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		<title>Trittico per Taiwan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 11:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Kis]]></category>
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					<description><![CDATA[di Massimo Rizzante a Danilo Kiš lascia perdere gli abissi, e concentrati sul male dei singoli molluschi le specie scompaiono l’individuo invece più di Cupido è anacronistico tieni presente che per quanto pronunciate le tue scapole non sono ali (anche se a volte le Muse zoppicano e frequentano uomini mortali) vedi, siamo esposti alla morte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>a Danilo Kiš</p>
<p>lascia perdere gli abissi,<br />
e concentrati sul male dei singoli molluschi<br />
le specie scompaiono l’individuo invece più di Cupido è anacronistico<br />
tieni presente che per quanto pronunciate le tue scapole non sono ali<br />
(anche se a volte le Muse zoppicano e frequentano uomini mortali)<br />
vedi, siamo esposti alla morte come provette alla luce,<br />
la lucidità conta solo se si è perduti<br />
e, infine, tra «l’apparenza della pienezza e la pienezza»<br />
esiste una differenza<br />
che né Dio né la genetica saranno mai in grado di scoprire</p>
<p>Danilo Kiš (1935-1989) è stato l’ultimo scrittore jugoslavo. Nato a Subotica (al confine con l’Ungheria), è morto a Parigi. Il padre era un ebreo ungherese, mentre la madre, di religione ortodossa, era originaria del Montenegro. Trascorse l’infanzia a Novi Sad (Voivodina, Serbia) fino al 1942, quando la sua famiglia, a causa del massacro degli Ebrei e dei Serbi da parte dei fascisti tedeschi e ungheresi, è costretta a fuggire. <span id="more-36194"></span>Il padre scompare ad Auschwitz nel 1947. Kiš, con la madre, è rimpatriato a Cetinje, nel Montenegro. Dopo gli studi letterari a Belgrado, diventerà lettore di serbo-croato a Strasbrugo, a Bordeaux e a Lille, in Francia. Dal 1980 fino alla morte vivrà a Parigi. L’intera opera romanzesca di Kiš, dalla trilogia <em>Giardino, cenere</em> (1965), <em>Dolori precoci</em> (1969) e <em>Clessidra</em> (1972), passando per <em>Una tomba per Boris Davidovic</em> (1976), fino a <em>Enciclopedia dei morti</em> (1983) è una grande sfida lanciata al mondo artisticamente più refrattario a essere descritto: quello di Auschwitz e della Kolyma. Egli, che ha vissuto da vicino la scomparsa non solo fisica, ma anche metafisica, dell’individuo – i corpi senza tomba dei campi di concentramento –, si è ribellato alla possibilità che ogni «singolo mollusco», ogni singola vita, fosse a tal punto distrutta da non poter essere ricordata e, attraverso anche pochi dettagli, ricostruita. Se la Storia, con i suoi orrori, ci ha insegnato che ci sono state vite che non hanno meritato di essere vissute, l’arte di Kiš è lì a testimoniare che nessuna morte dovrebbe rimanere priva di un volto.</p>
<p>a Iosif Brodskij</p>
<p>solo i dannati conoscono il futuro<br />
non si curano se qualcuno abbatte un muro<br />
hanno buone maniere con i clienti delle hall<br />
ascoltano Ray Charles sulla spiaggia di Cape Cod</p>
<p>solo i dannati soffrono di cuore a causa di staliniti acute<br />
leggono Auden in presenza di statue mute<br />
mandano biglietti di condoglianze a chi si è perso in digressioni storiche<br />
bevono indifferenti alle latitudini alcoliche</p>
<p>solo i dannati conversano con un celeste durante un pic-nic<br />
usano tovaglioli di carta per scrivere a M.lle Véronique<br />
scambiano con gli antichi sigarette e consorti<br />
prendono al volo il vaporetto per l’isola dei morti</p>
<p>solo i dannati conoscono il futuro<br />
passano giorni interi davanti a un muro<br />
scontano lunghi anni al Polo Nord<br />
si addormentano per sempre nell’impero del Superbowl</p>
<p>Josif Brodskij (1940-1996), poeta e saggista, è nato a Leningrado (oggi San Pietroburgo), è morto a New York ed è sepolto nel cimitero di San Michele, a Venezia. Insofferente all’ideologia sovietica, interrompe gli studi ed è educato dalla madre. I primi versi risalgono agli anni Cinquanta. Nel 1964 è accusato di «parassitismo sociale» e condannato a cinque anni di deportazione in una regione del nord dell’Unione Sovietica. Nel 1965 è liberato. Autorizzato a emigrare nel 1972, da allora sceglie di vivere negli Stati Uniti. Incomincia a scrivere anche in inglese e soggiorna per lunghi periodi in Italia, a Venezia. Nel 1987 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Muore nella sua casa di Brooklyn al n. 44 di Morton Street. Brodskij fu scoperto e riconosciuto da Anna Achmatova, avendo come modello Mandel’stam. Si rivolse ben presto verso la poesia di lingua inglese: John Donne, T.S. Eliot, R. Frost, Auden, «la più grande mente del XX secolo». Fu un lettore di classici latini, soprattutto di Orazio. Tutta la sua poesia è una lunga e indisciplinata elegia, che, come voleva il suo amato Auden, si regge sulle «benedette leggi metriche che vietano risposte automatiche» e sullo spirito satirico che vieta alle sue domande di essere benedette dalla consolazione. Dolore e ragione.</p>
<p>a Seferis</p>
<p>Non ci sono testimoni, fumata nera</p>
<p>Ma almeno tu, Apostolos,<br />
vieta al cancro dell’acqua di corrodere Venezia<br />
Salva questo documento di pietra<br />
perché io possa aggiungere al catalogo delle navi<br />
qualche barchetta di carta<br />
Per troppa concentrazione troppo a lungo<br />
sull’acqua alta ho camminato e non ho camminato<br />
Ti ho perduto</p>
<p>e non ti ho perduto</p>
<p>Giorgos Seferis (1900-1971), poeta e saggista, nasce a Smirne. Frequenta il liceo ad Atene e si laurea in Legge a Parigi. Nel 1922, in seguito ai massacri in Anatolia, la grecità è sradicata dalle rive dell’Asia minore. L’evento rimarrà impresso per sempre nella memoria di Seferis. Nel 1926 rientra ad Atene. Nel 1931 inizia la carriera diplomatica che lo porterà a vivere nel corso degli anni Quaranta e Cinquanta in molti paesi (Londra, Albania, Egitto, Turchia, Libano). Nel 1963 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Muore ad Atene.<br />
La Grecia antica, la relazione tra la Grecia moderna e la Grecia antica, la relazione tra la Grecia e l’Occidente: ecco i tre assi della poesia e della riflessione di Seferis. L’essenza dell’Ellenismo è la misura come giustizia. Così anche il verso di Seferis è misurato, giusto, privo di ricercatezza, di enfasi, né lirico né mai troppo figlio delle parole della tribù. Antico e moderno, ma profondamente storico, perché in grado di concepire la tradizione come un fiume che si rinnova ogni volta che il corpo del presente vi si immerge.</p>
<p>P.S. Il mio amico YU Jen-chih, redattore della rivista INK di Taiwan, mi ha chiesto tre poesie. La mia scelta è caduta su quelle dedicate a tre poeti europei a cui sono molto grato. Il mondo è vasto e non tutti i lettori di Taiwan conoscono Kiš, Brodskij e Seferis: che i miei minuscoli ritratti servano da ponte tra l&#8217;Europa e l&#8217;Oriente.</p>
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