<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>inaudita &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/inaudita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 14 Oct 2013 08:52:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Due poesie da: da &#8220;ll noto, il nuovo&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/23/due-poesie-da-da-ll-noto-il-nuovo/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/23/due-poesie-da-da-ll-noto-il-nuovo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 11:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Frene]]></category>
		<category><![CDATA[inaudita]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40832</guid>

					<description><![CDATA[di Giovanna Frene &#160; III. MATTATOIO H.G. “Oggi le nostre lancette girano solo all&#8217;indietro” (A. Politkovskaja) I. laddove tristezza, tiranno, potere che domina il mondo. laddove tiranno, potere, tristezza che prescinde l&#8217;impronta sul muro, la scavalca, la riforma con grappoli, istinto di fuga e insieme ritorno per le chiare ragioni che incontrano sul posto lama [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giovanna Frene</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>III. MATTATOIO H.G.</strong></p>
<p style="text-align: right;">“Oggi le nostre lancette girano solo all&#8217;indietro”<br />
(A. Politkovskaja)</p>
<p>I.</p>
<p>laddove tristezza, tiranno, potere che domina il mondo.<br />
laddove tiranno, potere, tristezza che prescinde l&#8217;impronta sul muro,<br />
la scavalca, la riforma con grappoli, istinto di fuga e insieme ritorno<br />
per le chiare ragioni che incontrano sul posto lama e cibo,<br />
sempre lo stesso posto, la virtù cardinale degli insepolti,<br />
parassiti</p>
<p>II.</p>
<p><em>trasformati nel popolo dei ratti</em>, rimuovono gli esseri umani. che aleggia<br />
sul posto, il fruscio d&#8217;ali, va all&#8217;incontro con il marchio di esistere,<br />
si interseca al vertiginoso concrescere botanico e sociale<br />
per le chiare ragioni che non guarda negli occhi lo sguardo,<br />
ritorna al buon senso, la virtù cardinale degli insensibili,<br />
pulizia</p>
<p>III.</p>
<p>vivono ancora tra le nostre, crescono esposti al triste.<br />
della distruzione, l&#8217;ala, che sopra il fatto, si rifà; potere.<br />
altre tristi,<em> rovesciate ai suoi piedi</em> per il vento, ventre del progresso.<br />
lo scavalca per le chiare ragioni che se è per sè non incontra niente<br />
di intero, spada che ritorna alla roccia, la virtù cardinale degli insidiosi,<br />
patria<span id="more-40832"></span></p>
<p>*</p>
<p><strong>VI. IL PRINCIPIO “STRADA NERA”</strong></p>
<p>non è l’eccezione che si pensa, la schiuma che ingoia il mare.</p>
<p>non si scava la fossa, questo tornare irrevocabile,</p>
<p>inimmaginabile, calpestato, trito dai sassi;</p>
<p>tra gli <em>altri sassi</em>, tre sono stati i giusti, pesi e misure.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p>dietro ai sassi, pesi e misure uguali sotto il frantumarsi</p>
<p>lo scuro sfaldarsi ghiaioso risucchia il mare;</p>
<p>non ricoprono i rovesciati nuovi, altri lapilli implosi</p>
<p>tornano sempre al fondo, <em>come un gemito timoroso</em>…</p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovanna Frene</strong>,  <em>ll noto, il nuovo</em>, Transeuropa, ottobre 2011</p>
<p>Prefazione di Paolo Zublena, postfazione di Silvia De March</p>
<p>Fotografie di Laura Callegaro</p>
<p>Traduzione inglese di J. Scappettone e J. Calahan</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2011/11/23/due-poesie-da-da-ll-noto-il-nuovo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>D&#8217;aria sottile</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/19/daria-sottile/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/19/daria-sottile/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2011 06:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[azzurra d'agostino]]></category>
		<category><![CDATA[dialetto]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[inaudita]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39060</guid>

