagge, le insegne che saturano man mano il mio sguardo. Qui più che altrove, un messaggio perentorio, silente e intrusivo; come sussurratomi da barche lussuosamente attraccate, dal ghiaccio dei frappuccini di Starbucks, dall’odore dolciastro del cibo: dosi di zucchero e conservanti che mi intimano di preservarmi senza troppo fastidio.</p>
<p>Un’ombra si riversa sulla spiaggia: il sole alle quattro del pomeriggio è già inaccessibile dietro l’altezza dei palazzi; eppure il mare trattiene il suo azzurro chiaro. Indico a M. un pontile in roccia, e procediamo lungo la sua profondità. Anche noi prendiamo la rincorsa per un tuffo: dapprima quasi sincrone, poi portate su dalle due velocità del nostro diverso peso. Nel risalire, getto lo sguardo sul lato di mare che il pontile divide dalla striscia d’acqua che ci ha appena accolto; ma qui si mostrano involucri di plastica sminuzzati e sbiaditi, tra scaglie di pesci che seguono la scia persistente di una schiuma biancastra e punteggiata di bolle: come la bava di una creatura che invii così i minacciosi segnali della sua presenza.</p>
<p>Sentiamo freddo; alle cinque il sole è troppo debole, gli asciugamani sono inzuppati d’acqua e rigidi di sale, e un principio di fame ci spinge a tornare indietro: di nuovo, ma in ordine inverso, i salottini tirati a lucido, le eleganti marche di vestiti, il rombo dei motori delle Ferrari che squarcia di tanto in tanto la trama cantilenante e acuta dei gabbiani. Compriamo pane e salumi in un supermercato, e ci attardiamo a mangiare su una panchina: forse, un raccogliere sguardi di biasimo e stupore.</p>
<p>Mentre inseguo la distanza dai treni che ci attendono, mi volto ancora verso il mare. Quasi mi trafigge il giallo delle gru e l’arancione di pesanti macchinari con cui vengono costruite piattaforme sull’acqua. La costa &#8211; mi spiega V. &#8211; è satura di palazzi, ma il mare può ospitarne di nuovi: appartamenti galleggianti, più o meno questa l’idea. Mi domando se basti la parola cementificazione. Mi pare più appropriato, forse, affiancare costruzione a distruzione, e domandarmi che cosa, esattamente, stiamo facendo; quali campi lasciamo confluire in nuove determinazioni del senso: che ancora non so decifrare. Resto senza fiato, nel difetto semantico che non riesco ad articolare.</p>
<p>Entro nella stazione, al termine di un’altissima rampa di scale: il fiato corto, la serie interminabile di tornanti che ora mi sbarrano il passo e le nuove ingiunzioni all’acquisto dei negozi. Il treno è sul binario, in procinto di partire. Un timore, o forse il suo desiderio: che parta. Mi fermo fra una panchina e un tabellone luminoso che non indica alcuna destinazione.</p>
<p>Ma poi corriamo, quasi ridendo, V., B., e io, le bambine tenute per mano: saltiamo dentro e le porte si richiudono all’istante. No, non abbiamo i biglietti giusti. Respiro, come per trovare l’equilibrio sul treno che sposta, nella sua corsa, il mio baricentro. Siamo illegali in questa vettura, come coloro che hanno rinunciato al diritto di comprare: come disposti ad essere espulsi.</p>
<figure id="attachment_81871" aria-describedby="caption-attachment-81871" style="width: 565px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class=" wp-image-81871" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-1.jpg" alt="" width="565" height="649" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-1.jpg 482w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-1-261x300.jpg 261w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-1-250x287.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-1-200x230.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo-1-160x184.jpg 160w" sizes="(max-width: 565px) 100vw, 565px" /><figcaption id="caption-attachment-81871" class="wp-caption-text">Principato di Monaco, domenica 28.07. Vista da una galleria sulle costruzioni in mare</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>(a). 4. [è la serie interminabile di tornanti che sbarrano il passo]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ancora altri spazi vasti e automatici prima di arrivare; scivola lungo il silenzio di una stazione semivuota. Nella nuova hall che si apre al suo arrivo in stazione, profumi, abiti e gioielli lasciano il posto a torri d’oggetti a basso costo. Tutto un comodo-mondo in scaffali: come se in quella selezione vi fosse una routinaria, decifrabile, operazione di senso</em><em> </em></p>
<p><em>una vetrata le restituisce la notte che trascolora. Le luci sui binari e il nero intorno come un taglio in quell’ottundimento e un laccio per l’emorragia. Non bastano i suoi sforzi per renderlo </em><em>ordinario, finanche gaiamente mondano, o persino vettore di una disciplina emotiva: quel vortice di oggetti e consumo le provoca un deflusso di energia, una perdita interna di concentrazione. Prosciuga tutti i suoi spazi interni</em></p>