					<description><![CDATA[di Francesca Matteoni Saggezza è la prima parola che viene alla mente leggendo il nuovo bel libro della poetessa Azzurra D’Agostino, D’aria sottile, pubblicato nella collana Inaudita dell’editore Transeuropa. La saggezza di chi accetta le cose che trascorrono, stanno rivelate proprio nel passare, come l’aria che si respira e non la si vede, fine e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/23-agostino_SITO.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-39061" title="23-agostino_SITO" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/23-agostino_SITO-200x300.jpg" width="200" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/23-agostino_SITO-200x300.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/23-agostino_SITO.jpg 320w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p>Saggezza è la prima parola che viene alla mente leggendo il nuovo bel libro della poetessa <strong>Azzurra D’Agostino</strong>, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875801274/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875801274&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><strong><em>D’aria sottile</em></strong></a>, pubblicato nella collana Inaudita dell’editore Transeuropa. La saggezza di chi accetta le cose che trascorrono, stanno rivelate proprio nel passare, come l’aria che si respira e non la si vede, fine e antica dentro il corpo e così nuova per il giorno che deve venire. <em>Come se /poco più di un niente/ ci separasse dal nulla, dalla sua corrente</em>, scrive Azzurra, e questo nulla che avanza non è un dolore, come non lo è il tempo, affatto regolare o regolabile, ma <em>sghembo sulla sua ossatura di silenzi</em>.<span id="more-39060"></span> Perché tutto ciò che ha fine ha una bellezza quasi insopportabile, che non si afferra e muta, si fa nuvole e invenzione – solo ciò che riusciamo a inventare è nostro e per l’invenzione c’è bisogno del limite, di lasciarsene impaurire come sorprendere. <em>Ma lo senti nell’aria che tutto/ forse finisce come dire comincia</em>: basta imparare pienamente il poco che si è, l’esistenza data, precaria e incrollabile del mondo, sia esso la natura che toglie le parole, siano i vincoli che nutrono e spingono a rinnovare la voce degli amati. Anche nel carcere (nella poesia <em>Celle</em>) il mondo si fa odore penetrante, volpe, prato, un sogno fragile di resistenza che sa scuotere più della costrizione, della colpa e del sopruso. Allora questa poesia sana, pure quando fa il sangue delle ferite, acquieta, e chiede di essere commossi e partecipi nella nostra storia, nella storia di nessuno, che poi è quella di tutti. Tre sezioni scandiscono il libro: <strong>Il mondo esiste</strong> (titolo preso da un verso di Montale), che indica una rotta da seguire, lentamente dal quotidiano, dal paesaggio attorno all’intimo dove questi si fanno pensiero e tremore, uguaglianza di ogni essere che si muova o stia fermo – <em>“no, non è vero. L’attimo non/ scocca. L’attimo è. Noi siamo,/ lo sentite?”</em>, dice il poeta Franco Loi, nel testo a lui dedicato. <strong>Dal silenzio</strong>, dove il silenzio è il dialetto dell’Appennino Emiliano, una lingua che nasce dal concreto di legami familiari e che è sempre sul punto di perdersi come certe profonde memorie infantili o la vecchiaia dei propri cari, solida di esperienza e buia nel futuro, e non è un caso che l’ultima poesia della sezione sia dedicata al compagno, un dono all’altro: è così che non ci perdiamo – consegnandoci, interi, nelle nostre imperfezioni. E infine <strong>Essere amati</strong>, luogo di vivi e di morti, dove i vivi spaventano più dei morti, perché loro è l’inquietudine, lo smarrirsi, la pretesa di essere qualcosa d’altro più duraturo, più visibile, meno mortale e così meno umano o animale, meno parte di questa terra. I morti, che lo sappiano o meno, sono come certe stelle, <em>pure spente, non importa,/ restano stelle, e per noi è uguale</em>, hanno tutta una strana luce che viene dagli occhi di chi li sa amare, di chi si pone in ascolto del proprio tempo mai lontano, mai del tutto esauribile quando viviamo.</p>
<p>Su Azzurra e sulla sua poesia per me è impossibile tacere il piano personale. Ogni suo testo, questo suo libro come i precedenti, mi arriva come dall’altra parte di un’acqua in cui io stessa mi immergo. Azzurra abita sulle montagne che mi sono care, tra la Toscana e l’Emilia Romagna. Ci separano le curve, i confini cartografici. Leggerla è come salire per i monti, nei boschi aspri, i borghi semi-abbandonati, i giochi di tanti anni fa fermi sui pavimenti di pietra nuda, i vecchi che sono sempre gli ultimi a lasciare il paese, gli animali che raspano, volano, si nascondono, saltano sulla strada, belli e indifferenti. È soprattutto ritrovare quel preciso sentimento, che non so come altro dire, è una resa alla vallata aperta, quando si è in cima, che sembra stia tutta contenuta in quello spazio così piccolo delle proprie ossa, straziato dall’insicurezza, la mia o quella degli altri, che d’improvviso si fa vasto e in pace. C’è una misura in queste poesie, una persona composta, che discende da lì, una me che non è più Azzurra e nemmeno io che leggo, che mi dice di saper attendere, di saper passare, che non importa il male, il terrore o la disperazione, che conta sentire, nonostante tutto, come è semplice respirare.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/19/daria-sottile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non esiste morte che non sia violenta</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/02/non-esiste-morte-che-non-sia-violenta/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/02/non-esiste-morte-che-non-sia-violenta/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2011 08:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[caravaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Demetrio Paolin]]></category>
		<category><![CDATA[inaudita]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38884</guid>

					<description><![CDATA[di Demetrio Paolin FIGURE III (Parigi/Tanaro) Il fiume ruinò. Nessuno seppe nulla solo acqua che portava via alberi, arbusti, pietre. Ridisegnava il suo letto, ridisegnava il paesaggio. Svuotava greti e torrenti. Si portava dietro tutto vorticando. E più erano strette le vie e più l&#8217;acqua turbinava violenta come un re invasore che niente rispetta o [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875801304/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875801304&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-38885" title="q_123_paolin_cover_fronte_alta" alt="" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/q_123_paolin_cover_fronte_alta-200x300.jpg" width="200" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/q_123_paolin_cover_fronte_alta-200x300.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/q_123_paolin_cover_fronte_alta-682x1024.jpg 682w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/q_123_paolin_cover_fronte_alta.jpg 1654w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>di <strong>Demetrio Paolin</strong></p>
<p><em>FIGURE III (Parigi/Tanaro)</em></p>
<p>Il fiume ruinò.<br />
Nessuno seppe nulla solo acqua che portava via alberi, arbusti, pietre. Ridisegnava il suo letto, ridisegnava il paesaggio. Svuotava greti e torrenti. Si portava dietro tutto vorticando. E più erano strette le vie e più l&#8217;acqua turbinava violenta come un re invasore che niente rispetta o salva, ma tutto distrugge, diserba e annulla.<br />
Non era un suono o sibilo che l&#8217;accompagnasse, ma un sotterraneo singulto simile a quello che devasta lo spazio siderale, non udibile eppure presente a sgomentare l&#8217;intero universo. L&#8217;acqua scendeva vuota nell&#8217;indefinita angoscia così simile alla solitudine del creato primordiale.<br />
Sembrava non ci fosse nessuno. Nessuna anima viva.<span id="more-38884"></span><br />
Invece tu devi immaginarti che qualche giorno dopo, le acque si ritirarono e mostrarono il disastro.<br />