<p><em>ma più si sente preda di questo ottundimento, più elementi, particelle e venti cominciano a vorticarle intorno, e dentro. Plastiche alla deriva nei mari, gas che saturano l&#8217;aria, detriti che si inabissano nel sottosuolo. Polveri si depositano, fra i capelli, nei pori e nelle cavità del corpo. Velano gli occhi, si addensano fra naso e gola</em><em> </em></p>
<p><em>come se due mani le si serrassero intorno al collo, come se intorno i corpi cominciassero a sovrapporsi a velocità insostenibile; distanti, eppure troppo vicini, dotati di uno spossante potere di penetrazione. Sparire o far sparire: i lucidi pavimenti bianco-latte aperti sotto i suoi piedi, le luci spente e i soffitti volati via; e via, via i cuscini, le borse, le hostess dal necessario sorriso da viaggio e gli uomini in viaggio per affari. E via, via, via. Forse un timore, o il suo desiderio</em></p>
<p><em>la latente euforia della fine del mondo, il difetto semantico della sua fine</em></p>
<figure id="attachment_81851" aria-describedby="caption-attachment-81851" style="width: 716px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-81851 size-large" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo4-716x1024.jpg" alt="" width="716" height="1024" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo4-716x1024.jpg 716w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo4-210x300.jpg 210w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo4-768x1098.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo4-250x358.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo4-200x286.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo4-160x229.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/12/Senza-titolo4.jpg 958w" sizes="(max-width: 716px) 100vw, 716px" /><figcaption id="caption-attachment-81851" class="wp-caption-text">Nizza, incrocio di strade vicino al MAMAC, venerdì 26.07. A. sul ciglio della strada e donne con ciambelle sulle strisce pedonali</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>Il trattamento della marea &#8211; primo movimento</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2019/08/25/il-trattamento-della-marea_primo-movimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Aug 2019 05:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[anthony and the johnson]]></category>
		<category><![CDATA[chiara de caprio]]></category>
		<category><![CDATA[il trattamento della marea]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[primo movimento]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Wystan Hugh Auden]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara De Caprio Alla fine di ogni giorno fortunato ricorda che il fuoco e il ghiaccio sono a un passo soltanto dalla città temperata […]. Ma se tu fallissi […], ringrazia l’aspro trattamento della marea per la dissoluzione del tuo orgoglio poiché la tromba d’aria può assoggettare il tuo volere e il diluvio rilasciarlo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Chiara De Caprio</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Alla fine di ogni giorno fortunato</em><br />
<em>ricorda che il fuoco e il ghiaccio</em><br />
<em>sono a un passo soltanto </em><br />
<em>dalla città temperata […].</em><br />
<em>Ma se tu fallissi […],</em><br />
<em>ringrazia l’aspro trattamento della marea</em><br />
<em>per la dissoluzione del tuo orgoglio</em><br />
<em>poiché la tromba d’aria può assoggettare il tuo volere</em><br />
<em>e il diluvio rilasciarlo per trovare</em><br />
<em>la primavera nel deserto, l’isola </em><br />
<em>fruttifera nel mare, dove il corpo e la mente </em><br />
<em>vengono liberati dalla sfiducia.</em></p>
<p style="text-align: right;">(W.H. Auden)</p>
<p><em> </em></p>
<figure id="attachment_80265" aria-describedby="caption-attachment-80265" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-80265" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo2.jpg" alt="" width="800" height="838" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo2.jpg 956w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo2-286x300.jpg 286w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo2-768x805.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo2-250x262.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo2-200x210.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo2-160x168.jpg 160w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-80265" class="wp-caption-text">Nizza, dalla Promenade des Anglais, sabato 27.07.19. Di pomeriggio, prima e dopo il temporale, durante la Pink Parade</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>0.<em> </em></p>
<p>In fisica quantistica il valore di una grandezza osservabile di una specifica particella in un certo stato quantico non è definito prima di effettuare una misura. Tuttavia, quando si effettua una misura su una delle particelle di uno stato <em>entagled</em>, questo determina istantaneamente anche i valori delle grandezze osservabili di tutte le altre particelle, per quanto lontane: la cosiddetta non-località quantistica. Questa “interazione a distanza” è nota col termine inglese <em>entaglement </em>e viene descritta anche come azione fantasma a distanza (<em>spooky action at distance</em>).</p>
<p><em> </em></p>
<figure id="attachment_80266" aria-describedby="caption-attachment-80266" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-80266" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo.jpg" alt="" width="650" height="762" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo.jpg 469w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo-256x300.jpg 256w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo-250x293.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo-200x235.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo-160x188.jpg 160w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption id="caption-attachment-80266" class="wp-caption-text">Nizza, MAMAC (Musée d&#8217;Art Moderne et d&#8217;Art Contemporain), sabato 27.07.19. Riflesso di Ch. con addetto alla sicurezza nel blu di Yves Klein</figcaption></figure>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Movimento d’ingresso</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>I</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[<a href="https://www.youtube.com/watch?v=c7R8WdjfPv8">Sonoro</a>: Anthony and the Johnson, <em>My Lady Story</em>]</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_80268" aria-describedby="caption-attachment-80268" style="width: 1002px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-80268" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo3.png" alt="" width="1002" height="533" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo3.png 1002w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo3-300x160.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo3-768x409.png 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo3-250x133.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo3-200x106.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo3-160x85.png 160w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /><figcaption id="caption-attachment-80268" class="wp-caption-text">Napoli, Aeroporto di Napoli &#8211; Capodichino, martedì 23.07.19. Flusso di persone, con donna sulla soglia di Victoria’s Secret</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>(a). 1. [si rifiuta di distinguere]</p>
<p><em>va incontro all&#8217;invito di sua cugina, il fisico quantistico; va a Nizza. Mentre le insegne dell’aeroporto si fanno via via meno sfocate, prova a comprendere le proprietà corpuscolari della luce di cui le parlava: un movimento i cui effetti perdurano nello spazio</em></p>
<p><em>la sospinge, il caldo, sotto la volta della sala d’attesa. Con trattenuta apprensione supera l’indolenza di una fila; forse, si rifiuta di distinguere fra battuta d’arresto e catastrofe. Nell’eseguire i gesti del controllo-valigie, se ne sente, di nuovo, assediata: un&#8217;infinità di dettagli, in cui si fa liquida la sua protratta osservazione di ogni incidenza, in cui si riaccostano i lembi di ciò che si strappa</em></p>
<p><em>sfila stivali lunghi fino al ginocchio; a lei tocca, come addetto, una donna in corpo di uomo, alta e decisa nella sua metamorfosi; mascara e matita nera, orecchini su lobi un po’ cascanti, un liscio mogano ad incorniciare il volto: asciutto, graffiato e benevolo. Le riconsegna gli anelli; accompagna il gesto con una frase che è il bisbiglio con il quale viene pronunciata, quasi una canzone, nel falsetto della sua voce: </em>Oh, miss, beautiful rings</p>
<p><em>la punge il freddo della montatura d’argento, quella carne di entrambi i sessi che per un attimo la sfiora. Il tocco imprevisto la sbalza verso ciò che le è interdetto, e la fa poi ridiscendere lungo la materia che lei lambisce e afferra meccanicamente; una routine di contatti ordinari e ammissibili, che disegnano i confini della giurisdizione sotto cui ricade il corpo: ciò che lo accetta, sopporta, e accoglie</em></p>
<p><em>sosterebbe ancora davanti alla sua (S)he: </em>Oh lady, your story. Are you a bride on fire or twisted into a starve of wire? <em>Ma già altre voci, meno dotate di grazia e articolazioni interne, chiedono di avanzare nella fila: </em>Madame, please, please<em>. Si chiude lo spazio per lo sguardo, tra decine di altri: che tornano a infilare cinture nei passanti allentati, impugnare saldamente guinzagli, tastare cinghie di museruole; una rete di disciplinamento e comunicazione controllata le cui linee le si conficcano fra gola e inguine, lievi e taglienti</em></p>