La fanga aveva coperto tutto e dove non era arrivata lei c&#8217;erano arbusti, secchi rami, mattoni, staccionate di legno, gomme, carcasse di lavatrici e dove la pianura si fa piatta che pare ad un tratto il mistero si riveli, tu vedi un corpo. Anzi no. Vedi una riva scoscesa e poi la scendi, c&#8217;è qualcosa di strano, sembrano stracci e poi vedi che sono gonfi di un cadavere.<br />
Io, tu non lo sapevi, ero tornato da poco da Parigi e mentre con la macchina andavo verso il luogo dove era stato trovato il corpo &#8211; allora ero un giornalista -, mi è tornato in mente il Louvre, le sale enormi e piene di quadri, quei dipinti uno dietro l&#8217;altro accatastati in massa, come se fossero incubi che ti investono. A Parigi avevo guardato un unico quadro: la <em>Morte della vergine di Caravaggio</em>.<br />
Ero rimasto incantato per ore.<br />
Prima di tutto vedi il nero, quel nero di quando le cose non sono ancora create e stanno in quell&#8217;angoscia primigenia che tutto tiene, nero come l&#8217;acqua che avevamo visto qui che senza suono portava via tutto, rimettendo ogni cosa allo stato originario. Era la negritudine di una stanza buia, spenta l&#8217;ultima candela e la gente silente dentro che aspettava l&#8217;ultimo respiro. Era simile a questo cielo che mi stava davanti, lo immagini ora, guarda il quadro e pensa al cielo che avevo sopra la testa in macchina mentre andavo poco fuori città a Castello d&#8217;Annone con il mio taccuino e la macchina fotografica. Al nero gigante s&#8217;aggiungeva un baldacchino, di cui tu &#8211; se guardi &#8211; indovini il tessuto rosso pari a un fiotto di sangue.<br />
Sono arrivato sul posto. Il medico ha un vestito nero e scopre il velo.<br />
Una donna, bianca di razza caucasica &#8211; ci dice &#8211; all&#8217;incirca sui 20 anni. E&#8217; morta probabilmente portata via dalla piena del Tanaro. Doveva essere bellissima prima che l&#8217;acqua la gonfiasse. Siamo in sei persone a guardare questa donna a tutti sconosciuta eppure così prossima. Due carabinieri la voltano, una mano cade lungo il petto l&#8217;altra s&#8217;allontana dal corpo. Le estremità, mani e piedi, leggermente viola, ha ecchimosi nel volto.<br />
Se tu fossi qui con me vedresti nel viso lo spavento della morte violenta. Non esiste morte che non sia violenta. Non esiste morte che non sia morte. Non si può non morire. Ogni nostro passo, movimento è verso il morire, lo smettere delle cose, il ritorno al nero totale potente, al nero di Caravaggio.<br />
Ecco se ci guardi da fuori, noi messi qui intorno a questo corpo sfatto d&#8217;acqua, il cielo nero e il tramonto che arriva, ti pare di vedere <em>La morte della vergine</em>.<br />
La madre di dio, secondo la tradizione, non muore, ma cade in sonno profondo e, addormentata, una schiera d&#8217;angeli la porta in cielo. Assunta senza la consunzione della morte.<br />
Eppure moriamo tutti, già dall&#8217;utero di nostra madre moriamo, già prima di nascere sembra dire Caravaggio con le sue pennellate, noi andiamo verso il buio. Tutti vanno verso il buio, buio e nero nero e buio, luce che disarma nella notte, e la vergine per Caravaggio che deve morire.<br />
Così il Tevere sputa dalle sue acque una donna, giovane e morta.<br />
Annegata nel fiume, il corpo gonfio d&#8217;acqua non nega la sua bellezza, una bellezza da cortigiana. La madonna è una prostituta, la madonna è una donna che ha patito la morte.<br />
Muore di una morte oscena, rabbiosa, che non ha niente di santo. Nessuna <em>dormitio</em>, nessuna schiera d&#8217;angeli. Il nero come sfondo, il rosso fiotto del sangue, gli apostoli intorno, non come Chiesa intorno alla madre di dio, ma come un gruppo di curiosi che guardano il corpo di una donna morta, appena tirata su dal fiume.<br />
Hai notato l&#8217;uomo che guarda e si piega sul corpo della donna a sancirne la morte?<br />
Sembra il dottore che ora guarda la prostituta in riva al Tanaro, mai come allora ho avvertito chiaramente che c&#8217;è nulla dopo, e c&#8217;è nulla prima. E se dio è, è il nulla a cui andiamo incontro correndo e da cui ci svegliamo nascendo.<br />