<p><em>intravede il gate; come promettono le insegne, il volo per Nizza</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_80269" aria-describedby="caption-attachment-80269" style="width: 1002px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-80269" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo4.jpg" alt="" width="1002" height="1145" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo4.jpg 1002w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo4-263x300.jpg 263w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo4-768x878.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo4-896x1024.jpg 896w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo4-250x286.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo4-200x229.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo4-160x183.jpg 160w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /><figcaption id="caption-attachment-80269" class="wp-caption-text">Nizza, Aeroporto di Nizza &#8211; Costa Azzurra, martedì 30.07.19. Attesa al gate del volo easyJet delle 7.00 am per Napoli</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>(b). 1. [come promettono le insegne]</p>
<p>Accanto, sull&#8217;autobus una coppia con bambina. Non saprei dire quando ho pensato che no, non erano qui in vacanza. Certo prima di mettere a fuoco lei, la bimba, forse nemmeno sette anni, che sedeva sul sedile opposto al mio, dall&#8217;altro lato. Lei, la sua eccezionalità: che, nel linguaggio ordinario, avrebbe il nome di ciò che è deforme. Ma, prima, prima di lei, era forse quell’aria compita e spaesata di chi la guidava: i volti, nel fondo, privi di gioia, ma anche fissi in una loro misura assorta. Così, quando chiedono della fermata dell&#8217;ospedale, è solo una conferma. E la gentilezza con cui rispondo loro, ai miei stessi occhi, nel rimbombo interno della mia voce, non è che una forma inefficace del senso della mia differenza, e della mia consapevolezza.<br />
(Perché qui, e non lì, ora, sembra perfino una domanda mal posta: è il tuo turno, affrettati, fai il tuo gioco. Il banco, lo sai, vince sempre).<br />
Si ferma l&#8217;autobus e nel vetro si riflette una bimba riccia e scattante: i bracciali in legno, la treccina colorata, la pelle scura del sole di luglio. Resisto, ora, a sentire oltraggiosa la forma che tiene, la bellezza che resiste, ancora.<br />
Scendo, dietro di lei. Dietro di me, si chiudono le porte: mi consegnano alla mia strada, all&#8217;indirizzo che cerco.<br />
I rumori e la luce di Nizza sono già qui, il sole che mi spezza il fiato, il mare che non vedo; ma sarà azzurro come promettono le insegne.</p>
<figure id="attachment_80270" aria-describedby="caption-attachment-80270" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-80270" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo5.jpg" alt="" width="660" height="811" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo5.jpg 482w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo5-244x300.jpg 244w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo5-250x307.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo5-200x246.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo5-160x197.jpg 160w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /><figcaption id="caption-attachment-80270" class="wp-caption-text">Nizza, Fermata di autobus a Grand Arénas, martedì 23.07.19. Riflessi, con ricci di L.E., in autobus con ultima fermata ad Avenue Jean-Médecin</figcaption></figure>
<p>(b) 2. [di lì non c’è altro spazio]</p>
<p>Ci sorprende la pioggia, mentre provo ad avere ragione della Promenade: la folla di bici e pedoni, oggi sereni; la serie azzurra delle sedie verso cui le bambine corrono, la linea di grigio che ora è il mare, i bagnanti che si attardano ai bordi, sui ciottoli e sul bagnasciuga.<br />
Arriva sempre più distinto il suono dei megafoni e la musica degli altoparlanti. Leggo le scritte sulle bandiere arcobaleno, gli slogan pieni di movimento e autodeterminazione: <em>PMA pour toutes</em>; <em>Pas de fierté pour nos frontières</em>. Le frontiere come i corpi, i corpi come le frontiere: come se lo spazio primo e nostro di cui siamo fatti non sia che un sottoinsieme di quello più vasto che pure ci delimita. Li osservo meglio, mentre procedono sotto un ampio tendone multicolore, ornato di palloncini rossi, arancioni, gialli, verdi, blu, e viola. Distinguo slip azzurri, chiome rosa ed altre argentate, splendide ali avorio ad ornamento di un body e di un paio di stivali bianchi; “e lei chi è?” mi chiede M., sorridendomi: vuole entrare nella parata, seguirne la scia, ballare. Ci investe l’ebbrezza gioiosa e un po’ dimentica della musica. Seguiamo il ritmo, ridiamo.<br />
(Mi dico che, quasi prima del pensiero, è il sensorio, questo <em>qui-ed-ora</em>, a farmi stare fra loro e con loro, in una Nizza che sembra ora sovrapporre categorie e far saltare distinzioni).<br />
Una scritta luminosa, in alto a sinistra, avvisa gli automobilisti che la Promenade è chiusa al traffico, le transenne a delimitare gli spazi. Alcuni scrutano dai balconi e dalle finestre semiaperte. Torno a guardarmi intorno; quasi per caso mi volto indietro: due uomini in tuta gialla si incaricano di far sparire i coriandoli e di pulire il manto stradale, man mano che la Pink Parade avanza. Davanti, altre transenne e direzioni di scorrimento predeterminate: di lì non c’è altro spazio.<br />
Esito. Mi domando quali siano le possibilità di conoscenza e gioia di un movimento che abbia una così rigida modalità di esecuzione e un percorso vincolato dall’esterno: se sia ancora, questa, una protesta, una richiesta, o almeno una ricerca.<br />
Una voce mi chiama; mi giro di scatto, sottratta all’indagine. Avanzo fra due manifestanti e, infine, rientro nella parade: quasi come un tuffo.</p>
<figure id="attachment_80271" aria-describedby="caption-attachment-80271" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-80271" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo6-895x1024.jpg" alt="" width="660" height="756" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo6-895x1024.jpg 895w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo6-262x300.jpg 262w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo6-768x879.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo6-250x286.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo6-200x229.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo6-160x183.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo6.jpg 1002w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /><figcaption id="caption-attachment-80271" class="wp-caption-text">Nizza, Promenade des Anglais, sabato 27.07.18. Addetti alla pulizia al seguito della Pink Parade</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>(a). 2. [a fatica individua margini]<em> </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>troppo rapidi i suoi movimenti sotto la cupola del centro commerciale. Pure riesce a schivare un trolley e il suo proprietario, e il cagnolino invadente che già le lecca le caviglie. Tocca, col suo piegarsi istintivo, la fibbia che non ha ceduto sotto le unghie dell’animale, poi il punto del sandalo che teme umido</em></p>
<p><em>procede; registra la sommergente marea di ineffabili gaudi e incomunicabili paradisi privati: vetrine di corpi in plastica, cabine per prove d’abiti, volute di borse a basso costo, trionfi di profumi e creme, cascate di lingerie per notti fatali, cimiteri di peluche per la solitudine del giorno dopo</em></p>
<p><em>avanza. Avanza in un’irrelata successione di forme e funzioni fra le quali, ora, il sensorio istituisce collegamenti, forse legami e genealogie: il cuscino reggi-spalla per sonni ristoratori, le cuffie da musica nell’ultima illusione </em>on-the-air<em>, gli slip in offerta per essere caldi e puliti; che, se il corpo non è proprio una poltiglia, bene gli slip </em>à la page<em>, dopo uno schianto o un ammarraggio in un oceano </em>total black</p>
<p><em>torna indietro, dinanzi a una fila di specchi; di lì non c’è altro spazio, solo la serie della sua immagine che si ripete di fronte a lei. Distoglie lo sguardo: come se fra la detentrice di quella forma e quei frammenti moltiplicati non esistesse alcun rapporto</em></p>
<p><em>eppure, quasi di sghembo, le appare una figura al confine col mondo vegetale e animale: una medusa, o una di quelle creature luminescenti che solcano gli abissi. Si sforza; ma è impossibile comprendere la carne quando resta nuda: la natura del proprio sguardo senza gli altri uomini intorno. A fatica individua margini nel grigio-pietra dei suoi occhi moltiplicati</em></p>
<p><em>una voce la chiama; si volta: quasi sottratta all’indagine</em></p>
<p><em> </em></p>
<figure id="attachment_80272" aria-describedby="caption-attachment-80272" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-80272" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo7.jpg" alt="" width="660" height="666" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo7.jpg 993w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo7-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo7-297x300.jpg 297w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo7-768x775.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo7-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo7-250x252.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo7-200x202.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Senza-titolo7-160x161.jpg 160w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /><figcaption id="caption-attachment-80272" class="wp-caption-text">Nizza, supermercato di fronte al MAMAC, sabato 27.07.19. A. attende la fine della pioggia dietro le porte scorrevoli</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
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