C&#8217;era una disperazione selvaggia, che è la stessa di ogni luogo in cui avviene una morte violenta. La scena dipinta da Caravaggio ha qualcosa di simile. E&#8217; abolita qualsiasi consolazione. La vita finisce qui, la vita della madre di dio termina disperatamente.<br />
Non è una scena da chiesa questa, ma da tavolo di anatomia, si disseziona il corpo, lo si porta in primo piano quasi a dire: di questo siano fatti, a questo finiremo.<br />
Non c&#8217;è paradiso qui, niente. Caravaggio dipinge la fine di tutto. L&#8217;apocalisse di ogni cosa che si mostra a noi, la rivelazione ultima della nostra solitudine estrema <em>in limine mortis</em>.<br />
Eppure mi chiedo cosa spinga Caravaggio a dipingere questa tela, cosa porti a me a scrivere &#8211; anni dopo &#8211; di questa donna bianca e bellissima, di cui ricordo l&#8217;immagine tesa nel riquadro del giornale &#8211; le ho fatto un primo piano da tessera, bianco e nero e 22 righe. Eppure anni dopo sono qui a scriverla.<br />
Credo che alla fine scrivere sia un modo per prolungare l&#8217;esistenza in vita di quella ragazza e anche Caravaggio dipinge perché il nero che ha dietro non si chiuda del tutto sulla cortigiana annegata nel Tevere. La fa diventare la madre di dio, la fa dormire un sonno di morte e di acqua.<br />
Lei non sarà mai completamente morta, ma ferma nel quadro come la madre di tutti, immagine della nostra comune sorte.<br />
Io scrivo perché se ne salvi un resto. Di quella ragazza sul greto del fiume non sapemmo mai il nome, l&#8217;età e la nazionalità, ma in queste poche righe lei arriva ad essere vivissima. Nel pomeriggio invernale con la luce calante, gli uomini intorno e quei vestiti dozzinali e volgari, lei sopravvive a me, sopravvive ad ognuno di noi, perché è scritta.<br />
È la redenzione, che mi pare di vedere in ogni quadro di Caravaggio, una redenzione che non è salvezza, non c&#8217;è salute se non nell&#8217;oscuro in cui tutti sprofonderemo, ma un misero salvare delle parti, portandole via dall&#8217;oblio delle cose che si guastano.<br />
Quindi alla fine scrivo per togliere un po&#8217; di male dagli altri, e lo faccio raccontando, come a te, a cui sono dedicate queste note su Caravaggio, perché dicendoti ti ho redento.<br />
E tu? Sembri chiedermi. Quanto a me io scrivendo non mi salvo, ma mi mostro alla gente con lo sguardo spaventato di un Oloferne in prolungata agonia.</p>
<p>Tratto da: <a href="http://www.transeuropaedizioni.it/dettaglio_libro.php?id_libro=123" target="_blank"><strong><em> </em></strong><strong><em>La seconda persona</em> </strong><strong>(Transeuropa, 2011)</strong></a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/02/non-esiste-morte-che-non-sia-violenta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Inaudita a Libri come</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/04/02/inaudita-a-libri-come/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 15:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[inaudita]]></category>
		<category><![CDATA[libri come]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[transeuropa edizioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38665</guid>

					<description><![CDATA[Invito Inaudita a Libri come Qui maggiori informazioni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/Invito-Inaudita-a-Libri-come.pdf'>Invito Inaudita a Libri come</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.auditorium.com/eventi/4996680">Qui</a></strong> maggiori informazioni.</p>
<p><span id="more-38665"></span><br />
<img src="http://farm6.static.flickr.com/5174/5579653199_6bb3a9b4a5_z.jpg" alt="" /></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Kamikaze + Featured Creatures</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/04/kamikaze-featured-creatures/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/04/kamikaze-featured-creatures/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 08:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[antonella anedda]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Maria Annovi]]></category>
		<category><![CDATA[inaudita]]></category>
		<category><![CDATA[joseph keckler]]></category>
		<category><![CDATA[kamikaze]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36765</guid>

					<description><![CDATA[di Gian Maria Annovi &#038; Joseph Keckler brilla corpo-kamikaze: stella avariata spunta le dita dei passanti le falangi per aria in un volo armato di colombe (tutto il mondo è bombato) che nel balzo ti inclina la schiena che ti sbalza la pelle di costole / di vertebre che piombi acceso sul selciato *** disponimi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.gianmariaannovi.com/">Gian Maria Annovi</a></strong> &#038; <strong><a href="http://www.josephkeckler.com/">Joseph Keckler</a></strong></p>
<p>brilla corpo-kamikaze:<br />
stella avariata<br />
spunta le dita dei passanti<br />
le falangi per aria<br />
in un volo armato di<br />
colombe</p>
<p>(tutto il mondo è bombato)</p>
<p>che nel balzo ti inclina<br />
la schiena</p>
<p>che ti sbalza la pelle<br />
di costole / di vertebre</p>
<p>che piombi acceso sul selciato                           </p>
<p>***<span id="more-36765"></span></p>
<p>disponimi cose nel corpo<br />
che esplodano:</p>
<p>riempirmi il vuoto delle<br />
palpebre</p>
<p>(che il tuo respiro è un timer)</p>
<p>quel ticchettio che hai dentro</p>
<p>che prima o poi si ferma </p>
<p>***</p>
<p>gli esplode il deserto nella mano<br />
(dolcemente)</p>
<p>davanti alla tele che si accende<br />
alla visione che si spegne<br />
che in realtà comanda lui<br />
con l’altra mano</p>
<p>vive nelle sue mattonelle<br />
sbeccate vivo nella foresta</p>
<p>dei frutti assiderati</p>
<p>***</p>
<p><em>Genova, 2001</em></p>
<p>e il pensiero si stacca dal cranio<br />
ti intaglia una stella tra<br />
i capelli</p>
<p>tu credi nell’acutezza della cute<br />
nel rossore della pelle<br />
appena percepibile sulla nuca<br />
sotto il passamontagna<br />
che cede alla sassata e al colpo<br />
di rivoltella</p>
<p>ti rivolti a terra in un rivolo<br />
di sputi</p>
<p>e petali e cera </p>
<p>(caduto)</p>
<p>per non cadere tra i caduti</p>
<p>***</p>
<p>la senti tra i cadaveri<br />
             tra i labbri spaccati</p>
<p>fare strage di nomi</p>
<p>parola imbottita di chiodi e<br />
tritolo</p>
<p>che stritola il coro degli assedi</p>
<p>(sommaria esecuzione ed<br />
 atti corporali)</p>
<p>la lingua (ti dico) non muore</p>
<p>ma tramortisce</p>
<p><strong><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/05-Kamikaze-1.mp3'>Kamikaze </a></strong></p>
<p><img src="http://farm5.static.flickr.com/4105/4983774491_123474c141.jpg" alt="" /></p>
<p><em><strong>Gian Maria Annovi </strong>è nato nel 1978. Ha pubblicato Denkmal (l’Obliquo, 1998), Terza persona cortese (d’if, 2007) vincitore del Premio Mazzacurati-Russo e Self-eaters (Mazzoli, 2007) finalista al Premio Antonio Delfini. I suoi testi sono comparsi su diverse riviste e antologie. Vive a New York e si occupa di letteratura italiana. </p>
<p><strong>Joseph Keckler </strong>è un performer, cantante e scrittore americano. Definito dal Village Voice come l’incontro tra “David Sedaris e Diamanda Galas”, i suoi spettacoli includono monologhi e brani musicali originali. Nel 2008, Human Jukebox ha debuttato al Dublin Fringe Festival ottenendo poi successo di pubblico e di critica al teatro La MaMa ETC di New York, mentre Featured Creatures è stato presentato a The New Museum nell’estate del 2009</em>. </p>
<p><em>Testi da: <a href="http://www.transeuropaedizioni.it/?Page=libro.php&#038;id_collana=20&#038;id_volume=92&#038;id_libro=97"><strong>Kamikaze e altre persone (libro) + Featured Creatures (CD), collana Inaudita, Transeuropa, 2010</strong></a>. Con una prefazione di <strong>Antonella Anedda</strong>.</em></p>
<p><em>Immagine di Gian Maria Annovi</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/10/04/kamikaze-featured-creatures/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		<enclosure url="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/05-Kamikaze-1.mp3" length="3844529" type="audio/mpeg" />

			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 16:21:25 by W3 Total Cache
-->